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Gigolò per caso: la Sex Guru – Qualche sorriso e nulla più
Gigolò per caso: la Sex Guru è la nuova stagione della serie TV di Prime Video con Christian De Sica e Pietro Sermonti. Vi diciamo cosa ne pensiamo
È arrivata su Prime Video la seconda stagione di Gigolò per caso, che riporta sullo schermo l’improbabile coppia formata da Christian De Sica e Pietro Sermonti nella parte, rispettivamente, di padre (Giacomo Bremer) e figlio (Alfonso Bremer), che portano avanti un’attività di famiglia “poco convenzionale”: quella del gigolò d’alto borgo.
I buoni ascolti della prima stagione hanno promosso Gigolò per caso, che è stata rinnovata per una stagione 2 (e molto probabilmente per una terza), con aggiunte importanti a un cast italiano già di tutto rispetto che comprendeva, oltre a De Sica e Sermonti, anche un’Ambra Angiolini dall’intramontabile bellezza, nei panni di Margherita, insoddisfatta moglie di Alfonso, e un clericale Frank Matano nelle vesti di Don Luigi, sacerdote e amico dei Bremer.
In Gigolò per caso: la Sex Guru vediamo le new entry Sabrina Ferilli, nei panni dell’antagonista (definirla cattiva mi sembra decisamente esagerato) Rossana Astri, scrittrice e guru femminista, Valerio Lundini (dottor Michele Ravallo) e Gianmarco Tognazzi (Marco Aurelio Coregone). Diretta da Eros Puglielli, la serie è il remake di una serie TV francese dal titolo Alphonse.
Nella prima stagione avevamo fatto la conoscenza dei Bremer e, in particolare, quello che aveva funzionato era proprio la buona intesa tra De Sica e Sermonti: il Giacomo Bremer di De Sica è un gigolò attempato, ma ancora elegante, affascinante e appetibile dalle donne di tutte le età. Un personaggio che vede l’attore di tanti cinepanettoni riprendere il ruolo di tombeur de femme, portandolo però in un contesto assolutamente in linea con l’età dell’attore, senza rinunciare alla sua classica comicità un po’ “buzzicona”.
L’Alfonso Bremer di Pietro Sermonti, dal look decisamente cringe, con un capello biondo e un baffo che sanno di attore hard anni ’80, è vistosamente l’antitesi di Stanis La Rochelle che l’attore ha interpretato per anni nella serie Boris. Alfonso è più insicuro, impacciato e in difficoltà nel complicato rapporto di coppia con la moglie Margherita.
L’introduzione di Alfonso al mestiere e al famigerato “metodo Bremer” (infallibile per soddisfare le esigenti clienti della classe borghese romana) da parte di Giacomo, e i vari appuntamenti che si susseguivano episodio dopo episodio che vedevano Alfonso all’opera con donne e situazioni di ogni tipo, risultavano decisamente divertenti e godibili.
Qualcosa in questa seconda stagione si è inceppato e, possiamo già anticiparlo, gli episodi de La Sex Guru sono decisamente più fiacchi rispetto a quelli della prima stagione.
Gigolò per caso: i Bremer contro il femminismo per salvare il lavoro e la reputazione
I problemi di coppia che sembravano risolti tra Margherita e Alfonso riaffiorano e tutto pare ricondurre alla nuova “infatuazione” della donna per una guru femminista che sta attirando l’attenzione di molte donne nell’ambiente romano: Rossana Astri. La scrittrice sta dimostrando a sempre più donne che la soddisfazione sessuale femminile non comporta per forza la presenza dell’uomo che, anzi, ostacola il piacere.
Questo vuol dire solo una cosa per i Bremer: un calo della clientela e una nemica da sconfiggere per evitare di finire sul lastrico.
Comincia una guerra d’astuzia, soprattutto tra Giacomo e Rossana, per cercare di mettere i bastoni tra le ruote l’uno all’altro, mentre Alfonso torna a fare il mestiere del gigolò, a dare una mano al padre nel difendere professione e il metodo Bremer.
