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Gigolò per caso: la Sex Guru – Qualche sorriso e nulla più

Gigolò per caso: la Sex Guru è la nuova stagione della serie TV di Prime Video con Christian De Sica e Pietro Sermonti. Vi diciamo cosa ne pensiamo

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È arrivata su Prime Video la seconda stagione di Gigolò per caso, che riporta sullo schermo l’improbabile coppia formata da Christian De Sica e Pietro Sermonti nella parte, rispettivamente, di padre (Giacomo Bremer) e figlio (Alfonso Bremer), che portano avanti un’attività di famiglia “poco convenzionale”: quella del gigolò d’alto borgo.

I buoni ascolti della prima stagione hanno promosso Gigolò per caso, che è stata rinnovata per una stagione 2 (e molto probabilmente per una terza), con aggiunte importanti a un cast italiano già di tutto rispetto che comprendeva, oltre a De Sica e Sermonti, anche un’Ambra Angiolini dall’intramontabile bellezza, nei panni di Margherita, insoddisfatta moglie di Alfonso, e un clericale Frank Matano nelle vesti di Don Luigi, sacerdote e amico dei Bremer.

In Gigolò per caso: la Sex Guru vediamo le new entry Sabrina Ferilli, nei panni dell’antagonista (definirla cattiva mi sembra decisamente esagerato) Rossana Astri, scrittrice e guru femminista, Valerio Lundini (dottor Michele Ravallo) e Gianmarco Tognazzi (Marco Aurelio Coregone). Diretta da Eros Puglielli, la serie è il remake di una serie TV francese dal titolo Alphonse.

Nella prima stagione avevamo fatto la conoscenza dei Bremer e, in particolare, quello che aveva funzionato era proprio la buona intesa tra De Sica e Sermonti: il Giacomo Bremer di De Sica è un gigolò attempato, ma ancora elegante, affascinante e appetibile dalle donne di tutte le età. Un personaggio che vede l’attore di tanti cinepanettoni riprendere il ruolo di tombeur de femme, portandolo però in un contesto assolutamente in linea con l’età dell’attore, senza rinunciare alla sua classica comicità un po’ “buzzicona”.

L’Alfonso Bremer di Pietro Sermonti, dal look decisamente cringe, con un capello biondo e un baffo che sanno di attore hard anni ’80, è vistosamente l’antitesi di Stanis La Rochelle che l’attore ha interpretato per anni nella serie Boris. Alfonso è più insicuro, impacciato e in difficoltà nel complicato rapporto di coppia con la moglie Margherita.

L’introduzione di Alfonso al mestiere e al famigerato “metodo Bremer” (infallibile per soddisfare le esigenti clienti della classe borghese romana) da parte di Giacomo, e i vari appuntamenti che si susseguivano episodio dopo episodio che vedevano Alfonso all’opera con donne e situazioni di ogni tipo, risultavano decisamente divertenti e godibili.

Qualcosa in questa seconda stagione si è inceppato e, possiamo già anticiparlo, gli episodi de La Sex Guru sono decisamente più fiacchi rispetto a quelli della prima stagione.

Gigolò per caso: i Bremer contro il femminismo per salvare il lavoro e la reputazione

I problemi di coppia che sembravano risolti tra Margherita e Alfonso riaffiorano e tutto pare ricondurre alla nuova “infatuazione” della donna per una guru femminista che sta attirando l’attenzione di molte donne nell’ambiente romano: Rossana Astri. La scrittrice sta dimostrando a sempre più donne che la soddisfazione sessuale femminile non comporta per forza la presenza dell’uomo che, anzi, ostacola il piacere.

Questo vuol dire solo una cosa per i Bremer: un calo della clientela e una nemica da sconfiggere per evitare di finire sul lastrico.

Comincia una guerra d’astuzia, soprattutto tra Giacomo e Rossana, per cercare di mettere i bastoni tra le ruote l’uno all’altro, mentre Alfonso torna a fare il mestiere del gigolò, a dare una mano al padre nel difendere professione e il metodo Bremer.

Più centrale in questa seconda stagione la figura di Don Luigi, messo a seria prova dalla castità: per la prima volta in vita sua si ritrova attratto da una donna, Eva Bitonti, la madre single e vicina di casa di Alfonso. Come andrà a finire?

Un buon cast, ma pochi sorrisi

Da Gigolò per caso: la Sex Guru ci si aspettava qualcosa di più dopo la prima stagione. L’introduzione della sempre affascinante Sabrina Ferilli, attrice che ha già lavorato con De Sica e con cui spesso abbiamo visto, nei lavori precedenti, un rapporto più vivace e scintillante tra i due sul set, non dà i frutti sperati.

Sabrina Ferilli e Christian De Sica in una scena della serie

La guerra tra Giacomo e Rossana è stanca e anche l’alchimia tra i due è appena sufficiente. Nei sei episodi non c’è mai un momento, quando sullo schermo ci sono i due insieme, in cui si ride, e questo è un gran peccato.

Altro personaggio da cui ci si aspettava qualcosa in più è Alfonso. Il Bremer jr. di Sermonti non ha alcuna evoluzione dalla prima stagione ed anzi, nell’episodio di apertura de La Sex Guru, si ritrova nuovamente nella stessa situazione di partenza dell’episodio 1 della stagione 1. Alfonso sembra sempre accettare quasi tutti gli eventi che gli accadono, senza però prendere mai veramente posizione.

Per far decollare il personaggio viene anche introdotta una love story alla Pretty Woman, ma al contrario, con il giovane Bremer che si innamora di una cliente seguace della Astri, che però ho trovato forzata all’interno di questa stagione. La presenza nelle puntate di una vena romantica, rende meno ‘mordenti’ e piccanti gli incontri con le altre clienti, che nella stagione 1 erano stati tra i momenti più divertenti e punto di forza di una serie comedy su dei gigolò.

