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Chi è Jean DeWolff? La storica alleata di Spider-Man arriva nel MCU

Tutto quello che devi sapere su Jean DeWolff, la storica alleata di Spider-Man arriva nel MCU in Spider-Man: Brand New Day

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Prima di diventare protagonista di una delle storie più celebri dell’Uomo Ragno, Jean DeWolff era una figura nata con discrezione, non troppo particolare ma fondamentale dell’universo Marvel. Capitana del Dipartimento di Polizia di New York e tra le pochissime autorità a riporre piena fiducia in Spider-Man, Jean rappresentava il ponte tra il mondo dei supereroi e quello della giustizia ordinaria. Il suo coraggio, il suo forte senso del dovere e il legame di stima reciproca con Peter Parker l’hanno resa uno dei comprimari più apprezzati della mitologia del Tessiragnatele, tanto che la sua tragica scomparsa avrebbe cambiato per sempre il modo di raccontare le avventure dell’eroe Marvel. Oggi il personaggio è tornato sotto i riflettori grazie al suo debutto nel Marvel Cinematic Universe: in Spider-Man: Brand New Day è interpretata dall’attrice americana Liza Colón-Zayas e, secondo quanto mostrato dal materiale promozionale, sarà una detective del NYPD e una preziosa alleata di Spider-Man, alimentando le speculazioni su un possibile omaggio alla storica saga La morte di Jean DeWolff.

La prima apparizione di Jean DeWolff

Jean DeWolff debutta nell’agosto del 1976 in Marvel Team-Up #48, in una storia scritta da Bill Mantlo e disegnata da Sal Buscema. L’albo vede Spider-Man allearsi con Iron Man per fermare una serie di attentati, ma il vero elemento di novità è l’introduzione della giovane capitano della polizia di New York, destinata a diventare una delle alleate più fidate dell’Arrampicamuri.

Fin dal suo ingresso in scena, Jean si distingue dai tradizionali rappresentanti delle forze dell’ordine dell’universo Marvel. È determinata, intelligente e sicura di sé, tanto da riuscire a tenere testa sia a Spider-Man sia a Iron Man senza lasciarsi intimidire dalla loro fama. Il suo atteggiamento pragmatico conquista immediatamente i lettori e la rende una presenza diversa dai classici comprimari destinati a fare da semplice spalla agli eroi.

Ciò che colpisce della prima apparizione di Jean è il rapporto che instaura con Spider-Man. In un periodo in cui l’Uomo Ragno è spesso guardato con sospetto dalla polizia e attaccato dalla stampa di J. Jonah Jameson, Jean sceglie di valutarlo per le sue azioni piuttosto che per la sua reputazione. Tra i due nasce fin da subito un rapporto di rispetto reciproco, destinato a consolidarsi nelle apparizioni successive.

Dal punto di vista editoriale, il debutto di Jean DeWolff rappresenta un momento importante anche perché introduce un personaggio destinato a lasciare un segno profondo nella mitologia di Spider-Man. Sebbene le sue apparizioni nei successivi anni Settanta e nei primi anni Ottanta siano piuttosto sporadiche, ogni intervento contribuisce a rafforzarne il ruolo di punto di contatto tra l’Uomo Ragno e il Dipartimento di Polizia di New York.

A distanza di quasi dieci anni dal suo esordio, Peter David recupererà proprio questo personaggio per costruire La morte di Jean DeWolff, trasformando una comprimaria amata ma poco utilizzata nel fulcro di una delle storie più importanti e influenti della storia editoriale di Spider-Man. È anche questo uno dei motivi per cui la sua morte colpisce così duramente i lettori: Jean non era un personaggio creato per essere sacrificato, ma una presenza costruita nel tempo, il cui legame con Peter Parker si era consolidato albo dopo albo.

La morte di Jean DeWolff: la saga che rese Spider-Man più adulto

Tra le storie che hanno segnato un punto di svolta nella lunga carriera dell’Uomo Ragno, La morte di Jean DeWolff occupa un posto speciale. Pubblicata su Peter Parker, The Spectacular Spider-Man #107-110 tra il 1985 e il 1986, la saga scritta da Peter David e disegnata da Rich Buckler rappresenta una delle opere più influenti degli anni Ottanta, capace di trasformare un classico fumetto supereroistico in un intenso thriller poliziesco.

