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Nevermore’s Library: intervista a Joelle Finch, la scrittrice di fanfiction di Jojo
La fanfiction intitolata Sangue di Diavolo, ambientata nell’universo de Le bizzarre avventure di Jojo incentrata su Bianca.
Nella nuova puntata di Nevermore’s Library abbiamo avuto l’opportunità di parlare con Giorgia, in arte Joelle Finch, giovane scrittrice, che ci ha parlato di lei e dei suoi progetti in ambito manga e fumetti, nello specifico ci ha raccontato del suo Sangue di Diavolo, fanfiction de Le Bizzarre Avventure di JoJo, con protagonisti i personaggi creati da Hirohiko Araki.
Sangue di Diavolo: la fanfiction di Joelle Finch su Le Bizzarre Avventure di JoJo

Ciao Giorgia, è un piacere averti su Nevermore’s Library! Beh…a te la parola
Joelle Finch: Sono una scrittrice appassionata di narrativa e fanfiction da molti anni. Ho iniziato a scrivere quando ero adolescente e, nel corso del tempo, la scrittura è diventata il mio modo per approfondire storie già esistenti su aspetti che nessuno ha ancora narrato nel modo che vorrei io.
Ad esempio mi sono avvicinata al mondo delle fanfiction con Death Note e poi ho proseguito con Attack on Titan e ho capito quanto la scrittura sia d-aiuto per stare meglio anche quando non mi sento ispirata.
Approfondiamo un po’ la scrittura Fanfiction…
Joelle Finch: Per la scrittura di fanfiction, non si tratta solo di aggiungere qualcosa a una storia già esistente, ma fare emergere quali altri aspetti l’autore originale avrebbe potuto approfondire ma non l’ha fatto.
Per JoJo’s Bizarre Adventure c’è un fenomeno narrativo molto comune tra i fan ed è “Araki forgot”. Secondo questa “teoria”, Araki infatti inserisce spesso dinamiche o poteri che poi si dimentica di trattare e da qui nasce anche la mia idea di colmare dei “buchi narrativi”.

In foto: Joelle Finch
Soffermiamoci ora su Jojo. Tanto per cominciare, per i nostri lettori che non conoscono l’opera, ci puoi dire di cosa parla Sangue di Diavolo e come è collegato a Le Bizzarre Avventure di JoJo?
Joelle Finch: Certo. Oggi parliamo del sequel che ho realizzato e che ho intitolato Sangue di Diavolo, una fanfiction ambientata nell’universo de Le bizzarre avventure di Jojo: Vento Aureo, ma con una storia originale incentrata su Bianca, un personaggio che stravolge la trama della Parte 5.
La mia fanfiction è ispirata sicuramente a Kill Bill perché la storia si apre con un matrimonio finito in tragedia e la sposa che giura vendetta contro i suoi ex alleati, in questo caso non sono gli uomini di Bill ma di Risotto Nero! Come accade a Beatrix, quindi, Bianca è l’u lnica sopravvissuta e, dopo due anni di coma, si risveglia con un unico obiettivo: vendicarsi.
L’idea principale non nasce solo dal voler giocare con l’universo di Kill Bill e di Vento Aureo, ma di approfondire personaggi della parte 5 che secondo me avevano un potenziale enorme e che non è stato impiegato al massimo, in questo caso la squadra di assassini, anche conosciuta come la squadra esecuzioni.
Il punto centrale della storia, però, non è soltanto la vendetta. Attraverso il viaggio di Bianca si scopre il suo passato: prima di quel giorno lei faceva parte proprio della fazione contro cui ora combatte legata a Diavolo, non solo come nemico, ma anche come fratello, da qui il titolo, Sangue di Diavolo. Viene ripreso il suo rapporto di sangue oltre all’idea che lei abbia un sangue cattivo, perché ci tengo a precisare che Bianca non è come Beatrix, è molto peggio. Lei è una donna che, dopo aver subito per tutta la vita le conseguenze delle scelte degli altri, decide finalmente di riprendere il controllo della propria storia.
Come nasce l’idea di utilizzare Bianca come protagonista?
Joelle Finch: Innanzitutto ci tengo a precisare che Giorno Giovanna resta il vero protagonista di Vento Aureo, la quinta parte de Le bizzarre avventure di JoJo. L’idea di Sangue di Diavolo non nasce dal voler togliere spazio a lui, ma dal desiderio di esplorare un aspetto della Parte 5 che ho sempre trovato molto interessante: la Squadra Esecuzioni e soprattutto Diavolo, il villain principale.
L’idea è nata dopo aver rivisto Kill Bill nel periodo in cui mi stavo appassionando a Gomorra di Roberto Saviano e ho pensato: “Cosa succederebbe se unissi il mondo di JoJo a una storia di vendetta alla Beatrix Kiddo?”. Da lì è nata Bianca, un personaggio femminile che potesse avere un percorso simile.
La scelta di creare una protagonista originale invece di usare Trish deriva dal fatto che, pur avendo entrambe un legame con Passione e Diavolo, rappresentano due percorsi diversi. Trish è una vittima del destino fino a quando non scopre il suo Stand; Bianca invece combatte contro il proprio destino fin dall’infanzia. Cresciuta da una donna dura e legata agli ambienti di Passione, sembra destinata a essere una vittima, ma riesce sempre a sopravvivere.
Da qui nasce il suo soprannome, “L’Intoccabile”: un riferimento sia al fatto che la morte sembra non riuscire mai a reclamarla, sia al suo Stand, che le permette di creare campi di forza capaci di proteggerla e isolarla dal mondo esterno.

