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Avatar 3: PopCorNerd all’incontro con il cast del nuovo film di James Cameron

PopCorNerd ha avuto il piacere di partecipare all’incontro organizzato per la stampa da Disney con parte del cast di Avatar 3. Ecco cosa hanno detto i protagonisti Sam Worthington, Stephen Lang, Bailey Bass, Trinity Jo-Li Bliss e Jack Champion

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Ci sono film e saghe cinematografiche che non hanno bisogno di presentazioni: tra questi c’è Avatar.

Il kolossal sci-fi di James Cameron, esordito nel 2009, ha frantumato ogni record con il primo capitolo, creando un fandom appassionato attorno a Pandora — il mondo immaginario ideato dal visionario regista — e al popolo dei Na’vi.

A oltre dieci anni di distanza, con Avatar 2: La via dell’acqua (2022), Cameron ha avuto solo conferme: la fiamma del fandom non si era mai spenta, anzi, con il secondo film si è riaccesa più forte che mai, portando a un nuovo successo planetario al botteghino.

Annunciati dallo stesso regista, i nuovi capitoli della saga erano attesi con grande trepidazione.

E dopo appena tre anni dal secondo film, sta per arrivare Avatar 3: Fuoco e cenere, un capitolo che si preannuncia ancora più drammatico ed epico rispetto alle pellicole precedenti.

Per promuovere il nuovo film, ieri si è tenuta a Milano — nella splendida cornice dell’hotel Principe di Savoia — la conferenza stampa organizzata da Disney con alcuni degli attori protagonisti della terza pellicola: Sam Worthington (Jake Sully), Stephen Lang (colonnello Miles Quaritch), Bailey Bass (Tsireya), Trinity Jo-Li Bliss (Tuk) e Jack Champion (Spider).

PopCorNerd ha avuto il piacere di partecipare all’incontro per gli addetti stampa con il cast e, tra anticipazioni e approfondimenti, ecco come è andata!

Jack Champion; Bailey Bass; Trinity Jo-Li Bliss; Stephen Lang; Sam Worthington

Essere parte del fantastico mondo di Avatar

La prima domanda rivolta al cast ha riguardato il significato per loro di far parte dell’universo creato da James Cameron che, film dopo film, diventa sempre più complesso e stratificato.

In foto: Stephen Lang

Stephen Lang, villain indiscusso della saga, ha parlato di un privilegio creativo e umano:

Beh, è una grande fortuna dal punto di vista professionale lavorare anche a livello personale con una personalità così creativa e visionaria come James Cameron, con una squadra di colleghi, sia qui che in tutto il mondo, molto impegnata in questo progetto che è veramente il frutto dell’intelletto geniale di James. Ne facciamo parte da molti anni. E reputo che sia un dono che continuiamo a ricevere.

Bailey Bass, entrata nel cast in Avatar: La via dell’acqua nel ruolo di Tsireya, ha sottolineato come sia interessante far parte di un progetto di questa portata, per lei e i suoi altrettanto giovani colleghi:

È un progetto che non capiamo appieno, cioè non riusciamo a capire quanto sia pionieristico perché noi eravamo bambini, non conoscevamo il mondo del cinema prima di James Cameron, non sapevamo quanto egli avesse fatto. Quindi è veramente fantastico farne parte.

Trinity Jo-Li Bliss ha aggiunto:

Jim è il padre di questa famiglia. Sono grata ogni giorno di far parte di Avatar e sono contenta di essere qui oggi a Milano incontrarvi e conoscervi e dividere la nostra esperienza nel realizzare questo film.

In foto: Jack Champion

Jack Champion, interprete di Spider nella pellicola, che ha iniziato il suo percorso nella saga a dodici anni, ha affermato:

Non sarei chi sono senza Avatar: è una parte della mia vita da sempre.

Il messaggio di Avatar nel mondo di oggi

Sono diversi i temi centrali in Avatar: pace, il rispetto per il pianeta, le risorse, le diversità, la famiglia. È stato chiesto al cast cosa significhi portare oggi nel mondo il messaggio di Avatar. Gli attori hanno spiegato come Fuoco e Cenere amplifichi la dimensione emotiva delle relazioni tra i personaggi, in un contesto minacciato dalla guerra e dal cambiamento del pianeta. In questo senso la storia, secondo il cast, riflette le fragilità e le incertezze del nostro presente, mettendo al centro l’amore reciproco, la solidarietà e la responsabilità collettiva nei confronti del mondo.

