Connect with us

Interviste

Intervista a David Messina: tra Spider-Man, visione artistica e passione per il fumetto

L’intervista di popcornerd.it a David Messina, co-autore di Ultimate Spider-Man di Hickman con Marco Checchetto

Avatar photo

Pubblicato

il

Durante lo scorso Lucca Comics & Games 2025 abbiamo incontrato l’autore David Messina e abbiamo fatto due chiacchiere, parlando del suo percorso da artista di fama internazionale e delle sue passioni al di fuori del mondo dei comics.

Anche se in leggero ritardo, eccoci qui con la nostra intervista a David Messina!

* * *

Rossano D’Angelo: David, mi piace iniziare così, anche se non l’ho preparata questa: fai finta che i nostri lettori non conoscano il tuo nome e non sappiano chi sei. Presentati.

David Messina: Mi chiamo David Messina e sono un disegnatore di fumetti che lavora per il mercato americano ormai da vent’anni. Sono anche un insegnante: ho lavorato per 23 anni nella Scuola Internazionale di Comics e di recente ho aperto una scuola con altri soci chiamata la Kubo Academy, dove mi occupo della direzione artistica.

David Messina

David Messina

L’inizio della carriera negli Stati Uniti

Sei uno dei pochi autori italiani ad essersi costruito una carriera stabile nel mercato americano. Come è iniziato il tuo percorso oltreoceano e quali sono state le prime sfide?

Iniziai in modo particolare: esordii come colorista per la Devil’s Due, colorando Voltron e G.I. Joe. Il mio scopo era disegnare, ma l’editore mi vedeva esclusivamente come colorista e non voleva spostarmi di ruolo. La svolta arrivò da una situazione sfortunata: conobbi Jim Lee che mi propose un rilancio dei Gen13. Lavorai due mesi al progetto con Scott Dunbier (in seguito mio editor su Star Trek Countdown e Rocketeer in IDW), ma alla fine non partì per motivi organizzativi. Jim Lee, però, mi propose alla sceneggiatrice Alex De Campi. Dopo un altro progetto saltato con Les Humanoïdes Associés, lei mi segnalò alla IDW Publishing, che cercava un disegnatore per la serie di Angel. Volevano qualcuno fuori dall’America per alzare il livello qualitativo degli spin-off televisivi, visti fino ad allora dagli artisti americani come prodotti di “serie C”, trattandoli come grandi serie alla pari di X-Men o Batman. Da lì è iniziato tutto, passando poi a Star Trek.

Influenze dall’animazione e dal design

Prima di parlare di fumetti.. So che hai lavorato nel mondo dell’animazione e del design. Come ti ha formato questa esperienza?

Mi hanno insegnato a cercare ispirazione fuori dal fumetto. Guardo molto al design giapponese pubblicitario e, nel periodo di Angel e Star Trek, studiavo la cartellonistica sovietica. L’animazione, invece, mi ha dato il metodo: in uno studio devi coordinare molte figure (concept artist, storyboarder, animatori), e questo rigore organizzativo lo porto ancora oggi nei miei progetti. Inoltre, porto con me lo storyboarding: cerco sempre tagli cinematografici nelle mie tavole, influenzato dal lavoro di Bryan Hitch.

Il Rapporto con i Fan: Star Trek vs Star Wars

Hai lavorato su franchise con fanbase molto “calde”, come ad esempio Star Trek. Com’è stato il rapporto con i fan?

La fanbase di Star Trek è tostissima perché per loro è una filosofia di vita. Sono tutti “geek” e alle fiere mi facevano domande tecniche incredibili, tipo la dimensione dei retro-motori dell’Enterprise. [ride] Tuttavia, mi hanno accolto come in una famiglia: in fiera mi portavano regali, cioccolata e peluche personalizzati dei personaggi che disegnavo. Con i fan di Star Wars è stato più facile perché, essendo io un fan, parliamo la stessa lingua.

Star Trek, cover disegnata da Messina

Star Trek, cover disegnata da Messina

Da universi consolidati al creator-owned: 3Keys pubblicato da Image Comics

Com’è passare da progetti con regole e mondi ben definiti, a universi propri come 3Keys?

È come passare dai giocattoli meravigliosi di un amico ai miei costruiti da zero. Ho molta libertà, ma anche grande responsabilità: se la storia non funziona, la colpa è tutta mia. Con personaggi già amati, come Han Solo e Chewbacca, il pubblico segue comunque; con i miei personaggi devo convincere i lettori a interessarsi e capire perché li amo.

Per restare critico e obiettivo, ho chiesto aiuto a sceneggiatori come Manfredi Toraldo e Diego Cajelli: il primo numero di 3Keys è stato ridisegnato un paio di volte. È un approccio completamente diverso, più complesso ma molto stimolante.

Qual è stata l’idea alla base di 3Keys?

L’idea nacque mentre lavoravo a Yamazaki 18 Years: sentivo il desiderio di scrivere qualcosa di mio. Volevo partire da qualcosa di leggero, ispirandomi a Calvin & Hobbes, ma mescolando elementi cupi e fantastici come Lovecraft e i kaiju. Ho voluto giocare con i miei “giocattoli preferiti”: animali antropomorfi e mostri inquietanti.