Stranamente, e lo dico da non fan del comico, funziona il personaggio di Frank Matano: il suo Don Luigi è spassoso in questa stagione in ogni sua apparizione, anche solo per tutte le ‘visioni celestiali’ che ha e per le situazioni equivoche in cui si ritrova.

Eva Bitonti, amore impossibile di Don Luigi (Frank Matano)?

Divertenti anche alcuni siparietti tra De Sica e Sermonti, che riescono comunque a tenere su la baracca, e anche Valerio Lundini riesce a strappare più di un sorriso con la sua comicità surreale. La Angiolini, ancora una volta, risulta non pervenuta: la sua Margherita è un personaggio problematico, sbilanciato e ogni volta che appare non incide mai e, anzi, risulta patetica e ripetitiva nei suoi capricci (e alla fine anche Alfonso pare capirlo).

Quello che ne viene fuori meglio è senza ombra di dubbio Christian De Sica: ancora una volta il suo Giacomo Bremer è credibile e calzante ed anzi l’attore è in discreta forma dopo alcune prove attoriali decisamente appannate degli ultimi anni. È una gran bella notizia, questa.

Perché vedere Gigolò per caso: la Sex Guru?

La serie non è un capolavoro, ma come prodotto di intrattenimento per la TV funziona (poco, ma funziona). Il cast è buono e De Sica e Sermonti, quando sono insieme, sono i Bremer perfetti; il problema sopraggiunge nelle scene separate, dove lo show perde un po’ di appeal.

La trama segue il canovaccio della stagione precedente per molti versi, con l’aggiunta della sola Ferilli/Astri che cerca di ostacolare gli affari dei Bremer, senza però essere realmente un vero e proprio problema.

Ma le prove di alcuni attori secondari, oltre ai due protagonisti, rendono Gigolò per caso: la Sex Guru una serie di accompagnamento per un paio di serate (i sei episodi durano circa 30 minuti l’uno). Non vi lascerà molto, con ogni probabilità, se non la scena finale della stagione che termina con uno dei cliffhanger più classici (e trash) del prodotto seriale televisivo.

Pare che nella stagione 3 i Bremer avranno un altro problema (e protagonista) da affrontare…


VOTO POPCORNERD: 5,5/10

HBO Max

The Outsider: La miniserie horror HBO tratta dal libro di Stephen King

Se amate Stephen King dovete recuperare The Outsider, miniserie del 2020 disponibile su HBO Max, con protagonista un ‘male’ forse più pericoloso del pagliaccio Pennywise

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Quando si parla dei mostri creati da Stephen King, il pensiero corre inevitabilmente a Pennywise. Il clown di IT è diventato un’icona dell’horror moderno grazie alla sua capacità di trasformare le paure dei bambini in un’arma letale, colpendo proprio coloro che gli adulti spesso non riescono ad ascoltare o proteggere.

Eppure, tra le creature nate dalla mente del Re dell’Horror ce n’è una che riesce a risultare persino più inquietante. Si tratta dell’entità protagonista di The Outsider, romanzo pubblicato nel 2018 e successivamente adattato da HBO in una miniserie di 10 episodi disponibile in piattaforma. Un antagonista che non si limita a nutrirsi della paura, ma trae forza da qualcosa di ancora più devastante: il dolore.

Un mostro che si alimenta della sofferenza

I lettori di Stephen King hanno subito notato alcuni punti di contatto tra Pennywise e la creatura di The Outsider. Entrambi sono esseri mutaforma che prendono di mira i bambini, ma le somiglianze finiscono praticamente qui.

L’adattamento televisivo HBO, interpretato da Ben Mendelsohn, Cynthia Erivo e Jason Bateman, racconta la storia di un’entità conosciuta con diversi nomi: L’Estraneo, El Cuco oppure semplicemente l’Uomo Nero.

Il suo metodo è tanto semplice quanto terrificante. Si introduce in una comunità, assume l’aspetto di una persona innocente e fa in modo che venga vista mentre commette l’omicidio di un bambino. Da quel momento osserva gli eventi da lontano, lasciando che il sospetto, il dolore e la rabbia facciano il resto.

Il vero nutrimento della creatura, infatti, non è la morte in sé, ma la devastazione emotiva che lascia dietro di sé. Famiglie distrutte, amicizie spezzate, comunità che si sgretolano e innocenti condannati a pagare per crimini mai commessi diventano il terreno ideale su cui prospera il mostro.

Creature di King a confronto: El Cuco è più spaventoso di Pennywise?

Se Pennywise terrorizza le sue vittime per poterle divorare, l’entità di The Outsider agisce su una scala molto più ampia.

La vicenda prende il via con il brutale omicidio del piccolo Frankie Peterson, delitto per il quale viene immediatamente accusato Terry Maitland, amatissimo allenatore di baseball locale. Tutte le prove sembrano inchiodarlo, ma Terry è completamente innocente. È stato infatti El Cuco ad assumere il suo aspetto proprio per incastrarlo.

Da quel momento il mostro osserva la tragedia consumarsi. I genitori di Frankie sono distrutti dalla perdita del figlio, mentre la famiglia Maitland vede la propria vita andare in pezzi sotto il peso delle accuse e dell’odio della comunità.

È questa la vera forza dell’antagonista. Non cerca semplicemente nuove vittime: alimenta una spirale di sofferenza che coinvolge chiunque entri in contatto con il caso. Per questo motivo risulta persino più inquietante di Pennywise. Non colpisce soltanto i bambini, ma corrompe l’intera rete di affetti che li circonda.

È il dolore il vero protagonista della serie

Come spesso accade nelle opere di Stephen King, il mostro è soltanto il simbolo di qualcosa di molto più reale.

