Cinema
Volgari, popolari, irresistibili: storia (im)perfetta del Cinepanettone
Il Cinepanettone non è solo un genere; è uno state of mind, un culto, un intramontabile stile di cinema che non c’è più. Con questo speciale, vi vogliamo raccontare perché è stato così importante per diverse generazioni di italiani.
L’aria di festa di questi giorni è guidata, manco a dirlo, da una colonna sonora che va da Last Christmas dei Wham! a All I Want for Christmas Is You di Mariah Carey.
I cenoni, i pranzi incessanti e brindisi che vedono bicchieri scontrarsi come mai accade durante l’anno, riportano alla mente di molti nostalgici gli “Anni d’Oro”, quando il Natale era molto più genuino e semplice, dove nella tradizione, il trascorrere questi giorni con parenti e famiglia era ‘solo’ una parte dei festeggiamenti di rito.
Gli anni più spensierati, in cui le partite a tombola erano l’evento della giornata, i panettoni venivano scartati a bancali, i parenti più anziani ti chiedevano “e tu non ce l’hai la ragazza?“, gli scherzi agli zii in stato catatonico dopo ore di gozzoviglie erano la prassi… e poi c’era la giornata al cinema.
Per smaltire le abbuffate, molte famiglie, principalmente dal 26 dicembre fino ai primi dell’anno, correvano nelle sale per vedere i film del momento: opere che erano un vero rituale, una tradizione popolare tramandata di padre in figlio, un momento di spensieratezza e risate da condividere con tutti, amici e parenti.

Già, perché prima dei blockbuster come Avatar e Avengers, i veri campioni d’incassi al cinema tra gli anni ’80 e i primi 2000 nel periodo natalizio, erano i Cinepanettoni.
Ogni anno questi film italiani, realizzati con due lire, con battute spesso di bassa lega e un canovaccio usurato ma vincente, arrivavano nelle sale di tutta Italia, “facendo a botte” con tutti gli altri film, e ne uscivano puntualmente vincitori contro ogni pronostico.
«Vabbé, ma un altro film di Boldi e De Sica chi se lo va a vedere! C’è il nuovo classico Disney!»
E invece, sistematicamente, i numeri al botteghino registravano sale esaurite per interi giorni, con un pubblico che, nonostante li snobbasse e li bistrattasse, alla fine non resisteva a qualche volgarità e scureggia, a un “me la ciula” di Boldi o a un “delicatissimo” di De Sica…
E così, in fila alla cassa quasi come ipnotizzato, il padre di famiglia, guardando le locandine dei film in sala sopra la sua testa, alla fine sentenziava: «Quattro biglietti per l’ultimo di Boldi e De Sica», tra i pianti dei poveri figli che avrebbero, invece, voluto vedere il cartone animato del momento.

I Cinepanettoni, termine coniato solo nel 1997 per etichettare in maniera dispregiativa quelle che venivano qualificate come ‘commediucole’ o pellicole di serie B (povere di trama e ricche di gag ripetitive), nel corso degli anni sono diventati dei veri e propri cult movie della cinematografia italiana.
Film che, in realtà, hanno raccontato l’Italia in modo diretto, sguaiato e istintivo, intercettando gusti, linguaggi e tic di un pubblico generazionale vastissimo che si identificava negli eccessi e nelle caricature dei personaggi.
Il Cinepanettone nasce… al mare: Sapore di mare e l’intuizione di De Laurentiis e Vanzina

Tutto ha inizio nel febbraio del 1983 con Aurelio De Laurentiis e Carlo ed Enrico Vanzina. Il produttore e i due registi (Enrico qui come solo sceneggiatore) realizzano Sapore di mare (1983), creando una formula vincente: un cast variegato, composto da giovani attori in rampa di lancio (tra cui Christian De Sica, Isabella Ferrari e Jerry Calà) e altri già affermati, come Virna Lisi, alle prese con una classica estate all’italiana.
Con personaggi riconoscibili, dialoghi semplici, una colonna sonora nostalgica e una narrazione corale che procede per episodi più che per una vera e propria trama, il film fu un successo enorme, tale da convincere De Laurentiis a proporre a Vanzina una versione natalizia di quella formula.
E così, nel giro di pochi mesi, Carlo, ed il fratello Enrico, Vanzina danno origine al capostipite dei Cinepanettoni, considerato ancora oggi il miglior film del filone: Vacanze di Natale.
I tormentoni memorabili:
«Per quest’anno, non cambiare: | vengo al mare per ciullare! | E come l’anno scorso, | c’è il pirla del bagnino! » Jerry Calà (Luca)
Vacanze di Natale (1983): Cortina, i cafoni e la nascita del mito

