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Intervista a David Lopez: l’artista delle femmes fatale dei comics

Be Comics! Be Games! Torino è stato un evento che ha visto protagonisti molti autori provenienti dall’estero. Tra questi David Lopez, disegnatore spagnolo che abbiamo avuto l’onore di intervistare

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David Lopez è l’artista della femminilità. È un disegnatore che riesce a interpretare i personaggi femminili dei fumetti, nel modo più naturale e sincero possibile.

Il suo tratto è stato capace di valorizzare e dare ulteriore caratterizzazione a eroine e anti-eroine tirando fuori il meglio di loro a livello visivo.

Catwoman, Carol Danvers, Laura Kinney / Wolverine e molte altre nelle sue mani hanno dimostrato quanto possono essere belli da leggere i fumetti con protagoniste delle donne con i superpoteri. E questo grazie all’empatia e alla curiosità di David verso l’Universo artistico femminile.

Durante il Be Comics! Be Games! Torino, ho avuto l’opportunità di scambiare una lunga chiacchierata (in italiano, ci tengo a dirlo) con l’artista.

David si è raccontato nella maniera più naturale e simpatica, parlando di arte, di lavori e della sua passione per storie che pubblica sui social e che raccontano un po’ l’attualità del suo paese, ma non solo. E (ripeto) tutto ciò in italiano, dimostrando un’ottima padronanza della lingua.

Tra battute e risate, ecco a voi David Lopez, l’artista delle femmes fatale dei comics!


David Lopez: il grande rapporto con Kelly Sue DeConnick e l’amore per i personaggi femminili dei fumetti

Ciao David e grazie mille di averci concesso un po’ del tuo tempo per questa intervista! Catwoman, All-New Wolverine, Captain Marvel e anche Black Hand & Iron Head sono tutti progetti di grande successo con protagoniste forti, o comunque grandi donne. Si tratta di una coincidenza oppure credi che il tuo tratto valorizzi particolarmente i personaggi femminili e le loro storie?

David Lopez – Dipende da chi li scrive. Ho avuto la fortuna di lavorare con sceneggiatrici specialiste nello scrivere personaggi femminili: Kelly Thompson, G. Willow Wilson, Kelly Sue DeConnick e anche altre. Ma anche Peter David ha fatto un buon lavoro su Fallen Angel.

Non so se conosci una rivista di fumetti italiana dei primi anni 2000 che si chiamava Mondo Naif di Coniglio Editore. Lì ho pubblicato il mio slice of life su due ragazzine che abitano a Barcellona.

Ho sempre lavorato con personaggi femminili perché è sempre stato qualcosa che mi intrigava e appassionava. Il mondo femminile per me è un mistero a cui voglio avvicinarmi.

L’universo femminile, inoltre, è entrato nel mainstream: siamo in un momento storico in cui questo sta succedendo. Ho la fortuna di vivere questa fase.

In DC hai lavorato a lungo su Catwoman. E’ uno dei lavori in cui sei stato più a lungo su una serie regolare: 30 numeri, giusto?

David Lopez – Sì, 30 numeri in 30 mesi.

Cosa puoi dirci della tua esperienza su Catwoman?

David Lopez – È stata un’esperienza bellissima, perché lavoravo anche con Álvaro López, che in quel momento era un inchiostratore davvero incredibile, con uno stile abbastanza astratto, e con l’editor, Nacho Castro, che ha lavorato in Disney e mi sembra che adesso sia in Skybound. Mi aiutarono tantissimo.

Dopo tanto tempo si crea un rapporto umano, di confidenza. Anche con lo scrittore Will Pfeiffer eravamo una squadra, e lavoravamo bene insieme. C’era affiatamento e feeling. Ma 30 numeri sono tanti! [Risata n.d.r.]

Tavola di David Lopez tratta dalla sua run su Catwoman

Per quanto riguarda aspetto e costume, ti sei ispirato a qualcosa di specifico per la tua versione di Catwoman, considerata tra le più amate dal 2000 in poi?

David Lopez –  Dici davvero? Grazie, prima di tutto.

Dopo di me c’è stato Marcos Marz, anche lui spagnolo, che aveva disegnato Gotham City Sirens. Ma io mi sono ispirato al lavoro di Darwin Cooke, che aveva disegnato la serie prima di me, quindi il costume era già quello!

Io ho iniziato con il numero 51 e ho proseguito fino all’82. Il suo lavoro è stato un’ispirazione, ma io però ho uno stile diverso. E’ stato come un manuale di sopravvivenza: dovevo finire un fumetto al mese e ho imparato tantissimo.

