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Taboo: il crime storico prodotto da Ridley Scott con Tom Hardy
Prodotta da Ridley Scott e interpretata da un magnetico Tom Hardy, Taboo è un mix di thriller, horror gotico e dramma storico
Negli ultimi anni le serie in costume hanno conquistato il piccolo schermo raccontando intrighi politici, drammi familiari e misteri criminali. Poche, però, hanno avuto il coraggio di spingersi nei territori più oscuri del genere quanto Taboo, la miniserie del 2017 con Tom Hardy e prodotta da Ridley Scott.
Passata quasi inosservata al momento della sua uscita, la serie sta vivendo una nuova popolarità grazie alle piattaforme di streaming, dove molti spettatori la stanno scoprendo per la prima volta. E non è difficile capire il perché: Taboo è un’opera che ancora oggi riesce a distinguersi per atmosfera, violenza e ambizione narrativa.
Tom Hardy dà vita a uno dei personaggi più inquietanti della TV

Creata da Tom Hardy, insieme al padre Chips Hardy e a Steven Knight, Taboo è ambientata nella Londra del 1814 e segue le vicende di James Keziah Delaney, un uomo dato per morto che torna improvvisamente dall’Africa dopo la scomparsa del padre.
Il suo obiettivo è reclamare l’eredità familiare e costruire un impero commerciale, ma il suo ritorno mette immediatamente in allarme la Compagnia delle Indie Orientali, la Corona britannica e numerosi nemici che preferirebbero vederlo sparire una volta per tutte.
Delaney è un protagonista lontanissimo dagli eroi tradizionali. Taciturno, imprevedibile e profondamente segnato dal proprio passato, porta sullo schermo un’intensità che solo Tom Hardy sembra saper trasmettere con tanta naturalezza.
Un crime storico contaminato dall’horror gotico

La forza di Taboo sta proprio nella sua capacità di mescolare generi molto diversi tra loro.
Da un lato troviamo un classico racconto di vendetta, giochi di potere e intrighi economici; dall’altro la serie introduce continuamente elementi che richiamano il soprannaturale, l’occultismo e l’horror psicologico.
La Londra raccontata dalla serie è sporca, brutale e decadente. Le strade sono immerse nel fango, la corruzione permea ogni istituzione e intorno alla figura di Delaney aleggia costantemente un’aura di mistero fatta di rituali, visioni e antiche maledizioni.
Più che ricostruire fedelmente un periodo storico, Taboo utilizza il contesto ottocentesco per raccontare una storia cupa, quasi da incubo, dove il degrado morale è importante quanto quello urbano.
Ridley Scott e Tom Hardy hanno creato qualcosa di diverso dal solito

Con Ridley Scott tra i produttori esecutivi, la serie non cerca mai di assomigliare ai tradizionali period drama britannici.
L’obiettivo è piuttosto quello di sovvertire le aspettative del pubblico, rinunciando alla romantizzazione del passato in favore di un racconto sporco, violento e profondamente disturbante.
Non è un caso che molti abbiano descritto James Delaney come una sorta di incrocio tra Sherlock Holmes e Hannibal Lecter: un uomo brillante ma imprevedibile, capace di mettere continuamente a disagio chiunque gli stia intorno.
Una serie diventata cult grazie allo streaming

Quando debuttò nel 2017, Taboo divise pubblico e critica proprio per il suo stile fuori dagli schemi. Oggi, invece, la serie viene rivalutata come uno degli esperimenti più interessanti nel panorama delle produzioni storiche degli ultimi anni.
La crescente popolarità ottenuta sulle piattaforme di streaming ha contribuito a farla conoscere a una nuova generazione di spettatori, trasformandola lentamente in un piccolo cult.
Da anni i fan chiedono a gran voce un seguito delle vicende di James Delaney. Nel corso del tempo Tom Hardy ha più volte confermato che il progetto di una seconda stagione non è stato abbandonato, anche se lo sviluppo ha subito numerosi rallentamenti a causa degli impegni del cast e della produzione.
Per il momento non esiste ancora una data ufficiale per il ritorno della serie, ma l’interesse rinnovato del pubblico potrebbe rappresentare un ulteriore incentivo per riportare finalmente Taboo sul piccolo schermo.
Vale ancora la pena recuperarla? Assolutamente sì.
Se amate serie come Peaky Blinders, i thriller storici e le atmosfere horror alla Edgar Allan Poe o H.P. Lovecraft, Taboo è una visione che merita di essere recuperata.
Ancora oggi rappresenta uno dei crime in costume più originali e oscuri mai prodotti per la televisione, capace di unire mistero, violenza e soprannaturale in un racconto che, a quasi dieci anni dal debutto, continua a conservare un’identità unica.
*Fonte del presente articolo: CBR.com
Comicon e Fiere
San Diego Comic-Con Malaga 2026: Karl Urban e Aya Cash, i ‘cattivi ragazzi’ della Hall M
Al San Diego Comic-Con Malaga 2026 un altro grande panel con due protagonisti di The Boys, lo show Prime Video: Karl Urban e Aya Cash
Se serviva un’apertura col botto, la seconda edizione del San Diego Comic-Con Málaga l’ha avuta. Alle 14:30 di giovedì 1 ottobre, nella Hall M del FYCMA, sono saliti sul palco due volti simbolo di The Boys: Karl Urban, il Billy Butcher della serie, e Aya Cash, la Stormfront che nella seconda stagione ha scombussolato la vita di Patriota e dei Boys.
Il tema ufficiale del panel erano gli antieroi e ha visto quale moderatore Ali Plumb, critico e presentatore britannico.

