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Reacher 4 – Recensione: Jack Reacher is 4 men!

Reacher 4 è arrivato su Prime Video con i primi 3 episodi. Botte, intrighi politici, pura azione e intrattenimento senza limiti, per lo show dell’estate con un Alan Ritchson davvero sugli scudi

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Jack Reacher è tornato ancora una volta e lo fa con la semplicità della formula “usato sicuro” che lo ha reso celebre: intrattenimento, spionaggio, azione e tanti… tanti cazzotti.

Protagonista è nuovamente l’action man Alan Ritchson, ormai completamente a suo agio nei panni dell’ex maggiore della Polizia Militare dell’Esercito degli Stati Uniti, ruolo che al cinema fu di Tom Cruise.

La serie di Prime Video ispirata ai libri di Lee Child è arrivata alla sua quarta stagione, un importante traguardo per uno show che ha ricevuto un’ottima accoglienza da parte del pubblico delle avventure in solitaria, in giro per gli Stati Uniti, del gigantesco e forzuto Reacher.

Questo successo, difatti, ha portato all’imminente lancio del primo spin-off della serie, dal titolo Neagley, dedicato alla compagna d’armi di Jack interpretata da Maria Sten, vista già nelle stagioni 2 e 3. E chissà se vedremo Ritchson anche qua, magari come guest star.

Tornando a Reacher 4, i nuovi episodi adattano il tredicesimo romanzo di Lee Child, Gone Tomorrow, e confermano che, come se ancora ce ne fosse bisogno, con Reacher la TV e il cinema action di vecchio stampo non sono ancora morti.

Anzi: pare che ci sia un pubblico che ancora cerca qualche prodotto old school dove, se c’è un problema all’apparenza irrisolvibile, solo testosterone, battute scontate ma efficaci (soprattutto se a farle è un omone di 110 kg) e botte da orbi possono trovare la soluzione.

E, nonostante la versione del sig. Reacher (pardon: solo Reacher) interpretata da Ritchson sia molto fedele all’eroe dei romanzi di Lee Child e spicchi per essere una mente sopraffina, sparare e menare sono le cose che Jack sa fare meglio e che lo trasformano in una vera e propria arma umana inarrestabile per ogni nemico che incrocia sul suo cammino.

Grosso guaio a Philadelphia

Durante il suo vagabondare per gli U.S.A., Jack Reacher incontra sulla metro di Philadelphia una donna spaventata a morte. Pensando ci sia qualcosa che non va, Reacher si avvicina per capire cosa nasconda e, dopo aver cercato di rassicurarla e di poterla aiutare, la donna si suicida sparandosi un colpo in testa.

Quale ultima persona ad averla vista viva, Jack viene preso in custodia dalla polizia e interrogato. La donna si chiamava Anna Merrick (Karen Kwong-Chip), lavorava nelle risorse umane della C.I.A. ed era la sorella di Jacob Merrick (Chris Marquette) poliziotto del dipartimento di Philadelphia, che scopre proprio dopo l’interrogatorio di Reacher della morte di Anna.

Rilasciato, Jack viene fermato subito da due malintenzionati che sono convinti che lui abbia una chiavetta USB consegnatagli da Anna e contenente alcune informazioni confidenziali. Ovviamente Jack non ha la chiavetta e per i due uomini non finirà troppo bene.

Questo porta Reacher a indagare per trovare risposte a diverse domande: il motivo del suicidio di Anna, indagine che porta avanti insieme al fratello di lei e alla detective Tamara Green e il mistero su cosa contenga la chiavetta USB, sulle cui tracce c’è anche la C.I.A.

E mano a mano che unisce i puntini, Reacher dovrà confrontarsi anche con una cospirazione politica che lo porterà ai piani alti del Governo degli Stati Uniti. Un altro enigma che l’ex militare risolverà alla sua maniera: usando il cervello, ma soprattutto i muscoli.