Ho coinvolto anche dei bambini per le scene finali e un’amica insegnante come personaggio, per trasmettere l’idea che i sogni siano una terra comune in cui possiamo ancora giocare insieme. In sostanza, ho unito la leggerezza di Watterson con il fascino oscuro di Lovecraft per creare il mio mondo.

Le influenze su Spider-Man

Parlando ora di Spider-Man.. Quali storie o autori ti hanno ispirato da lettore?

Ho iniziato con La notte in cui morì Gwen Stacy, comprando i primi due albi a dieci anni. Mi ha colpito l’umanità di Peter Parker che agisce nonostante sappia di sbagliare. Ho amato anche la run di Straczynski con John Romita Jr., per il Peter Parker umano e in difficoltà, e Spider-Man: Nel regno dei morti di Mark Millar e Terry Dodson.

Off-topic ma devo chiedertelo.. Che ne pensi di Kick-Ass di Millar? L’ho letto di recente e mi ha sorpreso.

L’ho amato. Mostra supereroi disadattati e le conseguenze delle loro scelte senza compromessi. Il film non ha avuto lo stesso coraggio del fumetto, che gioca sul simbolismo e la realtà dei personaggi. Ho trovato geniale la costruzione dei protagonisti e il modo in cui Millar racconta le loro follie.

Kick Ass di Millar e JRJR

Kick Ass e Hit-Girl, a cura di Millar e JRJR

L’esperienza su Ultimate Spider-Man con Hickman e Checchetto

Com’è stato disegnare un Peter Parker adulto?

È stato emozionante. Sono cresciuto leggendo Peter al liceo, con Ditko, Romita Sr., Len Wein e Roy Thomas. Disegnarlo adulto, consapevole e con la barba, è stato un dialogo con il personaggio della mia infanzia.

Ultimate Spider-Man e Peter Parker disegnati da David Messina

Ultimate Spider-Man e Peter Parker disegnati da David Messina

Come vi alternate tu e Marco [Checchetto] sulla serie?

Marco mi ha chiesto di affiancarlo perché condividiamo lo stesso background e visione estetica di Peter Parker. Gli editor e Hickman decidono le storie, e io seguo una “struttura verticale” per le dinamiche precise tra i personaggi, come Peter e Harry Osborn. A volte dividiamo anche lo stesso numero per esigenze narrative.

Ti sei divertito a disegnare la cena tra le coppie nel primo numero?

Da morire! Ho costruito un modello con SketchUp e inserito diversi riferimenti personali: il ristorante “Torre” è un omaggio alla mia compagna Francesca, e il fiore accanto a Gwen è il giglio della purezza. Ho inserito anche me e Marco come guardie del corpo di Wesley nella issue #10.

Preferiresti più scriverlo o sei felice nel disegnarlo l’Uomo Ragno?

Non mi vedo solo come disegnatore: il mio ruolo principale è raccontare storie. Anche quando disegno, sto narrando, filtrando la sceneggiatura attraverso i miei occhi. Con gli editor di Spider-Man, discutiamo di ogni dettaglio visivo per far emergere la personalità dei personaggi: l’arredamento dell’ufficio di Gwen Stacy o persino il tipo di whisky che un personaggio porta in scena. Ogni scelta serve a raccontare meglio la storia, ed è un processo creativo condiviso, fatto con grande cura e attenzione ai dettagli.

Collaborazione con gli sceneggiatori

Come ti rapporti con gli sceneggiatori?

Cambia molto da persona a persona. Hickman è riservato e schematico, Lobdell o Guggenheim sono più dialoganti e amicali. Joe Casey è super dettagliato, mi indicava persino quali oggetti i personaggi si lanciavano addosso nelle scene di battaglia. In tutti i casi, apprezzo l’enorme libertà creativa che mi lasciano nell’interpretare le tavole.

Letture e interessi del David Messina lettore

Vorrei chiudere perché ti ho tenuto qua quasi un’ora. Ti chiedo una cosa che chiedo sempre a tutti: cosa leggi di solito?

Tanti manga e fumetti francesi. Al momento seguo Dandadan, Asadora! di Naoki Urasawa e Gokurakugai di Yuto Sano. In passato ho letto di tutto, anche Akira. I classici manga come Dragon Ball, One Piece o Naruto invece non li seguo. Ma leggo anche tantissimi volumi americani: ad esempio tutto il lavoro di Tom King, tutto quello che scrive Mark Waid. Le mie letture recenti sono Hulk di Phillip Kennedy Johnson e Nic Klein, gli Ultimates di Deniz Camp e lo Spider-Man di Kelly e Larraz!

Travola tratta da Akira

Travola tratta da Akira

Ti ringrazio per questa piacevolissima chiacchierata, David! A presto!

Il piacere e’ tutto mio, mi sono divertito. A presto!

* * *

A nome della redazione di popcornerd.it, ringraziamo David per la sua disponibilità e gli auguriamo il meglio per i suoi progetti futuri.