In The Outsider il tema dominante è il lutto. Una presenza costante che accompagna praticamente ogni personaggio della storia.

Il protagonista è il detective Ralph Anderson, interpretato da Ben Mendelsohn, incaricato di guidare le indagini sull’omicidio di Frankie Peterson. In una piccola comunità dove tutti si conoscono, Ralph decide di arrestare personalmente Terry Maitland, convinto della sua colpevolezza.

Dietro questa scelta c’è però una ferita ancora aperta. Ralph e sua moglie non hanno mai superato la morte del loro figlio, scomparso anni prima a causa di una malattia infantile.

Quel dolore influenza inevitabilmente il suo giudizio. La rabbia e il senso di colpa rendono impossibile affrontare il caso con lucidità, contribuendo indirettamente alla tragedia che travolge Terry Maitland.

L’uomo, infatti, viene arrestato pubblicamente per un crimine che non ha commesso e poco dopo viene ucciso da un familiare della vittima, senza avere la possibilità di dimostrare la propria innocenza.

La disperazione della moglie Glory, rimasta sola a difendere il nome del marito, rappresenta uno degli esempi più crudeli della malvagità di El Cuco. La creatura continua infatti ad alimentarsi del dolore anche dopo la morte della sua vittima, dimostrando come il suo vero obiettivo sia la distruzione emotiva delle persone.

Un male assoluto che lascia segni indelebili

Nel corso della serie Ralph è costretto a fare i conti con le conseguenze delle proprie decisioni e con il peso della responsabilità nella morte di Terry.

La ricerca della verità diventa quindi anche un percorso personale verso una possibile redenzione, pur sapendo che alcune ferite non potranno mai essere rimarginate.

È proprio qui che The Outsider si distingue da molte altre storie di Stephen King. L’Estraneo non è soltanto una creatura soprannaturale, ma una rappresentazione del male più assoluto, capace di manipolare le persone, distruggere famiglie e trasformare il dolore in un’arma.

Persino Pennywise, con tutta la sua brutalità, appare quasi “semplice” se confrontato con un’entità che pianifica ogni tragedia con l’unico scopo di assistere al collasso emotivo delle sue vittime.

The Outsider: un finale brutale e spietato

Chi conosce IT sa che, nonostante il prezzo pagato dai protagonisti, la storia lascia comunque spazio a una certa speranza.

The Outsider, invece, percorre la strada opposta.

Gli episodi conclusivi spingono tutti i protagonisti al limite, mettendoli davanti a perdite sempre più dolorose. L’entità dimostra inoltre un’altra inquietante capacità: manipolare psicologicamente chi le sta intorno.

Tra le sue vittime c’è anche il detective Jack, costretto a diventare uno strumento del mostro dopo essere stato sottoposto a sofferenze fisiche e mentali insopportabili. Lo scontro finale culmina in una violenta sparatoria che lascia sul campo numerosi personaggi ai quali il pubblico aveva imparato ad affezionarsi.

Nemmeno Holly Gibney, investigatrice privata interpretata da Cynthia Erivo, viene risparmiata dal dolore. Quando sembra aver finalmente trovato una persona capace di comprenderla e accettarla, la perde improvvisamente, ritrovandosi ancora una volta costretta ad andare avanti.

Uno dei migliori adattamenti di Stephen King

Il finale lascia anche un interrogativo destinato a rimanere aperto. Ralph e Holly riescono a fermare El Cuco, ma la serie non chiarisce mai del tutto se creature simili siano uniche o se possano tornare a manifestarsi in futuro.

Ed è proprio questa ambiguità a rafforzare il messaggio dell’opera. Così come il dolore non può essere cancellato, anche il male non è qualcosa che si elimina definitivamente. Si può affrontare, sopravvivere e imparare a conviverci, ma non esiste una soluzione semplice.

Per questo motivo The Outsider viene ancora oggi considerato uno degli adattamenti televisivi più riusciti di Stephen King. Un thriller psicologico che utilizza l’horror soprannaturale per raccontare il peso del lutto, trasformando El Cuco in uno dei mostri più inquietanti e significativi mai usciti dalla fantasia dello scrittore americano.

*Fonte del presente articolo: CBR.com

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Fumetti

Something Is Killing the Children: la guida definitiva allo Slaughterverse

Personaggi, casate, mostri e tutte le pubblicazioni italiane dell’universo Something is Killing the Children di Edizioni BD​.

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Mostri invisibili agli adulti. Un’antica organizzazione segreta. Una cacciatrice armata di una gigantesca lama. Bastano poche pagine di Something is Killing the Children per capire perché la serie di James Tynion IV e Werther Dell’Edera sia diventata uno dei fumetti horror più importanti dell’ultimo decennio. Pubblicata in Italia da Edizioni BD, la serie ha dato vita a uno dei più interessanti universi narrativi del fumetto indipendente americano: lo Slaughterverse.

Da scommessa editoriale a cult moderno

Quando James Tynion IV propose Something is Killing the Children a BOOM! Studios, l’idea era quella di raccontare una storia horror dalle atmosfere cupe e autoconclusiva. Il successo riscosso fin dal primo numero, però, cambiò rapidamente i piani editoriali. Le ottime vendite, l’entusiasmo della critica e il passaparola tra i lettori convinsero l’editore a trasformare quella che sembrava destinata a essere una serie di breve durata in un progetto molto più ambizioso.

Pubblicata per la prima volta nel 2019, la serie si è affermata in pochi anni come uno dei maggiori successi del fumetto indipendente americano, conquistando numerosi riconoscimenti e imponendosi come uno dei titoli di punta del catalogo BOOM! Studios. Il merito è soprattutto della capacità di James Tynion IV di combinare horror, thriller e world building, dando vita a un universo narrativo che si espande senza perdere coerenza.

