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Falling Skies: la serie sci-fi prodotta da Steven Spielberg compie 15 anni

Se avete amato Disclosure Day di Steven Spielberg, dovete recuperare Falling Skies, serie sci-fi da lui prodotta con Noah Wyle protagonista, che si concentra sulla sopravvivenza dell’umanità dopo essere stata invasa e sconfitta da alieni

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La fantascienza è uno dei temi tanto cari a Steven Spielberg. Lo ha dimostrato più volte nel corso della sua carriera da regista e lo sta confermando in questi giorni con Disclosure Day, il suo nuovo film che riporta al centro delle vicende ancora una volta uno dei misteri più affascinanti, che da sempre attanaglia l’esistenza umana: siamo soli nell’Universo?

Il regista premio Oscar ha raccontato da diversi punti di vista il fenomeno riguardante l’esistenza degli extraterrestri, raccontando storie dove essi sono pacifici (E.T.) ma anche altre dove invece gli alieni hanno brame di conquista verso la Terra (La guerra dei mondi).

Spielberg è legato anche a uno show sci-fi di qualche anno fa, ambientato dopo un’invasione aliena e che lo ha visto solo in veste di produttore. Questa serie, ovvero Falling Skies (2011) con protagonista Noah Wyle, però, conserva il suo marchio e il suo stile inconfondibile.

Falling Skies: una storia che parte dalla sconfitta dell’umanità

Quando si pensa a Noah Wyle, il primo nome che viene in mente è quasi sempre quello del Dottor John Carter di ER, uno dei personaggi più amati della televisione degli anni ’90. Più recentemente l’attore è tornato al centro dell’attenzione grazie a The Pitt, confermando ancora una volta il suo talento nei medical drama.

Eppure, nella sua carriera c’è anche Falling Skies, una serie di fantascienza che oggi merita di essere rivalutata più che mai.

Durata 5 stagioni tra il 2011 e il 2015, lo show, nonostante non abbia mai raggiunto la popolarità di altre produzioni sci-fi contemporanee, è riuscito a costruirsi negli anni una solida reputazione tra gli appassionati del genere.

Creata da Robert Rodat, sceneggiatore premio Oscar per Salvate il soldato Ryan, Falling Skies nasce dalla collaborazione con Steven Spielberg e dalla sua Amblin Entertainment e tratta il rapporto tra l’umanità, gli alieni e l’ignoto. Un tema che Spielberg ha esplorato per tutta la sua carriera e che rappresenta anche il cuore pulsante di Falling Skies.

La premessa della serie potrebbe sembrare familiare: la Terra è stata invasa da una razza aliena ostile e l’umanità è sull’orlo dell’estinzione. Ma è proprio qui che Falling Skies si distingue da molte altre opere dello stesso filone.

La storia segue Tom Mason, interpretato da Noah Wyle, un ex professore di storia che si ritrova a guidare uno dei pochi gruppi organizzati di sopravvissuti negli Stati Uniti. Sei mesi prima degli eventi narrati, gli invasori hanno distrutto gran parte delle infrastrutture mondiali, annientato gli eserciti e sterminato oltre il 90% della popolazione terrestre.

A differenza di molte storie di invasione aliena, però, la serie non racconta la battaglia per evitare la fine del mondo. Quella battaglia è già stata persa. L’umanità vive tra le macerie della propria civiltà e la priorità non è vincere la guerra, ma sopravvivere giorno dopo giorno. È proprio questo scenario post-apocalittico a rendere Falling Skies diversa da tanti altri prodotti simili.

La fantascienza secondo Spielberg

Sebbene Steven Spielberg non abbia scritto né diretto la serie, la sua presenza creativa è percepibile in ogni episodio. Lo stesso Noah Wyle ha raccontato più volte come il regista abbia contribuito attivamente allo sviluppo dello show, lasciando quelle che l’attore definì “impronte ovunque“. E in effetti il DNA spielberghiano è evidente.