Continua a leggere
Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Comics

Comics Legends: intervista a Mike Deodato Jr., ‘magnifico quadrinista’ dei supereroi

Su Comics Legends arriva un artista direttamente dal Brasile con il ritmo nel sangue e il talento tra le mani: Mike Deodato Jr. autore di pagine indimenticabile del fumetto Marvel, DC e Image

Avatar photo

Pubblicato

il

Da

A Campina Grande, nello stato brasiliano della Paraíba, esiste una danza di gruppo molto famosa e spettacolare chiamata Quadrilha. È curioso, quasi profetico, che proprio in una delle città del Brasile dove si balla la Quadrilha sia nato un grande quadrinista, termine portoghese che indica un autore di fumetti, come Mike Deodato Jr., disegnatore brasiliano e figlio d’arte di Deodato Sr., uno dei pionieri del fumetto in Brasile.

Tralasciando i giochi di parole, Mike Deodato Jr. è uno dei più celebri disegnatori di comics di Marvel e DC. Con uno stile immediatamente riconoscibile, realistico e spettacolare, ha lavorato per oltre tre decenni su alcuni dei personaggi più iconici delle due major. La sua Elektra trasuda sensualità e letalità, il suo Thor è imperioso e regale, il suo Norman Osborn è tanto diabolico quanto eccessivamente folle, mentre il suo Old Man Logan sembra uscito da un western all’italiana. Sono tantissimi gli eroi e i villain passati sotto la sua matita, così come gli archi narrativi fondamentali che portano il suo nome nei credits come artista.

Tutto questo per dirvi che siamo di nuovo in compagnia di una vera Leggenda dei Comics… e questa volta arriva dal Brasile, con il ritmo nel sangue e un talento straordinario nelle mani. Su Comics Legends è arrivato Mike Deodato Jr.: ecco l’intervista che ci ha concesso e per la quale lo ringraziamo ancora una volta per il tempo e la disponibilità che ci ha dedicato.


Mike Deodato Jr.: dal Brasile alla corte dei comics made in USA

Grazie mille a Mike Deodato Jr. per il tuo prezioso tempo!

Tutti ti conoscono come Mike Deodato Jr., per distinguerti da tuo padre, Mike Deodato Sr., grande artista in Brasile. È stato lui il motore che ti ha ispirato a intraprendere la carriera di disegnatore?

Mike Deodato Jr. – Sì, mio padre è stato la mia principale fonte di ispirazione, ma è stato anche il mio più grande mentore e il più grande sostenitore che abbia avuto durante tutto il mio percorso. Sognava di diventare un disegnatore di fumetti, ma non ebbe la possibilità di intraprendere quella carriera a causa delle limitazioni del Brasile di quel periodo. Anche anni dopo, quando cercai di entrare nel settore, era ancora estremamente difficile, il che dimostra quanto fosse davvero avanti rispetto ai suoi tempi.

Per molti aspetti è stato un pioniere del fumetto nella nostra regione, il Nord-Est del Brasile. Alla fine degli anni Cinquanta pubblicò la prima striscia a fumetti con personaggi fissi sui giornali locali e, all’inizio degli anni Sessanta, realizzò anche il primo fumetto pubblicato nella nostra regione. Per tutta la vita ha continuato a scrivere fumetti e a sostenere attivamente la scena locale.

Sono cresciuto osservando tutto questo da vicino. Aveva una grande collezione di fumetti che leggevo continuamente e si è sempre impegnato a incoraggiarmi, comprandomi fumetti e alimentando il mio interesse. Per questo dico spesso di essere un caso raro: un disegnatore di fumetti che ha avuto il pieno sostegno dei propri genitori fin dall’inizio.

Un ritratto di Mike Deodato Sr. realizzato dal figlio

Ci racconti come è avvenuto il tuo approdo in Marvel Comics?

Mike Deodato Jr. – Il mio arrivo alla Marvel è stato il risultato di un lungo percorso che si stava già sviluppando da tempo, sia in Brasile sia nel mercato americano. Negli anni Ottanta ho realizzato molti fumetti in Brasile, lavorando con mio padre e pubblicando attraverso diverse piccole case editrici.

All’inizio degli anni Novanta, tra il 1991 e il 1994, ho iniziato anche a lavorare per piccoli editori americani, finché nel 1994 ho avuto l’opportunità di disegnare Wonder Woman. Quel progetto rappresentò una svolta nella mia carriera e aumentò notevolmente la mia visibilità nel mercato statunitense.

Dopo aver concluso il mio ciclo su Wonder Woman, sia Marvel che Valiant mostrarono interesse ad assumermi. Scelsi l’offerta della Marvel, che in quel momento mi sembrava la scelta più sensata, ed è così che iniziò il mio percorso con l’azienda.

La letale Elektra di Deodato Jr. nei suoi primi anni in Marvel

Nel tuo primo periodo come disegnatore Marvel avevi già sviluppato un tratto molto personale. Ricordo con molto piacere il tuo ciclo su Elektra, ma sono anche molto affezionato al Thor di quegli anni, che indossava tra l’altro un costume molto diverso rispetto a quello classico. Qual è, secondo te, il tuo miglior lavoro realizzato in quegli anni ’90 in Marvel e perché?

Mike Deodato Jr. – Per me, il mio miglior lavoro alla Marvel negli anni Novanta è stato Thor, realizzato insieme a Warren Ellis. Erano soltanto quattro numeri, ma ebbero un forte impatto sul personaggio. La scrittura di Warren era brillante e le idee che portò, soprattutto i cambiamenti introdotti per Thor, erano audaci e di grande effetto.

