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Charlie Adlard, ospite Saldapress al Lucca Comics 2025

Charlie Adlard, ospite Saldapress al Lucca Comics & Games 2025: dalla passione per per la “bande dessinée” a The Walking Dead

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Lo scorso Lucca Comics & Games 2025 ha visto protagonisti molti autori e artisti italiani e internazionali. Tra questi c’era Charlie Adlard, che insieme a Robert Kirkman e Tony Moore ha creato una delle storie zombie più iconiche di sempre: The Walking Dead.

Adlard era ospite della Saldapress, casa editrice che pubblica Heretic, il fumetto realizzato insieme allo sceneggiatore Robbie Morrison.

Annunci Saldapress LC&G2025

Tratto dal post Instagram Annunci Saldapress Lucca Comics & Games 2025

Image Comics presenta così il progetto:

«Sherlock Holmes incontra Il nome della rosa in una graphic novel originale realizzata da un artista straordinario ed ex Comics Laureate come Charlie Adlard (The Walking Dead), insieme al pluripremiato romanziere crime Robbie Morrison (Edge of the Grave).

Belgio, 1529: la città di Anversa è sconvolta da una macabra serie di omicidi. L’onnipotente Inquisizione incarica il cavaliere, medico, avvocato e presunto mago nero Cornelius Agrippa, insieme al suo giovane allievo Johan Weyer, di indagare sui delitti. I due si ritrovano così trascinati in un vortice di omicidi, follia e magia.»

Heretic, disponibile allo stand Saldapress durante la fiera, arriverà anche sul sito dell’editore a partire da Gennaio 2026.

Oltre a essere una delle principali attrazioni dei firmacopie, Adlard è stato protagonista di una conferenza stampa. Ha parlato della sua carriera, della lunga collaborazione con Kirkman e dello sviluppo di Heretic.

La collaborazione con Robbie Morrison e la nascita di Heretic

Adlard ha spiegato che la collaborazione con Robbie Morrison nasce da un’amicizia lunga quasi trent’anni. «Ci conosciamo dalla metà degli anni ’90 e abbiamo già lavorato insieme a diversi progetti. Il più importante è White Death, ambientato sul fronte italiano della Prima Guerra Mondiale».

In seguito, i due hanno collaborato anche su Nikolai Dante, pubblicato su 2000 AD, uno dei personaggi più popolari del fumetto britannico. Quando Adlard ha terminato The Walking Dead, Morrison si era già trasferito nella sua stessa città. Da lì, l’idea di un nuovo progetto è nata in modo naturale.

«Robbie è stato uno dei pochi a sapere in anticipo che stavamo per chiudere The Walking Dead» ha raccontato. «Non volevo finire la serie senza avere subito qualcosa di nuovo su cui lavorare. Così gli ho confidato che il numero 193 sarebbe stato l’ultimo. Da lì è nato Heretic.»

Robbie Morrison e Charlie Adlard nel 2014

Robbie Morrison (a sinistra) e Charlie Adlard (a destra) nel 2014

In conferenza, Adlard ha aggiunto che il progetto iniziale era completamente diverso. Doveva essere una storia contemporanea, ambientata tra i cartelli della droga in Messico e il confine con gli Stati Uniti. Morrison però si è presto reso conto che quel tipo di racconto era ormai inflazionato. Così ha proposto un cambio radicale: una storia costruita attorno alla figura storica di Cornelius Agrippa.

Solo dopo la fine del fumetto Adlard ha scoperto che Morrison coltivava questo interesse da decenni. «Per me non importa quale personaggio disegno. Conta che la storia sia valida e che lo sceneggiatore sappia raccontarla. E Robbie scrive grandi storie», ha concluso.

La conclusione di The Walking Dead: «Forse abbiamo fatto arrabbiare qualcuno»

Adlard ha parlato anche della decisione di chiudere The Walking Dead. La scelta risale a diversi anni prima dell’uscita dell’ultimo numero. «Sapevo già quattro anni prima che la serie sarebbe finita» ha spiegato. Dopo quasi dieci anni di lavoro, aveva fatto notare a Kirkman che una serie “teoricamente infinita” non può durare per sempre.

«Non mi interessava conoscere la data esatta della fine», ha aggiunto. «Ma volevo capire quanto tempo avremmo ancora lavorato sulla serie». Proprio in quel periodo stavano preparando il materiale per il quarto Compendium. Sembrava naturale chiudere la serie completando quella raccolta da 48 numeri.

