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Essenza Ludica – Console war: quando la scelta era davvero difficile

Su Essenza ludica si parla di console war, ma solo di quelle poche veramente combattute in termini di vendite e di qualità

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Ah, le console war. Bastava chiedere «quale compro?» e la conversazione diventava un processo: gli amici chiamavano a testimoniare i giochi che avevano passato il weekend a finire, le riviste fornivano le prove tecniche e, più tardi, i forum ospitavano arringhe lunghe quanto una guida strategica. Il verdetto, naturalmente, coincideva quasi sempre con la console che ciascuno aveva già in casa.

Comprare una macchina significava scegliere una fazione. Ti affezionavi al suo controller, aspettavi i suoi giochi e imparavi a riconoscere i difetti della concorrenza con una precisione che non riservavi ai tuoi compiti di matematica. Bastava poi che una rivista desse alla tua esclusiva un punto meno rispetto a quella rivale: rileggevi la recensione tre volte, convinto che il recensore avesse saltato il livello migliore. Se il voto era più alto, invece, la rivista tornava immediatamente autorevole.

Le conversioni erano un campo di battaglia a sé. Lo stesso gioco usciva su due console e partiva l’indagine: «La mia versione è più fluida». «Sì, ma la mia ha più colori». Si confrontavano schermate, musiche, animazioni e dettagli sullo sfondo che, durante una partita normale, nessuno avrebbe avuto il tempo di guardare. Eppure contavano. Quando dovevi scegliere quale versione portarti a casa, anche una differenza minuscola poteva diventare l’argomento decisivo.

Si esagerava, si litigava e poi si tornava a giocare. Anche discutere di videogiochi faceva parte del divertimento. Ma non tutte quelle guerre furono combattute allo stesso modo. Alcune ebbero un vincitore evidente, anche se i tifosi continuarono a discutere per anni. Le più interessanti sono quelle in cui, al momento di scegliere, entrambe le console potevano convincerti davvero. Bentornati su Essenza Ludica!

Le regole dello scontro

Che cosa rende una console war davvero combattuta? Il risultato nelle vendite conta, ma da solo non basta: guarderemo anche come andarono le console nei diversi mercati e, soprattutto, se per chi doveva comprarne una la scelta rimase aperta nel tempo. Poi ci sono i giochi. Non è sufficiente avere tre o quattro capolavori da citare in ogni discussione: servono un catalogo ampio, generi diversi ed esclusive capaci di dare a entrambe le macchine una propria identità. Non cerchiamo una parità perfetta fino all’ultima unità venduta. Cerchiamo sfide in cui scegliere l’una o l’altra fosse, per buone ragioni, difficile.

Le guerre finite prima dell’ultimo round

La prima regola delle console war è che si può continuare a litigare anche quando il mercato ha già emesso la sentenza. Negli otto bit, il NES dominò il Master System su scala mondiale, benché la console Sega trovasse un pubblico forte in alcuni mercati europei. Tra le portatili, il Game Gear poteva sfoggiare il suo schermo a colori contro quello del Game Boy; Nintendo, però, vinse largamente la sfida commerciale. Colori o no, quel verdetto era difficile da contestare.

Poi arrivò la prima PlayStation. Saturn e Nintendo 64 avevano giochi per cui valeva la pena difenderli a voce alta, ma nessuno dei due riuscì a tenere il passo di Sony nelle vendite mondiali. Con PS2 la faccenda si fece ancora meno equilibrata: Dreamcast, GameCube e la prima Xbox le contesero attenzione e giocatori, ciascuna a modo suo; nessuna fu vicina a fermarne la corsa.

Anche DS e PSP accesero una discussione vera. Da una parte due schermi, pennino e giochi che potevi mostrare a chiunque; dall’altra una portatile che sembrava voler infilare una PlayStation nello zaino. Entrambe trovarono il loro pubblico, ma il DS vendette quasi il doppio. Più tardi, PlayStation 4 e Xbox One tornarono a sfidarsi sullo stesso terreno, senza che il risultato commerciale restasse in bilico a lungo.

Una console sconfitta poteva comunque essere un ottimo acquisto: i suoi giochi non peggioravano perché vendeva meno. Ma se cerchiamo le guerre in cui scegliere una delle due significava puntare su un contendente ancora in partita, dobbiamo fermarci su altre sfide.