Quel materiale mi ispirò davvero molto e credo di aver dato il meglio di me in quel momento. Anche se si trattò di una serie breve, è diventata uno dei momenti più importanti della mia carriera negli anni Novanta. La storia divenne nota come “The Worldengine” ed è ancora ricordata come un’interpretazione molto diversa del personaggio.

Il possente Thor di Mike Deodato Jr.

Nel corso della tua carriera il tuo stile è cambiato radicalmente: dai lavori più dinamici e “muscolari” degli anni ’90 a un approccio molto più realistico, fotografico e cinematografico negli anni 2000. Da cosa nasce l’esigenza di reinventare completamente il tuo modo di disegnare?

Mike Deodato Jr. – I cambiamenti nel mio stile non sono mai pianificati né strategici: avvengono in modo naturale, come parte del mio sviluppo artistico. Sono sempre stato aperto a nuove influenze, ad imparare e a portare tutto questo nel mio lavoro.

Curiosamente, le mie basi sono sempre state radicate in un approccio più realistico, costruito sulle fotografie. Ma negli anni Novanta sono stato fortemente influenzato dagli artisti della Image Comics come Jim Lee, Marc Silvestri e Todd McFarlane. Quell’energia e quel dinamismo esasperato si sono fusi con il mio naturale realismo.

Da questa fusione è nato lo stile che ho sviluppato negli anni Duemila: qualcosa che bilancia il realismo con un approccio più cinematografico, mantenendo comunque un forte impatto visivo.

Insieme a Ed Brisson hai realizzato Old Man Logan, una serie che unisce il western – genere che mi pare di capire tu ami molto – e Wolverine che… beh, chi non ama Logan! Cosa puoi raccontarci del tuo lavoro su quella run?

Mike Deodato Jr. – Ho adorato lavorare su Old Man Logan, perché rappresentava una versione ancora più viscerale del personaggio, ammesso che sia possibile per qualcuno di così ruvido e intenso come Logan. Allo stesso tempo, c’era uno strato emotivo più profondo che lo rendeva più complesso e interessante da esplorare.

Mi sono sentito molto a mio agio lavorando su quella serie. Era il tipo di materiale che mi coinvolgeva in modo naturale e questo si vede nel risultato finale. È stato un periodo in cui ero davvero soddisfatto di ciò che stavo realizzando.

Original Sin è stato il tuo primo, e credo unico, grande crossover Marvel. Hai letteralmente disegnato l’intero universo Marvel, anche gli eroi e i villain più strani (mi viene in mente The Orb), in un contesto noir e thriller. Hai dovuto adattare il tuo stile a una storia di quel taglio e genere? E se sì, in che modo?

Mike Deodato Jr. – Sì, Original Sin è stato il mio primo grande crossover Marvel, ma non l’unico: in seguito ho lavorato anche a Infinity Wars. Quello che ho amato di Original Sin è stata la sua atmosfera da thriller investigativo all’interno dell’universo dei supereroi, qualcosa che non è così comune e che è stato molto interessante da esplorare dal punto di vista visivo.

Non ho dovuto adattare particolarmente il mio stile. Anzi, mi è sembrato che la storia fosse stata creata apposta per il mio modo di disegnare. Sono sempre stato attratto dalle ombre marcate, dai forti contrasti e dalle atmosfere più cupe, quindi il mio stile si adattava perfettamente al tono noir della serie.

Pagina tratta da Original Sin #6

Capitolo Amazing Spider-Man. Insieme a Michael J. Straczynski hai realizzato una delle storyline più controverse, quella che riguarda il segreto di Gwen Stacy e il suo rapporto con Norman Osborn. Quando ti sei trovato davanti alla sceneggiatura sei rimasto un po’ scioccato anche tu, come molti lettori? È stato complesso trovare il giusto equilibrio nel rappresentare alcune scene senza che risultassero troppo “vietate ai minori di 18 anni”?

Mike Deodato Jr. – A dire il vero, non sono rimasto scioccato quando ho letto la sceneggiatura. Ho sempre creduto che i personaggi supereroistici debbano essere spinti fuori dalla loro zona di comfort. Anche i cambiamenti più drastici fanno parte di una buona narrazione. E nei fumetti di supereroi sappiamo che questi cambiamenti raramente sono permanenti.

Ciò che mi interessava di più era lavorare con lo stile di J. Michael Straczynski, che si concentra molto sulle relazioni e sulla profondità emotiva. Questo mi ha permesso di esplorare maggiormente quell’aspetto nel mio lavoro, non solo l’azione ma anche le sfumature emotive dei personaggi.

Immagine tratta dalla storia di Amazing Spider-Man “Peccati del passato” di J. Michael Straczynski e Mike Deodato Jr.

Con l’evoluzione del tuo stile a più cinematografico e realistico, e a volte hai utilizzato anche volti di attori famosi come modelli per i personaggi. Mi viene in mente il caso più evidente, Norman Osborn ispirato a Tommy Lee Jones, ma ce ne sono sicuramente altri. Come mai hai optato per questa scelta? Sei mai stato contattato da qualche attore che ti ha detto: “Ehi, ma quello sono io!”?