Nel frattempo anche Kirkman stava riflettendo sulla conclusione. Aveva già delineato una serie di eventi narrativi e si era reso conto di essere vicino agli ultimi passaggi del suo piano. Così i due si sono trovati perfettamente allineati.

A quel punto Kirkman ha proposto un’idea audace: tenere segreta la fine della serie fino al numero 193. «Sono ancora orgoglioso di esserci riusciti» ha detto Adlard. «Fumetterie, fumettisti, tutti hanno mantenuto il segreto. Sarebbe bastata una parola fuori posto per rovinare tutto».

La decisione ha reso la chiusura di The Walking Dead uno dei momenti più sorprendenti del fumetto americano contemporaneo. «Forse abbiamo fatto arrabbiare qualcuno» ha scherzato Adlard. «Ma è stato qualcosa di davvero audace».

Adlard (a sinistra) con Robert Kirkman al NYCC 2013

Adlard (a sinistra) con Robert Kirkman al NYCC 2013

Minimalismo in sceneggiatura e massima libertà artistica

Parlando del suo rapporto con Kirkman lavorando a The Walking Dead, Adlard ha raccontato quanto le sceneggiature fossero essenziali. «Erano davvero minime» ha detto. «Spesso c’erano solo dialoghi, senza descrizioni delle vignette. A volte due personaggi parlavano pagina dopo pagina senza nessuna indicazione visiva».

Questa scelta gli lasciava una libertà enorme. «Decidere ambientazione, gesti e ritmo della scena spettava a me. Potevo far preparare una tazza di tè ai personaggi o lasciarli immobili, faccia a faccia».

Dopo sedici anni di collaborazione, i due avevano sviluppato una comunicazione quasi intuitiva. «Quando lavori così a lungo con qualcuno, nasce un linguaggio comune».

Adlard ha spiegato che una sintonia simile l’ha raggiunta anche con Robbie Morrison, anche se ogni sceneggiatore ha un metodo diverso. «Ultimamente sto lavorando con autori molto più dettagliati. Non è una critica, è solo un altro stile».

Sull’intelligenza artificiale

Adlard ha espresso un’opinione molto chiara sull’intelligenza artificiale. «Ho sempre pensato che il termine sia sbagliato. Per me, l’intelligenza artificiale è HAL di 2001: Odissea nello spazio, una macchina senziente. Quello di cui parliamo oggi non lo è. Sono algoritmi sofisticati accompagnati da CGI molto realistica».

Secondo Adlard, il confine tra CGI e ciò che oggi viene definito AI è sempre più sfumato, quasi arbitrario: «Alla fine, per me sono la stessa cosa. L’AI sarà davvero qualcosa di diverso solo quando diventerà autonoma. Ed è lì che forse dovremmo iniziare a preoccuparci: il giorno in cui arriveranno i Terminator», ha scherzato.

La passione per la “bande dessinée”

Parlando delle sue influenze, Adlard ha raccontato quanto la cultura pop abbia segnato la sua crescita. «Avevo dodici anni quando uscì Star Wars. È stato uno degli eventi più influenti della mia vita. Mi ha fatto sentire che le cose che amavo, e per cui venivo preso in giro, erano improvvisamente legittime».

The Mighty World of Marvel n. 1

The Mighty World of Marvel n. 1

Il rapporto con i fumetti era iniziato molto prima. «Quando avevo sei anni, mio padre portò a casa The Mighty World of Marvel n. 1. Da quel momento iniziai a disegnare». Quasi nello stesso periodo iniziò anche a collezionare Asterix. «Da una parte avevo i supereroi Marvel, dall’altra la bande dessinée francese».

Questa doppia influenza ha contribuito a formare uno stile ibrido. «Potrei elencare decine di artisti che mi hanno influenzato. Ma se devo citarne uno solo dico Alex Toth, uno dei più grandi di sempre».

Chi e’ Charlie Adlard

Charlie Adlard è un fumettista britannico con oltre trent’anni di carriera. Dopo gli esordi nel fumetto indipendente inglese e una lunga esperienza negli Stati Uniti, si è imposto con The White Death, realizzato insieme a Robbie Morrison.

