Blue Lock stagione 2: La ‘guerra’ contro l’Under 20 accende l’egoismo dei calciatori
Gli episodi del Blue Lock stagione 2 portano Isagi e i suoi compagni ad affrontare una prova che deciderà le sorti del Blue Lock: la partita contro la selezione U-20 della nazionale giapponese
Sono in ritardo, ne sono consapevole. La seconda stagione di Blue Lock è uscita diverso tempo fa, ma solo in questi giorni ho recuperato tutti gli episodi disponibili su Crunchyroll.
Era da tempo che volevo riprendere le avventure di Yoichi Isagi e di tutti i suoi compagni (o avversari?) del Blue Lock, l’esperimento ideato dall’allenatore Jinpachi Ego, che il Giappone sta portando avanti con un obiettivo chiaro: creare il miglior attaccante di calcio del mondo.
Questa seconda stagione, composta da 14 episodi, è ancora più intensa e adrenalinica della prima, adattando un momento chiave dell’omonimo manga di Muneyuki Kaneshiro (storia) e Yusuke Nomura (disegni): la partita tra gli 11 selezionati dal Blue Lock e la nazionale giapponese U-20.
Come molti grandi anime sportivi del passato, anche la seconda stagione di Blue Lock punta a colpire lo spettatore attraverso lo sviluppo continuo dei personaggi già noti e l’introduzione di nuovi volti. Questo accresce l’intrattenimento e porta la competizione a livelli esponenziali, mantenendo gli spettatori incollati allo schermo.
Tuttavia, Blue Lock compie un passo ulteriore rispetto a opere iconiche come Capitan Tsubasa (Holly e Benji) o Slam Dunk: ribalta costantemente le dinamiche in gioco e rimescola le carte, spingendo lo spettatore a non sapere più per chi tifare davvero.
Perché Blue Lock non è un semplice anime sportivo: è una battaglia psicologica, un thriller competitivo in cui l’unica regola è affermare il proprio ego e divorare chiunque, anche i propri compagni di squadra durante la partita.
Staff e studio di animazione dietro Blue Lock 2
Nella stagione 2 viene confermato lo staff della prima; alla regia anche in questo caso troviamo Shunsuke Ishikawa, alla sceneggiatura Taku Kishimoto, come Character Design Kazuki Ura e alle musiche Jun Murayama.
Torna anche lo studio Eight Bit (8bit), già responsabile degli episodi della stagione 1, conosciuto per serie come Mi sono reincarnato in uno slime e Ushio to Tora.
La scelta di mantenere lo stesso team, sia artistico che tecnico, non è casuale: Blue Lock è una serie che vive di dinamismo, impatto visivo e regia pulita, elementi che 8bit ha dimostrato di saper valorizzare perfettamente nella prima stagione, ma che purtroppo non è riuscita a riconfermare in questa.
Sono diverse le critiche mosse contro lo studio fin dai primi episodi dove si percepisce un calo evidente rispetto alla stagione 1 e al film Episode Nagi, con episodi con uno standard qualitativo buono ed altri che, a livello visivo, sono decisamente insufficienti. Quasi come se la serie faticasse costantemente a mantenere standard accettabili, fino ad arrivare a un finale sorprendentemente curato che sembra provenire da un altro anime.
Anche l’uso della CGI, che altrove può arricchire la scena, qui sembra impiegato soprattutto per rendere “accettabile” ciò che in 2D risulterebbe troppo povero. La qualità del disegno in sé rimane buona e il character design continua a essere nitido e riconoscibile come nella prima stagione, ma non basta: senza un’animazione all’altezza, tutto il potenziale visivo si perde.
5 motivi per vedere Blue Lock stagione 2
Ma nonostante questo ‘passo indietro’ a livello di animazione, la seconda stagione di Blue Lock ritengo che vada vista perché storia e personaggi sono il vero punto di forza dei nuovi episodi che riescono a unire momenti di vero pathos a siparietti comici (soprattutto nelle scene post-credit di ogni episodio).
Ovviamente per cultori ed esperti di calcio, in Blue Lock gioco e regole non sono proprio convenzionali con quelle impartite dalla tradizione calcistica e dalla FIFA… ma, anche in questo caso, non è importante.
Il calcio è solo il pretesto per mettere in scena una battaglia vera e propria tra i protagonisti che, nel corso di questa seconda stagione, sviluppano più capacità da Sayan e abilità da ninja della Foglia che da veri sportivi.
Ma è esattamente questo che ci piace e che vogliamo vedere se siamo veri fan del Blue Lock. Quindi ecco 5 motivi per cui anche questi episodi vanno visti e che speriamo possano intrigare anche chi non ha visto le puntate della prima stagione.
