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Sergio Bonelli Editore presenta la nuova edizione di PASOLINI di Davide Toffolo

Sergio Bonelli Editore presenta la nuova edizione di Pasolini di Davide Toffolo in uscita il 29 maggio in libreria e fumetteria

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Sergio Bonelli

SERGIO BONELLI EDITORE 

presenta

PASOLINI

DI DAVIDE TOFFOLO

Dal 29 maggio in libreria e fumetteria 

la nuova edizione della biografia fuori dagli schemi 

scritta e disegnata

dal frontman dei Tre Allegri Ragazzi Morti 

La mia indipendenza
che è la mia forza,
implica la solitudine,
che è la mia debolezza.
P.P.P.

Sergio Bonelli Editore celebra l’indimenticato intellettuale novecentesco Pier Paolo Pasolini (1922-1975) a cinquant’anni alla scomparsa riportando in libreria e in fumetteria un volume che è un racconto su una figura emblematica della cultura italiana e sulla relazione tra la parola di Pasolini e la sua contemporaneità. Essendo stato uno dei primi volumi a segnare la via italiana alla graphic novel, a venticinque anni dalla prima edizione, PASOLINI è ormai considerato un classico del fumetto, portato in scena in un dialogo vivo con l’autore, il fumettista-cantautore Davide Toffolo, frontman dei Tre Allegri Ragazzi Morti.

La postfazione, intitolata Davide Toffolo e il lungo viaggio con Pasolini, è firmata da Paola Bristot.

Davide Toffolo è nato a Pordenone e si è formato artisticamente a Bologna. Con le riviste “Dinamite”, “Fandango” e “Mondo Naif” ha segnato la via del fumetto italiano negli anni ’90. Negli anni Zero ha firmato i graphic novel Carnera, Pasolini e Il Re Bianco. Ha poi dato alle stampe le autobiografie in forma di commedia Graphic Novel is dead e Graphic novel is back, accompagnato dagli omonimi spettacoli comici portati sui palchi di tutta Italia. Nella stessa direzione si muove il volume L’ultimo vecchio sulla Terra, incentrato sulle filastrocche di Remo Remotti.

Dopo il reportage Il Cammino della Cumbia, viaggio alla ricerca delle origini della omonima musica caraibica, ha pubblicato, prima sulla rivista “Linus” e poi in volume, la biografia favolistica Come rubare un Magnus, dedicata al maestro del fumetto Roberto Raviola. Creatore della serie “Cinque Allegri Ragazzi Morti”, voce e chitarra della band Tre Allegri Ragazzi Morti, ha dato vita a un cortocircuito unico di musica e fumetto. La sua immagine pubblica è una maschera a forma di teschio.

PASOLINI

Testi e disegni: Davide Toffolo

Copertina: Davide Toffolo

Formato: 18×25, b/n

Tipologia: cartonato

Pagine: 160

ISBN code: 9791256291823 

Prezzo: 21,00 euro

Online e sui social:

https://www.instagram.com/sergiobonellieditoreufficiale/

https://www.facebook.com/SergioBonelliEditoreUfficiale

https://www.sergiobonelli.it/prodotto/pasolini/

*Ringraziamo l’Ufficio Stampa Sergio Bonelli Editore per il comunicato di cui sopra, che abbiamo condiviso con i nostri lettori

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Fumetti

Dylan Dog Horror Show, il debutto a teatro dell’Indagatore dell’Incubo

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BUON COMPLEANNO, DYLAN DOG!

