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Reacher 4 – Recensione: Jack Reacher is 4 men!
Reacher 4 è arrivato su Prime Video con i primi 3 episodi. Botte, intrighi politici, pura azione e intrattenimento senza limiti, per lo show dell’estate con un Alan Ritchson davvero sugli scudi
Jack Reacher è tornato ancora una volta e lo fa con la semplicità della formula “usato sicuro” che lo ha reso celebre: intrattenimento, spionaggio, azione e tanti… tanti cazzotti.
Protagonista è nuovamente l’action man Alan Ritchson, ormai completamente a suo agio nei panni dell’ex maggiore della Polizia Militare dell’Esercito degli Stati Uniti, ruolo che al cinema fu di Tom Cruise.
La serie di Prime Video ispirata ai libri di Lee Child è arrivata alla sua quarta stagione, un importante traguardo per uno show che ha ricevuto un’ottima accoglienza da parte del pubblico delle avventure in solitaria, in giro per gli Stati Uniti, del gigantesco e forzuto Reacher.
Questo successo, difatti, ha portato all’imminente lancio del primo spin-off della serie, dal titolo Neagley, dedicato alla compagna d’armi di Jack interpretata da Maria Sten, vista già nelle stagioni 2 e 3. E chissà se vedremo Ritchson anche qua, magari come guest star.
Tornando a Reacher 4, i nuovi episodi adattano il tredicesimo romanzo di Lee Child, Gone Tomorrow, e confermano che, come se ancora ce ne fosse bisogno, con Reacher la TV e il cinema action di vecchio stampo non sono ancora morti.
Anzi: pare che ci sia un pubblico che ancora cerca qualche prodotto old school dove, se c’è un problema all’apparenza irrisolvibile, solo testosterone, battute scontate ma efficaci (soprattutto se a farle è un omone di 110 kg) e botte da orbi possono trovare la soluzione.
E, nonostante la versione del sig. Reacher (pardon: solo Reacher) interpretata da Ritchson sia molto fedele all’eroe dei romanzi di Lee Child e spicchi per essere una mente sopraffina, sparare e menare sono le cose che Jack sa fare meglio e che lo trasformano in una vera e propria arma umana inarrestabile per ogni nemico che incrocia sul suo cammino.
Grosso guaio a Philadelphia

Durante il suo vagabondare per gli U.S.A., Jack Reacher incontra sulla metro di Philadelphia una donna spaventata a morte. Pensando ci sia qualcosa che non va, Reacher si avvicina per capire cosa nasconda e, dopo aver cercato di rassicurarla e di poterla aiutare, la donna si suicida sparandosi un colpo in testa.
Quale ultima persona ad averla vista viva, Jack viene preso in custodia dalla polizia e interrogato. La donna si chiamava Anna Merrick (Karen Kwong-Chip), lavorava nelle risorse umane della C.I.A. ed era la sorella di Jacob Merrick (Chris Marquette) poliziotto del dipartimento di Philadelphia, che scopre proprio dopo l’interrogatorio di Reacher della morte di Anna.
Rilasciato, Jack viene fermato subito da due malintenzionati che sono convinti che lui abbia una chiavetta USB consegnatagli da Anna e contenente alcune informazioni confidenziali. Ovviamente Jack non ha la chiavetta e per i due uomini non finirà troppo bene.
Questo porta Reacher a indagare per trovare risposte a diverse domande: il motivo del suicidio di Anna, indagine che porta avanti insieme al fratello di lei e alla detective Tamara Green e il mistero su cosa contenga la chiavetta USB, sulle cui tracce c’è anche la C.I.A.
E mano a mano che unisce i puntini, Reacher dovrà confrontarsi anche con una cospirazione politica che lo porterà ai piani alti del Governo degli Stati Uniti. Un altro enigma che l’ex militare risolverà alla sua maniera: usando il cervello, ma soprattutto i muscoli.
Reacher 4: la stessa formula da quattro stagioni, ma al pubblico piace
Lo showrunner e produttore esecutivo Nick Santora ha ormai perfezionato la formula vincente di Reacher, che porta avanti da ben quattro stagioni: il nostro vagabondo arriva in una nuova città, si trova nel posto giusto (o sbagliato dipende dai punti di vista) al momento giusto, assiste a qualcosa che non dovrebbe vedere e decide immediatamente di intervenire e indagare. E da quel momento, chi incrocerà la sua strada si dovrà cominciare a preoccupare.
La quarta stagione non fa eccezione e, anzi, dopo la visione dei primi 3 episodi rilasciati da Prime Video, toni e stile di narrazione puntano ancora di più sull’azione, l’adrenalina e sulla componente da spy story, con un ritmo nel susseguirsi degli avvenimenti tipico di un romanzo di genere spionistico/politico.
Si tratta di una prima parte di stagione ricca di colpi di scena, con un giusto mix di azione e battute che alleggeriscono i toni, ma che non inventa nulla di nuovo e forse non vuole neanche farlo. Perché, appunto, il pubblico che guarda Reacher ama questo “copione” e gode nel vedere il protagonista in difficoltà risolvere i problemi alla sua maniera.
Nel momento in cui la storia entra nel vivo arrivano cospirazioni, colpi di scena, intrighi dove, naturalmente, non possono mancare politici potenzialmente corrotti, agenzie governative che abusano del proprio potere e insabbiamenti capaci di arrivare fino ai livelli più alti della gerarchia. Ma dall’altra parte della barricata c’è sempre l’inarrestabile Jack Reacher.