Al centro della narrazione non ci sono soltanto gli alieni, ma soprattutto le persone. Le relazioni familiari, il ruolo dei genitori, la protezione dei figli e la capacità di mantenere la propria umanità anche nei momenti più disperati diventano elementi fondamentali della storia. La famiglia, sia quella biologica sia quella costruita lungo il cammino, rappresenta il vero motore emotivo della serie.

È una caratteristica che richiama direttamente molti dei lavori più celebri di Spielberg, da Incontri ravvicinati del terzo tipo a E.T., fino a La guerra dei mondi: racconti in cui l’elemento spettacolare è sempre accompagnato da una forte componente umana.

Una serie che è invecchiata sorprendentemente bene

Riguardata oggi, Falling Skies appare quasi più efficace di quanto non fosse al momento della sua uscita. Pur utilizzando gli elementi classici della fantascienza invasiva, evita di affidarsi eccessivamente a tecnologie futuristiche o spiegazioni pseudoscientifiche, preferendo concentrarsi sui personaggi e sulle loro scelte.

Questo approccio rende la serie meno legata alle mode televisive del periodo e le consente di mantenere intatta gran parte della sua forza narrativa anche a distanza di quindici anni.

Con Spielberg tornato nuovamente a confrontarsi con il tema degli extraterrestri grazie a Disclosure Day, non potrebbe esserci momento migliore per recuperare Falling Skies. Se ve la siete persa all’epoca, o se non la ricordate particolarmente bene, è probabilmente arrivato il momento di darle una seconda possibilità.

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The Outsider: La miniserie horror HBO tratta dal libro di Stephen King

Se amate Stephen King dovete recuperare The Outsider, miniserie del 2020 disponibile su HBO Max, con protagonista un ‘male’ forse più pericoloso del pagliaccio Pennywise

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Quando si parla dei mostri creati da Stephen King, il pensiero corre inevitabilmente a Pennywise. Il clown di IT è diventato un’icona dell’horror moderno grazie alla sua capacità di trasformare le paure dei bambini in un’arma letale, colpendo proprio coloro che gli adulti spesso non riescono ad ascoltare o proteggere.

Eppure, tra le creature nate dalla mente del Re dell’Horror ce n’è una che riesce a risultare persino più inquietante. Si tratta dell’entità protagonista di The Outsider, romanzo pubblicato nel 2018 e successivamente adattato da HBO in una miniserie di 10 episodi disponibile in piattaforma. Un antagonista che non si limita a nutrirsi della paura, ma trae forza da qualcosa di ancora più devastante: il dolore.

Un mostro che si alimenta della sofferenza

I lettori di Stephen King hanno subito notato alcuni punti di contatto tra Pennywise e la creatura di The Outsider. Entrambi sono esseri mutaforma che prendono di mira i bambini, ma le somiglianze finiscono praticamente qui.

L’adattamento televisivo HBO, interpretato da Ben Mendelsohn, Cynthia Erivo e Jason Bateman, racconta la storia di un’entità conosciuta con diversi nomi: L’Estraneo, El Cuco oppure semplicemente l’Uomo Nero.

Il suo metodo è tanto semplice quanto terrificante. Si introduce in una comunità, assume l’aspetto di una persona innocente e fa in modo che venga vista mentre commette l’omicidio di un bambino. Da quel momento osserva gli eventi da lontano, lasciando che il sospetto, il dolore e la rabbia facciano il resto.

Il vero nutrimento della creatura, infatti, non è la morte in sé, ma la devastazione emotiva che lascia dietro di sé. Famiglie distrutte, amicizie spezzate, comunità che si sgretolano e innocenti condannati a pagare per crimini mai commessi diventano il terreno ideale su cui prospera il mostro.

Creature di King a confronto: El Cuco è più spaventoso di Pennywise?

Se Pennywise terrorizza le sue vittime per poterle divorare, l’entità di The Outsider agisce su una scala molto più ampia.

