CinemaRecensioni
Supergirl – Recensione: Kara vola, ma non troppo in alto
Supergirl con Milly Alcock e Jason Momoa è arrivato nelle sale di tutto il Mondo. Questo secondo film del DCU ha fatto molto parlare di sè e noi cerchiamo di dire la nostra dopo averlo visto al cinema
Ancora con gli occhi rivolti al cielo pensando al Superman di James Gunn, nelle sale cinematografiche è arrivata Supergirl, che vede protagonista la giovane star Milly Alcock nei panni della supereroina (e cugina dell’Uomo d’Acciaio).
Il film è diretto da Craig Gillespie ed è il primo progetto del nuovo DCU di Peter Safran e James Gunn a non essere diretto da quest’ultimo. Per questo motivo, Supergirl rappresenta un vero banco di prova per capire se questa nuova direzione cinematografica sia davvero in grado di reggersi sulle proprie gambe anche senza la regia dell’artefice di questa rinascita. Gunn, infatti, aveva convinto praticamente tutti con la serie animata Creature Commandos, con le due esilaranti stagioni di Peacemaker interpretate da John Cena e, soprattutto, con il film che ha catturato milioni di spettatori nel 2025: Superman con David Corenswet nei panni dell’eroe rosso e blu dalla grande “S” sul petto.
Come annunciato dallo stesso Gunn e dalla produzione, il film prende ampiamente ispirazione da Supergirl: Woman of Tomorrow la graphic novel di Tom King e Bilquis Evely, probabilmente il fumetto più importante dedicato a Kara Zor-El degli ultimi anni. La pellicola ne mantiene quasi (e sottolineo quasi) intatta la struttura narrativa, riadattandola però per un pubblico mainstream da sala cinematografica.
I punti di contatto con l’acclamata opera di King ed Evely sono numerosi, così come lo sono le differenze introdotte da Gillespie e dalla sceneggiatrice Ana Nogueira. La più evidente riguarda il cattivo, Krem delle Colline Gialle, trasformato da semplice brigante del fumetto in un antagonista decisamente più brutale e pericoloso. Un altro importante tassello che viene aggiunto nel film è Lobo, storica ‘mina vagante’ e personaggio sopra le righe della DC Comics, interpretato da Jason Momoa, che da anni dichiarava di voler vestire i panni dell’ultimo Czarniano e che finalmente ha visto realizzato questo desiderio. Stalkerare James Gunn per diverso tempo ha ripagato il buon Jason.
Ad affiancare Milly Alcock troviamo, oltre alla mascotte di questi primi film del DCEU, Kripto il super-cane, anche la giovane Eve Ridley nei panni di Ruthye Marye Knoll, coprotagonista della storia proprio come nel fumetto.
Al momento in cui scrivo queste righe, Supergirl ha avuto un’accoglienza tiepida al botteghino e ha diviso la critica, che ha evidenziato, forse anche con eccessiva severità in alcuni casi, diversi limiti rispetto alle aspettative.
Happy Birthday Kara!
Kara Zor-El sta festeggiando il suo ventitreesimo compleanno vagando per l’universo in compagnia del solo Kripto. Tra una bettola e l’altra ha un unico obiettivo: ubriacarsi fino a stare male e rimanere il più lontano possibile dalla Terra.
Nel frattempo, su un remoto pianeta rurale, la giovane Ruthye Marye Knoll assiste allo sterminio della propria famiglia per mano della banda del brigante Krem delle Colline Gialle.
Decisa a vendicarsi, Ruthye parte alla ricerca di qualcuno che possa aiutarla nella sua missione. È così che incontra Kara e Kripto, rimanendo colpita dalla forza della kryptoniana durante una rissa scoppiata proprio per difenderla.
Inizialmente Kara rifiuta di accompagnarla, ma tutto cambia quando Krem le ruba l’astronave e avvelena mortalmente Kripto. Per salvare il proprio cane, Kara è costretta a inseguire il brigante attraverso la galassia: solo lui possiede infatti l’antidoto.
Ha così inizio una vera e propria caccia all’uomo che unirà Kara e Ruthye, accomunate dallo stesso bersaglio ma mosse da motivazioni molto diverse. A complicare ulteriormente le cose arriva anche Lobo, il folle cacciatore di taglie interstellare, sulle tracce di uno degli uomini di Krem.
