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CinemaRecensioni

Disclosure Day: credere umano, sapere alieno

La recensione del nuovo lavoro fantascientifico di Steven Spielberg, verso il contatto fra umano e alieno costellato di necessarie domande

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Steven Spielberg ha 79 anni. Trovo sempre giusto ricordare l’età con la quale alcune eccellenze della regia continuino, anche dopo un’infinita carriera, a mettersi in gioco su un set cinematografico per cercare di portare a compimento un altro tassello in pellicola.

Il grande Clint Eastwood, ad esempio, non ha mai smesso di sfigurare a fianco delle nuove leve, salendo in cattedra più di una volta anche superati i 90 anni e concludendo la sua filmografia con il magnifico Giurato Numero 2 (2024), una lezione imprescindibile per qualsiasi giovane intenzionato a girare thriller.

Anche Spielberg, soprattutto negli ultimi dieci anni, sembra aver trovato una nuova giovinezza. Niente più brand da seguire in maniera ossessiva, niente più film retorici preconfezionati per le statuette agli Oscar.

Da Il ponte delle spie, The Post, Ready Player One, fino al grandioso The Fabelmans, la nuova fase artistica del buon Steven continua anche con la sua ultima fatica: Disclosure Day.

Sfide di una carriera fantascientifica

Fin dal suo annuncio, il ritorno del tocco spielberghiano verso la fantascienza ha sollecitato ogni amante del cinema, poiché significava riprendere delle sfide per la creazione di un immaginario.

Tutti i punti legati alla sua filmografia riguardanti il genere non solo hanno contribuito a fare scuola per le generazioni future, ma sono stati delle evoluzioni o vittorie nate da imprese che varrebbero da sole la nomea maturata da questo maestro: da citare assolutamente come il grande Spielberg abbia portato a compimento la volontà di Stanley Kubrick realizzando il desiderato A.I. – Intelligenza artificiale, oppure l’involontario ritardo causato al proseguo della saga di Avatar “per colpa” del livello raggiunto dagli effetti speciali di Ready Player One, a cui l’amico James Cameron non voleva assolutamente sottostare.

La storia di Daniel Kellner e Margaret Fairchild non vive però dell’iconicità di E.T., ma evolve le immagini cristallizzate in Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) portandole nel XXI secolo.

Si tratta di una caccia all’uomo (e alla donna) permeata di una costante ansia provocata dall’incombente arrivo di un’anomalia paranormale. Fin dall’inizio del film lo spettatore è infatti al corrente del motivo per cui Daniel è braccato dall’agenzia segreta statunitense Wardex: esiste una verità aliena, e bisogna divulgarla.

La verità è di 8 miliardi di persone

Disclosure Day è un’altalena di piani sequenza sul cui sfondo si origlia un mondo sull’orlo della terza guerra mondiale. Tuttavia i media descrivono un contesto comunque vagamente percepibile, poiché tutta la vicenda sembra svolgersi su un piano più elevato.

Una partita a scacchi in cui si fa fatica a trovare un vero cattivo per causa di una delle domande principe della pellicola: è giusto dire la verità se essa porta ad un panico incontrollato?

È interessante notare chi effettivamente pone questo quesito all’effettivo portavoce Daniel: la sua giovane fidanzata Jane, che dopo aver perso la fede in Dio abbandonando il percorso di clausura si interroga sul divieto nel dare al mondo un vero essere superiore al posto della sua credenza. C’è dunque una collisione con la fede, che in questo caso passa attraverso gesti, oggetti e citazioni della liturgia utilizzati anche come rimedio all’incredulità della vera conoscenza.

Si percepisce infatti una paura costante dell’ignoto, ma soprattutto delle persone che potrebbero reagirvi. Eppure per Spielberg è ancora importante porre e porsi delle domande, sull’umano e sull’alieno, in un’epoca molto più disperata e bambinesca rispetto al 1977.

Comunicare conoscendosi

La ricerca del dialogo fra uomo e alieno non è tuttavia ansiogena come il contatto iniziale: colui che sembra manovrare questa grande operazione, Hugo (interpretato da Colman Domingo), è in verità sempre immerso in un suo microcosmo distaccato fino alla parte finale della vicenda.

I suoi interventi sono perlopiù calmanti, seppur mai veramente chiarificatori, sia per Daniel sia per Margaret (interpretata benissimo da Emily Blunt) che vivono una continua fuga ignari di ciò che sta accadendo.

