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House of the Dragon 3 – Recensione: Draghi, Incesti e… Beautiful?

La recensione di House of the Dragon 3: la stagione alza il tiro tra draghi pazzeschi, morti eccellenti e qualche dramma in stile soap opera

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Stavo aspettando questa terza stagione con l’ansia di chi sa che prima o poi qualcuno perderà la testa. Ed eccoci qui con la recensione di House of the Dragon 3, la serie TV spin-off de Il Trono di Spade con Emma D’Arcy (Rhaenyra Targaryen), Olivia Cooke (Alicent Hightower), Matt Smith (Daemon Targaryen), Ewan Mitchell (Aemond Targaryen), Tom Glynn-Carney (Aegon II).

Dopo aver metabolizzato il finale, tiriamo le somme, perché non tutto è andato liscio come le scaglie di Syrax.

ATTENZIONE PERCHE’ SPOILERO FORTE EH

Partiamo subito dal punto forte, quello che ci giustifica i soldi dell’abbonamento: i draghi. Parliamoci chiaro, sono una roba clamorosa, fighi da fare schifo. Quando la serie decide di spingere sull’acceleratore e buttarli nella mischia, non ce n’è per nessuno ed la parte migliore della serie. La Battaglia del Condotto o il caos di Tumbleton sono un tripudio di fiamme, navi bruciate e distruzione che ti fa letteralmente sbavare davanti allo schermo. Vedere Vhagar e gli altri bestioni in azione ti ricorda in ogni momento che queste non sono semplici cavalcature, ma vere e proprie armi di distruzione di massa. È puro cinema.

Eppure, c’è un “ma” grande quanto Vhagar. Tra una fiammata e l’altra, a volte la serie diventa di una lentezza disarmante. Ci sono state puntate centrali in cui sembrava che gli showrunner fossero stati rapiti e sostituiti in corsa dagli sceneggiatori di Beautiful.

Passiamo ore a guardare personaggi che si fissano male nei corridoi, dialoghi infiniti su chi deve sedersi su una sedia palesemente scomoda e complotti sussurrati con un livello di dramma da soap opera pomeridiana. Per non parlare del fatto che è tutto così fottutamente incestuoso. L’albero genealogico dei Targaryen non è un albero, è una ghirlanda chiusa. Zii che si fanno le nipoti, cugini che ci provano con altri cugini, e Aemond con i suoi evidenti complessi edipici. Ma la cosa più assurda anche qui è quando ci si fa tra fratelli. A un certo punto ti aspetti davvero che spunti Brooke Logan a cavallo di un drago per annunciare a tutti di aspettare un figlio da Daemon. È tutto meravigliosamente contorto, ma ogni tanto questa cosa qui ammazza il ritmo.

Per fortuna, se la parte centrale è stata lenta, si sono fatti perdonare con la mattanza. Questa stagione è stata brutale e ci ha tolto delle soddisfazioni immense. Certo, diciamo addio al povero Jace con un colpo al cuore (avrebbero potuto dargli più spazio a questo personaggio), ma poi arriva il momento in cui Ser Criston Cole, il “simpaticone” ipocrita per eccellenza, viene finalmente riempito di frecce. E sto ancora godendo perché è una scena bellissima. Non dimentichiamo poi Rhaenyra che, una volta preso finalmente il Trono, decide di fare le pulizie di primavera e fa saltare la testa a Otto Hightower. Era ora, cazzo.

Il problema è che, una volta messa la corona, Rhaenyra inizia a prenderla malissimo. Sbrocca, trasformandosi in una specie di dittatrice fanatica con il delirio di onnipotenza; la sindrome di Daenerys bussa prepotentemente alla porta. In mezzo a questo caos, con Ulf che fa il voltagabbana e un Aegon miracolosamente venerato come un dio, il vero pugno nello stomaco del finale è Helaena. La scena in cui decide di farla finita buttandosi dalla finestra è devastante, un colpo bassissimo. Lei era l’unica anima pura in mezzo a questo covo di serpi, e la sua fine chiude la stagione con un’atmosfera nerissima e disperata.