La vicenda prende il via con il brutale omicidio del piccolo Frankie Peterson, delitto per il quale viene immediatamente accusato Terry Maitland, amatissimo allenatore di baseball locale. Tutte le prove sembrano inchiodarlo, ma Terry è completamente innocente. È stato infatti El Cuco ad assumere il suo aspetto proprio per incastrarlo.

Da quel momento il mostro osserva la tragedia consumarsi. I genitori di Frankie sono distrutti dalla perdita del figlio, mentre la famiglia Maitland vede la propria vita andare in pezzi sotto il peso delle accuse e dell’odio della comunità.

È questa la vera forza dell’antagonista. Non cerca semplicemente nuove vittime: alimenta una spirale di sofferenza che coinvolge chiunque entri in contatto con il caso. Per questo motivo risulta persino più inquietante di Pennywise. Non colpisce soltanto i bambini, ma corrompe l’intera rete di affetti che li circonda.

È il dolore il vero protagonista della serie

Come spesso accade nelle opere di Stephen King, il mostro è soltanto il simbolo di qualcosa di molto più reale.

In The Outsider il tema dominante è il lutto. Una presenza costante che accompagna praticamente ogni personaggio della storia.

Il protagonista è il detective Ralph Anderson, interpretato da Ben Mendelsohn, incaricato di guidare le indagini sull’omicidio di Frankie Peterson. In una piccola comunità dove tutti si conoscono, Ralph decide di arrestare personalmente Terry Maitland, convinto della sua colpevolezza.

Dietro questa scelta c’è però una ferita ancora aperta. Ralph e sua moglie non hanno mai superato la morte del loro figlio, scomparso anni prima a causa di una malattia infantile.

Quel dolore influenza inevitabilmente il suo giudizio. La rabbia e il senso di colpa rendono impossibile affrontare il caso con lucidità, contribuendo indirettamente alla tragedia che travolge Terry Maitland.

L’uomo, infatti, viene arrestato pubblicamente per un crimine che non ha commesso e poco dopo viene ucciso da un familiare della vittima, senza avere la possibilità di dimostrare la propria innocenza.

La disperazione della moglie Glory, rimasta sola a difendere il nome del marito, rappresenta uno degli esempi più crudeli della malvagità di El Cuco. La creatura continua infatti ad alimentarsi del dolore anche dopo la morte della sua vittima, dimostrando come il suo vero obiettivo sia la distruzione emotiva delle persone.

Un male assoluto che lascia segni indelebili

Nel corso della serie Ralph è costretto a fare i conti con le conseguenze delle proprie decisioni e con il peso della responsabilità nella morte di Terry.

La ricerca della verità diventa quindi anche un percorso personale verso una possibile redenzione, pur sapendo che alcune ferite non potranno mai essere rimarginate.

È proprio qui che The Outsider si distingue da molte altre storie di Stephen King. L’Estraneo non è soltanto una creatura soprannaturale, ma una rappresentazione del male più assoluto, capace di manipolare le persone, distruggere famiglie e trasformare il dolore in un’arma.

Persino Pennywise, con tutta la sua brutalità, appare quasi “semplice” se confrontato con un’entità che pianifica ogni tragedia con l’unico scopo di assistere al collasso emotivo delle sue vittime.

The Outsider: un finale brutale e spietato

Chi conosce IT sa che, nonostante il prezzo pagato dai protagonisti, la storia lascia comunque spazio a una certa speranza.

The Outsider, invece, percorre la strada opposta.

Gli episodi conclusivi spingono tutti i protagonisti al limite, mettendoli davanti a perdite sempre più dolorose. L’entità dimostra inoltre un’altra inquietante capacità: manipolare psicologicamente chi le sta intorno.

Tra le sue vittime c’è anche il detective Jack, costretto a diventare uno strumento del mostro dopo essere stato sottoposto a sofferenze fisiche e mentali insopportabili. Lo scontro finale culmina in una violenta sparatoria che lascia sul campo numerosi personaggi ai quali il pubblico aveva imparato ad affezionarsi.