Più centrale in questa seconda stagione la figura di Don Luigi, messo a seria prova dalla castità: per la prima volta in vita sua si ritrova attratto da una donna, Eva Bitonti, la madre single e vicina di casa di Alfonso. Come andrà a finire?
Un buon cast, ma pochi sorrisi
Da Gigolò per caso: la Sex Guru ci si aspettava qualcosa di più dopo la prima stagione. L’introduzione della sempre affascinante Sabrina Ferilli, attrice che ha già lavorato con De Sica e con cui spesso abbiamo visto, nei lavori precedenti, un rapporto più vivace e scintillante tra i due sul set, non dà i frutti sperati.
La guerra tra Giacomo e Rossana è stanca e anche l’alchimia tra i due è appena sufficiente. Nei sei episodi non c’è mai un momento, quando sullo schermo ci sono i due insieme, in cui si ride, e questo è un gran peccato.
Altro personaggio da cui ci si aspettava qualcosa in più è Alfonso. Il Bremer jr. di Sermonti non ha alcuna evoluzione dalla prima stagione ed anzi, nell’episodio di apertura de La Sex Guru, si ritrova nuovamente nella stessa situazione di partenza dell’episodio 1 della stagione 1. Alfonso sembra sempre accettare quasi tutti gli eventi che gli accadono, senza però prendere mai veramente posizione.
Per far decollare il personaggio viene anche introdotta una love story alla Pretty Woman, ma al contrario, con il giovane Bremer che si innamora di una cliente seguace della Astri, che però ho trovato forzata all’interno di questa stagione. La presenza nelle puntate di una vena romantica, rende meno ‘mordenti’ e piccanti gli incontri con le altre clienti, che nella stagione 1 erano stati tra i momenti più divertenti e punto di forza di una serie comedy su dei gigolò.
Stranamente, e lo dico da non fan del comico, funziona il personaggio di Frank Matano: il suo Don Luigi è spassoso in questa stagione in ogni sua apparizione, anche solo per tutte le ‘visioni celestiali’ che ha e per le situazioni equivoche in cui si ritrova.
Divertenti anche alcuni siparietti tra De Sica e Sermonti, che riescono comunque a tenere su la baracca, e anche Valerio Lundini riesce a strappare più di un sorriso con la sua comicità surreale. La Angiolini, ancora una volta, risulta non pervenuta: la sua Margherita è un personaggio problematico, sbilanciato e ogni volta che appare non incide mai e, anzi, risulta patetica e ripetitiva nei suoi capricci (e alla fine anche Alfonso pare capirlo).
Quello che ne viene fuori meglio è senza ombra di dubbio Christian De Sica: ancora una volta il suo Giacomo Bremer è credibile e calzante ed anzi l’attore è in discreta forma dopo alcune prove attoriali decisamente appannate degli ultimi anni. È una gran bella notizia, questa.
Perché vedere Gigolò per caso: la Sex Guru?
La serie non è un capolavoro, ma come prodotto di intrattenimento per la TV funziona (poco, ma funziona). Il cast è buono e De Sica e Sermonti, quando sono insieme, sono i Bremer perfetti; il problema sopraggiunge nelle scene separate, dove lo show perde un po’ di appeal.
La trama segue il canovaccio della stagione precedente per molti versi, con l’aggiunta della sola Ferilli/Astri che cerca di ostacolare gli affari dei Bremer, senza però essere realmente un vero e proprio problema.
Ma le prove di alcuni attori secondari, oltre ai due protagonisti, rendono Gigolò per caso: la Sex Guru una serie di accompagnamento per un paio di serate (i sei episodi durano circa 30 minuti l’uno). Non vi lascerà molto, con ogni probabilità, se non la scena finale della stagione che termina con uno dei cliffhanger più classici (e trash) del prodotto seriale televisivo.
