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Reacher 4 – Recensione: Jack Reacher is 4 men!

Reacher 4 è arrivato su Prime Video con i primi 3 episodi. Botte, intrighi politici, pura azione e intrattenimento senza limiti, per lo show dell’estate con un Alan Ritchson davvero sugli scudi

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Jack Reacher è tornato ancora una volta e lo fa con la semplicità della formula “usato sicuro” che lo ha reso celebre: intrattenimento, spionaggio, azione e tanti… tanti cazzotti.

Protagonista è nuovamente l’action man Alan Ritchson, ormai completamente a suo agio nei panni dell’ex maggiore della Polizia Militare dell’Esercito degli Stati Uniti, ruolo che al cinema fu di Tom Cruise.

La serie di Prime Video ispirata ai libri di Lee Child è arrivata alla sua quarta stagione, un importante traguardo per uno show che ha ricevuto un’ottima accoglienza da parte del pubblico delle avventure in solitaria, in giro per gli Stati Uniti, del gigantesco e forzuto Reacher.

Questo successo, difatti, ha portato all’imminente lancio del primo spin-off della serie, dal titolo Neagley, dedicato alla compagna d’armi di Jack interpretata da Maria Sten, vista già nelle stagioni 2 e 3. E chissà se vedremo Ritchson anche qua, magari come guest star.

Tornando a Reacher 4, i nuovi episodi adattano il tredicesimo romanzo di Lee Child, Gone Tomorrow, e confermano che, come se ancora ce ne fosse bisogno, con Reacher la TV e il cinema action di vecchio stampo non sono ancora morti.

Anzi: pare che ci sia un pubblico che ancora cerca qualche prodotto old school dove, se c’è un problema all’apparenza irrisolvibile, solo testosterone, battute scontate ma efficaci (soprattutto se a farle è un omone di 110 kg) e botte da orbi possono trovare la soluzione.

E, nonostante la versione del sig. Reacher (pardon: solo Reacher) interpretata da Ritchson sia molto fedele all’eroe dei romanzi di Lee Child e spicchi per essere una mente sopraffina, sparare e menare sono le cose che Jack sa fare meglio e che lo trasformano in una vera e propria arma umana inarrestabile per ogni nemico che incrocia sul suo cammino.

Grosso guaio a Philadelphia

Durante il suo vagabondare per gli U.S.A., Jack Reacher incontra sulla metro di Philadelphia una donna spaventata a morte. Pensando ci sia qualcosa che non va, Reacher si avvicina per capire cosa nasconda e, dopo aver cercato di rassicurarla e di poterla aiutare, la donna si suicida sparandosi un colpo in testa.

Quale ultima persona ad averla vista viva, Jack viene preso in custodia dalla polizia e interrogato. La donna si chiamava Anna Merrick (Karen Kwong-Chip), lavorava nelle risorse umane della C.I.A. ed era la sorella di Jacob Merrick (Chris Marquette) poliziotto del dipartimento di Philadelphia, che scopre proprio dopo l’interrogatorio di Reacher della morte di Anna.

Rilasciato, Jack viene fermato subito da due malintenzionati che sono convinti che lui abbia una chiavetta USB consegnatagli da Anna e contenente alcune informazioni confidenziali. Ovviamente Jack non ha la chiavetta e per i due uomini non finirà troppo bene.

Questo porta Reacher a indagare per trovare risposte a diverse domande: il motivo del suicidio di Anna, indagine che porta avanti insieme al fratello di lei e alla detective Tamara Green e il mistero su cosa contenga la chiavetta USB, sulle cui tracce c’è anche la C.I.A.

E mano a mano che unisce i puntini, Reacher dovrà confrontarsi anche con una cospirazione politica che lo porterà ai piani alti del Governo degli Stati Uniti. Un altro enigma che l’ex militare risolverà alla sua maniera: usando il cervello, ma soprattutto i muscoli.

Reacher 4: la stessa formula da quattro stagioni, ma al pubblico piace

Lo showrunner e produttore esecutivo Nick Santora ha ormai perfezionato la formula vincente di Reacher, che porta avanti da ben quattro stagioni: il nostro vagabondo arriva in una nuova città, si trova nel posto giusto (o sbagliato dipende dai punti di vista) al momento giusto, assiste a qualcosa che non dovrebbe vedere e decide immediatamente di intervenire e indagare. E da quel momento, chi incrocerà la sua strada si dovrà cominciare a preoccupare.