È stato duro, sì, ma anche molto formativo. Quando ho finito Catwoman è stato come andare in burnout: ero vuoto di idee, molto stanco.

Perché mentre facevo quello lavoravo anche a una graphic novel per la Spagna, ho fatto tre numeri di Countdown, un annual di Batman… era tantissimo lavoro.

Però è stato bello, ero felice.

Torneresti su Catwoman?

David Lopez –  Sì, sì. Sarebbe come tornare a casa. È un po’ strano, perché poi hai visto tanti altri disegnatori lavorare su Catwoman e pensi: perché non hanno chiamato di nuovo me? Voglio tornare! Ma il ricordo è bello. Davvero bello.

Passando a Captain Marvel, è stato un lavoro molto importante per te, anche per il rapporto con la scrittrice Kelly Sue DeConnick che, in una vecchia intervista, hai paragonato a una figura sportiva molto importante in Spagna: il “Cholo” Simeone, allenatore dell’Atlético Madrid. Cosa intendevi con questo paragone?

David Lopez –  Hanno la stessa grinta. Lei è molto appassionata del suo lavoro, dà tutto. E allora anche tu ti senti in dovere di dare tutto. Ti coinvolge, ti spinge sempre a fare di più, a essere migliore.

Abbiamo appena finito FML. Con lei ed è stato magnifico, perché lì non aveva restrizioni: faceva quello che voleva.

Lei ti chiede di fare delle cose e tu vuoi renderla orgogliosa. Ti lascia libertà assoluta, ti dà fiducia, ti tratta come un pari.

Fare fumetti americani spesso è come lavorare in una catena di montaggio in fabbrica. Con lei è diverso: ti trasmette la passione. E allora tu vuoi fare il meglio possibile, perché lei ti dà il meglio di sé.

Uno dei tuoi lavori più recenti è FML, ancora insieme a Kelly Sue DeConnick. La serie mescola elementi molto diversi come adolescenza, cultura metal, soprannaturale e contesto pandemico: cosa ti ha affascinato di questo concept e cosa volevi raccontare davvero attraverso FML?

David Lopez –  Sì, è molto vicino alla realtà e lo devi leggere. Non è facile spiegarlo, anche per me è difficile trovare le parole per descrivere cos’è FML.

E’ uscito per Dark Horse e lo abbiamo appena finito. Penso che a voi italiani piacerà. Lei [Kelly Sue DeConnick n.d.r.] dice che sua figlia ha definito FML come un fumetto divertente… anche se in realtà parla di cose che non lo sono.

Ma la cosa interessante è che io vengo dal slice of life underground, che è quello che mi piace e mi viene naturale. FML è, stranamente, una cosa che farei io se sapessi scrivere bene come lei. Kelly ha trovato con il suo stile, il modo di raccontare questa storia.

Io vorrei scrivere fumetti come lo fa lei e lei vorrebbe disegnare fumetti come li disegnerei io. È come uno yin e yang: siamo sempre una cosa sola.

Infatti, quando facevamo le riunioni creative parlavamo e dicevamo “questo mi è piaciuto tanto, questo è fatto bene”… e lei mi diceva “no, questo l’hai fatto tu”.

Io non sono così paziente! Lei mi ha detto che questa è una cosa che succede quando si lavora in sintonia.

Quando sei in coppia, in un team, nasce una terza voce: non è mia, non è sua, è qualcosa che nasce da entrambi. Ed è diversa da noi. A me questa cosa piace tantissimo.

Mi è successo anche in Mystique con G. Willow Wilson, ma lì eravamo una squadra più ampia: colorista, inchiostratore, disegnatore… tutti insieme.

Era una cosa più “industriale” rispetto a FML, ma è questo il bello del lavorare in team: ottieni cose che da solo non potresti fare.

Nei fumetti di supereroi è una catena di montaggio per natura: se ogni mese esce Batman e sei il disegnatore, tutti i mesi devi consegnare e non hai il tempo di fare qualcosa di completamente diverso a lungo termine.

Immagine di FML di Kelly Sue Deconnick e David Lopez

Quando ti è stato affidato il progetto su Wolverine, come hai reagito alla notizia che non ci sarebbe stato Logan nel costume, ma Laura Kinney?

David Lopez –  Me l’hanno detto subito. E ho pensato: preferisco Laura, mi piace di più. Sono simili, ma io vengo da un’epoca in cui Wolverine era su ogni serie: X-Men, Wolverine, ecc… per me all’epoca era un po’ “bruciato” come personaggio.

