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Something Is Killing the Children: la guida definitiva allo Slaughterverse

Personaggi, casate, mostri e tutte le pubblicazioni italiane dell’universo Something is Killing the Children di Edizioni BD​.

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Mostri invisibili agli adulti. Un’antica organizzazione segreta. Una cacciatrice armata di una gigantesca lama. Bastano poche pagine di Something is Killing the Children per capire perché la serie di James Tynion IV e Werther Dell’Edera sia diventata uno dei fumetti horror più importanti dell’ultimo decennio. Pubblicata in Italia da Edizioni BD, la serie ha dato vita a uno dei più interessanti universi narrativi del fumetto indipendente americano: lo Slaughterverse.

Da scommessa editoriale a cult moderno

Quando James Tynion IV propose Something is Killing the Children a BOOM! Studios, l’idea era quella di raccontare una storia horror dalle atmosfere cupe e autoconclusiva. Il successo riscosso fin dal primo numero, però, cambiò rapidamente i piani editoriali. Le ottime vendite, l’entusiasmo della critica e il passaparola tra i lettori convinsero l’editore a trasformare quella che sembrava destinata a essere una serie di breve durata in un progetto molto più ambizioso.

Pubblicata per la prima volta nel 2019, la serie si è affermata in pochi anni come uno dei maggiori successi del fumetto indipendente americano, conquistando numerosi riconoscimenti e imponendosi come uno dei titoli di punta del catalogo BOOM! Studios. Il merito è soprattutto della capacità di James Tynion IV di combinare horror, thriller e world building, dando vita a un universo narrativo che si espande senza perdere coerenza.

Il successo della serie principale ha portato alla nascita dello Slaughterverse, un universo narrativo in continua espansione. Il primo tassello di questo progetto è House of Slaughter, spin-off che approfondisce il funzionamento dell’Ordine di San Giorgio e il passato di alcuni dei suoi membri più importanti. Parallelamente, BOOM! Studios ha arricchito la linea editoriale con edizioni deluxe, speciali e numerose variant cover, trasformando la serie in uno dei maggiori successi del fumetto indipendente americano. In Italia, Edizioni BD ha accompagnato questa crescita pubblicando progressivamente tutte le opere principali finora disponibili nel nostro Paese.

Un universo in continua espansione

Lo Slaughterverse non cresce soltanto attraverso nuovi mostri da affrontare. Ogni arco narrativo amplia un diverso aspetto della mitologia creata da James Tynion IV: dalle origini di Erica Slaughter alle lotte di potere all’interno dell’Ordine di San Giorgio, passando per l’espansione della lore grazie allo spin-off House of Slaughter. Ecco i principali capitoli dell’universo pubblicato in Italia da Edizioni BD.

Archer’s Peak Saga (Something is Killing the Children Vol. 1-2)

È il racconto che ha dato origine al fenomeno mondiale. Nella tranquilla cittadina di Archer’s Peak una serie di efferati omicidi di bambini getta la comunità nel panico. Gli adulti parlano di un serial killer, mentre i pochi sopravvissuti raccontano di creature mostruose impossibili da descrivere. È qui che compare Erica Slaughter, una giovane donna armata di una gigantesca lama, incaricata di eliminare il vero responsabile della strage.

Nei primi due volumi James Tynion IV costruisce un horror capace di fondere atmosfere alla Stephen King, mistero investigativo e dark fantasy. Il lettore scopre gradualmente le regole dello Slaughterverse: i mostri sono invisibili alla maggior parte degli adulti, si nutrono delle paure dei bambini e possono essere affrontati soltanto da chi conosce la loro vera natura.

Erica Slaughter: la cacciatrice diventata leggenda

In pochi anni Erica Slaughter è diventata uno dei personaggi più riconoscibili del fumetto americano contemporaneo. Il suo successo non deriva soltanto dal design iconico – la mascherina, la lunga chioma bionda, la gigantesca lama e il fedele pupazzo Octo – ma soprattutto dalla sua complessità.

A differenza dei classici eroi dell’horror, Erica non combatte per gloria o vendetta. Cresciuta all’interno dell’Ordine di San Giorgio, è stata addestrata fin dall’infanzia a sacrificare la propria vita per proteggere gli altri, pagando però un prezzo altissimo in termini di libertà e umanità. Ogni missione la costringe a scegliere tra il codice imposto dall’Ordine e ciò che ritiene davvero giusto, trasformando molti scontri in dilemmi morali prima ancora che fisici.

Il suo carattere schivo, il sarcasmo con cui affronta anche le situazioni più disperate e la profonda empatia nei confronti dei bambini sopravvissuti agli attacchi dei mostri la rendono una protagonista lontana dagli stereotipi del “cacciatore infallibile”. Erica è una guerriera straordinaria, ma è anche una persona profondamente segnata dai traumi del proprio passato, costretta a convivere con un destino che non ha mai scelto davvero.

È proprio questo equilibrio tra forza e vulnerabilità ad aver trasformato Erica Slaughter in una delle grandi protagoniste del fumetto horror moderno, tanto da diventare il volto dell’intero “Slaughterverse” e una delle creazioni più amate di James Tynion IV.

Il peso dell’Ordine (Something is Killing the Children Vol. 3)

Concluse le vicende di Archer’s Peak, la serie cambia completamente prospettiva. Il vero protagonista diventa l’Ordine di San Giorgio, l’antichissima organizzazione segreta che da secoli combatte le creature nell’ombra. Le missioni di Erica non dipendono più soltanto dalla presenza dei mostri, ma anche dalle decisioni dei suoi superiori, da regole rigide e da una struttura gerarchica che non ammette errori.