La quarta stagione non fa eccezione e, anzi, dopo la visione dei primi 3 episodi rilasciati da Prime Video, toni e stile di narrazione puntano ancora di più sull’azione, l’adrenalina e sulla componente da spy story, con un ritmo nel susseguirsi degli avvenimenti tipico di un romanzo di genere spionistico/politico.

Si tratta di una prima parte di stagione ricca di colpi di scena, con un giusto mix di azione e battute che alleggeriscono i toni, ma che non inventa nulla di nuovo e forse non vuole neanche farlo. Perché, appunto, il pubblico che guarda Reacher ama questo “copione” e gode nel vedere il protagonista in difficoltà risolvere i problemi alla sua maniera.

Nel momento in cui la storia entra nel vivo arrivano cospirazioni, colpi di scena, intrighi dove, naturalmente, non possono mancare politici potenzialmente corrotti, agenzie governative che abusano del proprio potere e insabbiamenti capaci di arrivare fino ai livelli più alti della gerarchia. Ma dall’altra parte della barricata c’è sempre l’inarrestabile Jack Reacher.

Un Alan Ritchson in grande spolvero e un Reacher più umano che mai

E al centro c’è, più che mai, Jack Reacher, che pare tornare, almeno in questi primi tre episodi, assoluto protagonista dopo aver condiviso spesso la scena con i suoi compagni d’arme nella stagione 2 e  con Neagley nella stagione 3.

Grande merito va ad Alan Ritchson, ancora una volta davvero bravo a concentrare la scena su di sé e a fare da (grosso) magnete. Nei primi episodi sono davvero poche le scene in cui Reacher non compare, a certificare il fatto che questa avventura lo vede protagonista assoluto di un caso davvero complicato, con colpi di scena in ogni episodio e cliffhanger finali davvero da lasciare a bocca aperta (soprattutto alla fine del terzo) anche lo stesso Reacher, calcolatore e osservatore solitamente difficile da stupire.

In questa stagione pare, anzi, che Reacher sia più vulnerabile rispetto al passato, complice anche il senso di colpa che matura dentro di lui per non essere riuscito a proteggere Anna, la donna che si suicida all’inizio della stagione e che scatena la serie di eventi della quarta stagione.

Insomma, è un Reacher che fa intravedere una crepa nel suo carattere da uomo tutto d’un pezzo, sicuro di sé, mostrando una maggiore emotività rispetto all’ex maggiore freddo e cinico spesso messo in scena nelle stagioni precedenti. E per chi ha già visto gli episodi credo che la scena del gattino spieghi questo concetto in maniera molto chiara.

Ma è anche un Jack Reacher che vede il suo intelletto messo a dura prova e più in difficoltà, in questo caso, a unire tutti i pezzi del puzzle come solitamente riesce a fare.

Però attenzione: il cuore di Reacher rimane sempre lo stesso. La serie non punta mai davvero sulla complessità psicologica o sulla profondità tematica, ma mette sul piatto quello che sa fare meglio: azione, tensione e botte. Davvero tante botte.

Non solo Reacher: una squadra tutta nuova che funziona

Se Reacher resta la star assoluta dello spettacolo, come di consueto, anche questa stagione presenta un cast di supporto che risulta decisamente azzeccato.

Tra i principali compagni di Reacher troviamo la detective Tamara Green (Sydelle Noel), il poliziotto di provincia Jacob Merrick (Chris Marquette) e la giornalista Lila Hoth (Agnez Mo), che non sono semplici aiutanti, ma personaggi con una personalità ben distinta e approfondita.

Ognuno di loro ha una storia, motivazioni e un percorso narrativo destinato a intrecciarsi con quello di Reacher. Interessante, ad esempio, lo sviluppo del personaggio di Jacob, fratello della vittima, uomo semplice che ha sempre voluto fare il poliziotto ma che, lavorando in provincia, non si è mai trovato coinvolto in assassinii e cospirazioni. Caratterialmente, il suo personaggio cambia, elabora mano a mano il lutto che in un primo momento lo traumatizza e poi fa montare dentro di lui una rabbia quasi controproducente per le indagini di Reacher. Sarà interessante capire dove arriverà il personaggio di Merrick nel corso della serie.