Chi resta in gioco e vedremo nella stagione finale?

In definitiva, questa terza stagione alza il tiro rispetto alla seconda, ma soffre di un evidente bipolarismo: da 10 e lode quando esplode la guerra, da mandare avanti veloce quando si perdono nei pettegolezzi incestuosi. Alla fine, però, la scimmia per la quarta e ultima stagione ce l’hanno fatta salire eccome. Ma preparatevi a una lunga attesa: essendo l’ultima stagione e richiedendo un lavoro mostruoso di post-produzione per i draghi, l’uscita è prevista non prima del 2028.

Chi vedremo nella quarta stagione? Sicuramente Rhaenyra, ormai sul Trono ma sempre più paranoica, Daemon, Corlys Velaryon Addam di Hull da una parte, mentre dall’altra Alicent, prigioniera/ostaggio di Rhaenyra, Aemond, a cavallo di un sempre più letale Vhagar, Aegon II, nascosto e spezzato ma vivo ed infine Larys Strong.

Tutti gli episodi della terza stagione di House of the Dragon (così come le precedenti) sono disponibili in Italia su Sky e in streaming on demand su NOW TV oltre che sulla piattaforma HBO Max.


VOTO POPCORNERD: 7,5/10

(Targaryen, fatevi curare)

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The Outsider: La miniserie horror HBO tratta dal libro di Stephen King

Se amate Stephen King dovete recuperare The Outsider, miniserie del 2020 disponibile su HBO Max, con protagonista un ‘male’ forse più pericoloso del pagliaccio Pennywise

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Quando si parla dei mostri creati da Stephen King, il pensiero corre inevitabilmente a Pennywise. Il clown di IT è diventato un’icona dell’horror moderno grazie alla sua capacità di trasformare le paure dei bambini in un’arma letale, colpendo proprio coloro che gli adulti spesso non riescono ad ascoltare o proteggere.

Eppure, tra le creature nate dalla mente del Re dell’Horror ce n’è una che riesce a risultare persino più inquietante. Si tratta dell’entità protagonista di The Outsider, romanzo pubblicato nel 2018 e successivamente adattato da HBO in una miniserie di 10 episodi disponibile in piattaforma. Un antagonista che non si limita a nutrirsi della paura, ma trae forza da qualcosa di ancora più devastante: il dolore.

Un mostro che si alimenta della sofferenza

I lettori di Stephen King hanno subito notato alcuni punti di contatto tra Pennywise e la creatura di The Outsider. Entrambi sono esseri mutaforma che prendono di mira i bambini, ma le somiglianze finiscono praticamente qui.

L’adattamento televisivo HBO, interpretato da Ben Mendelsohn, Cynthia Erivo e Jason Bateman, racconta la storia di un’entità conosciuta con diversi nomi: L’Estraneo, El Cuco oppure semplicemente l’Uomo Nero.

Il suo metodo è tanto semplice quanto terrificante. Si introduce in una comunità, assume l’aspetto di una persona innocente e fa in modo che venga vista mentre commette l’omicidio di un bambino. Da quel momento osserva gli eventi da lontano, lasciando che il sospetto, il dolore e la rabbia facciano il resto.

Il vero nutrimento della creatura, infatti, non è la morte in sé, ma la devastazione emotiva che lascia dietro di sé. Famiglie distrutte, amicizie spezzate, comunità che si sgretolano e innocenti condannati a pagare per crimini mai commessi diventano il terreno ideale su cui prospera il mostro.

Creature di King a confronto: El Cuco è più spaventoso di Pennywise?

Se Pennywise terrorizza le sue vittime per poterle divorare, l’entità di The Outsider agisce su una scala molto più ampia.

La vicenda prende il via con il brutale omicidio del piccolo Frankie Peterson, delitto per il quale viene immediatamente accusato Terry Maitland, amatissimo allenatore di baseball locale. Tutte le prove sembrano inchiodarlo, ma Terry è completamente innocente. È stato infatti El Cuco ad assumere il suo aspetto proprio per incastrarlo.

