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PopChop Express: Detective Conan, super detective con gli occhiali!

Nella nuova puntata di PopChop Express parliamo di un investigatore molto amato dai fan: il Detective Conan, protagonista indiscusso di una delle più importanti serie anime di sempre

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Se vi dico “bambino con gli occhiali e la mente di un genio” che ha la capacità di risolvere omicidi, smascherare criminali e inseguire un’organizzazione segreta che sembra sempre un passo avanti a lui.. chi vi viene in mente?

Vi do un altro indizio: non è un supereroe, non ha poteri speciali e non combatte mostri o demoni…eppure è diventato uno dei protagonisti più iconici dell’animazione giapponese e simbolo dell’anime investigativo.

Ora dovreste aver capito di chi sto parlando; naturalmente di Detective Conan, il piccolo investigatore protagonista di una serie anime epocale tratta dall’altrettanto longevo manga di Gosho Aoyama.

L’anime ha compiuto proprio quest’anno 30 anni ed è appena entrato nella sua 31esima (!) stagione.

E difatti le prime puntate di Detective Conan sono state trasmesse in Giappone nel lontano 1996 (in Italia è arrivato solo nel 2002) e continua a essere una serie trasmessa senza interruzioni in tutto il mondo. Un fenomeno che ha superato le mille puntate, generato decine di film cinematografici e creato un universo narrativo vastissimo oltre che una fandom importantissima.

Quello che potrebbe sembrare un semplice anime investigativo si è trasformato nel tempo in una delle saghe più lunghe della storia dell’animazione e tra le più amate dai fan. Un racconto che mescola il classico genere giallo alla Agatha Christie, con tanto di tensione thriller, a momenti di commedia in stile manga/anime.

E tutto ruota, ovviamente intorno al mistero principale che da oltre mille puntate vede Conan impegnato (tra un omicidio e l’altro): scoprire la verità dietro la misteriosa organizzazione che gli ha cambiato per sempre la vita.

I primi passi di Detective Conan… in TV

L’anime di Detective Conan debutta l’8 gennaio 1996 ed è prodotto dallo studio TMS Entertainment, realtà storica giapponese dietro a molte serie iconiche, tra cui Lupin III.

La serie viene trasmessa sulle emittenti giapponesi Nippon Television e Yomiuri TV, diventando rapidamente uno dei programmi più seguiti del palinsesto, mentre in Italia per anni è stato uno dei titoli di punta di Italia 1.

Inizialmente l’anime segue molto fedelmente il manga originale di Aoyama, ma con il passare degli anni e il pericolo di raggiungere il fumetto, introduce anche episodi originali pensati esclusivamente per la televisione. Questa strategia permette alla serie di proseguire senza raggiungere troppo velocemente la trama del fumetto.

Il risultato è impressionante: oggi Detective Conan conta oltre 1100 episodi, più di 25 film cinematografici ed è uno dei franchise più redditizi dell’animazione giapponese.

Detective Conan: Super detective con gli occhiali, che dà la caccia ai criminali

Shinichi e Ran

La storia ruota attorno a Shinichi Kudo, un brillante detective liceale noto per aver aiutato più volte la polizia a risolvere casi complicati.

Durante una serata al parco divertimenti insieme all’amica d’infanzia di cui è innamorato, Ran Mori, Shinichi assiste a un losco scambio di denaro tra due uomini misteriosi. Nel tentativo di indagare viene colto di sorpresa e catturato da una misteriosa organizzazione criminale.

Per eliminarlo gli viene somministrata una sostanza sperimentale chiamata APTX 4869. Il veleno dovrebbe ucciderlo senza lasciare tracce, ma l’effetto è completamente diverso: Shinichi sopravvive ma il suo corpo rimpicciolisce, tornando a essere quello di un bambino.

Assunta la nuova identità di Conan Edogawa, il protagonista si trasferisce a casa dell’amica d’infanzia Ran Mori e di suo padre, il detective privato Kogoro Mori, non proprio l’investigatore più brillante del Giappone. Spesso arriva vicino alla soluzione dei casi ma non riesce a collegare i dettagli giusti. Ed è qui che entra in gioco Conan.

Kogoro e Conan

Grazie a gadget tecnologici creati dal professor Hiroshi Agasa, il protagonista riesce a manipolare gli eventi dietro le quinte.