Altrettanto intrigante è Lila Hoth, inizialmente destinata a incarnare il classico cliché della bella ragazza in pericolo destinata a finire a letto con il protagonista, ma che in realtà nasconde dietro di sé una storia molto più complicata e diversa da quella che Reacher aveva intuito.

Anche gli altri personaggi contribuiscono a rendere il cast più solido. Tra le figure dalle motivazioni decisamente più ambigue troviamo il deputato John Sampson, interpretato da Marc Blucas, sua moglie Elsbeth (Kathleen Robertson) e il detective scansafatiche Shaun Docherty, interpretato dall’ottimo Kevin Corrigan.

Sono proprio questi personaggi a contribuire ad arricchire la trama rendendola più imprevedibile.

Reacher 4: promosso o bocciato?

È ancora presto per dirlo, in quanto siamo solo all’inizio della nuova avventura di Jack Reacher, ma le premesse sono davvero buone. La trama di questa stagione forse non è sino a questo momento all’altezza della terza, la migliore ad oggi, ma si presenta snella, brutale e tremendamente efficace.

C’è chi probabilmente potrà reclamare il fatto che si tratti di qualcosa di già visto, sia nello show sia in altri film o serie televisive d’annata, dove il protagonista, vero macho e maschio alpha, utilizza metodi che i genitori ripetono all’infinito ai bambini di “non replicare a scuola perché sono sbagliati”.

In realtà, Reacher 4 è una serie coerente, che non vuole inventarsi nulla di nuovo, ma vuole applicare quella ricetta che, seppur prevedibile, piena di cliché e battute spesso un po’ cringe, al pubblico piace.

Non si deve per forza sempre vedere il film o la serie TV della vita, ma a volte basta essere consapevoli di cosa si sta guardando.

E Reacher propone allo spettatore azione, colpi di scena e intrattenimento di qualità, con una trama davvero ben congegnata grazie prima di tutto a Child e ai suoi romanzi e poi a Nick Santora, al suo team di sceneggiatori e ai registi Sam Hill e Gary Fleder, che hanno capito perfettamente una cosa: Reacher funziona quando il mondo intorno a lui diventa complicato, e lui deve fare le cose che… solo Jack Reacher sa fare.


VOTO POPCORNERD: 7.5/10

Comicon e Fiere

San Diego Comic-Con Malaga 2026: Karl Urban e Aya Cash, i ‘cattivi ragazzi’ della Hall M

Al San Diego Comic-Con Malaga 2026 un altro grande panel con due protagonisti di The Boys, lo show Prime Video: Karl Urban e Aya Cash

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Se serviva un’apertura col botto, la seconda edizione del San Diego Comic-Con Málaga l’ha avuta. Alle 14:30 di giovedì 1 ottobre, nella Hall M del FYCMA, sono saliti sul palco due volti simbolo di The Boys: Karl Urban, il Billy Butcher della serie, e Aya Cash, la Stormfront che nella seconda stagione ha scombussolato la vita di Patriota e dei Boys.

Il tema ufficiale del panel erano gli antieroi e ha visto quale moderatore Ali Plumb, critico e presentatore britannico.

In foto: Ali Plumb

Con la quinta e ultima stagione appena conclusa su Prime Video, era il momento giusto per parlare di quello che è stato uno dei più importanti show televisivi degli ultimi anni.

Due modi di entrare nel mondo dei Supes

Si parte dai ricordi dei provini, e le storie di come gli ospiti sono diventati Stormfront e Billy sono molto diverse. Aya Cash è arrivata quando la prima stagione era già girata ma non ancora andata in onda, e la seconda non era nemmeno confermata.

Per l’audizione le hanno dato delle scene “di prova”, ricalcate sul suo primo incontro con Patriota, quello in cui gli si avvicina con il telefono in mano, con qualche dettaglio cambiato. Prima di presentarsi ha parlato con il creatore della serie Eric Kripke, che l’aveva messa in guardia: il personaggio sarebbe stato complicato, e avrebbe fatto discutere.