Mike Deodato Jr. – In realtà questo deriva dall’influenza di Paul Gulacy. Quando lavorava a Master of Kung Fu, utilizzava spesso degli attori come riferimento: persone come Marlon Brando, James Coburn e persino Bruce Lee, tra molti altri. Questa cosa mi affascinava, soprattutto per il modo in cui portava un senso di realismo nei fumetti.

Quell’idea mi è rimasta impressa e ho voluto portare questo approccio anche nel mio lavoro. Utilizzare gli attori come riferimento aiuta a dare ai personaggi maggiore personalità e credibilità.

Nessun attore mi ha mai contattato dicendo: “Ehi, quello sono io!”, ma le poche volte in cui ho parlato con persone che erano state utilizzate come ispirazione, hanno sempre reagito in modo molto positivo. Di solito si divertono a vedersi rappresentati in quel modo.

Il ‘Tommy Lee’ Osborn di Mike Deodato Jr.

Prima Thunderbolts e poi Dark Avengers. Sei stato uno degli artisti più importanti del periodo successivo a Secret Invasion, soprattutto per le squadre capitanate da Norman Osborn. In entrambi i team, hai avuto modo di scegliere insieme a Warren Ellis, su Thunderbolts, e a Brian Bendis, su Dark Avengers, alcuni membri che si adattassero particolarmente al tuo stile e al tono più drammatico e oscuro delle storie? Se sì, quali?

Mike Deodato Jr. – Quasi mai ho un’influenza diretta sulla narrazione vera e propria e, sinceramente, preferisco che sia così. Così come non mi piace che gli sceneggiatori mi dicano come disegnare, allo stesso modo rispetto il loro spazio quando si tratta della scrittura.

Il mio contributo è soprattutto visivo: è lì che lascio il mio segno. In Dark Avengers, per esempio, realizzai nuovi design dei costumi per tutti i personaggi. Alla fine quelle versioni non vennero utilizzate, ma riflettevano il tono più oscuro e distorto che immaginavo per il team, perfettamente in linea con la storia.

Come nasce l’idea di Iron Patriot e, soprattutto, del suo iconico costume?

Mike Deodato Jr. – Progettare il costume di Iron Patriot è stata una delle parti più impegnative di Dark Avengers. È stato un processo molto collaborativo tra me, Brian Bendis e Tom Brevoort, quindi ci sono state molte idee e numerose revisioni lungo il percorso. Ricordo di aver realizzato almeno sette versioni diverse prima di arrivare a quella definitiva.

La sfida consisteva nel trovare il giusto equilibrio: doveva trasmettere un senso di patriottismo senza diventare troppo esagerato o addirittura ridicolo nei colori e nel design. Allo stesso tempo, doveva avere un tono più cupo, adatto alla squadra. Alla fine trovammo una versione che combinava tutti questi elementi: patriottica, potente, ma anche con un lato più oscuro.

Iron Patriot e i suoi Dark Avengers!

Parlando sempre di eroi in armatura, sei il co-creatore, insieme a Brian Bendis, di Riri Williams, alias Ironheart. Come è nato l’idea di questo personaggio e in quali aspetti hai potuto dare il tuo contributo creativo maggiore?

Mike Deodato Jr. Riri Williams, Ironheart, è stato uno dei pochi casi in cui non ho creato un design concettuale prima che il personaggio apparisse nel fumetto. Le scadenze erano molto strette, quindi tutto è stato creato in modo organico, pagina dopo pagina.

La sua prima apparizione è stata sviluppata direttamente all’interno della storia, senza alcun lavoro preliminare di progettazione. Lo stesso vale per tutto ciò che la circonda: sua madre, il suo ambiente, la sua camera da letto, il suo laboratorio, la prima armatura costruita in un garage. Tutto ha preso forma mentre disegnavo.

Non è il mio processo preferito: di solito mi piace progettare tutto in anticipo. Tuttavia, questo approccio ha portato una certa spontaneità. È stato un modo di creare più intuitivo e naturale.

Con il ritorno di Iron Man/Tony Stark, il personaggio di Riri sembra essere stato messo un po’ in secondo piano nei fumetti. Nonostante abbia anche esordito nel MCU, sembra non essere ancora entrata davvero nel cuore dei lettori e del pubblico delle produzioni Marvel Studios. Secondo te il personaggio non ha soddisfatto le aspettative di successo? A mio avviso – ed è un’opinione personale – forse si è pensato a lei come a un personaggio destinato a replicare il successo di Miles Morales…

Mike Deodato Jr. – È molto difficile prevedere come verrà accolto un personaggio. Tutto ciò che possiamo fare è dare il massimo e creare qualcosa in cui noi stessi crediamo. È l’unica cosa che possiamo davvero controllare.

Il modo in cui il pubblico reagisce è completamente fuori dal nostro controllo. Tuttavia, credo che Riri abbia avuto un forte impatto e abbia trovato il suo posto. Ha un percorso tutto suo e il suo viaggio è ancora in corso: la sua storia è tutt’altro che conclusa.