Il più famoso di questi strumenti è il papillon modulatore di voce, che gli permette di imitare la voce di Kogoro dopo averlo addormentato con un dardo anestetico. Nasce così la leggenda del “detective dormiente”.

Curiosità sull’anime

Il nome Conan è un omaggio diretto allo scrittore Arthur Conan Doyle, creatore di Sherlock Holmes. Non a caso Shinichi è un fan sfegatato del detective di Baker Street.

Un altro dettaglio curioso riguarda la cronologia interna della serie. Nonostante siano passati quasi trent’anni dalla prima pubblicazione del manga, nella storia sono trascorsi solo pochi mesi.

Il franchise è diventato talmente popolare in Giappone da generare mostre, musical teatrali, videogiochi e persino attrazioni nei parchi a tema.

L’ombra dell’Organizzazione Nera

La trama principale della serie ruota attorno alla misteriosa organizzazione criminale responsabile della trasformazione di Shinichi, che agisce nell’ombra e i cui obiettivi restano in gran parte sconosciuti.

I membri del gruppo utilizzano nomi in codice ispirati agli alcolici (Gin, Vodka, Vermouth, Bourbon), una scelta che ha contribuito a rendere l’organizzazione immediatamente riconoscibile.

Nel corso della serie Conan scopre lentamente nuovi dettagli sul gruppo, ma ogni risposta sembra portare a misteri ancora più profondi.

Ai e Kaito: personaggi amati e fondamentali per la serie

Uno dei personaggi più importanti introdotti nella serie è Ai Haibara, scienziata che in passato ha lavorato proprio per l’Organizzazione Nera e creatrice della droga APTX 4869.

Dopo la morte della sorella decide di ribellarsi all’organizzazione e ingerisce la sostanza per suicidarsi. Anche lei però sopravvive e torna bambina, diventando l’alleata più importante di Conan nella lotta contro l’organizzazione.

Kaito alle spalle di Conan

Altro personaggio molto amato è il misterioso ladro Kaito Kid, che non è un assassino né un criminale tradizionale: è un ladro spettacolare che ruba gioielli e opere d’arte con trucchi degni di un illusionista.

Il personaggio è stato creato su un’altra opera di Gosho Aoyama: il manga Magic Kaito, ma nel tempo è diventato una presenza ricorrente anche in Detective Conan, diventando a tutti gli effetti un comprimario molto amato dai fan.

Gli episodi più iconici

Ai Haibara

Con oltre mille episodi è impossibile citarli tutti, ma alcuni capitoli sono diventati veri punti di riferimento per i fan.

Il primo episodio della serie, ambientato su una montagna russa, introduce Shinichi, Ran e l’Organizzazione Nera ed è ancora oggi uno dei pilot più memorabili dell’animazione giapponese.

Tra gli episodi più amati c’è anche il caso del bus, che segna la prima apparizione di Ai Haibara e introduce un tono più oscuro nella serie.

Un altro episodio leggendario è quello che vede Conan confrontarsi direttamente con l’Organizzazione Nera in uno scontro pieno di tensione e rivelazioni.

Detective Conan: successo anche al cinema

Se la serie televisiva continua a essere un pilastro dell’animazione giapponese, negli ultimi anni sono stati soprattutto i film cinematografici a dimostrare la forza del franchise.

Dal 1997 viene prodotto e rilasciato un film cinematografico ogni anno. Una strategia molto rara nel mondo dell’animazione, che ha portato sino ad ora film di alta qualità rilasciati a brevissima distanza l’uno dall’altro (solo un anno per l’appunto).

Tra i più celebri troviamo: Detective Conan: The Phantom of Baker Street, Detective Conan: Zero the Enforcer, Detective Conan: The Million-Dollar Pentagram.

I film hanno spesso un tono più spettacolare rispetto alla serie televisiva e includono inseguimenti, esplosioni e misteri su larga scala.

Il successo degli anime al cinema ha coinvolto anche Conan che negli ultimi anni è diventato un vero fenomeno al botteghino giapponese, con incassi miliardari in yen.

Nel 2025 il lungometraggio Detective Conan: One-Eyed Flashback ha stabilito un nuovo record al botteghino giapponese. Distribuito da Toho, il film ha incassato oltre 1,05 miliardi di yen nel solo giorno di apertura, attirando circa 690.000 spettatori nelle prime 24 ore.