Poi sono arrivati tre episodi in anteprima. Per lei è stato un sì facilissimo: bastava guardarli per capire che la serie era brillante, e che sarebbe entrata prima che il resto del mondo se ne accorgesse.

Per Karl Urban è andata diversamente. Ha scoperto The Boys leggendo sulla stampa di settore che il suo amico Antony Starr era stato scelto come Patriota. Il titolo e la sinossi lo hanno incuriosito, e dopo circa una settimana è arrivata l’offerta di Kripke per il ruolo di Billy Butcher. Alla sceneggiatura si è innamorato di un personaggio machiavellico, dispettoso, con un lato oscuro evidente ma con un divertimento contagioso.

A conquistarlo del tutto, però, è stato un dettaglio: nel finale del primo episodio Butcher corre a salvare Hughie dai guai in cui si è cacciato. Quella coscienza, quel senso morale verso gli amici, gli è sembrata semplicemente meravigliosa. Dopo l’incontro con Kripke ha capito subito che sarebbe stato un grande collaboratore, e ha firmato.

Le scene di cui i fan non smettono di parlare

Qual è la scena che i fan chiedono più spesso? Urban non ha dubbi: è l’ultima stagione, soprattutto il destino dei personaggi, e qui niente spoiler. La sala, comunque, sembrava aver visto la serie sino alla fine

«Sapevo che mi sareste piaciuti» – Karl Urban

Tra i classici, la storica scena della seconda stagione di The Boys (ep. 3) della balena e del motoscafo è ancora tra le più citate.

Aya Cash ci ha scherzato su con un’altra scena diventata cult: quella della stagione 2, ep. con Patriota che spara i propri raggi laser tra i suoi seni su richiesta della stessa Stormfront: non avrebbe mai immaginato, ha ammesso ridendo, che sarebbe rimasta associata al suo nome così a lungo.

Poi ci sono le battute della serie, che i fan si sentono in dovere di recitare in faccia agli attori. Urban sapeva bene quanto The Boys sia seguito in Spagna, e racconta di aver voluto venire a Málaga proprio per ringraziare il pubblico del supporto.

Aya Cash, in incognito tra i fan

«Tra i fan mi sento abbastanza in incognito!», ha detto la Cash.

In effetti la donna sul palco del SDCC Malaga non assomiglia per niente a Stormfront: colore di capelli diverso, tacchi, occhiali da sole. A volte, passeggiando per strada con colleghi come Jack Quaid e Colby Minifie, scatta foto con i fan senza che nessuno la riconosca, e la cosa la diverte. Quando però qualcuno la riconosce, è un vero piacere per lei. Sul set, spiega, si lavora sperando di far ridere la troupe; fuori scopri che ogni spettatore ha il suo rapporto personale con la serie.

Nove anni, cinque stagioni, un cast che è diventato una famiglia

Ad Aya Cash e Karl Urban è stato chiesto cosa si prova a tornare su un set “normale” dopo The Boys. La risposta dal palco è che quello che c’era in quello show è difficile da trovare in altri set: un cast così unito che, mentre la troupe preparava la scena, tutti si ritrovavano con le sedie vicine ad ascoltare musica e a farsi sentire i brani a vicenda, invece di rintanarsi nei camerini.

Sono passati circa nove anni, cinque stagioni, con in mezzo le riprese durante il Covid: mascherine, distanza dalle famiglie per periodi lunghissimi.

«Siamo diventati molto, molto uniti.» hanno detto i due attori.

Infine Urban e la Cash hanno indicato in Chace Crawford (Abisso) il collega più divertente sul set. Aya Cash ha confermato: nelle poche occasioni in cui ha lavorato con lui, faticava a restare seria, perché quello che fa è esilarante.

Perché i cattivi sono più divertenti

Entrambi interpretano anti-eroi, ma cosa c’è di così delizioso nel fare il “cattivo”? Per la Cash la risposta è semplice: sul bene la gente ha di solito un’idea sola, sul male ne ha milioni, quindi hanno molte più sfaccettature e molto più da dire.

Recitare un cattivo, spiega, è mestiere come un altro: fai quello che ti dicono gli sceneggiatori. L’unica cosa sempre spiacevole per Stormfront sono gli insulti razzisti. Tutto il resto, ammette, compreso «uccidere persone», che è uno spasso, e sul set si finisce per ridere come matti.

