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Cinema

Volgari, popolari, irresistibili: storia (im)perfetta del Cinepanettone

Il Cinepanettone non è solo un genere; è uno state of mind, un culto, un intramontabile stile di cinema che non c’è più. Con questo speciale, vi vogliamo raccontare perché è stato così importante per diverse generazioni di italiani.

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L’aria di festa di questi giorni è guidata, manco a dirlo, da una colonna sonora che va da Last Christmas dei Wham! a All I Want for Christmas Is You di Mariah Carey.

I cenoni, i pranzi incessanti e brindisi che vedono bicchieri scontrarsi come mai accade durante l’anno, riportano alla mente di molti nostalgici gli “Anni d’Oro”, quando il Natale era molto più genuino e semplice, dove nella tradizione, il trascorrere questi giorni con parenti e famiglia era ‘solo’ una parte dei festeggiamenti di rito.

Gli anni più spensierati, in cui le partite a tombola erano l’evento della giornata, i panettoni venivano scartati a bancali, i parenti più anziani ti chiedevano “e tu non ce l’hai la ragazza?“, gli scherzi agli zii in stato catatonico dopo ore di gozzoviglie erano la prassi… e poi c’era la giornata al cinema.

Per smaltire le abbuffate, molte famiglie, principalmente dal 26 dicembre fino ai primi dell’anno, correvano nelle sale per vedere i film del momento: opere che erano un vero rituale, una tradizione popolare tramandata di padre in figlio, un momento di spensieratezza e risate da condividere con tutti, amici e parenti.

Già, perché prima dei blockbuster come Avatar e Avengers, i veri campioni d’incassi al cinema tra gli anni ’80 e i primi 2000 nel periodo natalizio, erano i Cinepanettoni.

Ogni anno questi film italiani, realizzati con due lire, con battute spesso di bassa lega e un canovaccio usurato ma vincente, arrivavano nelle sale di tutta Italia, “facendo a botte” con tutti gli altri film, e ne uscivano puntualmente vincitori contro ogni pronostico.

«Vabbé, ma un altro film di Boldi e De Sica chi se lo va a vedere! C’è il nuovo classico Disney!»

E invece, sistematicamente, i numeri al botteghino registravano sale esaurite per interi giorni, con un pubblico che, nonostante li snobbasse e li bistrattasse, alla fine non resisteva a qualche volgarità e scureggia, a un “me la ciula” di Boldi o a un “delicatissimo” di De Sica…

E così, in fila alla cassa quasi come ipnotizzato, il padre di famiglia, guardando le locandine dei film in sala sopra la sua testa, alla fine sentenziava: «Quattro biglietti per l’ultimo di Boldi e De Sica», tra i pianti dei poveri figli che avrebbero, invece, voluto vedere il cartone animato del momento.

I Cinepanettoni, termine coniato solo nel 1997 per etichettare in maniera dispregiativa quelle che venivano qualificate come ‘commediucole’ o pellicole di serie B (povere di trama e ricche di gag ripetitive), nel corso degli anni sono diventati dei veri e propri cult movie della cinematografia italiana.

Film che, in realtà, hanno raccontato l’Italia in modo diretto, sguaiato e istintivo, intercettando gusti, linguaggi e tic di un pubblico generazionale vastissimo che si identificava negli eccessi e nelle caricature dei personaggi.

Il Cinepanettone nasce… al mare: Sapore di mare e l’intuizione di De Laurentiis e Vanzina

Tutto ha inizio nel febbraio del 1983 con Aurelio De Laurentiis e Carlo ed Enrico Vanzina. Il produttore e i due registi (Enrico qui come solo sceneggiatore) realizzano Sapore di mare (1983), creando una formula vincente: un cast variegato, composto da giovani attori in rampa di lancio (tra cui Christian De Sica, Isabella Ferrari e Jerry Calà) e altri già affermati, come Virna Lisi, alle prese con una classica estate all’italiana.

Con personaggi riconoscibili, dialoghi semplici, una colonna sonora nostalgica e una narrazione corale che procede per episodi più che per una vera e propria trama, il film fu un successo enorme, tale da convincere De Laurentiis a proporre a Vanzina una versione natalizia di quella formula.