Su consiglio di De Laurentiis, che suggerì ai registi di prendere ispirazione da Vacanze d’inverno (1959) di Camillo Mastrocinque, con Alberto Sordi e Vittorio De Sica, i Vanzina ambientano il film a Cortina d’Ampezzo.
Viene riproposta la stessa location esclusiva e quasi lo stesso cast vincente di Sapore di mare, con l’aggiunta di alcuni “pesi massimi” come Guido Nicheli (il celebre Cumenda milanese), Mario Brega (l’uomo dalla mano che «può esse’ piuma o può esse’ fero») e Stefania Sandrelli, intramontabile bellezza dell’epoca, ma anche da attori che interpretavano personaggi macchiettisti rappresentando ‘l’uomo della strada o della porta accanto‘ enfatizzandone le caratteristiche (come, ad esempio, l’accento di provenienza).
Quindi, nell’inverno del 1983 il fenomeno Cinepanettone prende ufficialmente vita, con Cortina come palcoscenico ideale per mettere in scena l’Italia del boom economico, divisa tra nuovi ricchi volgari e borghesia snob.

Christian De Sica (Roberto Covelli) e Jerry Calà (Billo Damasco) sono i due protagonisti che incarnano due mondi opposti ma complementari: da una parte Roberto, l’arricchito romano, spaccone e ignorante; dall’altra Billo, lo squattrinato playboy sciupafemmine che suona al piano bar e finisce spesso nei guai. Ma sono diverse le storie che si intrecciano: da Mario (Claudio Amendola), venuto in vacanza da Roma a Cortina con la sua famiglia un po’ rozza ma simpatica, a Donatone (Guido Nicheli) e Ivana (Stefania Sandrelli), coppia dove lei viene trascurata dal marito e finisce in un triangolo amoroso con l’ex, Billo.
Il film non è ancora sfacciatamente volgare come quelli che verranno in seguito e conserva una certa atmosfera malinconica, con una comicità più genuina da commedia all’italiana.
Tuttavia, contiene già tutti gli elementi fondanti del filone: battute memorabili, personaggi caricaturali, una colonna sonora capace di fissare un’epoca e, soprattutto, l’idea che il Natale al cinema possa essere una festa collettiva, senza troppe pretese.
Questa rappresentazione dell’Italia di quegli anni, unita alla leggerezza e alla serenità che trasmetteva agli spettatori dopo un periodo di forti tensioni nel Paese, fu con ogni probabilità la chiave del successo di un genere che avrebbe generato una vera e propria corrente cinematografica.
I tormentoni memorabili:
«Non sono bello, piaccio… » – Jerry Calà (Billo Damasco)
«Ma la libidine è qui amore! Sole, whisky e sei in pole position » – Guido Nicheli (Donatone Braghetti)
«Beeh, e anche questo Natale… SE LO SEMO LEVATO DA E PALLE!!!! » – Riccardo Garrone (Avv. Covelli)
Vacanze di Natale ’90, ’91 e ’95: l’esplosione del genere con il duo Boldi-De Sica