Perché Detective Conan continua a funzionare?

Dopo quasi tre decenni la serie continua a essere, inaspettatamente, seguita da milioni di spettatori. Solitamente dopo diversi anni il pubblico tende a stancarsi o, come è naturale che sia, c’è il classico cambio generazionale.

Per Conan non è così ed è una delle serie animate più durature nel tempo, che tiene testa a One Piece (come numero di episodi prodotti) in Giappone e ha superato da tempo in fatto di episodi The Simpsons, che è in giro da più tempo.

Il motivo? Semplice: Detective Conan riesce a combinare misteri intelligenti, personaggi memorabili e una trama più ampia ricca di segreti.

Inoltre uno degli elementi che rende Detective Conan così longevo è la sua struttura narrativa ibrida.

Le serie televisive solitamente seguono due modelli principali:

  • narrazione seriale continua, con episodi collegati tra loro e cliffhanger costanti
  • episodi autoconclusivi, in cui ogni puntata racconta una storia indipendente

Detective Conan si colloca esattamente nel mezzo tra questi due modelli.

Ogni episodio offre un enigma da risolvere, ma allo stesso tempo contribuisce ad ampliare un universo narrativo sempre più complesso. Questo sistema ricorda in parte quello di serie televisive poliziesche come La signora in giallo, dove ogni episodio racconta un caso diverso ma i personaggi restano gli stessi o i grandi romanzi gialli classici, ma adattati al linguaggio dell’animazione moderna.

Ma.. Shinichi Kudo crescerà prima o poi?

Uno dei dilemmi più frequenti tra i fan riguarda il destino di Shinichi: tornerà definitivamente adulto prima o poi?

Da un lato, far crescere il personaggio permetterebbe finalmente di concludere la lunga trama dell’Organizzazione Nera e spiegare completamente il mistero della droga APTX 4869.

Dall’altro lato, esistono forti motivazioni per cui ciò potrebbe non accadere.

Il genere investigativo su cui si basa la serie funziona perfettamente con episodi autoconclusivi: nuovi casi, nuovi sospetti e nuove ambientazioni permettono alla serie di rinnovarsi continuamente anche senza sviluppare troppo la trama principale.

Esiste poi un fattore commerciale non trascurabile. Il marchio di Detective Conan è fortemente legato all’immagine del piccolo Conan: cambiare definitivamente il protagonista significherebbe alterare un brand costruito in quasi trent’anni di merchandising, film e prodotti derivati.

Per questo motivo è probabile che Conan rimanga ancora a lungo un bambino detective.

Ancora tanti misteri da risolvere per il piccolo Conan

Nonostante siano passati trent’anni, pare che, come per il manga di Gosho Aoyama, anche per l’anime di Detective Conan la strada sia ancora lunga…

La serie animata continua a dimostrare, a distanza di tre decenni che la formula utilizzata è ancora oggi tanto semplice quanto vincente: mistero, deduzione e personaggi memorabili piacciono ancora e tanto ai fan del piccolo detective.

Il genere investigativo può funzionare nell’animazione seriale, creando una saga capace di attraversare generazioni di spettatori.

E finché esisterà un mistero da risolvere, una cosa è certa, ci sarà sempre il piccolo Conan Edogawa a cercare di risolvere il caso.

Perché  “Conan non commette mai uno sbaglio E centra sempre il suo bersaglio…” come canta Giorgio Vanni nella sigla italiana dell’anime!

E come ripete spesso il protagonista:

“C’è sempre una sola verità.”

Trovate tutti gli episodi e i film di Detective Conan su Anime Generation (Prime Video), canale tematico di Yamato Video dove stanno arrivando anche gli episodi inediti della 31°esima stagione, attualmente in corso in Giappone.

E non dimenticate di guardare il reel dedicato a Detective Conan degli amici di NerdChop Express!

Anime

Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba Il Castello dell’Infinito I disponibile su Crunchyroll

Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba, film anime campione di incassi nei cinema, è arrivato finalmente su Crunchyroll

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DEMON SLAYER: KIMETSU NO YAIBA IL CASTELLO DELL’INFINITO I È ORA DISPONIBILE IN STREAMING SU CRUNCHYROLL

L’attesa è finalmente giunta al termine! Il fenomeno cinematografico mondiale firmato ufotable debutta in piattaforma

©Koyoharu Gotoge / SHUEISHA, Aniplex, ufotable

Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba Il Castello dell’Infinito I è ora disponibile in streaming su Crunchyroll.

