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Conseguenze d’amore in Catherine: Full Body

Il puzzle game che racconta l’uomo giapponese medio con una scomoda circostanza d’amore, nella settimana infernale di Vincent Brooks

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Quando l’ordinario diventa straordinario? Molto spesso a causa di una necessità che il quotidiano finisce per reclamare tingendosi d’attenzione. Nel caso delle nostre vite la rottura di una routine, costruita nel tempo, è un sinonimo dello straordinario.

Un solo evento è più che sufficiente per far crollare l’intero castello di carte nel quale viviamo per mesi o anni, indipendentemente dalla sua natura: una perdita, una svolta lavorativa o una malattia.

Nella componente ludica del videogioco possono coesistere ordinario e straordinario. Per esempio, la progressione di alcuni giochi di ruolo si basa proprio sull’alternanza di attività quotidiane ad eventi, spesso legati alla missione principale, che delineano o ribaltano condizioni e reazioni di personaggi e mondo di gioco.

Un recente esempio è il lavoro svolto dallo studio di sviluppo Warhorse Studios con la duologia di Kingdom Come Deliverance: una perfetta ricostruzione storica della vita medievale che racconta al giocatore le vicissitudini politiche del trono di Boemia, con una narrazione però intervallata da manutenzioni al proprio armamento, cura del bestiame, caccia, commercio, letture e studio di saggi.

Catherine (con la C)

Giocare con le vite altrui

Esistono anche giochi che puntano tutto sull’ordinario, come il famosissimo The Sims, nient’altro che un simulatore di vita in cui far “crescere” dei personaggi di tua invenzione mandando avanti la loro routine giorno dopo giorno.

Nel paese del Sol Levante questa tipologia di videogame (chiamata in gergo Life Sim, abbreviativo di “Life Simulator”) è ben nota. Ci sono serie, oggi blasonate anche dall’occidente, che hanno evoluto e definito sia il concetto di simulazione di vita, come l’avventura di Shenmue realizzata da Yu Suzuki, sia le attività quotidiane, come l’epopea di Yakuza (Like a Dragon) creata da Toshihiro Nagoshi.

Infine, sempre in orbita dell’azienda SEGA, arriva l’intuizione da parte degli studi Atlus di realizzare un simulatore di vita studentesca con all’interno un vero e proprio calendario.

Artwork di Persona 5 realizzato da Shigenori Soejima

Consacrazione di un’autorialità

La saga di Persona nasce proprio come bizzarro ma geniale ibrido tra un sistema di combattimento a turni immerso in un racconto psicologico-sociale con un pizzico di blasfemia demoniaca e una ricostruzione delle classiche giornate di un qualsiasi studente giapponese delle superiori.

La gestione del calendario inserisce però un ulteriore strato di complessità al gioco, nel quale ogni azione va premeditata con la consapevolezza che essa consumerà la risorsa del tempo.

A rendere popolarissima la serie Persona è stato Katsura Hashino, che ha iniziato a curare i giochi dal terzo capitolo fino all’esplosione di Persona 5. L’ultima iterazione della saga ha infatti giovato di un’impronta autoriale molto più politica e vogliosa di mostrare le emozioni di personaggi ai margini del Giappone socialmente accettato.

Era nato dunque un nuovo punto di partenza a cui far riferimento, sia come estetica sia come motore grafico ed impostazione generale. Tuttavia, nel chiasso del successo non si tende mai l’orecchio a proposito di un piccolo gioiello che ha costruito le fondamenta per Persona 5.

Nel 2008 circa iniziano le prime sperimentazioni del motore grafico proprietario che definirà il life sim studentesco, le quali ben presto sfociano nell’idea di una folle produzione: Hashino dirige e produce l’avventura puzzle-platform Catherine, uscita nel 2011 per la generazione PlayStation 3 e Xbox 360, poi rinnovata in un’edizione aggiornata nel 2019 per PlayStation 4 e co-diretta da Kenichi Goto denominata Catherine: Full Body.

Foto di Katsura Hashino

Una scomoda circostanza

Una meravigliosa introduzione in stile Tonight Show sottolinea fin da subito l’elegante stile della scomoda circostanza vissuta da Vincent Brooks: tutta la vicenda viene infatti raccontata con un taglio televisivo, in una scaletta che ci porta nella settimana più ansiosa dell’esistenza del nostro ingegnere informatico sgangherato.

La sua routine monotona, tra serate al bar Stray Sheep e momenti di intimità con la sua fidanzata Katherine, viene spezzata dall’arrivo della bella e procace Catherine (con la C, mi raccomando), da cui egli è sedotto durante la prima giornata della settimana.

La mattina dopo si risveglia scoprendo di aver passato la notte con lei, pur non ricordandosi nulla, e contemporaneamente inizia a soffrire di terribili incubi costellati da torri gigantesche e….pecore.