L’INDAGATORE DELL’INCUBO CREATO DA TIZIANO SCLAVI FESTEGGIA 40 ANNI DI EMOZIONI, PAURA, IRONIA E

DEBUTTA IN ANTEPRIMA NAZIONALE AL TEATRO ELISEO DI ROMA

DYLAN DOG
HORROR SHOW

regia di Valter Malosti

IN SCENA DAL 28 OTTOBRE 2026
(anteprime speciali dal 22 ottobre)

Dalle pagine del fumetto al palcoscenico prende vita il primo spettacolo teatrale dedicato a Dylan Dog

Il foyer del Teatro Eliseo sarà trasformato per l’occasione in un percorso ispirato all’universo dell’Indagatore dell’Incubo

DAL 31 LUGLIO APERTE LE PREVENDITE
DA OGGI PRE-SALE ESCLUSIVA PER GLI ISCRITTI ALLA NEWSLETTER SERGIO BONELLI EDITORE

Quest’anno Dylan Dog compie quarant’anni!

Era il 26 settembre del 1986 quando l’Indagatore dell’Incubo creato da Tiziano Sclavi sbarcò per la prima volta in edicola per Sergio Bonelli Editore con L’alba dei morti viventi – scritto da Sclavi, disegnato da Angelo Stano e con la copertina di Claudio Villa – primo albo di una serie che da allora ha raccolto milioni di lettori. In questi quarant’anni Dylan Dog ha attraversato l’orrore senza mai negarlo, scegliendo invece di osservarlo, interrogarlo e raccontarlo. Ed è proprio da questo sguardo che nasce il filo conduttore delle celebrazioni che punteggeranno i prossimi mesi e culmineranno con il DEBUTTO DI DYLAN DOG SUL PALCOSCENICO.

Dal 28 ottobre 2026 andrà in scena al Teatro Eliseo di Roma DYLAN DOG HORROR SHOW, diretto da Valter Malosti, la prima produzione teatrale Sergio Bonelli Editore, un grande evento che porterà per la prima volta a teatro l’universo dell’Indagatore dell’Incubo. Le anteprime speciali si svolgeranno a partire dal 22 ottobre. Online da oggi il trailer www.youtube.com/watch?v=aax1j1C6Gtc.

Proprio con questo spettacolo, il Teatro Eliseo, chiuso dal 2020, “dopo un lungo silenzio” riprenderà la sua prestigiosa storia teatrale, sotto la direzione artistica di Alessandro Longobardi per Viola Produzioni CPT.

Le prevendite per il pubblico saranno aperte da venerdì 31 luglio su Ticketone.

Da oggi, 29 luglio, gli iscritti alla newsletter di Sergio Bonelli Editore potranno invece accedere all’esclusiva pre-sale. È sempre possibile iscriversi alla newsletter a questo link https://bit.ly/SBENL per ricevere tutti gli aggiornamenti sulle celebrazioni.

Con il debutto di Dylan Dog Horror Show entreranno infatti nel vivo le celebrazioni per il 40° anniversario di Dylan Dog. Il foyer del Teatro Eliseo sarà trasformato per l’occasione in un percorso ispirato all’universo creato da Tiziano Sclavi, con installazioni, ambientazioni e attività esperienziali pensate per accompagnare il pubblico all’interno dell’immaginario dell’Indagatore dell’Incubo, rendendo l’evento un’esperienza unica. Gli spettatori non faranno semplicemente ingresso in un teatro, ma varcheranno la soglia della Casa di Dylan Dog”.

L’avvicinamento al debutto teatrale sarà scandito da un ricco calendario di appuntamenti che accompagnerà i festeggiamenti per i 40 anni di Dylan Dog.  Le celebrazioni prenderanno il via già nella settimana del compleanno ufficiale dell’Indagatore dell’Incubo, il 26 settembre 2026, con pubblicazioni speciali, eventi e iniziative dedicate. Fino al debutto di Dylan Dog Horror Show, i fan avranno numerose occasioni per incontrare Dylan Dog attraverso appuntamenti in tutta Italia che coinvolgeranno librerie, fumetterie, fiere e altri luoghi simbolo della sua comunità di lettori.

Il calendario completo delle iniziative sarà svelato nei prossimi mesi.