A seguito dell’incredibile exploit nelle sale cinematografiche lo scorso settembre, il lungometraggio è ora disponibile in giapponese con sottotitoli in italiano e doppiato in italiano.

Su Crunchyroll i fan possono riguardare tutti gli episodi di Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba e i precedenti film Demon Slayer -Kimetsu no Yaiba- The Movie: Mugen Train.

Sinossi del film:

Tanjiro Kamado e’ un ragazzo unitosi a un’organizzazione dedita alla caccia dei demoni, chiamata Squadra dei cacciatori di demoni, dopo che la sorella minore Nezuko è diventata una di questi mostri.

Acquisendo sempre più forza e approfondendo i legami di amicizia con i suoi compagni, Tanjiro ha combattuto molti demoni con i suoi compagni Zenitsu Agatsuma e Inosuke Hashibira. Il suo viaggio lo ha portato a combattere al fianco di alcuni tra i più abili spadaccini della Squadra dei cacciatori di demoni, i Pilastri, tra cui il Pilastro delle Fiamme Kyojuro Rengoku a bordo del Treno Mugen, il Pilastro del Suono Tengen Uzui nel Quartiere dei Piaceri, il Pilastro della Nebbia Muichiro Tokito e quello dell’Amore Mitsuri Kanroji nel Villaggio dei Forgiatori di Katana.

Mentre i Pilastri e i membri della Squadra dei cacciatori di demoni sono impegnati nell’Allenamento dei Pilastri, un allenamento fisico di gruppo in preparazione all’imminente battaglia contro i demoni, Muzan Kibutsuji si presenta alla residenza Ubuyashiki. Con il capo della Squadra dei cacciatori di demoni in pericolo, Tanjiro e i Pilastri accorrono al quartier generale, dove però per mano di Muzan Kibutsuji precipitano in un luogo misterioso.

Lo spazio in cui Tanjiro e la Squadra dei cacciatori di demoni sono piombati è la fortezza dei demoni: il Castello dell’Infinito.

Il campo di battaglia è pronto e lo scontro finale tra la Squadra dei cacciatori di demoni e i demoni si accende.

Credits: Storia originale di Koyoharu Gotoge (JUMP COMICS / SHUEISHA). Diretto da Haruo Sotozaki. Sceneggiatura e animation production di ufotable.

A proposito di Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba:

Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba è tratto dalla serie manga di Koyoharu Gotoge, pubblicata su WEEKLY JUMP di SHUEISHA dal febbraio 2016 al maggio 2020. La serie ha conquistato il pubblico di tutto il mondo con la sua tragica storia di umani e demoni, avvincenti duelli con la spada, personaggi affascinanti e scene comiche. Il manga è composto da 23 volumi e ha venduto oltre 200 milioni di copie.

Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba ha debuttato nell’aprile 2019 con l’arco narrativo “L’incrollabile determinazione di Tanjiro Kamado”, seguito dal film “Mugen Train” nell’ottobre 2020 e dagli archi narrativi “Mugen Train” e “Entertainment District” della serie TV, trasmessi dal 2021 al 2022. Nel 2023, l’arco narrativo “Swordsmith Village” ha debuttato su Crunchyroll, poco dopo l’uscita nelle sale di Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba -To the Swordsmith Village-. Nel 2024, ha debuttato l’arco narrativo “Hashira Training”, poco dopo l’uscita nelle sale di Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba -To the Hashira Training-. La produzione dell’animazione è a cura di ufotable.

* Ringraziamo l’Ufficio Stampa Crunchyroll per il comunicato di cui sopra, che abbiamo condiviso con i nostri lettori

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Animazione

A New Dawn: un’oasi d’arte sospesa

A New Dawn, l’esordio di Yoshitoshi Shinomiya, è un delicato affresco artistico che cerca un nuovo linguaggio lontano dal suo mentore. Questa è la recensione del film presente nelle sale italiane dal 23 al 29 luglio

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Da sempre i prodotti d’animazione giapponese ci mostrano una fotografia della società nipponica. Uno degli elementi che più affascina l’occidente è proprio il metodo con cui questi registi vedono il mondo, inquadrano la quotidianità e cercano di raccontare attraverso i propri occhi un messaggio elaborato dall’esperienza di una vita in quella terra da noi tanto sognata e celebrata.