In foto: Sam Worthington

Sam Worthington ha evidenziato come Cameron abbia unito il grande spettacolo alla dimensione intima:

Jim ha scritto questo, questo film ha valutato moltissimi aspetti. […]. Ecco, io penso che ci parli veramente della vita vera, della vita che noi stiamo vivendo e dei momenti difficili, di grande precarietà, incertezza e l’unica cosa che abbiamo è il nostro amore reciproco. E questo è quello che ci ha detto James. Si tratta di essere tutti connessi, americani, italiani. Tutto il pianeta è la nostra responsabilità.

In foto: Trinity Jo-Li Bliss

La Bliss ha voluto precisare come in questa pellicola siano ancora più importanti i ruoli femminili e la loro forza:

In questo film ci sono delle guerriere, donne fantastiche e tutto questo contribuisce ad una storia che ci tiene inchiodati allo schermo. 

La Bass, invece, ha sottolineato come siano centrali anche la diversità e solidarietà:

Si parla anche di diversità. C’è Spider, c’è Jake, ci sono questi personaggi blu e questo film ci dice che abbiamo più cose in comune che differenze. E questo è il grande messaggio di Avatar. 

Emozione, tecnica e un mondo narrativo che si espande

Sul piano tecnico, gli interpreti hanno descritto l’utilizzo della performance capture come un metodo che, invece di limitare, libera. La tecnologia non viene percepita come un ostacolo, ma come uno strumento che consente una recitazione più intima, priva delle distrazioni del set tradizionale. Le espressioni, i movimenti e le interazioni tra gli attori vengono registrati in modo completo, preservando la naturalezza delle interpretazioni.

Sul tema, Champion ha detto:

Se c’è una telecamera sul lato destro del mio viso, io ne sono consapevole. Invece con la tecnica del performance capture è fantastico. […] Ci si concentra sulla scena semplicemente sulla recitazione, senza pensare alla luce, alle telecamere, e si tratta solo dell’interazione fra gli attori e il regista.

Una precisazione, invece, di Worthington sull’argomento:

In realtà, gli effetti visivi e le luci arrivano dopo. […] Quando ho girato il primo film c’era stata una promessa: una volta applicati gli effetti, dopo aver fatto il nostro lavoro d’attori, niente di ciò che avevamo espresso sarebbe andato perduto. Ed è una promessa che è stata mantenuta.
È un po’ come indossare un trucco: tutto quello che facciamo — le espressioni del viso, i movimenti, i baci, il modo in cui entriamo nell’acqua — è davvero ciò che abbiamo fatto noi. 

Ambiente e speranza

L’ambiente è un tema cardine di Avatar, e la domanda sulla speranza per il pianeta ha portato a risposte emotive. Gli attori hanno ricordato il valore della sensibilizzazione, delle piccole azioni quotidiane e dell’importanza di mantenere viva la speranza, citando anche momenti bui della storia europea come esempio della capacità dell’umanità di rialzarsi. Alcuni dei presenti hanno sottolineato come anche sul set si adottassero comportamenti rispettosi dell’ambiente, a partire dalla riduzione dell’uso della plastica.

In foto: Bailey Bass

Bailey Bass, impegnata anche a livello attivista, ha detto:

Sul nostro pianeta vivono 8 miliardi di persone: davvero vogliamo credere che non desideriamo un mondo pieno di amore, bellezza e luce?
Continuiamo a lottare proprio per questo, continuiamo a sognare. Condividiamo questo amore e questo sogno affinché la nostra Terra possa fiorire.

La Bliss ha aggiunto:

Mi piace tantissimo come Avatar rifletta questi temi, che sia in grado di far vedere questi legami, su come sia importante badare al paese, al paesaggio, agli animali, la flora, imparare a vivere tutti in armonia. […] Ecco, tutto questo si è riflesso proprio anche sul set ed è stato bellissimo. Ritengo che sia molto bello provare a parlare di tutti questi temi così importanti e inserirli in una storia. 

