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VisionQuest: Recensione – La famiglia è per sempre

Abbiamo visto in anteprima VisionQuest, la nuova serie TV dei Marvel Studios in uscita su Disney+ con protagonista l’ex Avenger Visione, alla scoperta di sé stesso e del suo passato

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Era il 2021 quando il Marvel Cinematic Universe sbarcò su Disney+ con una serie di produzioni televisive originali destinate ad affiancare i film che avevano conquistato le sale cinematografiche, raggiungendo il culmine del successo con Avengers: Endgame. L’obiettivo dei Marvel Studios di Kevin Feige era ampliare l’MCU, esplorare ulteriormente il mondo dopo il Blip causato da Thanos e portare sullo schermo nuovi personaggi e nuove storie, senza dimenticare quelli già conosciuti, che nei film avevano avuto meno spazio rispetto a star come Iron Man, Capitan America e Thor.

La prima serie televisiva targata Marvel Studios fu WandaVision, con protagonisti due eroi molto amati dal pubblico: Scarlet Witch e Visione.

Ancora oggi, a distanza di anni, WandaVision viene ricordata come uno degli esperimenti televisivi meglio riusciti dei Marvel Studios, che nel tempo hanno perso un bel po’ di smalto, soprattutto nelle produzioni live action destinate alla piattaforma.

A rendere speciale quella miniserie erano soprattutto l’originalità del racconto e l’approfondimento di due personaggi importanti per gli Avengers, che fino a quel momento avevano avuto uno spazio limitato sul grande schermo. Ma a conquistare il pubblico era anche il modo in cui venivano affrontati il loro rapporto e il concetto di famiglia: una dimensione quasi inedita per una coppia di supereroi abituata a confrontarsi con invasioni aliene e minacce cosmiche.

A distanza di cinque anni, dopo lo spin-off dedicato ad Agatha Harkness, la storia di molti dei personaggi introdotti in WandaVision prosegue con VisionQuest. Questa volta, però, al timone non troviamo più Jac Schaeffer, bensì Terry Matalas, che riprende il filo del racconto dando vita a un vero e proprio sequel.

A indossare nuovamente i panni di Visione è Paul Bettany, affiancato da un cast di primo piano che comprende anche James Spader, di nuovo nei panni di Ultron, il nemico affrontato dai Vendicatori in Avengers: Age of Ultron.

Quale Visione troviamo in VisionQuest?

Paul Bettany in VisionQuest exclusively on Disney+. Photo courtesy of Marvel. © 2026 Marvel. All Rights Reserved.

Chi ha visto WandaVision ricorderà che il Visione protagonista del finale, quello che abbandonava Westview, non è lo stesso eroe che aveva combattuto al fianco degli Avengers. Il sintezoide bianco, assemblato dallo S.W.O.R.D. per essere utilizzato come arma, riesce a liberarsi dal controllo mentale grazie all’unione con i ricordi del Visione originario, creato da Wanda Maximoff, per poi fuggire.

Il protagonista di VisionQuest è quindi un androide che non conosce i sentimenti come il suo predecessore, non riconosce come propri i ricordi del passato e non sente di appartenere alla famiglia costruita da Wanda. È, a tutti gli effetti, una pagina bianca, pronta a scrivere il proprio futuro e a scoprire il mondo che la circonda.

Per chi, come me, legge fumetti Marvel da molti anni, il titolo VisionQuest richiama immediatamente anche l’omonima storia dei West Coast Avengers degli anni Ottanta, scritta e disegnata da John Byrne. In quella vicenda, Visione, privato della memoria, assume la sua caratteristica veste bianca e scopre la verità sui figli avuti con Scarlet Witch. Coincidenze o ritroveremo richiami simili anche nella serie televisiva? Scopriamolo insieme.

Comprendere il passato per affrontare il futuro

Paul Bettany in VisionQuest exclusively on Disney+. Photo courtesy of Marvel. © 2026 Marvel. All Rights Reserved.

