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Comicon Napoli 2026 – Don Rosa: 10 anni dopo l’ultima moneta

Al Comicon Napoli 2026, Don Rosa si è raccontato ai suoi fan partendo dagli inizi e dalle sue passioni sino ad arrivare alla Saga di Zio Paperone

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Don Rosa, uno dei grandi ospiti del Comicon Napoli 2026, è stato protagonista nel primo giorno della kermesse napoletana di un panel interessantissimo dal titolo Don Rosa: 10 anni dopo l’ultima moneta.

L’autore non tornava alla manifestazione napoletana della cultura pop da 10 anni, ed è stata quindi un’occasione per poter ascoltare nuovamente l’autore ripercorrere la propria carriera, le influenze e il suo rapporto con l’universo dei fumetti Disney, in particolare con il personaggio di Zio Paperone.

Alle origini di Don Rosa

Don Rosa apre l’incontro partendo dalle sue radici familiari, sottolineando con orgoglio le sue origini italiane.

Cresciuto negli Stati Uniti, racconta di un’infanzia segnata da due elementi fondamentali: la vita in una zona di campagna e la presenza determinante della sorella maggiore, di undici anni più grande. È proprio lei a introdurlo nel mondo dei fumetti, essendo una grande collezionista.

Poi con la mia famiglia ci siamo a un certo punto trasferiti e quello che io facevo era leggere fumetti e guardare due canali in televisione e non avrei mai pensato che avrei fatto questo per vivere.

Negli anni Quaranta e Cinquanta, il panorama fumettistico americano era dominato dalle storie Disney scritte e disegnate da Carl Barks, autore che diventerà il punto di riferimento assoluto per Rosa.

Le storie di Paperone, Paperino e dei personaggi di Paperopoli rappresentavano allora uno dei prodotti editoriali più diffusi e amati.

Rosa racconta come, da bambino, passasse il tempo leggendo quei fumetti o guardando la televisione (limitata a pochi canali), ma soprattutto sviluppando una propria creatività attraverso il disegno.

Uno dei suoi ricordi più vividi riguarda l’uso dei registri contabili che il padre portava a casa dal lavoro: grandi volumi con pagine bianche o parzialmente scritte che lui riempiva trasformandoli in una sorta di fumetti.

In quelle pagine improvvisate nascono le sue prime storie, che continuerà a produrre per anni, fino all’adolescenza e oltre.

Questo periodo rappresenta la “formazione autodidatta” di Rosa: un luogo libero, senza vincoli editoriali, in cui sviluppa il piacere della narrazione e del disegno.

Ancora oggi conserva quei materiali, considerandoli le radici della sua passione e ovviamente della sua fortunatissima carriera.

L’altro Don Rosa: ingegneria e azienda di famiglia

Nonostante la passione precoce per il fumetto, Rosa non considera inizialmente l’arte come una possibile carriera.

La sua famiglia gestisce un’impresa di costruzioni fondata dal nonno, emigrato dall’Italia negli Stati Uniti, e il suo destino sembra già segnato: lavorare nell’azienda familiare.

Per questo motivo intraprende studi in ingegneria civile, un percorso coerente con le aspettative familiari. Durante gli anni Settanta, il panorama fumettistico americano è dominato dai supereroi, un genere che Rosa dichiara di non apprezzare particolarmente.

Questo contribuisce a mantenere il fumetto, nella sua vita, nel ruolo di semplice hobby.

Rosa sottolinea come, in quel periodo, non abbia mai realmente preso in considerazione l’idea di diventare fumettista professionista.

La sua visione all’ epoca era pragmatica: lavorare nell’azienda di famiglia e coltivare i fumetti come interesse personale.

La svolta: fare del fumetto una professione

La svolta arriva negli anni Ottanta, quando entra in contatto con un piccolo gruppo di appassionati e collezionisti che avevano ottenuto i diritti per ristampare le storie di Carl Barks negli Stati Uniti.

Questo progetto editoriale rappresenta per Rosa una rivelazione: per la prima volta intravede la possibilità concreta di lavorare nel mondo dei fumetti.

La decisione che segue è radicale: abbandona (o, come dice lui stesso, “liquida”) l’azienda di famiglia per dedicarsi completamente alla sua passione. È una scelta rischiosa e non priva di conseguenze personali, ma che segna l’inizio della sua carriera artistica.

Le prime esperienze: Captain Kentucky

Prima di lavorare con i personaggi Disney, Rosa realizza un fumetto originale intitolato Captain Kentucky, pubblicato su un giornale locale. Si tratta di una striscia settimanale ambientata in un contesto realistico, con riferimenti a luoghi e persone reali.

Questo progetto dura circa tre anni e rappresenta un importante banco di prova. Tuttavia, Rosa ne parla con ironia: il compenso era estremamente basso (circa 25 dollari a settimana), al punto da rendere l’attività economicamente insostenibile. Nonostante ciò, l’esperienza è fondamentale per affinare le sue capacità narrative e sviluppare il proprio stile.

Dopo questa fase, Rosa si allontana temporaneamente dal fumetto per circa quattro anni, ritenendo che negli Stati Uniti l’interesse per questo medium fosse in calo, almeno al di fuori del genere supereroistico.