Con la quinta e ultima stagione appena conclusa su Prime Video, era il momento giusto per parlare di quello che è stato uno dei più importanti show televisivi degli ultimi anni.
Due modi di entrare nel mondo dei Supes

Si parte dai ricordi dei provini, e le storie di come gli ospiti sono diventati Stormfront e Billy sono molto diverse. Aya Cash è arrivata quando la prima stagione era già girata ma non ancora andata in onda, e la seconda non era nemmeno confermata.
Per l’audizione le hanno dato delle scene “di prova”, ricalcate sul suo primo incontro con Patriota, quello in cui gli si avvicina con il telefono in mano, con qualche dettaglio cambiato. Prima di presentarsi ha parlato con il creatore della serie Eric Kripke, che l’aveva messa in guardia: il personaggio sarebbe stato complicato, e avrebbe fatto discutere.
Poi sono arrivati tre episodi in anteprima. Per lei è stato un sì facilissimo: bastava guardarli per capire che la serie era brillante, e che sarebbe entrata prima che il resto del mondo se ne accorgesse.
Per Karl Urban è andata diversamente. Ha scoperto The Boys leggendo sulla stampa di settore che il suo amico Antony Starr era stato scelto come Patriota. Il titolo e la sinossi lo hanno incuriosito, e dopo circa una settimana è arrivata l’offerta di Kripke per il ruolo di Billy Butcher. Alla sceneggiatura si è innamorato di un personaggio machiavellico, dispettoso, con un lato oscuro evidente ma con un divertimento contagioso.
A conquistarlo del tutto, però, è stato un dettaglio: nel finale del primo episodio Butcher corre a salvare Hughie dai guai in cui si è cacciato. Quella coscienza, quel senso morale verso gli amici, gli è sembrata semplicemente meravigliosa. Dopo l’incontro con Kripke ha capito subito che sarebbe stato un grande collaboratore, e ha firmato.
Le scene di cui i fan non smettono di parlare

Qual è la scena che i fan chiedono più spesso? Urban non ha dubbi: è l’ultima stagione, soprattutto il destino dei personaggi, e qui niente spoiler. La sala, comunque, sembrava aver visto la serie sino alla fine
«Sapevo che mi sareste piaciuti» – Karl Urban
Tra i classici, la storica scena della seconda stagione di The Boys (ep. 3) della balena e del motoscafo è ancora tra le più citate.
Aya Cash ci ha scherzato su con un’altra scena diventata cult: quella della stagione 2, ep. con Patriota che spara i propri raggi laser tra i suoi seni su richiesta della stessa Stormfront: non avrebbe mai immaginato, ha ammesso ridendo, che sarebbe rimasta associata al suo nome così a lungo.
Poi ci sono le battute della serie, che i fan si sentono in dovere di recitare in faccia agli attori. Urban sapeva bene quanto The Boys sia seguito in Spagna, e racconta di aver voluto venire a Málaga proprio per ringraziare il pubblico del supporto.
Aya Cash, in incognito tra i fan