SNES contro Mega Drive: la madre di tutte le console war

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L’epoca della sfida

All’inizio degli anni Novanta, la guerra dei sedici bit non cominciò con due console schierate sulla stessa linea di partenza. Il Mega Drive era arrivato prima. Per chi lo vedeva in azione, era la promessa di portarsi a casa qualcosa delle sale giochi: personaggi grandi, azione veloce, musica da alzare finché qualcuno non veniva a protestare. Nintendo aveva già conquistato una generazione con il NES, ma per rispondere a Sega chiese ai giocatori europei di aspettare il 1992. Quando lo SNES arrivò, molti avevano già scelto da che parte stare.

Fu allora che la rivalità divenne difficile da ignorare. Le pubblicità vendevano due idee diverse di videogioco e, in Italia, riviste come Consolemania e Game Power mettevano ogni mese nuovi argomenti nelle mani dei tifosi. Le aprivi per sapere cosa sarebbe uscito e finivi a discutere di schermate, voti e prove su strada con qualcuno che aveva cerchiato una pagina diversa dalla tua. Se un gioco compariva su entrambe le macchine, la domanda non era soltanto se fosse bello. Era: su quale girava meglio?

La cosa notevole è che la discussione non viveva solo di slogan. Sega aveva giochi per far desiderare il Mega Drive a chi possedeva uno SNES; Nintendo ne aveva per ottenere l’effetto contrario. Ogni nuova uscita poteva riaprire il dibattito, ogni conversione offriva un altro dettaglio da confrontare. La rivalità usciva dalle pagine delle riviste, passava per i negozi e continuava davanti alla TV di un amico. E lì, controller alla mano, difendere la propria console diventava molto più impegnativo.

Due modi di giocare

Mettere Super Mario World accanto a Sonic the Hedgehog era il modo più rapido per capire perché quella scelta fosse così personale. Mario ti invitava a esplorare: un livello finiva e ti veniva voglia di tornarci, perché eri certo di aver lasciato qualcosa alle spalle. Sonic ti spingeva a lanciarti in avanti, perdere il controllo per un istante e scoprire se i tuoi riflessi erano all’altezza della velocità promessa sulla scatola. Due platform, due idee diverse di ciò che poteva rendere irresistibile un pomeriggio davanti alla TV.

Lo SNES costruì attorno a sé un catalogo capace di cambiare umore senza perdere identità. The Legend of Zelda: A Link to the Past dava il piacere di perdersi in un mondo e imparare a conoscerlo; Super Metroid trasformava quella curiosità in tensione; Secret of Mana offriva un’avventura da condividere. Poi mettevi F-Zero nella console e l’idea che Nintendo facesse solo giochi tranquilli finiva contro il primo guardrail. C’erano generi diversi, ma tornava spesso la stessa cura per gli spazi, i segreti e le regole che il gioco ti insegnava mentre giocavi.

Il Mega Drive aveva un altro richiamo: la sala giochi sembrava più vicina. Streets of Rage 2 ti metteva subito in strada con un amico; Shinobi III chiedeva precisione, Gunstar Heroes trasformava ogni scontro in uno spettacolo da cui uscire possibilmente interi. Sarebbe però ingiusto fermarsi all’azione. Con Phantasy Star IV potevi passare molte serate dentro un’avventura lunga e articolata, senza sentire il bisogno di guardare dall’altra parte.

È qui che la guerra diventa interessante. Le due console avevano un carattere riconoscibile, ma nessuna era prigioniera della propria pubblicità. Se amavi una, trovavi comunque giochi sull’altra capaci di farti vacillare. E quando lo stesso titolo arrivava su entrambe, scegliere tornava a complicarsi.

Il terreno comune: stesso nome, sfide diverse

Le esclusive erano ottime per difendere la propria console. I giochi usciti su entrambe erano ancora meglio per litigare. Bastava affiancare due schermate di Mortal Kombat e il confronto prendeva una strada precisa: sullo SNES colpivano la grafica e il sonoro, ma la violenza della sala giochi era stata attenuata; sul Mega Drive potevi sbloccare sangue e fatality con un codice. Per qualcuno quella differenza era l’intero motivo per comprare il gioco. Per altri contava di più come appariva e si giocava ogni singolo incontro. Il nome sulla scatola era lo stesso, le priorità dei giocatori decisamente no.