Fulmini, tentacoli e fiducia nel reparto VFX

Parlando di effetti speciali, la Cash ha detto di aver sempre avuto piena fiducia nel reparto Effetti Speciali per la resa finale dei suoi poteri. Il salto, ad esempio, con cui Stormfront prende il volo l’ha mostrato sul palco con tanto di tacchi compresi.

Il racconto dal set è lo stesso: sul momento l’effetto è poco glamour, e poi sono i VFX a far sembrare tutto fantastico. Con una complicazione in più nelle ultime stagioni: dover recitare «con il petto», tra i tentacoli.

Su quel punto Urban è stato sincero: quando si girava la quarta stagione, non gli era chiaro cosa sarebbe stata la nuova dimensione “tentacolare” di Butcher, e nemmeno gli autori sapevano spiegargliela. Così ha lasciato fare agli altri. Per la quinta, invece, ha costruito una sua idea: Butcher, tra una stagione e l’altra, ha imparato a controllare il potere, e quando entra in quella modalità cambia di colpo, diventa freddo, quasi un Terminator. Una nuova faccia della dualità del personaggio, ha spiegato, da esplorare in chiusura.

Vought Rising: cosa ha detto Aya Cash

Inevitabile la domanda sul futuro. Aya Cash, che nel prequel Vought Rising torna nei panni di Stormfront (e lo produce, insieme a Jensen Ackles), non si è sbilanciata. Ha promesso però un cast di personaggi tutti nuovi, con molti volti che il pubblico non conosce ancora e di cui, secondo lei, ci si innamorerà presto, come successe con The Boys. Un modo per ricordare che anche Jensen Ackles era già una star quando è arrivato nella serie, mentre molti altri hanno avuto la loro occasione proprio lì.

Quello che si sa è che Vought Rising è ambientato negli anni Cinquanta e racconta le origini della Vought attraverso un intrigo con venature da giallo. È atteso su Prime Video nel 2027, senza data ufficiale.

Un altro panel all’insegna dello show puro, adrenalina e divertimento che il San Diego Comic-Con Malaga ha offerto al suo pubblico con star hollywoodiane di livello assoluto.

*Qua l’articolo sul San Diego Comic-Con Malaga- Come nasce un anime: il panel di Miyako Jingū e Mitsumasa Kimura
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Prime video

Neagley: Recensione della 1°stagione della serie spin-off di Reacher

Recensione no-spoiler della prima stagione di Neagley, disponibile su Prime Video dal 16 settembre 2026.

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Dopo il successo di Reacher, la serie Prime Video basata sui romanzi di Lee Child, la piattaforma si cimenta nello sviluppo di uno spin-off dedicato a una delle figure più importanti della serie: Frances Neagley, ex membro della 110ª Unità Investigativa Speciale dell’esercito e fedele amica di Jack Reacher. A vestire nuovamente i panni dell’investigatrice è Maria Sten, che torna a interpretare il personaggio dopo la sua introduzione nella seconda stagione della serie madre. La serie è stata creata da Nick Santora e Nicholas Wootton, già coinvolti in Reacher, e prodotta da Paramount Television Studios e Amazon MGM Studios.

Grazie a Prime Video ho avuto la possibilità di guardare in anteprima la prima stagione di Neagley e, fin dalle prime puntate, è stato difficile non ritrovare quella stessa combinazione di elementi che ha reso le quattro stagioni di Reacher così avvincenti. Azione, misteri e investigazioni sono infatti al centro della narrazione, mantenendo quella fedeltà al materiale originale di Lee Child che ha sempre contraddistinto la serie madre.

Ma Neagley non si limita a riproporre quanto già visto in Reacher. Lo spin-off sfrutta infatti l’occasione per dare maggiore spazio a un personaggio che, nei romanzi di Child, non ha lo stesso approfondimento che la serie televisiva sceglie di offrirle. La stagione esplora alcuni aspetti del passato di Neagley, soffermandosi in particolare sul suo rapporto complicato con il padre e aggiungendo nuovi elementi alla storia personale dell’investigatrice. Un’espansione che permette di conoscere meglio la donna dietro la figura militare e di costruire una protagonista che non vive semplicemente all’ombra di Reacher.