E così, nel giro di pochi mesi, Carlo, ed il fratello Enrico, Vanzina danno origine al capostipite dei Cinepanettoni, considerato ancora oggi il miglior film del filone: Vacanze di Natale.

I tormentoni memorabili:

«Per quest’anno, non cambiare: | vengo al mare per ciullare! | E come l’anno scorso, | c’è il pirla del bagnino! » Jerry Calà (Luca)

Vacanze di Natale (1983): Cortina, i cafoni e la nascita del mito

Su consiglio di De Laurentiis, che suggerì ai registi di prendere ispirazione da Vacanze d’inverno (1959) di Camillo Mastrocinque, con Alberto Sordi e Vittorio De Sica, i Vanzina ambientano il film a Cortina d’Ampezzo.

Viene riproposta la stessa location esclusiva e quasi lo stesso cast vincente di Sapore di mare, con l’aggiunta di alcuni “pesi massimi” come Guido Nicheli (il celebre Cumenda milanese), Mario Brega (l’uomo dalla mano che «può esse’ piuma o può esse’ fero») e Stefania Sandrelli, intramontabile bellezza dell’epoca, ma anche da attori che interpretavano personaggi macchiettisti rappresentando ‘l’uomo della strada o della porta accanto‘ enfatizzandone le caratteristiche (come, ad esempio, l’accento di provenienza).

Quindi, nell’inverno del 1983 il fenomeno Cinepanettone prende ufficialmente vita, con Cortina come palcoscenico ideale per mettere in scena l’Italia del boom economico, divisa tra nuovi ricchi volgari e borghesia snob.

Christian De Sica (Roberto Covelli) e Jerry Calà (Billo Damasco) sono i due protagonisti che incarnano due mondi opposti ma complementari: da una parte Roberto, l’arricchito romano, spaccone e ignorante; dall’altra Billo, lo squattrinato playboy sciupafemmine che suona al piano bar e finisce spesso nei guai. Ma sono diverse le storie che si intrecciano: da Mario (Claudio Amendola), venuto in vacanza da Roma a Cortina con la sua famiglia un po’ rozza ma simpatica, a Donatone (Guido Nicheli) e Ivana (Stefania Sandrelli), coppia dove lei viene trascurata dal marito e finisce in un triangolo amoroso con l’ex, Billo.

Il film non è ancora sfacciatamente volgare come quelli che verranno in seguito e conserva una certa atmosfera malinconica, con una comicità più genuina da commedia all’italiana.

Tuttavia, contiene già tutti gli elementi fondanti del filone: battute memorabili, personaggi caricaturali, una colonna sonora capace di fissare un’epoca e, soprattutto, l’idea che il Natale al cinema possa essere una festa collettiva, senza troppe pretese.

Questa rappresentazione dell’Italia di quegli anni, unita alla leggerezza e alla serenità che trasmetteva agli spettatori dopo un periodo di forti tensioni nel Paese, fu con ogni probabilità la chiave del successo di un genere che avrebbe generato una vera e propria corrente cinematografica.

I tormentoni memorabili:

«Non sono bello, piaccio… » – Jerry Calà (Billo Damasco)

«Ma la libidine è qui amore! Sole, whisky e sei in pole position »  – Guido Nicheli (Donatone Braghetti)

«Beeh, e anche questo Natale… SE LO SEMO LEVATO DA E PALLE!!!! » – Riccardo Garrone (Avv. Covelli)

Vacanze di Natale ’90, ’91 e ’95: l’esplosione del genere con il duo Boldi-De Sica

Dopo Vacanze di Natale, furono diversi i film che, nel corso degli anni ’80, ne raccolsero l’eredità e che, pellicola dopo pellicola, iniziarono a trasformarsi in qualcosa di diverso rispetto al primo esperimento natalizio dei Vanzina. La comicità evolveva di pari passo con la società, andando verso una forma sempre più esplicita, in cui venivano sdoganati gag più spinte, sproloqui, doppi sensi e continui fraintendimenti.

Il vero “boom” del cinepanettone arriva però negli anni Novanta, con la consacrazione del sodalizio tra due vere star del cinema comico italiano: Christian De Sica e Massimo Boldi.