Reacher 4: la stessa formula da quattro stagioni, ma al pubblico piace

Lo showrunner e produttore esecutivo Nick Santora ha ormai perfezionato la formula vincente di Reacher, che porta avanti da ben quattro stagioni: il nostro vagabondo arriva in una nuova città, si trova nel posto giusto (o sbagliato dipende dai punti di vista) al momento giusto, assiste a qualcosa che non dovrebbe vedere e decide immediatamente di intervenire e indagare. E da quel momento, chi incrocerà la sua strada si dovrà cominciare a preoccupare.

La quarta stagione non fa eccezione e, anzi, dopo la visione dei primi 3 episodi rilasciati da Prime Video, toni e stile di narrazione puntano ancora di più sull’azione, l’adrenalina e sulla componente da spy story, con un ritmo nel susseguirsi degli avvenimenti tipico di un romanzo di genere spionistico/politico.

Si tratta di una prima parte di stagione ricca di colpi di scena, con un giusto mix di azione e battute che alleggeriscono i toni, ma che non inventa nulla di nuovo e forse non vuole neanche farlo. Perché, appunto, il pubblico che guarda Reacher ama questo “copione” e gode nel vedere il protagonista in difficoltà risolvere i problemi alla sua maniera.

Nel momento in cui la storia entra nel vivo arrivano cospirazioni, colpi di scena, intrighi dove, naturalmente, non possono mancare politici potenzialmente corrotti, agenzie governative che abusano del proprio potere e insabbiamenti capaci di arrivare fino ai livelli più alti della gerarchia. Ma dall’altra parte della barricata c’è sempre l’inarrestabile Jack Reacher.

Un Alan Ritchson in grande spolvero e un Reacher più umano che mai

E al centro c’è, più che mai, Jack Reacher, che pare tornare, almeno in questi primi tre episodi, assoluto protagonista dopo aver condiviso spesso la scena con i suoi compagni d’arme nella stagione 2 e  con Neagley nella stagione 3.

Grande merito va ad Alan Ritchson, ancora una volta davvero bravo a concentrare la scena su di sé e a fare da (grosso) magnete. Nei primi episodi sono davvero poche le scene in cui Reacher non compare, a certificare il fatto che questa avventura lo vede protagonista assoluto di un caso davvero complicato, con colpi di scena in ogni episodio e cliffhanger finali davvero da lasciare a bocca aperta (soprattutto alla fine del terzo) anche lo stesso Reacher, calcolatore e osservatore solitamente difficile da stupire.

In questa stagione pare, anzi, che Reacher sia più vulnerabile rispetto al passato, complice anche il senso di colpa che matura dentro di lui per non essere riuscito a proteggere Anna, la donna che si suicida all’inizio della stagione e che scatena la serie di eventi della quarta stagione.

Insomma, è un Reacher che fa intravedere una crepa nel suo carattere da uomo tutto d’un pezzo, sicuro di sé, mostrando una maggiore emotività rispetto all’ex maggiore freddo e cinico spesso messo in scena nelle stagioni precedenti. E per chi ha già visto gli episodi credo che la scena del gattino spieghi questo concetto in maniera molto chiara.

Ma è anche un Jack Reacher che vede il suo intelletto messo a dura prova e più in difficoltà, in questo caso, a unire tutti i pezzi del puzzle come solitamente riesce a fare.

Però attenzione: il cuore di Reacher rimane sempre lo stesso. La serie non punta mai davvero sulla complessità psicologica o sulla profondità tematica, ma mette sul piatto quello che sa fare meglio: azione, tensione e botte. Davvero tante botte.

Non solo Reacher: una squadra tutta nuova che funziona

Se Reacher resta la star assoluta dello spettacolo, come di consueto, anche questa stagione presenta un cast di supporto che risulta decisamente azzeccato.

Tra i principali compagni di Reacher troviamo la detective Tamara Green (Sydelle Noel), il poliziotto di provincia Jacob Merrick (Chris Marquette) e la giornalista Lila Hoth (Agnez Mo), che non sono semplici aiutanti, ma personaggi con una personalità ben distinta e approfondita.