Maria Sten in Neagley S1, Prime Video

Maria Sten in Neagley S1, Prime Video

Una formula già collaudata

Reacher ci ha abituati a un preciso stile narrativo, fatto di azione, investigazioni, misteri da risolvere e colpi di scena. Elementi che ritroviamo anche in questa prima stagione di Neagley, che non prova a reinventare la formula della serie madre, ma sceglie di riprenderne gli ingredienti principali adattandoli alla nuova protagonista.

Gli otto episodi che compongono la stagione prendono il via quando Neagley inizia a indagare sulla morte sospetta di un suo vecchio amico. Quello che inizialmente sembra un semplice incidente si trasforma presto in un caso molto più grande e pericoloso, trascinando la protagonista all’interno di un’indagine sempre più complessa e mettendola di fronte a una minaccia ben più oscura di quanto potesse immaginare.

Ed è proprio qui che quella che potrebbe sembrare una scelta fin troppo conservativa si rivela invece uno dei punti di forza della serie: Neagley sa esattamente cosa vuole essere e non sente il bisogno di allontanarsi dalla formula che ha reso Reacher un successo.

Benvenuti ad Echo Canyon!

La misteriosa morte di Tommy, amico d’infanzia di Neagley, porta la PI direttamente a Echo Canyon, una fattoria che ospita quella che, almeno inizialmente, sembra essere un’organizzazione impegnata ad aiutare persone in difficoltà e a offrire loro la possibilità di ricostruirsi una vita.

Ma quella che all’apparenza sembra una struttura impegnata nel sociale nasconde ben altro. Ed è proprio quando Neagley inizia a scavare più a fondo che Echo Canyon rivela la sua vera natura.

Damon Herriman in Neagley S1, Prime Video

Damon Herriman in Neagley S1, Prime Video

Lo spettatore più attento noterà sicuramente il velato riferimento ai fatti di Jonestown del 1978, quando una comunità del Peoples Temple fu teatro di un tragico suicidio di massa, un episodio rimasto indissolubilmente legato alla famosa bevanda Kool-Aid.

Non posso essere troppo specifico sul motivo per cui questa storia mi sia piaciuta senza entrare almeno in un piccolo territorio spoiler. Quello che posso dire è che la stagione intreccia in modo interessante gli interessi commerciali delle case farmaceutiche con la situazione di persone che hanno subito violenze e che, spesso, si ritrovano a convivere con il PTSD e con un disperato bisogno di aiuto.

Sono due aspetti molto diversi della storia, ma la serie riesce a bilanciarli alla grande, senza che uno finisca per mettere in ombra l’altro. Il risultato è un thriller che, dietro l’azione e l’indagine, riesce a sviluppare una storia più profonda e a dare alla vicenda di Echo Canyon un peso che va oltre il semplice mistero da risolvere.

Maria Sten sembra essere nata per il ruolo di Neagley

Già dalla seconda stagione di Reacher, che ha adattato per il piccolo schermo il romanzo Bad Luck and Trouble, Maria Sten aveva dimostrato di essere perfetta per il ruolo di Frances Neagley. In questa prima stagione interamente dedicata al personaggio, l’attrice non fa altro che confermare quanto avevamo già visto, riuscendo a rendere Neagley una protagonista capace di reggere sulle proprie spalle l’intera serie.

Maria Sten interpreta Neagley per la prima volta nella seconda stagione di Reacher

Maria Sten interpreta Neagley per la prima volta nella seconda stagione di Reacher

Senza correre il rischio di fare spoiler, troviamo una Neagley alle prese con un caso che la riguarda molto da vicino e, parallelamente, con il delicato rapporto con suo padre, un ex poliziotto che sembra nascondere qualcosa legato al suo passato e alla particolare fobia di Neagley per il contatto fisico.

È proprio questo secondo elemento a permettere alla serie di scavare maggiormente nel personaggio, mostrando una Frances più vulnerabile e permettendoci di conoscere aspetti del suo passato che nei romanzi di Lee Child vengono solo accennati, se non del tutto lasciati inesplorati.

Questo è sicuramente un altro punto a favore della serie e uno degli elementi che contribuiscono a rendere questa prima stagione un successo.

