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Lanterns – Recensione della serie buddy cop HBO
Lanterns, la serie HBO sulle Lanterne Verdi, sorprende con una trama sfaccettata, personaggi complessi e un colpo di coda finale.
Abbiamo gia parlato dei primi episodi di Lanterns con un articolo dettagliato sulle prime impressioni e che potete recuperare qui se affamati di dettagli:
Lanterns: Prime impressioni sulla serie DCU di HBO Max
Ma ora che anche l’ultimo episodio è andato in onda, a mente fredda e lucida, è arrivato il momento di tirare le somme sull’interezza della nuova serie DC targata HBO che porta sul piccolo schermo le avventure di John Stewart e Hal Jordan, due delle più celebri Lanterne Verdi dell’universo DC Comics.
Disponibile su HBO Max, la serie ha debuttato ad Agosto, un mese non proprio felicissimo per lanciarsi ma che forse ha riempito un buco e ne ha aiutato lo share. La prima stagione, composta da otto episodi, vede alcuni nomi interessanti dietro la macchina da presa.
A guidare la produzione troviamo Chris Mundy, già showrunner di Ozark, affiancato alla scrittura da Damon Lindelof, una delle menti dietro Lost e il Watchmen targato HBO, e Tom King, sceneggiatore di fumetti che non ha bisogno di presentazioni.
Le premesse per qualcosa di interessante c’erano tutte. Ma il risultato è stato all’altezza delle aspettative?
Una Lanterna Verde per chi non ne sa nulla
Prima di addentrarmi nella recensione, credo sia necessaria una premessa: non so praticamente nulla delle Lanterne Verdi dei fumetti.
Conosco l’esistenza dei vari Corpi delle Lanterne, so che esistono anelli di colori differenti, ho una vaga idea di come funzionino i loro poteri e so chi sia Sinestro (complice l’odiatissimo film con Ryan Reynolds). Ma la mia conoscenza dell’argomento si ferma più o meno qui.

Per darvi un’idea, prima di veder la serie non sapevo nemmeno chi fosse John Stewart.
Se invece non volete essere come il sottoscritto, a questo articolo potete recuperare un sacco di materiale per scoprire i personaggi e la lore di questa grande fetta dell’universo DC e arrivare preparati alla visione:
Lanterns: Chi sono le Lanterne Verdi?
Nel mio caso invece, questo significa che non sarò in grado di giudicare una qualche forma di adattamento o riconoscere eventuali citazioni nascoste. D’altra parte, proprio questa ignoranza mi ha permesso di guardare la serie senza particolari aspettative o pregiudizi e di giudicarla, spero, come uno spettatore qualunque.
Non essendo un grande appassionato delle Lanterne Verdi, non avevo nessun motivo per continuare a guardare una serie che non mi convincesse. Se Lanterns si fosse rivelata mediocre, probabilmente l’avrei abbandonata senza troppi rimpianti.
Credo che gli autori fossero consapevoli della necessità di rivolgersi a un pubblico più ampio rispetto ai soli lettori dei fumetti.
E infatti Lanterns è una serie che si lascia seguire anche senza conoscere praticamente nulla del materiale originale.
I personaggi vengono introdotti gradualmente, le informazioni necessarie arrivano al momento giusto e lo spettatore non viene mai sommerso da spiegazioni.
Ma una domanda può sorgere spontanea: per quale motivo quindi mi sono avvicinato alla serie?
Semplice: True Detective nello spazio.
Lo specchietto per le allodole
Quando venne presentata, una delle descrizioni più ricorrenti fu quella di una sorta di True Detective nello spazio. Un paragone decisamente ambizioso considerando la qualità della prima stagione della celebre serie HBO.
Ecco, non è andata proprio così.
Lanterns non è True Detective. Non basta mettere insieme due personaggi che svolgono una specie di lavoro da poliziotti e immergerli in un’atmosfera cupa per ottenere lo stesso risultato.
A voler essere precisi, nello spazio ci stiamo anche relativamente poco.