I due avevano già lavorato insieme in diverse pellicole negli anni ’80 (I pompieri, Yuppies – I giovani di successo, Yuppies II), ma è con Vacanze di Natale ’90 diretto questa volta da Enrico Oldoini, che si crea quell’affiatamento e quell’alchimia destinati a vederli fianco a fianco per moltissimi anni e in altrettante pellicole.

Per Boldi si tratta di un vero e proprio “esordio” all’interno della saga, mentre per De Sica è un ritorno, ma con un’esperienza ormai più matura e con un personaggio costruito con maggiore spessore ed enfasi, destinato a riproporsi ricorrentemente in quasi tutti i suoi film: quello del sex symbol coatto e cafone, irresistibilmente attratto dalle bellissime donne.

Le vicende si svolgono questa volta a St. Moritz, e con loro attori affermati come Diego Abatantuono, non più Ras del Quartiere (o quasi) e Andrea Roncato affiancati da belle donne (Corinne Cléry, Maria Grazia Cucinotta) e da personaggi emersi in programmi comici della TV anni ’80, come Ezio Greggio.

La dicotomia tra il milanese ‘bruttarello’ ma simpatico e il romano belloccio ma cafone, funziona alla perfezione e viene riproposta anche l’anno dopo in Vacanze di Natale ’91, uno dei migliori film della serie che vede, tra gli altri, una vecchia gloria come Alberto Sordi interprete di Sabino, un cameriere prossimo alla pensione che, con la sua comicità, arricchisce il film di battute taglienti e inaspettate quando servono.

Ma il meglio deve ancora venire: la consacrazione del duo Boldi e De Sica trova uno dei suoi momenti più alti con Neri Parenti alla regia in Vacanze di Natale ’95 (personalmente il migliore del duo).

Le avventure si svolgono in Colorado e, accanto alle due star del Cinepanettone ecco una stella di caratura internazionale che conferma quanto gli ottimi incassi degli anni precedenti hanno potuto permettere l’ingaggio di attori sulla cresta dell’onda in quel momento: Luke Perry, il Dylan di Beverly Hills 90210, una delle serie più viste degli anni ’90 e ‘crush‘ (come si dice oggi) di una giovanissima Cristiana Capotondi, alle prime esperienze di attrice, che interpreta la figlia del Lorenzo Colombo di Boldi.

In questa pellicola, a parere mio, il film riesce a trovare il giusto equilibrio tra gag telefonate ed esagerate, scurrilità e il puro humor all’italiana, grazie a una colonna sonora che ha reso ulteriormente immortali dei pezzi come No More “I Love You’s” di Annie Lennox o Scatman’s World di Scatman John, nel nostro paese.

Indimenticabile la scena di Massimo Boldi che affronta la ‘Discesa della Morte’ a bordo di un water! Epicità, trash e nonsense che hanno reso eterna questa scena!

I tormentoni memorabili:

«Tiè magnate sta carota. Te placa la fame!» – Christian De Sica (Toni) Vacanze di Natale ’90

«È la mia signora, è un po’ buzzicona ma molto arapante!» – Christian De Sica (Enzo) Vacanze di Natale ’91

«Volete a trippa?» – Alberto Sordi (Sabino) Vacanze di Natale ’91

«Oh, Dio! Me la ciula, me la ciula!!!» – Massimo Boldi (Lorenzo Colombo) Vacanze di Natale ’95

Non solo Vacanze di Natale: De Sica e Boldi tra Roma antica e viaggi nel tempo

Ma facciamo un piccolo passo indietro e torniamo ai primi anni ’90. Il regista Oldoini ha capito che il duo Boldi e De Sica funziona alla grande e quasi come una fotocopia, applica lo stesso format anche nei film successivi, non solo alle pellicole a tema “vacanziero”.

È la volta dei vari Anni ’90 (parte I e parte II), sempre di Oldoini e anche in questo caso stesso cast, ma con le luci puntate su Boldi e De Sica che, film dopo film, raggiungono una sintonia quasi automatica a suon di battute con un incremento di volgarità e gag che giocano sul doppio senso.