INFORMAZIONI DYLAN DOG HORROR SHOW

TEATRO ELISEO – Via Nazionale, 183, 00184 Roma RM

INFO E BIGLIETTI: botteghino@eliseoteatro.it – www.eliseoteatro.it

PREZZI Da 45€ e 18€

PREZZI ANTEPRIME SPECIALI (dal 22 ottobre) Da 25€ e 18€

Durante le Anteprime Speciali lo spettacolo potrà essere eccezionalmente interrotto per consentire al regista di apportare le ultime indicazioni artistiche in scena. Un’occasione esclusiva per assistere al processo creativo che precede il debutto ufficiale.

 

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Fumetti

VAGA racconta FUJAKKÀ

Valentina Galluccio, in arte VAGA, racconta la sua opera FUJAKKÀ e risponde alle domande dei lettori della fumetteria Funside di Pescara

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FUJAKKÀ, che in dialetto napoletano significa “fuggire, andare via”, è la più recente graphic novel scritta e disegnata da Valentina Galluccio, in arte VAGA. Pubblicata da Edizioni BD e presentata in occasione del COMICON Napoli 2026, l’opera è stata accolta con entusiasmo dai lettori e ha confermato il talento dell’autrice campana.

Nei giorni scorsi VAGA è stata ospite della fumetteria Funside di Pescara, dove ha presentato FUJAKKÀ raccontando al pubblico il percorso creativo che ha dato vita alla graphic novel. Un incontro che ha permesso ai lettori di approfondire i temi dell’opera, il suo processo di realizzazione e il modo in cui l’autrice affronta la scrittura e il disegno.

Dai festival al rapporto con i lettori

L’intervista ha toccato numerosi temi, dal rapporto che VAGA coltiva con i lettori e con il circuito dei festival del fumetto al suo ruolo di docente presso la Scuola Italiana di Comix. La conversazione si è poi spostata su Dog, la sua opera prima, per arrivare infine a FUJAKKÀ, la graphic novel con cui l’autrice prosegue la propria ricerca artistica ed emotiva.

Per VAGA il contatto con il pubblico rappresenta ormai una parte fondamentale del suo lavoro. Dopo gli anni trascorsi nel circuito dell’autoproduzione, le fiere sono diventate un luogo di incontro e confronto con i lettori, oltre che un’occasione per mantenere vivi i rapporti costruiti con colleghi e organizzatori.

«Mi piace tanto stare con la gente», racconta l’autrice. «Mi piace il momento in cui si scrive e si disegna, ma quando penso che quel lavoro arriverà in fiera e incontrerà i lettori mi entusiasmo sempre.»

Un legame che si riflette anche nelle tante esperienze vissute durante signing e presentazioni. VAGA ricorda con particolare affetto le persone che, negli anni, sono tornate a salutarla portandole piccoli regali simbolici o condividendo emozioni nate dalla lettura di DOG, la sua opera d’esordio.

L'insegnamento e il confronto con i nuovi autori

Accanto all’attività di autrice, VAGA è oggi anche docente presso la Scuola Italiana di Comix, la stessa scuola in cui si è formata. Un ruolo che le permette di accompagnare le nuove generazioni di fumettisti, confrontandosi quotidianamente con portfolio, dubbi e aspirazioni di chi sogna di trasformare il fumetto in una professione.

Da DOG a FUJAKKÀ

Parlando del proprio percorso creativo, l’autrice ripercorre poi il passaggio da DOG a FUJAKKÀ. Se il primo nasceva dall’esigenza di raccontare un’esperienza realmente vissuta, il nuovo lavoro rappresenta invece un viaggio molto più introspettivo.

«Con DOG parlavo di qualcosa che mi era successo davvero. FUJAKKÀ, invece, nasce da un momento della mia vita in cui mi sentivo completamente in balia delle mie emozioni. È stato un viaggio dentro la mia psiche e il mio mondo emotivo.»