Con Street Fighter II la battaglia passava anche dalle mani. Lo SNES lo portò a casa per primo, con un controller che offriva già i sei tasti necessari per i sei colpi del gioco. Quando arrivò la versione per Mega Drive, chi voleva una disposizione simile poteva usare il controller Sega a sei pulsanti; con quello standard a tre, bisognava cambiare tra pugni e calci. Anche qui, però, confrontare semplicemente «la versione SNES» con «la versione Mega Drive» sarebbe troppo facile: nel corso degli anni uscirono edizioni diverse, e bisognava almeno assicurarsi di mettere sul ring quelle giuste.

Poi c’era Aladdin, che faceva saltare il tavolo prima ancora di iniziare il confronto. Quello per SNES, realizzato da Capcom, e quello per Mega Drive, sviluppato da Virgin Games, erano due giochi differenti ispirati allo stesso film. Nel primo Aladdin affrontava livelli costruiti attorno ai salti; nel secondo combatteva con una spada e sfoggiava animazioni che sembravano uscite dal cartone animato. Non potevi decidere quale fosse «la conversione migliore»: dovevi chiederti quale dei due giochi ti divertisse di più. Ed era proprio questo il bello della sfida. Persino quando le console avevano qualcosa in comune, riuscivano a darti nuovi motivi per scegliere una parte.

Il verdetto

Se cerchiamo un vincitore nelle specifiche, il confronto comincia bene e finisce subito in discussione. Lo SNES aveva una tavolozza più ampia: poteva mostrare fino a 256 colori contemporaneamente, contro i circa 61 del Mega Drive in condizioni ordinarie. Aveva anche il Mode 7, che permetteva di ruotare e ingrandire un piano di sfondo direttamente tramite hardware. In F-Zero bastavano pochi secondi per capire perché quell’effetto avesse fatto parlare tanto.

Il Mega Drive rispondeva con una CPU principale più rapida. Dava agli sviluppatori una risorsa preziosa per costruire giochi dal ritmo serrato, ma da qui a dire che ogni gioco Sega fosse più fluido di ogni gioco Nintendo ce ne passa. Contavano il lavoro di chi programmava, gli effetti che si volevano ottenere e le rinunce necessarie per ottenerli. Due macchine diverse potevano brillare per ragioni diverse.

Sul sonoro, le due macchine parlavano lingue diverse. Lo SNES poteva riprodurre campioni di strumenti e costruire atmosfere ricche; il Mega Drive aveva il timbro più ruvido e incisivo della sintesi FM. Sulla carta non gli assegnerei una vittoria tecnica. All’ascolto, però, per me il Mega Drive seppe sfruttare meglio la propria voce. Ricordo persino amici musicisti sostenerlo: quella musica, dicevano, suonava meglio. Si può discutere fino a consumare i pulsanti del controller, ma è proprio il genere di preferenza che una scheda tecnica non può decidere.

La tecnica, insomma, spiega perché entrambe avessero qualcosa da offrire. Per decidere quale avresti voluto tenere sotto la TV, bisogna tornare ai giochi.

Se la tecnica non consegna la vittoria a nessuno, i cataloghi rendono il verdetto ancora più difficile. SNES e Mega Drive avevano entrambi una quantità enorme di giochi, esclusive memorabili e titoli in comune. Qualunque delle due console avessi scelto, avresti trovato platform, giochi d’azione, corse, avventure e molto altro con cui riempire gli anni. Ma «entrambe avevano di tutto» non significa che offrissero lo stesso a chiunque. Il genere che amavi poteva spostare la scelta con decisione.

Per gli sparatutto, il Mega Drive aveva argomenti formidabili. Se volevi attraversare lo schermo schivando proiettili, Thunder Force IV era un motivo più che sufficiente per guardare dalla parte di Sega. Se preferivi correre e sparare a tutto ciò che si muoveva, c’era Gunstar Heroes. Lo SNES poteva rispondere con Axelay e Contra III: non era affatto fuori gioco, ma io darei il vantaggio al Mega Drive per chi viveva di questi generi.

Lo stesso vale per i picchiaduro a scorrimento. Lo SNES aveva Turtles in Time; Sega poteva schierare Golden Axe e, soprattutto, la serie Streets of Rage. Per chi cercava quell’esperienza da sala giochi da condividere sul divano, era difficile resistere.