È il volume che trasforma Something is Killing the Children da eccellente horror a grande racconto di world building. Il lettore comprende che dietro ogni caccia si nasconde una rete internazionale di cacciatori, studiosi e strateghi, ciascuno con un ruolo ben preciso nella lotta contro il soprannaturale.

Cecilia Slaughter: il pugno di ferro dell'Ordine

Tra le figure più influenti dello Slaughterverse, Cecilia Slaughter rappresenta l’autorità dell’Ordine di San Giorgio nella sua forma più rigorosa. Membro di spicco di Casa Slaughter, è una leader rispettata e temuta, convinta che la sopravvivenza dell’umanità dipenda dal rispetto assoluto delle regole che governano l’organizzazione.

A differenza di Erica, che spesso lascia che siano la propria coscienza e l’istinto a guidarne le decisioni, Cecilia antepone sempre il bene collettivo alle esigenze del singolo. Per lei ogni missione è parte di un disegno più grande e ogni cacciatore è una risorsa al servizio dell’Ordine. Questa visione pragmatica la porta a prendere decisioni difficili e talvolta spietate, rendendola uno dei personaggi più complessi e moralmente ambigui della serie.

Il rapporto tra Cecilia ed Erica è uno dei cardini della narrazione. Più che un semplice scontro tra protagonista e antagonista, il loro confronto mette in scena due filosofie opposte: da una parte chi ritiene che le regole esistano per essere rispettate a ogni costo, dall’altra chi è disposto a infrangerle pur di salvare una vita innocente. È proprio questa tensione a dare profondità allo Slaughterverse, dimostrando come i conflitti più duri non siano sempre quelli combattuti contro i mostri.

Nel corso della serie e di House of Slaughter, Cecilia assume un ruolo sempre più centrale nella costruzione della mitologia dell’Ordine di San Giorgio. Attraverso la sua figura, James Tynion IV mostra il peso delle responsabilità che gravano sui vertici dell’organizzazione e quanto sia sottile il confine tra leadership, sacrificio e ossessione. Più che una semplice autorità, Cecilia Slaughter incarna l’ideologia stessa della Casa: proteggere il mondo dal buio, anche quando ciò significa compiere scelte che nessun altro avrebbe il coraggio di prendere.

Le origini di Erica Slaughter (Something is Killing the Children Vol. 4-5)

Per capire davvero Erica bisogna guardare al suo passato.

Questo arco narrativo racconta il suo ingresso nella Casa Slaughter e il durissimo addestramento che trasforma una bambina sopravvissuta ai mostri, in una delle migliori cacciatrici dell’Ordine. Attraverso una lunga serie di flashback scopriamo il significato delle Maschere, il rapporto tra maestro e allievo e il prezzo psicologico richiesto a chi dedica la propria vita alla caccia.

È probabilmente la parte più emotiva della serie, perché mostra come Erica sia stata privata di una normale adolescenza in nome di una missione più grande di lei. Molti dei suoi comportamenti nella storia principale acquistano così un significato completamente nuovo.

Allo stesso tempo vengono introdotti personaggi fondamentali per l’espansione dello Slaughterverse, destinati a tornare sia nella serie principale che negli spin-off.

Charlotte Cutter: una cacciatrice fuori dagli schemi

Tra i personaggi più affascinanti introdotti nello Slaughterverse, Charlotte Cutter rappresenta una delle figure più enigmatiche e imprevedibili dell’Ordine di San Giorgio. Pur condividendo con Erica lo stesso obiettivo – proteggere l’umanità dalle creature – il suo modo di interpretare la missione è profondamente diverso, rendendola uno dei personaggi più sfaccettati dell’universo creato da James Tynion IV.

Charlotte è una cacciatrice eccezionale, dotata di un talento fuori dal comune e di una personalità magnetica. Sicura di sé, ironica e spesso provocatoria, affronta il pericolo con un atteggiamento quasi disinvolto, in netto contrasto con il carattere più chiuso e tormentato di Erica. Dietro questa apparente leggerezza, però, si nasconde una guerriera perfettamente consapevole del prezzo che comporta appartenere alla Casa di Slaughter.

La sua presenza contribuisce ad ampliare il punto di vista del lettore sull’Ordine di San Giorgio. Attraverso Charlotte emerge infatti che non esiste un solo modo di essere un cacciatore: ogni membro della Casa affronta il proprio ruolo secondo sensibilità, esperienze e convinzioni differenti. Questo arricchisce ulteriormente il world building della serie, mostrando come l’Ordine sia una realtà molto più articolata di quanto lasci intendere la sola esperienza di Erica.

La Tribulation Saga (Something is Killing the Children Vol. 6-9)

Con la Tribulation Saga il fumetto cambia nuovamente pelle.

I mostri continuano a rappresentare una minaccia costante, ma il cuore della narrazione si sposta definitivamente all’interno dell’Ordine di San Giorgio. Erica diventa una figura sempre più scomoda per i vertici dell’organizzazione e il conflitto assume toni quasi politici, mettendo in discussione il significato stesso della parola “ordine”.

James Tynion IV amplia ulteriormente la mitologia della serie, approfondendo il ruolo delle diverse casate, la classificazione delle creature e le conseguenze delle decisioni prese da Erica nel corso delle sue missioni.

È la fase in cui Something Is Killing the Children smette definitivamente di essere “la storia di una cacciatrice di mostri” e diventa un universo narrativo complesso, fatto di intrighi, tradimenti e dilemmi morali.

Lo spin-off che cambia prospettiva

Se la serie principale racconta Erica Slaughter, House of Slaughter mostra cosa significhi vivere all’interno dell’Ordine di San Giorgio.

Ogni arco approfondisce personaggi diversi, permettendo ai lettori di osservare la Casa Slaughter da prospettive completamente nuove.