Cosa ti colpisce di Jojo?
Joelle Finch: Le bizzarre avventure di Jojo è un’opera che nasce da tantissime influenze diverse. Hirohiko Araki ha sempre unito elementi della cultura pop occidentale, dalla musica alla moda, dal cinema alla pittura, e in particolare, Vento Aureo ha un forte legame con l’Italia e la cucina italiana, ragion per cui molti personaggi hanno nomi di cibi (Risotto Nero, Prosciutto, Pesci, Abbacchio, Pannacotta Fugo…) ma anche con il cinema gangster e con le storie di criminalità organizzata: racconta un mondo fatto di gerarchie, tradimenti e personaggi che cercano di cambiare il proprio destino. È proprio questo aspetto che mi ha affascinata e che ho voluto approfondire in Sangue di Diavolo.
Come dicevo prima, la mia ispirazione principale è arrivata da Kill Bill di Quentin Tarantino, soprattutto per il tema della vendetta e per la figura di Beatrix Kiddo: una donna che, dopo aver perso tutto, intraprende un viaggio spietato per riprendersi la propria vita. Ma se per Beatrix il fuoco che alimentava la sua ira era la presunta perdita della figlia, per Bianca è la presunta sparizione di sua nipote Trish e la morte di Bruno Bucciarati. Ho pensato che un personaggio con una motivazione simile avrebbe potuto inserirsi molto bene nel mondo di JoJo.
Come dicevo anche Gomorra di Roberto Saviano ha avuto un’influenza importante per il modo in cui rappresenta la criminalità non come qualcosa di distante, ma come un sistema che condiziona la vita e le scelte delle persone. Ora, pensate se la criminalità organizzata avesse accesso ai poteri Stand. Da qui nasce il lato più oscuro di Sangue di Diavolo: non solo una storia di combattimenti e Stand, ma anche una storia di potere, famiglia, tradimento e conseguenze delle proprie scelte.