Nemmeno Holly Gibney, investigatrice privata interpretata da Cynthia Erivo, viene risparmiata dal dolore. Quando sembra aver finalmente trovato una persona capace di comprenderla e accettarla, la perde improvvisamente, ritrovandosi ancora una volta costretta ad andare avanti.

Uno dei migliori adattamenti di Stephen King

Il finale lascia anche un interrogativo destinato a rimanere aperto. Ralph e Holly riescono a fermare El Cuco, ma la serie non chiarisce mai del tutto se creature simili siano uniche o se possano tornare a manifestarsi in futuro.

Ed è proprio questa ambiguità a rafforzare il messaggio dell’opera. Così come il dolore non può essere cancellato, anche il male non è qualcosa che si elimina definitivamente. Si può affrontare, sopravvivere e imparare a conviverci, ma non esiste una soluzione semplice.

Per questo motivo The Outsider viene ancora oggi considerato uno degli adattamenti televisivi più riusciti di Stephen King. Un thriller psicologico che utilizza l’horror soprannaturale per raccontare il peso del lutto, trasformando El Cuco in uno dei mostri più inquietanti e significativi mai usciti dalla fantasia dello scrittore americano.

*Fonte del presente articolo: CBR.com

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Tom Hiddleston ripercorre le ultime ore di Pompei

La star Tom Hiddleston è la voce narrante del viaggio che ci porta a Pompei nel 79 d.C, qualche ora prima dell’eruzione del Vesuvio.

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Non è mia intenzione ripercorrere il disastro naturale che nel 79 d.C. distrusse Pompei ed Ercolano, spezzando la vita di migliaia di abitanti delle due città romane. Voglio invece condividere con voi il modo in cui Tom Hiddleston racconta questa tragedia nella miniserie Pompeii – Out of Time (Fuori dal Tempo), intrecciando ricostruzioni storiche con l’immaginazione per dare voce e volto a tre persone realmente esistite al tempo dell’eruzione del Vesuvio.

La miniserie è stata scritta da Kevin R. Wright con il contributo dello showrunner Tom Barbor-Might.

A volte la scienza non è sufficiente per raccontare la storia..

Conosciamo tutti la storia di Pompei.

Ognuno di noi ne ha sentito parlare almeno una volta nella vita e i più curiosi avranno probabilmente visitato gli scavi archeologici, tra i siti dell’antica Roma più affascinanti e al tempo stesso più inquietanti.

L’archeologia e la scienza, supportate da tecnologie sempre più avanzate, riescono a ricostruire con straordinaria precisione gli eventi di quelle fatidiche ore. Ma solo fino a un certo punto. Più ci si avvicina ai dettagli della vita quotidiana, ai pensieri, alle emozioni e alle ultime decisioni di chi visse quella tragedia, più le certezze lasciano spazio all’interpretazione.

È proprio in questo spazio che si inserisce Pompeii – Out of Time. Nel documentario, Tom Hiddleston intreccia dati storici, reperti archeologici e immaginazione per ricostruire l’eruzione del Vesuvio che, quasi duemila anni fa, cancellò Pompei.

Tratto da Pompeii - Out of Time, Tremors

Tratto da Pompeii – Out of Time, Tremors (Tremori)

L’attore britannico racconta di essere da sempre un grande appassionato di storia. Gli studi classici lo hanno avvicinato al latino e, anni dopo, lo hanno portato a visitare Pompei per la prima volta. Quell’esperienza, unita al fascino per l’arte e per la storia del mondo romano, ha alimentato un interesse che continua ancora oggi e che emerge chiaramente nel modo in cui accompagna lo spettatore attraverso il documentario.

.. e nemmeno un Loki

Tom Hiddleston resta il nostro Loki, certo. Ma per qualche ora mette da parte il ruolo di Dio dell’Inganno per trasformarsi in un narratore curioso e sorprendentemente credibile.