«Tra i fan mi sento abbastanza in incognito!», ha detto la Cash.
In effetti la donna sul palco del SDCC Malaga non assomiglia per niente a Stormfront: colore di capelli diverso, tacchi, occhiali da sole. A volte, passeggiando per strada con colleghi come Jack Quaid e Colby Minifie, scatta foto con i fan senza che nessuno la riconosca, e la cosa la diverte. Quando però qualcuno la riconosce, è un vero piacere per lei. Sul set, spiega, si lavora sperando di far ridere la troupe; fuori scopri che ogni spettatore ha il suo rapporto personale con la serie.
Nove anni, cinque stagioni, un cast che è diventato una famiglia
Ad Aya Cash e Karl Urban è stato chiesto cosa si prova a tornare su un set “normale” dopo The Boys. La risposta dal palco è che quello che c’era in quello show è difficile da trovare in altri set: un cast così unito che, mentre la troupe preparava la scena, tutti si ritrovavano con le sedie vicine ad ascoltare musica e a farsi sentire i brani a vicenda, invece di rintanarsi nei camerini.
Sono passati circa nove anni, cinque stagioni, con in mezzo le riprese durante il Covid: mascherine, distanza dalle famiglie per periodi lunghissimi.
«Siamo diventati molto, molto uniti.» hanno detto i due attori.
Infine Urban e la Cash hanno indicato in Chace Crawford (Abisso) il collega più divertente sul set. Aya Cash ha confermato: nelle poche occasioni in cui ha lavorato con lui, faticava a restare seria, perché quello che fa è esilarante.
Perché i cattivi sono più divertenti
Entrambi interpretano anti-eroi, ma cosa c’è di così delizioso nel fare il “cattivo”? Per la Cash la risposta è semplice: sul bene la gente ha di solito un’idea sola, sul male ne ha milioni, quindi hanno molte più sfaccettature e molto più da dire.
Recitare un cattivo, spiega, è mestiere come un altro: fai quello che ti dicono gli sceneggiatori. L’unica cosa sempre spiacevole per Stormfront sono gli insulti razzisti. Tutto il resto, ammette, compreso «uccidere persone», che è uno spasso, e sul set si finisce per ridere come matti.
Fulmini, tentacoli e fiducia nel reparto VFX
Parlando di effetti speciali, la Cash ha detto di aver sempre avuto piena fiducia nel reparto Effetti Speciali per la resa finale dei suoi poteri. Il salto, ad esempio, con cui Stormfront prende il volo l’ha mostrato sul palco con tanto di tacchi compresi.
Il racconto dal set è lo stesso: sul momento l’effetto è poco glamour, e poi sono i VFX a far sembrare tutto fantastico. Con una complicazione in più nelle ultime stagioni: dover recitare «con il petto», tra i tentacoli.
Su quel punto Urban è stato sincero: quando si girava la quarta stagione, non gli era chiaro cosa sarebbe stata la nuova dimensione “tentacolare” di Butcher, e nemmeno gli autori sapevano spiegargliela. Così ha lasciato fare agli altri. Per la quinta, invece, ha costruito una sua idea: Butcher, tra una stagione e l’altra, ha imparato a controllare il potere, e quando entra in quella modalità cambia di colpo, diventa freddo, quasi un Terminator. Una nuova faccia della dualità del personaggio, ha spiegato, da esplorare in chiusura.
Vought Rising: cosa ha detto Aya Cash
Inevitabile la domanda sul futuro. Aya Cash, che nel prequel Vought Rising torna nei panni di Stormfront (e lo produce, insieme a Jensen Ackles), non si è sbilanciata. Ha promesso però un cast di personaggi tutti nuovi, con molti volti che il pubblico non conosce ancora e di cui, secondo lei, ci si innamorerà presto, come successe con The Boys. Un modo per ricordare che anche Jensen Ackles era già una star quando è arrivato nella serie, mentre molti altri hanno avuto la loro occasione proprio lì.
Quello che si sa è che Vought Rising è ambientato negli anni Cinquanta e racconta le origini della Vought attraverso un intrigo con venature da giallo. È atteso su Prime Video nel 2027, senza data ufficiale.
Un altro panel all’insegna dello show puro, adrenalina e divertimento che il San Diego Comic-Con Malaga ha offerto al suo pubblico con star hollywoodiane di livello assoluto.
*Qua l’articolo sul San Diego Comic-Con Malaga- Come nasce un anime: il panel di Miyako Jingū e Mitsumasa Kimura
Prime video
Neagley: Recensione della 1°stagione della serie spin-off di Reacher
Recensione no-spoiler della prima stagione di Neagley, disponibile su Prime Video dal 16 settembre 2026.
Dopo il successo di Reacher, la serie Prime Video basata sui romanzi di Lee Child, la piattaforma si cimenta nello sviluppo di uno spin-off dedicato a una delle figure più importanti della serie: Frances Neagley, ex membro della 110ª Unità Investigativa Speciale dell’esercito e fedele amica di Jack Reacher. A vestire nuovamente i panni dell’investigatrice è Maria Sten, che torna a interpretare il personaggio dopo la sua introduzione nella seconda stagione della serie madre. La serie è stata creata da Nick Santora e Nicholas Wootton, già coinvolti in Reacher, e prodotta da Paramount Television Studios e Amazon MGM Studios.
Grazie a Prime Video ho avuto la possibilità di guardare in anteprima la prima stagione di Neagley e, fin dalle prime puntate, è stato difficile non ritrovare quella stessa combinazione di elementi che ha reso le quattro stagioni di Reacher così avvincenti. Azione, misteri e investigazioni sono infatti al centro della narrazione, mantenendo quella fedeltà al materiale originale di Lee Child che ha sempre contraddistinto la serie madre.
Ma Neagley non si limita a riproporre quanto già visto in Reacher. Lo spin-off sfrutta infatti l’occasione per dare maggiore spazio a un personaggio che, nei romanzi di Child, non ha lo stesso approfondimento che la serie televisiva sceglie di offrirle. La stagione esplora alcuni aspetti del passato di Neagley, soffermandosi in particolare sul suo rapporto complicato con il padre e aggiungendo nuovi elementi alla storia personale dell’investigatrice. Un’espansione che permette di conoscere meglio la donna dietro la figura militare e di costruire una protagonista che non vive semplicemente all’ombra di Reacher.

