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Void Rivals: quando la guerra dell’Energon Universe comincia da lontano

In attesa del quinto volume di Void Rivals – La Guerra Quintessenziale, facciamo il punto sulla storia scritta da Robert Kirkman e Lorenzo De Felici.

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Quando si parla di Energon Universe, è quasi inevitabile partire dai nomi che hanno reso immediatamente riconoscibile questo nuovo universo narrativo: i Transformers e i G.I. Joe. Eppure, la storia comincia altrove.

Prima di Optimus Prime, prima di Duke e Cobra, prima che le vicende terrestri e cybertroniane iniziassero a intrecciarsi, c’era una coppia di personaggi che si muoveva ai margini dello spazio conosciuto. Sono Darak e Solila, appartenenti a due popoli alieni che si combattono da generazioni. La loro storia è quella raccontata da Void Rivals, la serie scritta da Robert Kirkman e disegnata inizialmente da Lorenzo De Felici, pubblicata in Italia da SaldaPress. Ed è proprio questo il suo elemento più interessante: Void Rivals sembra inizialmente raccontare una storia completamente autonoma, lontana dai personaggi che il lettore già conosce. Poi, quasi senza preavviso, qualcosa cambia, ci si accorge che quella storia non è isolata e che dietro quel conflitto apparentemente lontano si nasconde un universo molto più grande. Dopo aver raccontato nei precedenti approfondimenti il ritorno dei Transformers e l’arrivo dei G.I. Joe, è quindi il momento di tornare al principio. Non perché Void Rivals sia semplicemente un prologo alle altre serie, ma perché è proprio attraverso questa storia che l’Energon Universe comincia a rivelare la propria natura.

Due popoli e una guerra che sembra eterna

Darak è un Agorriano. Solila è una Zertoniana. Appartengono a due civiltà nemiche, separate da una guerra che sembra non avere né un’origine davvero comprensibile né una conclusione possibile. I loro mondi orbitano attorno a un enorme buco nero, il Sacro Anello, e proprio questo ambiente contribuisce a dare alla serie una dimensione particolare. Non siamo davanti alla classica avventura spaziale in cui un eroe viaggia attraverso pianeti sconosciuti alla ricerca di una nuova minaccia. Qui lo spazio è già abitato, organizzato e diviso. I personaggi sono nati dentro un sistema che ha stabilito per loro chi siano gli amici e chi i nemici e la guerra non è soltanto una questione militare: è diventata parte dell’identità dei due popoli. Darak e Solila non devono quindi soltanto sopravvivere, devono cominciare a mettere in discussione ciò che hanno sempre dato per scontato. È questo il vero punto di partenza di Void Rivals.

Più di quello che si vede

Il primo volume pubblicato da SaldaPress, Più di quello che si vede, raccoglie i primi sei numeri della serie e presenta il rapporto tra i due protagonisti proprio attraverso una situazione estrema. Darak e Solila precipitano su un pianeta desolato e si ritrovano costretti a collaborare. Il problema è che la persona che hanno davanti appartiene al popolo che hanno imparato a considerare un nemico. La sopravvivenza diventa quindi anche un’occasione per conoscere l’altro. Kirkman costruisce così una storia che funziona su due livelli. Da una parte c’è l’avventura, con i pericoli del pianeta, gli scontri e la necessità di trovare una via di fuga mentre dall’altra c’è il lento sgretolarsi delle certezze dei protagonisti. Darak e Solila scoprono che la realtà è più complicata della narrazione ricevuta dai rispettivi popoli. Il lettore scopre insieme ai protagonisti che c’è davvero qualcosa di più di quanto si vede, come suggerito dal titolo del volume, senza che la serie abbia fretta di spiegare tutto. Il mistero diventa così parte integrante del racconto e permette a Void Rivals di costruire progressivamente il proprio universo.

Darak e Solila: dal nemico all’altro

Il rapporto tra Darak e Solila è però qualcosa di più della semplice necessità di due personaggi di collaborare per sopravvivere. La forza della coppia sta nel fatto che nessuno dei due comincia la storia davvero pronto a conoscere l’altro. Entrambi arrivano da una società che ha trasformato il conflitto in una certezza culturale. L’altro non è semplicemente qualcuno con cui si può essere in disaccordo, ma è il rappresentante di una comunità avversaria. Cambiare questa visione, questa prospettiva risulta essere un processo articolato e per niente immediato per i due protagonisti. Eppure hanno la necessità di fidarsi l’un l’altro se vogliono tornare sani e salvi alle rispettive comunità.