Hiddleston non è solo in questo viaggio che lo riporta indietro di quasi duemila anni. Ad accompagnarlo ci sono alcuni tra i massimi esperti del settore, che contribuiscono a ricostruire gli eventi attraverso le rispettive discipline. Tra questi figurano Steven L. Tuck, professore di Studi Classici presso l’Università di Miami, la dottoressa Sarita Robinson, esperta di psicologia della sopravvivenza, e gli archeologi Caitie Barrett e Darius Arya.

Tom Hiddleston con Professor Steven Tuck

Tom Hiddleston con Professor Steven Tuck

Tom Hiddleston con Dr. Sarita Robinson

Tom Hiddleston con Dr. Sarita Robinson

Tom Hiddleston con Professor Caitie Barrett

Tom Hiddleston con Professor Caitie Barrett

Ognuno di loro offre un contributo fondamentale al documentario, rendendo la ricostruzione degli eventi più accessibile e coinvolgente. Tra tutti, però, è stato l’intervento della dottoressa Sarita Robinson a colpirmi maggiormente. I suoi studi sulla disaster psychology, la disciplina che analizza il comportamento umano durante le catastrofi, aggiungono una prospettiva tanto inaspettata quanto affascinante.

Secondo la dottoressa Robinson, gli abitanti di Pompei avrebbero avuto il tempo necessario per evacuare la città già ai primi segnali dell’imminente eruzione. I terremoti che precedettero l’esplosione del Vesuvio avrebbero dovuto rappresentare un chiaro campanello d’allarme, ma vivere in una zona fortemente sismica li aveva portati a considerarli parte della quotidianità. La loro percezione del rischio risultava quindi alterata e, con ogni probabilità, fu proprio questa sottovalutazione del pericolo a costare la vita a migliaia di persone.

La storia di Avianius e Julia Felix

La ricostruzione storica lascia progressivamente spazio all’immaginazione quando Hiddleston segue le tracce di due persone realmente esistite: il giovane Avianius, interpretato da Frankie Treadaway, e Julia Felix, interpretata da Lubna Azabal.

Ho trovato particolarmente affascinante il modo in cui la regia intreccia dati archeologici e finzione narrativa. Le informazioni ricavate dagli scavi diventano il punto di partenza per immaginare le ultime ore di Avianius e Julia Felix, dando vita a scene girate in studio che ricostruiscono le decisioni che potrebbero aver preso durante l’eruzione del Vesuvio.

La voce di Tom Hiddleston accompagna questo viaggio con empatia, aggiungendo il giusto coinvolgimento emotivo senza mai trasformare il documentario in un’opera di pura fiction. È proprio questo equilibrio tra rigore storico e immaginazione a rendere Pompeii – Out of Time un racconto così coinvolgente.

Avianius, interpretato da Frankie Treadaway

Avianius, interpretato da Frankie Treadaway

Lubna Azabal interpreta Julia Felix

Lubna Azabal interpreta Julia Felix

Pompei non è stata l’unica vittima dell’eruzione

Pompei, però, non fu l’unica città a soccombere alla furia del Vesuvio.

È a Ercolano che incontriamo il terzo e ultimo protagonista del documentario: un soldato pretoriano, interpretato da Barry Aird. Anche in questo caso la narrazione alterna ricostruzione storica e sequenze realizzate in studio, immaginando le ultime ore di un uomo realmente esistito.

Il Pretoriano, interpretato da Barry Aird

Il Pretoriano, interpretato da Barry Aird

La sua presenza a Ercolano è suggerita da alcuni reperti rinvenuti durante gli scavi, tra cui la spada e la cintura militare, che hanno permesso agli archeologi di ipotizzare l’identità e il ruolo del suo proprietario. Attraverso questi indizi, il documentario costruisce una narrazione plausibile che restituisce umanità a uno dei tanti volti rimasti sepolti sotto la cenere.

Capire chi fosse e, soprattutto, cosa ci facesse a Ercolano è un compito affidato all’immaginazione e all’interpretazione dei ricercatori.