Il rapporto con Disney: una precisazione importante

Uno dei punti che Rosa tiene a sottolineare maggiormente durante il panel riguarda il suo rapporto con Disney. Contrariamente a quanto spesso si pensa, afferma di non aver mai lavorato direttamente per The Walt Disney Company.

Allora, prima di tutto ci tenevo a sottolineare che non ho mai lavorato per Disney e che Disney non ha nulla a che fare con il mondo dei paperi, con il fumetto.

Io ho sempre lavorato per editori europei, mai per Disney.

Spiega che i fumetti Disney sono storicamente prodotti da editori indipendenti che operano su licenza. Negli Stati Uniti, questo ruolo era svolto da Western Publishing, mentre in Europa da editori come Egmont.

Gli autori, tra cui Carl Barks e lo stesso Rosa, lavorano come freelance per queste realtà, senza un coinvolgimento diretto della Disney nella produzione creativa.

Questa distinzione è per Rosa fondamentale: rivendica la natura autoriale del suo lavoro e sottolinea come le storie siano il frutto della creatività degli artisti, non della casa madre.

Il debutto della saga di Paperone: “Il figlio del sole”

La prima storia Disney realizzata da Rosa è Il figlio del sole, un’avventura di Zio Paperone.

Inizialmente, Rosa pensa che sarà anche l’ultima: immagina infatti di tornare presto alla vita precedente.

Tuttavia, il successo della storia e l’interesse degli editori europei cambiano le prospettive. Rosa comprende che, mentre negli Stati Uniti il fumetto Disney è in declino, in Europa gode ancora di enorme popolarità.

Questo lo porta a collaborare stabilmente con editori europei, producendo storie che verranno pubblicate soprattutto in paesi come Italia, Francia e Scandinavia.

L’eredità di Carl Barks

Don Rosa è spesso definito l’erede di Carl Barks, ma lui rifiuta questa etichetta. Durante il panel chiarisce di non aver mai cercato di analizzare o imitare sistematicamente il lavoro del suo predecessore.

Sicuramente la mia influenza maggiore è Carl Barks e anche tutte le dozzine centinaia di film che ho visto in TV. 

Il suo approccio è diverso: non vuole copiare lo stile grafico di Barks, ma proseguire il suo spirito narrativo. L’obiettivo è raccontare storie coerenti con l’universo creato da Barks, mantenendone la logica interna e il senso di avventura.

Rosa si definisce più uno storyteller che un grande disegnatore, arrivando persino a criticare il proprio stile grafico. Tuttavia, riconosce che proprio questo approccio, unito alla passione per i dettagli, costituisce uno degli elementi chiave del suo successo.

Lo stile dettagliato di Don Rosa

Uno degli aspetti più caratteristici del lavoro di Don Rosa è l’estrema ricchezza di dettagli nelle tavole. Questo stile non deriva direttamente da Barks, ma da altre influenze culturali.

Tra queste cita la rivista Mad Magazine e autori come Harvey Kurtzman e Will Elder, noti per inserire gag visive e micro-dettagli negli sfondi. Questo tipo di umorismo visivo, ricco e stratificato, ha avuto un forte impatto sulla sua formazione.

Rosa spiega che il suo approccio è quasi “ossessivo”: inserisce molti più dettagli del necessario, spesso senza compenso aggiuntivo, semplicemente per il piacere di farlo. Questo viene percepito dai lettori come un segno di dedizione e passione, contribuendo alla sua popolarità.

La costruzione dell’epopea di Paperone

Uno dei contributi più importanti di Don Rosa al fumetto Disney è la costruzione di una biografia coerente di Zio Paperone, culminata nell’opera The Life and Times of Scrooge McDuck.

Partendo dagli spunti lasciati da Carl Barks, Rosa sviluppa una vera e propria saga che racconta la vita del personaggio dalla giovinezza alla vecchiaia. Questo lavoro di “archeologia narrativa” consiste nel collegare storie preesistenti, riempire i vuoti e costruire una continuità interna.

Il risultato è un’opera epica che ha ridefinito il personaggio, rendendolo più complesso e tridimensionale.

Il rapporto con il pubblico

Il panel evidenzia anche il forte legame tra Don Rosa e i suoi lettori.

Da sempre l’autore ama il dialogo diretto con il pubblico.

Tra le domande fatte dai fan, una riguarda le influenze cinematografiche e letterarie nelle sue storie. Viene citata in particolare l’ispirazione a Quarto potere per alcune atmosfere narrative, e si ipotizza un legame con Cuore di tenebra.

Questo dimostra come il lavoro di Rosa non sia limitato al fumetto, ma attinga a un ampio spettro di riferimenti culturali.

Allora i cavalli sicuramente sono difficilissimi da disegnare, non so, ma se ho mai disegnato un cavallo in vita mia non ricordo. Però quello che è più complicato per me sono i nipotini di Paperino, quindi Qui Quo e Qua.

Conclusione

Il panel offre un ritratto completo di Don Rosa: la sua storia è quella di una passione coltivata nel tempo, trasformata in carriera grazie a scelte coraggiose e a un forte legame con le proprie influenze.

Attraverso il rispetto per l’eredità di Carl Barks e una visione personale della narrazione, Rosa ha contribuito a ridefinire il fumetto Disney, creando opere che continuano a essere amate da lettori di tutto il mondo.

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