Ognuno di loro ha una storia, motivazioni e un percorso narrativo destinato a intrecciarsi con quello di Reacher. Interessante, ad esempio, lo sviluppo del personaggio di Jacob, fratello della vittima, uomo semplice che ha sempre voluto fare il poliziotto ma che, lavorando in provincia, non si è mai trovato coinvolto in assassinii e cospirazioni. Caratterialmente, il suo personaggio cambia, elabora mano a mano il lutto che in un primo momento lo traumatizza e poi fa montare dentro di lui una rabbia quasi controproducente per le indagini di Reacher. Sarà interessante capire dove arriverà il personaggio di Merrick nel corso della serie.

Altrettanto intrigante è Lila Hoth, inizialmente destinata a incarnare il classico cliché della bella ragazza in pericolo destinata a finire a letto con il protagonista, ma che in realtà nasconde dietro di sé una storia molto più complicata e diversa da quella che Reacher aveva intuito.

Anche gli altri personaggi contribuiscono a rendere il cast più solido. Tra le figure dalle motivazioni decisamente più ambigue troviamo il deputato John Sampson, interpretato da Marc Blucas, sua moglie Elsbeth (Kathleen Robertson) e il detective scansafatiche Shaun Docherty, interpretato dall’ottimo Kevin Corrigan.

Sono proprio questi personaggi a contribuire ad arricchire la trama rendendola più imprevedibile.

Reacher 4: promosso o bocciato?

È ancora presto per dirlo, in quanto siamo solo all’inizio della nuova avventura di Jack Reacher, ma le premesse sono davvero buone. La trama di questa stagione forse non è sino a questo momento all’altezza della terza, la migliore ad oggi, ma si presenta snella, brutale e tremendamente efficace.

C’è chi probabilmente potrà reclamare il fatto che si tratti di qualcosa di già visto, sia nello show sia in altri film o serie televisive d’annata, dove il protagonista, vero macho e maschio alpha, utilizza metodi che i genitori ripetono all’infinito ai bambini di “non replicare a scuola perché sono sbagliati”.

In realtà, Reacher 4 è una serie coerente, che non vuole inventarsi nulla di nuovo, ma vuole applicare quella ricetta che, seppur prevedibile, piena di cliché e battute spesso un po’ cringe, al pubblico piace.

Non si deve per forza sempre vedere il film o la serie TV della vita, ma a volte basta essere consapevoli di cosa si sta guardando.

E Reacher propone allo spettatore azione, colpi di scena e intrattenimento di qualità, con una trama davvero ben congegnata grazie prima di tutto a Child e ai suoi romanzi e poi a Nick Santora, al suo team di sceneggiatori e ai registi Sam Hill e Gary Fleder, che hanno capito perfettamente una cosa: Reacher funziona quando il mondo intorno a lui diventa complicato, e lui deve fare le cose che… solo Jack Reacher sa fare.


VOTO POPCORNERD: 7.5/10

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Taboo: il crime storico prodotto da Ridley Scott con Tom Hardy

Prodotta da Ridley Scott e interpretata da un magnetico Tom Hardy, Taboo è un mix di thriller, horror gotico e dramma storico

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Negli ultimi anni le serie in costume hanno conquistato il piccolo schermo raccontando intrighi politici, drammi familiari e misteri criminali. Poche, però, hanno avuto il coraggio di spingersi nei territori più oscuri del genere quanto Taboo, la miniserie del 2017 con Tom Hardy e prodotta da Ridley Scott.

Passata quasi inosservata al momento della sua uscita, la serie sta vivendo una nuova popolarità grazie alle piattaforme di streaming, dove molti spettatori la stanno scoprendo per la prima volta. E non è difficile capire il perché: Taboo è un’opera che ancora oggi riesce a distinguersi per atmosfera, violenza e ambizione narrativa.

Tom Hardy dà vita a uno dei personaggi più inquietanti della TV

Creata da Tom Hardy, insieme al padre Chips Hardy e a Steven Knight, Taboo è ambientata nella Londra del 1814 e segue le vicende di James Keziah Delaney, un uomo dato per morto che torna improvvisamente dall’Africa dopo la scomparsa del padre.