Avatar 3 e il futuro del cinema in sala

In foto: il cast di Avatar: Fuoco e Cenere

Un altro tema rilevante emerso durante l’incontro riguarda il rapporto tra cinema e pubblico dopo la pandemia e in un’epoca dominata dagli schermi personali. Il cast ha riconosciuto le difficoltà delle sale cinematografiche, ma ha ribadito che esperienze come Avatar sono concepite per essere vissute in sala, collettivamente, con la qualità immersiva che solo il grande schermo può offrire. La speranza condivisa è che il film possa contribuire a riportare gli spettatori al cinema, soprattutto le generazioni più giovani.

La Bliss, la più giovane tra le star presenti, ha osservato come le nuove generazioni vivano ormai in simbiosi con i social, con un impatto evidente sulle relazioni:

Ho notato che, soprattutto per la generazione Z e quelle che seguiranno, beh, i social media sono parte integrante della nostra vita, del nostro modo di guardare anche il mondo dell’entertainment, dei film. Tutto questo è molto cambiato e abbiamo visto anche l’impatto che c’è stato sulla salute mentale. […] Avatar fa parte della vita di così tante persone e ormai da 15 anni a questa parte amiamo il fatto che il pubblico non veda l’ora di tornare in sala a guardare il film

Per gli interpreti, Avatar – Fuoco e Cenere rappresenta il proseguimento naturale di un percorso iniziato quindici anni fa: una storia che si amplia, si complica e continua a parlare al pubblico globale attraverso temi universali come la famiglia, la comunità, l’empatia e la difesa del pianeta.

Pandora next-gen

Bailey Bass, Trinity Jo-Li Bliss e Jack Champion sono la nuova generazione di Pandora, e il senso di responsabilità in un franchise di tale portata può essere importante.

Gli attori hanno affrontato conflitti e sfide, ma portato anche speranza e luce, riflettendo temi universali di legami, responsabilità e crescita personale. Ogni attore ha avuto l’opportunità di sviluppare il proprio ruolo in profondità, crescendo insieme al personaggio e alla saga complessiva.

Ecco la Bass cosa ha affermato:

Beh, nasce tutto da Jim. Personalmente non mi sono mai sentita intimidita. […] si ritaglia il tempo per costruire insieme a noi il personaggio, per legarli alla nostra esperienza personale, proprio per farci entrare nel profondo dei nostri personaggi. È questo il motivo per cui poi sullo schermo siamo così reali e lui vuole veramente che si sentano.

Champion invece è stato molto sincero:

È molto bello. Ovviamente siamo la generazione che vive questi scontri, queste guerre, quindi può avere un lato più oscuro, ma anche uno più ricco di speranza. Quindi in questo caos, in questo buio, siamo in grado di trovare la luce. Ecco, forse questa è l’essenza.

Lang, cattivo nato e le sfide fisiche e tecniche che un film come Avatar ti mette davanti

Stephen Lang

Stephen Lang ha rimarcato quanto sia fondamentale dare complessità anche ai “cattivi”, mostrando fragilità, contraddizioni e leadership.

Io non faccio il cattivo, perché comunque i cattivi non si ritengono tali. […]
Ogni cattivo è l’eroe della propria storia. Mi sono stufato a dover dire che non è così. […] Ora, affinché un cattivo possa essere convincente, bisogna che si odi.

Non sono mancate riflessioni sulle sfide tecniche, dalle riprese sott’acqua ai momenti più impegnativi delle performance capture: ostacoli enormi che però, secondo gli attori, rendono la saga ancora più unica nel panorama cinematografico contemporaneo.

Sam Worthington ha voluto rispondere in maniera ironica alla domanda:

Le scene sott’acqua, come sappiamo, sono problematiche per molti attori. Per me la cosa più problematica è questa conferenza stampa. Non ci sono altri film come questo, non ci sarà mai una saga come questa, credo.

[A fine conferenza Sam Worthington si è avvicinato alla giornalista e ha risposto in maniera più completa alla domanda sottolineando “Nel film affrontiamo alcuni elementi e difficoltà, ma non tante quanto nei film precedenti, però. C’è ancora l’acqua, ma c’è più dinamicità con onde e movimenti. Riguardo al fuoco…di quello ne abbiamo avuto, eccome.”]

Avatar: Fuoco e cenere sarà nelle sale cinematografiche a partire dal 17 dicembre 2025. Voi andrete a vederlo?

horror

Send Help: su un’isola deserta non esistono gerarchie, ma solo la legge del più forte

Send Help è il nuovo film thriller horror di Sam Raimi con protagonista Rachel McAdams e Dylan O’Brien, confinati su un’isola che li mette a dura prova. Popcornerd l’ha visto in anteprima e questa è la nostra recensione!