Il successo della serie principale ha portato alla nascita dello Slaughterverse, un universo narrativo in continua espansione. Il primo tassello di questo progetto è House of Slaughter, spin-off che approfondisce il funzionamento dell’Ordine di San Giorgio e il passato di alcuni dei suoi membri più importanti. Parallelamente, BOOM! Studios ha arricchito la linea editoriale con edizioni deluxe, speciali e numerose variant cover, trasformando la serie in uno dei maggiori successi del fumetto indipendente americano. In Italia, Edizioni BD ha accompagnato questa crescita pubblicando progressivamente tutte le opere principali finora disponibili nel nostro Paese.

Un universo in continua espansione

Lo Slaughterverse non cresce soltanto attraverso nuovi mostri da affrontare. Ogni arco narrativo amplia un diverso aspetto della mitologia creata da James Tynion IV: dalle origini di Erica Slaughter alle lotte di potere all’interno dell’Ordine di San Giorgio, passando per l’espansione della lore grazie allo spin-off House of Slaughter. Ecco i principali capitoli dell’universo pubblicato in Italia da Edizioni BD.

Archer’s Peak Saga (Something is Killing the Children Vol. 1-2)

È il racconto che ha dato origine al fenomeno mondiale. Nella tranquilla cittadina di Archer’s Peak una serie di efferati omicidi di bambini getta la comunità nel panico. Gli adulti parlano di un serial killer, mentre i pochi sopravvissuti raccontano di creature mostruose impossibili da descrivere. È qui che compare Erica Slaughter, una giovane donna armata di una gigantesca lama, incaricata di eliminare il vero responsabile della strage.

Nei primi due volumi James Tynion IV costruisce un horror capace di fondere atmosfere alla Stephen King, mistero investigativo e dark fantasy. Il lettore scopre gradualmente le regole dello Slaughterverse: i mostri sono invisibili alla maggior parte degli adulti, si nutrono delle paure dei bambini e possono essere affrontati soltanto da chi conosce la loro vera natura.

Erica Slaughter: la cacciatrice diventata leggenda

In pochi anni Erica Slaughter è diventata uno dei personaggi più riconoscibili del fumetto americano contemporaneo. Il suo successo non deriva soltanto dal design iconico – la mascherina, la lunga chioma bionda, la gigantesca lama e il fedele pupazzo Octo – ma soprattutto dalla sua complessità.

A differenza dei classici eroi dell’horror, Erica non combatte per gloria o vendetta. Cresciuta all’interno dell’Ordine di San Giorgio, è stata addestrata fin dall’infanzia a sacrificare la propria vita per proteggere gli altri, pagando però un prezzo altissimo in termini di libertà e umanità. Ogni missione la costringe a scegliere tra il codice imposto dall’Ordine e ciò che ritiene davvero giusto, trasformando molti scontri in dilemmi morali prima ancora che fisici.

Il suo carattere schivo, il sarcasmo con cui affronta anche le situazioni più disperate e la profonda empatia nei confronti dei bambini sopravvissuti agli attacchi dei mostri la rendono una protagonista lontana dagli stereotipi del “cacciatore infallibile”. Erica è una guerriera straordinaria, ma è anche una persona profondamente segnata dai traumi del proprio passato, costretta a convivere con un destino che non ha mai scelto davvero.

È proprio questo equilibrio tra forza e vulnerabilità ad aver trasformato Erica Slaughter in una delle grandi protagoniste del fumetto horror moderno, tanto da diventare il volto dell’intero “Slaughterverse” e una delle creazioni più amate di James Tynion IV.

Il peso dell’Ordine (Something is Killing the Children Vol. 3)

Concluse le vicende di Archer’s Peak, la serie cambia completamente prospettiva. Il vero protagonista diventa l’Ordine di San Giorgio, l’antichissima organizzazione segreta che da secoli combatte le creature nell’ombra. Le missioni di Erica non dipendono più soltanto dalla presenza dei mostri, ma anche dalle decisioni dei suoi superiori, da regole rigide e da una struttura gerarchica che non ammette errori.

È il volume che trasforma Something is Killing the Children da eccellente horror a grande racconto di world building. Il lettore comprende che dietro ogni caccia si nasconde una rete internazionale di cacciatori, studiosi e strateghi, ciascuno con un ruolo ben preciso nella lotta contro il soprannaturale.

Cecilia Slaughter: il pugno di ferro dell'Ordine

Tra le figure più influenti dello Slaughterverse, Cecilia Slaughter rappresenta l’autorità dell’Ordine di San Giorgio nella sua forma più rigorosa. Membro di spicco di Casa Slaughter, è una leader rispettata e temuta, convinta che la sopravvivenza dell’umanità dipenda dal rispetto assoluto delle regole che governano l’organizzazione.

A differenza di Erica, che spesso lascia che siano la propria coscienza e l’istinto a guidarne le decisioni, Cecilia antepone sempre il bene collettivo alle esigenze del singolo. Per lei ogni missione è parte di un disegno più grande e ogni cacciatore è una risorsa al servizio dell’Ordine. Questa visione pragmatica la porta a prendere decisioni difficili e talvolta spietate, rendendola uno dei personaggi più complessi e moralmente ambigui della serie.

Il rapporto tra Cecilia ed Erica è uno dei cardini della narrazione. Più che un semplice scontro tra protagonista e antagonista, il loro confronto mette in scena due filosofie opposte: da una parte chi ritiene che le regole esistano per essere rispettate a ogni costo, dall’altra chi è disposto a infrangerle pur di salvare una vita innocente. È proprio questa tensione a dare profondità allo Slaughterverse, dimostrando come i conflitti più duri non siano sempre quelli combattuti contro i mostri.