Il suo obiettivo è reclamare l’eredità familiare e costruire un impero commerciale, ma il suo ritorno mette immediatamente in allarme la Compagnia delle Indie Orientali, la Corona britannica e numerosi nemici che preferirebbero vederlo sparire una volta per tutte.

Delaney è un protagonista lontanissimo dagli eroi tradizionali. Taciturno, imprevedibile e profondamente segnato dal proprio passato, porta sullo schermo un’intensità che solo Tom Hardy sembra saper trasmettere con tanta naturalezza.

Un crime storico contaminato dall’horror gotico

La forza di Taboo sta proprio nella sua capacità di mescolare generi molto diversi tra loro.

Da un lato troviamo un classico racconto di vendetta, giochi di potere e intrighi economici; dall’altro la serie introduce continuamente elementi che richiamano il soprannaturale, l’occultismo e l’horror psicologico.

La Londra raccontata dalla serie è sporca, brutale e decadente. Le strade sono immerse nel fango, la corruzione permea ogni istituzione e intorno alla figura di Delaney aleggia costantemente un’aura di mistero fatta di rituali, visioni e antiche maledizioni.

Più che ricostruire fedelmente un periodo storico, Taboo utilizza il contesto ottocentesco per raccontare una storia cupa, quasi da incubo, dove il degrado morale è importante quanto quello urbano.

Ridley Scott e Tom Hardy hanno creato qualcosa di diverso dal solito

Con Ridley Scott tra i produttori esecutivi, la serie non cerca mai di assomigliare ai tradizionali period drama britannici.

L’obiettivo è piuttosto quello di sovvertire le aspettative del pubblico, rinunciando alla romantizzazione del passato in favore di un racconto sporco, violento e profondamente disturbante.

Non è un caso che molti abbiano descritto James Delaney come una sorta di incrocio tra Sherlock Holmes e Hannibal Lecter: un uomo brillante ma imprevedibile, capace di mettere continuamente a disagio chiunque gli stia intorno.

Una serie diventata cult grazie allo streaming

Quando debuttò nel 2017, Taboo divise pubblico e critica proprio per il suo stile fuori dagli schemi. Oggi, invece, la serie viene rivalutata come uno degli esperimenti più interessanti nel panorama delle produzioni storiche degli ultimi anni.

La crescente popolarità ottenuta sulle piattaforme di streaming ha contribuito a farla conoscere a una nuova generazione di spettatori, trasformandola lentamente in un piccolo cult.

Da anni i fan chiedono a gran voce un seguito delle vicende di James Delaney. Nel corso del tempo Tom Hardy ha più volte confermato che il progetto di una seconda stagione non è stato abbandonato, anche se lo sviluppo ha subito numerosi rallentamenti a causa degli impegni del cast e della produzione.

Per il momento non esiste ancora una data ufficiale per il ritorno della serie, ma l’interesse rinnovato del pubblico potrebbe rappresentare un ulteriore incentivo per riportare finalmente Taboo sul piccolo schermo.

Vale ancora la pena recuperarla? Assolutamente sì.

Se amate serie come Peaky Blinders, i thriller storici e le atmosfere horror alla Edgar Allan Poe o H.P. Lovecraft, Taboo è una visione che merita di essere recuperata.

Ancora oggi rappresenta uno dei crime in costume più originali e oscuri mai prodotti per la televisione, capace di unire mistero, violenza e soprannaturale in un racconto che, a quasi dieci anni dal debutto, continua a conservare un’identità unica.

*Fonte del presente articolo: CBR.com

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Henry Cavill punta tutto su Warhammer 40.000 nell’adattamento Prime Video

Con Mike Flanagan e Henry Cavill coinvolti nel progetto, l’ambizioso adattamento di Warhammer 40.000 potrebbe diventare una delle più grandi scommesse di Prime Video

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Henry Cavill non ha mai nascosto la sua passione per Warhammer 40.000, e proprio questo entusiasmo potrebbe presto trasformarsi in uno dei progetti più ambiziosi mai realizzati da Prime Video. L’attore, che ricoprirà il ruolo di protagonista e produttore esecutivo, è infatti al centro dello sviluppo del nuovo universo live-action tratto dall’iconico franchise di Games Workshop.