Da quel momento il mostro osserva la tragedia consumarsi. I genitori di Frankie sono distrutti dalla perdita del figlio, mentre la famiglia Maitland vede la propria vita andare in pezzi sotto il peso delle accuse e dell’odio della comunità.

È questa la vera forza dell’antagonista. Non cerca semplicemente nuove vittime: alimenta una spirale di sofferenza che coinvolge chiunque entri in contatto con il caso. Per questo motivo risulta persino più inquietante di Pennywise. Non colpisce soltanto i bambini, ma corrompe l’intera rete di affetti che li circonda.

È il dolore il vero protagonista della serie

Come spesso accade nelle opere di Stephen King, il mostro è soltanto il simbolo di qualcosa di molto più reale.

In The Outsider il tema dominante è il lutto. Una presenza costante che accompagna praticamente ogni personaggio della storia.

Il protagonista è il detective Ralph Anderson, interpretato da Ben Mendelsohn, incaricato di guidare le indagini sull’omicidio di Frankie Peterson. In una piccola comunità dove tutti si conoscono, Ralph decide di arrestare personalmente Terry Maitland, convinto della sua colpevolezza.

Dietro questa scelta c’è però una ferita ancora aperta. Ralph e sua moglie non hanno mai superato la morte del loro figlio, scomparso anni prima a causa di una malattia infantile.

Quel dolore influenza inevitabilmente il suo giudizio. La rabbia e il senso di colpa rendono impossibile affrontare il caso con lucidità, contribuendo indirettamente alla tragedia che travolge Terry Maitland.

L’uomo, infatti, viene arrestato pubblicamente per un crimine che non ha commesso e poco dopo viene ucciso da un familiare della vittima, senza avere la possibilità di dimostrare la propria innocenza.

La disperazione della moglie Glory, rimasta sola a difendere il nome del marito, rappresenta uno degli esempi più crudeli della malvagità di El Cuco. La creatura continua infatti ad alimentarsi del dolore anche dopo la morte della sua vittima, dimostrando come il suo vero obiettivo sia la distruzione emotiva delle persone.

Un male assoluto che lascia segni indelebili

Nel corso della serie Ralph è costretto a fare i conti con le conseguenze delle proprie decisioni e con il peso della responsabilità nella morte di Terry.

La ricerca della verità diventa quindi anche un percorso personale verso una possibile redenzione, pur sapendo che alcune ferite non potranno mai essere rimarginate.

È proprio qui che The Outsider si distingue da molte altre storie di Stephen King. L’Estraneo non è soltanto una creatura soprannaturale, ma una rappresentazione del male più assoluto, capace di manipolare le persone, distruggere famiglie e trasformare il dolore in un’arma.

Persino Pennywise, con tutta la sua brutalità, appare quasi “semplice” se confrontato con un’entità che pianifica ogni tragedia con l’unico scopo di assistere al collasso emotivo delle sue vittime.

The Outsider: un finale brutale e spietato

Chi conosce IT sa che, nonostante il prezzo pagato dai protagonisti, la storia lascia comunque spazio a una certa speranza.

The Outsider, invece, percorre la strada opposta.

Gli episodi conclusivi spingono tutti i protagonisti al limite, mettendoli davanti a perdite sempre più dolorose. L’entità dimostra inoltre un’altra inquietante capacità: manipolare psicologicamente chi le sta intorno.

Tra le sue vittime c’è anche il detective Jack, costretto a diventare uno strumento del mostro dopo essere stato sottoposto a sofferenze fisiche e mentali insopportabili. Lo scontro finale culmina in una violenta sparatoria che lascia sul campo numerosi personaggi ai quali il pubblico aveva imparato ad affezionarsi.

Nemmeno Holly Gibney, investigatrice privata interpretata da Cynthia Erivo, viene risparmiata dal dolore. Quando sembra aver finalmente trovato una persona capace di comprenderla e accettarla, la perde improvvisamente, ritrovandosi ancora una volta costretta ad andare avanti.

Uno dei migliori adattamenti di Stephen King

Il finale lascia anche un interrogativo destinato a rimanere aperto. Ralph e Holly riescono a fermare El Cuco, ma la serie non chiarisce mai del tutto se creature simili siano uniche o se possano tornare a manifestarsi in futuro.