Maria Sten in Neagley S1, Prime Video

Maria Sten in Neagley S1, Prime Video

Frances Neagley riesce a camminare sulle proprie gambe anche lontano da Jack Reacher

In definitiva, questa prima stagione di Neagley rappresenta un vero e proprio debutto per Frances Neagley come protagonista a sé stante nell’universo di Reacher. La serie riesce a costruire una storia ben architettata, capace di mantenere tutti quegli elementi che hanno reso la serie madre così avvincente, ma allo stesso tempo di dare a Neagley lo spazio necessario per raccontare qualcosa di nuovo sul personaggio.

Il risultato è un thriller solido, con una risoluzione più che soddisfacente e un finale che, senza lasciare necessariamente la storia in sospeso, apre le porte a un eventuale ritorno di Neagley per una seconda stagione. Dopo otto episodi, una cosa è sicuramente chiara: Frances Neagley ha dimostrato di poter camminare sulle proprie gambe anche lontano da Jack Reacher.

Serie TV Neagley S1
4

Pros

  • Una storia che sorprende: l'indagine parte come un classico mystery thriller, ma riesce a svilupparsi in una direzione piu' profonda, intrecciando l'azione con temi delicati e attuali.
  • Maria Sten: l'attrice dimostra di essere perfettamente a suo agio nei panni di Neagley e riesce a reggere la serie anche senza la presenza di Reacher.

Cons

  • La formula e' fin troppo familiare: chi ha gia' visto Reacher potrebbe riconoscere la struttura narrativa della serie, con il rischio che alcuni passaggi risultino prevedibili.
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I vincitori degli Emmy Awards 2026

I vincitori Emmy Awards 2026, l’ambito premio dell’industria televisiva, annunciati il 14 settembre 2026 durante la cerimonia a Los Angeles.

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«Yeah, well, I’ve had a lot on my plate. We happen to live in a golden age of television.»

Sheldon Cooper aveva ragione: viviamo in una vera e propria età dell’oro della televisione. E a saperlo bene saranno soprattutto i membri della giuria degli Emmy Awards, chiamati anche quest’anno a scegliere i vincitori tra una quantità impressionante di serie, interpreti e produzioni di altissimo livello.

La 78ª edizione degli Emmy Awards si è tenuta lo scorso 14 settembre al Peacock Theater di Los Angeles e, mai come quest’anno, individuare i possibili vincitori sembra essere stata un’impresa tutt’altro che semplice. Delle numerose categorie e altrettante nominations, queste sono quelle che ci hanno tenuti incollati alla televisione la notte del 14 settembre.

Miglior serie comedy

  • Abbott Elementary
  • The Bear
  • Hacks
  • Margo’s Got Money Problems
  • Nobody Wants This
  • Only Murders in the Building
  • Shrinking
  • Widow’s Bay 🏆
Widow's Bay, Apple TV

Widow’s Bay, Apple TV

Miglior attore protagonista in una serie comedy

  • Yahya Abdul-Mateen II – Wonder Man
  • Steve Carell – Rooster
  • Matthew Rhys – Widow’s Bay 🏆
  • Jason Segel – Shrinking
  • Martin Short – Only Murders in the Building
Matthew Rhys – Widow’s Bay

Matthew Rhys – Widow’s Bay

Miglior attrice protagonista in una serie comedy

  • Quinta Brunson – Abbott Elementary
  • Ayo Edibiri – The Bear
  • Elle Fanning – Margo’s Got Money Problems
  • Lisa Kudrow – The Comeback
  • Jean Smart – Hacks 🏆

Miglior attore non protagonista in una serie comedy

  • Colman Domingo – The Four Seasons
  • Paul W. Downs – Hacks
  • Harrison Ford – Shrinking
  • Nick Offerman – Margo’s Got Money Problems
  • Stephen Root – Widow’s Bay 🏆
  • Michael Urie – Shrinking
  • Tyler James Williams – Abbott Elementary
Stephen Root – Widow’s Bay

Stephen Root – Widow’s Bay

Miglior attrice non protagonista in una serie comedy

  • Dale Dickey – Widow’s Bay
  • Hannah Einbinder – Hacks
  • Janelle James – Abbott Elementary
  • Kate O’Flynn – Widow’s Bay 🏆
  • Michelle Pfeiffer – Margo’s Got Money Problems
  • Megan Stalter – Hacks
  • Jessica Williams – Shrinking
Kate O'Flynn - Widow's Bay