Dog, opera prima di VAGA edita da Edizioni BD
Dog, opera prima di VAGA edita da Edizioni BD

Un fumetto che lascia spazio al lettore

Per VAGA ogni opera prende realmente vita soltanto quando arriva nelle mani del pubblico. Per questo motivo rifiuta l’idea di offrire interpretazioni univoche o messaggi definitivi, preferendo lasciare al lettore la libertà di trovare un significato personale.

«Non mi interessa dare un messaggio conclusivo. Quando consegno una storia al lettore mi piace pensare che ognuno possa trovarci qualcosa di diverso, in base al momento della propria vita.»

La ricerca di uno stile in continua evoluzione

La conversazione si conclude affrontando uno degli aspetti più caratteristici del lavoro dell’autrice: il rapporto con il disegno. Per VAGA lo stile non è un punto di arrivo, ma un linguaggio che cambia insieme alle emozioni e alle storie che desidera raccontare.

«La ricerca dello stile può diventare una gabbia. Mi piace cambiare, fare ricerca e sperimentare. Lo stile deve seguire quello che la storia ha bisogno di raccontare, non il contrario.»

Al termine dell’evento abbiamo avuto l’occasione di scambiare qualche parola con VAGA, che ha risposto alle nostre domande raccontandoci il suo percorso artistico, la nascita delle sue opere e il suo personale approccio al fumetto.

Prima di lasciarvi all’intervista, desideriamo ringraziare lo staff di Funside Pescara e Edizioni BD per la disponibilità, l’organizzazione dell’evento e per averci dato l’opportunità di incontrare l’autrice.

Ciao Valentina, grazie per averci concesso qualche minuto. Prima domanda di carattere più personale, riguardo all’autrice che c’è dietro l’opera. Immagino che ogni fumetto sia, in qualche modo, il risultato delle esperienze vissute dal suo autore. Qual è stato il tuo primo approccio al fumetto, prima come lettrice e poi come professionista?

Le prime letture che ricordo da ragazzina sono Topolino e tutti quei fumetti che leggevamo un po’ tutti. Ero una grandissima fan delle W.I.T.C.H. e ricordo benissimo che, nelle pagine finali, c’erano dei piccoli corsi di disegno. I disegnatori spiegavano come realizzare un personaggio, come costruire un character design, e quello è stato probabilmente il mio primo vero contatto con il fumetto.

Con il tempo i miei gusti sono cambiati e mi sono avvicinata soprattutto a fumetti più underground. Adoro ancora le W.I.T.C.H., sia chiaro, ma crescendo si scoprono anche tante altre cose. Ho letto moltissimo anche dal mondo dell’autoproduzione e, infatti, continuo a sentirmi molto legata a quella realtà.

Negli ultimi tempi, invece, sto cercando di avvicinarmi ai manga. Me li stanno consigliando anche i ragazzi della mia casa editrice. Finora non sono mai stata una grande lettrice di manga, anche se all’epoca adoravo Nana. Adesso, però, voglio recuperare tante opere perché mi rendo conto di conoscere poco quel linguaggio e sono curiosa di capire quanto possa influenzarmi.

Potrebbe anche diventare una fonte di ispirazione per la tua ricerca stilistica, come accennavi durante la presentazione.

In realtà lo è già stata. Anche in FUJAKKÀ mi sono lasciata ispirare, almeno in parte, dal linguaggio del manga, soprattutto dal punto di vista grafico.

Da quello che hai raccontato, lavorare nel mondo del fumetto per te non è stato un percorso lineare. È sempre stato il tuo sogno oppure ci sei arrivata gradualmente?

In realtà è una storia piuttosto complicata. Da bambina dicevo sempre a mia madre che avrei voluto fare fumetti. Li disegnavo davvero: vignette, balloon, piccole storie di una o due pagine. Era il mio modo di giocare.

