1950: il momento in cui la forma si compie
Per secoli il grande pezzo di carne con osso era rimasto un archetipo del banchetto, poi era diventato un espediente comico nei cartoon americani, e infine era entrato nel linguaggio del manga attraverso l’influenza occidentale.
Ma è soltanto nel 1950 che quella figura prende corpo in modo pienamente riconoscibile.
Il passaggio decisivo arriva, infatti, con Osamu Tezuka e con il primo capitolo di Kimba – Il leone bianco, nel novembre del 1950.
Qui compare, per la prima volta in forma ormai compiuta, il pezzo di carne che oggi riconosciamo immediatamente come manga meat: una massa cilindrica, compatta, con due ossa che sporgono lateralmente e che permettono di afferrarla e addentarla con le mani.
È un momento chiave non solo perché cristallizza la forma nell’immaginario collettivo, ma perché ne chiarisce anche la funzione.
Questa icona non trasmette l’idea di un banchetto elegante o di una preparazione raffinata, ma il suo contrario. È piuttosto cibo da afferrare, mordere e divorare, in un atto primordiale che ben si sposa con le atmosfere del regno della Savana, dove predatore e preda condividono lo stesso ambiente.
Con questa immagine, la carne smette definitivamente di appartenere solo all’immaginario gastronomico o cartoonistico e diventa un vero segno narrativo giapponese.