Maria Sten in Neagley S1, Prime Video
Una formula già collaudata
Reacher ci ha abituati a un preciso stile narrativo, fatto di azione, investigazioni, misteri da risolvere e colpi di scena. Elementi che ritroviamo anche in questa prima stagione di Neagley, che non prova a reinventare la formula della serie madre, ma sceglie di riprenderne gli ingredienti principali adattandoli alla nuova protagonista.
Gli otto episodi che compongono la stagione prendono il via quando Neagley inizia a indagare sulla morte sospetta di un suo vecchio amico. Quello che inizialmente sembra un semplice incidente si trasforma presto in un caso molto più grande e pericoloso, trascinando la protagonista all’interno di un’indagine sempre più complessa e mettendola di fronte a una minaccia ben più oscura di quanto potesse immaginare.
Ed è proprio qui che quella che potrebbe sembrare una scelta fin troppo conservativa si rivela invece uno dei punti di forza della serie: Neagley sa esattamente cosa vuole essere e non sente il bisogno di allontanarsi dalla formula che ha reso Reacher un successo.
Benvenuti ad Echo Canyon!
La misteriosa morte di Tommy, amico d’infanzia di Neagley, porta la PI direttamente a Echo Canyon, una fattoria che ospita quella che, almeno inizialmente, sembra essere un’organizzazione impegnata ad aiutare persone in difficoltà e a offrire loro la possibilità di ricostruirsi una vita.
Ma quella che all’apparenza sembra una struttura impegnata nel sociale nasconde ben altro. Ed è proprio quando Neagley inizia a scavare più a fondo che Echo Canyon rivela la sua vera natura.

Damon Herriman in Neagley S1, Prime Video
Lo spettatore più attento noterà sicuramente il velato riferimento ai fatti di Jonestown del 1978, quando una comunità del Peoples Temple fu teatro di un tragico suicidio di massa, un episodio rimasto indissolubilmente legato alla famosa bevanda Kool-Aid.
Non posso essere troppo specifico sul motivo per cui questa storia mi sia piaciuta senza entrare almeno in un piccolo territorio spoiler. Quello che posso dire è che la stagione intreccia in modo interessante gli interessi commerciali delle case farmaceutiche con la situazione di persone che hanno subito violenze e che, spesso, si ritrovano a convivere con il PTSD e con un disperato bisogno di aiuto.
Sono due aspetti molto diversi della storia, ma la serie riesce a bilanciarli alla grande, senza che uno finisca per mettere in ombra l’altro. Il risultato è un thriller che, dietro l’azione e l’indagine, riesce a sviluppare una storia più profonda e a dare alla vicenda di Echo Canyon un peso che va oltre il semplice mistero da risolvere.
Maria Sten sembra essere nata per il ruolo di Neagley
Già dalla seconda stagione di Reacher, che ha adattato per il piccolo schermo il romanzo Bad Luck and Trouble, Maria Sten aveva dimostrato di essere perfetta per il ruolo di Frances Neagley. In questa prima stagione interamente dedicata al personaggio, l’attrice non fa altro che confermare quanto avevamo già visto, riuscendo a rendere Neagley una protagonista capace di reggere sulle proprie spalle l’intera serie.