Aaron Slaughter: il peso della Maschera

Se Erica Slaughter è il simbolo dello Slaughterverse, Aaron Slaughter ne rappresenta l’anima più fragile e tormentata. Introdotto nella serie principale e protagonista di House of Slaughter, Aaron offre al lettore una prospettiva completamente diversa sulla Casa di Slaughter e sull’Ordine di San Giorgio, mostrando cosa significhi crescere all’interno di un’organizzazione che trasforma bambini sopravvissuti all’orrore in cacciatori di mostri.

A differenza di Erica, che affronta il proprio destino con una determinazione quasi assoluta, Aaron è un personaggio più introspettivo e vulnerabile. Il suo percorso è segnato da dubbi, paure e continui conflitti interiori, elementi che lo portano spesso a mettere in discussione le rigide regole dell’Ordine e il prezzo richiesto a chi decide di consacrare la propria vita alla lotta contro le creature.

Attraverso la sua storia, House of Slaughter esplora aspetti dello Slaughterverse solo accennati nella serie principale: il difficile addestramento delle reclute, i rapporti tra maestro e allievo, il peso delle aspettative e il delicato equilibrio tra obbedienza e libertà personale. Aaron diventa così il punto di contatto tra il lettore e la Casa di Slaughter, permettendo di osservare dall’interno un’organizzazione tanto affascinante quanto spietata.

Più che un semplice protagonista dello spin-off, Aaron è il personaggio che completa il ritratto dell’Ordine di San Giorgio: se Erica ne incarna l’efficienza sul campo di battaglia, Aaron ne mostra il costo umano, ricordando che dietro ogni cacciatore si nasconde una persona costretta a sacrificare la propria infanzia per proteggere quella degli altri.

Il percorso di Aaron Slaughter (House of Slaughter Vol. 1, 3 e 5)

Aaron Slaughter è uno dei personaggi più importanti dello Slaughterverse dopo Erica.

I volumi a lui dedicati raccontano il suo ingresso nella Casa, il difficile addestramento e il conflitto costante tra la propria sensibilità e le regole imposte dall’Ordine.

A differenza di Erica, Aaron mette continuamente in discussione ciò che gli viene insegnato. Le sue storie esplorano temi come l’identità personale, il libero arbitrio, il trauma e il desiderio di appartenere a una famiglia che, paradossalmente, sembra incapace di offrire affetto.

Sono probabilmente gli episodi più introspettivi dell’intero Slaughterverse e permettono di comprendere quanto il vero nemico dell’Ordine non siano soltanto i mostri, ma anche la rigidità delle sue stesse regole.

La Trilogia dei Colori (House of Slaughter Vol. 2, 4 e 6)

Uno degli aspetti più interessanti dello spin-off è la cosiddetta “Trilogia dei Colori”. Ogni volume segue un protagonista appartenente a una diversa Casata dell’Ordine, mostrando come ogni Maschera interpreti in modo differente il concetto di protezione dell’umanità.

Queste storie non puntano tanto sull’azione quanto sull’espansione del world building. Attraverso nuovi personaggi scopriamo il funzionamento interno dell’organizzazione, le differenze culturali tra le casate e il modo in cui ogni membro affronta il peso della propria missione.

È grazie a questi racconti che lo Slaughterverse acquisisce la profondità tipica dei grandi universi narrativi contemporanei.

Pur essendo uno spin-off, ogni arco narrativo di House of Slaughter aggiunge informazioni preziose sulla struttura dell’Ordine di San Giorgio, approfondisce il significato delle maschere, introduce nuovi protagonisti e offre una prospettiva diversa sugli eventi vissuti da Erica Slaughter.

Per chi desidera comprendere davvero il funzionamento dello Slaughterverse, la lettura di House of Slaughter rappresenta il complemento ideale a Something Is Killing the Children. Insieme, le due serie costruiscono uno degli universi horror più ricchi e stratificati del fumetto americano contemporaneo.

Le regole dell'orrore

Uno degli elementi più originali della serie è la sua mitologia.

I mostri non sono semplici creature soprannaturali, ma entità strettamente legate alle paure infantili. Più intensa è la paura di un bambino, maggiore è la possibilità che una creatura riesca a manifestarsi nel mondo reale.

È per questo che i bambini sono quasi sempre gli unici testimoni degli attacchi, mentre gli adulti, incapaci di vedere le creature, interpretano le stragi come opera di serial killer, animali feroci o incidenti.

Ma i mostri non sono tutti uguali. Nel corso della serie emerge una vera e propria classificazione delle creature, ciascuna con caratteristiche, capacità e punti deboli differenti. Alcune si comportano come predatori animali, altre dimostrano un’intelligenza sorprendente, mentre le più potenti possono manipolare l’ambiente circostante o sfruttare le paure delle proprie vittime.

Per questo motivo ogni missione richiede un lungo lavoro investigativo: comprendere la natura del mostro è spesso più importante dello scontro stesso.

L’Ordine di San Giorgio cataloga ogni creatura incontrata, raccogliendo informazioni che vengono tramandate ai futuri cacciatori. È questo approccio quasi scientifico che distingue Something Is Killing the Children da molti altri fumetti horror: non basta essere coraggiosi per sopravvivere, bisogna conoscere il proprio nemico.

Il Drago: il custode delle antiche verità

Tra le figure più enigmatiche dello Slaughterverse spicca il Drago, un’entità antichissima il cui ruolo va ben oltre quello di semplice creatura soprannaturale. Più che un antagonista o un alleato, il Drago rappresenta la memoria vivente dell’Ordine di San Giorgio, custodendo conoscenze che attraversano secoli di caccia ai mostri e di guerre combattute nell’ombra.