C’è chi costruisce il proprio cinema con un intenzione politica ed un tono più graffiante, come i grandissimi Satoshi Kon e Yoshiaki Kawajiri, che non temono di ricordare al mondo, e soprattutto ai loro cittadini, che la loro grande patria nasconde e omette ombre terrificanti: voyeurismo, enormi disparità sociali, criminalità organizzata, altissimo tasso di suicidi, invecchiamento e sindromi asociali della popolazione.

Tuttavia, se oggi si ammira la cultura del Sol Levante è anche perché esiste un’altra faccia interpretativa. Makoto Shinkai si distingue fin dall’inizio del nuovo millennio con una poetica diametralmente opposta alla scuola anni ’80 e ’90 del cinema d’animazione giapponese: atmosfere solari, musiche rilassanti, dialoghi pacati e inquadrature che oscillano fra dettagli su cibo e oggetti di vita quotidiana e campi lunghi che aprono lo schermo verso la skyline della grande capitale Tokyo.

Immagini tratte dai film di Makoto Shinkai – 5 cm al secondo, Your Name, Weathering with You

La prova dell’allievo

Yoshitoshi Shinomiya, artista formatosi in tecniche pittoriche, osserva nelle retrovie d’animatore il successo del suo mentore Shinkai. Dal 2011 questa giovane promessa segue tutte le produzioni del regista, facendosi notare dal buon Makoto tanto da ottenere per il lungometraggio Your Name la realizzazione di una delle scene più importanti ed iconiche del film (il suggestivo flashback sulla vita di Mitsuha).

Il successo della pellicola è planetario e tutti gridano (direi molto inconsciamente e con eccessiva iperbole) all’arrivo del nuovo Hayao Miyazaki.

Tralasciando queste deliranti dichiarazioni, la qualità del prodotto finale è innegabile e Shinomiya si ritaglia un posto speciale sotto l’ala di Shinkai, da cui assorbirà quante più lezioni possibili in vista della prova che ogni grande animatore deve affrontare per salire a pieno regime nel mondo del cinema: l’esordio alla regia.

A New Dawn portava con sé il rischio del ricalco stilistico, ma l’allievo Yoshitoshi utilizza con molta astuzia la filosofia filmica del suo mentore solo come fondamenta, per proporre la sua formazione all’interno della tecnica animata.

Diamo un senso a questa fine

Riqualificazione. Tutto il silenzio iniziale viene rotto dalla consapevolezza di questa parola, di ciò a cui porterà. Adulti che parlano di interventi pubblici, di funzionari che invitano (sempre con la classica educazione giapponese) a prendere provvedimenti.

Un vociare che nella testa di Keitarō, Kaoru e Sentarō rimane un rumore bianco: chiacchere che portano ad un’azione violenta, infantile data l’agire avventato dei tre protagonisti appena maggiorenni. Già dai primi minuti l’operazione svolta dal regista Shinomiya riesce a spiazzare sia il novizio sia l’appassionato conoscitore dell’ambiente da cui questo artista deriva.

Tutto il lungometraggio si presenta con uno stile grafico d’estrema eleganza, complice la formazione da pittore del buon Yoshitoshi, tradotta nell’utilizzo di acquerelli e pennelli per la costruzione degli sfondi, un character design elaborato dalla sottrazione di un tratto a matita con linee sottili e un’animazione con minor ricchezza di fotogrammi per un movimento volutamente frammentato.

Allo stesso tempo, l’inizio sembra distaccarsi ulteriormente dal linguaggio Shinkai rinunciando alla musica e mostrando una situazione sociale non proprio conforme al rigore nipponico: una rissa.

A New Dawn è in fondo un racconto molto intimo, un’elaborazione silenziosa dell’andare avanti e abbandonare un posto che ha segnato una parte della propria vita, specchio di una tradizione portata avanti da generazioni.

Eppure quel ricordo persiste e la grande metropoli non riesce a sovrastare il desiderio di tornare in quella casa sperduta in campagna, lontana dalla fretta urbana, solo per ritrovare le sensazioni passate.