Poi ho iniziato a praticare danza e quella è diventata tutta la mia vita. Mi assorbiva completamente, tra allenamenti, scuola e lavoro. Ho continuato a disegnare per passione e ho frequentato l’Istituto d’Arte, indirizzo moda, ma non riuscivo più a dedicare al disegno il tempo che avrei voluto.

A un certo punto, però, mi sono infortunata. Facevo la ballerina professionista e, improvvisamente, quella che era stata la mia vita fino a quel momento è crollata.

Avevo sempre desiderato frequentare una scuola di fumetto e così decisi di iscrivermi. Alla Scuola Italiana di Comix di Napoli, però, il professore che esaminò il mio portfolio mi disse una cosa che mi colpì molto: secondo lui non ero portata per il fumetto, ma per l’illustrazione. Così ho scelto quel percorso e ho studiato illustrazione.

Successivamente ho iniziato a lavorare al Teatro Bellini di Napoli, dove lavoro ancora oggi. In quel periodo stavamo realizzando Kobane Calling on Stage, tratto dall’opera di Zerocalcare. Il mio responsabile aveva letto il soggetto di DOG, che inizialmente volevo trasformare in un cortometraggio d’animazione. Poi ho deciso di farne un fumetto, semplicemente perché non avevo il budget necessario per produrre un progetto animato.

Durante quella produzione erano presenti anche persone legate a Lucca Comics & Games e il mio responsabile mi suggerì di partecipare a un contest dedicato ai fumetti [Lucca Project Contest 2022 n.d.r.]. Mi disse di provarci.

Così inviai il progetto.

Vinsi il concorso e, in modo del tutto inaspettato, nacque il mio primo fumetto.

Il fumetto d’autore italiano ha spesso raccontato storie profondamente personali attraverso un forte legame con il territorio. Penso, ad esempio, alle opere di Andrea Pazienza, che raccontano Bologna, o a quelle di Zerocalcare, in cui Roma e Rebibbia diventano parte integrante del racconto e contribuiscono a creare un forte legame con i lettori. Nel tuo percorso da autrice senti di inserirti, almeno in parte, in questa tradizione? E quanto è importante, per te, raccontare Napoli come elemento identitario delle tue storie? [domanda a cura di Gianluca Dotta n.d.r.]

In FUJAKKÀ non nomino mai esplicitamente Napoli. Il lettore capisce dove si trova perché i personaggi parlano in “slang” napoletano e ci sono diversi elementi che rimandano alla città, ma non c’è una volontà di spettacolarizzarla.

Per me è importante parlare di un luogo soltanto quando quel luogo è funzionale a raccontare qualcos’altro. Non avrei ambientato questa storia a Napoli se non avessi sentito il bisogno di legare la città ai comportamenti dei personaggi e alle emozioni che volevo raccontare.

Sicuramente provo un forte senso di appartenenza verso la mia città, ma non mi sento obbligata a parlarne in ogni opera. È inevitabile che mi influenzi: influenza il mio modo di scrivere, di costruire i dialoghi e di raccontare i personaggi. Però non credo che raccontare Napoli debba essere sempre l’obiettivo.

In questo caso la storia è ambientata a Napoli perché è il luogo che conosco meglio e che mi permetteva di raccontare determinate sensazioni. Allo stesso tempo, però, il contesto avrebbe potuto essere anche un’altra città. Napoli è importante per questa storia, ma soprattutto perché mi aiuta a raccontare quello che provano i personaggi, non perché volessi fare un racconto sulla città in sé.

Mi è sembrato di capire che FUJAKKÀ sia nata in un periodo particolare della tua vita. C’è stato un momento preciso che ha dato origine all’opera oppure questa storia ha sempre avuto questo tono fatto di incertezza, precarietà e inquietudine?

Sì, c’è stato un momento ben preciso. L’instabilità emotiva che vivono i personaggi è strettamente legata al luogo in cui vivo, ai Campi Flegrei.