Il duo è protagonista anche di film come SPQR – 2000 e ½ anni fa (1994), in cui una comicità eccessiva, gag moderne e battute rozze spesso a sfondo sessuale, giocate sui doppi sensi, vengono calate in una Roma antica totalmente anacronistica; oppure A spasso nel tempo (1996) e A spasso nel tempo 2 – L’avventura continua (1997), che vedono i due protagonisti viaggiare nel tempo e confrontarsi con personaggi storici trasformati in maschere caricaturali, all’insegna della comicità slapstick.

Seguono poi pellicole come Paparazzi (1998) e Body Guards – Guardie del corpo (2000), pellicole un po’ sottotono e che sopravvivono per la popolarità del genere, e anche grazie alla presenza di personaggi e vip dello spettacolo dell’epoca come Vittorio Sgarbi, Alba Parietti, Emilio Fede ecc… che attirano al cinema anche un pubblico più da televisione di consumo.

Titoli, questi, simbolo di un cinema che non ha paura di apparire stupido e che, proprio per questo, riesce a trovare e conquistare il suo pubblico.

I tormentoni memorabili:

«Ho bisogno d’affetto, di una voce amica, di una compagna per la vita… Iside…famme na p****a!» – Christian De Sica (Cesare Atticus) SPQR – 2000 e ½ anni fa

«Sò de Latina!» – sosia Michael Jackson Paparazzi

Da Vacanze di Natale 2000 ai viaggi intercontinentali con ultima fermata Miami

Vacanze di Natale 2000 vede nuovamente alla regia Carlo ed Enrico Vanzina e segna l’ingresso del cinepanettone nella sua fase più automatica: una produzione ormai industriale, costruita su meccanismi rodati, tormentoni pronti e una comicità che punta a non sorprendere mai.

Il pubblico c’è ancora, ma qualcosa inizia a incrinarsi. La sensazione è quella di assistere a una replica infinita, sempre meno capace di raccontare il presente, nonostante la presenza sempre più marcata di vip, anche non necessariamente attori, sulla cresta dell’onda in quel momento.

È la volta di Megan Gale, testimonial della Vodafone in quegli anni, guest star femminile della pellicola insieme a Carmen Electra.

La nota positiva è la new entry Enzo Salvi, comico romano già attivo da qualche anno, che con la sua “coattezza” porta una ventata di freschezza e qualche sussulto in più in una comicità che comincia a mostrare segni di cedimento, pur continuando a richiamare molta gente al cinema. Ma serve qualcosa di nuovo per il pubblico. Qualcosa di esotico.

Vacanze sul Nilo (2003) e Vacanze in India (2004) portano le avventure dei cinepanettoni in luoghi del tutto nuovi, con un cast che si rinnova e una comicità spinta ai limiti del trash e della mimica, anche grazie all’arrivo di Biagio Izzo e dei Fichi d’India, duo comico che in quegli anni sta spopolando a Zelig.

Il format delle vacanze all’estero sembra funzionare e segna un momento di ripresa del cinepanettone, che trova in Natale a Miami (2005) l’ultimo atto della coppia Boldi–De Sica, prima dello scioglimento. La fine del cinepanettone, però, è ormai vicina.

I tormentoni memorabili:

«Me chiamo “er cipolla”, perché se ve pijo, ve faccio piagne!»Enzo Salvi (Er Cipolla) Vacanze di Natale 2000

«Il tè delle piramidi? Lo gradisco! …Puaaaaah! ‘Na zozzeria!» – Christian De Sica (Avv. Ciulla) Natale sul Nilo

«Io vomito… de nome e de fatto!» – Enzo Salvi (Vomito) Natale in India

La rottura e il declino

La separazione tra Boldi e De Sica sancisce la fine di un’era. Senza la loro dinamica, il cinepanettone perde il suo cuore pulsante. I tentativi di rinnovamento non riescono davvero a intercettare le nuove generazioni e i nuovi film, da entrambe le parti, risultano sistematicamente incompleti.

Se i vari titoli di Christian De Sica, Natale a New York (2006), Natale in crociera (2007), Natale a Rio (2008), Natale a Beverly Hills (2009), Natale in Sud Africa (2010) e Vacanze di Natale a Cortina (2011), tra alti e bassi riescono comunque a portare a casa qualcosa di buono (poco) grazie anche all’accoppiata con Massimo Ghini, i film in solitaria di Massimo Boldi si rivelano un completo disastro.