Maria Sten interpreta Neagley per la prima volta nella seconda stagione di Reacher
Senza correre il rischio di fare spoiler, troviamo una Neagley alle prese con un caso che la riguarda molto da vicino e, parallelamente, con il delicato rapporto con suo padre, un ex poliziotto che sembra nascondere qualcosa legato al suo passato e alla particolare fobia di Neagley per il contatto fisico.
È proprio questo secondo elemento a permettere alla serie di scavare maggiormente nel personaggio, mostrando una Frances più vulnerabile e permettendoci di conoscere aspetti del suo passato che nei romanzi di Lee Child vengono solo accennati, se non del tutto lasciati inesplorati.
Questo è sicuramente un altro punto a favore della serie e uno degli elementi che contribuiscono a rendere questa prima stagione un successo.

Maria Sten in Neagley S1, Prime Video
Frances Neagley riesce a camminare sulle proprie gambe anche lontano da Jack Reacher
In definitiva, questa prima stagione di Neagley rappresenta un vero e proprio debutto per Frances Neagley come protagonista a sé stante nell’universo di Reacher. La serie riesce a costruire una storia ben architettata, capace di mantenere tutti quegli elementi che hanno reso la serie madre così avvincente, ma allo stesso tempo di dare a Neagley lo spazio necessario per raccontare qualcosa di nuovo sul personaggio.
Il risultato è un thriller solido, con una risoluzione più che soddisfacente e un finale che, senza lasciare necessariamente la storia in sospeso, apre le porte a un eventuale ritorno di Neagley per una seconda stagione. Dopo otto episodi, una cosa è sicuramente chiara: Frances Neagley ha dimostrato di poter camminare sulle proprie gambe anche lontano da Jack Reacher.

Pros
- Una storia che sorprende: l'indagine parte come un classico mystery thriller, ma riesce a svilupparsi in una direzione piu' profonda, intrecciando l'azione con temi delicati e attuali.
- Maria Sten: l'attrice dimostra di essere perfettamente a suo agio nei panni di Neagley e riesce a reggere la serie anche senza la presenza di Reacher.
Cons
- La formula e' fin troppo familiare: chi ha gia' visto Reacher potrebbe riconoscere la struttura narrativa della serie, con il rischio che alcuni passaggi risultino prevedibili.
Apple TV
I vincitori degli Emmy Awards 2026
I vincitori Emmy Awards 2026, l’ambito premio dell’industria televisiva, annunciati il 14 settembre 2026 durante la cerimonia a Los Angeles.
«Yeah, well, I’ve had a lot on my plate. We happen to live in a golden age of television.»
Sheldon Cooper aveva ragione: viviamo in una vera e propria età dell’oro della televisione. E a saperlo bene saranno soprattutto i membri della giuria degli Emmy Awards, chiamati anche quest’anno a scegliere i vincitori tra una quantità impressionante di serie, interpreti e produzioni di altissimo livello.
La 78ª edizione degli Emmy Awards si è tenuta lo scorso 14 settembre al Peacock Theater di Los Angeles e, mai come quest’anno, individuare i possibili vincitori sembra essere stata un’impresa tutt’altro che semplice. Delle numerose categorie e altrettante nominations, queste sono quelle che ci hanno tenuti incollati alla televisione la notte del 14 settembre.
Miglior serie comedy
- Abbott Elementary
- The Bear
- Hacks
- Margo’s Got Money Problems
- Nobody Wants This
- Only Murders in the Building
- Shrinking
- Widow’s Bay 🏆

Widow’s Bay, Apple TV
Miglior attore protagonista in una serie comedy
- Yahya Abdul-Mateen II – Wonder Man
- Steve Carell – Rooster
- Matthew Rhys – Widow’s Bay 🏆
- Jason Segel – Shrinking
- Martin Short – Only Murders in the Building