La sua presenza contribuisce ad ampliare la mitologia della serie, suggerendo che il conflitto tra l’Ordine e le creature sia solo una parte di una storia molto più antica e complessa. Attraverso il Drago, James Tynion IV introduce il tema della conoscenza come arma: per sopravvivere non basta essere forti o coraggiosi, è necessario comprendere il passato, interpretarne i segreti e tramandarne gli insegnamenti alle generazioni future.

Più che un semplice personaggio, il Drago incarna il legame tra storia, leggenda e realtà, ricordando al lettore che nello Slaughterverse ogni mistero nasconde un frammento di una mitologia ancora tutta da esplorare.

Due autori, un universo da incubo

Il successo di Something is Killing the Children nasce dall’incontro tra due autori che hanno saputo valorizzare reciprocamente il proprio talento. James Tynion IV costruisce una narrazione che va ben oltre il semplice horror: intreccia mistero, thriller, dramma psicologico e un meticoloso lavoro di world building, dando vita a uno degli universi narrativi indipendenti più ricchi degli ultimi anni. Ogni nuovo volume aggiunge tasselli alla mitologia dell’Ordine di San Giorgio  senza sacrificare il ritmo della storia, mantenendo costante il senso di scoperta che accompagna il lettore.

A dare forma a questo mondo è il tratto inconfondibile di Werther Dell’Edera, autore italiano ormai affermato nel mercato statunitense. Le sue tavole alternano momenti di quiete a improvvise esplosioni di violenza, con un segno nervoso, dinamico e fortemente espressivo che rende tangibile la tensione di ogni scena. I mostri, mai uguali tra loro, incarnano le paure dei protagonisti senza perdere credibilità, mentre il character design di Erica Slaughter è diventato uno dei più iconici del fumetto contemporaneo.

L’alchimia tra la scrittura di Tynion e le matite di Dell’Edera è uno dei principali punti di forza della serie.

Se il primo costruisce un universo ricco di misteri e personaggi moralmente complessi, il secondo gli conferisce un’identità visiva immediatamente riconoscibile, esaltata dai colori di Miquel Muerto. Il risultato è un’opera in cui testo e immagini dialogano perfettamente, trasformando Something is Killing the Children in uno dei fumetti horror più influenti e premiati del panorama americano moderno.

Perché non puoi perderti lo Slaughterverse

Negli ultimi anni il fumetto horror ha conosciuto una nuova stagione di grande creatività, ma poche opere sono riuscite a lasciare il segno quanto questa. La serie di James Tynion IV e Werther Dell’Edera non conquista soltanto per l’atmosfera inquietante o per i suoi mostri, ma per la capacità di costruire un universo narrativo coerente, popolato da personaggi complessi e da una mitologia che si espande volume dopo volume.

Chi cerca un horror ricco di tensione troverà una storia capace di sorprendere continuamente; chi ama il fantasy apprezzerà la cura con cui vengono sviluppate le Casate, l’Ordine di San Giorgio e le regole che governano le creature; chi, invece, predilige i grandi personaggi troverà in Erica Slaughter una protagonista sfaccettata, lontana dagli stereotipi e destinata a rimanere impressa ben oltre l’ultima pagina.

A rendere l’opera ancora più interessante è la perfetta sintonia tra la scrittura di Tynion e le tavole di Werther Dell’Edera, che trasformano ogni volume in un’esperienza visiva e narrativa di altissimo livello. A rendere l’opera ancora più interessante contribuisce anche House of Slaughter, uno spin-off che amplia la mitologia dell’Ordine di San Giorgio senza perdere il legame con la serie principale. Insieme ai volumi di Something Is Killing the Children, costruisce uno degli universi horror più affascinanti del fumetto americano contemporaneo.

Un horror destinato a lasciare il segno

Nel panorama del fumetto horror contemporaneo, Something is Killing the Children occupa ormai un posto di assoluto rilievo. Quella che all’inizio sembra una storia di mostri nascosti nell’ombra si rivela, volume dopo volume, un universo narrativo sorprendentemente articolato, dove il vero orrore non nasce soltanto dalle creature, ma anche dai compromessi, dai sacrifici e dalle scelte che i protagonisti sono costretti ad affrontare.

Grazie alla scrittura di James Tynion IV e alle tavole evocative di Werther Dell’Edera, lo Slaughterverse è riuscito a distinguersi nel panorama del fumetto indipendente americano per la qualità del suo world building, la profondità dei personaggi e una mitologia che continua a espandersi senza perdere coerenza. La serie principale, gli spin-off e i volumi speciali contribuiscono infatti a costruire un mosaico narrativo in cui ogni tassello aggiunge nuovi dettagli sull’Ordine di San Giorgio, sulle sue casate e sul misterioso legame tra i mostri e le paure dell’infanzia.

Con la pubblicazione italiana curata da Edizioni BD, oggi è possibile seguire l’evoluzione dello Slaughterverse attraverso la serie principale e House of Slaughter, due opere complementari che hanno contribuito a fare di Something Is Killing the Children uno dei fumetti horror più acclamati degli ultimi anni. Un universo narrativo ancora in espansione, capace di conquistare tanto gli appassionati dell’horror quanto i lettori in cerca di una saga ricca di misteri, personaggi memorabili e un world building di altissimo livello.

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Fumetti

La trilogia extraterrestre di Dylan Dog di Sclavi e Brindisi

Recensione della Trilogia Extraterrestre di Dylan Dog, scritta da Tiziano Sclavi e disegnata da Bruno Brindisi

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Quando si parla di alieni nel contesto dell’intrattenimento – libri, cinema o serie TV – non si può non pensare ad alcuni classici come i romanzi The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy (Guida Galattica per gli Autostoppisti) di Douglas Adams e The Three-Body Problem (Il Problema dei Tre Corpi) di Cixin Liu, oppure agli iconici film di Steven Spielberg come E.T. l’Extraterrestre, Close Encounters of the Third Kind (Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo) o il più recente Disclosure Day.