Olé (2006), Matrimonio alle Bahamas (2007) e La fidanzata di papà (2008) rasentano il fondo del trash e nemmeno interpreti come Vincenzo Salemme, Enzo Salvi o Biagio Izzo riescono a salvare pellicole di infima fattura, con un Boldi stanco e ormai incapace di strappare un sorriso sincero allo spettatore.

A.A.A. successori dei cinepanettoni cercasi

Con il declino dei film di Boldi e De Sica, nuove leve si affacciano nelle sale nel periodo natalizio, proponendo commedie italiane che però non riescono mai a riportare davvero in vita il cinepanettone.

La comicità è cambiata e il pubblico è diventato più esigente, prediligendo film meno volgari e trash. Ci prova, con successo per un periodo, Leonardo Pieraccioni, che però dopo tre buoni film inanella una serie di flop. Un percorso simile riguarda anche Aldo, Giovanni e Giacomo, partiti fortissimo al cinema e poi persi in opere piuttosto anonime come La banda dei Babbi Natale (2010).

A riuscirci davvero è Checco Zalone, che con i suoi personaggi porta al cinema un tipo di comicità efficace e popolare, ma profondamente diversa da quella del cinepanettone.

I cinepanettoni sembrano essere destinati al viale del tramonto, ma c’è ancora spazio per un ultimo sussulto…

Il tentativo di ‘rianimare’ un genere oramai arrivato al capolinea

Dopo anni di film in solitaria, Christian De Sica e Massimo Boldi tornano a recitare insieme in Amici come prima (2018), pellicola che vede lo stesso De Sica alla regia, con cui i due cercano di riportare in auge, dopo qualche anno, il genere del cinepanettone.

Ispirato alla storia del film francese Quasi amici, reinterpretato ovviamente alla loro maniera, il film rappresenta un tiepido tentativo di far rinnamorare il pubblico di una comicità ormai tramontata. Nonostante l’intenzione, la buona volontà dei due e la ricerca di un’alchimia ormai stanca, il film non ottiene l’effetto sperato, pur risultando sicuramente qualcosa di meglio rispetto agli ultimi film “stand alone” della coppia.

Ma Boldi e De Sica vogliono riprovarci, e l’esito è disastroso. Nel 2020 portano al cinema In vacanza su Marte, per la regia di Neri Parenti: dopo essere stati in vacanza ovunque sulla Terra, perché non andare su Marte?

Mai scelta fu più sbagliata. Storia inesistente, cast forzato, qualche gag ormai fuori tempo massimo e due attori che cercano di riproporre personaggi che non calzano più loro, complice il passare degli anni. Con un flop clamoroso, si chiude definitivamente l’era dei cinepanettoni.

Per fortuna ci sono i film vecchi da vedere (e rivedere)..

Volenti o nolenti, i cinepanettoni hanno segnato, nel bene e nel male, almeno due o tre generazioni e fanno parte della cultura pop italiana. Sono stati film capaci di definire un’epoca e di portare la comicità a un livello probabilmente basico, ma di cui c’era bisogno in quel preciso momento storico.

Hanno rappresentato l’Italia e gli italiani, con tutti i loro difetti e le loro caratteristiche — amplificate all’eccesso — in cui il pubblico si identificava e per cui rideva fino alle lacrime.

Il cinepanettone non è stato solo cinema di consumo: è stato un termometro culturale, uno specchio deformante dell’Italia, dei suoi sogni di ricchezza, delle sue volgarità e delle sue contraddizioni.

I luoghi in cui si sono svolti moltissimi film, così come le colonne sonore, con pezzi diventati vere e proprie hit, hanno congelato nel tempo un’epoca, cogliendo i punti salienti di diverse generazioni.

Oggi, di quelli che erano gli spettatori di una volta, rimane soprattutto un senso di malinconia e nostalgia per un genere che non esiste più, almeno nella forma che abbiamo conosciuto. Ma per chi c’era, resta un ricordo preciso: una sala piena, risate rumorose e la consapevolezza che, nel bene o nel male, quel Natale al cinema faceva parte di un rito.