Logan è iconico e mi è sempre piaciuto, fin dall’inizio, dalle prime storie. Però Laura mi affascinava di più.

Avevo già disegnato X-23, quando la scriveva Marjorie Liu sulla serie omonima. Ho fatto alcune pagine, mi è piaciuta e mi veniva naturale.

Quando mi hanno proposto la serie All New Wolverine ero un po’ stanco, perché venivo da tanti numeri di Captain Marvel e poi subito Wolverine. E in più avevo una figlia piccola, quindi avevo bisogno di tempo.

Ho detto all’editor: lo faccio, ma solo se posso lavorare con qualcuno. Così abbiamo lavorato come negli studi manga: io facevo le figure e lui i fondali, le macchine, tutto quello che io non potevo o non volevo fare.

Mi ha aiutato David Navarro. Abbiamo lavorato benissimo, è stata una bellissima esperienza.

Hai collaborato con Tom Taylor su questa serie: com’è stato lavorare con lui?

David Lopez –  Oh mi sono divertito molto. Lui è bravissimo.

Secondo me quello che ha creato in All New Wolverine lo ha poi replicato in DC su Nightwing.

David Lopez –  Ah, con Bruno Redondo! Sì, Bruno… gli vorrei dire “mi hai copiato”!  [ride n.d.r.] Scherzo. Però sì, si vede quel tipo di lavoro.

Bruno è bravissimo, spinge sempre al massimo. Lavora con Taylor per arrivare più lontano possibile. Mi ricordo quella storia fatta in un’unica tavola continua [Nightwing #87 n.d.r.] loro hanno questo modo di lavorare: parlano tanto, cercano sempre qualcosa di nuovo. È molto importante avere un buon rapporto con lo sceneggiatore.

Pensi che il personaggio di Gabby abbia in qualche modo influenzato la versione di X-23 di Dafne Keen vista nel film Logan con Hugh Jackman?

David Lopez –  No, no. Io disegno sempre guardando le proporzioni reali: Laura è piccolina, ma molto forte. Gabby è simile, ma ancora più piccola. Il carattere è diverso. Laura è più chiusa, Gabby è diversa. Nel film l’hanno resa bene, ma non credo sia ispirata alla mia Gabby. Tra l’altro Daphne Keen [interprete di Laura Kinney nei film n.d.r.] è spagnola, di Madrid.

Passiamo a Black Hand & Iron Head. E’ un progetto molto personale per te, perché ti vede per la prima volta anche alla scrittura oltre che al disegno. Come hai vissuto il passaggio ad autore completo? E, trattandosi di un progetto creator-owned, quanto ti ha divertito avere piena libertà?

David Lopez –  In realtà non è la prima volta. Io avevo già fatto fumetti miei, più underground.

Lavorare sui fumetti americani è stata un’opportunità: mi piacciono i supereroi, ma è anche una questione di lavoro. In Europa, o fai album o è difficile vivere di fumetti. Però ho sempre avuto il bisogno di scrivere le mie cose. Dopo tanti anni, ho ripreso a farlo. Ho lavorato con David Muñoz, che è uno sceneggiatore spagnolo legato anche al cinema (The Devil’s Backbone). È stato come un tutor per me, mi ha insegnato molto. Ora mi sento più sicuro come scrittore.

Sui tuoi social ho visto delle strip a fumetti che realizzi, molto diverse rispetto a quello per cui noi fan siamo abituati a conoscerti. Si tratta di utilizzare il fumetto per fare informazione e anche un po’ di critica al sistema. Quello che oggi è graphic journalism. Ritieni il fumetto un mezzo potente e immediato per rappresentare queste situazioni reali?

David Lopez – Sì, ecco. Penso che per comunicare queste cose il fumetto sia un mezzo potente. Il fumetto è il migliore mezzo per raccontare le cose. Non so se lo conosci, ma Joe Sacco con i suoi fumetti ne è l’esempio lampante. Spiega il tutto in maniera chiara.

Viviamo in un mondo molto più social e visuale, e il fumetto ha questa magia che puoi mischiare disegni e testi. È perfetto. Ma questi fumetti politici (possiamo dire che sono politici), non sono tanto per gli altri, quanto per me.

Viviamo in una situazione di terribile angoscia dove il mondo ci attacca costantemente: l’attualità, la guerra, la cronaca e tutto il resto.

Allora, se non dico niente, tutta questa angoscia rimane dentro di me, mentre io la voglio tirare fuori e voglio dire la mia. E il fumetto è il mezzo che utilizzo. Lo faccio per stare in pace con me stesso.