Sebbene il progetto sia ancora nelle prime fasi di lavorazione, le ultime indiscrezioni lasciano immaginare una produzione dalle enormi ambizioni: una space opera oscura che potrebbe fondere la spettacolarità di Star Wars con le inquietanti atmosfere horror ispirate alle opere di H.P. Lovecraft.

Per Prime Video si tratta dell’ennesimo progetto televisivo legato al mondo dei videogame dopo la serie TV Fallout e l’imminente show God of War attualmente in produzione.

Mike Flanagan: l’uomo giusto per Warhammer 40.000?

Uno degli sviluppi più interessanti riguarda il possibile coinvolgimento di Mike Flanagan, regista e sceneggiatore diventato un punto di riferimento dell’horror contemporaneo grazie a produzioni come Midnight Mass, The Haunting of Hill House e Doctor Sleep.

Secondo le ultime indiscrezioni, Flanagan sarebbe in trattative per ricoprire il ruolo di produttore esecutivo della serie e potrebbe diventarne anche lo sceneggiatore principale e il regista, guidando quello che rappresenterebbe il primo grande adattamento live-action dell’universo di Warhammer 40.000.

La scelta appare particolarmente azzeccata considerando la natura del materiale originale, ricco di elementi horror e di elementi cosmici spaventosi che ben si sposano con la sensibilità del regista.

Il progetto da sempre voluto da Henry Cavill

L’adattamento nasce da un percorso iniziato ormai diversi anni fa. Già nel 2022 Amazon MGM aveva avviato i lavori per ottenere i diritti del franchise, mentre Henry Cavill aveva collaborato con Vertigo Entertainment per rendere possibile la realizzazione di produzioni cinematografiche e televisive dedicate all’universo creato da Games Workshop.

L’attore britannico è da tempo uno dei più celebri appassionati di Warhammer 40.000 e ha più volte spiegato quanto sia importante rispettare la complessità del materiale originale.

Nel 2025 lo stesso Cavill aveva definito il franchise una proprietà intellettuale “complessa” e difficile da adattare, sottolineando però come proprio questa enorme ricchezza narrativa rappresenti la sfida più stimolante del progetto.

Le ambizioni di Prime Video sembrano andare ben oltre una singola serie televisiva.

Oltre al progetto live-action sarebbe infatti già in sviluppo anche una serie animata in CGI, mentre in futuro potrebbero arrivare ulteriori produzioni, comprese eventuali pellicole cinematografiche. L’obiettivo appare chiaro: trasformare Warhammer 40.000 in una nuova grande saga transmediale capace di affiancarsi ai franchise più importanti dell’intrattenimento moderno.

Perché Warhammer 40.000 viene paragonato a Star Wars

Nato nel 1987 come gioco da tavolo con miniature ideato da Rick Priestley, Warhammer 40.000 è cresciuto fino a diventare uno degli universi fantascientifici più vasti e dettagliati mai creati.

La sua ambientazione racconta un futuro remoto in cui l’umanità combatte una guerra senza fine contro razze aliene, demoni e creature provenienti dal Warp, in un contesto estremamente violento, cupo e permeato dal fanatismo religioso.

È facile capire perché molti vedano nella serie il potenziale per diventare una nuova grande space opera: guerre interstellari, fazioni iconiche, personaggi leggendari e una mitologia immensa richiamano inevitabilmente Star Wars. Tuttavia, a differenza della saga creata da George Lucas, Warhammer 40.000 abbraccia toni molto più oscuri e adulti.

L’influenza di H.P. Lovecraft potrebbe fare la differenza

L’aspetto che distingue davvero Warhammer 40.000 dalle altre space opera è però la forte componente horror.

Le entità del Caos, i demoni del Warp e gli orrori cosmici che popolano questo universo ricordano da vicino le opere di H.P. Lovecraft, dove l’umanità si trova spesso impotente di fronte a forze antiche e incomprensibili.