Il tema degli UFO e della vita nell’universo ha sempre esercitato un fascino irresistibile, capace di attrarre da sempre le menti di scrittori e sceneggiatori. Tiziano Sclavi entra a far parte di questa cerchia di “creators sci-fi” grazie alla sua Trilogia Extraterrestre, che vede Dylan Dog indagare misteriosi casi legati ad avvistamenti alieni e incontri del terzo tipo in tre storie nelle quali omaggia il genere sci-fi, citando anche il leggendario Spielberg.

Questa trilogia, raccolta nell’undicesimo volume de I Classici del Fumetto di Repubblica – Serie Oro, comprende i tre racconti Terrore dall’infinito, pubblicato nell’ottobre 1991 sul n. 61; Quando cadono le stelle, uscito nell’agosto 1997 sul n. 131; e Lassù qualcuno ci chiama, pubblicato nel gennaio 1998 sul n. 136 di Dylan Dog. Tutte e tre le storie sono scritte da Tiziano Sclavi e disegnate da Bruno Brindisi.

Il filo conduttore che lega queste tre storie è il modo in cui Sclavi affronta il tema degli alieni e delle abduzioni, mescolando elementi sci-fi alla lore dell’Indagatore dell’Incubo senza mai risultare scontato o forzato.

Il primo racconto, Terrore dall’infinito, è un chiaro esempio di questo esperimento, decisamente riuscito, con cui Sclavi e Brindisi mescolano i due generi senza snaturare il personaggio di Dylan Dog.

Dolore alienante

La prima storia di questa trilogia, Terrore dall’Infinito, mescola il mistero “alla Dylan Dog” alla fantascienza spielberghiana e lo fa raccontando la storia di Whitley Davies, un uomo divorato dal dolore e dal trauma per la perdita del fratello in giovane età, che, per affrontare questo lutto, si chiude in se stesso e diventa testimone di un incontro ravvicinato con degli alieni. Dylan Dog viene chiamato in causa dallo stesso Whitley per aiutarlo a risolvere il mistero che gli sta lentamente rovinando la vita.

Storia di estrema potenza narrativa questa raccontata nel numero 61 di Dylan Dog. L’approccio di Sclavi al tema “alieni” non sarebbe potuto essere più incisivo e indimenticabile. Quella di Whitley non è semplicemente una storia di abduction ma è un viaggio nei ricordi dolorosi di un bambino che ha inconsciamente rimosso un trauma troppo doloroso da sopportare sostituendolo con un’entità altrettanto misteriosa come quella degli alieni.

Tavola tratta da Dylan Dog n. 61
Tavola tratta da Dylan Dog n. 61

Quello che mi ha colpito maggiormente di Terrore dall’Infinito è l’atmosfera di costante tensione che Sclavi riesce a costruire pagina dopo pagina. Per tutta la lettura si rimane sospesi tra realtà e illusione, senza mai avere la certezza che ciò che sta vivendo il protagonista sia davvero accaduto o sia soltanto il frutto del suo trauma e della sua mente. È proprio questa ambiguità a rendere la storia così coinvolgente, fino a un finale imprevedibile, con un colpo di scena degno dei migliori racconti di Dylan Dog. A completare il quadro ci sono i disegni superlativi di Bruno Brindisi, capaci di dare forma tanto all’angoscia quanto al senso di meraviglia che permeano l’intero racconto. Per tutti questi motivi, Terrore dall’Infinito è entrata di diritto tra le mie storie preferite dell’Indagatore dell’Incubo, accanto a capolavori come Il lungo addio e Memorie dall’invisibile.

La paura del diverso

In Quando cadono le stelle, la seconda storia della trilogia, Sclavi si collega direttamente a Terrore dall’Infinito: ritroviamo infatti Whitley Davies, ormai invecchiato e malato terminale, in fuga dai militari perché è entrato in possesso di un filmato top secret di cui vogliono impedire la divulgazione. Davies si affida nuovamente ai servizi del nostro Dylan Dog per riuscire a mettersi in salvo e trovare una risposta definitiva alla domanda: “C’è vita nell’universo?”.

Tavola tratta da Dylan Dog n. 131
Tavola tratta da Dylan Dog n. 131

Quello che colpisce di più di Quando cadono le stelle è la crudeltà dell’uomo nei confronti del diverso e quanto questa nasconda una profonda fragilità. Sclavi utilizza gli alieni per rappresentare tutto ciò in cui l’essere umano non si riconosce e che, proprio per questo, percepisce come “alieno”: che si tratti di un grigio dalla testa ovale o, leggendo tra le righe, di un altro essere umano con un colore della pelle o una cultura diversi dai propri.

Dylan Dog incontra Arrival

Degli scienziati captano un messaggio proveniente dallo spazio profondo, ma decifrarlo sembra impossibile, poiché l’idioma utilizzato dal misterioso mittente è profondamente diverso da qualsiasi forma di comunicazione scritta o verbale conosciuta dall’uomo. Così, un linguista si mette alla ricerca di una “lingua madre” che possa essere utilizzata per comunicare con queste entità extraterrestri.

No, non ho appena riassunto la trama di Arrival di Denis Villeneuve, ma quella della terza e ultima storia che conclude la trilogia extraterrestre di Sclavi e Brindisi: Lassù qualcuno ci chiama.