Ed è proprio questa ambiguità a rafforzare il messaggio dell’opera. Così come il dolore non può essere cancellato, anche il male non è qualcosa che si elimina definitivamente. Si può affrontare, sopravvivere e imparare a conviverci, ma non esiste una soluzione semplice.

Per questo motivo The Outsider viene ancora oggi considerato uno degli adattamenti televisivi più riusciti di Stephen King. Un thriller psicologico che utilizza l’horror soprannaturale per raccontare il peso del lutto, trasformando El Cuco in uno dei mostri più inquietanti e significativi mai usciti dalla fantasia dello scrittore americano.

*Fonte del presente articolo: CBR.com

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Game of Thrones pubblica filmati inediti della stagione finale

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Notizia riportata sulla base dell’articolo originale di CBR.com.

La celebre serie TV Game of Thrones ha ufficialmente raggiunto il suo 15° anniversario, e HBO ha celebrato l’occasione per tutto il mese. È stato appena pubblicato un nuovo video che ripercorre le riprese della stagione finale dello show, includendo filmati mai visti prima dai fan.

Il video è stato pubblicato online esattamente 15 anni dopo la prima messa in onda della serie su HBO. Include scene dal set con alcuni membri del cast che si salutano per l’ultima volta dopo aver concluso le riprese della serie. Molte star si vedono trattenere le lacrime, spiegando come sia come dire addio a una famiglia dopo aver trascorso così tanto tempo insieme nel corso di nove anni di lavoro sullo show. Dai un’occhiata al video qui sotto.

Sono stati svelati filmati mai visti prima

Basata sulla serie di romanzi originali di George R. R. Martin, Game of Thrones ha debuttato su HBO nell’aprile 2011. La serie segue molteplici personaggi e trame in cui diverse potenti famiglie combattono per il controllo, con l’obiettivo finale di conquistare il Trono di Spade. Nel corso della sua messa in onda è stato presentato un cast corale in continua evoluzione, tra cui personaggi amatissimi dai fan come la Daenerys Targaryen di Emilia Clarke, il Jon Snow di Kit Harington, l’Arya Stark di Maisie Williams, il Tyrion Lannister di Peter Dinklage e molti altri.

Game of Thrones è stata un successo enorme, conquistando quasi 60 vittorie agli Primetime Emmy Awards e stabilendo un record per una serie drammatica. Ha ottenuto oltre 160 nomination totali e ha dominato costantemente i Primetime Emmy Awards per diversi anni. La serie è stata inoltre spesso considerata una delle migliori di sempre, ridefinendo la cosiddetta “prestige television” insieme ad altri grandi successi come The Sopranos e Breaking Bad.

La stagione finale è stata divisiva

Jon Snow interpretato da Kit Harrington
Jon Snow interpretato da Kit Harrington

Sebbene la serie abbia raggiunto livelli di successo straordinari con un ampio consenso per gran parte della sua durata, la stagione finale è diventata famosa per la sua accoglienza divisiva. Molti fan hanno espresso insoddisfazione per gli episodi conclusivi, in particolare per il finale di serie, al punto che è stata lanciata una popolare petizione per chiedere l’arrivo di nuovi sceneggiatori e rifare la stagione da zero. È stata una nota stonata con cui concludere il franchise, anche se, nonostante le forti critiche alla stagione 8, la serie nel suo complesso rimane uno degli show più popolari del XXI secolo.

Sebbene la serie TV sia conclusa, il franchise continua a vivere. La terza stagione della prima serie prequel, House of the Dragon, è attesa su HBO quest’estate. Un altro prequel, A Knight of the Seven Kingdoms, ha già una seconda stagione in sviluppo dopo il buon riscontro ottenuto con il suo debutto all’inizio di quest’anno. È inoltre in lavorazione un film di Game of Thrones. Nel frattempo, continuano a circolare voci e indiscrezioni su un possibile sequel della serie originale, ma HBO non ha ancora annunciato nulla di ufficiale al momento.

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