La consacrazione arriva però con la collaborazione quasi ventennale con Robert Kirkman su The Walking Dead, di cui diventa il disegnatore principale dal numero 7 al 193. Il suo contributo ha definito lo stile visivo e l’impatto culturale della serie.

Charlie Adlard, ospite Saldapress Lucca Comics 2025, foto di Rossano D'Angelo

Charlie Adlard, ospite Saldapress Lucca Comics 2025, foto di Rossano D’Angelo

Negli ultimi anni Adlard ha continuato a lavorare su nuovi progetti. Tra questi spicca Heretic, la sua più recente collaborazione con Robbie Morrison.

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Eventi

GOLDRAKE: L’icona pop degli anni ‘80 diventa un puzzle

Puzzle di Goldrake: l’icona pop degli anni ’80 protagonista del 20° Torneo Online di Puzzle, con i nuovi puzzle Ravensburger e DeAPlaneta.

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In occasione dell’uscita dei nuovi puzzle nati dalla collaborazione

tra DeAPlaneta Entertainment e Ravensburger

il Puzzle di Goldrake sarà il protagonista

del 20° Torneo Online di Puzzle organizzato

dall’Associazione Italiana Puzzle

L’iconico Goldrake arriva anche in versione puzzle con una nuova, attesa proposta nata dalla collaborazione tra DeAPlaneta Entertainment e Ravensburger, pensata per tutti gli appassionati del robot che ha conquistato l’immaginario di intere generazioni. I due puzzle, disponibili nei formati da 500 e 1.000 pezzi, faranno parte di “80s Mania”, la collezione Ravensburger che celebra i cartoni animati e i personaggi più amati degli anni Ottanta.

I due soggetti scelti per la collezione sono illustrazioni di forte impatto, capaci di restituire tutta l’energia e l’estetica inconfondibile di Goldrake e del suo universo. Creato da Go Nagai nel 1975, Goldrake è stato uno dei titoli che hanno contribuito a introdurre l’animazione giapponese al pubblico occidentale, diventando negli anni un cult di intere generazioni. Le immagini del puzzle si ispirano proprio alla serie classica UFO Robot Grendizer, arrivata in Italia nel 1978 e capace di trasformare Goldrake in uno dei protagonisti più celebri della storia dell’animazione televisiva. Il puzzle sarà un modo per ritrovare, pezzo dopo pezzo, un personaggio che continua a parlare a un pubblico sempre nuovo e che, a quasi cinquant’anni dal suo debutto in Italia, conserva intatta la sua forza immaginifica.

A portare Goldrake anche nel mondo delle competizioni sarà l’Associazione Italiana Puzzle, che organizzerà il 20° Torneo Online di Puzzle che vedrà protagonista proprio l’iconico robot. Un’occasione per scoprire il lato più contemporaneo di una passione che continua a coinvolgere generazioni diverse e che, grazie alla dimensione digitale, mostra nuove forme di partecipazione e di confronto all’interno del fenomeno sempre più diffuso del puzzling.

La partecipazione è aperta a tutti gli interessati, con i seguenti appuntamenti in programma:

10 ottobre – ore 21.00

Le iscrizioni sono già aperte e disponibili qui https://ojpc.eu/it/events.

Sarà una sfida contro il tempo per ricomporre, insieme, uno dei simboli più riconoscibili dell’immaginario pop degli anni ’80. Un’esperienza pensata non solo per gli appassionati di puzzle ma anche per chi ama l’iconica icona anni 80.

Grazie alla collaborazione con Ravensburger, DeAPlaneta Entertainment rafforza la strategia di sviluppo licensing del brand Goldrake. L’uscita dei puzzle si inserisce infatti nel quadro dell’alleanza strategica tra DeAPlaneta Entertainment e Mangouste Anim, in base alla quale DeAPlaneta gestisce i diritti di licensing della serie in territori chiave quali Italia, Spagna, America Latina, Nord America, Francia e Germania.

