Ranking of Kings: il toccante anime fantasy che merita (decisamente) un’occasione
Ranking of Kings è un'opera che merita sia nella sua versione manga, che in quella anime. Una storia potente, emotivamente coinvolgente e con protagonista un principe sordomuto dove ogni piccola vittoria è un trionfo
Tra grandi successi globali e produzioni spettacolari, titoli come Frieren: Beyond Journey’s End, Chainsaw Man, DanDaDan o altre serie molto popolari, monopolizzano spesso il dibattito online tra i fan e le classifiche tra i migliori anime del momento o dell’anno.
Eppure esiste un anime fantasy che, pur avendo conquistato una fanbase fedelissima e una critica entusiasta, non è mai riuscito a imporsi nei posti più alti delle classifiche, come avrebbe meritato. Si tratta di un manga (prima) e un anime (dopo) davvero sorprendente e una delle opere fantasy più toccanti degli ultimi anni. Stiamo parlando di Ranking of Kings.
La serie ha saputo conquistare il pubblico grazie a una combinazione peculiare: una narrazione emotivamente potente, personaggi memorabili e uno stile visivo unico. E solo ora, sempre più spettatori, stanno finalmente riscoprendo il valore di questo piccolo grande gioiello che è da anni sulle piattaforme (Crunchyroll per l’esattezza), ma che è spesso passato in secondo piano.
Un fantasy che sembra una fiaba… ma non lo è affatto
Uno dei motivi principali per cui Ranking of Kings è stato spesso sottovalutato è il suo stile grafico. Nel manga di Ōsama Rankingu (a cui prossimamente dedicheremo un articolo specifico) si tratta di un tratto semplice e poco definito che dà al lettore un’impressione di approssimativo a prima vista. Ma non è la parte grafica che merita attenzione.
L’anime, dal canto suo, sembra quasi una fiaba illustrata. I personaggi hanno linee morbide, design semplici e animazioni estremamente espressive. Non ci sono armature dettagliate, atmosfere dark o monologhi pomposi che spesso caratterizzano il fantasy “prestigioso”.
Ci sono cavalieri, c’è la magia e ci sono i complotti per il controllo del potere…altrimenti non sarebbe un fantasy che si rispetti, ma l’estetica delicata che caratterizza l’animazione ha portato molti spettatori a pensare che la serie fosse troppo infantile o leggera. Ma la realtà è esattamente l’opposto.
Dietro l’apparenza fiabesca si nasconde infatti un racconto estremamente complesso e doloroso, che affronta temi come eredità e potere, tradimento e vendetta, disabilità e discriminazione, violenza politica e dolore familiare.
La forza della serie sta proprio in questo contrasto: un mondo visivamente dolce che nasconde una cinica realtà. Ed è proprio questo equilibrio tra tenerezza e crudeltà a rendere l’anime così memorabile.
Quando si rivedono le prime puntate con questa consapevolezza, molte scene assumono un significato completamente diverso. L’innocenza dei personaggi convive costantemente con la consapevolezza che il loro mondo può essere estremamente spietato.
Bojji: piccolo principe dalla silenziosa sofferenza, ma dal grande animo degno di re
Uno dei motivi principali per cui Ranking of Kings riesce a colpire così profondamente è il suo protagonista.
Il giovane principe Bojji è, sulla carta, tutto ciò che un eroe fantasy non dovrebbe essere. È figlio di un Re gigante ma è piccolo di statura, fisicamente debole e, soprattutto, sordo. Per gran parte del suo regno viene considerato inadatto a governare e spesso trattato con disprezzo o pietà. In una storia più tradizionale, questo sarebbe solo il punto di partenza per un classico percorso di rivalsa. Ma Ranking of Kings sceglie una strada molto più interessante.
La vulnerabilità di Bojji non viene mai cancellata né trasformata in un semplice ostacolo narrativo. Al contrario, diventa il cuore emotivo della storia. Bojji non è forte perché diventa improvvisamente invincibile, ma lo è perché continua ad andare avanti nonostante tutto. E il suo modo di essere contagia tutte le persone che lo circondano.
È gentile, empatico e incredibilmente coraggioso, ma la serie evita di trasformarlo in un simbolo di purezza ingenua o in un eroe dal talento innato. Bojji non ha (grandi) talenti: soffre, viene umiliato, cresce attraverso il dolore e impara lentamente a trovare il proprio posto nel mondo insieme all’unico amico che ha: Kage l’ombra.
Questo rende ogni sua vittoria profondamente meritata. Gli spettatori non tifano per un eroe invincibile, ma per un bambino che combatte per la sua dignità, anche quando il mondo cerca costantemente di negargliela. E che ha molto più di un re rispetto a quanto possa sembrare all’apparenza.
Il lavoro straordinario di WIT Studio
Per quanto riguarda l’anime, gran parte della magia della serie deriva anche dall’adattamento animato realizzato da Wit Studio, lo studio già noto per lavori di altissimo livello.
L’animazione di Ranking of Kings possiede una qualità particolare: sembra semplice, ma è in realtà incredibilmente raffinata.
Ogni movimento è pensato per trasmettere emozioni, non solo spettacolo. L’azione è pulita, dinamica e sempre leggibile, mentre la regia utilizza piccoli dettagli visivi per amplificare il peso emotivo delle scene.
Uno dei punti di forza dell’anime è proprio il suo equilibrio tra momenti di grande delicatezza, scene d’azione intense e sequenze emotivamente devastanti.
Nel fantasy spesso si pensa che “più grande” significhi automaticamente “più epico”. Ranking of Kings dimostra invece che lo spettacolo funziona davvero solo quando è sostenuto da un forte cuore emotivo.
Un momento di silenzio o un’esitazione possono risultare tanto intensi quanto un duello con la spada.
Il riscatto di Ranking of Kings
Molte opere vengono rivalutate con il passare del tempo, grazie per lo più a storie davvero solide che riescono finalmente a emergere, proprio come quella di Ranking of Kings.
La serie è sempre stata molto amata da chi l’ha vista, ma spesso è rimasta quel titolo consigliato con entusiasmo dai fan, più che un titolo commerciale che risponde ai canoni degli anime moderni.
Con il franchise di nuovo attivo e con sempre più spettatori che lo recuperano, Ranking of Kings sta finalmente ricevendo l’attenzione che merita. Ed è facile capire perché.
La sua forza non dipende dalla moda del momento, ma dalla qualità del prodotto.
Una scrittura emotivamente potente, personaggi complessi e memorabili, una regia visiva straordinaria e una storia capace di parlare a tutti.
Con il suo mix di fiaba, dramma e avventura, la serie dimostra quanto l’animazione possa essere potente nel raccontare storie universali, senza per forza avere animazioni spettacolari. E quando conoscerete il principe Bojji, sarà difficile non innamorarvi di lui.
*Fonte del presente articolo: CBR.com
A causa di un fumetto radioattivo, il mite Gianluca si è trasformato in Doc. G, editor in chief di PopCorNerd. La sua missione? Scrivere tutto quello che può su fumetto, serie TV, anime e film e sperare che ai lettori piaccia. Best quote: "Vivo la mia vita un quarto di omnibus al giorno"