Dopo Vacanze di Natale, furono diversi i film che, nel corso degli anni ’80, ne raccolsero l’eredità e che, pellicola dopo pellicola, iniziarono a trasformarsi in qualcosa di diverso rispetto al primo esperimento natalizio dei Vanzina. La comicità evolveva di pari passo con la società, andando verso una forma sempre più esplicita, in cui venivano sdoganati gag più spinte, sproloqui, doppi sensi e continui fraintendimenti.
Il vero “boom” del cinepanettone arriva però negli anni Novanta, con la consacrazione del sodalizio tra due vere star del cinema comico italiano: Christian De Sica e Massimo Boldi.
I due avevano già lavorato insieme in diverse pellicole negli anni ’80 (I pompieri, Yuppies – I giovani di successo, Yuppies II), ma è con Vacanze di Natale ’90 diretto questa volta da Enrico Oldoini, che si crea quell’affiatamento e quell’alchimia destinati a vederli fianco a fianco per moltissimi anni e in altrettante pellicole.
Per Boldi si tratta di un vero e proprio “esordio” all’interno della saga, mentre per De Sica è un ritorno, ma con un’esperienza ormai più matura e con un personaggio costruito con maggiore spessore ed enfasi, destinato a riproporsi ricorrentemente in quasi tutti i suoi film: quello del sex symbol coatto e cafone, irresistibilmente attratto dalle bellissime donne.

Le vicende si svolgono questa volta a St. Moritz, e con loro attori affermati come Diego Abatantuono, non più Ras del Quartiere (o quasi) e Andrea Roncato affiancati da belle donne (Corinne Cléry, Maria Grazia Cucinotta) e da personaggi emersi in programmi comici della TV anni ’80, come Ezio Greggio.
La dicotomia tra il milanese ‘bruttarello’ ma simpatico e il romano belloccio ma cafone, funziona alla perfezione e viene riproposta anche l’anno dopo in Vacanze di Natale ’91, uno dei migliori film della serie che vede, tra gli altri, una vecchia gloria come Alberto Sordi interprete di Sabino, un cameriere prossimo alla pensione che, con la sua comicità, arricchisce il film di battute taglienti e inaspettate quando servono.

Ma il meglio deve ancora venire: la consacrazione del duo Boldi e De Sica trova uno dei suoi momenti più alti con Neri Parenti alla regia in Vacanze di Natale ’95 (personalmente il migliore del duo).
Le avventure si svolgono in Colorado e, accanto alle due star del Cinepanettone ecco una stella di caratura internazionale che conferma quanto gli ottimi incassi degli anni precedenti hanno potuto permettere l’ingaggio di attori sulla cresta dell’onda in quel momento: Luke Perry, il Dylan di Beverly Hills 90210, una delle serie più viste degli anni ’90 e ‘crush‘ (come si dice oggi) di una giovanissima Cristiana Capotondi, alle prime esperienze di attrice, che interpreta la figlia del Lorenzo Colombo di Boldi.
In questa pellicola, a parere mio, il film riesce a trovare il giusto equilibrio tra gag telefonate ed esagerate, scurrilità e il puro humor all’italiana, grazie a una colonna sonora che ha reso ulteriormente immortali dei pezzi come No More “I Love You’s” di Annie Lennox o Scatman’s World di Scatman John, nel nostro paese.
Indimenticabile la scena di Massimo Boldi che affronta la ‘Discesa della Morte’ a bordo di un water! Epicità, trash e nonsense che hanno reso eterna questa scena!
I tormentoni memorabili:
«Tiè magnate sta carota. Te placa la fame!» – Christian De Sica (Toni) Vacanze di Natale ’90
«È la mia signora, è un po’ buzzicona ma molto arapante!» – Christian De Sica (Enzo) Vacanze di Natale ’91
«Volete a trippa?» – Alberto Sordi (Sabino) Vacanze di Natale ’91
«Oh, Dio! Me la ciula, me la ciula!!!» – Massimo Boldi (Lorenzo Colombo) Vacanze di Natale ’95
Non solo Vacanze di Natale: De Sica e Boldi tra Roma antica e viaggi nel tempo
Ma facciamo un piccolo passo indietro e torniamo ai primi anni ’90. Il regista Oldoini ha capito che il duo Boldi e De Sica funziona alla grande e quasi come una fotocopia, applica lo stesso format anche nei film successivi, non solo alle pellicole a tema “vacanziero”.
È la volta dei vari Anni ’90 (parte I e parte II), sempre di Oldoini e anche in questo caso stesso cast, ma con le luci puntate su Boldi e De Sica che, film dopo film, raggiungono una sintonia quasi automatica a suon di battute con un incremento di volgarità e gag che giocano sul doppio senso.
Il duo è protagonista anche di film come SPQR – 2000 e ½ anni fa (1994), in cui una comicità eccessiva, gag moderne e battute rozze spesso a sfondo sessuale, giocate sui doppi sensi, vengono calate in una Roma antica totalmente anacronistica; oppure A spasso nel tempo (1996) e A spasso nel tempo 2 – L’avventura continua (1997), che vedono i due protagonisti viaggiare nel tempo e confrontarsi con personaggi storici trasformati in maschere caricaturali, all’insegna della comicità slapstick.
Seguono poi pellicole come Paparazzi (1998) e Body Guards – Guardie del corpo (2000), pellicole un po’ sottotono e che sopravvivono per la popolarità del genere, e anche grazie alla presenza di personaggi e vip dello spettacolo dell’epoca come Vittorio Sgarbi, Alba Parietti, Emilio Fede ecc… che attirano al cinema anche un pubblico più da televisione di consumo.
Titoli, questi, simbolo di un cinema che non ha paura di apparire stupido e che, proprio per questo, riesce a trovare e conquistare il suo pubblico.
I tormentoni memorabili:
«Ho bisogno d’affetto, di una voce amica, di una compagna per la vita… Iside…famme na p****a!» – Christian De Sica (Cesare Atticus) SPQR – 2000 e ½ anni fa
«Sò de Latina!» – sosia Michael Jackson – Paparazzi
Da Vacanze di Natale 2000 ai viaggi intercontinentali con ultima fermata Miami