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Quando Sam Raimi torna dietro la macchina da presa con un nuovo film, ogni amante dell’horror drizza le antenne, anche perché negli ultimi anni non è successo così spesso. Nel corso della sua carriera il regista ci ha abituato a pellicole decisamente gore come La Casa e L’armata delle Tenebre, capaci di fondere splatter e commedia slapstick in modo inconfondibile.

Raimi, però, è riuscito nel tempo a uscire dallo stereotipo del “regista horror”, cimentandosi con successo in territori molto diversi. Nei primi anni Duemila ha impressionato (in senso positivo.. non spaventare!) con la trilogia di Spider-Man con Tobey Maguire, per poi tornare in casa Marvel nel 2022 con Doctor Strange nel Multiverso della Follia. Insomma, lo “zio Sam” ha dimostrato grande versatilità, senza mai rinunciare al suo stile registico immediatamente riconoscibile.

Con Send Help, Raimi torna a dirigere un film dalle tinte horror ben 17 anni dopo Drag Me to Hell (2009), esplorando questa volta il territorio del thriller psicologico. La storia catapulta su un’isola deserta, in seguito a un incidente aereo, i due protagonisti: una straordinaria Rachel McAdams, fresca di stella sulla Hollywood Walk of Fame, e Dylan O’Brien, attore giovane ma già rodato grazie a film come Maze Runner e a serie TV come Teen Wolf.

20th Century Studios doveva avere davvero qualcosa di interessante tra le mani per convincere un regista così esperto e un’attrice di tale calibro a partecipare a un progetto che, sulla carta, poteva sembrare una sorta di Lost di serie B.

Anche perché la produzione del film è stata tutt’altro che semplice. Annunciato inizialmente nell’ottobre 2019 da Columbia Pictures, il progetto è passato a 20th Century Studios nel luglio 2024. Le riprese sono iniziate a gennaio 2025, con Rachel McAdams confermata da subito come protagonista e affiancata solo in un secondo momento da Dylan O’Brien. Le riprese, durate poco più di due mesi, si sono svolte tra febbraio e aprile 2025, con tappa finale in Thailandia, dove è ambientata gran parte della pellicola.

Send Help: odi il tuo capo? portalo su un’isola deserta!

Linda Liddle (Rachel McAdams) è un’impiegata che lavora nel settore della strategia aziendale e sogna di fare carriera all’interno della società per cui lavora. È molto intelligente, ma non risponde ai canoni estetici richiesti dall’azienda: è trasandata, goffa e malvista dalla maggior parte dei colleghi. Quando il capo che le aveva promesso un ruolo da vicepresidente muore, il suo posto viene preso dal figlio Bradley (Dylan O’Brien), ragazzo di successo bello tanto quanto superficiale, più attento all’apparenza che alla sostanza. La vicepresidenza viene assegnata a un altro collega, amico di Bradley.

Tuttavia, il cervello di Linda è troppo prezioso per l’azienda e, durante un viaggio di lavoro verso Bangkok, Bradley decide di portare con sé anche lei, promettendole di rivedere la sua posizione se riuscirà a risolvere una delicata questione professionale. Ma tutto cambia drasticamente quando l’aereo diretto in Thailandia ha un incidente: gli unici sopravvissuti sono proprio Linda e Bradley, quest’ultimo ferito a una gamba.

Bloccati su un’isola deserta, in una disperata lotta per la sopravvivenza, Linda tira fuori le unghie e fa emergere qualità inaspettate. Le gerarchie si azzerano: non esistono più capo e dipendente, ma solo l’istinto primordiale di andare avanti. La tensione tra i due cresce, anche perché i soccorsi sembrano non arrivare mai e i giorni passano inesorabili. Vivere su un’isola con l’unica persona che si disprezza può portare a scelte estreme… e qui, di colpi di scena, ce ne saranno davvero parecchi.

Un ritorno (quasi) a casa per Sam Raimi

Le aspettative erano tutte puntate sulla regia di Sam Raimi, e il regista non delude affatto.

Send Help è un ottimo thriller in cui i due protagonisti, praticamente gli unici volti in scena per l’80% del film, cambiano ed evolvono fino a sfiorare uno stato quasi selvaggio. I ruoli si ribaltano completamente: ciò che conta nel mondo del lavoro non ha alcun valore sull’isola, che diventa un ring spietato dove sopravvive solo il più forte.