Ed è proprio qui che Mike Flanagan potrebbe lasciare il segno, valorizzando quella componente inquietante che da sempre rappresenta uno degli elementi più affascinanti del franchise.

Una delle produzioni più attese di Prime Video

Per il momento il progetto rimane nelle primissime fasi di sviluppo e servirà ancora tempo prima di vedere il primo capitolo dell’universo di Warhammer 40.000 su Prime Video.

Le premesse ci sono decisamente tutte e se Amazon riuscirà a rispettare la profondità del materiale originale e a trovare il giusto equilibrio tra spettacolo, fantascienza e horror cosmico, Henry Cavill potrebbe finalmente realizzare il sogno che coltiva da anni e regalare ai fan quello che potrebbe diventare uno dei più importanti franchise televisivi del prossimo decennio.

*Fonte del presente articolo: CBR.com

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News

Young Sherlock 2: Olivia Williams, Indira Varma, Sophie Skelton e Aidan Gillen si uniranno al cast

Inizio delle riprese per la seconda stagione di Young Sherlock, serie Prime Video, che vede anche alcuni nuovi volti entrare nel cast: Olivia Williams, Indira Varma, Sophie Skelton e Aidan Gillen

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Il mistero si infittisce: Prime Video svela il cast della seconda stagione di 
Young Sherlock

Olivia Williams, Indira Varma, Sophie Skelton e Aidan Gillen si uniscono al cast principale della serie 

Dal regista Guy Ritchie e con Hero Fiennes Tiffin, la  seconda stagione è attualmente in produzione

Oggi Prime Video ha annunciato l’ingresso di nuovi membri nel cast principale della seconda stagione di Young Sherlock e ha svelato un video dedicato all’inizio delle riprese con Guy Ritchie, Hero Fiennes Tiffin e Dónal Finn. La serie, realizzata dal visionario regista Guy Ritchie e interpretata da Hero Fiennes Tiffin, è un giallo irriverente e ricco di azione che segue le prime leggendarie avventure dell’iconico detective. La seconda stagione è attualmente in produzione, mentre tutti gli otto episodi della prima stagione sono disponibili in esclusiva su Prime Video in oltre 240 Paesi e territori nel mondo.

Nella nuova stagione si aggiungono al cast principale Olivia Williams (The FatherDune: Prophecy), Indira Varma (The Night ManagerDune: Prophecy), Sophie Skelton (Outlander) e Aidan Gillen (Il Trono di SpadeSunny).

Olivia Williams è un’attrice inglese di cinema, televisione e teatro di grande successo. È celebre per aver interpretato il ruolo di ‘Anna Crowe’ ne Il sesto senso di M. Night Shyamalan e di ‘Rosemary Cross’ nel film cult Rushmore di Wes Anderson. Olivia ha continuato a dimostrare la sua versatilità sia sul palcoscenico sia sullo schermo sin dal suo debutto cinematografico nel film Il postino, quando fu scelta da Kevin Costner per interpretare la protagonista femminile, dopo aver inviato un video di audizione.  Di recente Olivia ha interpretato l’infermiera Ratched all’Old Vic nel West End di Londra in Qualcuno volò sul nido del cuculo, al fianco di Aaron Pierre, ed è presente anche in Dune: Prophecy nel ruolo di ‘Tula Harkonnen’.

Indira Varma si è formata alla Royal Academy of Dramatic Art (RADA). Tra i suoi ruoli televisivi figurano: ‘Mrs Gardiner’ in The Other Bennet Sister, ‘Khadija Khan’ in The Capture, ‘Mayra Cavendish’ nella seconda stagione di The Night Manager al fianco di Tom Hiddleston e Olivia Colman, ‘Fiona’ nella miniserie drammatica Cold Walter con Andrew Lincoln, e ‘Ingrid’ in Obsession, della ‘Duchessa’ in Doctor Who. Inoltre, ha recitato nella serie antologica EXTRAPOLATIONS nel ruolo di ‘Gita Mishra’, è stata ‘Tala’ in Obi-Wan Kenobi al fianco di Ewan McGregor.