Come sottolinea lo stesso Tom Hiddleston, il suo nome probabilmente non lo conosceremo mai. Ciò che possiamo fare, però, è provare a ricostruirne la storia partendo dalle poche tracce che il tempo ci ha lasciato.

Conclusione

Pompei – Out of Time (Fuori dal Tempo) è una miniserie documentario – disponibile dal 23 luglio 2026 su Disney+ – che unisce in modo intelligente e innovativo studi e reperti archeologici alla forza dell’immaginazione, ricostruendo il più celebre disastro naturale dell’antica Roma attraverso una narrazione coinvolgente e profondamente umana.


VOTO POPCORNERD 8.0/10

Pompeii - Out of Time (Fuori dal Tempo)

Pompeii – Out of Time (Fuori dal Tempo)

 

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Young Sherlock 2: Olivia Williams, Indira Varma, Sophie Skelton e Aidan Gillen si uniranno al cast

Inizio delle riprese per la seconda stagione di Young Sherlock, serie Prime Video, che vede anche alcuni nuovi volti entrare nel cast: Olivia Williams, Indira Varma, Sophie Skelton e Aidan Gillen

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Il mistero si infittisce: Prime Video svela il cast della seconda stagione di 
Young Sherlock

Olivia Williams, Indira Varma, Sophie Skelton e Aidan Gillen si uniscono al cast principale della serie 

Dal regista Guy Ritchie e con Hero Fiennes Tiffin, la  seconda stagione è attualmente in produzione

Oggi Prime Video ha annunciato l’ingresso di nuovi membri nel cast principale della seconda stagione di Young Sherlock e ha svelato un video dedicato all’inizio delle riprese con Guy Ritchie, Hero Fiennes Tiffin e Dónal Finn. La serie, realizzata dal visionario regista Guy Ritchie e interpretata da Hero Fiennes Tiffin, è un giallo irriverente e ricco di azione che segue le prime leggendarie avventure dell’iconico detective. La seconda stagione è attualmente in produzione, mentre tutti gli otto episodi della prima stagione sono disponibili in esclusiva su Prime Video in oltre 240 Paesi e territori nel mondo.

Nella nuova stagione si aggiungono al cast principale Olivia Williams (The FatherDune: Prophecy), Indira Varma (The Night ManagerDune: Prophecy), Sophie Skelton (Outlander) e Aidan Gillen (Il Trono di SpadeSunny).

Olivia Williams è un’attrice inglese di cinema, televisione e teatro di grande successo. È celebre per aver interpretato il ruolo di ‘Anna Crowe’ ne Il sesto senso di M. Night Shyamalan e di ‘Rosemary Cross’ nel film cult Rushmore di Wes Anderson. Olivia ha continuato a dimostrare la sua versatilità sia sul palcoscenico sia sullo schermo sin dal suo debutto cinematografico nel film Il postino, quando fu scelta da Kevin Costner per interpretare la protagonista femminile, dopo aver inviato un video di audizione.  Di recente Olivia ha interpretato l’infermiera Ratched all’Old Vic nel West End di Londra in Qualcuno volò sul nido del cuculo, al fianco di Aaron Pierre, ed è presente anche in Dune: Prophecy nel ruolo di ‘Tula Harkonnen’.

Indira Varma si è formata alla Royal Academy of Dramatic Art (RADA). Tra i suoi ruoli televisivi figurano: ‘Mrs Gardiner’ in The Other Bennet Sister, ‘Khadija Khan’ in The Capture, ‘Mayra Cavendish’ nella seconda stagione di The Night Manager al fianco di Tom Hiddleston e Olivia Colman, ‘Fiona’ nella miniserie drammatica Cold Walter con Andrew Lincoln, e ‘Ingrid’ in Obsession, della ‘Duchessa’ in Doctor Who. Inoltre, ha recitato nella serie antologica EXTRAPOLATIONS nel ruolo di ‘Gita Mishra’, è stata ‘Tala’ in Obi-Wan Kenobi al fianco di Ewan McGregor.