Nel corso della serie e di House of Slaughter, Cecilia assume un ruolo sempre più centrale nella costruzione della mitologia dell’Ordine di San Giorgio. Attraverso la sua figura, James Tynion IV mostra il peso delle responsabilità che gravano sui vertici dell’organizzazione e quanto sia sottile il confine tra leadership, sacrificio e ossessione. Più che una semplice autorità, Cecilia Slaughter incarna l’ideologia stessa della Casa: proteggere il mondo dal buio, anche quando ciò significa compiere scelte che nessun altro avrebbe il coraggio di prendere.

Le origini di Erica Slaughter (Something is Killing the Children Vol. 4-5)

Per capire davvero Erica bisogna guardare al suo passato.

Questo arco narrativo racconta il suo ingresso nella Casa Slaughter e il durissimo addestramento che trasforma una bambina sopravvissuta ai mostri, in una delle migliori cacciatrici dell’Ordine. Attraverso una lunga serie di flashback scopriamo il significato delle Maschere, il rapporto tra maestro e allievo e il prezzo psicologico richiesto a chi dedica la propria vita alla caccia.

È probabilmente la parte più emotiva della serie, perché mostra come Erica sia stata privata di una normale adolescenza in nome di una missione più grande di lei. Molti dei suoi comportamenti nella storia principale acquistano così un significato completamente nuovo.

Allo stesso tempo vengono introdotti personaggi fondamentali per l’espansione dello Slaughterverse, destinati a tornare sia nella serie principale che negli spin-off.

Charlotte Cutter: una cacciatrice fuori dagli schemi

Tra i personaggi più affascinanti introdotti nello Slaughterverse, Charlotte Cutter rappresenta una delle figure più enigmatiche e imprevedibili dell’Ordine di San Giorgio. Pur condividendo con Erica lo stesso obiettivo – proteggere l’umanità dalle creature – il suo modo di interpretare la missione è profondamente diverso, rendendola uno dei personaggi più sfaccettati dell’universo creato da James Tynion IV.

Charlotte è una cacciatrice eccezionale, dotata di un talento fuori dal comune e di una personalità magnetica. Sicura di sé, ironica e spesso provocatoria, affronta il pericolo con un atteggiamento quasi disinvolto, in netto contrasto con il carattere più chiuso e tormentato di Erica. Dietro questa apparente leggerezza, però, si nasconde una guerriera perfettamente consapevole del prezzo che comporta appartenere alla Casa di Slaughter.

La sua presenza contribuisce ad ampliare il punto di vista del lettore sull’Ordine di San Giorgio. Attraverso Charlotte emerge infatti che non esiste un solo modo di essere un cacciatore: ogni membro della Casa affronta il proprio ruolo secondo sensibilità, esperienze e convinzioni differenti. Questo arricchisce ulteriormente il world building della serie, mostrando come l’Ordine sia una realtà molto più articolata di quanto lasci intendere la sola esperienza di Erica.

La Tribulation Saga (Something is Killing the Children Vol. 6-9)

Con la Tribulation Saga il fumetto cambia nuovamente pelle.

I mostri continuano a rappresentare una minaccia costante, ma il cuore della narrazione si sposta definitivamente all’interno dell’Ordine di San Giorgio. Erica diventa una figura sempre più scomoda per i vertici dell’organizzazione e il conflitto assume toni quasi politici, mettendo in discussione il significato stesso della parola “ordine”.

James Tynion IV amplia ulteriormente la mitologia della serie, approfondendo il ruolo delle diverse casate, la classificazione delle creature e le conseguenze delle decisioni prese da Erica nel corso delle sue missioni.

È la fase in cui Something Is Killing the Children smette definitivamente di essere “la storia di una cacciatrice di mostri” e diventa un universo narrativo complesso, fatto di intrighi, tradimenti e dilemmi morali.

Lo spin-off che cambia prospettiva

Se la serie principale racconta Erica Slaughter, House of Slaughter mostra cosa significhi vivere all’interno dell’Ordine di San Giorgio.

Ogni arco approfondisce personaggi diversi, permettendo ai lettori di osservare la Casa Slaughter da prospettive completamente nuove.

Aaron Slaughter: il peso della Maschera

Se Erica Slaughter è il simbolo dello Slaughterverse, Aaron Slaughter ne rappresenta l’anima più fragile e tormentata. Introdotto nella serie principale e protagonista di House of Slaughter, Aaron offre al lettore una prospettiva completamente diversa sulla Casa di Slaughter e sull’Ordine di San Giorgio, mostrando cosa significhi crescere all’interno di un’organizzazione che trasforma bambini sopravvissuti all’orrore in cacciatori di mostri.

A differenza di Erica, che affronta il proprio destino con una determinazione quasi assoluta, Aaron è un personaggio più introspettivo e vulnerabile. Il suo percorso è segnato da dubbi, paure e continui conflitti interiori, elementi che lo portano spesso a mettere in discussione le rigide regole dell’Ordine e il prezzo richiesto a chi decide di consacrare la propria vita alla lotta contro le creature.

Attraverso la sua storia, House of Slaughter esplora aspetti dello Slaughterverse solo accennati nella serie principale: il difficile addestramento delle reclute, i rapporti tra maestro e allievo, il peso delle aspettative e il delicato equilibrio tra obbedienza e libertà personale. Aaron diventa così il punto di contatto tra il lettore e la Casa di Slaughter, permettendo di osservare dall’interno un’organizzazione tanto affascinante quanto spietata.

Più che un semplice protagonista dello spin-off, Aaron è il personaggio che completa il ritratto dell’Ordine di San Giorgio: se Erica ne incarna l’efficienza sul campo di battaglia, Aaron ne mostra il costo umano, ricordando che dietro ogni cacciatore si nasconde una persona costretta a sacrificare la propria infanzia per proteggere quella degli altri.