Ho notato che hai una vasta conoscenza del fumetto italiano, in particolare di Tex, che ancora oggi è il fumetto più venduto in Italia. Che legame hai con il nostro fumetto? Conosci altri titoli italiani, oltre a Tex, che ti hanno colpito particolarmente?

Mike Deodato Jr. – Sono sempre stato un grande appassionato di Tex, ma ancora di più di Ken Parker. Detto questo, non seguo da vicino il fumetto italiano contemporaneo. So che esiste una fantastica nuova generazione di autori, ma non sono riuscito a seguirla con costanza.

Per me, Ken Parker rimane una delle migliori serie a fumetti mai realizzate. Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo sono semplicemente straordinari. È un’opera che ha sempre avuto un forte impatto su di me, sia dal punto di vista della narrazione che della sensibilità artistica.

Ken Parker di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo

Come dicevamo, hai disegnato praticamente tutti i personaggi principali della Marvel: Spider-Man, Wolverine, Hulk, Thor, gli Avengers. C’è ancora un personaggio o un team che non hai mai avuto occasione di disegnare e che ti piacerebbe affrontare oggi?

Mike Deodato Jr. – Se ne avessi l’opportunità, mi piacerebbe moltissimo realizzare una graphic novel con Ka-Zar, insieme a Zabu e a tutti quei dinosauri della Terra Selvaggia. Ho sempre trovato quel concetto fantastico: quel mix di avventura pulp e di un mondo preistorico all’interno dell’Universo Marvel offre possibilità incredibili sia dal punto di vista visivo sia da quello narrativo.

Tra tutti gli autori con cui hai lavorato, da Brian Michael Bendis a Warren Ellis, passando per Jeff Lemire, chi è stato quello che ti ha sorpreso di più per il modo in cui costruisce una sceneggiatura?

Mike Deodato Jr. – Sono tutti incredibilmente talentuosi, ma quello che mi ha sorpreso di più è stato Jeff Lemire, soprattutto per la sua velocità.

Mentre stavamo lavorando a Berserker Unbound, aveva creato una cartella Dropbox nella quale ricevevo la sceneggiatura e potevo letteralmente vedere comparire una pagina dopo l’altra, quasi in tempo reale. Sembrava disumano. Mi ha davvero impressionato.

E appunto, insieme a Jeff Lemire hai realizzato la graphic novel Berserker Unbound di cui hai accennato poco fa. Ho letto che è stato un progetto arrivato al momento giusto, visto che avevi il desiderio di disegnare Conan… e il protagonista è visivamente molto simile a Conan il Barbaro creato da Robert E. Howard. È stato solo questo elemento a convincerti ad accettare il progetto di Lemire?

Mike Deodato Jr. Jeff Lemire e io stavamo lavorando insieme su Thanos e ci siamo resi conto di lavorare molto bene come squadra. Fu lui a propormi di realizzare un progetto creator-owned.

Mi chiese che cosa mi sarebbe piaciuto disegnare e io risposi che avrei voluto raccontare una storia di barbari. Da quell’idea nacque Berserker Unbound e io diedi vita a quel mondo dal punto di vista visivo.

Nel 2022 hai vinto un Eisner Award come artista per Not All Robots, nella categoria Miglior pubblicazione umoristica dell’anno, scritta da Mark Russell. Ti aspettavi di vincere un premio proprio per quella storia?

Mike Deodato Jr. – Quando lessi per la prima volta la sceneggiatura, rimasi sbalordito da quanto fosse bella la storia. Ebbi la sensazione che meritasse un Premio Eisner già di per sé.

All’inizio presi persino in considerazione l’idea di non disegnarla, perché non ero sicuro che il mio stile fosse adatto a quella storia. Ma il mio editor e amico Axel Alonso mi convinse, dicendomi che ero in grado di disegnare qualsiasi cosa e che quel progetto era fatto apposta per me. Per fortuna gli diedi ascolto e alla fine vincemmo l’Eisner.

Ciò che rende così speciale vincere un premio del genere con un progetto creator-owned è che non esiste la sindrome dell’impostore. Quando lavori con personaggi già affermati, a volte hai la sensazione che avrebbe potuto farlo chiunque altro, oppure che il merito sia condiviso con decenni di storia editoriale. In questo caso, invece, tutto è stato creato da zero da noi.

Questo rende il riconoscimento molto più significativo. Passare ai progetti creator-owned è stata una delle migliori decisioni della mia carriera e l’Eisner non ha fatto altro che confermarlo.

Cover dell’edizione italiana di Not All Robots – Panini Comics

Hai lavorato per le grandi major (Marvel, DC, Image) ma anche su progetti creator-owned. Preferisci lavorare su opere in cui hai maggiore libertà creativa oppure ti diverti di più con personaggi mainstream come Spider-Man, Batman e simili?

Mike Deodato Jr. – Adoro lavorare con i personaggi che leggevo da ragazzo: i grandi supereroi avranno sempre un posto speciale nel mio cuore. Ma nulla è paragonabile al creare i propri personaggi, le proprie storie e possedere quel mondo.

È difficile da descrivere. La libertà creativa, il legame personale: tutto è diverso. Semplicemente non c’è paragone.