Darak appare più aperto, curioso, persino disposto a lasciarsi sorprendere da ciò che incontra. Solila, al contrario, conserva più a lungo una diffidenza che deriva dalla propria formazione e dalle responsabilità che sente nei confronti del suo popolo. Non sono soltanto due caratteri diversi: sono due modi diversi di reagire alla scoperta che le proprie certezze potrebbero essere false. La loro relazione cresce quindi attraverso piccoli spostamenti dai paletti imposti, come un gesto di fiducia, una scelta condivisa, l’urgenza di proteggersi a vicenda. Il punto non è che Darak e Solila smettano improvvisamente di essere ciò che sono piuttosto che iniziano a comprendere che l’appartenenza a un popolo non può essere sufficiente a definire una persona e questo è un passaggio importante anche per l’intero universo narrativo. In Transformers il conflitto viene vissuto da due fazioni che hanno una storia comune e una frattura diventata guerra. In Void Rivals il lettore incontra invece due popoli che hanno costruito la propria identità proprio sulla separazione. Darak e Solila rappresentano quindi il primo tentativo di ricucire qualcosa che sembrava impossibile da ricucire e soprattutto, trasformano la domanda iniziale della serie perché non è che si tratta soltanto di capire come sopravvivere. Si tratta di capire se sia ancora possibile immaginare un futuro diverso da quello ereditato dai propri antenati.

Quando arrivano i Transformers

Poi… arrivano i Transformers, e dietro quella che sembrava una storia di fantascienza completamente indipendente compaiono elementi che il lettore conosce già. La scoperta cambia il modo di leggere ciò che è venuto prima non perché improvvisamente Void Rivals smetta di essere la storia di Darak e Solila, ma perché si comprende che i loro problemi sono inseriti in una realtà molto più vasta L’Energon Universe non viene presentato subito come un gigantesco mosaico nel quale ogni tessera è già riconoscibile. Al contrario, il lettore entra dalla porta di una storia nuova e soltanto in seguito scopre che quella porta conduce a qualcosa di molto più grande. È un meccanismo che permette a Void Rivals di avere una propria identità e, contemporaneamente, di diventare il primo collegamento con ciò che arriverà dopo.

Un universo che continua ad allargarsi

Con il secondo volume, Prede nella terra desolata, la storia di Darak e Solila comincia ad assumere dimensioni ancora maggiori. Il loro viaggio li conduce attraverso una realtà sempre più pericolosa, mentre attorno a loro si muovono personaggi e forze che appartengono a una mitologia più ampia. Tra questi compare anche Springer, e il collegamento con i Transformers diventa sempre meno un’eccezione e sempre più una parte naturale della storia così Void Rivals non ha più bisogno di dimostrare che esiste un universo condiviso ma può cominciare a utilizzarlo sul serio. E questo cambia anche il modo in cui Kirkman gestisce la narrazione. I personaggi provenienti da altri angoli dell’Energon Universe non devono sostituire Darak e Solila, ma contribuiscono ad allargare il loro orizzonte. Il loro viaggio continua a essere il centro della storia, ma adesso sappiamo che attorno a loro esistono altre vicende. È lo stesso principio che permette a Transformers di sviluppare la propria storia senza diventare semplicemente una prosecuzione di Void Rivals, e che successivamente consente a G.I. Joe di entrare nell’universo condiviso mantenendo una propria identità. Le singole serie camminano da sole, ma iniziano lentamente a guardarsi.

Il Sacro Anello e una verità da riscrivere

Con La chiave di Vector Theta, terzo volume italiano, il mistero che circonda il Sacro Anello acquista maggiore importanza. La storia comincia a mettere in discussione non soltanto ciò che Darak e Solila pensano dei propri nemici, ma anche ciò che credono di sapere sulla propria storia. A questo punto Void Rivals trova uno dei suoi temi più interessanti: quanto può essere fragile una società costruita attorno a una verità che nessuno ha mai avuto la possibilità di mettere realmente in discussione? La guerra tra Agorriani e Zertoniani è durata così a lungo da sembrare naturale. Ma nulla è davvero naturale quando una generazione eredita dalla precedente non soltanto un territorio o una cultura, ma anche un nemico. La fantascienza diventa allora uno strumento per parlare di identità e memoria. Kirkman non racconta soltanto una guerra tra alieni: rac. conta cosa succede quando qualcuno comincia a chiedersi se quella guerra abbia ancora senso.