Nei giochi di ruolo, invece, la bilancia pendeva verso lo SNES. Secret of Mana era già una splendida ragione per sceglierlo; guardando al catalogo uscito in Giappone e Nord America, si aggiungevano Final Fantasy VI e Chrono Trigger. Qui però il ricordo di chi giocava in Italia va distinto dalla storia completa della console: quei due capolavori non arrivarono nei negozi europei su cartuccia SNES. Il Mega Drive, dal canto suo, non lasciava il genere scoperto: Phantasy Star IV e Shining Force II impediscono di raccontarlo come una macchina fatta soltanto per l’azione.

Ecco perché non riesco a incoronare un vincitore assoluto guardando i giochi. Riesco, invece, a dare risposte molto chiare a giocatori diversi. Se mi avessi chiesto una console per gli sparatutto, i picchiaduro a scorrimento e gli arcade in generale, ti avrei indicato il Mega Drive. Se avessi voluto perderti nei giochi di ruolo o in titoli più innovativi e complessi, avrei detto SNES. È una conclusione meno comoda di un podio, ma rende giustizia alla domanda che contava allora: a cosa volevi giocare tu?

La mia scelta

Io, per fortuna, le ho avute entrambe. Mi sono divertito moltissimo con tutte e due, e non devo affidarmi a una schermata vista su una rivista per immaginare cosa mi sarei perso scegliendo l’altra. Se però oggi mi chiedete di indicarne una, do un piccolo vantaggio allo SNES. Il motivo sono soprattutto i giochi Nintendo: Super Mario World, A Link to the Past, Super Metroid, Super Mario Kart, Super Punch Out... Erano mondi in cui volevo tornare anche dopo aver spento la console. Capolavori non invecchiati di un giorno. Questo non toglie nulla alle ore passate con il Mega Drive, né rende la mia scelta una sentenza per tutti. Dice soltanto quale delle due, alla fine, ha lasciato il segno più profondo su di me.

Oggi la distanza si è assottigliata moltissimo. Grazie agli emulatori ho recuperato tanti giochi che allora non avevo provato, soprattutto sul Mega Drive, e ho potuto giudicare i due cataloghi con più esperienza e meno fedeltà alla macchina che preferivo da ragazzo. Se dovessi scegliere adesso, darei forse ancora un leggerissimo vantaggio allo SNES per i giochi Nintendo. Ma sarebbe quasi una parità: una differenza troppo piccola per chiamarla vittoria.

Xbox 360 contro PlayStation 3: la nuova sfida

A metà anni Duemila, il nome PlayStation pesava moltissimo. La PS2 era stata un successo enorme e la sua erede sembrava destinata a essere la console da battere. Microsoft, però, aveva imparato dalla sua prima Xbox e questa volta arrivò in anticipo: Xbox 360 uscì in Europa nel dicembre 2005, più di un anno prima della PS3. Per la prima volta, chi voleva entrare nella nuova generazione poteva farlo senza aspettare Sony.

Era cambiato anche il modo di vivere una console war. Le riviste erano ancora lì, ma le discussioni continuavano sui forum, tra video di gameplay, confronti tecnici e commenti di chi aveva appena comprato una delle due macchine. La promessa dell’alta definizione si vedeva sugli schermi; quella del gioco online spostava la rivalità anche oltre il salotto. Non si confrontavano più soltanto le console e i loro giochi: contava dove giocavano gli amici, e con chi avresti potuto ritrovarti la sera.

Quando la PS3 arrivò in Europa, nel marzo 2007, si presentò con il lettore Blu-ray e un prezzo di 599 euro per il modello disponibile al lancio. Xbox 360 aveva già avuto tempo per farsi conoscere. Eppure nessuno dei due nomi bastava, da solo, a chiudere la discussione. Sullo sfondo c’era anche il Wii, impegnato a proporre un’idea di gioco molto diversa: questa generazione aveva tre protagonisti, anche se la sfida che ci interessa qui era quella tra Microsoft e Sony.

Due modi di giocare

Accendere Xbox 360 significava entrare subito in un ambiente costruito anche attorno agli altri giocatori. La lista amici, i messaggi, gli obiettivi da sbloccare e il proprio profilo erano parte dell’esperienza, anche quando giocavi da solo. Xbox Live rendeva naturale passare da una partita con gli amici a una demo scaricata dal Marketplace. Per giocare online con gli altri, però, serviva l’abbonamento Gold: una richiesta che poteva pesare nella scelta della console.