Flash è stato uno dei tuoi ultimi lavori per DC Comics. Ho notato subito una costruzione della tavola diversa rispetto al passato, con una griglia che a volte spezza in più parti la singola immagine. Come mai questa scelta artistica? Cosa volevi trasmettere al lettore?

Mike Deodato Jr. – Ho sentito che questo stile frammentato si adattava perfettamente a Flash. La sua super velocità suggerisce la presenza di immagini multiple che si verificano contemporaneamente, quasi come se la figura si stesse sdoppiando davanti ai tuoi occhi.

Inoltre, l’arco narrativo su cui stavo lavorando aveva un approccio alla fantascienza davvero insolito, con elementi horror e idee narrative complesse. Tutto questo richiedeva un linguaggio visivo diverso, capace di trasmettere quella sensazione di stranezza e complessità.

Per questo motivo, questa struttura della tavola frammentata mi è sembrata il modo giusto per tradurre visivamente ciò che la storia stava cercando di esprimere.

Tavola con lo ‘stile frammentato’ pensato da Mike Deodato Jr. su The Flash

Citi spesso John Buscema e Neal Adams tra le tue influenze del passato, ma hai espresso anche una grande ammirazione per Eduardo Risso. Ritieni che un artista del tuo calibro e della tua esperienza possa ancora imparare da autori contemporanei, o anche più giovani?

Mike Deodato Jr. – Assolutamente. Imparo costantemente da tutto ciò che vedo. È un processo che per un artista non finisce mai.

Quando vedo artisti più giovani — o anche qualcuno che riprende qualcosa che facevo in passato — la cosa cattura sempre la mia attenzione. Questo tipo di ispirazione mi spinge a evolvermi e a continuare a migliorare il mio lavoro.

Nel panorama attuale i film influenzano sempre più i fumetti, mentre fino a qualche anno fa accadeva il contrario. Ritieni che sia una semplice evoluzione del mercato o, come pensa il sottoscritto, che forse fosse meglio quando la creatività degli autori di fumetti era più libera dai paletti imposti dalle grandi produzioni cinematografiche?

Mike Deodato Jr. – Sono fortemente in disaccordo con questa idea. Non credo che il cinema stia influenzando sempre di più i fumetti. Al contrario: sono i fumetti ad aver sempre influenzato il cinema, e continuano a farlo.

Se si guarda alla storia, le innovazioni nella narrazione visiva — inquadrature, illuminazione, angolazioni di ripresa — erano già presenti nei fumetti grazie ad artisti come Will Eisner molto prima di film come Citizen Kane. Questo scambio è sempre esistito, ma molte di queste idee sono nate proprio nei fumetti.

E questo è ancora vero oggi. Ci sono tantissimi artisti che propongono nuove soluzioni visive, nuove tecniche narrative, nuove idee. A mio parere, il fumetto continua a essere una delle più grandi fonti di ispirazione per Hollywood quando si tratta di realizzare film e serie televisive.

Ultimate Oz

Puoi dirci qualcosa sui tuoi prossimi progetti?

Mike Deodato Jr. – In questo momento sto lavorando a una serie di graphic novel intitolata Ultimate Oz. Sono già usciti due volumi e attualmente sto lavorando al terzo. L’obiettivo è arrivare ad almeno dieci volumi. È un progetto molto speciale, nel quale reinventiamo il mondo di Oz pur rispettando il materiale originale.

Allo stesso tempo, insieme a Joe Pruett, sto lanciando su Kickstarter un artbook intitolato The Book of Deodato. Avrà tra le 200 e le 240 pagine e ripercorrerà l’intera mia carriera. Al suo interno analizzo tavole, copertine e i momenti chiave del mio lavoro, insieme alle testimonianze di colleghi del mondo del fumetto che parlano della mia carriera.

Grazie mille Mike! E’ stato un grande onore averti ospite. Alla prossima!


Mike Deodato Jr.: Biografia

 

Nato a Campina Grande, in Brasile, il 23 maggio 1963 con il nome di Deodato Taumaturgo Borges Filho, Mike Deodato Jr. è considerato uno dei più importanti e influenti disegnatori di fumetti della sua generazione. I suoi primi passi nel settore li muove lavorando per quasi un decennio al fianco del padre, anch’egli fumettista, affinando uno stile che negli anni sarebbe diventato immediatamente riconoscibile.

L’approdo al mercato statunitense arriva nei primi anni Novanta grazie ad alcuni adattamenti a fumetti di celebri serie televisive realizzati per Innovation Publishing, ma è la collaborazione con DC Comics, e in particolare con Wonder Woman, a consacrarlo sulla scena internazionale.

Dal 1995 inizia un lungo e prolifico rapporto con Marvel Comics, destinato a durare oltre vent’anni. In questo periodo firma alcune delle serie più amate della Casa delle Idee, mettendo il proprio talento al servizio di personaggi iconici come Avengers, Spider-Man, Iron Man, Hulk e Captain America. In coppia con sceneggiatori del calibro di Brian Michael Bendis, Deodato contribuisce a ridefinire l’estetica moderna dell’universo Marvel, lasciando un segno indelebile con opere come Dark Avengers e partecipando alla creazione del design dell’Iron Patriot.