Fede, profezia e religione

In questo processo assume un peso particolare anche la religione. La storia di Agorria e Zertonia non è costruita soltanto attraverso eserciti, governanti e confini. Attorno al Sacro Anello esiste anche una dimensione spirituale, legata alla figura di Zerta Trion, alla memoria del passato e a una serie di credenze che contribuiscono a dare un significato all’esistenza dei due popoli. Quando Darak riceve una visione legata alla storia dell’Anello e alla necessità di una nuova unione, inizialmente non possiede gli strumenti per interpretarla. Solila, invece, riconduce quella voce alla propria tradizione religiosa e alla figura di Zerta. La stessa esperienza viene quindi letta in maniera diversa a seconda delle convinzioni di chi la riceve. È un dettaglio importante perché Void Rivals tra memoria, mito e realtà, mentre il Sacro Anello assume un significato che supera quello di una semplice struttura artificiale. Ciò che per alcuni è una testimonianza del passato, per altri è una verità spirituale, per altri ancora può diventare uno strumento di potere. E ancora una volta la serie torna sulla stessa domanda: quanto di ciò che una società considera vero nasce da ciò che è realmente accaduto e quanto, invece, dalla necessità di dare un senso a ciò che non si riesce a spiegare? La religione si inserisce quindi perfettamente nel te non presenta la religione semplicemente come elemento decorativo della propria fantascienza, ma la fede contribuisce a definire il modo in cui i personaggi guardano alla storia. Zerta Trion diventa progressivamente una figura sospesa ma centrale di Void Rivals: come la guerra, anche la fede può essere ereditata. E quando Darak e Solila iniziano a mettere in discussione la storia dei propri popoli, finiscono inevitabilmente per mettere in discussione anche le convinzioni sulle quali quella storia è stata costruita.

Quando le strade iniziano a incrociarsi

Con il procedere della storia, le strade di Void Rivals iniziano a incrociarsi sempre più apertamente con quelle degli altri protagonisti dell’Energon Universe. Nel terzo volume fanno la loro comparsa Hot Rod e Pythona, mentre il quarto, Il primo eletto, raccolta dei numeri #19-24, amplia ulteriormente il conflitto e introduce nuove fazioni e nuovi elementi destinati a mettere in discussione ciò che Darak e Solila credevano di sapere. Con Conor Hughes alle matite, Robert Kirkman continua a portare avanti una storia in cui il mistero del Sacro Anello assume un peso sempre maggiore, diventando il punto verso cui convergono interessi e forze differenti. Ma l’espansione dell’universo non mette in secondo piano i due protagonisti: al contrario, ogni nuova scoperta modifica il loro modo di guardare alla propria storia, alla guerra tra Agorriani e Zertoniani e soprattutto al rapporto che li lega. Darak e Solila non sono più semplicemente due nemici costretti a collaborare per sopravvivere; sono diventati testimoni di una realtà molto più complessa di quella raccontata loro dalle rispettive società. È proprio in questo passaggio che Void Rivals smette definitivamente di essere soltanto una storia ambientata ai margini degli eventi e diventa uno dei punti attraverso cui l’intero universo narrativo inizia a convergere: le singole strade si incontrano, i conflitti si sovrappongono e ciò che sembrava appartenere a mondi separati comincia a rivelare un disegno comune.

Lorenzo De Felici e l’identità di Void Rivals

Gran parte dell’identità di Void Rivals passa dal lavoro di Lorenzo De Felici, capace di trasformare la fantascienza di Robert Kirkman in un mondo che appare immediatamente riconoscibile. Il punto di forza non è soltanto il disegno dei personaggi, ma la costruzione complessiva di un universo in cui ogni elemento sembra raccontare qualcosa della civiltà che lo ha prodotto. Darak e Solila, prima ancora di essere definiti dai dialoghi, lo sono attraverso le loro armature, le maschere, le proporzioni e il modo in cui il loro equipaggiamento si integra con il corpo: due guerrieri appartenenti a culture diverse, ma costruiti secondo una logica tecnologica che rivela anche quanto abbiano in comune. Lo stesso principio vale per le altre razze e per le figure che popolano la serie, ognuna caratterizzata da silhouette, materiali e dettagli capaci di distinguerla senza ricorrere a spiegazioni continue. De Felici dedica la stessa attenzione alle tecnologie, dagli strumenti personali ai sistemi energetici, fino alle strutture del Sacro Anello, creando un’estetica che mescola tecnologia avanzata, elementi quasi rituali e soluzioni dall’aspetto vissuto. Particolarmente importanti sono le navi spaziali, che non funzionano mai come semplici mezzi di trasporto: le navicelle agorriane e zertoniane hanno forme e caratteristiche differenti, mentre le astronavi che appartengono ad altre civiltà introducono nuove geometrie e nuovi linguaggi visivi. È attraverso questi dettagli che il lettore percepisce la vastità dello spazio nel quale si muovono Darak e Solila. Anche quando la storia si sposta verso i Cybertroniani e compaiono elementi riconducibili a Transformers, De Felici riesce a integrarli nel proprio linguaggio senza perdere la coerenza estetica della serie. Il risultato è un mondo in cui personaggi, pianeti, navi, armature e tecnologie non fanno semplicemente da sfondo alla storia: ne diventano parte integrante, contribuendo a raccontare culture, conflitti e differenze ancora prima che siano spiegati dalle parole.