Come si sviluppa la storia di Sangue di Diavolo?
Joelle Finch: Sangue di Diavolo si sviluppa come una vera e propria linea narrativa alternativa rispetto agli eventi originali di Vento Aureo. Il destino di molti personaggi prende strade completamente diverse. Abbacchio, per esempio, non ha mai abbandonato il suo lavoro da poliziotto e non entra mai nella squadra di Bucciarati. Al suo fianco troviamo Narancia, mentre l’incontro tra Giorno e Bucciarati, invece, rimane un punto fondamentale e avviene in modo simile, ma da lì gli eventi prendono una piega diversa: purtroppo Bruno muore prima rispetto alla storia canonica. In compenso, però, Diavolo viene sconfitto altrettanto prima e la sua morte diventa uno degli elementi che cambiano completamente gli equilibri di Passione.
Come descriveresti Bianca in quattro aggettivi e che ruolo ha all’interno della squadra esecuzioni?
Joelle Finch: Quattro aggettivi per descriverla (un numero che non piace a Mista) sarebbero: resiliente, diffidente, complessa e, ovviamente, vendicativa.
È una donna che ha passato gran parte della sua vita a sopravvivere in un ambiente violento come quello di Passione, e questo l’ha resa una persona estremamente forte ma anche incapace di fidarsi completamente degli altri.
All’interno della squadra esecuzioni invece ricopre un ruolo particolare: lei è la sorella del boss. Tutti i membri della squadra odiano Diavolo. Perciò all’inizio c’è un clima teso, ma quando capiscono che Bianca ha voglia di ucciderlo tanto quanto loro, capiscono che la sua presenza è un vantaggio. Ma siamo sempre in un ambiente criminale dominato da uomini… per cui la sua presenza creerà inevitabilmente grosse tensioni.
In Jojo è spesso chiaro chi sia un villain e chi un eroe: dove si colloca Bianca?
Joelle Finch: Bianca si colloca sicuramente dalla parte dei villain, almeno se guardiamo alle sue azioni: è una criminale, fa parte di Passione e il suo percorso di vendetta la porta anche a compiere gesti estremi. Non volevo però scrivere un personaggio “buono” mascherato da cattivo, perché Bianca ha delle responsabilità e non viene mai privata della sua parte più oscura.
Allo stesso tempo, credo che il suo percorso sia interessante proprio perché, entrando nella sua prospettiva, è difficile non empatizzare con lei. Bianca non nasce come una persona crudele, è una persona che è dovuta diventare ciò che è per sopravvivere.
Questo non giustifica, ovviamente, le sue azioni, ma permette di comprenderle. Per me la cosa più interessante di Bianca è proprio questa contraddizione: è una donna che fa oggettivamente paura e in cui non vorresti mai imbatterti, ma allo stesso tempo è una persona che ha sofferto profondamente. Non è un’eroina, ma nemmeno un semplice mostro (come Cioccolata). È un personaggio che si muove in quella zona grigia dove spesso nascono le storie più interessanti.