Ed è forse proprio questo che rende il cinepanettone impossibile da replicare oggi: non era solo un genere, ma un momento storico, che può essere rivissuto soltanto inserendo una videocassetta, un DVD o un Blu-ray nel lettore, oppure cercando sulla propria piattaforma streaming il Vacanze di… desiderato e cliccando su PLAY, per immergersi di nuovo in quelle atmosfere, quelle scorregge, quelle volgarità, quelle gag che, ancora oggi, riescono a farci ridere.

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Cinema

Insidious: Fuori dall’Altrove – Trailer finale e poster

Ultimo trailer e nuovo poster di Insidious: Fuori dall’Altrove, nuovo capitolo della saga horror in arrivo il 19 agosto nelle sale italiane

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Insidious: Fuori dall’Altrove

Scritto e diretto da Jacob Chase
Con Amelia Eve, Brandon Perea e Lin Shaye

Dal 19 agosto al cinema prodotto da Sony Pictures
e distribuito da Eagle Pictures

Il trailer finale e i nuovi poster di Insidious: Fuori dall’Altrove il nuovo capitolo della saga campione di incassi. Il film è scritto e diretto da Jacob Chase (Come Play – Gioca con me) e basato sui personaggi creati da Leigh Whannell.

Nel cast Amelia Eve (The Haunting of Bly Manor), Brandon Perea (Nope) con Lin Shaye (saga di Insidious) che torna nel suo iconico ruolo di Elise Rainier. Prodotto da Jason Blum, Oren Peli, James Wan, Leigh Whannell.
Insidious: Fuori dall’Altrove sarà nelle sale italiane dal 19 agosto prodotto da Sony Pictures e distribuito da Eagle Pictures.

Sinossi:

Dopo aver incassato oltre 740 milioni di dollari in tutto il mondo, la saga di Insidious torna con una nuova famiglia e un orrore che ridefinisce i confini dell’Altrove.
In Insidious: Fuori dall’Altrove, Amelia Eve interpreta Gemma, una giovane madre che cresce la figlia nella casa in cui è nata e che scopre di poter viaggiare nell’Altrove, il regno-purgatorio delle anime perdute al centro dell’universo di Insidious. Quando un’entità malvagia inizia a darle la caccia, Gemma scopre un’abilità che cambia ogni cosa: non si limita solo a entrare nell’Altrove ma può portare ciò che vive lì nel mondo reale. Una volta che i demoni comprendono il suo potere, il nostro mondo diventa il loro terreno di gioco.

* Ringraziamo l’Ufficio Stampa Sony Pictures per il comunicato di cui sopra, che abbiamo condiviso con i nostri lettori

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Cinema

Hokum – Recensione del film horror di Damian McCarthy

Abbiamo visto in anteprima Hokum, il nuovo horror folkloristico di Damian McCarthy con protagonista un ottimo Adam Scott, ed ecco cosa ne pensiamo

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Hokum nel vocabolario inglese sta a significare ‘sciocchezza’, ‘stupidaggine’. Ed è probabilmente quello che, almeno in principio, pensa lo scrittore Ohm Bauman, il protagonista del nuovo horror di Damian McCarthy, quando gli viene confessato che la suite del Bilberry Woods Hotel dove soggiorna, non è accessibile in quanto infestata da una strega. Una ‘baggianata’ sicuramente. Hokum per l’appunto. O forse no.

Hokum è il terzo film diretto dall’irlandese Damian McCarthy, che prosegue la sua antologia horror cinematografica iniziata con Caveat (2020), continuata con Oddity (2024) e che vede quale ultimo film uscito (per il momento) quello di cui parliamo oggi e che vede protagonista l’attore Adam Scott (Scissione).

Il film, già uscito negli Stati Uniti a inizio maggio, arriverà in Italia soltanto il 5 agosto. Ha ottenuto un buon riscontro dalla critica e, nonostante incassi non propriamente esaltanti, ha raccolto 24,1 milioni di dollari al botteghino americano a fronte di un budget di 5 milioni.