*Ringraziamo l’ufficio stampa DeAPlaneta Entertainment e Ravensburger per la condivisione del comunicato di cui sopra

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Comicon e Fiere

San Diego Comic-Con Málaga 2026: Incontri leggendari nell’ultima giornata

Una seconda edizione del San Diego Comic-Con Málaga 2026 che chiude con lo sci-fi e il fantasy, tra Starship Troopers e Il signore degli Anelli ma non solo…

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San Diego Comic Con Malaga

Si chiude oggi la seconda edizione di San Diego Comic-Con® Málaga 2026, che anche nell’ultima giornata ha accolto migliaia di fan fin dalle prime ore del mattino, regalando alcuni dei momenti più autentici e memorabili dello spirito Comic-Con. Nemmeno la pioggia, che ha minacciato la manifestazione per alcune ore, è riuscita a spegnere l’entusiasmo del pubblico accorso a celebrare uno dei più importanti appuntamenti europei dedicati all’intrattenimento e alla cultura pop, ormai stabilmente legato alla città di Málaga, con il sostegno del Programma Feder Andalucía 2021-2027 e della Junta de Andalucía.

Tra gli appuntamenti più attesi della giornata, gli incontri nel Hall M con Elijah Wood e Sean Astin, gli indimenticabili Frodo e Sam de Il Signore degli Anelli, e la reunion del cast di Starship Troopers con Casper Van Dien, Denise Richards, Dina Meyer, Michael Ironside e Jake Busey hanno acceso la nostalgia del pubblico, dimostrando ancora una volta come alcune storie riescano a rimanere parte dell’immaginario collettivo per generazioni.

«Voi siete parte di questa esperienza. La mantenete viva con le vostre firme, le vostre foto e guardando i film», ha dichiarato Sean Astin.

MÁLAGA, UNA NUOVA TAPPA NEL VIAGGIO DI FRODO E SAM

In un incontro ricco di humour, ricordi ed emozioni, Elijah Wood e Sean Astin hanno ripercorso gli anni trascorsi sul set de Il Signore degli Anelli, scherzando anche sulle 54 cadute di Frodo durante la trilogia.

«In realtà non cade, rimbalza», ha ironizzato Astin, conquistando il pubblico anche grazie ai suoi numerosi tentativi di parlare in spagnolo nel corso dell’incontro.

Non è mancato un momento dedicato ai ricordi più personali legati a una saga che ha segnato profondamente la vita dei due attori.

«Siamo cresciuti con la saga. Io avevo 19 anni quando abbiamo iniziato a girare», ha raccontato Elijah Wood.

Anni di convivenza e di lavoro sul set hanno contribuito a creare tra gli interpreti un rapporto che ha saputo resistere al passare del tempo.

Una domanda del pubblico ha portato la conversazione su un terreno ancora più emozionante: per molte persone Il Signore degli Anelli è diventato un luogo sicuro, una storia a cui tornare nei momenti difficili.

«Questo torna anche a noi. È uno scambio bellissimo», ha spiegato Elijah Wood. Sean Astin ha quindi risposto in spagnolo: «È il senso dell’arte», suscitando una lunga ovazione.

E, proprio come hanno insegnato Frodo e Sam, ogni viaggio porta con sé nuovi incontri e nuove amicizie. È successo anche a Gimli, interpretato da John Rhys-Davies, che nelle prime ore della mattina ha visitato l’esposizione dedicata a Il Signore degli Anelli del pittore sivigliano Rubén Belloso.

L’attore ha potuto ammirare le opere esposte, incontrare l’artista e firmare una delle tele raffiguranti Gimli, il personaggio che ha interpretato nella celebre trilogia.

DALLA TERRA DI MEZZO ALLA GALASSIA

Dal fantasy alla fantascienza. Il cast di Starship Troopers – Casper Van Dien, Denise Richards, Dina Meyer, Michael Ironside e Jake Busey – ha conquistato il pubblico del Hall M, confermandosi tra gli ospiti più attesi di questa edizione.

Di fronte a migliaia di fan, gli attori hanno ricordato i provini, la sintonia nata sul set e la sorprendente evoluzione di un film che, a distanza di quasi trent’anni, è diventato un vero e proprio titolo di culto.

«Non avremmo mai pensato che quasi 30 anni dopo avremmo continuato a parlare di questo film e a condividere un momento come questo con voi», ha raccontato Dina Meyer.

Casper Van Dien ha inoltre vestito i panni di moderatore, scendendo tra il pubblico con il microfono e lasciando direttamente ai fan la possibilità di porre le proprie domande.

«Siete voi a tenerci uniti alla fantascienza e alla cultura geek», ha sottolineato l’attore.