L’inizio della run di Peter David

Quando Peter David approda su The Spectacular Spider-Man, la serie ha bisogno di una nuova identità. Dopo alcuni episodi introduttivi, lo sceneggiatore decide di scuotere profondamente il mondo di Peter Parker con una scelta coraggiosa: eliminare Jean DeWolff, una comprimaria presente fin dal 1976 e una delle poche persone appartenenti alle istituzioni a fidarsi davvero di Spider-Man.

L’idea di uccidere Jean nacque dall’editor Jim Owsley (oggi Christopher Priest), che desiderava dare un tono più maturo alla testata. Peter David trasformò quella richiesta in una storia destinata a diventare un classico, dimostrando fin dai suoi primi numeri di voler privilegiare la caratterizzazione psicologica rispetto alla spettacolarità.

Un noir in costume

La vicenda si apre con una scena destinata a entrare nella storia del fumetto: Jean DeWolff viene assassinata nel sonno da un misterioso killer armato di fucile. Non c’è una grande battaglia né un sacrificio eroico. La morte arriva improvvisa, brutale e profondamente umana.

È una scelta narrativa rivoluzionaria per l’epoca. Invece di raccontare lo scontro tra un supereroe e un supercriminale, Peter David costruisce una vera indagine poliziesca, in cui il mistero, la tensione e il dramma personale prendono il posto delle tradizionali battaglie contro villain in costume. Il principale antagonista, il Mangiapeccati (Sin-Eater), è infatti un serial killer mosso da un fanatismo religioso, molto più vicino ai criminali dei thriller che ai classici nemici dell’Uomo Ragno.

Il lato più oscuro di Peter Parker

Il cuore della saga non è però l’identità del Mangiapeccati, bensì la trasformazione di Peter Parker.

Jean non era soltanto un’alleata della polizia: rappresentava una delle poche figure istituzionali che avevano sempre creduto in Spider-Man. La sua morte riapre tutte le ferite del protagonista, riportando in superficie il senso di colpa che lo accompagna fin dalla morte di zio Ben.

Per la prima volta vediamo un Peter disposto a oltrepassare il limite, a volersi lasciare abbandonare di fronte a quanto accaduto. Il desiderio di trovare il colpevole si trasforma progressivamente in sete di vendetta, mettendo seriamente in discussione il codice morale che definisce Spider-Man. Secondo me è davvero importante soffermarsi su questo aspetto. Il supereroe è anche un umano, oltre ad avere pregi ha anche difetti e soprattutto prova emozioni che vanno a modificarne il comportamento, il codice morale ed etico autoimposto, e nel farlo mette a repentaglio la propria “reputazione” di fronte alla gente comune. Vengono messe più volte in dubbio le sue azioni proprio dai passanti o da chi si trova in una scena di vita quotidiana piuttosto che un’altra: i cittadini iniziano a dubitare del supereroe, di colui che ha giurato di proteggerli da ogni avvenimento più o meno catastrofico che potrebbe accadere. E’ un po quello che abbiamo visto anni dopo, con tutto un filone di fumetti che parla di decostruzione del supereroe, di quello che mette il proprio ego o il proprio tornaconto davanti a qualsiasi altra cosa.

Il fatto che Peter indossi ancora il costume nero rende l’atmosfera ancora più cupa, ma è importante ricordare che in questa storia il costume non influenza il suo comportamento: la rabbia del protagonista nasce esclusivamente dal trauma della perdita, non da fattori esterni.

Spider-Man e Daredevil: il team-up che mette alla prova due eroi

Se La morte di Jean DeWolff è ricordata come una delle migliori storie dell’Uomo Ragno, gran parte del merito va al modo in cui Peter David costruisce il rapporto tra Spider-Man e Daredevil. Più che un semplice crossover tra due supereroi, la saga è infatti un confronto tra due uomini accomunati dallo stesso senso di responsabilità, ma profondamente diversi nel modo di interpretare la giustizia.

Spider-Man e Daredevil condividono molto. Entrambi proteggono le strade di New York, hanno perso persone care e vivono con il peso di un costante senso di colpa. Tuttavia, quando Jean DeWolff viene assassinata dal Mangiapeccati, le loro strade iniziano a divergere.