Vacanze di Natale 2000 vede nuovamente alla regia Carlo ed Enrico Vanzina e segna l’ingresso del cinepanettone nella sua fase più automatica: una produzione ormai industriale, costruita su meccanismi rodati, tormentoni pronti e una comicità che punta a non sorprendere mai.
Il pubblico c’è ancora, ma qualcosa inizia a incrinarsi. La sensazione è quella di assistere a una replica infinita, sempre meno capace di raccontare il presente, nonostante la presenza sempre più marcata di vip, anche non necessariamente attori, sulla cresta dell’onda in quel momento.
È la volta di Megan Gale, testimonial della Vodafone in quegli anni, guest star femminile della pellicola insieme a Carmen Electra.

La nota positiva è la new entry Enzo Salvi, comico romano già attivo da qualche anno, che con la sua “coattezza” porta una ventata di freschezza e qualche sussulto in più in una comicità che comincia a mostrare segni di cedimento, pur continuando a richiamare molta gente al cinema. Ma serve qualcosa di nuovo per il pubblico. Qualcosa di esotico.

Vacanze sul Nilo (2003) e Vacanze in India (2004) portano le avventure dei cinepanettoni in luoghi del tutto nuovi, con un cast che si rinnova e una comicità spinta ai limiti del trash e della mimica, anche grazie all’arrivo di Biagio Izzo e dei Fichi d’India, duo comico che in quegli anni sta spopolando a Zelig.
Il format delle vacanze all’estero sembra funzionare e segna un momento di ripresa del cinepanettone, che trova in Natale a Miami (2005) l’ultimo atto della coppia Boldi–De Sica, prima dello scioglimento. La fine del cinepanettone, però, è ormai vicina.
I tormentoni memorabili:
«Me chiamo “er cipolla”, perché se ve pijo, ve faccio piagne!» – Enzo Salvi (Er Cipolla) Vacanze di Natale 2000
«Il tè delle piramidi? Lo gradisco! …Puaaaaah! ‘Na zozzeria!» – Christian De Sica (Avv. Ciulla) Natale sul Nilo
«Io vomito… de nome e de fatto!» – Enzo Salvi (Vomito) Natale in India
La rottura e il declino
La separazione tra Boldi e De Sica sancisce la fine di un’era. Senza la loro dinamica, il cinepanettone perde il suo cuore pulsante. I tentativi di rinnovamento non riescono davvero a intercettare le nuove generazioni e i nuovi film, da entrambe le parti, risultano sistematicamente incompleti.