La storia prende il via da una misteriosa morte in una cittadina chiamata Rushville (Nebraska), dove Hal Jordan (ancora ufficialmente la Lanterna Verde del settore 2814), viene affiancato dalla recluta John Stewart. Quella che inizialmente sembra una semplice indagine si trasforma in qualcosa di più complesso, mettendo i due protagonisti di fronte a segreti, minacce extraterrestri e, soprattutto, al proprio passato.
Più che a True Detective, la serie mi ha ricordato un buddy cop, quelle storie in cui due personaggi sono costretti a collaborare, spesso controvoglia, tra continui battibecchi e divergenze di vedute.
Soltanto che qui il rapporto tra i protagonisti è tutt’altro che leggero o scanzonato.
Inizialmente si storce un po’ il naso ma episodio dopo l’altro viene fuori tutta la grandezza di questa serie. Per cui no, non abiamo avuto True Detective nello spazio, ma ci hanno dato fra le mani qualcosa di parimenti valido.
Un gioco di luci e ombre
Le differenze tra Hal e John sono profonde, le divergenze sono frequenti ed è proprio questo conflitto a essere la parte migliore di tutta la serie.
Hal Jordan e John Stewart sono due facce della stessa medaglia.
Hal è il veterano, l’uomo che ha passato buona parte della propria vita a salvare il mondo e che ormai sembra incapace di immaginare un’esistenza senza il suo anello. Non è il classico supereroe, sempre pronto a prendere la decisione giusta. È impulsivo, arrogante, spesso sgradevole e decisamente lontano dall’immagine idealizzata dell’eroe senza macchia.
John Stewart, al contrario, è un uomo che ha dovuto conquistarsi praticamente tutto. La sua infanzia è stata talmente complicate che, in certi momenti, verrebbe voglia di chiamare i servizi sociali. Cresciuto in un ambiente duro, John ha imparato presto cosa significhino disciplina, sacrificio e controllo. Gli è stato insegnato a non avere paura e questo insegnamento ha plasmato ogni aspetto della sua personalità.
Dove Hal segue l’istinto, John cerca il metodo. E questa è la prima forma di conflitto.
Poi ce n’è un’altra.
Stando alla volontà dei Guardiani, teoricamente John dovrebbe sostituire Hal come futura Lanterna Verde. E questo porta lo scontro sul piano personale.
Bisogna riconoscere anche il merito dei due interpreti. Kyle Chandler e Aaron Pierre sono perfetti nei rispettivi ruoli.
Inizialmente le divergenze tra i personaggi sono così marcate da rendere quasi difficile immaginare come la loro coppia possa funzionare, il rapporto sembra continuamente sul punto di esplodere. Ma è proprio qui che la scrittura dimostra la propria qualità.
Non è una coppia che conquista immediatamente lo spettatore. È una coppia che impara a farsi apprezzare, esattamente come i due protagonisti imparano, poco alla volta, a conoscersi.
Un passaggio di testimone
Guardando questa serie diventa piuttosto evidente quale fosse uno degli obiettivi principali: preparare John Stewart a raccogliere l’eredità di Hal Jordan.
Sebbene entrambi occupino un ruolo centrale nella narrazione, è John il vero protagonista della serie. È lui il personaggio che viene costruito e approfondito.
Hal, da questo punto di vista, rappresenta qualcosa di più complesso di un semplice mentore. È un esempio da seguire ma anche la dimostrazione di ciò che John potrebbe diventare e, allo stesso tempo, di ciò che dovrebbe cercare di evitare. Il passaggio di testimone non riguarda quindi soltanto l’anello o il titolo di Lanterna Verde, ma anche la responsabilità che quel potere comporta.
E c’è anche una ragione che va oltre la storia raccontata.
Lanterns fa parte del nuovo DC Universe guidato da James Gunn e Peter Safran, un universo narrativo che sta cercando di costruire le proprie fondamenta attraverso cinema e serie tv.
La serie svolge quindi anche il compito di introdurre John Stewart all’interno di questo nuovo universo, preparandolo a future apparizioni sul grande schermo (e come sappiamo da dichiarazioni è già destinato a comparire in Man of Tomorrow, il secondo film su Superman in uscita nel 2027).