Inoltre, si sviluppa nell’interazione paranormale con la gente comune un’atmosfera anche infantile. Tutti gli adulti di questo film ritornano ad una dimensione fanciullesca e abbassano la guardia, senza timore di essere colpiti alle spalle, poiché trovano qualcuno che sa delle loro vite e che si interessa di esse.

Nella seconda parte del film Spielberg lascia spazio alla potenza delle sue immagini, sacrificando sull’altare l’approfondimento dei personaggi, per concentrare l’attenzione sull’interpretazione di Emily Blunt che finisce per comandare le redini della pellicola fino alla conclusione.

Si tratta di una scelta non necessaria che il regista decide comunque di prendere, tracciando di riflesso il destino delle forze messe in gioco, che perdono totalmente il controllo delle risorse a loro disposizione per abbracciare un comportamento più bambinesco (soprattutto per il personaggio di Colin Firth).

Tutti nel credo di un’immagine

Mentre Incontri ravvicinati del terzo tipo viveva d’atmosfera, Disclosure Day oggi revitalizza la potenza dell’immagine spielberghiana. Una tecnica registica che con l’età non smette di essere grandiosa, un genio del cinema che tocca nuovamente la fantascienza cercando una chiave interrogatoria, ma che comunque non riesce a staccarsi da una dimensione troppo infantile per le premesse.

Il risultato è un grande inseguimento intriso di religione e di fede (ricordiamoci che il buon Steven è credente), che culmina nell’unione di otto miliardi di persone che in totale silenzio credono all’unisono ad un’immagine e si connettono annullando le proprie credenze in un finale meraviglioso.


VOTO POPCORNERD: 8,5/10

Cinema

Recensione MASTERS OF THE UNIVERSE: ecco il potere di Grayskull

Recensione di Masters of the Universe: il live action di He-Man conquista con nostalgia, avventura e una fedele ricostruzione di Eternia.

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Per capire a fondo che cos’è per me Masters of the Universe (o MOTU) dobbiamo tornare indietro di qualche anno, verso la metà/fine degli anni ‘80. A quei tempi smartphone e social non erano neanche nei film di fantascienza e l’unico “rifugio” dietro a uno schermo era quello della TV a tubo catodico di casa, dove non esisteva lo streaming ma esistevano i pomeriggi a cartoni animati. Sono tanti quelli che adoravo, ma uno solo mi emozionava più di tutti: quando partiva la voce dell’intro di He-Man e i Dominatori dell’Universo, l’emozione saliva e venivo catapultato istantaneamente a Eternia!

Sono passati quarant’anni e fin dall’annunciazione di un live action su He-Man e i MOTU, quell’emozione ha iniziato a risvegliarsi: le prime immagini, il primo teaser, il trailer… Il film in sala. Ho provato la stessa sensazione di quarant’anni fa: catapultato a Eternia e con le stesse sensazioni del Marco seduto davanti alla TV di nonna. Un viaggio nel tempo. Non era trascorso neanche un secondo.

 

Benvenuti a Eternia: la trama del film

Il film fa esattamente questo: ti catapulta subito a Eternia, senza fronzoli, con il principe Adam (la versione “clarkentiana” di He-Man) che racconta casa sua e ciò che rappresenta. Un pianeta fantastico fatto di draghi, grifoni, maghe e tigri parlanti, situato al centro dell’universo, con il Castello di Grayskull al centro del pianeta stesso. Un castello che custodisce la Spada del Potere, un’arma mistica e magica in grado di conferire poteri sovrumani al suo prescelto, il quale si sarebbe manifestato nel momento in cui Eternia ne avesse avuto più bisogno.

Adam è il figlio della regina Marlena (originaria della Terra) e di re Randor, giusto e saggio ma molto severo con il figlio, perché lo vorrebbe un giorno valoroso guerriero. Accanto a loro facciamo la conoscenza anche di Duncan, capitano della Guardia Reale (o Man-At-Arms), e di sua figlia Teela, promettente combattente e migliore amica di Adam.

Eternia, però, nasconde anche un lato oscuro: a minare la pace arriva il malvagio demone Skeletor (interpretato da Jared Leto) con il suo esercito di creature malvagie. Il suo obiettivo è sì quello di conquistare la città di Eternus, ma soprattutto di impossessarsi della Spada del Potere e diventare così invincibile.

A difendere il manufatto c’è la custode del Castello di Grayskull, la maga Sorceress, che decide di mandare Adam e la Spada del Potere lontani dalle grinfie di Skeletor, sulla Terra. Nel viaggio, però, il giovane perde la spada e con essa l’unico modo che ha per tornare a casa.