È un territorio instabile, non soltanto dal punto di vista geologico. È un luogo in cui conviviamo con qualcosa di potenzialmente pericoloso e, allo stesso tempo, continuiamo a vivere come se fosse normale. Ce ne dimentichiamo, andiamo avanti con le nostre vite, ma quella sensazione di instabilità rimane sempre lì.

Per questo, in questa storia, parlare di Napoli era importante. Mi permetteva di raccontare un sentimento che conosco molto bene e che condividono anche i personaggi. Il modo in cui vivono è profondamente influenzato dal territorio che abitano.

La storia è nata proprio in un periodo in cui i terremoti legati ai Campi Flegrei erano particolarmente forti. Quella situazione mi ha fatto riflettere. Ho iniziato a pensare che l’instabilità che percepivo nel territorio fosse la stessa che provavo dentro di me.

E non parlo soltanto dei terremoti. Parlo anche di un senso di precarietà più ampio: sociale, quotidiano, emotivo. Tutto questo è confluito nella storia.

Napoli, in questo caso, è diventata quasi uno specchio del mio stato d’animo. Mi ha aiutato a raccontare quello che provavo, perché ciò che sentivo dentro era molto simile a quello che percepivo vivendo in quel territorio.

Nel corso del fumetto i protagonisti vengono spesso associati ai topi, animali estremamente resistenti e molto legati al territorio in cui vivono ma che scappano quando avvertono il pericolo. Che significato ha questa scelta?

I topi, per me, non rappresentano tanto l’idea della fuga. Quando scappano lo fanno per sopravvivere, non perché siano codardi.

I personaggi di FUJAKKÀ vivono una situazione simile. Rimangono ancorati a un luogo che conoscono, anche quando quel luogo fa loro del male, perché l’alternativa è l’ignoto. Non è tanto una questione di amore per quel territorio, quanto della difficoltà di lasciarlo.

Quello che mi interessava raccontare era proprio questo istinto di sopravvivenza. I topi continuano ad adattarsi, cercano un modo per andare avanti, e credo che i personaggi del fumetto facciano esattamente la stessa cosa.

Chiudiamo con una domanda che facciamo a tutti gli autori e che fa parte di un nostro format, A cena con…. Se potessi invitare a cena una persona che ha avuto un ruolo fondamentale nel plasmare l’artista e la persona che sei oggi, chi sceglieresti? E di cosa parlereste?

È una domanda difficile, perché in realtà sono tante le persone che hanno contribuito a formarmi.

Se dovessi sceglierne una, direi Davide Toffolo. Tra l’altro ho avuto anche l’occasione di conoscerlo: qualche giorno fa ero a Milano per un evento alla Fondazione Feltrinelli e ci siamo ritrovati a bere una birra insieme. È stato surreale, perché sono cresciuta con le canzoni dei Tre allegri ragazzi morti.

Davide Toffolo, storica voce dei Tre allegri ragazzi morti. Credits corriere.it
Davide Toffolo, storica voce dei Tre allegri ragazzi morti. Credits corriere.it

Più che un idolo, per me è un punto di riferimento nel modo di immaginare e raccontare le storie. Sia con i fumetti sia con la musica ha questa straordinaria capacità di rimanere un eterno adolescente e di costruire racconti che sembrano incredibilmente veri.

Ci sono canzoni dei Tre allegri ragazzi morti che ascolti e ti chiedi se quello che raccontano sia successo davvero. È la stessa sensazione che provo leggendo alcune storie di Zerocalcare: i personaggi sembrano persone che esistono realmente e con cui finisci quasi per fare amicizia.

C’è un brano che amo particolarmente, I Cacciatori. Racconta la storia di un ragazzo di quindici anni ritrovato morto e riconosciuto dai denti e dai capelli blu. Sono dettagli così precisi che ti portano a chiederti se quella storia sia realmente accaduta.