Per Peter Parker la vicenda è personale. Jean non era soltanto una poliziotta, ma una delle pochissime persone appartenenti alle istituzioni ad aver sempre creduto in lui. La sua morte riapre vecchie ferite e alimenta una rabbia che il protagonista fatica a controllare. Per tutta la saga Peter si muove più per impulso che per razionalità, lasciando che il desiderio di vendetta prenda gradualmente il sopravvento.

Matt Murdock affronta invece il caso con uno sguardo completamente diverso. Oltre a essere Daredevil, è un avvocato che dedica la propria vita alla difesa della legge. Anche lui desidera fermare il Mangiapeccati, ma ritiene che il suo compito sia consegnarlo alla giustizia, non sostituirsi a essa. È proprio questa convinzione a renderlo il contrappeso morale dell’intera storia.

Peter David evita il classico schema del team-up in cui due eroi collaborano senza attriti. Al contrario, costruisce una tensione crescente tra Spider-Man e Daredevil, alimentata dalla sfiducia e da obiettivi sempre più incompatibili. Matt comprende fin da subito che Peter sta oltrepassando un limite pericoloso, mentre Spider-Man interpreta l’atteggiamento dell’amico come un ostacolo alla cattura del killer.

Il momento più intenso arriva quando i due si affrontano direttamente. Non è uno scontro spettacolare basato sui superpoteri, ma una collisione tra due idee di giustizia. Peter è ormai disposto a usare una violenza che normalmente rifiuterebbe, mentre Matt è determinato a impedirgli di commettere un errore irreparabile. In questo senso Daredevil non combatte contro Spider-Man, ma contro la rabbia che lo sta consumando.

Uno degli aspetti più significativi della saga è che Daredevil comprende Peter meglio di chiunque altro. Anche Matt ha conosciuto il desiderio di vendetta e sa quanto sia facile giustificare la violenza quando si è travolti dal dolore. Proprio per questo non si limita a rimproverare l’amico: sceglie di affrontarlo, consapevole che lasciarlo agire significherebbe condannarlo a convivere per sempre con il peso delle proprie azioni.

La fiducia tra i due raggiunge il culmine quando Matt Murdock rivela a Peter la propria identità segreta. È un momento di straordinaria importanza, soprattutto considerando il contesto degli anni Ottanta, quando le identità dei supereroi erano custodite con estrema attenzione. Matt non compie quel gesto per stupire il lettore, ma perché comprende che solo abbattendo ogni barriera può convincere Peter a fidarsi di lui. È una dimostrazione di amicizia e rispetto che rafforza il legame tra i due personaggi.

L’intervento di Daredevil si rivela decisivo anche per l’evoluzione di Spider-Man. Senza la presenza di Matt Murdock, Peter avrebbe probabilmente ceduto alla vendetta, tradendo il principio che da sempre guida la sua vita: con un grande potere derivano grandi responsabilità. Daredevil diventa così la coscienza esterna dell’Uomo Ragno, ricordandogli chi è davvero nel momento in cui lui stesso rischia di dimenticarlo.

A distanza di decenni, questo rimane uno dei team-up più apprezzati della Marvel proprio perché non si fonda sulla spettacolarità, ma sulla caratterizzazione dei protagonisti. Peter David dimostra che Spider-Man e Daredevil funzionano al meglio quando non sono semplicemente alleati contro un nemico comune, ma quando le loro convinzioni vengono messe alla prova. La morte di Jean DeWolff non racconta soltanto la caccia a un serial killer: racconta come due eroi, pur partendo dagli stessi ideali, possano arrivare a conclusioni diverse su cosa significhi davvero fare giustizia.

Il debutto del Mangiapeccati

La saga segna anche la prima apparizione del Mangiapeccati, destinato a diventare uno degli avversari più inquietanti dell’Uomo Ragno.

A differenza dei tradizionali supercriminali Marvel, il personaggio non cerca ricchezza o potere. È convinto di avere una missione divina: eliminare chi considera moralmente corrotto. Questa motivazione rende il villain imprevedibile e contribuisce a creare un’atmosfera di costante tensione.