PS3 aveva un approccio diverso. Con PlayStation Network si poteva giocare online senza pagare un abbonamento, mentre il lettore Blu-ray la rendeva anche una macchina per guardare film in alta definizione. Era una proposta molto attraente per chi voleva concentrare più forme di intrattenimento sotto la TV. All’inizio l’esperienza sociale di PSN era meno integrata di quella costruita da Microsoft, ma PS3 non era affatto una console pensata per giocare soltanto da soli.

La differenza si sentiva soprattutto nelle abitudini. Su Xbox 360 poteva venirti voglia di accenderla perché avevi visto gli amici collegati; su PS3 potevi aver già scelto cosa giocare e ritrovarti poi online con loro. Sono due impressioni, non regole valide per ogni proprietario delle due macchine. Descrivono però bene come Microsoft e Sony cercassero di farsi spazio nelle serate dei giocatori. E preparano la domanda successiva: quali giochi rendevano davvero irresistibile ciascuna console?

Rispetto alla guerra tra SNES e Mega Drive, qui il confine tra i cataloghi era molto meno netto. Le esclusive esistevano e contavano ancora, ma una parte enorme dei giochi di richiamo usciva su entrambe le console. Potevi affrontare Grand Theft Auto IV, Assassin’s Creed II, Red Dead Redemption o Mass Effect 3 senza dover scegliere una macchina per avere accesso a quei mondi. La domanda diventava un’altra: quale versione compro?

E non era sempre una domanda da appassionati armati di lente d’ingrandimento. In Red Dead Redemption, per esempio, la versione Xbox 360 offriva un’immagine più definita e una resa generalmente migliore di quella PS3.

Bayonetta mostrava differenze ancora più evidenti nella fluidità dell’azione. Erano casi concreti in cui il gioco era disponibile su entrambe, ma l’esperienza non era identica. Sarebbe comunque sbagliato ricavarne una regola per ogni uscita: i confronti andavano fatti titolo per titolo.

Poi c’era una differenza che nessuna analisi dei fotogrammi al secondo poteva misurare per te. Se compravi un gioco per passarci le serate online, dove giocavano i tuoi amici? Una versione tecnicamente migliore perdeva molto del suo fascino se tutti quelli con cui volevi giocare erano collegati all’altra console. Questa fu una console war in cui i titoli condivisi occupavano gran parte della discussione; proprio per questo, le esclusive e l’esperienza attorno ai giochi potevano ancora decidere da che parte stare.

Con così tanti giochi in comune, le esclusive non dovevano riempire da sole un’intera libreria. Dovevano rispondere a una domanda più semplice: che cosa posso giocare qui che sull’altra console, in quel momento, non trovo? Xbox 360 aveva una risposta immediata. Halo 3 era un motivo per comprare la macchina e ritrovare gli amici online; Gears of War offriva un altro tipo di azione, fatto di coperture, tensione e cooperazione. Ma c’erano anche Dead Rising, con il suo centro commerciale pieno di zombie e oggetti da trasformare in armi, e Dead or Alive 4, per chi voleva un picchiaduro da imparare incontro dopo incontro. A completare il quadro arrivavano le corse di Forza Motorsport e le scelte, spesso disastrose ma irresistibili, di Fable II. Microsoft non aveva soltanto sparatutto, anche se erano quelli che facevano più rumore.

PS3 costruì la propria risposta nel tempo. Uncharted offriva avventure spettacolari, Metal Gear Solid 4 prometteva un appuntamento che i fan aspettavano da anni, mentre LittleBigPlanet lasciava ai giocatori il piacere di creare e condividere. Demon’s Souls proponeva tutt’altro: un mondo ostile da capire a proprie spese, in cui perfino l’incontro con altri giocatori poteva sorprenderti o metterti nei guai. C’erano anche Gran Turismo 5, God of War III e, verso la fine della generazione, The Last of Us. Titoli diversi, sufficienti a dare alla console un’identità che il catalogo multipiattaforma, da solo, non poteva darle.

Ecco perché «c’erano meno esclusive che ai tempi di SNES e Mega Drive» non significa che fossero un dettaglio. Potevi giocare moltissimi grandi titoli su entrambe le macchine, ma se Halo era la serie che seguivi con gli amici, se volevi provare l’insolita libertà di Dead Rising o se Demon’s Souls ti aveva incuriosito, la scelta tornava improvvisamente concreta. Bastavano alcuni giochi irrinunciabili per spostarti dall’uno all’altro campo.