Tavola tratta da Dylan Dog n. 136
Tavola tratta da Dylan Dog n. 136

Dylan e Groucho si trovano in Galles e, per puro caso – o forse per la legge dei grandi numeri – vengono trascinati in una vicenda più grande di loro, fatta di folklore, alieni e… mucche.

Quello che mi ha colpito di più di questa storia – ed è anche il motivo per cui ho apprezzato particolarmente Arrival – è il modo in cui Sclavi racconta la profonda diversità tra gli esseri umani e un popolo extraterrestre, così distanti da avere difficoltà perfino a instaurare la più basilare e primitiva forma di comunicazione. L’introduzione della figura del linguista richiama fortemente il film di Denis Villeneuve – o forse è il contrario, viste le date di pubblicazione delle due opere? – e non posso che ammettere che questo Dylan Dog più sci-fi e meno orientato al mistero mi abbia piacevolmente sorpreso.

In questo numero, Tiziano Sclavi propone una profonda riflessione sull’anima, teorizzando che, nel momento della morte, ogni essere umano la liberi, generando una sorta di energia cosmica che si manifesta sotto forma di canto. Un’immagine potente, capace di lasciare ampio spazio all’interpretazione del lettore.

Conclusione

La Trilogia Extraterrestre di Tiziano Sclavi e Bruno Brindisi, che raccoglie le tre storie Terrore dall’Infinito, Quando cadono le stelle e Lassù qualcuno ci chiama, è la prova tangibile dell’influenza della fantascienza americana sul fumetto italiano. Ispirandosi alle pellicole di Steven Spielberg, Sclavi rielabora il mistero degli UFO in chiave profondamente “dylaniata”, mescolando elementi scientifici e mistero soprannaturale con grande naturalezza.

Sono tre racconti che mi sento di consigliare a chiunque voglia avvicinarsi al mito di Dylan Dog, ma anche ai lettori più esperti che desiderano recuperare alcune delle storie più riuscite dell’Indagatore dell’Incubo.

VOTO POPCORNERD 9.5/10

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Fumetti italiani

ROMICS: Paola Barbato, Romics d’Oro della 37^ edizione dall’1 al 4 ottobre 2026

Paola Barbato riceverà il Romics D’Oro alla 37esima edizione della fiera che andrà in scena dall’1 al 4 ottobre nella città di Roma

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Paola Barbato, Romics d’Oro della 37^ edizione

Scrittrice e sceneggiatrice, tra le voci più autorevoli del fumetto e della narrativa thriller italiana, insignita del Romics d’Oro.

Paola Barbato sarà celebrata con l’assegnazione del Romics d’Oro nel corso della 37^ edizione di Romics, in programma dall’1 al 4 ottobre 2026 presso Fiera Roma.

Nata a Milano nel 1971, bresciana d’adozione e residente a Verona, Barbato è scrittrice e sceneggiatrice. Dal 1999 firma le storie di Dylan Dog per Sergio Bonelli Editore, contribuendo all’evoluzione di uno dei personaggi più iconici del fumetto italiano. Nel corso della sua carriera ha partecipato a numerosi altri progetti, tra cui la serie 10 ottobre e la miniserie Ut disegnata da Corrado Roi, affermandosi per una scrittura capace di unire tensione narrativa, introspezione psicologica e indagine sulle zone più oscure dell’animo umano.

Scrittrice e sceneggiatrice di rara versatilità, il suo percorso artistico attraversa con successo linguaggi, pubblici e forme narrative diverse. Dalle sceneggiature per il fumetto alle opere di narrativa per bambini, ragazzi e adulti, fino ai progetti per cinema e teatro con la straordinaria capacità di dare vita a storie coinvolgenti, affrontando temi complessi con sensibilità, profondità e originalità.

Parallelamente al fumetto ha sviluppato un intenso percorso nella narrativa. Per Rizzoli ha pubblicato BilicoMani nude e Il filo rossoMani nude, vincitore del Premio Scerbanenco, è stato adattato nell’omonimo film diretto da Mauro Mancini, con Alessandro Gassmann e Francesco Gheghi. Con Edizioni Piemme ha pubblicato Non ti faccio niente, la trilogia composta da Io so chi seiZoo e Vengo a prenderti, seguita da L’ultimo ospiteLa cattiva strada e Il dono. Nel 2024 entra nel catalogo Neri Pozza con La Torre d’Avorio, a cui segue nel 2025 Cuore capovolto.

Dal 2019 scrive inoltre per bambini e ragazzi con Il Battello a Vapore e dal 2025 è autrice della serie Villa Ombrosa. La sua attività si estende anche alla televisione: nel 2009 ha scritto la fiction Nel nome del male per Sky.

Durante la 37^ edizione di Romics, Paola Barbato incontrerà il pubblico e ripercorrerà la sua carriera, dagli oltre venticinque anni di lavoro su Dylan Dog alla narrativa thriller, fino alle più recenti esperienze nella letteratura per ragazzi.

*Ringraziamo gli uffici stampa ROMICS per la condivisione del comunicato di cui sopra

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Comics

Spider-Man Brand New Day special: Ragnatele e proiettili

In Spider-Man Brand New Day vedremo il Punisher di John Bernthal al fianco dello Spidey di Tom Holland. Cosa lega questi due personaggi Marvel a tal punto da vederli insieme in un film MCU? Ve lo diciamo in questo speciale!

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Il 29 luglio 2026 è arrivato nelle sale italiane Spider-Man: Brand New Day, quarto capitolo delle avventure di Tom Holland nei panni dell’Uomo Ragno, questa volta diretto da Destin Daniel Cretton (Shang Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, Wonder Man) alla sua prima prova da regista con Spider-Man.