Se i vari titoli di Christian De Sica, Natale a New York (2006), Natale in crociera (2007), Natale a Rio (2008), Natale a Beverly Hills (2009), Natale in Sud Africa (2010) e Vacanze di Natale a Cortina (2011), tra alti e bassi riescono comunque a portare a casa qualcosa di buono (poco) grazie anche all’accoppiata con Massimo Ghini, i film in solitaria di Massimo Boldi si rivelano un completo disastro.

Olé (2006), Matrimonio alle Bahamas (2007) e La fidanzata di papà (2008) rasentano il fondo del trash e nemmeno interpreti come Vincenzo Salemme, Enzo Salvi o Biagio Izzo riescono a salvare pellicole di infima fattura, con un Boldi stanco e ormai incapace di strappare un sorriso sincero allo spettatore.
A.A.A. successori dei cinepanettoni cercasi
Con il declino dei film di Boldi e De Sica, nuove leve si affacciano nelle sale nel periodo natalizio, proponendo commedie italiane che però non riescono mai a riportare davvero in vita il cinepanettone.
La comicità è cambiata e il pubblico è diventato più esigente, prediligendo film meno volgari e trash. Ci prova, con successo per un periodo, Leonardo Pieraccioni, che però dopo tre buoni film inanella una serie di flop. Un percorso simile riguarda anche Aldo, Giovanni e Giacomo, partiti fortissimo al cinema e poi persi in opere piuttosto anonime come La banda dei Babbi Natale (2010).

A riuscirci davvero è Checco Zalone, che con i suoi personaggi porta al cinema un tipo di comicità efficace e popolare, ma profondamente diversa da quella del cinepanettone.
I cinepanettoni sembrano essere destinati al viale del tramonto, ma c’è ancora spazio per un ultimo sussulto…
Il tentativo di ‘rianimare’ un genere oramai arrivato al capolinea

Dopo anni di film in solitaria, Christian De Sica e Massimo Boldi tornano a recitare insieme in Amici come prima (2018), pellicola che vede lo stesso De Sica alla regia, con cui i due cercano di riportare in auge, dopo qualche anno, il genere del cinepanettone.
Ispirato alla storia del film francese Quasi amici, reinterpretato ovviamente alla loro maniera, il film rappresenta un tiepido tentativo di far rinnamorare il pubblico di una comicità ormai tramontata. Nonostante l’intenzione, la buona volontà dei due e la ricerca di un’alchimia ormai stanca, il film non ottiene l’effetto sperato, pur risultando sicuramente qualcosa di meglio rispetto agli ultimi film “stand alone” della coppia.

Ma Boldi e De Sica vogliono riprovarci, e l’esito è disastroso. Nel 2020 portano al cinema In vacanza su Marte, per la regia di Neri Parenti: dopo essere stati in vacanza ovunque sulla Terra, perché non andare su Marte?
Mai scelta fu più sbagliata. Storia inesistente, cast forzato, qualche gag ormai fuori tempo massimo e due attori che cercano di riproporre personaggi che non calzano più loro, complice il passare degli anni. Con un flop clamoroso, si chiude definitivamente l’era dei cinepanettoni.
Per fortuna ci sono i film vecchi da vedere (e rivedere)..
Volenti o nolenti, i cinepanettoni hanno segnato, nel bene e nel male, almeno due o tre generazioni e fanno parte della cultura pop italiana. Sono stati film capaci di definire un’epoca e di portare la comicità a un livello probabilmente basico, ma di cui c’era bisogno in quel preciso momento storico.