Lanterns rappresenta quindi un tassello importante di un progetto molto più ampio.
Il colpo di coda
La struttura narrativa è decisamente meno convenzionale di quanto ci si potrebbe aspettare.
La serie alterna due differenti linee temporali, ambientate nel 2016 e nel 2026, intrecciandole con alcuni episodi dedicati all’infanzia e all’adolescenza di John Stewart. Un continuo salto tra passato e presente che non serve soltanto ad approfondire i personaggi, ma anche a ricostruire gradualmente i tasselli di una vicenda ben più complessa di quanto appaia inizialmente.
Soprattutto nella parte finale, questa particolare costruzione narrativa dà il meglio di sé.
La serie sembra raggiungere il proprio apice con il sesto episodio, quando buona parte dei misteri viene finalmente svelata, la nebbia che avvolgeva la vicenda si dirada e le principali questioni rimaste in sospeso trovano una risposta. È una puntata che ha il sapore di un finale di stagione, tanto che la storia potrebbe tranquillamente concludersi proprio lì.
E invece, la settimana successiva, ci si accorge che ci sono ancora due episodi da vedere.
Ed è qui che Lanterns sorprende davvero perché quelle che inizialmente potrebbero sembrare due puntate superflue si rivelano le più importanti e probabilmente le migliori dell’intera stagione.
Quando ormai sembra che la serie abbia già giocato tutte le carte, gli autori spostano il fulcro della narrazione sulla linea temporale del 2026, portando a compimento quanto costruito fino a quel momento.
È un colpo di coda inaspettatamente riuscito, frutto di una struttura narrativa atipica che riesce a sorprendere e che finisce per elevare ulteriormente una serie che, anche senza queste ultime due puntate, avrebbe già avuto parecchie qualità da mettere sul piatto.
HBO continua a fare centro
Quando si parla di HBO, ormai siamo abituati a standard produttivi decisamente elevati e qui c’è davvero poco da rimproverare.
La messa in scena è curata, la fotografia valorizza gli ambienti polverosi e malinconici dell’America rurale, mentre la regia riesce a mantenere un’atmosfera tesa e credibile anche quando entrano in gioco elementi fantascientifici. Primo su tutti, l’apparizione di Sinestro fa centro fin da subito. Rischiavamo di avere un alieno-peperone e invece entra perfettamente nelle corde della serie.
Lanterns non ha bisogno di ricordarci continuamente di essere ambientata in un universo di supereroi. Anzi, sembra fare di tutto per mantenere i piedi ben piantati a terra.
Una scelta che potrebbe deludere chi si aspetta spettacolari battaglie intergalattiche, ma che è invece particolarmente efficace per il tipo di storia che gli autori hanno deciso di raccontare.
Infine il vero valore aggiunto rimane la scrittura. La capacità di costruire personaggi sfaccettati, di metterne progressivamente in luce le contraddizioni e di far evolvere il loro rapporto.
Alla fine di questi otto episodi, possiamo dire che ancora una volta HBO dimostra di essere una delle realtà più affidabili. Non è la serie supereroistica che probabilmente molti si aspettavano e nemmeno quel True Detective nello spazio che ci era stato promesso. È piuttosto un dramma investigativo, costruito attorno a due protagonisti complessi.
La partenza non è folgorante e serve qualche episodio prima che tutti gli elementi trovino il giusto equilibrio. Ma una volta entrata nel vivo, la serie riesce a convincere sempre di più.
Non chiede allo spettatore di amare le Lanterne Verdi prima ancora di iniziare, ma prova a dargli un motivo per farlo.
E questo forse è il suo merito principale.
Nel mio caso, ci è riuscita, ora non resta che vedere cosa riserverà il futuro a John Stewart e quale ruolo avrà nel nuovo universo DC.
Se queste sono le premesse, il personaggio ha tutte le carte in regola per meritarsi uno spazio importante.
Anello compreso.