Il filo conduttore che porta a Transformers e G.I. Joe

È proprio seguendo il percorso di Darak e Solila che Void Rivals acquista un significato particolare all’interno dell’Energon Universe. Se in Transformers la guerra prende forma attraverso lo scontro tra Autobot e Decepticon e attraverso figure come Optimus Prime e Megatron, e in G.I. JOE il conflitto si sposta sulla Terra, tra organizzazioni, operazioni militari e giochi di potere, Void Rivals osserva tutto da una distanza inizialmente molto più grande. I suoi protagonisti non conoscono ancora il quadro complessivo e non hanno gli strumenti per comprendere fino in fondo ciò che sta accadendo intorno a loro. Devono quindi ricostruire la realtà un pezzetto alla volta, partendo da una guerra che credevano di conoscere e arrivando a scoprire che le sue origini e le sue conseguenze sono molto più profonde. È questo che rende il collegamento con le altre serie particolarmente interessante: non si tratta semplicemente di far comparire personaggi già conosciuti, ma di mostrare come eventi apparentemente lontani possano appartenere alla stessa storia. Quando le strade di Darak e Solila incontrano quelle dei Cybertroniani e, più avanti, di altri protagonisti, il lettore può così ricomporre progressivamente un quadro più ampio. Transformers, G.I. JOE e Void Rivals raccontano lo stesso universo da punti di osservazione differenti, e proprio la distanza iniziale della serie di Kirkman e De Felici permette di comprendere quanto quel mondo fosse già molto più grande e complesso di quanto sembrasse.

Non un semplice prequel, ma un viaggio ancora aperto

Definire Void Rivals un semplice prequel sarebbe quindi riduttivo. La serie non nasce soltanto per preparare il terreno alle altre pubblicazioni dell’Energon Universe, ma costruisce una propria identità, una propria atmosfera e soprattutto una storia capace di reggersi sulle proprie gambe. Il percorso di Darak e Solila parte da una guerra che sembra eterna e arriva progressivamente a mettere in discussione proprio le ragioni di quella guerra, mentre il mistero del Sacro Anello porta i protagonisti e il lettore a scoprire, volume dopo volume, quanto sia più grande il mondo nel quale si stanno muovendo. È questo il filo che lega Più di quello che si vede, Prede nella terra desolata, La chiave di Vector Theta e Il primo eletto: ogni capitolo amplia la storia precedente senza cancellarla, aggiungendo personaggi, fazioni e nuove domande. Ed è anche ciò che permette a Void Rivals di dialogare con Transformers e G.I. Joe senza diventare una semplice appendice delle loro storie.

Per chi ha seguito i precedenti articoli dedicati alle due serie, tornare a Void Rivals significa quindi osservare l’Energon Universe da una prospettiva diversa, quella di chi ancora non conosce tutte le regole del gioco e deve scoprirle insieme ai protagonisti. E il viaggio è destinato a proseguire il 9 ottobre 2026 (in anteprima al Romics 1-4 ottobre) quando SaldaPress pubblicherà Void Rivals vol. 5 – La guerra quintessenziale, quinto volume della serie che raccoglie i numeri #25-30 e porta nel cuore del Sacro Anello la nuova minaccia dei Quintessenziali, con Darak e Solila ancora una volta affiancati dagli Autobot Hot Rod e Springer. La guerra, quindi, è tutt’altro che finita. E se Transformers e G.I. Joe hanno già mostrato due facce dell’Energon Universe, Void Rivals continua a ricordarci che ce n’è ancora una terza, fatta di mondi lontani, antichi conflitti e verità ancora da scoprire. Perché, in fondo, tutto è iniziato proprio da qui, da due nemici costretti a guardarsi negli occhi e dalla scoperta che, oltre quello che si vede esiste molto più di quanto entrambi avessero mai immaginato.

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