È questo che mi affascina del suo modo di raccontare: la capacità di rendere una storia talmente credibile da far dimenticare al lettore che si tratta di una finzione. È un tipo di narrazione che mi piace moltissimo e che, nel mio piccolo, cerco di raggiungere anch’io.

Chi è VAGA

Valentina Galluccio, in arte VAGA, ha frequentato l’istituto d’arte, indirizzo abbigliamento, moda e disegno.

Finito il liceo, ha vinto una borsa di studio in una scuola di danza a Firenze dove ha vissuto per due anni per poter diventare una ballerina di danza contemporanea, lasciando in secondo piano la sua passione per il disegno.

Nel 2016 ha deciso di riprendere gli studi, così ha frequentato un corso d’illustrazione della durata di tre anni alla Scuola Italiana di Comics a Napoli. Durante gli studi, si è appassionata al mondo dell’animazione 2D che le ha permesso di esplorare nuovi campi dell’arte ampliando i suoi orizzonti.

Vincitrice del Lucca Project Contest 2022, la giovane autrice ha presentato a Lucca Comics & Games 2023 l’opera d’esordio DOG, graphic novel sulle insidie di una relazione tossica raccontate attraverso le esperienze e i sentimenti della giovane ragazza alternativa Mia.

L’opera è stata candidata ai premi Micheluzzi 2024 nella categoria “Miglior Opera Prima” e l’autrice ai Premi Boscarato come “Autore rivelazione dell’anno”.

A COMICON Napoli 2026 ha presentato FUJAKKÀ, storia ambientata in una Napoli sospesa tra realtà e allucinazione.

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Fumetti

Dragonero Speciale #17 – Vento sulle ali: Ian Aranill torna ai giorni dell’Accademia

Dragonero Speciale #17: un viaggio nella giovinezza di Ian Aranill e un passo in più nella formazione di quello che diventerà Dragonero.

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Con Dragonero Speciale #17 – Vento sulle ali, Sergio Bonelli Editore – che ringraziamo per averci fornito il materiale stampa – propone un nuovo capitolo autoconclusivo dedicato all’universo fantasy creato da Luca Enoch e Stefano Vietti. Lo Speciale sceglie di guardare al passato del protagonista, riportando Ian Aranill agli anni trascorsi come cadetto all’Accademia dei Dragonieri di Roccabruna, quando il suo destino era ancora tutto da scrivere.

Il primo giorno di scuola

Ogni eroe ha un punto di partenza e, per Ian Aranill, quel momento coincide con l’ingresso all’Accademia dei Dragonieri di Roccabruna. Dragonero Speciale #17 – Vento sulle ali racconta proprio il suo “primo giorno di scuola”, un momento carico di aspettative, disciplina e sfide che segna l’inizio del percorso destinato a trasformare un giovane cadetto nel celebre Dragonero. Tra addestramenti con le viverne, rigide gerarchie militari e le prime missioni sul campo, Enoch evita di raccontare l’ennesima origine dell’eroe e preferisce concentrarsi su un momento preciso della sua crescita, mostrando come il futuro Dragonero impari che il valore di un soldato non coincide sempre con quello di un uomo. È uno sguardo inedito sulle origini del protagonista che arricchisce il suo passato senza alterarne il mito, confermando quanto il viaggio sia importante quanto la destinazione. Come da tradizione, con questo numero “speciale” – collana che ci accompagna ogni estate – ci viene proposta una vicenda che non ha nulla a che vedere con la continuity della serie regolare, ma che ritaglia spazio per dare un respiro più ampio al personaggio affinché possiamo addentrarci sempre più nella sua conoscenza, nelle sue esperienze passate e come gli incontri possano averne formato il carattere e fatto mettere in discussione.