Matthew Rhys – Widow’s Bay
Miglior attrice protagonista in una serie comedy
- Quinta Brunson – Abbott Elementary
- Ayo Edibiri – The Bear
- Elle Fanning – Margo’s Got Money Problems
- Lisa Kudrow – The Comeback
- Jean Smart – Hacks 🏆
Miglior attore non protagonista in una serie comedy
- Colman Domingo – The Four Seasons
- Paul W. Downs – Hacks
- Harrison Ford – Shrinking
- Nick Offerman – Margo’s Got Money Problems
- Stephen Root – Widow’s Bay 🏆
- Michael Urie – Shrinking
- Tyler James Williams – Abbott Elementary

Stephen Root – Widow’s Bay
Miglior attrice non protagonista in una serie comedy
- Dale Dickey – Widow’s Bay
- Hannah Einbinder – Hacks
- Janelle James – Abbott Elementary
- Kate O’Flynn – Widow’s Bay 🏆
- Michelle Pfeiffer – Margo’s Got Money Problems
- Megan Stalter – Hacks
- Jessica Williams – Shrinking

Kate O’Flynn – Widow’s Bay
Miglior sceneggiatura per una serie comedy
- Abbott Elementary
- The Chair Company
- The Comeback
- Hacks
- Jury Duty Presents: Company Retreat
- Widow’s Bay 🏆
Miglior regia per una serie comedy
- Abbott Elementary
- The Bear
- The Chair Company
- Hacks
- The Ms. Pat Show
- Widow’s Bay 🏆
Miglior serie drama
- The Diplomat
- The Gilded Age
- A Knight of the Seven Kingdoms
- Paradise
- The Pitt 🏆
- Pluribus
- Slow Horses
- Your Friends & Neighbors

The Pitt, HBO Max
Miglior attore protagonista in una serie drama
- Sterling K. Brown – Paradise
- Gary Oldman – Slow Horses
- Mark Ruffalo – Task
- Rufus Sewell – The Diplomat
- Noah Wyle – The Pitt 🏆

Noah Wyle – The Pitt
Miglior attrice protagonista in una serie drama
- Carrie Coon – The Gilded Age
- Chase Infinity – The Testaments
- Keri Russel – The Diplomat
- Rhea Seehorn – Pluribus 🏆
- Zendaya – Euphoria

Rhea Seehorn – Pluribus
Miglior attore non protagonista in una serie drama
- Patrick Ball – The Pitt
- Billy Crudup – The Morning Show
- Shawn Hatosy – The Pitt
- Gerran Howell – The Pitt
- Jack Lowden – Slow Horses
- Tom Pelphrey – Task 🏆
- Carlos-Manuel Vesga – Pluribus
Miglior attrice non protagonista in una serie drama
- Taylor Dearden – The Pitt
- Fiona Dourif – The Pitt
- Allison Janney – The Diplomat 🏆
- Katherine LaNasa – The Pitt
- Sepideh Moafi – The Pitt
- Julianne Nicholson – Paradise
- Karolina Wydra – Pluribus
Miglior sceneggiatura per una serie drama
- The Diplomat
- The Pitt (2 episodes)
- Pluribus 🏆
- Slow Horses
Miglior regia per una serie drama
- The Gilded Age
- Paradise
- The Pitt
- Pluribus
- Slow Horses 🏆
- Task

Slow Horses, Apple TV
Miglior miniserie o serie antologica
- All Her Fault
- The Beast in Me
- Beef
- DTF St. Louis 🏆
- Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette
Miglior attore protagonista in una miniserie o serie antologica
- Riz Ahmed – Bait
- Jason Bateman – Black Rabbit
- Charlie Hunnam – Monster: The Ed Gein Story
- Oscar Isaac – Beef
- Matthew Rhys – The Beast in Me 🏆
Miglior attrice protagonista in una miniserie o serie antologica
- Claire Danes – The Beast in Me
- Sally Field – Remarkably Bright Creatures 🏆
- Carey Mulligan – Beef
- Sarah Pidgeon – Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette
- Sarah Snook – All Her Fault
Il bilancio delle vittorie
A chiudere questa panoramica sui vincitori della 78ª edizione degli Emmy Awards è il bilancio delle vittorie ottenute dalle principali piattaforme e case di produzione. Apple TV+ si conferma una delle realtà dominanti dell’intrattenimento sul piccolo schermo, conquistando ben 28 premi, seguita da HBO Max con 21, Netflix con 16, Amazon Prime Video con 10 e Disney+ con 6.
Numeri che fotografano bene gli equilibri di questa edizione degli Emmy Awards e che confermano la forza delle grandi piattaforme streaming, con Apple TV+ protagonista assoluta della serata.
La lista completa delle nominations e vincitori è consultabile sul sito ufficiale degli Emmy Awards.
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