DA CAPTAIN TSUBASA AL PRIMO INCONTRO IN EUROPA DEGLI AUTORI DI BIBLIOMANIA

Tra gli appuntamenti dedicati al mondo dell’animazione e del manga, Yōichi Takahashi, creatore di Captain Tsubasa, la serie che in Italia e in Spagna ha conquistato intere generazioni – conosciuta in Spagna come Campeones: Oliver y Benji – ha raccontato al pubblico il processo creativo e la passione che hanno trasformato il calcio protagonista della sua opera in un fenomeno internazionale e intergenerazionale.

San Diego Comic-Con Málaga è stata inoltre scelta da Macchiro e Obaru, autori del manga Bibliomania, per la loro prima visita in Europa.

Il disegnatore e illustratore e lo sceneggiatore dell’opera, caratterizzata da atmosfere dark fantasy e suspense psicologica, hanno incontrato centinaia di lettori, entusiasti di poterli conoscere per la prima volta.

Gli autori hanno ringraziato il pubblico spagnolo e internazionale per il sostegno ricevuto, sottolineando anche il ruolo decisivo dei social network nella diffusione globale della loro opera.

«Volevamo che la nostra storia arrivasse a tutti e poter essere qui oggi, condividendo questo incontro con voi, ci emoziona moltissimo», ha dichiarato Macchiro.

Anche il disegno dal vivo ha avuto un ruolo da protagonista grazie a Stefano Caselli e David Messina, che si sono sfidati in un Drawing Challenge dedicato ad Ant-Man e Galactus.

Il pubblico ha potuto seguire dal vivo ogni fase del processo creativo e, al termine dell’incontro, due fortunati fan hanno portato a casa le illustrazioni realizzate dai due artisti.

PERSONAGGI CHE HANNO LASCIATO IL SEGNO

Tra gli ospiti della giornata anche Kristian Nairn, conosciuto in tutto il mondo per aver interpretato Hodor ne Il Trono di Spade.

L’attore e DJ ha raccontato come un’opportunità arrivata quasi per caso abbia finito per cambiare radicalmente la sua vita.

«C’è chi pensa che sia difficile interpretarlo e chi invece pensa che sia facile. La realtà è che è entrambe le cose», ha spiegato Nairn parlando del personaggio di Hodor.

Dan Fogler, noto al grande pubblico per il ruolo di Jacob Kowalski nella saga di Animali Fantastici, ha invece parlato del futuro del franchise e della possibilità di tornare a interpretare Kowalski in eventuali nuovi capitoli.

L’attore ha confessato di essere interessato a esplorare nuovi registri interpretativi e ha rivelato uno dei suoi desideri professionali: «Interpretare un villain».

A chiudere la giornata sono state le note di LOS40, che con il proprio set ha fatto ballare il pubblico, accompagnando i fan verso la conclusione della seconda edizione di San Diego Comic-Con Málaga.

Una domenica di ottobre, tra sole e pioggia, che ha scritto l’ultima pagina di questa seconda edizione e ha confermato ancora una volta San Diego Comic-Con Málaga come luogo di incontro, condivisione e celebrazione della cultura pop.

*Qua tutti i nostri articoli dedicati al San Diego Comic-Con Malaga 2026
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Comicon e Fiere

San Diego Comic-Con Málaga 2026: Richard Dean Anderson, l’indimenticabile MacGyver

Al San Diego Comic Con Malaga 2026 altro grande ospite è stato Richard Dean Anderson, conosciuto da tutti come Angus MacGyver

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Quanti come noi si sono chiesti più di una volta guardando una puntata di MacGyver “ma come diavolo è possibile!?“.

E’ incredibile come un personaggio televisivo come quello interpretato da Richard Dean Anderson, sia entrato nell’immaginario di tutti noi con le sue invenzioni assurde utilizzando principalmente un coltellino svizzero (ebbene sì, caro Gen Z che stai leggendo questo articolo e che non hai mai visto le avventure di Angus MacGyver!).

Erano gli anni ’80 e non si doveva per forza spiegare “il perché e il come” di ogni cosa. Semplicemente si accettava in quanto soluzione al problema senza porsi domande. Si trattava di una televisione diversa in cui il nostro Anderson si è consacrato al grande pubblico nei panni del giovane ex artificiere vero e proprio genio del “problem solving low cost”.

Richard Dean Anderson è stato un altro degli attori di questo San Diego Comic Con Malaga che ha acceso la nostalgia sugli anni ’80 e ’90 insieme ad altri ospiti tra cui Christopher Lambert (di cui abbiamo parlato qua).