Negli anni successivi Peter David tornerà sul personaggio con Il ritorno del Mangiapeccati (The Spectacular Spider-Man #134-136), approfondendone il passato e mostrando le conseguenze psicologiche degli eventi della saga principale.

L’eredità di La morte di Jean DeWolff: una storia che ha cambiato Spider-Man

A quarant’anni dalla sua pubblicazione, La morte di Jean DeWolff continua a essere considerata una delle opere fondamentali della bibliografia dell’Uomo Ragno. Non solo per la qualità della scrittura di Peter David, ma perché ha contribuito a ridefinire il modo in cui Spider-Man poteva essere raccontato, anticipando molte delle tendenze che avrebbero caratterizzato il fumetto supereroistico dalla seconda metà degli anni Ottanta in poi.

Il primo grande lascito della saga riguarda la caratterizzazione di Peter Parker. Fino a quel momento Spider-Man aveva certamente affrontato tragedie personali – dalla morte di zio Ben a quella di Gwen Stacy – ma raramente lo avevamo visto così vicino a oltrepassare il confine tra giustizia e vendetta. Peter David dimostra che la forza dell’Uomo Ragno non risiede nei suoi poteri, ma nella capacità di rimanere fedele ai propri principi anche quando ogni emozione lo spingerebbe a infrangerli.

La saga ha inoltre ridefinito il ruolo dei comprimari in generale. Jean DeWolff non era un personaggio creato per morire: compariva nelle storie di Spider-Man da quasi dieci anni e aveva conquistato, seppur con poche apparizioni, un posto ben preciso nella vita di Peter Parker. La sua morte dimostrò che anche una figura secondaria poteva avere un impatto enorme sulla narrazione, a patto che fosse costruita con pazienza e credibilità.

Anche il Mangiapeccati lasciò un segno profondo nella mitologia di Spider-Man. Il personaggio rappresentava una rottura rispetto ai classici supercriminali incontrati sino a quel momento: niente armature, esperimenti scientifici o piani di conquista, ma un serial killer mosso da un fanatismo religioso. La sua presenza contribuì a rendere più credibile e pericoloso il mondo di Spider-Man, aprendo la strada a villain psicologicamente complessi e radicati nella realtà urbana.

La saga contribuì inoltre ad affermare un modello narrativo destinato a diventare sempre più frequente negli anni successivi: quello del fumetto supereroistico contaminato dal noir e dal poliziesco. Peter David dimostrò che un’avventura di Spider-Man poteva funzionare anche senza invasioni aliene o battaglie spettacolari, puntando invece sull’investigazione, sulla tensione psicologica e sul conflitto morale. Un approccio che avrebbe influenzato non solo le future storie dell’Arrampicamuri, ma anche molte serie dedicate agli eroi “urban” della Marvel, in particolare Daredevil, Punisher e Moon Knight.

Anche il rapporto tra Spider-Man e Daredevil uscì profondamente trasformato dalla vicenda. Se in precedenza i loro incontri erano spesso semplici collaborazioni contro un nemico comune, La morte di Jean DeWolff mostrò come il vero interesse del loro legame risiedesse nel confronto tra due uomini che condividono gli stessi ideali ma li interpretano in modo diverso. Da quel momento in poi molti autori avrebbero ripreso questa dinamica, rendendo il loro sodalizio uno dei più solidi e apprezzati dell’universo Marvel.

In mezzo ad una storia editoriale lunga decenni, sono pienamente convinto che questa sia una lettura imprescindibile per gli amanti dell’Uomo Ragno. E per mio gusto personale da mettere tra le più importanti di sempre per la brillantezza di Peter David nel fare un passo avanti nella vita di Peter Parker e non relegarlo al solito “amichevole Spider-Man di quartiere” che nonostante fosse stato il fulcro, e da dove era partito tutto, probabilmente lascia per strada diversi lettori che, come me, divenuti adulti hanno bisogno di qualcosa di più intenso ed intimistico.

Marvel Cinematic Universe

Spider-Man Brand New Day – Recensione: la Grande Mela ritrova il suo Eroe

Spider-Man: Brand New Day, il nuovo blockbuster Marvel Studios / Sony Pictures con Tom Holland, riporta il Tessiragnatele tra i grattacieli di New York, riscoprendone l’anima più autentica

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Una delle cose che più apprezzo e amo dei fumetti di Spider-Man, da quando ho memoria, è il suo volteggiare tra i grattacieli di New York, con il suo costume rosso e blu, compiendo evoluzioni che sfidano ogni legge della fisica, utili solo a piombare sul cattivo di turno a suon di battute e colpi di ragnatela.