Da sinistra: Sentarō, Keitarō e Kaoru

Fuochi d’artificio lontani dalla “nostra” città

Kaoru e Sentarō sono traditori. Hanno abbandonato la fabbrica di fuochi d’artificio e il sogno di quell’irraggiungibile Shuhari, si sono arresi al progresso trovando tana in città e cercando carriera. Keitarō all’estremo opposto si è arroccato nella cieca convinzione della tradizione, rinunciando ad una vita sociale in favore del sacrificio per un solo ed unico momento.

Ciò che domina la loro rimpatriata è proprio l’incomunicabilità, che però non viene mostrata col semplice silenzio, ma con dialoghi molto schietti, spesso ripetuti o che balzano da un argomento all’altro senza particolare preavviso.

L’intera sceneggiatura alterna momenti pregni di dramma subito smorzati da un’espressione sciocca che spezza tutta la carica emotiva della scena. Si tratta di un’altalena poco calibrata, forse dovuta al montaggio comunque serrato che permette alla pellicola la durata di circa un’ora e venti minuti.

Sebbene la seconda parte del film ritrovi il sangue del maestro Shinkai con un comparto musicale sovrastante e un’atmosfera si rilassata ma poco silenziosa, menzione d’onore va fatta alla sperimentazione adottata da Yoshitoshi Shinomiya in una particolare scena (senza anticipazioni, il momento dell’ubriaco) in cui collidono tecniche che travisano qualsiasi premessa iniziale, donando freschezza e soprattutto speranza per la poetica di questo giovane regista.

A New Dawn: Superare il maestro (?)

A New Dawn è un esordio ricco di personalità, da un giovane artista che ha stupito tutta la giuria del Festival del Cinema di Berlino con questo delicato racconto d’amicizia oltre la tradizione.

Un film che evolve parzialmente l’abilità maturata dalla lezione di Makoto Shinkai per proporre uno stile pittorico unico al servizio della narrazione non per forza legata ad una fotografia sempre benevola della società giapponese, seppur circoscritta in una storia breve e dal montaggio non sempre calcolato.

Un augurio per queste idee, che possano costruire un nuovo grande nome dell’animazione nipponica.


VOTO POPCORNERD: 8/10

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Anime

Dragon Ball GT: dopo 30 anni è ancora il capitolo più controverso della saga di Toriyama

Anche a distanza di 30 anni Dragon Ball GT continua a essere il capitolo più controverso della storia di Goku, Vegeta & Co.

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Per molti fan rappresenta un piacevole tuffo nella nostalgia, per altri è ancora oggi il punto più basso mai raggiunto dal franchise. A quasi trent’anni dalla sua prima messa in onda, Dragon Ball GT continua a dividere il pubblico come poche altre opere legate all’universo creato da Akira Toriyama. E se alcune idee introdotte dall’anime, come il Super Saiyan 4 o i Draghi Ombra, sono entrate nell’immaginario collettivo dei fan, con il passare del tempo sono emersi anche limiti che oggi risultano ancora più evidenti, soprattutto dopo l’arrivo di Dragon Ball Super e Dragon Ball DAIMA.

Il problema di Dragon Ball GT: canonico oppure no?

Quando Dragon Ball GT debuttò nel 1996, il concetto di “canonicità” non era un argomento così discusso come lo è oggi. Fino ad allora i fan distinguevano abbastanza facilmente tra manga, anime, filler e film, senza troppe polemiche. GT, però, rappresentava una novità assoluta: era il primo anime della serie realizzato senza un manga di riferimento e senza una sceneggiatura firmata direttamente da Akira Toriyama.

Questa scelta ha alimentato negli anni infinite discussioni. Molti appassionati hanno semplicemente deciso di considerare GT “non canonico”, ignorandone completamente gli eventi.

Negli ultimi anni, però, il franchise ha adottato una filosofia quasi opposta. Toyotarou e altri membri del team creativo hanno infatti spiegato che l’idea attuale è quella di considerare valide tutte le storie di Dragon Ball, viste come possibili continuità parallele capaci di espandere il multiverso narrativo. Una visione sicuramente più aperta rispetto al semplice eliminare ciò che non piace.

Resta però un problema evidente: chi oggi guarda Dragon Ball GT dopo aver visto Dragon Ball Super o Dragon Ball DAIMA si trova davanti a numerose incongruenze. Le regole sulle fusioni Potara, la natura del Super Saiyan, la rappresentazione dell’Inferno, del Paradiso e persino diversi elementi della mitologia delle Sfere del Drago entrano spesso in conflitto con quanto stabilito nelle opere più recenti, rendendo GT un tassello narrativo difficile da collocare all’interno della cronologia moderna.