Passano quindici anni e Adam, ormai adulto, ha un lavoro che non ama e vive la vita normale di un qualsiasi ragazzo della sua età. Non ha mai però dimenticato le sue origini, la sua famiglia, Eternia, i suoi eroi e soprattutto non ha mai smesso di cercare la Spada del Potere.

Finalmente un giorno la ritrova e, alzandola al cielo, riattiva il segnale che permetterà a Teela di riportarlo a casa.

Quello che ritrova, però, non è più il pianeta che ricordava da bambino. Skeletor ha preso il potere, reso tutti schiavi e instaurato un regno basato sulla malvagità e sulla paura.

Adam però è tornato e con lui è tornata anche la Spada del Potere che, grazie al potere di Grayskull, permetterà a Eternia di riavere il suo campione, trasformandolo in He-Man, l’uomo più forte dell’intero universo.

Il cuore dei Masters of the Universe è rimasto intatto

Il cartone animato originale degli anni ‘80 era una serie di episodi autoconclusivi che offrivano una morale alla fine di ogni puntata, spiegando cosa ci fosse di giusto e cosa di sbagliato nell’avventura giornaliera. Il vero scopo del format, però, era soprattutto quello di fare da enorme spot alle action figure prodotte dalla Mattel.

L’animazione era molto basilare, i personaggi non venivano approfonditi più di tanto (c’erano i buoni e c’erano i cattivi) e, a tratti, gli stessi antagonisti sembravano quasi delle macchiette, perché in fin dei conti era un prodotto destinato ai bambini. Tutto questo veniva però surclassato da un grande cuore. Quel cartone animato, nella sua semplicità, ti portava ad affezionarti ai personaggi e a tifare per loro, persino quando parteggiavi per i cattivi. Era la classica lotta fra bene e male, dove il bene vinceva e il male veniva sconfitto, ma con una costante possibilità di redenzione per fare in futuro la cosa giusta (“non m’importa chi sei, ma quello che fai”).

Il regista Travis Knight ha fatto una cosa semplice: ha mantenuto intatto tutto questo, portando sul grande schermo esattamente il cuore di MOTU, esaltandolo forse ancora di più. Non ha cercato di correggere i difetti del cartone, ma anzi ci ha giocato, spargendo per l’intera pellicola piccoli regali al confine tra easter egg e fan service.

Un film che abbraccia nostalgia e nuove generazioni

Il film non si prende sul serio, ed è voluto. Alcuni personaggi, in particolare Skeletor, rappresentano il perfetto mix fra supercattivo e macchietta: a tratti fanno paura, a tratti strappano una risata.

La pellicola, però, non rinuncia a momenti epici e al classico cammino dell’eroe che prende coscienza del proprio potere e delle proprie responsabilità, pur rimanendo un po’ imbranato. Fa l’occhiolino a tanti film che lo hanno preceduto, come per esempio Star Wars (l’inseguimento tra astronavi nella foresta è un chiaro riferimento a Il ritorno dello Jedi e alla corsa nel bosco di Endor), ma nonostante ciò possiede una sua chiara identità: sa cosa vuole raccontare e a chi vuole raccontarlo.

Sicuramente chi è cresciuto con il prodotto originale coglie molti più riferimenti, che, come detto in precedenza, sono camuffati (alcuni neanche troppo) da easter egg, ma è un film che tende la mano anche alle nuove generazioni, a chi non sa chi siano He-Man, Skeletor, Fisto o Evil-Lyn. Lo fa prendendosi tutto il tempo necessario, accompagnando lo spettatore neofita in un viaggio che dura da quarant’anni.

Un nuovo Adam per un nuovo He-Man

L’unica vera rivisitazione che ho notato riguarda proprio il principe Adam. Nella serie degli anni ‘80 è goffo, impacciato, timido e tutt’altro che incline a voler regnare o combattere. Quando si trasforma in He-Man abbiamo, come detto in precedenza, l’effetto Clark Kent/Superman: una personalità totalmente differente, forte, decisa e quasi mai in errore nelle proprie decisioni.

Nel film, Travis Knight ha voluto assottigliare molto questa doppia personalità. He-Man è sicuramente molto più forte di Adam ma, a differenza degli action movie degli anni ’80, dove la violenza di uno risolveva i problemi di molti, qui troviamo un campione più ponderato, che predilige il dialogo, la costruzione di un rapporto e persino il confronto con il re dei cattivi senza cuore. È anche per questo che la maga ha scelto Adam: perché era speciale, diverso dai suoi antenati.