Sono anni che Visione è sparito dai radar. Dopo gli eventi di Westview, il sintezoide ha fatto perdere le proprie tracce. Eppure, quando ci si sente spaesati e disorientati, è naturale cercare conforto nei ricordi. A quanto pare, questo vale anche per gli androidi: Visione è tornato a Edimburgo, dove lavora come cameriere nello stesso pub in cui lo avevamo visto insieme a Wanda in Avengers: Infinity War. Nonostante i suoi tentativi di voltare pagina, i ricordi della precedente incarnazione sono ancora vivi nella sua mente.

Quando non lavora, Visione si rifugia in un mondo artificiale, caratterizzato da colori vivaci e da un’estetica familiare che richiama le sitcom degli anni Sessanta. Qui vive in una grande villa bianca, in compagnia di alcune intelligenze artificiali dalle sembianze umane che i fan di lunga data del MCU riconosceranno subito: J.A.R.V.I.S. (James D’Arcy), F.R.I.D.A.Y. (Orla Brady), E.D.I.T.H. (Emily Hampshire), D.U.M.-E. e U. Ognuna di queste IA svolge un compito preciso, contribuendo al funzionamento dell’androide e alla vita all’interno del mondo virtuale che lui stesso ha creato.

Nella casa di Visione, però, c’è anche un ospite decisamente poco gradito: Ultron (James Spader). Il vecchio nemico degli Avengers è confinato all’interno del corpo bianco di Visione e imprigionato in una stanza virtuale della villa, creata appositamente per impedirgli di fuggire e tornare a fare del male.

Questa nuova incarnazione di Visione, tuttavia, non ha vissuto le stesse esperienze del suo predecessore. Per questo cerca di comprendere e ascoltare Ultron, pur rimanendo diffidente di fronte ai suoi continui tentativi di manipolazione.

Nel mondo reale, intanto, qualcosa sta per cambiare. Una soffiata permette di rintracciare Visione, che diventa il bersaglio del Paladino (Todd Stashwick), un mercenario incaricato da un misterioso cliente di catturare il sintezoide.

Durante la sua fuga, Visione scopre anche l’esistenza di Thomas Shepard (Ruaridh Mollica), un ladruncolo londinese in difficoltà che potrebbe essere l’altro figlio di Wanda e della sua precedente incarnazione, nonché il gemello di Billy, già conosciuto in Agatha: All Along.

Le strade dei due finiranno così per incrociarsi. Visione cercherà di aiutare il giovane Tommy, scoprendo chi sia davvero e quale legame possa avere con lui.

Il Paladino, però, non è l’unica minaccia. Un assassino, ribattezzato dai media «l’uccello macellaio», sta uccidendo alcuni scienziati pionieri nello sviluppo delle intelligenze artificiali. Dietro la sua identità si nasconde un’origine che presenta diversi punti di contatto con quella del nostro protagonista.

Visione si ritrova così coinvolto in tre vicende parallele: la caccia del Paladino, gli omicidi dell’uccello macellaio e il rapporto con un possibile figlio da aiutare e proteggere. E a complicare ulteriormente la situazione c’è Ultron, sempre pronto a sfruttare ogni occasione per tornare in azione.

Visione, Ultron e Tommy: uno strano triangolo familiare

(L – R) Paul Bettany and Ruaridh Mollica in VisionQuest exclusively on Disney+. Photo courtesy of Marvel. © 2026 Marvel. All Rights Reserved.

Lo ammetto: quando ho scoperto che VisionQuest era composta da otto episodi della durata di circa 50-60 minuti ciascuno, mi sono chiesto: «Ma quante cose ci sono da raccontare su Visione?».

Dopo aver terminato la serie, posso confermare che la storia con Paul Bettany è davvero ricca di eventi, sottotrame e quest, tutte interessanti, anche se talvolta rischiano di disorientare lo spettatore tra i meandri della Vision-Mansion.

Il racconto ha molto da offrire e il suo fulcro è rappresentato da un tema universale: la famiglia.

