Recensioni
Send Help: su un’isola deserta non esistono gerarchie, ma solo la legge del più forte
Send Help è il nuovo film thriller horror di Sam Raimi con protagonista Rachel McAdams e Dylan O’Brien, confinati su un’isola che li mette a dura prova. Popcornerd l’ha visto in anteprima e questa è la nostra recensione!
Quando Sam Raimi torna dietro la macchina da presa con un nuovo film, ogni amante dell’horror drizza le antenne, anche perché negli ultimi anni non è successo così spesso. Nel corso della sua carriera il regista ci ha abituato a pellicole decisamente gore come La Casa e L’armata delle Tenebre, capaci di fondere splatter e commedia slapstick in modo inconfondibile.
Raimi, però, è riuscito nel tempo a uscire dallo stereotipo del “regista horror”, cimentandosi con successo in territori molto diversi. Nei primi anni Duemila ha impressionato (in senso positivo.. non spaventare!) con la trilogia di Spider-Man con Tobey Maguire, per poi tornare in casa Marvel nel 2022 con Doctor Strange nel Multiverso della Follia. Insomma, lo “zio Sam” ha dimostrato grande versatilità, senza mai rinunciare al suo stile registico immediatamente riconoscibile.
Con Send Help, Raimi torna a dirigere un film dalle tinte horror ben 17 anni dopo Drag Me to Hell (2009), esplorando questa volta il territorio del thriller psicologico. La storia catapulta su un’isola deserta, in seguito a un incidente aereo, i due protagonisti: una straordinaria Rachel McAdams, fresca di stella sulla Hollywood Walk of Fame, e Dylan O’Brien, attore giovane ma già rodato grazie a film come Maze Runner e a serie TV come Teen Wolf.
20th Century Studios doveva avere davvero qualcosa di interessante tra le mani per convincere un regista così esperto e un’attrice di tale calibro a partecipare a un progetto che, sulla carta, poteva sembrare una sorta di Lost di serie B.
Anche perché la produzione del film è stata tutt’altro che semplice. Annunciato inizialmente nell’ottobre 2019 da Columbia Pictures, il progetto è passato a 20th Century Studios nel luglio 2024. Le riprese sono iniziate a gennaio 2025, con Rachel McAdams confermata da subito come protagonista e affiancata solo in un secondo momento da Dylan O’Brien. Le riprese, durate poco più di due mesi, si sono svolte tra febbraio e aprile 2025, con tappa finale in Thailandia, dove è ambientata gran parte della pellicola.
Send Help: odi il tuo capo? portalo su un’isola deserta!
Linda Liddle (Rachel McAdams) è un’impiegata che lavora nel settore della strategia aziendale e sogna di fare carriera all’interno della società per cui lavora. È molto intelligente, ma non risponde ai canoni estetici richiesti dall’azienda: è trasandata, goffa e malvista dalla maggior parte dei colleghi. Quando il capo che le aveva promesso un ruolo da vicepresidente muore, il suo posto viene preso dal figlio Bradley (Dylan O’Brien), ragazzo di successo bello tanto quanto superficiale, più attento all’apparenza che alla sostanza. La vicepresidenza viene assegnata a un altro collega, amico di Bradley.
Tuttavia, il cervello di Linda è troppo prezioso per l’azienda e, durante un viaggio di lavoro verso Bangkok, Bradley decide di portare con sé anche lei, promettendole di rivedere la sua posizione se riuscirà a risolvere una delicata questione professionale. Ma tutto cambia drasticamente quando l’aereo diretto in Thailandia ha un incidente: gli unici sopravvissuti sono proprio Linda e Bradley, quest’ultimo ferito a una gamba.
Bloccati su un’isola deserta, in una disperata lotta per la sopravvivenza, Linda tira fuori le unghie e fa emergere qualità inaspettate. Le gerarchie si azzerano: non esistono più capo e dipendente, ma solo l’istinto primordiale di andare avanti. La tensione tra i due cresce, anche perché i soccorsi sembrano non arrivare mai e i giorni passano inesorabili. Vivere su un’isola con l’unica persona che si disprezza può portare a scelte estreme… e qui, di colpi di scena, ce ne saranno davvero parecchi.
Un ritorno (quasi) a casa per Sam Raimi
Le aspettative erano tutte puntate sulla regia di Sam Raimi, e il regista non delude affatto.
Send Help è un ottimo thriller in cui i due protagonisti, praticamente gli unici volti in scena per l’80% del film, cambiano ed evolvono fino a sfiorare uno stato quasi selvaggio. I ruoli si ribaltano completamente: ciò che conta nel mondo del lavoro non ha alcun valore sull’isola, che diventa un ring spietato dove sopravvive solo il più forte.