Hokum viene presentato come un film incentrato sulla stregoneria, ma che, in realtà, parla anche di traumi, segreti e misteri che, ancora una volta, fanno intendere che il mostro più pericoloso è l’uomo. Indipendentemente da streghe, leggende e folklore.

Welcome to Bilberry Woods Hotel

Il cinico Ohm Bauman (Adam Scott) è un celebre scrittore americano alle prese con un blocco creativo che gli impedisce di concludere la sua fortunata trilogia Conquistador. Dopo aver avuto una visione del fantasma della madre, decide di recarsi al Bilberry Woods Hotel, un albergo fatiscente immerso nella campagna irlandese dove i suoi genitori trascorsero la luna di miele, con l’intenzione di spargere le loro ceneri e affrontare il proprio passato.

All’hotel conosce il proprietario Cob e gli altri dipendenti, tra cui la barista Fiona (Florence Ordesh), con cui instaura subito un buon rapporto. Cob racconta spesso ai visitatori dell’hotel, soprattutto i più piccoli, la leggenda della Cailleach, una strega che rapisce i bambini conducendoli negli inferi, alimentando il clima inquietante che avvolge l’albergo. Durante il soggiorno, Ohm incontra anche Jerry (David Wilmot), un eccentrico abitante del luogo, e viene a sapere che la suite nuziale dell’hotel è chiusa da anni perché ritenuta infestata proprio dalla Cailleach.

Schiacciato dal trauma per la prematura morte della madre, assassinata tempo addietro, Ohm tenta il suicidio impiccandosi nella sua stanza. Viene però salvato da Fiona, che lo trova appena in tempo.

Uscito dall’ospedale, Bauman torna all’hotel per ringraziare la ragazza, ma scopre che Fiona è scomparsa e i sospetti ricadono sul ‘matto’ Jerry.

Convinto che la verità sia diversa, Ohm decide di indagare insieme a Jerry introducendosi nell’hotel ormai chiuso. Tutti gli indizi portano alla misteriosa suite nuziale, dove lo scrittore si dovrà recare per risolvere il caso legato a Fiona. E scoprirà se i racconti sulla Cailleach sono mero folklore o realtà.

Hokum: folklore irlandese, ma la malvagità ha sempre il volto dell’uomo

Damian McCarthy gioca ancora una volta “in casa”, ambientando Hokum nella sua terra natale, l’Irlanda, un territorio che si presta perfettamente ad atmosfere magiche ed è ricco di leggende legate alla magia e alla stregoneria.

E il folklore è, senza ombra di dubbio, il punto di partenza da cui poi si sviluppa la trama di Hokum, con il mito della Cailleach, Dea dell’Inverno nonché una delle figure più antiche e affascinanti della mitologia celtica, che è stata reinterpretata, trasformandola in una strega che rapisce i bambini e li conduce negli inferi, così da adattarla meglio a una storia horror.

Una figura senza dubbio suggestiva che contribuisce a rendere Hokum un film terrorizzante anche solo attraverso i racconti di chi afferma di aver visto la strega, storie che rimangono a metà tra il mito e la realtà.

Anche la simbologia è predominante all’interno di Hokum, dove il cerchio, simbolo di protezione e sacralità, è un elemento ricorrente all’interno dell’intero film a partire dalle sequenze che sono ambientate all’interno del romanzo di Bauman, Conquistador e immaginate dallo scrittore.

Lo sceneggiatore e regista fa subito intendere che non siamo di fronte a una pellicola horror da blockbuster americano slasher o creepy; i ritmi sono da classico film britannico che ha lo scopo di coinvolgere il più possibile lo spettatore grazie alle sinistre ambientazioni (il bosco e il tetro hotel dove si svolge il film in primis), ai silenzi, i sussurri, alle ombre che si celano dietro ogni angolo buio e farlo immedesimare quanto più possibile nei panni di Ohm Bauman.

La parte centrale è senza ombra di dubbio quella più interessante: tutta la sequenza che si sviluppa all’interno della suite nuziale risulta la più suggestiva e spaventosa, principalmente grazie a tutto ciò che circonda lo scrittore protagonista; dai semplici arredi, grotteschi e pacchiani ma che, calati in un’atmosfera horror, fanno paura eccome, sino agli angoli più cupi della suite dove nel buio si nascondono spesso ombre che non sono semplici visioni.