Ci hai detto che per Sangue di Diavolo le principali fonti di ispirazione sono state Quentin Tarantino, Roberto Saviano ed Elena Ferrante. Entriamo di più nel dettaglio di queste ispirazioni…
Joelle Finch: Da Tarantino ho preso soprattutto la teatralità nel suo modo di raccontare la vendetta: non solo l’azione, ma anche il viaggio emotivo di una donna che deve fare i conti con il proprio passato.
Di Saviano e Gomorra mi ha influenzata la rappresentazione della criminalità come un sistema che condiziona la vita delle persone.
Elena Ferrante invece mi ha ispirata per l’aspetto più introspettivo: l’attenzione alla psicologia dei personaggi, ai traumi e alle conseguenze emotive delle scelte che compiono.
C’è qualcosa di te in Bianca?
Joelle Finch: Questa domanda mi fa sorridere, perché io e Bianca siamo, per certi aspetti, agli antipodi. Proprio per questo forse la domanda più spontanea è: “Come hai fatto a scrivere un personaggio così diverso da te?”.
La verità è che Bianca non rappresenta la mia storia personale, ma sicuramente porta con sé alcune delle domande che mi pongo attraverso la scrittura. Cosa significa sopravvivere quando senti di non avere più nulla a cui aggrapparti? Quanto possiamo davvero scegliere chi diventare quando tutto ciò che ci circonda sembra spingerci verso la versione peggiore di noi stessi?
Credo che sia proprio questa distanza da lei ad avermi permesso di esplorarla: Bianca non è un mio alter ego, ma un modo per interrogarmi su temi universali come il dolore, la violenza, il destino e la capacità di una persona di cambiare il proprio percorso.
Hai paura del giudizio dei fan di JoJo?
Joelle Finch: Sì e no. Quando ami molto un’opera senti la responsabilità di trattarla con rispetto. La mia paura più grande non era creare qualcosa di diverso, ma creare qualcosa che sembrasse estraneo allo spirito di JoJo, ma penso di avere fatto un lavoro attento.
Quali altre fanfiction hai scritto?
Joelle Finch: Oltre a Sangue di Diavolo ho scritto altre fanfiction ambientate in universi molto diversi tra loro.
Una è “Il demone di New Orleans”, ambientata nell’universo di Hazbin Hotel. È una storia nata anche grazie all’ispirazione di Good Omens e per il tema della fine del mondo, ma soprattutto per il rapporto tra redenzione, peccato.
Ho scritto anche “La custode degli spiriti”, una fanfiction ambientata nel mondo di The Legend of Zelda: Breath of the Wild, un progetto a cui lavoro dal 2018 e che per me è molto importante perché mi ha accompagnata per diversi anni.
Quali sono i tuoi progetti futuri?
Joelle Finch: Per il futuro ho diversi progetti in cantiere. Voglio tornare a dedicarmi con più continuità alla narrativa originale, perché il mio obiettivo è sempre stato quello di raccontare le relazioni umane nella loro forma più autentica: con le loro contraddizioni, le loro fragilità e anche gli aspetti più difficili da affrontare.
Mi interessa raccontare personaggi imperfetti, persone reali, e indagare ciò che si nasconde dietro le scelte che compiono e il modo in cui si rapportano agli altri.
Dove possiamo trovare le fanfiction che hai scritto?
Joelle Finch: Su WATTPAD, MANGA. IT e ILMIOLIBRO
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Intervista a Pasqual Ferry, l’artista spagnolo che ha reso ‘mortale’ Thor!
Al Be Comics! Be Games! Torino abbiamo intervistato Pasqual Ferry, artista spagnolo dal tratto dinamico che ha disegnato pagine di fumetto Marvel sci-fi e fantasy e attualmente è impegnato sul Mortale Thor!
Dopo la British Invasion, Marvel ha voluto cercare di replicare l’esperimento andando a pescare questa volta in Spagna nuovi talenti che portassero nuove idee e stili originali alla Casa delle Idee. Tra questi c’è Pasqual Ferry, artista dal tratto fluido e dinamico che grazie a uno stile davvero personale si è fatto strada soprattutto su testate dalle forti connotazioni sci-fi, come Ultimate Fantastic Four, e fantasy, come Thor o Doctor Strange.
Al Be Comics! Be Games! Torino abbiamo avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con l’artista che ci ha raccontato gli inizi della sua carriera e il suo lavoro tra cui l’ultimo incarico che lo vede attualmente protagonista su Il Mortale Thor insieme a Al Ewing.
Un altro grande autore spagnolo su queste pagine, un’altra grande intervista su PopCorNerd. Ecco a voi Pasqual Ferry!
Pasqual Ferry: da Marvel UK alle pagine di Doctor Strange, Fantastic Four e Thor