Pare che nella stagione 3 i Bremer avranno un altro problema (e protagonista) da affrontare…
VOTO POPCORNERD: 5,5/10
HBO Max
The Outsider: La miniserie horror HBO tratta dal libro di Stephen King
Se amate Stephen King dovete recuperare The Outsider, miniserie del 2020 disponibile su HBO Max, con protagonista un ‘male’ forse più pericoloso del pagliaccio Pennywise
Quando si parla dei mostri creati da Stephen King, il pensiero corre inevitabilmente a Pennywise. Il clown di IT è diventato un’icona dell’horror moderno grazie alla sua capacità di trasformare le paure dei bambini in un’arma letale, colpendo proprio coloro che gli adulti spesso non riescono ad ascoltare o proteggere.
Eppure, tra le creature nate dalla mente del Re dell’Horror ce n’è una che riesce a risultare persino più inquietante. Si tratta dell’entità protagonista di The Outsider, romanzo pubblicato nel 2018 e successivamente adattato da HBO in una miniserie di 10 episodi disponibile in piattaforma. Un antagonista che non si limita a nutrirsi della paura, ma trae forza da qualcosa di ancora più devastante: il dolore.
Un mostro che si alimenta della sofferenza
I lettori di Stephen King hanno subito notato alcuni punti di contatto tra Pennywise e la creatura di The Outsider. Entrambi sono esseri mutaforma che prendono di mira i bambini, ma le somiglianze finiscono praticamente qui.
L’adattamento televisivo HBO, interpretato da Ben Mendelsohn, Cynthia Erivo e Jason Bateman, racconta la storia di un’entità conosciuta con diversi nomi: L’Estraneo, El Cuco oppure semplicemente l’Uomo Nero.
Il suo metodo è tanto semplice quanto terrificante. Si introduce in una comunità, assume l’aspetto di una persona innocente e fa in modo che venga vista mentre commette l’omicidio di un bambino. Da quel momento osserva gli eventi da lontano, lasciando che il sospetto, il dolore e la rabbia facciano il resto.
Il vero nutrimento della creatura, infatti, non è la morte in sé, ma la devastazione emotiva che lascia dietro di sé. Famiglie distrutte, amicizie spezzate, comunità che si sgretolano e innocenti condannati a pagare per crimini mai commessi diventano il terreno ideale su cui prospera il mostro.
Creature di King a confronto: El Cuco è più spaventoso di Pennywise?

Se Pennywise terrorizza le sue vittime per poterle divorare, l’entità di The Outsider agisce su una scala molto più ampia.
La vicenda prende il via con il brutale omicidio del piccolo Frankie Peterson, delitto per il quale viene immediatamente accusato Terry Maitland, amatissimo allenatore di baseball locale. Tutte le prove sembrano inchiodarlo, ma Terry è completamente innocente. È stato infatti El Cuco ad assumere il suo aspetto proprio per incastrarlo.
Da quel momento il mostro osserva la tragedia consumarsi. I genitori di Frankie sono distrutti dalla perdita del figlio, mentre la famiglia Maitland vede la propria vita andare in pezzi sotto il peso delle accuse e dell’odio della comunità.
È questa la vera forza dell’antagonista. Non cerca semplicemente nuove vittime: alimenta una spirale di sofferenza che coinvolge chiunque entri in contatto con il caso. Per questo motivo risulta persino più inquietante di Pennywise. Non colpisce soltanto i bambini, ma corrompe l’intera rete di affetti che li circonda.
È il dolore il vero protagonista della serie

Come spesso accade nelle opere di Stephen King, il mostro è soltanto il simbolo di qualcosa di molto più reale.
In The Outsider il tema dominante è il lutto. Una presenza costante che accompagna praticamente ogni personaggio della storia.
Il protagonista è il detective Ralph Anderson, interpretato da Ben Mendelsohn, incaricato di guidare le indagini sull’omicidio di Frankie Peterson. In una piccola comunità dove tutti si conoscono, Ralph decide di arrestare personalmente Terry Maitland, convinto della sua colpevolezza.