Come però detto, il mito della Cailleach è solo il pretesto per un film che oltre alle atmosfere e al folklore suggestivo, sviluppa una trama interessante tra il mistero e l’horror, che ruota intorno alla scomparsa di Fiona e, come spesso capita in pellicole horror, ricorda che il mostro più malvagio e pericoloso da cui fare attenzione è l’uomo. Non vado oltre per evitare spoiler sulla storia di Hokum.

Adam Scott, un irresistibile Ohm Bauman

Parte del merito della riuscita del film va anche al protagonista Adam Scott, che si vede essere a suo agio nella parte di Ohm Bauman, burbero e cinico scrittore, diretto nelle sue affermazioni nonostante la calma e la disinvoltura che lo contraddistinguono.

Uomo dal carattere ruvido e serioso, Bauman è un personaggio che si rende protagonista di alcune battute, affermazioni e azioni, che fanno sorridere in più di un’occasione lo spettatore. Insieme al Jerry di David Wilmot, compongono un duo che riesce a creare situazioni di distensione all’interno di una storia davvero drammatica.

Lo stesso passato che tormenta Bauman da una vita, riguardante la morte della madre, lo porta a essere un uomo traumatizzato e incatenato al passato che lo porta al tentativo di suicidarsi. Risolvere anche il mistero di Fiona lo porterà a fare pace con sé stesso e spezzare finalmente quelle catene.

Hokum: promosso o bocciato?

Se fosse un fumetto, Hokum potrebbe essere una classica storia di Dylan Dog.

La pellicola di Damian McCarthy è un horror intelligente che porta un po’ di folklore irlandese attraverso il mito della Cailleach al cinema.

Nonostante non sia il miglior film horror uscito quest’anno, Hokum centra pienamente il suo obiettivo, ovvero, terrorizzare lo spettatore non attraverso dei jump scare ma facendo crescere dentro di lui costantemente la paura attraverso ambientazione, sussurri e giochi d’ombre, con un finale che rimette tutto in discussione e rende la storia della pellicola molto più vicina alla realtà, lasciando una morale ben precisa: le streghe fanno paura, ma l’essere umano è più pericoloso di qualsiasi mostro del folklore o delle leggende.


VOTO POPCORNERD: 7/10

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Cinema

Spider-Man: Brand New Day – Esordio record al box office italiano

Esordio da record in Italia per Spider-Man: Brand New Day al botteghino nel primo giorno di proiezione nei nostri cinema

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Spider-Man: Brand New Day esordio record al box office italiano

Spider-Man: Brand New Day ha esordito ieri nelle sale italiane registrando un incasso record di oltre 4 milioni di euro in 468 cinema, per un totale di 516.884 presenze.

Il dato segna il miglior debutto di sempre per il franchise di Spider-Man in Italia e per un film Sony Pictures, superando in entrambi i casi il precedente capitolo Spider-Man: No Way Home, che nel 2021 aprì con 2.915.722 euro. È inoltre il miglior esordio di sempre nel nostro Paese per un cinecomic standalone e il secondo in assoluto dell’intero genere, dietro al solo Avengers: Endgame.

Spider-Man: Brand New Day, diretto da Destin Daniel Cretton con Tom Holland, Zendaya, Sadie Sink, Jacob Batalon, Jon Bernthal, Tramell Tillman, Michael Mando e Mark Ruffalo, è al cinema prodotto da Sony Pictures e distribuito da Eagle Pictures.

Sinossi:

È un “nuovo giorno” per Peter Parker. Combattere il crimine a tempo pieno nei panni di Spider-Man in un mondo che non si ricorda di lui — e la pressione di vedere i suoi vecchi amici andare avanti senza di lui — innesca in Peter un cambiamento che potrebbe non riuscire a controllare. Ma questa trasformazione potrebbe essere l’unica cosa in grado di fermare una nuova e sconvolgente minaccia per la città e per le persone che ama: un potente nemico impossibile da vedere.

Il mondo può aver dimenticato Peter Parker, ma lui non ha dimenticato nessuno.

*Fonte: Comunicato stampa Sony Pictures 

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