Perdere tutto e cercare la forza di andare avanti… insieme
Il cuore del film ruota attorno a due tragedie: quella di Ruthye, che ha visto sterminare la propria famiglia, e quella di Kara, privata del suo pianeta, dei suoi genitori e di tutto ciò che conosceva.
Supergirl prova a raccontare due modi differenti di affrontare il dolore: da una parte la rabbia e il desiderio di vendetta di Ruthye, dall’altra il vuoto e la rassegnazione di Kara.
L’intenzione è quella di costruire un percorso di crescita reciproca tra le due protagoniste, proprio come accade in Woman of Tomorrow. Una relazione che dovrebbe aiutarle a superare i rispettivi traumi e a trovare la forza di andare avanti.
Purtroppo questa evoluzione rimane soltanto sulla carta. I cambiamenti, soprattutto quelli di Kara, risultano improvvisi e poco costruiti, funzionali più alle esigenze della sceneggiatura che a un autentico sviluppo del personaggio.
Il rapporto tra Kara e Ruthye avrebbe dovuto rappresentare il vero cuore emotivo del film, la cura alle rispettive ferite. La pellicola, invece, costruisce un legame piuttosto superficiale, complice una narrazione che fatica a coinvolgere sul piano emotivo e che commette il suo errore più grande proprio nel finale, stravolgendo il significato e la conclusione della parabola raccontata da Tom King e Bilquis Evely.
Molto più riuscita, invece, è l’esplorazione del rapporto tra Kara e Kripto, decisamente più convincente dell’alchimia tra le due protagoniste.
Supergirl e quel senso di ‘Kara della Galassia’
Le aspettative nei confronti del film di Craig Gillespie erano elevate. Dopo Superman, i fan speravano di ritrovare quella stessa freschezza e quella stessa capacità di creare empatia con la protagonista, così come era capitato con l’eroe interpretato da Corenswet.
Purtroppo, nonostante la buona prova di Milly Alcock, perfettamente a suo agio nei panni dell’eroina, è difficile lasciarsi coinvolgere dalla storia di Kara e dalla sua avventura in solitaria. Paradossalmente, risultano più interessanti il suo passato e il suo vissuto che non gli eventi del presente. Anche se ritengo che rispetto al film di Superman si sia fatto un passo indietro sulla ‘natura bellica’ dei kriptoniani velatamente accennata nella pellicola di James Gunn, poiché in Supergirl gli stessi appaiono con un animo più pacifico e quasi arrendevole al loro infausto destino.
Tornando alla Alcock, l’attrice dimostra di avere il potenziale per incarnare il personaggio e, a tratti, riesce anche a mostrarne tutte le sfumature. Tuttavia, finisce spesso intrappolata in una scrittura che cade nella banalità e nel già visto.
La prima parte presenta una Kara ribelle, imperfetta e distante dall’idea classica di Superman, una caratterizzazione interessante che, pur richiamando, tra musica pop, cuffiette e alieni stravaganti inevitabilmente lo Star-Lord dei primi Guardiani della Galassia di James Gunn, funziona piuttosto bene.
Nella seconda metà, invece, questa personalità viene progressivamente abbandonata per lasciare spazio a una versione molto più convenzionale del personaggio che finisce inevitabilmente per penalizzarla, soprattutto quando è al fianco di Superman.
Sì, perché nel film compare anche con un paio di cameo David Corenswet nei panni dell’Uomo d’Acciaio e, ogni volta che entra in scena, i riflettori si spostano su di lui completamente, evidenziando ancora di più il divario di carisma tra i due personaggi.
‘Hokuto no Krem’ e un Lobo dalla ‘punta arrotondata’
Per quanto riguarda gli altri personaggi, Craig Gillespie rivoluziona completamente Krem delle Colline Gialle, trasformandolo in un predone interstellare spietato, cinico e crudele, ben diverso dal brigante immaginato da Tom King.
Il suo look, ricco di piercing e fortemente ispirato all’estetica punk anni Ottanta, ricorda quasi uno dei tanti scagnozzi di Ken il Guerriero: quelli che Kenshiro elimina dopo pochi secondi.