Il gioco del calcio come non l’avete MAI visto
Dimenticate la tradizione rassicurante degli anime sportivi alla Slam Dunk o Capitan Tsubasa: Blue Lock trasforma il campo da calcio in un’arena darwiniana in cui sopravvive solo chi impone il proprio ego. Yoichi Isagi lotta per definire la propria identità come attaccante, ma è Rin Itoshi il vero talento (glaciale e inarrivabile) che tutti temono, modello da inseguire ma anche l’avversario più temibile. Le partite diventano prove psicologiche, dominate da scelte individuali che spesso tradiscono il concetto stesso di “squadra”. Colpi di genio improvvisi, trasformazioni mentali e un’ansia costante di essere eliminati costruiscono un pathos devastante, in cui ogni minuto è un duello tra ambizione e sopravvivenza.
Tutti sono in gioco e hanno qualcosa da perdere, ma quando l’istinto di sopravvivenza chiama, ogni giocatore tira fuori abilità che non sapeva neanche di avere. E’ l’esempio di Reo Mikage, personaggio che sviluppa il Chameleon Style che gli permette di riprodurre le tecniche dei calciatori più bravi del Blue Lock (e poi anche della Nazionale U-20).
Archi narrativi più intensi che li portano ad adattarsi ed evolvere
Uno dei punti di forza della serie è l’evoluzione emotiva dei protagonisti.
Isagi evolve diventando un analista del gioco, sempre più lucido e spietato, mentre Rin diventa il vero antagonista tecnico e mentale della stagione. È il giocatore perfetto, quello che sembra avere tutto sotto controllo, ma il suo arco narrativo mostra crepe profonde, come l’ossessione per il fratello Sae che sarà un punto fondamentale nel corso di questa stagione.
E se Reo diventa un ‘camaleonte’, il suo amico Nagi è quello che subisce una vera e propria scossa capendo che il talento non basta più. Blue Lock lo costringe a scegliere se restare un fenomeno passivo o diventare un vero attaccante, trasformando la sua apatia in ambizione
Barou, il “Re”, che oscilla tra arroganza e crolli psicologici, impara a usare l’ego come arma, non come gabbia. È l’arco della rinascita attraverso l’umiliazione. I conflitti interiori di questi personaggi sono più dolorosi delle sconfitte in campo, rendendo ogni progresso un piccolo dramma personale.
La partita Blue Lock vs U-20: il cuore pulsante della stagione
Il grande evento narrativo della seconda stagione è l’epico scontro tra gli 11 selezionati del Blue Lock e la nazionale giapponese U-20: una partita che nel manga rappresenta uno dei momenti più acclamati. L’ingresso in scena dell’U-20 diventa una minaccia esterna che mette in discussione l’esistenza stessa del progetto. Le scelte rischiose di Jinpachi Ego vogliono dimostrare che il futuro del calcio giapponese appartiene ai “mostri” del Blue Lock, non ai talenti tradizionali. Ogni azione ha un peso enorme: non si gioca solo una partita, ma il destino dell’intero programma. E quello che ne esce fuori è una battaglia a suon di mosse speciali da vero picchiaduro dove anche Holly e Benji impallidirebbero.
Ribaltamenti continui e alleanze destinate a frantumarsi
Nulla in Blue Lock è stabile: squadre, amicizie, gerarchie… tutto può cambiare in un attimo. Bachira è l’esempio perfetto di questa instabilità emotiva, diviso tra la ricerca della libertà assoluta e il desiderio di essere scelto dagli altri. Rin Itoshi, fino ad allora intoccabile, entra in crisi quando Isagi comincia a emergere come rivale diretto. Shido Ryusei, giocatore folle e dalla personalità prorompente, diventa un avversario temibile dello stesso Blue Lock. Tradimenti tattici, improvvise inversioni di ruolo e collassi psicologici rendono le partite imprevedibili. Lo spettatore finisce per tifare per un personaggio, detestarlo la scena dopo e amarlo di nuovo poco più tardi: un’altalena emotiva che riflette la natura “mostruosa” dei partecipanti.
Un’identità visiva potente, nonostante limiti tecnici
Pur mostrando cali qualitativi in alcuni episodi, Blue Lock mantiene un impatto visivo inconfondibile. Il character design è solido, e alcune immagini restano impresse. Le visualizzazioni dell’ego amplificano i momenti decisivi, dando forma alla psicologia dei protagonisti. E quando l’animazione torna a brillare, soprattutto nel finale di stagione, l’intensità emotiva esplode, restituendo tutta la furia, la disperazione e la fame che guidano questi giovani attaccanti.
Una stagione che apre a nuove sfide. La strada per decidere qual è l’attaccante più forte del Giappone (e del mondo) prosegue e nuovi avversari attendono gli 11 del Blue Lock.