Se in ufficio Linda dipende da Bradley, sull’isola accade l’esatto contrario, soprattutto nelle fasi iniziali, quando è lui a essere completamente nelle sue mani. Raimi concentra gran parte del film sul rapporto tra Linda e Bradley, scavando nella loro personalità e mostrando, scena dopo scena, la loro vera natura, sempre più priva di filtri.
Linda non è mentalmente stabile, e questo emerge chiaramente in più momenti, così come Bradley, va detto senza mezzi termini, è un autentico figlio di puttana.
Il loro duello psicologico è il cuore pulsante del film e riesce a mantenere alta la tensione nonostante l’ambientazione ripetitiva. È un crescendo continuo che culmina in un epilogo dove istinto di sopravvivenza e brutalità primordiale raggiungono l’apice.
E poi, è pur sempre un film di Sam Raimi: non possono mancare le scene splatter (la sequenza di caccia di Linda è destinata a rimanere impressa per quanto è grottesca), la regia dinamica e frenetica fatta di movimenti di macchina vorticosi, inquadrature angolate, un uso marcato della soggettiva e la colonna sonora dell’immortale Danny Elfman, che aggiunge quel tocco in più all’insieme.
Rachel vs. Dylan/ Linda vs. Bradley: un duello di bravura
Se il film funziona, gran parte del merito va alla prova dei due protagonisti. Non è affatto semplice tenere alta l’attenzione dello spettatore per quasi due ore con un cast ridotto praticamente a due soli attori, ma Rachel McAdams e Dylan O’Brien ci riescono pienamente.
O’Brien offre una prova solida, credibile soprattutto nel raccontare i diversi stati di esaurimento emotivo che il suo personaggio attraversa sull’isola.
Ma la vera star è Rachel McAdams. L’attrice rinuncia deliberatamente alla sua bellezza per dare vita a una Linda Liddle frustrata, determinata, ambiziosa e al tempo stesso profondamente instabile. Il fragile equilibrio emotivo del personaggio si incrina progressivamente, fino a quando Linda comprende che quella vita brutale sull’isola potrebbe essere esattamente ciò che ha sempre desiderato, trasformandola in una figura spietata.
La McAdams è straordinaria nel portare sullo schermo un personaggio complesso e sfaccettato, che a tratti richiama l’Annie Wilkes di Misery non deve morire, con la differenza che qui il palcoscenico non è una casa, ma un’isola deserta. Probabilmente non siamo di fronte a un’interpretazione da Oscar come quella di Kathy Bates, ma la performance di Rachel McAdams resta senza dubbio eccezionale.
Perché vedere Send Help?
Sam Raimi è un gran regista, e dimostra ancora una volta con Send Help quanto sia capace di muoversi con sicurezza tra diversi generi senza perdere la propria identità.
La pellicola è un thriller ‘versione gore della serie televisiva Lost’ con sullo sfondo una tensione tra i due personaggi alla Misery non deve morire.
Il film intrattiene eccome, grazie anche al cast che mette in evidenza due personaggi per nulla positivi, rispecchiando tutti i difetti dell’uomo. Rachel McAdams firma un’interpretazione intensa, trascinando il film sulle proprie spalle e dando vita a un personaggio come quello di Linda disturbante, affascinante e difficile da dimenticare. Dylan O’Brien le tiene testa con una prova credibile e sfaccettata, contribuendo a rendere il loro scontro psicologico il vero motore narrativo della storia.
Pur partendo da premesse apparentemente semplici, Send Help riesce a evitare la trappola del survival convenzionale, arricchendosi di momenti disturbanti, lampi di humor nero e improvvise esplosioni di violenza in pieno stile Raimi. Un film teso, crudele e sorprendente, che conferma come il regista, anche lontano dalle sue origini più classiche, sappia ancora colpire nel segno.
VOTO POPCORNERD: 7/10
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Cinema
Il Diavolo Veste Prada 2 va visto in una sala piena
Il Diavolo Veste Prada 2 è un sequel fatto bene. Brillante, attuale, a tratti riflessivo, è un film che va visto in una sala piena.
Moderno, emozionante, profondo. Potremmo definire così il sequel de Il Diavolo Veste Prada.
In questo secondo capitolo vediamo Andrea “Andy” Sachs, interpretata da Anne Hathaway, 20 anni dopo la sua esperienza nel magazine di moda RUNAWAY. È una giornalista affermata e premiata, sempre estremamente appassionata del suo lavoro e soprattutto attenta all’etica. Questa è una chiave importante all’interno dello svolgimento della storia.
Per colpa, o per fortuna, viene richiamata a RUNAWAY, che è ancora guidato da una meravigliosa Meryl Streep nei panni di Miranda Priestly.