Il percorso di Aaron Slaughter (House of Slaughter Vol. 1, 3 e 5)

Aaron Slaughter è uno dei personaggi più importanti dello Slaughterverse dopo Erica.

I volumi a lui dedicati raccontano il suo ingresso nella Casa, il difficile addestramento e il conflitto costante tra la propria sensibilità e le regole imposte dall’Ordine.

A differenza di Erica, Aaron mette continuamente in discussione ciò che gli viene insegnato. Le sue storie esplorano temi come l’identità personale, il libero arbitrio, il trauma e il desiderio di appartenere a una famiglia che, paradossalmente, sembra incapace di offrire affetto.

Sono probabilmente gli episodi più introspettivi dell’intero Slaughterverse e permettono di comprendere quanto il vero nemico dell’Ordine non siano soltanto i mostri, ma anche la rigidità delle sue stesse regole.

La Trilogia dei Colori (House of Slaughter Vol. 2, 4 e 6)

Uno degli aspetti più interessanti dello spin-off è la cosiddetta “Trilogia dei Colori”. Ogni volume segue un protagonista appartenente a una diversa Casata dell’Ordine, mostrando come ogni Maschera interpreti in modo differente il concetto di protezione dell’umanità.

Queste storie non puntano tanto sull’azione quanto sull’espansione del world building. Attraverso nuovi personaggi scopriamo il funzionamento interno dell’organizzazione, le differenze culturali tra le casate e il modo in cui ogni membro affronta il peso della propria missione.

È grazie a questi racconti che lo Slaughterverse acquisisce la profondità tipica dei grandi universi narrativi contemporanei.

Pur essendo uno spin-off, ogni arco narrativo di House of Slaughter aggiunge informazioni preziose sulla struttura dell’Ordine di San Giorgio, approfondisce il significato delle maschere, introduce nuovi protagonisti e offre una prospettiva diversa sugli eventi vissuti da Erica Slaughter.

Per chi desidera comprendere davvero il funzionamento dello Slaughterverse, la lettura di House of Slaughter rappresenta il complemento ideale a Something Is Killing the Children. Insieme, le due serie costruiscono uno degli universi horror più ricchi e stratificati del fumetto americano contemporaneo.

Le regole dell'orrore

Uno degli elementi più originali della serie è la sua mitologia.

I mostri non sono semplici creature soprannaturali, ma entità strettamente legate alle paure infantili. Più intensa è la paura di un bambino, maggiore è la possibilità che una creatura riesca a manifestarsi nel mondo reale.

È per questo che i bambini sono quasi sempre gli unici testimoni degli attacchi, mentre gli adulti, incapaci di vedere le creature, interpretano le stragi come opera di serial killer, animali feroci o incidenti.

Ma i mostri non sono tutti uguali. Nel corso della serie emerge una vera e propria classificazione delle creature, ciascuna con caratteristiche, capacità e punti deboli differenti. Alcune si comportano come predatori animali, altre dimostrano un’intelligenza sorprendente, mentre le più potenti possono manipolare l’ambiente circostante o sfruttare le paure delle proprie vittime.

Per questo motivo ogni missione richiede un lungo lavoro investigativo: comprendere la natura del mostro è spesso più importante dello scontro stesso.

L’Ordine di San Giorgio cataloga ogni creatura incontrata, raccogliendo informazioni che vengono tramandate ai futuri cacciatori. È questo approccio quasi scientifico che distingue Something Is Killing the Children da molti altri fumetti horror: non basta essere coraggiosi per sopravvivere, bisogna conoscere il proprio nemico.

Il Drago: il custode delle antiche verità

Tra le figure più enigmatiche dello Slaughterverse spicca il Drago, un’entità antichissima il cui ruolo va ben oltre quello di semplice creatura soprannaturale. Più che un antagonista o un alleato, il Drago rappresenta la memoria vivente dell’Ordine di San Giorgio, custodendo conoscenze che attraversano secoli di caccia ai mostri e di guerre combattute nell’ombra.

La sua presenza contribuisce ad ampliare la mitologia della serie, suggerendo che il conflitto tra l’Ordine e le creature sia solo una parte di una storia molto più antica e complessa. Attraverso il Drago, James Tynion IV introduce il tema della conoscenza come arma: per sopravvivere non basta essere forti o coraggiosi, è necessario comprendere il passato, interpretarne i segreti e tramandarne gli insegnamenti alle generazioni future.

Più che un semplice personaggio, il Drago incarna il legame tra storia, leggenda e realtà, ricordando al lettore che nello Slaughterverse ogni mistero nasconde un frammento di una mitologia ancora tutta da esplorare.

Due autori, un universo da incubo

Il successo di Something is Killing the Children nasce dall’incontro tra due autori che hanno saputo valorizzare reciprocamente il proprio talento. James Tynion IV costruisce una narrazione che va ben oltre il semplice horror: intreccia mistero, thriller, dramma psicologico e un meticoloso lavoro di world building, dando vita a uno degli universi narrativi indipendenti più ricchi degli ultimi anni. Ogni nuovo volume aggiunge tasselli alla mitologia dell’Ordine di San Giorgio  senza sacrificare il ritmo della storia, mantenendo costante il senso di scoperta che accompagna il lettore.

A dare forma a questo mondo è il tratto inconfondibile di Werther Dell’Edera, autore italiano ormai affermato nel mercato statunitense. Le sue tavole alternano momenti di quiete a improvvise esplosioni di violenza, con un segno nervoso, dinamico e fortemente espressivo che rende tangibile la tensione di ogni scena. I mostri, mai uguali tra loro, incarnano le paure dei protagonisti senza perdere credibilità, mentre il character design di Erica Slaughter è diventato uno dei più iconici del fumetto contemporaneo.

