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Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883, quando i sogni diventano realtà… e tutto cambia

La seconda stagione degli 883 racconta il successo, i sogni e l’amicizia di Max e Mauro. La nostra recensione di Nord Sud Ovest Est.

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«Max, ma io questa come la ballo?»

La prima stagione sulla nascita, l’ascesa e la fine degli 883 ci aveva lasciato con questo interrogativo, che Mauro pone a Max dopo aver ascoltato la canzone che lo stesso Max compone per l’amore di sempre, Silvia, e che potrebbe diventare una nuova canzone per il secondo album degli 883, dopo lo strepitoso successo di Hanno ucciso l’Uomo Ragno, culminato con il concerto di chiusura all’Aquafan di Riccione. Una canzone da 883, ma non ancora per gli 883.

È con questa premessa che parte la seconda stagione, Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883, in onda su Sky e NOW dallo scorso 9 ottobre.

Al timone della serie si riconferma lo stesso team che ha sbaragliato le classifiche nel 2024. Alla scrittura e alla regia troviamo Sydney Sibilia, che coordina un nuovo team di registi composto da Alessio Lauria, Simone Godano e Alice Filippi.

Tornano nei ruoli di Max e Mauro Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli, insieme a Ludovica Barbarito (Silvia), Davide Calgaro (Cisco), Edoardo Ferrario (Pierpaolo), Roberto Zibetti (Claudio Cecchetto) e Riccardo Armiento (Nemorino), affiancati dalle new entry Gaia Zampighi (Michela Rossini) e Rosa Barbolini (Caterina).

Il successo, i sogni e una strada che comincia a dividersi

1993. Per Max e Mauro il sogno è finalmente diventato realtà. Le classifiche, le interviste, i fan e un successo che sembra non conoscere confini. Due ragazzi di provincia si ritrovano improvvisamente catapultati in una dimensione completamente nuova, molto diversa da quella che avevano immaginato.

Eppure, dietro l’entusiasmo e le luci della ribalta, non tutto è così semplice.

Mentre Max si lascia travolgere dalle nuove possibilità, dalla voglia di raccontare il mondo che sta scoprendo e dal desiderio di capire quale sarà il prossimo passo della sua carriera, Mauro comincia a fare i conti con dubbi e inquietudini sempre più difficili da ignorare. Due amici che hanno condiviso tutto iniziano così a guardare al futuro attraverso prospettive differenti.

La loro avventura li porterà ben lontano dalla quotidianità di Pavia. Prima nella Milano della moda, dei locali esclusivi e delle infinite occasioni, poi oltreoceano, nell’America tanto sognata attraverso la musica e il cinema.

Un viaggio tra entusiasmo, incontri inattesi, nuove scoperte e disillusioni, che metterà entrambi davanti a una domanda fondamentale: cosa desiderano davvero dalla vita?

Perché crescere significa anche scegliere chi diventare. E quando il successo arriva a cambiare ogni cosa, persino i legami più profondi possono essere messi alla prova.

Nord Sud Ovest Est si prepara così a raccontare l’ultimo grande capitolo di un’avventura fatta di musica, sogni e amicizia. Una storia che ci porta nel momento in cui tutto sembra possibile, ma in cui niente è più semplice come prima.

Una generazione cresciuta con le canzoni degli 883

Questa seconda stagione è stata per me un viaggio: un viaggio inevitabilmente nei ricordi, ma anche un viaggio che mi sembra di aver fatto con Max e Mauro, attraverso la nascita e la consacrazione di canzoni come Sei un mito, Rotta per casa di Dio, Non ci spezziamo e la stessa Nord Sud Ovest Est.

Se la prima stagione è stata più intima, perché non abbiamo mai «visto» come si sono formati gli 883 e abbiamo imparato a conoscerli con l’uscita di Non me la menare, questa stagione è stata più «pubblica»: ai tempi, il loro percorso è diventato anche un po’ il nostro.

Perché le canzoni degli 883 hanno parlato, parlano e parleranno sempre a tutti noi. Passano le mode e i tempi, ma certe dinamiche rimarranno sempre le stesse. Ci saranno sempre dei 2 di picche da parte di una ragazza, in un gruppo di amici ci sarà sempre lo «sfigato» e quello che se la tira, e quello stesso gruppo di amici avrà sempre una serata leggendaria da raccontare, anche se tutto è andato storto.

Cambiano i modi, oggi magari un po’ più veloci e smart, ma il contenuto non cambierà mai. È questa la forza delle loro canzoni, che ancora oggi riempiono nuovamente gli stadi.

Ci si riconosce in Max e Mauro. Negli anni ’90 si impazziva per la musica di Michael Jackson e dei Queen, ma erano semidei lontanissimi da noi. Gli 883, invece, parlano a me, a noi e a voi, con disavventure quotidiane, perché loro stessi erano due giovani di provincia, come la stragrande maggioranza di noi.

È questa la loro forza e la forza di questa stagione, che li ha resi (e nuovamente resi) famosi: parla di tutti noi, del tempo che passa, delle scelte che ci allontanano e dei sogni che si trasformano.

Max e Mauro: quando un sogno non basta più

Max e Mauro, in questi 8 nuovi episodi, crescono, maturano e cambiano. L’amicizia non è mai scalfita, ma i sogni cominciano a non essere più gli stessi.

Max si accorge che è bravo a fare musica ed è bravo a stare nella macchina dello star system. Prende consapevolezza dei suoi mezzi e, mentre nella prima stagione era impaurito e quasi titubante, in questa nuova stagione è più forte e sicuro di sé. Una sicurezza tale da portarlo, per tutta la stagione, a rispondere alla domanda iniziale di Mauro, perché sa che senza una risposta a quel fondamentale quesito non sarebbe bastata la fratellanza a tenere unito il duo.

Mauro ha quasi il percorso opposto. Da vulcano di idee e vero sostenitore del sogno di fare musica, passa a diventare pian piano quello insicuro e a tratti triste. Non gli pesa essere arrivato in cima, ma gli pesa proprio il fatto che, una volta arrivato lassù, non puoi fare altro che scendere per iniziare una nuova scalata.

Ha sempre protetto Max, ma quando si accorge che il suo compagno di banco, amico e fratello, a un certo punto, può andare avanti da solo, capisce che gli 883 non sono più il suo posto. Capisce che lui il suo posto nel mondo deve ancora trovarlo e non può trovarlo più insieme a Max.

Durante la visione della serie ho vissuto anche una duplice sensazione stranissima. La serie si sa già come va a finire: l’epilogo della storia fra Max e Mauro, e quindi degli 883, non è assolutamente uno spoiler. Ma è proprio lì che accade qualcosa di strano.

Guardi le puntate e, nel momento di discesa del duo, speri sempre che questa volta qualcosa cambi, che succeda quell’incastro o quella coincidenza (Sydney Sibilia è stato bravissimo anche questa volta a scrivere tutto il puzzle di avvenimenti per farli confluire nella macrostoria) che possa cambiare il finale, che gli 883 non si sciolgano.

Ma purtroppo questa è anche una serie che non vuole rispondere alla domanda finale, quella la sappiamo già. La vera domanda è: quando e come è avvenuta la rottura?

Come si arriva alla fine di un sogno? Come si racconta il momento in cui due ragazzi che hanno condiviso tutto iniziano lentamente a prendere strade diverse?

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