Ciao Pasqual e benvenuto su PopCorNerd! Il tuo debutto nel mondo del fumetto è avvenuto con Marvel UK, prima di approdare negli Stati Uniti. Come è avvenuto il passaggio alla Marvel Comics?
Pasqual Ferry – Marvel UK nacque come un’opportunità della divisione americana della Marvel per espandersi. Cominciarono quindi a cercare artisti al di fuori degli Stati Uniti e dell’Inghilterra e, attraverso un agente, Gavin Rodríguez, iniziarono a selezionare disegnatori spagnoli che avessero familiarità con il fumetto supereroistico.
Contattò me, così come molti altri: Salvador Larroca, Carlos Pacheco, Óscar Giménez Font e tanti altri.
Quello che accadde fu che l’espansione non ebbe il successo sperato e durò molto poco. Tuttavia servì da trampolino affinché una serie di artisti passasse dalla divisione inglese a quella americana. I primi furono Larroca e Pacheco, e poco dopo arrivai anch’io. In sostanza è andata così.
Abbiamo iniziato lì, ci avevano promesso che quel progetto sarebbe durato a lungo. Non è stato così, ma in compenso abbiamo avuto la possibilità di entrare nella Marvel americana.
Hai lavorato a diversi progetti di fantascienza, come Ultimate Fantastic Four o Adam Strange, e a opere fantasy come Thor e Doctor Strange. In quale stile e genere ti senti più a tuo agio?
Pasqual Ferry – In realtà adoro sia il fantasy sia la fantascienza, ma adesso con Thor, che è diventato più urbano, mi sto divertendo moltissimo.
Credo che ogni progetto richieda di innamorarsi della storia e del personaggio. Thor lo conosco bene perché l’avevo già disegnato in passato, ma questa nuova versione è diversa e mi offre nuove opportunità.
La vera sfida è disegnare scene che inizialmente pensi possano non piacerti, per poi scoprire che in realtà ti diverti moltissimo a realizzarle.
Detto questo, Doctor Strange, Adam Strange e Fantastic Four sono probabilmente le serie che mi sono divertito di più a disegnare.

Ho adorato il tuo Doctor Strange, realizzato insieme a Jed McKay. Pur considerando il tuo stile molto moderno e cinematografico nelle inquadrature, la tua versione del personaggio mi sembra profondamente legata a quella originale di Steve Ditko. Cosa ne pensi?
Pasqual Ferry – Sono un grande fan di Steve Ditko. Oggi può sembrare un autore “vecchio stile” o vintage, ma credo che il suo dominio della figura umana in Spider-Man e la sua incredibile capacità creativa nel costruire i mondi magici di Doctor Strange abbiano definito un linguaggio che tutti noi abbiamo finito per seguire.
Quando finalmente ho avuto l’occasione di lavorare su Doctor Strange, era un personaggio che desideravo disegnare da sempre, ho inserito nella casa del Dottore diversi quadri che in realtà sono frammenti delle scenografie create da Ditko.
Sono quindi molto influenzato dal suo lavoro, ma volevo anche costruire un mondo magico ambiguo e psichedelico. Qualcosa che partisse dall’universo di Ditko ma che fosse allo stesso tempo profondamente mio.

Sei un artista che nel fantasy si muove con grande naturalezza. Si è visto soprattutto in Doctor Strange, dove hai dimostrato una notevole abilità nelle scene d’azione. Tuttavia la serie lascia spazio anche a momenti più intimi e quotidiani del Dottore, persino insieme a Clea. Come vivi questa alternanza tra azione, dialoghi e scene di vita normale?
Pasqual Ferry – Per me è fondamentale. Nelle storie contano i personaggi, ma anche tutto ciò che li circonda.
Ogni stanza della casa deve avere una ragione di esistere ed essere collegata a ciò che sta accadendo nella storia. Ma c’è un altro elemento che considero essenziale: il linguaggio del corpo.
I personaggi devono esprimersi, guardarsi, sembrare vivi. Altrimenti la storia si trasforma in una successione di vignette fredde, prive di fluidità.
L’obiettivo è far sì che la pagina scorra naturalmente, che il lettore non abbia la sensazione di stare leggendo un fumetto, ma di assistere a qualcosa che il cervello percepisce come vivo.
Per me le scene intime sono importanti quanto quelle di battaglia, perché, in fondo, le battaglie finiscono spesso per assomigliarsi, a meno che non si introducano elementi creativi come la magia di Doctor Strange.
Ogni stanza della serie cercavo di renderla speciale. Mi sono ispirato a un architetto scozzese, purtroppo ora non ricordo il nome, raccogliendo moltissimo materiale sul suo stile architettonico e sul suo design.
L’intera casa è costruita seguendo quei riferimenti e mi sono divertito moltissimo anche nelle scene più intime e dialogate.