Dietro questa scelta c’è però una ferita ancora aperta. Ralph e sua moglie non hanno mai superato la morte del loro figlio, scomparso anni prima a causa di una malattia infantile.
Quel dolore influenza inevitabilmente il suo giudizio. La rabbia e il senso di colpa rendono impossibile affrontare il caso con lucidità, contribuendo indirettamente alla tragedia che travolge Terry Maitland.
L’uomo, infatti, viene arrestato pubblicamente per un crimine che non ha commesso e poco dopo viene ucciso da un familiare della vittima, senza avere la possibilità di dimostrare la propria innocenza.
La disperazione della moglie Glory, rimasta sola a difendere il nome del marito, rappresenta uno degli esempi più crudeli della malvagità di El Cuco. La creatura continua infatti ad alimentarsi del dolore anche dopo la morte della sua vittima, dimostrando come il suo vero obiettivo sia la distruzione emotiva delle persone.
Un male assoluto che lascia segni indelebili

Nel corso della serie Ralph è costretto a fare i conti con le conseguenze delle proprie decisioni e con il peso della responsabilità nella morte di Terry.
La ricerca della verità diventa quindi anche un percorso personale verso una possibile redenzione, pur sapendo che alcune ferite non potranno mai essere rimarginate.
È proprio qui che The Outsider si distingue da molte altre storie di Stephen King. L’Estraneo non è soltanto una creatura soprannaturale, ma una rappresentazione del male più assoluto, capace di manipolare le persone, distruggere famiglie e trasformare il dolore in un’arma.
Persino Pennywise, con tutta la sua brutalità, appare quasi “semplice” se confrontato con un’entità che pianifica ogni tragedia con l’unico scopo di assistere al collasso emotivo delle sue vittime.
The Outsider: un finale brutale e spietato

Chi conosce IT sa che, nonostante il prezzo pagato dai protagonisti, la storia lascia comunque spazio a una certa speranza.
The Outsider, invece, percorre la strada opposta.
Gli episodi conclusivi spingono tutti i protagonisti al limite, mettendoli davanti a perdite sempre più dolorose. L’entità dimostra inoltre un’altra inquietante capacità: manipolare psicologicamente chi le sta intorno.
Tra le sue vittime c’è anche il detective Jack, costretto a diventare uno strumento del mostro dopo essere stato sottoposto a sofferenze fisiche e mentali insopportabili. Lo scontro finale culmina in una violenta sparatoria che lascia sul campo numerosi personaggi ai quali il pubblico aveva imparato ad affezionarsi.
Nemmeno Holly Gibney, investigatrice privata interpretata da Cynthia Erivo, viene risparmiata dal dolore. Quando sembra aver finalmente trovato una persona capace di comprenderla e accettarla, la perde improvvisamente, ritrovandosi ancora una volta costretta ad andare avanti.
Uno dei migliori adattamenti di Stephen King

Il finale lascia anche un interrogativo destinato a rimanere aperto. Ralph e Holly riescono a fermare El Cuco, ma la serie non chiarisce mai del tutto se creature simili siano uniche o se possano tornare a manifestarsi in futuro.
Ed è proprio questa ambiguità a rafforzare il messaggio dell’opera. Così come il dolore non può essere cancellato, anche il male non è qualcosa che si elimina definitivamente. Si può affrontare, sopravvivere e imparare a conviverci, ma non esiste una soluzione semplice.
Per questo motivo The Outsider viene ancora oggi considerato uno degli adattamenti televisivi più riusciti di Stephen King. Un thriller psicologico che utilizza l’horror soprannaturale per raccontare il peso del lutto, trasformando El Cuco in uno dei mostri più inquietanti e significativi mai usciti dalla fantasia dello scrittore americano.
*Fonte del presente articolo: CBR.com
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