Pervaso dai sensi di colpa, Vincent entra in un terribile limbo: dopo sette anni di relazione, Katherine vorrebbe sposarsi, mentre il ragazzo preferisce una vita priva di troppi impegni. Tuttavia, questa visione non gli vieta di entrare in completa paranoia riguardo al confessarsi sul tradimento.

Vincent e Catherine

Di giorno traditore, di notte pecora (?)

Iniziano così i nove giorni che compongono il calendario temporale di Catherine: Full Body, in cui ogni nostra azione consumerà del tempo prezioso.

È qui infatti che si intromette la duplice componente ludica: durante il giorno (o meglio le serate allo Stray Sheep) Vincent racconterà i fatti al suo ristretto gruppo di amici, alla cameriera Erica e al Boss del locale, e avrà l’occasione di sentire varie campane riguardo il suo problema.

Di notte il nostro protagonista avrà degli incubi, in cui si ritroverà a scalare enormi torri salendo su piattaforme cubiche e costruendosi un percorso tridimensionale fino alla vetta. Pena? La morte.

Durante i primi giorni infatti veniamo a sapere che sempre più uomini stanno soffrendo di incubi, di cui però non ricordano nulla una volta svegli, esattamente come lo stesso Vincent. Alcuni arrivano addirittura a perdere la vita nel sonno senza apparente motivo.

I giorni passano e tutti i secondari vengono, tra giorno e notte, sempre più approfonditi: dal silenzioso Johnny, all’eccentrico Orlando fino all’innocente Toby Nebbins, tutti raccontano paure, sogni, vite passate e blocchi emotivi a volte ancor più interessanti dello stesso canovaccio principale.

Katherine (con la K)

Sesso, bugie e videogame

Chaterine: Full Body è un raffinato studio sull’uomo moderno, sempre più indeciso, più silenzioso e avverso alla maturità soprattutto nei confronti dell’altro sesso.

La psiche di Vincent si riempirà soltanto del pensiero riguardante il tradimento, tant’è che molte conversazioni con Katherine saranno a senso unico: l’ingegnere muto suderà freddo di fronte alla povera ragazza che vorrà solo sapere la verità, mentre con Catherine rimarrà imbambolato seduto al bar a farsi dire smancerie senza batter ciglio.

Non è però tutto così semplice, e se ne renderà ben presto conto anche il giocatore. All’interno delle sezioni giornaliere sarà anche possibile utilizzare un sistema di chat pre-impostato (con una serie di frasi prescritte) per parlare con le ragazze protagoniste.

In base ai messaggi che comporremo, il rapporto con Catherine e Katherine cambierà fino ad arrivare a diversi finali.

E vi assicuro che la bontà d’animo non basterà. Chiunque, distaccato dalla vicenda, sarebbe dalla parte della povera fidanzata vittima, se non fosse che anche quest’ultima ad un certo punto inizierà a tacere con fare silenzioso, nascondendo qualcosa al povero Vincent. Chi ha torto allora? Chi è il vero “traditore”? Che ideologia devo seguire?

Il gioco continua a stratificare, giorno dopo giorno, gli elementi a disposizione del giocatore, costringendolo a riflettere sulla sua morale mentre di notte si impegna a risolvere puzzle e scalare torri per non morire nel sogno a fianco di una pecora.

Illustrazione di Rin

Triangolo (o quadrato) emotivo

Per fortuna ci sarà anche una brava “psicologa” che ascolterà il povero Vincent: la giovane Rin, salvata dal protagonista il giorno prima della settimana infernale e trovata a vagare per strada senza memoria.

Un ulteriore sottotrama che impreziosisce ancora di più l’interazione e che, senza anticipazioni, aprirà le strade a nuovi finali presenti solo nella versione presa in esame, ovvero Full Body.

È impossibile non menzionare il sempre eccelso lavoro svolto per la direzione artistica, diretta dal grande Shigenori Soejima, e la meravigliosa interfaccia utente nei menù di gioco, una gioia per gli occhi che rende piacevole scorrere perfino la sezione delle impostazioni dei controlli.

Menzione d’onore anche per la splendida musica di Shoji Meguro tra jazz e composizioni auliche orchestrali, che sentirete soprattutto come temi al bar Stray Sheep e che vi lasceranno un’atmosfera senza tempo.

Chaterine: Full Body è una perla troppo dimenticata che ancora oggi deve essere riscoperta e amata, un bellissimo esperimento pieno d’amore per l’estetica e la voglia di raccontare l’amore nelle sue conseguenze.

Un breve ma intensissimo viaggio nella mente dell’uomo giapponese medio che si trova a dover fare i conti con la propria maturità e le responsabilità della vita adulta.


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