Miranda e Andrea negli anni hanno dovuto – nolenti o volenti – mettersi al passo dei tempi, seguire le innovazioni del mondo giornalistico. Dalla carta stampata, all’online, alle applicazioni fino al futuro e al confronto con l’Intelligenza Artificiale.
A proposito di questo ci sarà una battuta estremamente riflessiva e toccante sul finale del film, per cui prestate particolare attenzione.
Fattore nostalgia e nuove generazioni
Uno degli aspetti affrontati dal film è proprio quello di mettersi in gioco, a confronto con le nuove generazioni, rimanendo sulla cresta dell’onda, senza lasciarsi affossare.
I più giovani non sono però demonizzati, anzi, vengono visti come una risorsa.
Dall’assistente sulla sedia, all’assistente di Andrea, la nuova generazione è pronta a mettersi in gioco.
Importante e quasi trainante nella prima parte del film è il fattore nostalgia, questo però senza esserne eccessivamente legato o confinato. Come a darvi il benvenuto in questo nuovo capitolo.
Sono dettagli e sfumature, che vi faranno dire: “Guarda, quell’ambulante riprende la scena delle cinture completamente diverse.” Dettagli curati e sottili, che fanno la differenza tra un money grab e un omaggio ai fan.

Il Diavolo Veste Prada 2, Simone Ashley è Amira
Citazioni iconiche in arrivo
Quello che segue nella storia è una sorpresa dopo l’altra tra risate e frasi che fanno riflettere:
“Hai voluto questo lavoro? Hai ottenuto questo lavoro? Fai in modo di ottenere il risultato.” Frase parafrasata di Nigel, interpretato sempre da Stanley Tucci, a Andrea, a tratti ispirazionale, a tratti tossica.
Miranda deve fare i conti anche con questo: se 20 anni fa poteva lanciare i cappotti sulle scrivanie delle collaboratrici, adesso deve fare i conti con le risorse umane del 2026.
In questo viene in suo aiuto Amari, una perfetta Simone Ashley, che durante le riunioni la redarguisce su frasi che non può più dire, come quando qualcuno nomina… i marsupi. Vi lascio immaginare la reazione di Miranda.
Frasi e stralci ispirazionali e frasi che porteremo con noi tutti i giorni:
“I carboidrati condivisi non contano”.
Qual è il contenuto?
L’etica abbiamo detto farà parte della storia.
Questo perché, come nel primo film, si pensa a RUNAWAY o altri magazine di settore, come contenitori vuoti, senza anima.
Andrea servirà un po’ a portare questo, con articoli sulla NASA o argomenti che potrebbero avvicinare lettori di altro tipo alla rivista.
All’inizio sembra quasi una sconfitta, i suoi titoli generano engagement online, ma quanti vengono letti veramente?
È un po’ una metafora dei tempi che viviamo: ci fermiamo alla superficie senza approfondire.
Io per prima passo le serate a ‘doom scrollare’ TikTok piuttosto che fare qualsiasi altra cosa.
Come facciamo a rompere il cerchio? Sto divagando, però un buon modo per uscire dall’algoritmo potrebbe essere quello di andare a vedere Il Diavolo Veste Prada 2 al cinema.

Il Diavolo Veste Prada 2, i protagonisti
Sì al budget
Milano è la grande protagonista della seconda parte del film, tra il Duomo, Pinacoteca di Brera e Villa Arconati.
L’aumento di budget si percepisce: riprese con i droni, ville, macchine private e barche tra Como e Milano…
Tantissimi camei imperdibili, sia americani che italiani; Law Roach, lo stilista di Zendaya, Amelia Dimoldenberg, la presentatrice di Chicken Shop Date, Donatella Versace e… anche lui. Michele Morrone al suo più grande cameo. Seduto, senza battute, di fianco a Miranda Priestly.
Ecco, forse Amari non mi avrebbe fatto scrivere questo.
Il Diavolo Veste Prada 2 è un sequel fatto bene
Il Diavolo Veste Prada 2 correva un grandissimo rischio, poteva essere un grosso buco nell’acqua e invece non lo è stato.
Soprattutto per come è stato montato il primo trailer con un possibile invecchiamento un po’ troppo repentino di Miranda, che non si ricorda di Andy e Emily, capiamo poi che è semplicemente lei che fa fatica a ricordare i nomi.
Per reference, riportate alla mente la scena della serata di RUNAWAY, in cui si deve far suggerire i nomi di tutti.
Lo snaturamento dei personaggi non c’è stato. Sono cresciuti, quello sì.
L’ho trovato brillante, attuale, a tratti riflessivo e al passo con i tempi, specchio perfetto della società in cui viviamo oggi.
Si tratta di un film che va visto al cinema, per lo spirito di comunità che si porta dietro e per ridere insieme delle battute.
Un fenomeno culturale e pop che vi trascinerà con sé.
VOTO POPCORNERD: 9/10
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