C’è il serio rischio di ritornare a una situazione simile al peggiore dei passati. E quello che posso fare per dire alle persone quello che penso è utilizzare il fumetto per esprimere il mio pensiero.

Ultima domanda: in questo momento storico ci sono moltissimi artisti spagnoli e italiani che lavorano negli Stati Uniti per le grandi case editrici. Quali sono, secondo te, le qualità che spingono gli editor a guardare sempre più verso Italia e Spagna? Si tratta solo di talento e tecnica?

David Lopez – Non solo… ci sono anche tanti artisti brasiliani. Riguardo a noi spagnoli, Pasqual Ferry che è qui [anche Ferry era ospite al Be Comics! Be Games! Torino n.d.r.], ti potrà raccontare. Lui, Carlos Pacheco e Salvador Larrocca sono stati tra i primi grandi artisti spagnoli che abitavano in Spagna e lavoravano con l’America.

Loro sono stati i primi e dopo sono arrivati gli altri più giovani, tra cui io, ma questi grandissimi artisti hanno aperto le porte.

David Lopez al Be Comics! Be Games! Torino

Comunque credo che il successo sia per talento ma anche per opportunità, perché si cominciava a utilizzare internet, mentre prima per comunicare si utilizzava il fax. E con l’utilizzo delle mail anche per Marvel fu più facile comunicare con un artista spagnolo o italiano alla stessa maniera di un americano.

E allora Marvel ha capito che questi artisti spagnoli che hanno lavorato su Marvel UK, possono farlo anche per la Casa delle Idee d’America.

Quando sono arrivato io la strada ‘transatlantica’ era già spianata e così ho cominciato a lavorare.

Qui in Italia ci sono tanti artisti così talentuosi che magari possono lavorare solo su Bonelli o sul mercato francese, ma hanno l’educazione artistica visuale dei fumetti di supereroi e allora è normale per loro avere voglia di lavorare sul mercato americano.

Quando io sono arrivato, un fumetto che vendeva 25.000 copie ogni mese senza cover variant era a rischio chiusura. Adesso se vendi 25.000 copie ogni mese, sei un vero re.

I grandi fumettisti americani hanno l’opportunità di lavorare sul creator-owned, cosa che stanno cominciando a fare anche gli artisti spagnoli e italiani, perché con i creator-owned gli autori hanno i diritti del personaggio. E se vendo un numero di copie normali o basse, mi pagano quasi come se lavorassi per Marvel.

Le grandi case editrici americane devono capire come recuperare il talento interno perché sennò c’è un limite alla quantità di talento dell’estero che possono comprare.

Grazie mille David per il tuo tempo. Sono state risposte davvero incredibili.

David Lopez – Grazie a te perché le domande erano interessanti.


David Lopez: Biografia

David López è un fumettista spagnolo nato a Gran Canaria, noto per il suo straordinario character design e per la capacità di creare alcune delle copertine più incredibili del settore. Ha ricevuto nomination per alcuni dei premi più prestigiosi del settore, tra cui gli Eisner Awards e gli Harvey Awards per il suo lavoro su  Mystic.

Dopo aver ottenuto fama internazionale come disegnatore di fanzine, nel 2000 ha iniziato a lavorare per la DC Comics . Ha rapidamente raggiunto la notorietà grazie alla sua serie Fallen Angel (creata in collaborazione con Peter David) e alla sua lunga gestione di 30 numeri di Catwoman .

Tra i suoi lavori per la Marvel Comics figurano Spider-Man , X-Men , Hawkeye & Mockingbird e  All New Wolverine , solo per citarne alcuni. Inoltre, il suo iconico character design nella serie Captain Marvel è servito da ispirazione per il film dei Marvel Studios del 2019.

Dopo il successo della sua graphic novel di cui detiene i diritti d’autore, Blackhand & Ironhead , David López sta ora lavorando alla sua nuova serie FML , realizzando al contempo copertine per titoli di grande successo, tra cui Star Wars e Spider-Gwen della Marvel.

David adora i giochi di ruolo ed è noto per essere un eccellente Dungeon Master. Inoltre, è orgoglioso di aver pubblicato alcuni degli Inktober e degli artbook a tema videoludico più popolari in circolazione.

Gestisce inoltre un canale YouTube (insieme all’artista di The Green Room David Lafuente) chiamato Streaming de Dibujantes*

*biografia tratta dal sito thegreenroomcomicart.com

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