Si tratta di un tratto distintivo dell’eroe, ripreso più volte nelle serie animate classiche, sia stand alone sia insieme ai suoi “Fantastici Amici”, così come nei videogiochi a lui dedicati, che hanno sempre reso l’esperienza videoludica affascinante.

Quando uscì, nel lontano 2002, il primo Spider-Man di Sam Raimi con Tobey Maguire, una delle cose che mi conquistò più di tutte fu il rapporto dell’eroe con la città di New York e il suo vivere la metropoli sia come Peter Parker sia come supereroe della comunità newyorkese. Essere l’eroe di tutti e per tutti.

Tutto questo è spesso mancato nei primi tre film targati Marvel Studios con Tom Holland, un attore che, a mio avviso, ha capito e si è calato molto bene nei panni del personaggio, riuscendo a entrare nel cuore dei fan del Ragno, ma che non ha avuto nelle precedenti pellicole il giusto supporto da trame, sì godibili, ma mai davvero all’altezza del supereroe più iconico e importante della Marvel.

Dopo l’addio di Jon Watts, i Marvel Studios hanno puntato su Daniel Cretton, regista visto all’opera in Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli e tra i produttori dell’acclamata Wonder Man, per il quarto film di Spider-Man, il più atteso di questa fase del MCU insieme all’imminente Avengers: Doomsday, in arrivo a fine anno.

Spider-Man: Brand New Day riparte innanzitutto, da quel trio che ha trasformato l’alchimia sul set in un rapporto familiare anche nella realtà: Tom Holland (Peter Parker/Spider-Man), Zendaya (MJ) e Jacob Batalon (Ned Leeds). E riparte proprio da quegli elementi che hanno reso Spider-Man unico, iconico e amato in tutto il mondo: New York, Peter Parker e comprimari che si incastrano bene nelle avventure urbane dell’Amichevole Spider-Man di quartiere. E poi Spider-Man è tornato a volteggiare tra i palazzi. Una gran figata.

Spider-Man: Brand New Day – la trama (almeno quello che  possiamo dire)

Sono passati cinque anni da Spider-Man: No Way Home e Peter Parker vive a New York. Da solo.

L’incantesimo che ha costretto il mondo intero a dimenticarsi dell’esistenza di Peter Parker ha funzionato e il ragazzo, durante tutto questo tempo, è rimasto a debita distanza da MJ e Ned per proteggerli da qualsiasi minaccia che potesse ricondurli a lui.

Peter, però, è anche Spider-Man e, in questi cinque anni, la vita da supereroe è stata molto impegnativa. L’Arrampicamuri ha contribuito notevolmente a debellare la criminalità, si è fatto amare dai cittadini di New York e ha trovato nel capitano Jean DeWolff un alleato molto importante.

Ma Peter, obiettivamente, non ha ancora superato la morte di May e il fatto che i suoi amici si siano completamente scordati di lui. Quando li vede andare avanti, si innesca qualcosa dentro di lui che lo costringerà a fare i conti con un cambiamento inatteso.

Oltre a capire cosa gli stia succedendo, Spider-Man dovrà vedersela con criminali come Scorpion, tenere a bada Frank Castle e Hulk, ma soprattutto affrontare un nuovo nemico invisibile che sta creando diversi problemi in città.

Voltare pagina e accettare i cambiamenti per vivere ‘un nuovo giorno’

Spider-Man: Brand New Day mostra un Arrampicamuri più esperto, più sicuro di sé quando indossa la maschera e combatte il crimine, e più attento a fare tutto ciò che è in suo potere per tenere al sicuro i cittadini di New York.

Questo suo buttarsi nelle attività da supereroe fa da contraltare alla vita da civile di Peter Parker: un’esistenza vuota, ancora legata a un passato che non riesce ad abbandonare, nonostante siano trascorsi cinque anni, e che gli impedisce di costruirsi una vita dopo No Way Home.