Se in ufficio Linda dipende da Bradley, sull’isola accade l’esatto contrario, soprattutto nelle fasi iniziali, quando è lui a essere completamente nelle sue mani. Raimi concentra gran parte del film sul rapporto tra Linda e Bradley, scavando nella loro personalità e mostrando, scena dopo scena, la loro vera natura, sempre più priva di filtri.

Linda non è mentalmente stabile, e questo emerge chiaramente in più momenti, così come Bradley, va detto senza mezzi termini, è un autentico figlio di puttana.

Il loro duello psicologico è il cuore pulsante del film e riesce a mantenere alta la tensione nonostante l’ambientazione ripetitiva. È un crescendo continuo che culmina in un epilogo dove istinto di sopravvivenza e brutalità primordiale raggiungono l’apice.

E poi, è pur sempre un film di Sam Raimi: non possono mancare le scene splatter (la sequenza di caccia di Linda è destinata a rimanere impressa per quanto è grottesca), la regia dinamica e frenetica fatta di movimenti di macchina vorticosi, inquadrature angolate, un uso marcato della soggettiva e la colonna sonora dell’immortale Danny Elfman, che aggiunge quel tocco in più all’insieme.

Rachel vs. Dylan/ Linda vs. Bradley: un duello di bravura

Se il film funziona, gran parte del merito va alla prova dei due protagonisti. Non è affatto semplice tenere alta l’attenzione dello spettatore per quasi due ore con un cast ridotto praticamente a due soli attori, ma Rachel McAdams e Dylan O’Brien ci riescono pienamente.

O’Brien offre una prova solida, credibile soprattutto nel raccontare i diversi stati di esaurimento emotivo che il suo personaggio attraversa sull’isola.

Ma la vera star è Rachel McAdams. L’attrice rinuncia deliberatamente alla sua bellezza per dare vita a una Linda Liddle frustrata, determinata, ambiziosa e al tempo stesso profondamente instabile. Il fragile equilibrio emotivo del personaggio si incrina progressivamente, fino a quando Linda comprende che quella vita brutale sull’isola potrebbe essere esattamente ciò che ha sempre desiderato, trasformandola in una figura spietata.

La McAdams è straordinaria nel portare sullo schermo un personaggio complesso e sfaccettato, che a tratti richiama l’Annie Wilkes di Misery non deve morire, con la differenza che qui il palcoscenico non è una casa, ma un’isola deserta. Probabilmente non siamo di fronte a un’interpretazione da Oscar come quella di Kathy Bates, ma la performance di Rachel McAdams resta senza dubbio eccezionale.

Perché vedere Send Help?

Sam Raimi è un gran regista, e dimostra ancora una volta con Send Help quanto sia capace di muoversi con sicurezza tra diversi generi senza perdere la propria identità.

La pellicola è un thriller ‘versione gore della serie televisiva Lost’ con sullo sfondo una tensione tra i due personaggi alla Misery non deve morire.

Il film intrattiene eccome, grazie anche al cast che mette in evidenza due personaggi per nulla positivi, rispecchiando tutti i difetti dell’uomo. Rachel McAdams firma un’interpretazione intensa, trascinando il film sulle proprie spalle e dando vita a un personaggio come quello di Linda disturbante, affascinante e difficile da dimenticare. Dylan O’Brien le tiene testa con una prova credibile e sfaccettata, contribuendo a rendere il loro scontro psicologico il vero motore narrativo della storia.

Pur partendo da premesse apparentemente semplici, Send Help riesce a evitare la trappola del survival convenzionale, arricchendosi di momenti disturbanti, lampi di humor nero e improvvise esplosioni di violenza in pieno stile Raimi. Un film teso, crudele e sorprendente, che conferma come il regista, anche lontano dalle sue origini più classiche, sappia ancora colpire nel segno.