L’idea di mettere Dormammu in giacca e cravatta da dove nasce?
Pasqual Ferry: È stata un’idea di Jad McKay.
Io contribuisco soprattutto con gli aspetti visivi e di design. Ad esempio, l’Occhio di Agamotto che rimane costantemente attorno a Doctor Strange è stata una mia idea: volevo che fosse sempre presente insieme al personaggio e a lui è piaciuta.
L’idea del completo con giacca e cravatta di Dormammu, invece, è stata sua. E a me è piaciuta moltissimo, l’ho trovata davvero divertente.

In Spider-Man: Spider’s Shadow, insieme a Chip Zdarsky, presenti una versione molto oscura di Spider-Man. Ti sei divertito a trasportare un personaggio normalmente luminoso e ironico nel tono cupo del simbionte di Venom?
Pasqual Ferry: Assolutamente sì. È stato divertentissimo massacrare Jameson… insomma, uccidere tutti…
Inoltre la sceneggiatura era davvero eccellente. Quando il copione è buono e senti di raccontare qualcosa di diverso, con una forte impronta personale, il lavoro diventa ancora più appagante.
E poi Spider-Man… sono un grandissimo fan del personaggio e desideravo disegnarlo da sempre. Per di più con il costume nero, che adoro, e ho avuto anche l’occasione di ridisegnarlo. È stato fantastico.

Sei il disegnatore della nuova serie regolare di Mortal Thor. Rispetto alla tua prima esperienza con il personaggio ti sei trovato davanti un Thor molto diverso. Come è cambiato il personaggio e, di conseguenza, come sei cambiato tu come artista?
Pasqual Ferry – È diverso perché ora è umano. Non ha poteri, non è un dio ed è inserito in un contesto urbano. Tutto si svolge nella realtà, più o meno.
Come artista credo che con il tempo si evolva continuamente, a volte consapevolmente, altre senza nemmeno rendersene conto.
Anche gli strumenti fanno la loro parte. Un tempo lavoravo con la matita, poi scannerizzavo le tavole e realizzavo i grigi in digitale. Oggi invece il processo è completamente digitale.
Cambiano molto le modalità con cui utilizzi gli strumenti. Non è la stessa cosa lavorare con pennino e pennello oppure con una matita più morbida o più dura. Tutto questo influenza inevitabilmente anche il tuo stile.
E naturalmente, con gli anni, impari qualcosa. Se così non fosse, ci sarebbe davvero da preoccuparsi.

Sei conosciuto anche per reinterpretare i costumi dei personaggi. Cosa dobbiamo aspettarci da questo Thor?
Pasqual Ferry: Sicuramente un martello diverso. Un martello… umano. Non ha nulla di speciale, è un martello che può persino rompersi.
E poi ci sarà qualcosa nel numero 800 che definirà ciò che Thor diventerà in futuro, ma purtroppo non posso rivelare altro.

