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The Corny Awards: i migliori anime del 2025

Da DanDaDan, Solo Leveling a Devil May Cry, i titoli che hanno riscritto le regole dell’hype e dell’immaginario anime

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Quest’anno l’anime non si è limitato a intrattenere: ha sperimentato, ha osato e in certi casi ha spaccato il pubblico a metà. Abbiamo visto shōnen che rifiutano le scorciatoie classiche, adattamenti che hanno capito finalmente cosa vuol dire rispettare l’opera originale e produzioni che sembrano nate più da una visione artistica che da un algoritmo.

Il 2025 è stato quindi un anno molto fortunato per gli appassionati di anime. Sono davvero tanti i titoli che meritano menzione ma ne abbiamo scelti solo 5 per non rischiare di andare troppo per le lunghe. Quindi, se dovessimo raccontare l’anno anime con cinque titoli soltanto, sarebbero questi. Non perché siano perfetti, ma perché sono stati impossibili da ignorare.

1. DanDaDan: Lo shōnen che ha buttato il manuale dalla finestra

DanDaDan è l’anime che più di tutti ha incarnato lo spirito del caos creativo. Azione, horror, commedia romantica e folklore giapponese convivono in un equilibrio precario ma magnetico. È veloce, imprevedibile, spesso folle, e proprio per questo è diventato un caso.

Science SARU ha dato forma a un adattamento che non si limita a seguire il manga: lo interpreta, lo amplifica, lo rende movimento puro. DanDaDan non chiede il permesso allo spettatore, lo trascina con sé.

Inoltre, l’anime ha consacrato un successo già ampliamente conquistato attraverso la pubblicazione del manga. Si perché quest’anno tra gli Otaku si parlava veramente di soli due titoli, uno è questo l’altro lo trovi nei seguenti paragrafi.

DanDanDan

DanDanDan

2. Sakamoto Days: La violenza gentile dello shōnen moderno

Un ex sicario sovrappeso che gestisce un minimarket non sembra materiale da anime dell’anno. E invece Sakamoto Days è la dimostrazione che lo shōnen può reinventarsi partendo dal tono.

Combattimenti coreografati come un film action, comic timing perfetto e una sorprendente umanità di fondo: Sakamoto Days racconta la violenza senza glorificarla, usando il contrasto come motore narrativo. Un titolo che ha convinto anche chi pensava di essere stanco del genere.

Anche in questo caso la piattaforma di riferimento è NETFLIX, che quest’anno sembra voglia continuare a puntare sugli anime per catturare l’attenzione globale del suo pubblico.

Sakamoto Days

3. Solo Leveling: Il power fantasy fatto bene (finalmente)

Quando abbiamo detto che durante il 2025 si è parlato soprattutto di due anime, uno è DanDaDan ma l’altro è Solo Leveling. Per molti sopravvalutato, per altri invece è una vera rinascita dell’eroe di cui tanto avevamo bisogno.

Solo Leveling non ha mai fatto mistero di cosa volesse essere: un’escalation continua di potere, nemici sempre più grandi, soddisfazione immediata. La sorpresa è che l’anime è riuscito a trasformare questa semplicità in uno spettacolo curatissimo.

A-1 Pictures ha puntato tutto su ritmo, regia e colonna sonora, costruendo un’esperienza che funziona episodio dopo episodio. Non è l’anime più profondo dell’anno, ma è quello che ha capito meglio come tenere incollato il pubblico.

A nostro avviso ciò che veramente ha fatto breccia nel cuore del pubblico non è stata la trama. Anzi, quella è anche abbastanza lineare con pochi colpi di scena e personaggi caratterizzati anche in maniera abbastanza “normale”. Ciò che ha fatto esplodere Solo Leveling è il protagonista stesso. Erano anni che aspettavamo un nuovo eroe in cui credere e possiamo dire che Jinwoo ha suscitato quasi le stesse emozioni che solo Goku aveva trasmesso in passato.

Solo Leveling

4. Gachiakuta: La rabbia come linguaggio visivo

Gachiakuta è sporco, arrabbiato, scomodo. Un mondo che vive di scarti, personaggi che portano addosso cicatrici fisiche e sociali, e una direzione artistica che trasforma il degrado in identità.

Non è un anime facile, né rassicurante. È uno di quei titoli che dividono, ma proprio per questo diventano fondamentali. Gachiakuta dimostra che lo shōnen può ancora essere politico, viscerale, profondamente personale.

Nel dettaglio, si tratta di un titolo che ti ta perdere la testa perché nemmeno sbirciando tra migliaia di altri titoli riusciresti a trovarne uno simile. È un mix di tutto ciò che la società odierna ama e odia. Ma d’altronde lo stesso Gachiakuta o si ama o si odia, non accetta vie di mezzo. E se vuoi saperne di più ti invitiamo a leggere anche questo contenuto.

Gachiakuta

5. Devil May Cry: Quando l’anime abbraccia l’estetica occidentale

Devil May Cry chiude il cerchio portando l’anime fuori dal Giappone, senza snaturarlo. Stylish action, personaggi larger-than-life e un’estetica che guarda apertamente al videogioco e all’animazione occidentale.

Non è solo fanservice: è un esperimento riuscito di contaminazione. Dante funziona perché il progetto sa cosa vuole essere e non finge di essere altro. Un segnale chiaro di come l’anime stia diventando sempre più un linguaggio globale.

Ci ha colpiti perché nonostante la trama della serie anime si sia discostata un po’ da quella del progetto videoludico, il risultato è stato perfetto. Dante è il solito, quello che abbiamo amato in tutti e 5 capitoli CAPCOM e che si prepara a conquistarci anche con la prossima stagione che a tal proposito sarà online da marzo 2026.

Devil May Cry

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