Per molti Anderson è il protagonista di MacGyver e il colonnello Jack O’Neill di Stargate SG-1. Il suo arrivo ha un tempismo curioso: la serie che l’ha reso famoso ha compiuto 41 anni proprio in questi giorni.

Nel panel del 3 ottobre, Anderson ha ripercorso una carriera costruita quasi senza progetti, tra aneddoti, battute e qualche momento di commozione.

L’audizione con occhiali da sole che gli consegnò il ruolo di MacGyver

Il suo MacGyver nasce da un dettaglio buffo. All’audizione gli chiesero di leggere con un ragazzino candidato per la serie, ma senza occhiali non riusciva a leggere il copione e quindi Richard chiese di tenerli. I produttori, racconta, si scambiarono un’occhiata d’intesa: quell’attore non si preoccupava di come appariva davanti alla telecamera, ed era l’uomo giusto. E così Anderson divenne l’iconico Angus MacGyver.

Alla domanda se avesse intuito l’importanza del personaggio, Anderson è stato netto: no. Cresciuto in Minnesota, aveva lasciato casa da giovane e viaggiato per Stati Uniti e Canada in treno merci e in autostop, passando “da un lavoro all’altro”. Poi MacGyver è andato avanti anno dopo anno, e quel successo gli ha dato la credibilità per reggere una serie.

Parte del carattere di MacGyver, spiega, viene dallo stesso Anderson. Gli sceneggiatori hanno cucito addosso al personaggio le qualità dell’attore, quelle tipiche del Minnesota: stoicismo, cortesia, apertura. Anderson giocava a hockey, sciava e guidava auto da corsa, quindi era più semplice girare le scene con lui che con una controfigura. Le soluzioni “impossibili” nascevano da una collaborazione: gli autori scrivevano la situazione e consulenti di scuole tecniche e college dell’area di Los Angeles aiutavano a trovare come risolverla con ciò che c’era nella stanza.

Chi riguarda la serie nota che ogni episodio della prima stagione somiglia a un film di James Bond, con una missione che iniziava e terminava nella stessa puntata. Anderson ha spiegato che il motivo era puramente un questione di costi: girare due mini-storie in un episodio, con circa sette giorni a disposizione, era difficile e costoso, e il budget era quello che era. Meglio raccontare una storia sola, con un inizio, uno svolgimento e una fine.

Per quanto riguarda la chiusura di MacGyver, fu la rete, ha ricordato, a scegliere di non rinnovare la serie nonostante gli ascolti buoni. Anderson non ne fu dispiaciuto: era esausto e accusava vari infortuni accumulati sul set.

L’altro volto iconico di Anderson: il generale Jack O’Neill

Per Stargate-SG 1 fu un produttore con cui aveva già lavorato a chiamarlo, mandandogli il film con Kurt Russell. Anderson accettò a una condizione: non voleva interpretare il personaggio in modo rigido come Russell, che definisce fenomenale, e inoltre voleva poterci mettere il suo sarcasmo. Racconta di aver chiesto al generale dell’Aeronautica George Jumper, in visita sul set, se questa versione di O’Neill andasse bene all’Air Force. La risposta fu secca: aveva uomini come lui, “e peggio”. Anderson l’ha raccontato ridendo.

Del cast conserva soprattutto i legami personali. Con Amanda Tapping e Michael Shanks si vede spesso agli eventi come questo, e con Amanda dice di essere “migliori amici”: quando è in viaggio, le scrive che avrebbe dovuto esserci.

Anderson ha spiegato che lasciò la serie perché durante Stargate era nata sua figlia, Wylie Quinn, oggi regista, autrice e produttrice di spettacoli teatrali e cortometraggi. Non voleva perdersi i suoi primi anni. Oggi vive tra i suoi cani, l’oceano e la scrittura, e ha invitato il pubblico a tenere d’occhio quel nome.

Un consiglio e un aneddoto

A chi sogna di recitare ha dato un consiglio: la gavetta migliore sono le soap opera. E sull’hockey ha ricordato le partite di beneficenza che co-ideò con John Bennett Perry, padre di Matthew Perry, a cui una volta invitò a giocare anche Keanu Reeves.

*Qua tutti i nostri articoli dedicati al San Diego Comic-Con Malaga 2026
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