Ho letto che hai realizzato un progetto personale al quale hai dedicato circa sette anni. Puoi raccontarci qualcosa?
Pasqual Ferry: È il progetto della mia vita. Si intitola Alice.
Ne ho scritto la sceneggiatura, l’ho disegnato e colorato personalmente. È una storia che ha preso forma dentro di me per tutta la vita e che, a un certo punto, ho deciso di mettere finalmente su carta.
Sono 264 pagine che raccolgono tutto ciò che amo: avventura, mistero, fantasy e rapporti umani. È la storia di una famiglia.
Succede qualcosa che naturalmente non vi racconterò, ma che viene svelato poco alla volta durante la narrazione.
Spero che venga pubblicato nel corso di quest’anno e ne sono davvero entusiasta, perché ci sono voluti tantissimi anni per completarlo.
Il libro è terminato ed è già in fase di lavorazione presso l’editore. Sono molto felice, perché molti pensavano che non sarebbe mai uscito, invece uscirà.
Verrà pubblicato in spagnolo e, almeno per il momento, uscirà qui in Spagna. Spero poi anche negli Stati Uniti.
Negli Stati Uniti, comunque, i diritti sono già stati acquistati.

Ultima domanda: ti vedremo soltanto su Thor oppure anche in qualche altro progetto?
Pasqual Ferry: Per il momento ho davanti cinque o sei numeri di Thor.
Che, credetemi, equivalgono a una vita intera. Poi si vedrà. Magari continuerò ancora con Thor… e quello che arriverà dopo mi diverte ancora di più.
Bene, benissimo. Grazie mille, Pasqual. È stato un piacere.
Pasqual Ferry: Grazie a voi, grazie.
Pasqual Ferry: Biografia

Pasqual Ferrándiz Arroyo (nato il 24 marzo 1961), noto con lo pseudonimo di Pasqual Ferry, è un fumettista e disegnatore spagnolo. Si è interessato ai fumetti fin da piccolo, affermando che il suo primo amore sono stati Franquin, Mézières, in particolare, e Moebius. Il suo interesse per i fumetti di supereroi nasce dopo una visita agli uffici della Marvel Comics a New York.
In Spagna ha lavorato per lo studio di animazione di Albert Rué, oltre a pubblicare lavori su numerose riviste di fumetti iberiche. Nel 1993 ha creato il personaggio Plasmer con lo scrittore Glenn Dakin per una miniserie omonima di 4 numeri per la Marvel UK.
Quando la Marvel UK ha chiuso nel 1995, Ferry è passato a lavorare direttamente per la Marvel Comics. Dopo aver firmato diversi numeri di fumetti legati agli X-Men, ha lanciato la prima serie Heroes for Hire nel 1997 con Roger Stern e John Ostrander, prestando le matite su 15 dei 19 numeri, cosa che ha poi replicato anche nel 1999 per tutti i nove numeri della miniserie Warlock, scritta da Louise Simonson.
Dopo aver lasciato la Marvel, Ferry ha lavorato su diversi fumetti DC, tra cui Superboy (1994), Action Comics (2000) e Adam Strange (2004).
Nel 2005 lui e lo scrittore Grant Morrison hanno lavorato sulla serie limitata Seven Soldiers of Victory – Mister Miracle.
Nel 2006 Ferry torna alla Case delle Idee divenendo il nuovo disegnatore della testata Ultimate Fantastic Four con lo scrittore Mike Carey.
Nel 2010 è diventato l’artista fisso di Thor della Marvel in coppia con lo scrittore Matt Fraction.
Nel 2016 ha lanciato una campagna di crowdfunding per un fumetto intitolato ALICE, ispirato ad Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Caroll.
Nel 2021 ha collaborato con Chip Zdarsky su una nuova serie What If per la Marvel, intitolata Spider-Man: Spider’s Shadow.
Nel marzo 2023, dopo aver firmato l’acclamata miniserie “Namor: Conquered Shores” sui testi di Christopher Cantwell, ha rilanciato la nuova serie di Doctor Strange con lo scrittore Jed MacKay.
Attualmente è impegnato su Il Mortale Thor serie che vede ai testi Al Ewing.
Sempre per Marvel, nel corso degli anni, firma numerose variant cover.*
biografia tratta dal sito del Comicon Bergamo
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