Un Alan Ritchson in grande spolvero e un Reacher più umano che mai
E al centro c’è, più che mai, Jack Reacher, che pare tornare, almeno in questi primi tre episodi, assoluto protagonista dopo aver condiviso spesso la scena con i suoi compagni d’arme nella stagione 2 e con Neagley nella stagione 3.
Grande merito va ad Alan Ritchson, ancora una volta davvero bravo a concentrare la scena su di sé e a fare da (grosso) magnete. Nei primi episodi sono davvero poche le scene in cui Reacher non compare, a certificare il fatto che questa avventura lo vede protagonista assoluto di un caso davvero complicato, con colpi di scena in ogni episodio e cliffhanger finali davvero da lasciare a bocca aperta (soprattutto alla fine del terzo) anche lo stesso Reacher, calcolatore e osservatore solitamente difficile da stupire.
In questa stagione pare, anzi, che Reacher sia più vulnerabile rispetto al passato, complice anche il senso di colpa che matura dentro di lui per non essere riuscito a proteggere Anna, la donna che si suicida all’inizio della stagione e che scatena la serie di eventi della quarta stagione.
Insomma, è un Reacher che fa intravedere una crepa nel suo carattere da uomo tutto d’un pezzo, sicuro di sé, mostrando una maggiore emotività rispetto all’ex maggiore freddo e cinico spesso messo in scena nelle stagioni precedenti. E per chi ha già visto gli episodi credo che la scena del gattino spieghi questo concetto in maniera molto chiara.
Ma è anche un Jack Reacher che vede il suo intelletto messo a dura prova e più in difficoltà, in questo caso, a unire tutti i pezzi del puzzle come solitamente riesce a fare.
Però attenzione: il cuore di Reacher rimane sempre lo stesso. La serie non punta mai davvero sulla complessità psicologica o sulla profondità tematica, ma mette sul piatto quello che sa fare meglio: azione, tensione e botte. Davvero tante botte.
Non solo Reacher: una squadra tutta nuova che funziona
Se Reacher resta la star assoluta dello spettacolo, come di consueto, anche questa stagione presenta un cast di supporto che risulta decisamente azzeccato.
Tra i principali compagni di Reacher troviamo la detective Tamara Green (Sydelle Noel), il poliziotto di provincia Jacob Merrick (Chris Marquette) e la giornalista Lila Hoth (Agnez Mo), che non sono semplici aiutanti, ma personaggi con una personalità ben distinta e approfondita.
Ognuno di loro ha una storia, motivazioni e un percorso narrativo destinato a intrecciarsi con quello di Reacher. Interessante, ad esempio, lo sviluppo del personaggio di Jacob, fratello della vittima, uomo semplice che ha sempre voluto fare il poliziotto ma che, lavorando in provincia, non si è mai trovato coinvolto in assassinii e cospirazioni. Caratterialmente, il suo personaggio cambia, elabora mano a mano il lutto che in un primo momento lo traumatizza e poi fa montare dentro di lui una rabbia quasi controproducente per le indagini di Reacher. Sarà interessante capire dove arriverà il personaggio di Merrick nel corso della serie.
Altrettanto intrigante è Lila Hoth, inizialmente destinata a incarnare il classico cliché della bella ragazza in pericolo destinata a finire a letto con il protagonista, ma che in realtà nasconde dietro di sé una storia molto più complicata e diversa da quella che Reacher aveva intuito.
Anche gli altri personaggi contribuiscono a rendere il cast più solido. Tra le figure dalle motivazioni decisamente più ambigue troviamo il deputato John Sampson, interpretato da Marc Blucas, sua moglie Elsbeth (Kathleen Robertson) e il detective scansafatiche Shaun Docherty, interpretato dall’ottimo Kevin Corrigan.
Sono proprio questi personaggi a contribuire ad arricchire la trama rendendola più imprevedibile.
Reacher 4: promosso o bocciato?
È ancora presto per dirlo, in quanto siamo solo all’inizio della nuova avventura di Jack Reacher, ma le premesse sono davvero buone. La trama di questa stagione forse non è sino a questo momento all’altezza della terza, la migliore ad oggi, ma si presenta snella, brutale e tremendamente efficace.
C’è chi probabilmente potrà reclamare il fatto che si tratti di qualcosa di già visto, sia nello show sia in altri film o serie televisive d’annata, dove il protagonista, vero macho e maschio alpha, utilizza metodi che i genitori ripetono all’infinito ai bambini di “non replicare a scuola perché sono sbagliati”.
In realtà, Reacher 4 è una serie coerente, che non vuole inventarsi nulla di nuovo, ma vuole applicare quella ricetta che, seppur prevedibile, piena di cliché e battute spesso un po’ cringe, al pubblico piace.
Non si deve per forza sempre vedere il film o la serie TV della vita, ma a volte basta essere consapevoli di cosa si sta guardando.
E Reacher propone allo spettatore azione, colpi di scena e intrattenimento di qualità, con una trama davvero ben congegnata grazie prima di tutto a Child e ai suoi romanzi e poi a Nick Santora, al suo team di sceneggiatori e ai registi Sam Hill e Gary Fleder, che hanno capito perfettamente una cosa: Reacher funziona quando il mondo intorno a lui diventa complicato, e lui deve fare le cose che… solo Jack Reacher sa fare.