Accanto a Peter Parker, in un ruolo che i fan attendevano da anni, ci sarà lui: Frank Castle, il Punisher, interpretato da un monumentale Jon Bernthal, che ha già indossato il teschio sul petto prima negli show Netflix (Daredevil, Punisher) e successivamente in quelli Marvel Studios (Daredevil: Born Again, The Punisher:One Last Kill).

Bernthal stesso ha raccontato di essersi sentito “enormemente protettivo” nei confronti del personaggio, consapevole di doverlo calare in un contesto PG-13 senza tradirne la natura.

Spider-Man: Brand New Day è il debutto sul grande schermo per Frank Castle nel Marvel Cinematic Universe, e secondo alcune interviste potrebbe addirittura ritagliarsi un ruolo simile a quello di “zio scomodo” per Peter, nel vuoto lasciato dalla morte di Tony Stark.

Molti però si chiederanno… come mai gli Studios hanno deciso di inserire il Punisher in un film di Spider-Man? In realtà la storia editoriale di Frank Castle e dell’Amichevole Spider-Man di quartiere è legata da diverso tempo ed anzi: il Punisher è nato proprio sulle pagine di Spider-Man!

Quindi questo è il momento perfetto, per ripercorrere una delle relazioni più affascinanti, contraddittorie e durature dei fumetti Marvel: quella tra il ragazzo vestito da ragno che non uccide mai e il vigilante dal teschio sul petto che non fa altro.

The Amazing Spider-Man #129: il 1° incontro e la nascita dell’antieroe Frank Castle

Frank Castle debutta nel febbraio 1974 su The Amazing Spider-Man #129, scritto da Gerry Conway e disegnato da Ross Andru. Non è un caso che la sua prima apparizione avvenga proprio tra le pagine dell’Uomo Ragno: il Punisher nasce esplicitamente come contraltare del personaggio, un modo per mettere in scena, fumetto dopo fumetto, il confronto tra due idee opposte di giustizia. In quella storia Castle viene ingaggiato dallo Sciacallo, grande nemico dell’epoca di Spidey, per eliminare Spider-Man, convincendo Frank che il ragno sia in realtà un criminale. Il risultato è un equivoco che si trasforma presto in uno scontro fisico, ma soprattutto etico: da una parte un giovane che ha giurato di non togliere mai la vita a nessuno, per quanto colpevole; dall’altra un ex militare, segnato dalla morte della famiglia per mano della criminalità organizzata, che ha fatto della pena di morte sommaria il proprio mestiere.

Quel primo incontro fissa uno schema che gli sceneggiatori Marvel ripeteranno per cinquant’anni: Spider-Man e Punisher si scontrano saltuariamente quasi sempre non per un fraintendimento superficiale, ma per un disaccordo di fondo sui limiti della giustizia personale.

Peter Parker vs. Frank Castle: due filosofie opposte a confronto

Ciò che rende il loro rapporto così ricco, rispetto a molte altre rivalità supereroistiche, è che nessuno dei due ha davvero “torto” nella logica della propria storia. Ma spieghiamoci meglio.

Peter Parker porta sulle spalle il peso della lezione di zio Ben: da un grande potere derivano grandi responsabilità, e l’onere più grande è non arrogarsi il diritto di decidere chi merita di vivere. Frank Castle, al contrario, ha visto la giustizia istituzionale fallire nel modo più brutale possibile, quando la sua famiglia fu uccisa in un regolamento di conti a cui erano estranei, e da quel momento ha smesso di credere che le regole del sistema legale possano proteggere gli innocenti.

Nel corso dei decenni gli sceneggiatori hanno sfruttato questo attrito per esplorare temi complessi: il confine tra vendetta e giustizia, il ruolo della violenza nella lotta al crimine, la sottile linea che separa l’eroe dal vigilante. Spider-Man, pur disapprovando i metodi di Castle, non lo considera quasi mai un cattivo puro come il Goblin o il Dottor Octopus: lo tratta piuttosto come un uomo pericoloso da fermare, ma la cui rabbia comprende fin troppo bene.

Gli anni ’80 e ’90: la crescita della popolarità di Frank e i team-up forzati con Spidey

Con l’esplosione di popolarità del Punisher negli anni ’80, complice il clima action-movie dell’epoca e il successo delle sue miniserie affidate a team creativi sempre più importanti, il personaggio inizia a comparire più spesso accanto a Spider-Man, quasi sempre in territorio di alleanza tattica piuttosto che di amicizia vera e propria.

Testate come Marvel Team-Up mettono spesso i due fianco a fianco contro nemici comuni: criminali organizzati, trafficanti, mercenari. In queste storie il canovaccio si ripete con leggere variazioni: i due collaborano finché gli obiettivi coincidono, per poi separarsi bruscamente non appena Castle decide di regolare i conti a modo suo.

Una delle storie più iconiche della coppia degli anni ’90 è la miniserie Spider-Man and the Punisher: Family Plot, scritto e disegnato da Tom Lyle, dove sotto il costume di Spidey non c’è Peter ma il suo clone Ben Reilly. Ma ancora più rappresentativo è il classico one-shot Spider-Man/Punisher/Sabretooth: Designer Genes del 1993 scritto da Terry Havanagh e disegnato da Scott McDaniel, dove Marvel mette insieme tre approcci radicalmente diversi alla violenza in un unico albo, quasi a voler sottolineare quanto Spider-Man si trovi a metà tra un mondo di supereroi tradizionali e uno più cupo, popolato da vigilanti senza scrupoli.

E’ un periodo florido per questo tipo di miniserie in casa Marvel, dove con titoli che portano il  marchio “Spider-Man/Punisher” si sfrutta la chimica scomoda dei personaggi come motore narrativo. Il pubblico degli anni ’90, affamato di antieroi (è l’epoca di Venom, Cable, Deadpool), premia proprio questo tipo di incontro-scontro.