Questo tono più pacifico esalta però ancora di più la vera versione di He-Man, che quando si scatena tira fuori davvero tutto il Potere di Grayskull.

È Adam, poi, che in questa nuova versione conia anche i nomi di tutti i Masters perché, a causa dell’esilio, li ha vissuti pochissimo e, per ricordarli, usa l’arma più immediata che possiede un bambino: la fantasia. Quella stessa fantasia che ha accomunato noi ai Masters e ce ne ha fatto innamorare. Come se lo stesso filo unisse i ricordi di Adam bambino ai nostri ricordi di bambini. Personalmente credo che sia il messaggio più bello che il film mi abbia trasmesso.

La colonna sonora che amplifica l’epicità

Nota di merito particolare va infine alla colonna sonora dell’intero film. Brian May, storico chitarrista dei Queen, ha dato un’anima rock a tutta la pellicola e l’ha resa epica rivisitando anche il tema originale degli anni 80, che arriva puntualissimo quando serve e non ti esce più dalla testa.

Conclusione

Quindi in conclusione, questo Masters of the Universe ce l’ha fatta?

È un viaggio bellissimo nei ricordi e nella nostalgia che usa la pellicola come una macchina del tempo, non raccontando nuovi punti di vista ma facendo breccia nell’unico punto di vista che un bambino degli anni ‘80 può avere: quello di un’avventura epica di un personaggio che credevamo ormai “vintage”, ma che secondo me ha ancora tanto da dire. Anche alle nuove generazioni.

Perché il film si rivolge anche a chi non conosce He-Man, Skeletor ed Eternia. Lo fa con un film non perfetto, ma divertente, con una trama semplice ma epica e soprattutto con un grande cuore.

Sicuramente la saga di He-Man è appena iniziata e spero continui, perché ci sono altri personaggi da scoprire, altre regioni di Eternia da esplorare e, grazie alle scene post-credit, due personaggi clamorosi devono ancora entrare in scena.


VOTO POPCORNERD 9.0/10

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Cinema

The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine: trailer e poster del nuovo film di Ridley Scott

Trailer e poster di The Dog Stars: le stelle dopo la fine, il film di Ridley Scott con Jacob Elordi, Josh Brolin, Margaret Qualley, Allison Janney, Benedict Wong in arrivo il 26 agosto nelle sale italiane

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The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine
Il nuovo trailer e poster del film del regista Ridley Scott

Il thriller epico e avvincente 20th Century Studios
con Jacob Elordi, Josh Brolin, Margaret Qualley,
Allison Janney, Benedict Wong e Guy Pearce

Nelle sale cinematografiche italiane dal 26 agosto

Il nuovo trailer e poster di The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine, il film del visionario regista Ridley Scott. Il thriller epico e avvincente ambientato in un mondo in cui la sopravvivenza è un istinto, ma l’umanità è una scelta, arriverà nelle sale cinematografiche italiane il 26 agosto.

Tratto dall’avvincente bestseller di Peter Heller, The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine è interpretato da un cast acclamato dalla critica che include Jacob Elordi, Josh Brolin, Margaret Qualley, Allison Janney, Benedict Wong e Guy Pearce. Il film è scritto da Mark L. Smith, sulla base del romanzo di Peter Heller, ed è prodotto da Ridley Scott, p.g.a., Michael Pruss, p.g.a., Mark L. Smith e Cliff Roberts, p.g.a., con Lily Brooks-Dalton, Brandon Scott Smith, Peter Heller, Aidan Elliott nel ruolo di executive producer.

(L-R) Jasper and Jacob Elordi as Hig in 20th Century Studios’ THE DOG STARS. Photo by Fabio Lovino. © 2026 20th Century Studios. All Rights Reserved.

Il film narra la storia di Hig (Jacob Elordi), un giovane pilota che, insieme a Bangley (Josh Brolin), un militare esperto di sopravvivenza, si è costruito una dimora efficiente ma isolata in un brutale mondo post-apocalittico, finché una misteriosa trasmissione radio non spinge Hig ad avventurarsi nell’ignoto alla ricerca della speranza e dell’umanità in cui crede ancora.