Accettare i cambiamenti ed essere capaci di voltare pagina sono i temi principali attorno ai quali ruota la figura di Peter Parker, per farlo crescere come uomo al pari dell’eroe che i newyorkesi hanno imparato ad amare.

Bentornata New York. Bentornato Spider-Man.

Come anticipato, quello che era mancato nei precedenti film del MCU dedicati a Spidey era la città di New York, non solo come sfondo delle avventure di Spider-Man, ma anche come cuore pulsante e presenza percepibile al pari di un personaggio del cast.

Se Batman ha Gotham City come palcoscenico, Spider-Man ha New York. I suoi vicoli, i grattacieli, i cantieri a cielo aperto, i food truck e le strade intasate dai taxi gialli che strombazzano. E poi New York sono le persone.

Il regista, traendo evidente spunto dai fumetti, dalle serie animate degli anni Sessanta e Settanta e dai film di Sam Raimi, palese punto di riferimento sotto più aspetti, ha riportato Spider-Man nel suo habitat naturale, nella sua comfort zone: il contesto urbano dove l’eroe si esalta di più. Senza Guerre Civili, Guerre dell’Infinito o Endgame.

Semplicemente Spider-Man a New York. E Cretton, lo ha fatto dannatamente bene, soprattutto a livello visivo.

Quando Spider-Man vola tra i grattacieli di New York si respira davvero aria di Grande Mela. Sono, a mio avviso, tra le sequenze più spettacolari e immersive del film.

Combattimenti spettacolari? Stuntman professionisti e videogiochi

Come fonte d’ispirazione, Cretton ha più volte citato i videogiochi di Spider-Man.

“Molti dei ragazzi del nostro reparto stunt adorano giocare a quei videogiochi […] “Così facevano degli screenshot delle loro partite, li portavano in studio e chiedevano: ‘Riusciamo a fare questa mossa?’. È stata una grande fonte di ispirazione per le nostre scene.”

Chi ha giocato ai videogiochi, soprattutto quelli Insomniac potrà trovare delle similitudini nelle scene d’azione e di combattimento, davvero spettacolari, grazie anche al supporto del team di stuntman di Jackie Chan, un artista marziale che, in fatto di spettacolo, è un vero esperto e che ha messo a disposizione di Cretton i suoi ragazzi per rendere il tutto ancora più sbalorditivo. E, infatti, alcuni combattimenti contro i villain di turno sembrano usciti direttamente da un albo di Amazing Spider-Man.

Su questo nessuno spoiler: Cretton ha voluto fortemente replicare alcune cover iconiche e storiche di Amazing Spider-Man all’interno del film, mostrate anche nei trailer, a mio avviso proprio per rimarcare questo legame con la fonte originale dove è nato il mito di Spider-Man: i fumetti.

Perché guardando Spider-Man: Brand New Day sembra davvero di leggere un albo o una saga a fumetti con protagonista l’Amichevole Spider-Man di quartiere.

Un cast che funziona e il team-up Spider-Man/Punisher buca lo schermo

Sono sincero: una delle cose che più mi spaventavano di questo film era l’eccessivo numero di personaggi presenti nella pellicola. Il pericolo che non ci fosse abbastanza spazio per Spider-Man, sacrificato a favore di Hulk, del Punisher, di Scorpion o di altri personaggi non ancora rivelati, era molto elevato. Così come quello di inserire personaggi senza contestualizzarli.

E invece, anche in questo senso, Cretton ha fatto un lavoro eccezionale: ogni personaggio ha il suo spazio ed è funzionale alla trama del film.

Tra quelli che più mi hanno colpito in positivo c’è il Punisher di Jon Bernthal e il suo rapporto con Spidey. Anche in questo caso avevo paura che il Punitore venisse edulcorato o, peggio, snaturato rispetto a quello visto in Daredevil: Born Again e One Last Kill, per ridurlo a semplice spalla o macchietta di Spider-Man.

Invece l’alchimia tra il Punitore e il Tessiragnatele è strepitosa, complice anche, evidentemente, il rapporto nella vita reale tra Holland e Bernthal, amici anche al di fuori del set. Si crea così un confronto effervescente tra due filosofie di giustizia profondamente diverse, che regala anche alcuni momenti davvero divertenti. E poi Bernthal si conferma ancora una volta un Punitore perfetto, anche sul grande schermo.