Dovendo essere l’antagonista principale della pellicola, una riscrittura più appariscente del personaggio poteva essere preventivabile e Matthias Schoenaerts appare anche sufficientemente cattivo.
Ma non basta l’interpretazione di quest’ultimo a rendere il personaggio memorabile. La brutalità e l’aspetto non sono sufficienti a costruire un antagonista realmente all’altezza di Supergirl, che in qualsiasi altro film sarebbe stato più un villain di serie B che una vera minaccia. Non pretendevo un Krem dalla personalità pari al Luthor di Nicholas Hoult, ma sicuramente un cattivo di maggior spessore Kara Zor-El se lo sarebbe meritato.
Discorso diverso per Lobo. Così come Milly Alcock, anche Jason Momoa crede molto nel proprio personaggio e fisicamente è praticamente perfetto.
Peccato che caratterialmente il suo Lobo sia molto distante dal folle, imprevedibile e completamente fuori controllo czarniano conosciuto nei fumetti. Quello visto in Supergirl è una versione decisamente edulcorata, con il freno a mano costantemente tirato che mostra qualche accenno di follia, ma non esplode mai nella totale anarchia che rende iconico il personaggio.
Molti hanno criticato il poco spazio concessogli. Personalmente ritengo che il minutaggio sia adeguato trattandosi di un film su Supergirl, ma è sprecato il modo in cui viene utilizzato. Ogni sua apparizione avrebbe dovuto rappresentare un elemento di caos capace di cambiare il ritmo della narrazione, mentre finisce quasi sempre per risultare poco incisiva, fin dal suo ingresso in scena.
L’impressione finale è quella di un personaggio che non lascia davvero il segno e che potrebbe essere sostituito da qualsiasi altro comprimario senza modificare in modo significativo la storia.
Il bicchiere mezzo pieno
Nonostante i numerosi difetti, Supergirl non è il disastro che alcuni stanno dipingendo e non ridimensiona necessariamente le ambizioni del nuovo DCU.
Anzi, se confrontato con diverse produzioni del passato dedicate a supereroine, sia in casa Marvel (The Marvels, She-Hulk, Madame Web) sia in casa DC (Wonder Woman), il film con Milly Alcock si colloca comunque uno scalino sopra gli show appena citati.
Supergirl diverte e intrattiene e questo a tanti potrebbe e dovrebbe bastare. Il vero problema è che non lascia il segno come molti speravano, schiacciato dal continuo confronto sia con Woman of Tomorrow sia con il precedente Superman.
Kara Zor-El rimane comunque un personaggio con enormi potenzialità all’interno del nuovo DC Universe. Forse non abbastanza per sostenere da sola un altro film, ma può ritagliarsi un ruolo importante accanto al cugino Kal-El nei futuri capitoli della saga.
Con avversari del calibro di Lex Luthor e Brainiac all’orizzonte, Supergirl avrà probabilmente l’occasione giusta per dimostrare davvero il proprio valore.

Gianky
2 Luglio 2026 at 11:10
Ero andato al cinema con diverso hype, innamorato come sono dei comics DC. Ma ero ugualmente spaventato dal fatto che il film si ispirasse dichiaratamente all’opera di Tom King: ogni trasposizione cinematografica tende a perdere mordente e fantasia…
concordo sulla ottima interpretazione di Milly Alcock che fa ben sperare per i film futuri riguardanti l’Azzurrone.
La presenza di Lobo più che essere funzionale al film è stato un vero è proprio omaggio all’attore Jason Momoa (se non ci fosse stato il film avrebbe funzionato ugualmente, così come funzionava il fumetto).
Per il resto il film è filato via forse troppo velocemente con un finale un po’ raffazzonato…
Sono uscito dal cinema, non deluso, ma con le mie aspettative fortemente ridimensionate. Forse il film di Superman mi aveva caricato di aspettative non legittime.
Se lo si vede in funzione DCU cinematografico però il film rispecchia ampiamente il voto che hai attribuito.
redazione
2 Luglio 2026 at 11:21
Ti ringraziamo e siamo assolutamente d’accordo anche con la tua analisi, che è abbastanza in linea con la nostra! Grazie per il commento!