L’alchimia tra la scrittura di Tynion e le matite di Dell’Edera è uno dei principali punti di forza della serie.

Se il primo costruisce un universo ricco di misteri e personaggi moralmente complessi, il secondo gli conferisce un’identità visiva immediatamente riconoscibile, esaltata dai colori di Miquel Muerto. Il risultato è un’opera in cui testo e immagini dialogano perfettamente, trasformando Something is Killing the Children in uno dei fumetti horror più influenti e premiati del panorama americano moderno.

Perché non puoi perderti lo Slaughterverse

Negli ultimi anni il fumetto horror ha conosciuto una nuova stagione di grande creatività, ma poche opere sono riuscite a lasciare il segno quanto questa. La serie di James Tynion IV e Werther Dell’Edera non conquista soltanto per l’atmosfera inquietante o per i suoi mostri, ma per la capacità di costruire un universo narrativo coerente, popolato da personaggi complessi e da una mitologia che si espande volume dopo volume.

Chi cerca un horror ricco di tensione troverà una storia capace di sorprendere continuamente; chi ama il fantasy apprezzerà la cura con cui vengono sviluppate le Casate, l’Ordine di San Giorgio e le regole che governano le creature; chi, invece, predilige i grandi personaggi troverà in Erica Slaughter una protagonista sfaccettata, lontana dagli stereotipi e destinata a rimanere impressa ben oltre l’ultima pagina.

A rendere l’opera ancora più interessante è la perfetta sintonia tra la scrittura di Tynion e le tavole di Werther Dell’Edera, che trasformano ogni volume in un’esperienza visiva e narrativa di altissimo livello. A rendere l’opera ancora più interessante contribuisce anche House of Slaughter, uno spin-off che amplia la mitologia dell’Ordine di San Giorgio senza perdere il legame con la serie principale. Insieme ai volumi di Something Is Killing the Children, costruisce uno degli universi horror più affascinanti del fumetto americano contemporaneo.

Un horror destinato a lasciare il segno

Nel panorama del fumetto horror contemporaneo, Something is Killing the Children occupa ormai un posto di assoluto rilievo. Quella che all’inizio sembra una storia di mostri nascosti nell’ombra si rivela, volume dopo volume, un universo narrativo sorprendentemente articolato, dove il vero orrore non nasce soltanto dalle creature, ma anche dai compromessi, dai sacrifici e dalle scelte che i protagonisti sono costretti ad affrontare.

Grazie alla scrittura di James Tynion IV e alle tavole evocative di Werther Dell’Edera, lo Slaughterverse è riuscito a distinguersi nel panorama del fumetto indipendente americano per la qualità del suo world building, la profondità dei personaggi e una mitologia che continua a espandersi senza perdere coerenza. La serie principale, gli spin-off e i volumi speciali contribuiscono infatti a costruire un mosaico narrativo in cui ogni tassello aggiunge nuovi dettagli sull’Ordine di San Giorgio, sulle sue casate e sul misterioso legame tra i mostri e le paure dell’infanzia.

Con la pubblicazione italiana curata da Edizioni BD, oggi è possibile seguire l’evoluzione dello Slaughterverse attraverso la serie principale e House of Slaughter, due opere complementari che hanno contribuito a fare di Something Is Killing the Children uno dei fumetti horror più acclamati degli ultimi anni. Un universo narrativo ancora in espansione, capace di conquistare tanto gli appassionati dell’horror quanto i lettori in cerca di una saga ricca di misteri, personaggi memorabili e un world building di altissimo livello.

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La trilogia extraterrestre di Dylan Dog di Sclavi e Brindisi

Recensione della Trilogia Extraterrestre di Dylan Dog, scritta da Tiziano Sclavi e disegnata da Bruno Brindisi

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Quando si parla di alieni nel contesto dell’intrattenimento – libri, cinema o serie TV – non si può non pensare ad alcuni classici come i romanzi The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy (Guida Galattica per gli Autostoppisti) di Douglas Adams e The Three-Body Problem (Il Problema dei Tre Corpi) di Cixin Liu, oppure agli iconici film di Steven Spielberg come E.T. l’Extraterrestre, Close Encounters of the Third Kind (Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo) o il più recente Disclosure Day.

Il tema degli UFO e della vita nell’universo ha sempre esercitato un fascino irresistibile, capace di attrarre da sempre le menti di scrittori e sceneggiatori. Tiziano Sclavi entra a far parte di questa cerchia di “creators sci-fi” grazie alla sua Trilogia Extraterrestre, che vede Dylan Dog indagare misteriosi casi legati ad avvistamenti alieni e incontri del terzo tipo in tre storie nelle quali omaggia il genere sci-fi, citando anche il leggendario Spielberg.

Questa trilogia, raccolta nell’undicesimo volume de I Classici del Fumetto di Repubblica – Serie Oro, comprende i tre racconti Terrore dall’infinito, pubblicato nell’ottobre 1991 sul n. 61; Quando cadono le stelle, uscito nell’agosto 1997 sul n. 131; e Lassù qualcuno ci chiama, pubblicato nel gennaio 1998 sul n. 136 di Dylan Dog. Tutte e tre le storie sono scritte da Tiziano Sclavi e disegnate da Bruno Brindisi.

Il filo conduttore che lega queste tre storie è il modo in cui Sclavi affronta il tema degli alieni e delle abduzioni, mescolando elementi sci-fi alla lore dell’Indagatore dell’Incubo senza mai risultare scontato o forzato.

Il primo racconto, Terrore dall’infinito, è un chiaro esempio di questo esperimento, decisamente riuscito, con cui Sclavi e Brindisi mescolano i due generi senza snaturare il personaggio di Dylan Dog.