Kate O’Flynn – Widow’s Bay

Miglior sceneggiatura per una serie comedy

  • Abbott Elementary
  • The Chair Company
  • The Comeback
  • Hacks
  • Jury Duty Presents: Company Retreat
  • Widow’s Bay 🏆

Miglior regia per una serie comedy

  • Abbott Elementary
  • The Bear
  • The Chair Company
  • Hacks
  • The Ms. Pat Show
  • Widow’s Bay 🏆

Miglior serie drama

  • The Diplomat
  • The Gilded Age
  • A Knight of the Seven Kingdoms
  • Paradise
  • The Pitt 🏆
  • Pluribus
  • Slow Horses
  • Your Friends & Neighbors
The Pitt, HBO Max

The Pitt, HBO Max

Miglior attore protagonista in una serie drama

  • Sterling K. Brown – Paradise
  • Gary Oldman – Slow Horses
  • Mark Ruffalo – Task
  • Rufus Sewell – The Diplomat
  • Noah Wyle – The Pitt 🏆
Noah Wyle - The Pitt

Noah Wyle – The Pitt

Miglior attrice protagonista in una serie drama

  • Carrie Coon – The Gilded Age
  • Chase Infinity – The Testaments
  • Keri Russel – The Diplomat
  • Rhea Seehorn – Pluribus 🏆
  • Zendaya – Euphoria
Rhea Seehorn - Pluribus

Rhea Seehorn – Pluribus

Miglior attore non protagonista in una serie drama

  • Patrick Ball – The Pitt
  • Billy Crudup – The Morning Show
  • Shawn Hatosy – The Pitt
  • Gerran Howell – The Pitt
  • Jack Lowden – Slow Horses
  • Tom Pelphrey – Task 🏆
  • Carlos-Manuel Vesga – Pluribus

Miglior attrice non protagonista in una serie drama

  • Taylor Dearden – The Pitt
  • Fiona Dourif – The Pitt
  • Allison Janney – The Diplomat 🏆
  • Katherine LaNasa – The Pitt
  • Sepideh Moafi – The Pitt
  • Julianne Nicholson – Paradise
  • Karolina Wydra – Pluribus

Miglior sceneggiatura per una serie drama

  • The Diplomat
  • The Pitt (2 episodes)
  • Pluribus 🏆
  • Slow Horses

Miglior regia per una serie drama

  • The Gilded Age
  • Paradise
  • The Pitt
  • Pluribus
  • Slow Horses 🏆
  • Task
Slow Horses, Apple TV

Slow Horses, Apple TV

Miglior miniserie o serie antologica

  • All Her Fault
  • The Beast in Me
  • Beef
  • DTF St. Louis 🏆
  • Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette

Miglior attore protagonista in una miniserie o serie antologica

  • Riz Ahmed – Bait
  • Jason Bateman – Black Rabbit
  • Charlie Hunnam – Monster: The Ed Gein Story
  • Oscar Isaac – Beef
  • Matthew Rhys – The Beast in Me 🏆

Miglior attrice protagonista in una miniserie o serie antologica

  • Claire Danes – The Beast in Me
  • Sally Field – Remarkably Bright Creatures 🏆
  • Carey Mulligan – Beef
  • Sarah Pidgeon – Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette
  • Sarah Snook – All Her Fault

Il bilancio delle vittorie

A chiudere questa panoramica sui vincitori della 78ª edizione degli Emmy Awards è il bilancio delle vittorie ottenute dalle principali piattaforme e case di produzione. Apple TV+ si conferma una delle realtà dominanti dell’intrattenimento sul piccolo schermo, conquistando ben 28 premi, seguita da HBO Max con 21, Netflix con 16, Amazon Prime Video con 10 e Disney+ con 6.

Numeri che fotografano bene gli equilibri di questa edizione degli Emmy Awards e che confermano la forza delle grandi piattaforme streaming, con Apple TV+ protagonista assoluta della serata.

La lista completa delle nominations e vincitori è consultabile sul sito ufficiale degli Emmy Awards.

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