È anche nel cast di Mission: Impossible – Dead Reckoning Part 1, Crisis con Gary Oldman e Official Secrets con Keira Knightley. È ‘Ellaria Sand’ ne Il Trono di Spade, ha recitato in Exodus: Dei e Re di Ridley Scott, nella commedia satirica britannica Spitting Image, in Luther al fianco di Idris Elba, in Silk, Rome, Human Target, Paranoid, Patrick Melrose con Benedict Cumberbatch, nella serie comica This Way Up e nella serie drammatica For Life con Nicholas Pinnock e Kid Cudi, prodotta da 50 Cent.

Sophie Skelton è nota per aver interpretato il ruolo di ‘Brianna Randall Fraser’ nella serie drammatica Outlander, vincitrice di un BAFTA e candidata ai Golden Globe e agli Emmy. Quest’anno ha ripreso il ruolo nell’ottava e ultima stagione della serie, recitando al fianco di Caitriona Balfe e Sam Heughan. Nel corso di un decennio, Outlander e il suo cast hanno conquistato un grande seguito in tutto il mondo. Quest’anno, sul grande schermo, ha recitato anche nel sequel I Can Only Imagine 2. Nel 2025, Sophie è apparsa nel thriller britannico Row, vincitore del premio come miglior film britannico al Raindance Film Festival, dove è stato presentato in anteprima.

Aidan Gillen ha vinto tre Irish Film & Television Awards ed è stato candidato a un British Academy Television Award, a un British Independent Film Award e a un Tony Award.

In TV, lo si può vedere nella serie di Taylor Sheridan per Paramount+, Mayor of Kingstown, e nella serie AMC+, Kin.

In precedenza, ha recitato in Queer as Folk, nella serie HBO The Wire, nella serie RTÉ Love/Hate, nella serie HBO Il Trono di Spade e in Project Blue Book di The History Channel.

Tra le sue partecipazioni cinematografiche figurano Il cavaliere oscuro – Il ritorno, Blitz, Maze Runner: La prova del fuoco e Maze Runner: La cura mortaleThe Lovers, Bohemian Rhapsody e Those Who Wish Me Dead.

Aidan sarà sul grande schermo nel film Sunny al fianco di Angelina Jolie, mentre in televisione apparirà in Tall Tales & Murder per la BBC e in Saviour per ITV.

Guy Ritchie torna dietro la macchina da presa per dirigere il primo episodio della seconda stagione di Young Sherlock. Nei primi 28 giorni dalla sua uscita, Young Sherlock ha raggiunto 45 milioni di spettatori posizionandosi tra le prime 10 stagioni Prime Original di sempre. La serie ha conquistato il primo posto in oltre 95 Paesi in tutto il mondo, con il 63% del suo pubblico  proveniente dai mercati internazionali e registrando un successo straordinario nel Regno Unito, in India e in Germania. Il trailer della prima stagione ha raggiunto 223 milioni di visualizzazioni nei primi sette giorni, battendo il record come trailer di una serie tv più visto di sempre per Prime Video in quel periodo di tempo. La prima stagione ha ottenuto rapidamente la certificazione “Certified Fresh” su Rotten Tomatoes, definita dalla critica internazionale “sensazionale” (Variety), un “capolavoro” (Screen Rant) e “straordinaria” (The Wrap).

Il cast include anche Dónal Finn (La Ruota del Tempo, The Other Bennett Sister), Natascha McElhone (Halo), Holly Cattle (Cobra, Rivals) e Max Irons (Condor).

Guy Ritchie è executive producer e tornerà nella seconda stagione in qualità di regista del primo episodio. La serie è creata da Matthew Parkhill, che figura anche come executive producer insieme a Marc Resteghini, Dhana Rivera Gilbert, Simon Maxwell, Ivan Atkinson, Simon Kelton, Colin Wilson Harriet Creelman, e ai co-executive producer Steve Thompson e James Dormer. Motive Pictures cura la produzione fisica di Young Sherlock.

*Ringraziamo gli uffici stampa Prime Video per la condivisione del comunicato di cui sopra

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