Hanno rappresentato l’Italia e gli italiani, con tutti i loro difetti e le loro caratteristiche — amplificate all’eccesso — in cui il pubblico si identificava e per cui rideva fino alle lacrime.
Il cinepanettone non è stato solo cinema di consumo: è stato un termometro culturale, uno specchio deformante dell’Italia, dei suoi sogni di ricchezza, delle sue volgarità e delle sue contraddizioni.
I luoghi in cui si sono svolti moltissimi film, così come le colonne sonore, con pezzi diventati vere e proprie hit, hanno congelato nel tempo un’epoca, cogliendo i punti salienti di diverse generazioni.
Oggi, di quelli che erano gli spettatori di una volta, rimane soprattutto un senso di malinconia e nostalgia per un genere che non esiste più, almeno nella forma che abbiamo conosciuto. Ma per chi c’era, resta un ricordo preciso: una sala piena, risate rumorose e la consapevolezza che, nel bene o nel male, quel Natale al cinema faceva parte di un rito.
Ed è forse proprio questo che rende il cinepanettone impossibile da replicare oggi: non era solo un genere, ma un momento storico, che può essere rivissuto soltanto inserendo una videocassetta, un DVD o un Blu-ray nel lettore, oppure cercando sulla propria piattaforma streaming il Vacanze di… desiderato e cliccando su PLAY, per immergersi di nuovo in quelle atmosfere, quelle scorregge, quelle volgarità, quelle gag che, ancora oggi, riescono a farci ridere.
Cinema
COMICON Napoli 2026 – La figura del foley artist
Durante il COMICON Napoli 2026 abbiamo scoperto quanto importante sia la figura del foley artist nel cinema
Cinema
KILL BILL: THE WHOLE BLOODY AFFAIR: trailer del film di Tarantino di nuovo al cinema dal 28 maggio al 3 giugno
Trailer di Kill Bill: The Whole Bloody Affair, il film che unisce i due capitoli di Tarantino in un’unica pellicola che torna al cinema dal 28 maggio al 3 giugno
Presentano
Scritto e diretto da Quentin Tarantino
IL TRAILER ITALIANO PRESENTA LA VENDETTA DEFINITIVA, DAL 28 MAGGIO AL 3 GIUGNO AL CINEMA
Plaion Pictures e Midnight Factory sono orgogliosi di diffondere il trailer italiano di Kill Bill: The Whole Bloody Affair, che arriverà al cinema dal 28 maggio al 3 giugno in un evento speciale di 7 giorni, dopo averne acquisito i diritti da Lionsgate. A oltre vent’anni dalla sua uscita, il film arriva finalmente nelle sale italiane nella forma in cui Quentin Tarantino l’aveva concepito sin dall’inizio: un’unica, travolgente esperienza cinematografica di 281 minuti, che riunisce i due volumi in un flusso continuo, potente e senza compromessi.
Non si tratta solo di una versione estesa, ma della forma più completa e fedele alla visione originaria di Kill Bill, che nella testa di Tarantino sarebbe sempre dovuto uscire nelle sale come un film unico, poi suddiviso per esigenze distributive. Un’opera, quindi, che abbandona la divisione in Volume 1 e Volume 2 per restituire tutta la forza di un racconto pensato come un unico grande affresco sulla vendetta. Il nuovo montaggio elimina le cesure tra i due capitoli, riorganizza il ritmo e apre lo sguardo su sequenze completamente nuove, regalando al pubblico un’esperienza ancora più intensa.
Sulle note dell’inconfondibile fischio del brano Twisted Nerve, il trailer italiano ricorda l’appuntamento storico segnato da questa release e regala ai fan attimi di puro godimento mostrando immagini fugaci delle novità più attese di questa release tra cui il leggendario scontro con gli 88 folli per la prima volta integralmente a colori e 7 minuti e mezzo aggiuntivi del celebre flashback in stile anime dedicato a O-Ren Ishii (Lucy Liu), realizzato dallo studio Production I.G. Ciliegina sulla torta di questa uscita senza precedenti è la presenza di The Lost Chapter: Yuki’s Revenge, un vero e proprio cortometraggio nato da un’idea di Tarantino rimasta per anni nel cassetto e ora portato alla luce grazie al noto motore grafico Unreal Engine, con la sorella della letale Gogo Yubari in cerca di vendetta.
In questa versione compatta e definitiva del capolavoro di Tarantino, il viaggio della Sposa interpretata da Uma Thurman acquista un respiro ancora più ampio e inarrestabile: un percorso di vendetta insanguinata che si dispiega senza tagli né censure, trasformandosi in uno spettacolo totale capace di fondere generi, linguaggi e suggestioni in modo radicale e inconfondibile.
È il cinema di Tarantino nella sua forma più pura, quella che ha reso immortali titoli come Pulp Fiction e Bastardi senza gloria, qui portata all’estremo in un’opera che travolge lo spettatore dall’inizio alla fine. Kill Bill: The Whole Bloody Affair non è solo un ritorno, ma un evento irripetibile: l’occasione imperdibile per i fan di Tarantino e le giovani generazioni di vivere finalmente sul grande schermo un film culto come non è mai stato visto prima, nella sua versione più completa e spettacolare.
Kill Bill: The Whole Bloody Affair unisce il Volume 1 e il Volume 2 in un unico racconto epico senza censure, interamente presentato proprio come Tarantino aveva sempre immaginato, completo di una nuova sequenza anime mai vista prima. Uma Thurman interpreta La Sposa, creduta morta dal suo ex mentore e amante Bill, che le tende un’imboscata durante le prove del suo matrimonio, sparandole in testa e privandola del bambino che portava in grembo. Per ottenere la sua vendetta, la donna si mette sulle tracce dei quattro componenti rimasti della Deadly Viper Assassination Squad prima della resa dei conti finale con Bill.
Dall’impianto maestoso, l’azione frenetica e lo stile iconico, il film si erge come una delle saghe di vendetta più significative della storia del cinema, raramente proiettata nella sua versione integrale e ora presentata con un intervallo tipico del Cinema dei tempi d’oro.
Kill Bill: The Whole Bloody Affair vede nel cast Uma Thurman, Lucy Liu, Vivica A. Fox, Michael Madsen, Daryl Hannah, Gordon Liu, Michael Parks e David Carradine nel ruolo di “Bill.” Il film è prodotto da Lawrence Bender, scritto e diretto da Quentin Tarantino, basato sul personaggio de “La Sposa” creato da Q&U.
Kill Bill: The Whole Bloody Affair arriverà al cinema per una settimana dal 28 maggio al 3 giugno con Plaion Pictures e Midnight Factory
*Fonte: comunicato stampa Plaion Pictures e Midnight Factory
Cinema
Il Diavolo Veste Prada 2 va visto in una sala piena
Il Diavolo Veste Prada 2 è un sequel fatto bene. Brillante, attuale, a tratti riflessivo, è un film che va visto in una sala piena.
Moderno, emozionante, profondo. Potremmo definire così il sequel de Il Diavolo Veste Prada.
In questo secondo capitolo vediamo Andrea “Andy” Sachs, interpretata da Anne Hathaway, 20 anni dopo la sua esperienza nel magazine di moda RUNAWAY. È una giornalista affermata e premiata, sempre estremamente appassionata del suo lavoro e soprattutto attenta all’etica. Questa è una chiave importante all’interno dello svolgimento della storia.
Per colpa, o per fortuna, viene richiamata a RUNAWAY, che è ancora guidato da una meravigliosa Meryl Streep nei panni di Miranda Priestly.
Miranda e Andrea negli anni hanno dovuto – nolenti o volenti – mettersi al passo dei tempi, seguire le innovazioni del mondo giornalistico. Dalla carta stampata, all’online, alle applicazioni fino al futuro e al confronto con l’Intelligenza Artificiale.
A proposito di questo ci sarà una battuta estremamente riflessiva e toccante sul finale del film, per cui prestate particolare attenzione.
Fattore nostalgia e nuove generazioni
Uno degli aspetti affrontati dal film è proprio quello di mettersi in gioco, a confronto con le nuove generazioni, rimanendo sulla cresta dell’onda, senza lasciarsi affossare.
I più giovani non sono però demonizzati, anzi, vengono visti come una risorsa.
Dall’assistente sulla sedia, all’assistente di Andrea, la nuova generazione è pronta a mettersi in gioco.
Importante e quasi trainante nella prima parte del film è il fattore nostalgia, questo però senza esserne eccessivamente legato o confinato. Come a darvi il benvenuto in questo nuovo capitolo.
Sono dettagli e sfumature, che vi faranno dire: “Guarda, quell’ambulante riprende la scena delle cinture completamente diverse.” Dettagli curati e sottili, che fanno la differenza tra un money grab e un omaggio ai fan.