Come abbiamo detto, il Visione di questa serie è profondamente diverso da quello apparso per la prima volta in Avengers: Age of Ultron. È un sintezoide alla ricerca della propria identità, deciso a recidere ogni legame con un passato che non riconosce come suo. Il problema è che quel passato continua a riaffiorare, costringendolo a fare i conti con ciò che è stato. E quando un ragazzo in difficoltà entra nella sua vita, il suo istinto eroico lo spinge a intervenire, anche a costo di risvegliare sentimenti che sembravano appartenere soltanto alla precedente incarnazione.

Il rapporto con Thomas si sviluppa episodio dopo episodio, attraversando le classiche tappe di una relazione familiare: incomprensioni, litigi e, infine, una graduale conoscenza reciproca. Anche il giovane, come Visione, fatica a distinguere la realtà dai ricordi e dalle menzogne. Non sa con certezza che cosa abbia vissuto e si domanda persino se il sintezoide possa essere davvero suo padre.

Sono due personaggi fragili, accomunati dalla necessità di trovare risposte e comprendere quale sia il loro posto nel mondo. Proprio questa ricerca li porta ad avvicinarsi, trasformando il loro incontro in uno degli elementi emotivamente più interessanti della serie.

La dinamica padre-figlio si ribalta, invece, nel rapporto tra Ultron e Visione. È “qualcosa” difficile da definire, profondamente tossico, eppure impossibile da ignorare. Entrambi ne percepiscono l’esistenza, anche se nessuno dei due sembra riuscire a liberarsene del tutto. Del resto, Ultron è il creatore del primo Visione, e questa connessione continua a pesare su entrambi.

Il rapporto con Tommy è genuino e in continua evoluzione; quello con Ultron, al contrario, è dominato dalla manipolazione. Subdolo e machiavellico, il villain cerca costantemente di perseguire i propri obiettivi facendo leva sull’ingenuità del «giovane» Visione. Al tempo stesso, sembra nutrire nei suoi confronti una forma di affetto morboso. Il protagonista, dal canto suo, è incuriosito dal suo creatore, ma non dimentica quanto possa essere pericoloso uno dei più grandi nemici dell’umanità.

Paul Bettany e James Spader: i due mattatori di VisionQuest

(L – R) James Spader and Paul Bettany in VisionQuest exclusively on Disney+. Photo courtesy of Marvel. © 2026 Marvel. All Rights Reserved.

Gran parte della riuscita della serie dipende dal feeling tra Paul Bettany e James Spader, che vediamo spesso in sembianze umane anziché nelle rispettive forme robotiche. E, per quanto riguarda Ultron, il personaggio ne giova eccome: James Spader è davvero un fuoriclasse e lo dimostra appieno nell’interpretazione del villain degli Avengers, dando origine a una versione brillante, profonda e allo stesso tempo divertente del personaggio, senza snaturarlo.

È una scelta che funziona e che permette a Spader di sfoderare tutta la sua incredibile bravura da attore, la sua dialettica e la parlantina tagliente.

L’Ultron che ne viene fuori non sarà magari cinico e spietato come quello visto nel secondo film degli Avengers, ma è, piuttosto, il personaggio che, a mio avviso, Spader voleva e doveva interpretare sin dall’inizio.

Bettany, dal canto suo, dimostra una notevole versatilità, dando vita alle tante sfaccettature di Visione che emergono nel corso della stagione. L’attore riesce a rendere credibile il percorso di un personaggio che deve imparare a conoscersi, mantenendo quell’aplomb e quell’accento britannico che lo contraddistinguono.

Il fascino della serie risiede anche in una delle grandi domande della fantascienza: può una macchina provare emozioni? È un interrogativo che attraversa le opere di autori come Isaac Asimov e Philip K. Dick, oltre a capolavori cinematografici come Blade Runner e A.I. – Intelligenza artificiale.

La missione di Visione è proprio questa: capire se, al di là della sua natura artificiale, possa esistere qualcosa di simile a un cuore capace di battere. Bettany riesce finalmente a mettere il personaggio al centro della scena, dimostrando quanto potenziale fosse rimasto in secondo piano nelle precedenti apparizioni del MCU.