Gli anni 2000: il Punisher MAX lontano dagli eroi in calzamaglia

Con l’arrivo della linea MAX all’inizio degli anni Duemila, Marvel decide di dare al Punisher una collocazione narrativa più adulta e realistica, separata dal resto dell’universo condiviso. Garth Ennis, autore della run MAX più celebrata, scrive un Frank Castle quasi del tutto slegato dai supereroi in calzamaglia: la sua è una guerra sporca, fatta di cartelli, mafie e traffici, raccontata con un tono crudo e cinico lontano anni luce dalle avventure di Peter Parker. In questo contesto gli incontri diretti tra i due si riducono drasticamente, e quando avvengono (come in alcuni annual o storie fuori continuity) servono soprattutto a ribadire quanto le loro strade si siano ormai divaricate.

Parallelamente, nasce l’Ultimate Universe (l’etichetta Marvel pensata per rilanciare i personaggi con un taglio più moderno e cinematografico) e nelle storie ‘ultimizzate‘ di Brian Bendis e Mark Bagley di Spider-Man, la Casa delle Idee propone una propria versione del rapporto, spesso più violenta e diretta rispetto alla continuity classica, con un Punisher che in alcune storie arriva persino a scontrarsi duramente con Peter Parker adolescente, mettendo in scena con ancora più crudezza il divario generazionale e morale tra i due.

Civil War riporta Frank tra Spider-Man e i supereroi

 

Un momento chiave per il rapporto arriva durante l’evento Civil War (2006-2007), quando l’universo Marvel si spacca sulla questione della registrazione dei superumani. Il Punisher, da sempre ai margini del sistema, si offre di unirsi alla fazione di Capitan America, ma viene respinto proprio per i suoi metodi. In quel periodo, e negli anni immediatamente successivi, tornano più frequenti gli incroci con Spider-Man, schierato dalla parte di Iron Man inizialmente, che si trova coinvolto in prima persona nel conflitto e si scontra ancora una volta con la domanda di fondo: fin dove può spingersi un eroe pur di fare la cosa giusta?

Iconica l’immagine, riproposta sopra, disegnata da Steve McNiven, che vede Peter Parker indossare il costume di Iron Spider, gravemente ferito tra le braccia del Punitore, che lo porta in salvo da Cap & Co.

Negli anni Dieci, testate come Amazing Spider-Man tornano periodicamente a mettere Frank Castle sulla strada di Peter, spesso in storie dove Spider-Man deve impedire a Castle di giustiziare un criminale che lui stesso ha appena catturato, ribadendo la dinamica originale del 1974 ma con una scrittura più matura e consapevole del peso morale della questione.

Dal fumetto allo schermo: un percorso parallelo

Gli ‘altri’ Punisher del cinema

Il salto dalla carta allo schermo ha seguito un percorso tutto suo. Il Punisher aveva già avuto vita cinematografica autonoma (il film del 1989 con Dolph Lundgren, quello del 2004 con Thomas Jane, Punisher: War Zone del 2008 con Ray Stevenson), sempre lontano dall’orbita di Spider-Man, complice la separazione dei diritti cinematografici tra vari studi che per anni ha reso impossibile immaginare un incontro sul grande schermo.

La svolta arriva con il Marvel Cinematic Universe televisivo: Jon Bernthal viene scelto per interpretare Frank Castle nella seconda stagione di Daredevil su Netflix nel 2016, ottenendo un consenso di critica e pubblico tale da guadagnarsi una serie spin-off, The Punisher, andata avanti per due stagioni. Dopo l’assorbimento dei contenuti Netflix nel canone Disney+, Bernthal è tornato nei panni di Castle in Daredevil: Born Again, confermando la centralità del personaggio nell’attuale fase del MCU.

Nel frattempo Tom Holland ha costruito la propria versione di Spider-Man attraverso Capitan America: Civil War, dove ha esordito, Homecoming, Far From Home e No Way Home, in un percorso che lo ha visto crescere da adolescente protetto da Tony Stark a giovane uomo costretto a fare i conti da solo con le conseguenze delle proprie scelte, specialmente dopo il finale di No Way Home, in cui il mondo dimentica la sua identità segreta ma Peter perde ogni legame diretto col proprio passato.

Brand New Day: cosa ci aspetta dal rapporto Spider-Man/Punisher?

È in questo contesto che arriva Brand New Day. Con Tony Stark ormai da tempo scomparso, Peter si trova privato della figura paterna che lo aveva guidato nei primi film, e secondo quanto raccontato dallo stesso Bernthal in alcune interviste, Frank Castle potrebbe ritagliarsi proprio quello spazio, sia pure in una forma decisamente più scomoda e ambigua rispetto a quella di Stark: non un mentore tecnologico e paterno, ma una sorta di “zio” imprevedibile, la cui sola presenza costringe Peter a interrogarsi di nuovo su cosa significhi davvero fare la cosa giusta.

È un’evoluzione naturale, in fondo, di quello che i fumetti raccontano da cinquant’anni: il Punisher come specchio deformante delle scelte di Spider-Man, la tentazione della scorciatoia violenta che Peter continua, storia dopo storia, a rifiutare. Portare questa dinamica al cinema, con un pubblico enormemente più vasto di quello dei lettori di fumetti, significa anche introdurre milioni di spettatori a una delle domande più antiche e mai risolte dell’universo Marvel: fino a che punto un eroe può spingersi per fermare il male, prima di diventarne parte? Gli spettatori saranno con Spider-Man o con Punisher? Solo dopo la visione di Brand New Day (forse) avranno la risposta a questo quesito.

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