È anche nel cast di Mission: Impossible – Dead Reckoning Part 1, Crisis con Gary Oldman e Official Secrets con Keira Knightley. È ‘Ellaria Sand’ ne Il Trono di Spade, ha recitato in Exodus: Dei e Re di Ridley Scott, nella commedia satirica britannica Spitting Image, in Luther al fianco di Idris Elba, in Silk, Rome, Human Target, Paranoid, Patrick Melrose con Benedict Cumberbatch, nella serie comica This Way Up e nella serie drammatica For Life con Nicholas Pinnock e Kid Cudi, prodotta da 50 Cent.

Sophie Skelton è nota per aver interpretato il ruolo di ‘Brianna Randall Fraser’ nella serie drammatica Outlander, vincitrice di un BAFTA e candidata ai Golden Globe e agli Emmy. Quest’anno ha ripreso il ruolo nell’ottava e ultima stagione della serie, recitando al fianco di Caitriona Balfe e Sam Heughan. Nel corso di un decennio, Outlander e il suo cast hanno conquistato un grande seguito in tutto il mondo. Quest’anno, sul grande schermo, ha recitato anche nel sequel I Can Only Imagine 2. Nel 2025, Sophie è apparsa nel thriller britannico Row, vincitore del premio come miglior film britannico al Raindance Film Festival, dove è stato presentato in anteprima.

Aidan Gillen ha vinto tre Irish Film & Television Awards ed è stato candidato a un British Academy Television Award, a un British Independent Film Award e a un Tony Award.

In TV, lo si può vedere nella serie di Taylor Sheridan per Paramount+, Mayor of Kingstown, e nella serie AMC+, Kin.

In precedenza, ha recitato in Queer as Folk, nella serie HBO The Wire, nella serie RTÉ Love/Hate, nella serie HBO Il Trono di Spade e in Project Blue Book di The History Channel.

Tra le sue partecipazioni cinematografiche figurano Il cavaliere oscuro – Il ritorno, Blitz, Maze Runner: La prova del fuoco e Maze Runner: La cura mortaleThe Lovers, Bohemian Rhapsody e Those Who Wish Me Dead.

Aidan sarà sul grande schermo nel film Sunny al fianco di Angelina Jolie, mentre in televisione apparirà in Tall Tales & Murder per la BBC e in Saviour per ITV.

Guy Ritchie torna dietro la macchina da presa per dirigere il primo episodio della seconda stagione di Young Sherlock. Nei primi 28 giorni dalla sua uscita, Young Sherlock ha raggiunto 45 milioni di spettatori posizionandosi tra le prime 10 stagioni Prime Original di sempre. La serie ha conquistato il primo posto in oltre 95 Paesi in tutto il mondo, con il 63% del suo pubblico  proveniente dai mercati internazionali e registrando un successo straordinario nel Regno Unito, in India e in Germania. Il trailer della prima stagione ha raggiunto 223 milioni di visualizzazioni nei primi sette giorni, battendo il record come trailer di una serie tv più visto di sempre per Prime Video in quel periodo di tempo. La prima stagione ha ottenuto rapidamente la certificazione “Certified Fresh” su Rotten Tomatoes, definita dalla critica internazionale “sensazionale” (Variety), un “capolavoro” (Screen Rant) e “straordinaria” (The Wrap).

Il cast include anche Dónal Finn (La Ruota del Tempo, The Other Bennett Sister), Natascha McElhone (Halo), Holly Cattle (Cobra, Rivals) e Max Irons (Condor).

Guy Ritchie è executive producer e tornerà nella seconda stagione in qualità di regista del primo episodio. La serie è creata da Matthew Parkhill, che figura anche come executive producer insieme a Marc Resteghini, Dhana Rivera Gilbert, Simon Maxwell, Ivan Atkinson, Simon Kelton, Colin Wilson Harriet Creelman, e ai co-executive producer Steve Thompson e James Dormer. Motive Pictures cura la produzione fisica di Young Sherlock.

*Ringraziamo gli uffici stampa Prime Video per la condivisione del comunicato di cui sopra

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