Inside (IA) Out

(L – R) Orla Brady, James D’Arcy, Johnathan Sayer, and Henry Lewis in VisionQuest exclusively on Disney+. Photo courtesy of Marvel. © 2026 Marvel. All Rights Reserved.

Se Spader e Bettany sono i protagonisti assoluti, anche il resto del cast contribuisce alla riuscita della serie. Una delle intuizioni più brillanti è la scelta di rappresentare in forma umanoide le intelligenze artificiali che abbiamo già incontrato nel MCU.

Per quanto riguarda J.A.R.V.I.S., è un piacere ritrovare James D’Arcy nei panni della prima IA di Tony Stark, già conosciuta attraverso la voce e successivamente collegata alla figura di Edwin Jarvis, il maggiordomo di Howard Stark protagonista della serie Agent Carter. Non mancano altre gradite sorprese, a partire dall’esplosiva E.D.I.T.H., destinata a rivelarsi fondamentale per risolvere alcuni dei problemi affrontati da Visione e dai suoi compagni.

La rappresentazione di queste entità, che convivono nella mente del protagonista e lo guidano nelle diverse missioni, mi ha ricordato Inside Out e le emozioni che popolano la testa della protagonista del capolavoro Pixar. Anche qui troviamo una sorta di coscienza collettiva, con ciascuna IA dotata di una personalità e di una funzione specifica. In alcuni momenti, persino Ultron finisce per inserirsi in questo complesso equilibrio, mentre i più semplici D.U.M.-E. e U contribuiscono con trovate spesso divertenti.

Alcune soluzioni narrative sono particolarmente riuscite. Basti pensare al modo in cui le IA conducono le indagini sull’identità dell’«uccello macellaio» nell’episodio 4: una sequenza brillante, che sembra trasformare il lavoro investigativo in una sorta di Law & Order digitale.

Ma tutta la serie vive di soluzioni narrative molto curate e ben sviluppate, sia a livello visivo sia sul piano della trama.

La cura dei dettagli di VisionQuest è palpabile sin dai primi minuti, soprattutto quando ci si muove nel mondo virtuale di Visione. Dai vetri colorati delle vetrate rosse, gialle e verdi (i colori di Visione) fino agli strilloni dei giornali che legge il protagonista seduto in una poltrona in ecopelle, senza scordare i cartocci del latte in frigorifero che riportano invece dei classici valori nutrizionali, la percentuale di batteria.

Sono dettagli apparentemente secondari, ma capaci di rendere credibile e riconoscibile l’universo in cui si muove il protagonista.

Terry Matalas ha compiuto un lavoro notevole, dimostrando attenzione tanto nella scrittura dei personaggi quanto nella costruzione visiva e nei particolari tecnici che danno vita alla serie.

VisionQuest è una macchina (quasi) perfetta

Chi è cresciuto con l’MCU, tra film e serie televisive, difficilmente rimarrà indifferente davanti a VisionQuest. Dal punto di vista scenografico e visivo, lo show è spettacolare, ma anche la sceneggiatura offre numerosi spunti e intuizioni capaci di sorprendere.

La serie mette molta carne al fuoco, spesso sviluppando più vicende contemporaneamente, ma senza farlo in maniera casuale. Lo spettatore viene accompagnato attraverso la complessa storia di Visione, mentre nuovi elementi arricchiscono il racconto e le sottotrame esplorano generi differenti: dalla sitcom all’horror, passando per il poliziesco.

Ogni episodio, o quasi, funziona come un piccolo racconto autonomo, destinato a comporre insieme agli altri il mosaico della miniserie. In alcuni momenti, però, è necessario tornare indietro e rivedere determinate scene per coglierne appieno il significato.

Se WandaVision e Agatha: All Along seguivano percorsi narrativi relativamente più lineari, VisionQuest sceglie una strada articolata, che richiede tempo per sviluppare tutti i suoi spunti. Una decisione che funziona nel complesso, ma che talvolta penalizza il ritmo, soprattutto nella parte centrale e in particolare durante la sequenza incentrata su Ultron e su un altro sintezoide (di cui non riveleremo il nome, ma che sarà cruciale nella seconda parte di VisionQuest).