Nota di merito per Liza Colón-Zayas: dismessi i panni della chef Tina di The Bear, porta sullo schermo una convincente Jean DeWolff, caratterialmente diverso dalla sua controparte cartacea, ma calzante in Brand New Day. Il capitano di polizia che prende a cuore Spider-Man, instaura con l’eroe un rapporto davvero particolare, che ho decisamente apprezzato.

Molto bello rivedere l’Hulk di Mark Ruffalo che… fa semplicemente Hulk, anche se ogni volta che viene inserito in una pellicola lascia sempre quella sensazione di poter dare qualcosa in più.

Su Sadie Sink non posso dire nulla, se non che l’attrice si è lasciata alle spalle la Maxine “Max” Mayfield di Stranger Things ed è pronta a dimostrare di che pasta è fatta nel Marvel Cinematic Universe, a cominciare proprio da Spider-Man: Brand New Day.

Spider-Man: Brand New Day – promosso o bocciato?

Il film con Tom Holland, Zendaya & Co. diverte, fa riflettere per alcuni temi trattati, intrattiene e stupisce per la sua spettacolarità sotto ogni punto di vista, grazie a scene d’azione ben costruite e a una trama ottimamente pensata, che riporta Spider-Man nel suo habitat naturale: la città.

Spider-Man: Brand New Day piacerà a tanti: a chi ha giocato ai videogiochi del Tessiragnatele, a chi legge i fumetti di Spider-Man e ai nostalgici ammiratori delle pellicole di Sam Raimi. Ma piacerà soprattutto a chi ama vedere Tom Holland nei panni di Spider-Man, perché mai come in questo film l’attore riesce a entrare nel costume del personaggio e a farlo suo.

In definitiva? Il miglior film di Spider-Man tra i quattro dell’era MCU, realizzati dalla collaborazione tra Sony e Marvel Studios. Da vedere assolutamente al cinema.


VOTO POPCORNERD: 8,0/10

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Marvel Cinematic Universe

Il ritorno dei Marvel Studios al San Diego Comic-Con 2026

Il ritorno dei Marvel Studios alla Hall H del San Diego Comic-Con vede l’annuncio del film di Ghost Rider, un nuovo Black Panther e tanto su Avengers: Doomsday

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Dopo aver saltato l’edizione 2025, i Marvel Studios sono tornati protagonisti nella Hall H del San Diego Comic-Con, con un panel guidato da Kevin Feige che si è concentrato sul prossimo imminente blockbuster MCU, Avengers: Doomsday, senza rinunciare però a diverse sorprese sul futuro del Marvel Cinematic Universe.

Il cast di Avengers: Doomsday sul palco della Hall H del SDCC

Il panel si è aperto all’insegna di Avengers: Doomsday, in arrivo nelle sale il 16 dicembre 2026 in Italia (il 18 negli U.S.A.). Prima ancora dell’inizio, il pubblico in sala ha ricevuto maschere e mantelli di Doctor Doom, un chiaro indizio sul peso che il film avrebbe avuto nella presentazione. Sul palco è salito anche H.E.R.B.I.E., il robot dei Fantastici Quattro conosciuto all’interno di First Steps, ad accogliere i fan.

Gran parte del folto cast del film è salito sul palco tra cui Robert Downey Jr., sempre più a suo agio come Doom, e diversi attori ovvero Pedro Pascal (Reed Richards / Mister Fantastic), Chris Evans (Steve Rogers), Vanessa Kirby (Sue Storm / Donna Invisibile), Anthony Mackie (Sam Wilson / Capitan America), Paul Rudd (Scott Lang / Ant-Man), Letitia Wright (Shuri / Black Panther), Winston Duke (M’Baku), David Harbour (Alexei Shostakov / Red Guardian), Hannah John-Kamen (Ava Starr / Ghost), Lewis Pullman (Sentry), Rebecca Romijn (Mystique). Non sono mancati ovviamente anche i registi, Anthony e Joe Russo.

È stato mostrato un nuovo trailer che vede protagonisti Reed Richards e Victor Von Doom e esplora il passato dei due, confermando il legame tra i due anche nel MCU, acerrimi nemici nei fumetti.