Dal passato dei Senzanima al Re dei Ribaldi

Prima di diventare il Dragonero che tutti conoscono, Ian Aranill ha attraversato esperienze che ne hanno plasmato il carattere. Tra queste spicca il ciclo dei Senzanima, ambientato anni prima della serie regolare, in cui un giovane Ian militava nella celebre compagnia di ventura guidata da Greevo. Quelle storie hanno mostrato il lato più duro e disilluso dell’Erondár, fatto di guerre, mercenari e compromessi morali, raccontando un protagonista ancora lontano dall’eroe destinato a entrare nella leggenda. Il racconto appena uscito si incastona proprio dopo tali eventi, ed è proprio il tatuaggio – o quel che ne rimane – del celebre teschio dorato sulla spalla, che sarà d’aiuto al giovane per districarsi da una faccenda tutt’altro che semplice. Infatti il Re dei Ribaldi riconosce quel marchio come amico, e trova l’occasione giusta per portare la situazione a suo vantaggio affidando ad Ian una missione che nella peggiore delle ipotesi non l’avrebbe portato che a guadagnarci. È un espediente che permette a Enoch di riallacciare il filo con il ciclo dei Senzanima senza trasformare lo Speciale in un capitolo obbligato della continuity, premiando chi segue la serie da anni ma senza escludere i nuovi lettori.

L'Erondár secondo Massimo Dall'Oglio

Se la sceneggiatura di Luca Enoch racconta la formazione di Ian Aranill, sono i disegni di Massimo Dall’Oglio a dare corpo e respiro al mondo di Dragonero Speciale #17. L’autore realizza un comparto grafico di altissimo livello, alternando spettacolari scene di volo in groppa alle viverne, combattimenti dal forte impatto cinematografico e momenti più raccolti, in cui le espressioni dei personaggi raccontano dubbi e crescita interiore con la stessa efficacia dell’azione.

Il tratto di Dall’Oglio, influenzato dal fumetto giapponese ma perfettamente integrato nella tradizione bonelliana, si distingue per la fluidità della narrazione e la ricchezza dei dettagli. Le architetture dell’Accademia di Roccabruna, i paesaggi dell’Erondár e le creature fantastiche sono restituiti con grande attenzione, mentre il colore, curato dallo stesso autore, amplifica il senso di meraviglia e conferisce profondità alle ambientazioni. Il risultato è uno speciale che colpisce tanto per la solidità del racconto quanto per l’eccellenza del comparto visivo, nonostante i più affezionati ed “ortodossi” potrebbero storcere il naso sulla scelta di questo artista, già stato ospite nello speciale del 2022.

Un'eredità difficile da accettare

Il finale di Dragonero Speciale #17 – Vento sulle ali lascia Ian Aranill con un peso destinato ad accompagnarlo ben oltre la conclusione dell’avventura. La missione non si chiude con una semplice vittoria, ma costringe il giovane cadetto a confrontarsi con il lato più ambiguo del ruolo di Dragoniere, dove il confine tra ciò che è giusto e ciò che è necessario per essere un bravo soldato si fa improvvisamente sottile. È un momento di crescita che mette in discussione le sue certezze e lo obbliga a fare i conti con le conseguenze delle proprie scelte.

Luca Enoch utilizza questo conflitto morale per mostrare come il vero percorso di formazione di Ian non passi soltanto attraverso l’addestramento o il combattimento, ma soprattutto dalla capacità di convivere con decisioni difficili. È proprio questa consapevolezza, maturata tra dubbi e responsabilità, a gettare le basi dell’eroe che i lettori ritroveranno negli anni successivi della serie regolare.

Conclusioni

Vento sulle ali non è lo Speciale più ambizioso della collana, ma è uno di quelli che meglio riescono a dare spessore al protagonista. Luca Enoch continua a dimostrare come il passato di Ian Aranill sia ancora una miniera di storie da raccontare, mentre Massimo Dall’Oglio firma un comparto grafico tra i migliori visti sulla serie negli ultimi anni.

Uno Speciale consigliato tanto ai lettori storici quanto a chi viene ammaliato e resta incuriosito circa le vicende che ruotano attorno all’Erondar ed ai suoi protagonisti.

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