È questo uno dei limiti principali dello show: alcune scene si dilungano più del necessario, soffermandosi su passaggi che avrebbero potuto essere raccontati in modo più conciso. Anche la durata complessiva lascia qualche dubbio. Considerata la quantità di materiale da sviluppare, probabilmente sei episodi sarebbero stati sufficienti per ottenere un risultato altrettanto efficace.

C’è però un altro elemento da sottolineare: finalmente, dopo tanto tempo, torna a esserci un villain all’interno di un prodotto Marvel. Un aspetto tutt’altro che scontato, soprattutto se si pensa a quanto visto negli ultimi anni nel MCU.

Quanto MCU c’è in VisionQuest!

Prima di avvicinarsi a VisionQuest, lo spettatore dovrebbe porsi una domanda: quanto conosco il Marvel Cinematic Universe?

Potrebbe sembrare una questione banale, ma questa è probabilmente una delle serie Marvel Studios più legate agli eventi raccontati nelle precedenti produzioni.

Se in Daredevil: Born Again più volte ci siamo chiesti «Ma Spider-Man dov’è mentre New York viene messa a ferro e fuoco?», in VisionQuest sono continui i rimandi a episodi raccontati in altre pellicole, che hanno segnato alcuni dei personaggi e che confermano, in più di un’occasione, quanto ci troviamo davvero all’interno del Marvel Cinematic Universe.

Il riferimento principale è naturalmente WandaVision, evocata attraverso i ricordi di Wanda, la vicenda dei gemelli e le conseguenze di quanto accaduto a Westview. Non manca neppure un richiamo al destino della strega, così come lo abbiamo visto in Doctor Strange nel Multiverso della Follia.

A questi si aggiungono Tony Stark, gli Avengers, la battaglia di Sokovia e la caccia alle Gemme dell’Infinito da parte di Thanos. Sono soltanto alcuni degli eventi evocati nel corso degli episodi, ma contribuiscono a dare profondità alla storia. Particolarmente intenso è il tributo a Tony affidato a F.R.I.D.A.Y., un momento che richiama il legame tra l’intelligenza artificiale e il suo vecchio padrone.

La serie recupera inoltre un elemento appena accennato in Captain America – Il primo Vendicatore, destinato ad assumere un’importanza fondamentale sia per il passato di Visione sia per la storia dello sviluppo dei sintezoidi nel MCU.

Tutti questi richiami testimoniano l’attenzione dedicata alla continuità narrativa, ma possono rappresentare anche un limite per chi non conosce a fondo l’universo Marvel. Per apprezzare pienamente VisionQuest è infatti necessario avere familiarità con gli eventi precedenti; la visione di WandaVision, in particolare, è praticamente indispensabile per comprendere il percorso del protagonista.

VisionQuest: promossa o bocciata?

È difficile non promuovere una serie come VisionQuest. Nonostante alcuni momenti eccessivamente verbosi, spiegazioni che avrebbero potuto essere ridotte e una durata complessiva non sempre giustificata, la miniserie si colloca tra le produzioni televisive Marvel più riuscite disponibili su Disney+.

Un personaggio come Visione, che nei fumetti è uno degli Avengers più importanti, ottiene finalmente lo spazio che merita. La serie gli permette di dimostrare il proprio valore e di affermarsi come protagonista, senza dover restare nell’ombra degli eroi più celebri.

Bettany è una garanzia e il ritorno di James Spader al suo fianco rappresenta uno dei punti di forza dello show. I due attori offrono interpretazioni di alto livello, capaci di sostenere una storia che alterna momenti più leggeri a passaggi profondamente emotivi.

Dal canto suo, Matalas ha compreso quale fosse la strada giusta per raccontare una storia supereroistica con protagonista un androide: non limitarsi all’azione e alla fantascienza, ma esplorare la famiglia, i sentimenti e la possibilità di rinascita.

Perché sin dai tempi del Mago di Oz ci hanno raccontato che anche un uomo di latta può avere un cuore che batte in quel petto metallico.

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