Il verdetto: una sfida cambiata strada facendo

All’inizio sembrava una sorpresa già enorme che Microsoft fosse riuscita a mettere in difficoltà Sony. Xbox 360 era arrivata prima e, alla fine del 2008, conservava un vantaggio mondiale di oltre otto milioni di console. Xbox Live e un catalogo sempre più ricco le davano forza; PS3, partita più tardi e a un prezzo elevato, doveva ancora convincere molti giocatori a fare il salto.

La partita, però, non rimase ferma al primo round. Microsoft dovette affrontare il grave problema delle tre luci rosse, estendendo a tre anni la garanzia per quel guasto. Sony, intanto, abbassò il prezzo della PS3: nel 2009 il modello Slim arrivò in Europa a 299 euro. E man mano che le sue esclusive si aggiungevano al catalogo, diventava più difficile giudicarla soltanto dal suo esordio. Xbox 360 aveva fatto dell’online un’esperienza particolarmente riuscita, pur chiedendo un abbonamento per giocare in multiplayer; PS3 offriva l’online gratuito e il lettore Blu-ray. C’erano buone ragioni per preferire l’una o l’altra, e cambiarono peso nel corso degli anni.

Nelle vendite mondiali, il vantaggio finale sembra andare a PS3, ma parliamo di una distanza contenuta. Sony riporta oltre 87,4 milioni di PS3 distribuite al marzo 2017; Microsoft comunicava oltre 84 milioni di Xbox 360 al giugno 2014. Sono gli ultimi grandi numeri ufficiali facilmente confrontabili, ma si riferiscono a date diverse: non li userei per proclamare una vittoria al singolo milione. Sulle esclusive, invece, per me se la giocano. Halo, Gears, Dead Rising e Dead or Alive 4 avevano motivi concreti per attirarti su Xbox; Uncharted, LittleBigPlanet, Demon’s Souls e The Last of Us ne offrivano altrettanti per scegliere PlayStation. Il risultato commerciale favorisce Sony. Il verdetto su quale console fosse meglio avere in casa dipende molto di più da quali di quei giochi volevi davvero giocare.

La mia scelta: il vincitore morale

Le ho avute entrambe. Xbox 360 la comprai al day one, perché finalmente potevo permettermi di prendere una console appena uscita; PS3 arrivò a casa mia un paio d’anni dopo. E più ripenso a quella generazione, più mi convinco che il mio verdetto vada oltre la semplice preferenza personale: per me il vincitore morale è Xbox 360.

Microsoft arrivò prima, chiese meno soldi e mise subito Xbox Live al centro dell’esperienza. Nei primi anni, parecchi giochi multipiattaforma erano anche più convincenti sulla sua console. E c’erano i titoli che parlavano direttamente a me: Dead or Alive 4, Dead Rising, Lost Planet.  Dall’altra parte, PS3 arrivò più tardi e costava molto di più. E per il primo anno, anno e mezzo, diciamolo: aveva troppo pochi giochi davvero irrinunciabili per chiedere quella cifra, soprattutto a chi aveva già una 360. Qualche bel titolo c’era, certo. Ma io guardavo le due console, i rispettivi cataloghi e i prezzi, e non capivo perché Sony dovesse godere di tutta quella fiducia in anticipo. Mi sembrava che la stesse incassando dalla PS2, prima ancora di essersela guadagnata con la PS3. So bene che PS3, col tempo, ha costruito un catalogo straordinario. So anche che la 360 aveva un difetto enorme, impossibile da assolvere: le tre luci rosse. Ma questo non cancella ciò che pensavo mentre la sfida era in corso. Se PS3 fosse arrivata con un altro nome, avrebbe ricevuto la stessa indulgenza? Non posso dimostrare il contrario; io ne dubito fortemente. Sony aveva alle spalle l’eredità della PS2, e secondo me quella fedeltà al marchio pesò sulla guerra molto più di quanto si voglia ammettere. Alla fine PS3 recuperò terreno e arrivarono i suoi grandi giochi. La console che, ai miei occhi, si era guadagnata per prima quella generazione resta Xbox 360. E sì, se allarghiamo lo sguardo a tutta la generazione, la console che conquistò più persone fu la Wii. Ma quella è un’altra storia.

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