Il Diavolo Veste Prada 2, Simone Ashley è Amira
Citazioni iconiche in arrivo
Quello che segue nella storia è una sorpresa dopo l’altra tra risate e frasi che fanno riflettere:
“Hai voluto questo lavoro? Hai ottenuto questo lavoro? Fai in modo di ottenere il risultato.” Frase parafrasata di Nigel, interpretato sempre da Stanley Tucci, a Andrea, a tratti ispirazionale, a tratti tossica.
Miranda deve fare i conti anche con questo: se 20 anni fa poteva lanciare i cappotti sulle scrivanie delle collaboratrici, adesso deve fare i conti con le risorse umane del 2026.
In questo viene in suo aiuto Amari, una perfetta Simone Ashley, che durante le riunioni la redarguisce su frasi che non può più dire, come quando qualcuno nomina… i marsupi. Vi lascio immaginare la reazione di Miranda.
Frasi e stralci ispirazionali e frasi che porteremo con noi tutti i giorni:
“I carboidrati condivisi non contano”.
Qual è il contenuto?
L’etica abbiamo detto farà parte della storia.
Questo perché, come nel primo film, si pensa a RUNAWAY o altri magazine di settore, come contenitori vuoti, senza anima.
Andrea servirà un po’ a portare questo, con articoli sulla NASA o argomenti che potrebbero avvicinare lettori di altro tipo alla rivista.
All’inizio sembra quasi una sconfitta, i suoi titoli generano engagement online, ma quanti vengono letti veramente?
È un po’ una metafora dei tempi che viviamo: ci fermiamo alla superficie senza approfondire.
Io per prima passo le serate a ‘doom scrollare’ TikTok piuttosto che fare qualsiasi altra cosa.
Come facciamo a rompere il cerchio? Sto divagando, però un buon modo per uscire dall’algoritmo potrebbe essere quello di andare a vedere Il Diavolo Veste Prada 2 al cinema.