VOTO POPCORNERD: 7/10

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Film

I film candidati agli Oscar® 2026 su Sky Cinema, Now e Sky Primafila

Ecco tutti i film candidati agli Oscar 2026 in arrivo o già presenti su Sky, Now TV e Sky Primafila, per prepararvi al meglio alla notte più importante dell’anno per il cinema

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I FILM CANDIDATI AGLI OSCAR® 2026  

SU SKY CINEMA E NOW

“I PECCATORI”

Il film con il record di 16 candidature, disponibile dal 26 gennaio

“UN SEMPLICE INCIDENTE”

in arrivo a marzo

 “JURASSIC WORLD – LA RINASCITA”

disponibile on demand

su Sky Primafila anche:

“UNA BATTAGLIA DOPO L’ALTRA”

che ha ottenuto ben 13 nomination

“BLUE MOON”

“ELIO”

“WEAPONS”

“BUGONIA”

in arrivo il 4 febbraio

I film candidati agli Oscar® 2026 sono stati appena annunciati.
Dal 26 gennaio, su Sky Cinema e NOW,
arriva I PECCATORI, il titolo con il record di 16 candidature, tra cui Miglior Film, Miglior Attore Protagonista (Michael B. Jordan), Miglior Regia (Ryan Coogler), Miglior Attore Non Protagonista (Delroy Lindo), Miglior Attrice Non Protagonista (Wunmi Mosaku) oltre a una nomination anche nella nuovissima categoria Miglior Casting. A marzo la programmazione di Sky Cinema vedrà anche un altro film candidato, sia come Miglior Film Internazionale che per la categoria Miglior Sceneggiatura Originale, UN SEMPLICE INCIDENTE. Mentre è già disponibile JURASSIC WORLD: LA RINASCITA, che si contende la candidatura nella categoria Migliori Effetti Visivi.

Jurassic World: Rinascita

Ricca anche l’offerta di Sky Primafila, che propone in catalogo numerosi titoli candidati. Tra questi, il nuovo film di Paul Thomas Anderson, acclamato da critica e pubblico, UNA BATTAGLIA DOPO L’ALTRA (13 nomination), BLUE MOON (2 nomination), ELIO (1 nomination) e WEAPONS (1 nomination). Dal 4 febbraio sarà inoltre disponibile BUGONIA (4 nomination).

Inoltre, a marzo sarà disponibile On Demand una collezione dedicata ai film da Oscar® che raccoglierà una ricchissima selezione di titoli premiati nelle passate edizioni.

* Ringraziamo l’Ufficio Stampa Sky/ NOW TV per il comunicato di cui sopra, che abbiamo condiviso con i nostri lettori

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Film

Springsteen: Liberami dal nulla, dal 23 gennaio su Disney+

Springsteen: Liberami dal nulla, il film candidato ai golden globes arriva in streaming su Disney+ a partire dal 23 gennaio

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SPRINGSTEEN: LIBERAMI DAL NULLA

IL FILM CANDIDATO AI GOLDEN GLOBES®

IN STREAMING DAL 23 GENNAIO SU DISNEY+ IN ITALIA

Springsteen: Liberami dal Nulla, che racconta il percorso musicale e creativo di Bruce Springsteen, arriva il 23 gennaio su Disney+ in Italia.

Imperdibile per gli appassionati di uno storytelling sincero e intimo, Springsteen: Liberami dal Nulla offre uno sguardo emozionante sul processo creativo che ha portato alla realizzazione dell’album “Nebraska” del 1982, esplorando le pressioni dell’ambizione, del successo e della scoperta di sé. Il film offre uno sguardo intimo sulla storia familiare di Springsteen e sull’impatto emotivo che ha contribuito a definire il suo lavoro. Ecco alcune immagini del film.

Bruce Springsteen è interpretato in modo profondo e appassionato da Jeremy Allen White, che suona la chitarra e canta in una performance che i critici hanno definito “accattivante” (Joey Magidson, Awards Radar) e “autentica” (Pete Hammond, Deadline). Per la sua interpretazione, White è stato recentemente nominato ai Golden Globes® come Miglior Attore in un Film Drammatico.

Prodotto da 20th Century Studios, Springsteen: Liberami dal Nulla segue la realizzazione dell’album “Nebraska” di Bruce Springsteen. Inciso con un registratore a quattro piste nella sua camera da letto in New Jersey, l’album segnò un momento di svolta nella sua vita ed è considerato una delle sue opere più durature: un album acustico puro e tormentato, popolato da anime perse in cerca di una ragione per credere.

I fan possono trovare in streaming su Disney+ anche Bruce Springsteen: Nebraska Live 2025 e il documentario Road Diary: Bruce Springsteen and The E Street Band.

* Ringraziamo l’Ufficio Stampa Disney Italia per il comunicato di cui sopra, che abbiamo condiviso con i nostri lettori

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