Nemmeno il manga è riuscito a rivalutare Dragon Ball GT

Uno dei punti di forza del franchise è sempre stato il rapporto tra anime e manga. Dragon Ball, Dragon Ball Z e Dragon Ball Super possono contare su adattamenti cartacei completi che permettono ai fan di vivere le stesse storie attraverso due media differenti.

Con GT, invece, questo non è mai successo. Per oltre quindici anni l’anime è rimasto privo di una vera controparte manga, fino a quando nel 2013 la rivista Saikyo Jump ha iniziato a pubblicare un particolare “animanga”: un fumetto costruito utilizzando direttamente gli screenshot dell’anime, accompagnati dai balloon dei dialoghi.

L’iniziativa è andata avanti per circa dieci anni, arrivando a 73 capitoli, ma il risultato è stato ben lontano dall’essere soddisfacente. La qualità delle immagini, i problemi di risoluzione, l’impaginazione poco curata e una colorazione spesso approssimativa hanno dato vita a un prodotto che molti lettori hanno giudicato pigro e poco ispirato.

Come se non bastasse, l’adattamento ha preso decisioni narrative discutibili. Il fumetto parte infatti direttamente dalla Saga dei Draghi Ombra per poi tornare indietro alla Saga delle Sfere del Drago Nere e a quella di Baby, mentre la Saga di Super 17 viene completamente esclusa.

Una scelta che rende questo adattamento addirittura incompleto e che, invece di migliorare la reputazione dell’anime, ha finito per evidenziarne ulteriormente i limiti.

Dragon Ball GT: una serie ‘troppo’ Goku-centrica

Uno degli aspetti più criticati di Dragon Ball GT riguarda il trattamento riservato al resto del cast. La saga dispone probabilmente del gruppo di combattenti più ampio mai visto fino a quel momento, ma sceglie di concentrare quasi tutta la narrazione su Goku.

Già Dragon Ball Z aveva progressivamente riportato il Saiyan al centro della scena, ma GT sembrava l’occasione perfetta per cambiare direzione. Goku, tornato bambino, avrebbe potuto lasciare maggiore spazio a personaggi come Gohan, Goten, Trunks o persino Uub, che nel finale di Z sembrava destinato a raccoglierne l’eredità.

Accade invece l’esatto contrario. Goku partecipa praticamente a ogni battaglia importante ed è quasi sempre lui a sferrare il colpo decisivo, anche quando la logica narrativa suggerirebbe un altro vincitore. Uub vede il proprio sviluppo interrompersi proprio nel momento in cui potrebbe diventare davvero protagonista, mentre Vegeta rimane addirittura fuori dai giochi per quasi venti episodi.

Non sorprende quindi che negli anni molti fan abbiano scherzato sostenendo che la sigla “GT” significhi in realtà “Goku Time”. Una battuta che riflette bene la sensazione lasciata dall’anime: quella di aver sacrificato un cast ricco e potenzialmente straordinario per raccontare, ancora una volta, quasi esclusivamente la storia del suo protagonista.

Le idee migliori non sono bastate a salvare Dragon Ball GT

Sarebbe ingiusto liquidare Dragon Ball GT come un fallimento totale. La serie ha introdotto intuizioni diventate iconiche, come il design del Super Saiyan 4, la minaccia dei Draghi Ombra e alcune delle battaglie più spettacolari dell’intero franchise. Elementi che ancora oggi vengono ripresi nei videogiochi e celebrati dai fan.

Il problema è che queste trovate non sono riuscite a compensare una struttura narrativa spesso incerta, le numerose contraddizioni con il resto della saga e una gestione discutibile dei personaggi secondari. Con il passare degli anni, e soprattutto dopo l’arrivo delle produzioni più recenti, questi difetti sono diventati ancora più evidenti.

Per questo motivo Dragon Ball GT continua a occupare una posizione particolare nella storia del franchise: un esperimento coraggioso, ricco di idee memorabili, ma incapace di trovare il giusto equilibrio tra innovazione e rispetto dell’eredità lasciata da Akira Toriyama. Ancora oggi resta uno dei capitoli più discussi dell’intera saga, e probabilmente continuerà a esserlo ancora a lungo.

*Fonte del presente articolo: CBR.com

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