Il Diavolo Veste Prada 2, i protagonisti
Sì al budget
Milano è la grande protagonista della seconda parte del film, tra il Duomo, Pinacoteca di Brera e Villa Arconati.
L’aumento di budget si percepisce: riprese con i droni, ville, macchine private e barche tra Como e Milano…
Tantissimi camei imperdibili, sia americani che italiani; Law Roach, lo stilista di Zendaya, Amelia Dimoldenberg, la presentatrice di Chicken Shop Date, Donatella Versace e… anche lui. Michele Morrone al suo più grande cameo. Seduto, senza battute, di fianco a Miranda Priestly.
Ecco, forse Amari non mi avrebbe fatto scrivere questo.
Il Diavolo Veste Prada 2 è un sequel fatto bene
Il Diavolo Veste Prada 2 correva un grandissimo rischio, poteva essere un grosso buco nell’acqua e invece non lo è stato.
Soprattutto per come è stato montato il primo trailer con un possibile invecchiamento un po’ troppo repentino di Miranda, che non si ricorda di Andy e Emily, capiamo poi che è semplicemente lei che fa fatica a ricordare i nomi.
Per reference, riportate alla mente la scena della serata di RUNAWAY, in cui si deve far suggerire i nomi di tutti.
Lo snaturamento dei personaggi non c’è stato. Sono cresciuti, quello sì.
L’ho trovato brillante, attuale, a tratti riflessivo e al passo con i tempi, specchio perfetto della società in cui viviamo oggi.
Si tratta di un film che va visto al cinema, per lo spirito di comunità che si porta dietro e per ridere insieme delle battute.
Un fenomeno culturale e pop che vi trascinerà con sé.
VOTO POPCORNERD: 9/10
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