*Ringraziamo gli uffici stampa per la condivisione del comunicato di cui sopra

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Animazione

Nevermore’s Library: Prequel e sequel di Nightmare Before Christmas

Su Nevermore’s Library, parliamo dell’iconico film Nightmare Before Christmas che ha compiuto trentatré anni, ora ha un prequel e due sequel in forma scritta

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Buongiorno a tutti i lettori di Nevermore’s Library! Ci troviamo oggi presso un piccolo locale nella periferia di Halloween Town. Di fronte a me siedono tre icone indiscusse del disagio esistenziale anni ’90 per le quali ho appena finito di elaborare qualche domanda, spero di non disturbare troppo interrompendo i loro passatempi preferiti:

Jack Skellington, il Re delle Zucche intento a cantare canzoncine di Natale

Sally sta cercando di avvelenare il mio drink con della belladonna (credo sia un tic nervoso)

Edward Shissorhands intento a tagliarsi le doppie punte

Nevermore’s Library: Grazie a tutti di essere qui. Vorrei iniziare con una domanda per la coppia dell’anno… anzi da ormai trentatré anni. Jack, Sally ho saputo che ci sono state delle novità in ambito editoriale…l’iconico film Nightmare Before Christmas ora ha un prequel e due sequel in forma scritta….

SALLY: (sospirando profondamente mentre si ricuce un braccio che si era staccato) Si, questa cosa mi riguarda personalmente ma l’idea è stata della Disney Publishing Worldwide, ovvero la divisione editoriale della Disney che tutti conosciamo al cinema. Ha deciso di investire nella categoria Young Adult al fine di creare delle espansioni sulle origini e la vita dei personaggi principali e secondari delle storie che tutti conosciamo. Io rientro in una trilogia di spin-off denominata A Twisted Tale.

Nevermore’s Library: Interessante dicci qualcosa in più…

Sally: Nel 2022 è stato pubblicato il primo volume “Lunga vita alla Regina delle Zucche”, scritto da Shea Ernshow, nota sul New York Times per le sue atmosfere fiabesche…

…poi Megan Shepherd è stata l’autrice di “L’ora della Regina delle Zucche” del 2025…

…e infine Mari Mancusi ha realizzato il prequel “Il lamento di Sally” nel 2026.

Nevermore’s Library: Il signor Tim Burton dovrebbe esserne molto felice…

JACK SKELLINGTON: (vedendo l’espressione della moglie imbarazzata interviene al suo posto) Non è proprio così. Il signor Burton ha le sue ragioni per proteggere un film da successivi sequel cinematografici che potrebbero far perdere di valore il film originale. Ha continuato a combattere contro le proposte Disney che volevano un sequel, un’evoluzione della nostra storia, ma lui è andato oltre i cospicui guadagni con una dichiarazione molto precisa: “Ho voluto proteggere il film per mantenerne la purezza. È una storia che ha un inizio e una fine precisi”.

Nevermore’s Library: Quindi il signor Burton non avrebbe dato l’autorizzazione per questi tre progetti?

JACK SKELLINGTON: In un certo senso sì. Lui non è stato coinvolto direttamente nella produzione e pertanto questi libri non contengono niente che provenga dal suo ingegno, se non i personaggi e le ambientazioni. La Disney possiede i diritti commerciali  e quindi in ambito editoriale ha potuto creare questi tre spin-off che, dopotutto, sono delle letture molto piacevoli e leggere.

Nevermore’s Library: Ci date qualche dettaglio in più prima di leggerli?

SALLY: Oh beh mi riaggancerei prima di tutto al discorso su Mr. Burton. Per lui la vera storia di Jack e Sally è rimasta immortalata sulla collina innevata del 1993. Dopo le tre pubblicazioni ha certamente messo in chiaro di non avere a che fare con le vicende narrate ma ha però aggiunto che chiunque è libero di immaginare cosa ci sia stato prima e dopo la storia di un film e pubblicarlo, l’importante è chiarire la questione dei diritti. Quanto ai dettagli in più riguardo il prequel e i due sequel…sono un approfondimento su di me. Sono veramente stata creata come bambola di pezza nel laboratorio del Dr. Finkelstein? Cos’altro nasconde il Bosco di Hinterland?

Nevermore’s Library: Quindi mi stai dicendo che Hinterland nasconde altri regni da scoprire?

SALLY e JACK: Lo scoprirete leggendo…..(sorriso sarcastico)

EDWARD MANI DI FORBICE: Avrei qualcosa da dire anch’io in merito ad una pubblicazione editoriale molto particolare–

Nevermore’s Library: Carissimi lettori, tenetevi forte. Il prossimo articolo lo dedicheremo tutto a Edward e a qualcosa che vi sorprenderà!!!!

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