Dolore alienante

La prima storia di questa trilogia, Terrore dall’Infinito, mescola il mistero “alla Dylan Dog” alla fantascienza spielberghiana e lo fa raccontando la storia di Whitley Davies, un uomo divorato dal dolore e dal trauma per la perdita del fratello in giovane età, che, per affrontare questo lutto, si chiude in se stesso e diventa testimone di un incontro ravvicinato con degli alieni. Dylan Dog viene chiamato in causa dallo stesso Whitley per aiutarlo a risolvere il mistero che gli sta lentamente rovinando la vita.

Storia di estrema potenza narrativa questa raccontata nel numero 61 di Dylan Dog. L’approccio di Sclavi al tema “alieni” non sarebbe potuto essere più incisivo e indimenticabile. Quella di Whitley non è semplicemente una storia di abduction ma è un viaggio nei ricordi dolorosi di un bambino che ha inconsciamente rimosso un trauma troppo doloroso da sopportare sostituendolo con un’entità altrettanto misteriosa come quella degli alieni.

Tavola tratta da Dylan Dog n. 61
Tavola tratta da Dylan Dog n. 61

Quello che mi ha colpito maggiormente di Terrore dall’Infinito è l’atmosfera di costante tensione che Sclavi riesce a costruire pagina dopo pagina. Per tutta la lettura si rimane sospesi tra realtà e illusione, senza mai avere la certezza che ciò che sta vivendo il protagonista sia davvero accaduto o sia soltanto il frutto del suo trauma e della sua mente. È proprio questa ambiguità a rendere la storia così coinvolgente, fino a un finale imprevedibile, con un colpo di scena degno dei migliori racconti di Dylan Dog. A completare il quadro ci sono i disegni superlativi di Bruno Brindisi, capaci di dare forma tanto all’angoscia quanto al senso di meraviglia che permeano l’intero racconto. Per tutti questi motivi, Terrore dall’Infinito è entrata di diritto tra le mie storie preferite dell’Indagatore dell’Incubo, accanto a capolavori come Il lungo addio e Memorie dall’invisibile.

La paura del diverso

In Quando cadono le stelle, la seconda storia della trilogia, Sclavi si collega direttamente a Terrore dall’Infinito: ritroviamo infatti Whitley Davies, ormai invecchiato e malato terminale, in fuga dai militari perché è entrato in possesso di un filmato top secret di cui vogliono impedire la divulgazione. Davies si affida nuovamente ai servizi del nostro Dylan Dog per riuscire a mettersi in salvo e trovare una risposta definitiva alla domanda: “C’è vita nell’universo?”.

Tavola tratta da Dylan Dog n. 131
Tavola tratta da Dylan Dog n. 131

Quello che colpisce di più di Quando cadono le stelle è la crudeltà dell’uomo nei confronti del diverso e quanto questa nasconda una profonda fragilità. Sclavi utilizza gli alieni per rappresentare tutto ciò in cui l’essere umano non si riconosce e che, proprio per questo, percepisce come “alieno”: che si tratti di un grigio dalla testa ovale o, leggendo tra le righe, di un altro essere umano con un colore della pelle o una cultura diversi dai propri.

Dylan Dog incontra Arrival

Degli scienziati captano un messaggio proveniente dallo spazio profondo, ma decifrarlo sembra impossibile, poiché l’idioma utilizzato dal misterioso mittente è profondamente diverso da qualsiasi forma di comunicazione scritta o verbale conosciuta dall’uomo. Così, un linguista si mette alla ricerca di una “lingua madre” che possa essere utilizzata per comunicare con queste entità extraterrestri.

No, non ho appena riassunto la trama di Arrival di Denis Villeneuve, ma quella della terza e ultima storia che conclude la trilogia extraterrestre di Sclavi e Brindisi: Lassù qualcuno ci chiama.

Tavola tratta da Dylan Dog n. 136
Tavola tratta da Dylan Dog n. 136

Dylan e Groucho si trovano in Galles e, per puro caso – o forse per la legge dei grandi numeri – vengono trascinati in una vicenda più grande di loro, fatta di folklore, alieni e… mucche.

Quello che mi ha colpito di più di questa storia – ed è anche il motivo per cui ho apprezzato particolarmente Arrival – è il modo in cui Sclavi racconta la profonda diversità tra gli esseri umani e un popolo extraterrestre, così distanti da avere difficoltà perfino a instaurare la più basilare e primitiva forma di comunicazione. L’introduzione della figura del linguista richiama fortemente il film di Denis Villeneuve – o forse è il contrario, viste le date di pubblicazione delle due opere? – e non posso che ammettere che questo Dylan Dog più sci-fi e meno orientato al mistero mi abbia piacevolmente sorpreso.

In questo numero, Tiziano Sclavi propone una profonda riflessione sull’anima, teorizzando che, nel momento della morte, ogni essere umano la liberi, generando una sorta di energia cosmica che si manifesta sotto forma di canto. Un’immagine potente, capace di lasciare ampio spazio all’interpretazione del lettore.

Conclusione

La Trilogia Extraterrestre di Tiziano Sclavi e Bruno Brindisi, che raccoglie le tre storie Terrore dall’Infinito, Quando cadono le stelle e Lassù qualcuno ci chiama, è la prova tangibile dell’influenza della fantascienza americana sul fumetto italiano. Ispirandosi alle pellicole di Steven Spielberg, Sclavi rielabora il mistero degli UFO in chiave profondamente “dylaniata”, mescolando elementi scientifici e mistero soprannaturale con grande naturalezza.

Sono tre racconti che mi sento di consigliare a chiunque voglia avvicinarsi al mito di Dylan Dog, ma anche ai lettori più esperti che desiderano recuperare alcune delle storie più riuscite dell’Indagatore dell’Incubo.

VOTO POPCORNERD 9.5/10

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