Divertente siparietto che ha visto coinvolto anche il Deadpool di Ryan Reynolds con una tuta inusuale color ‘grigio’, che è comparso tra il pubblico per fare un paio di domande al cast tra cui una rivolta a Paul Rudd sul perché Thor stesse piangendo (scena che si riferisce a Deadpool & Wolverine).

Tra le conferme relative al cast, è arrivata quella di Hayley Atwell, che tornerà nei panni di Peggy Carter, richiamando il momento conclusivo di Avengers: Endgame.

Legato all’attesa per Doomsday, Marvel ha anche annunciato la riedizione in sala di Avengers: Endgame, a partire dal 25 settembre, con scene inedite pensate per introdurre il nuovo capitolo.

Ryan Gosling è Ghost Rider

La sorpresa più inattesa della serata è stata la conferma di un nuovo film dedicato a Ghost Rider, con Ryan Gosling nei panni di Johnny Blaze. Alla regia ci sarà Shawn Levy, già dietro la macchina da presa di Deadpool & Wolverine, con uscita prevista nel 2028.

Black Panther 3: David Jonsson nuova Pantera Nera e Ryan Coogler alla regia

Uno degli annunci più rilevanti ha riguardato Black Panther 3. Ryan Coogler, regista dei due capitoli precedenti, tornerà alla regia del film, che uscirà nelle sale il 15 dicembre 2028.

La notizia più significativa è però quella relativa al protagonista: il nuovo Black Panther sarà David Jonsson (visto in Alien: Romulus e The Long Walk), che interpreterà Toussaint, il figlio di T’Challa, ormai cresciuto. Sul palco, insieme a Coogler, sono saliti anche Letitia Wright (Shuri) e Winston Duke (M’Baku), entrambi confermati nel cast. Il film sarà girato in formato IMAX/70mm, una scelta finora inedita per un progetto Marvel Studios.

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Cinema

Spider-Man: Brand New Day – Trailer finale e nuovo poster

Trailer finale e nuovo poster per Spider-Man: Brand New Day, quarto film con protagonista Tom Holland nei panni di Spider-Man, in arrivo nelle sale italiane il 29 luglio

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Spider-Man: Brand New Day

Diretto da Destin Daniel Cretton

Con Tom Holland, Zendaya, Sadie Sink, Jacob Batalon, Jon Bernthal, Tramell Tillman, Michael Mando e Mark Ruffalo

Da mercoledì 29 luglio al cinema prodotto da Sony Pictures

e distribuito da Eagle Pictures

Il trailer finale e il nuovo poster di Spider-Man: Brand New Day, il quarto capitolo della saga con Tom Holland protagonista nel ruolo di Peter Parker / Spider-Man.

Il film è diretto da Destin Daniel Cretton (Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli) e nel cast, oltre Tom Holland (la saga di Spider-Man e Avengers, Uncharted, Odissea) Zendaya (Dune, Euphoria, Challengers, Odissea, la saga di Spider-Man), Sadie Sink (The Whale, Stranger Things), Jacob Batalon (la saga di Spider-Man, La profezia del male) Jon Bernthal (The Punisher, The Walking Dead), Tramell Tillman (Scissione, Mission: Impossible – The Final Reckoning), Michael Mando (Better Call Saul) e Mark Ruffalo (The Avengers, Povere creature!, Crime 101: La strada del crimine).

Spider-Man: Brand New Day sarà al cinema dal 29 luglio prodotto da Sony Pictures e distribuito da Eagle Pictures.

Sinossi:

È un “nuovo giorno” per Peter Parker. Combattere il crimine a tempo pieno nei panni di Spider-Man in un mondo che non si ricorda di lui — e la pressione di vedere i suoi vecchi amici andare avanti senza di lui — innesca in Peter un cambiamento che potrebbe non riuscire a controllare. Ma questa trasformazione potrebbe essere l’unica cosa in grado di fermare una nuova e sconvolgente minaccia per la città e per le persone che ama: un potente nemico impossibile da vedere.

Il mondo può aver dimenticato Peter Parker, ma lui non ha dimenticato nessuno.

*Si ringrazia gli uffici stampa Sony per la condivisione del comunicato di cui sopra

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