La sua carriera non si limita però ai due grandi editori americani. Ha collaborato anche con Dark Horse Comics, illustrando storie ambientate nell’universo di Star Wars, e ha co-creato insieme a Jeff Lemire la miniserie Berserker, pubblicata in Italia da BAO Publishing.

Conclusa la lunga esperienza in esclusiva con Marvel, Deodato ha scelto di dedicarsi sempre più a progetti creator-owned e indipendenti, esplorando nuove idee e contribuendo alla nascita di universi narrativi originali. Una scelta che conferma la volontà di uno degli artisti più influenti del fumetto contemporaneo di continuare a reinventarsi, mettendo la propria esperienza al servizio di nuove storie e nuove sfide creative.

Continua a leggere

Fumetti

Intervista a Roberto Megna e Carlo Cid Lauro, autori di Ghostgun

Intervista a Roberto Megna e Carlo Cid Lauro, autori di Ghostgun, fumetto che omaggia il manga e il lavoro del sensei Akira Toriyama

Avatar photo

Pubblicato

il

Ghostgun è la serie dei talentuosi autori italiani Roberto Megna e Carlo Cid Lauro, che firmano un moderno western in stile manga ricco di azione, humor e colpi di scena.

In questa intervista i due autori si raccontano, parlano del loro lavoro sulla serie, delle loro passioni e delle loro ambizioni per il futuro.

La sinossi dei tre volumi di Ghostgun

Ghostgun vol. 1, la sinossi

Il Nuovo West è un mondo arido, desolato e flagellato dagli uragani. L’unico in grado di opporsi a queste terribili calamità è il bandito Corrigan Smith, il più grande pistolero di tutti i tempi! Ma Corrigan non è certo un benefattore: per i suoi servigi infatti, si fa pagare profumatamente. Inoltre, la pistola più veloce del Nuovo West non ha vita facile: sulle sue tracce ci sono Toe, un giovane pistolero determinato a ucciderlo e a prenderne il posto e Morricoon, un cacciatore di taglie che ha un conto in sospeso con il bandito. Come se non bastasse, è in arrivo un uragano di una potenza mai registrata!

Ghostgun vol. 1

Ghostgun vol. 2, la sinossi

Mentre una terribile tempesta sta per radere al suolo la cittadina di Faraway City, continua la sfida tra il giovane e misterioso Toe e il bandito Corrigan Smith. Ma sulle tracce del bandito c’è anche il cacciatore di taglie Morricoon, il quale dovrà unire le forze con Toe e Wendy e fare fronte comune contro il terribile nemico, soprattutto dopo che per tutti è diventato chiaro di cosa è capace il bandito e quanto sia vasto e spaventoso il potere di un GhostGun!

Ghostgun vol. 3, la sinossi

La minaccia di una terribile Tempesta incombe su Faraway City e l’unico individuo in grado di impedire la catastrofe, il leggendario Corrigan Smith, interverrà solo se qualcuno riuscirà a batterlo in un duello. Toe, Morricoon e Wendy si preparano per la sfida impossibile mentre difendono la città dagli assalti dei banditi. Dall’esito di questi scontri dipenderanno le sorti della piccola e sperduta cittadina e, forse, dell’intero Nuovo West!

I tre volumi di Ghostgun sono disponibili sul sito Saldapress.

Roberto Megna, Carlo Cid Lauro e Ghostgun Days sono anche su Instagram!

Continua a leggere

Fumetti italiani

Intervista ai ‘Cattivi(k)ssimi’ Lorenzo La Neve e Spugna

Ai nostri microfoni Lorenzo La Neve e Spugna che in occasione del Comicon Napoli 2026 ci hanno raccontato il loro libro Cattivik – La Novell Grafik

Avatar photo

Pubblicato

il

Da

Per reinterpretare un mito della comicità a fumetti come Cattivik erano necessari coraggio, creatività e intraprendenza.

Ci volevano due talenti come Lorenzo La Neve e Spugna per ridare nuova linfa all’iconico ‘Nero Genio del Male’ creato da Bonvi, e reso celebre poi da Silver. I due autori hanno reso più ‘grande’ Cattivik con una storia lunga disponibile all’interno di Cattivik – La Novell Grafik volume edito da Gigaciao, casa editrice che sta concentrando parte delle sue energie per riportare il fumetto comico italiano al posto che merita.

Ma come nasce il rapporto di La Neve e Spugna con Cattivik? E come è nata Cattivik – La Novell Grafik? Ce lo raccontano direttamente i due autori in una bella intervista che ci hanno rilasciato durante l’ultima edizione del Comicon di Napoli.

Buona lettura!


Lorenzo La Neve e Spugna ci raccontano Cattivik – La Novell Grafik

Grazie mille a Lorenzo La Neve e Tommaso di Spigna, in arte Spugna, per essere in nostra compagnia su PopCorNerd. Vorrei cominciare questa intervista, in cui parleremo di Cattivik – La Novell Grafik, proprio dal vostro rapporto con il personaggio creato da Bonvi e poi portato avanti da Silver. Siete fan da sempre del Nero Genio del Male?

Lorenzo La Neve – I fumetti di Silver li leggo da quando sono piccolo. Sono tra i miei preferiti, soprattutto Lupo Alberto, che forse è il mio fumetto italiano preferito in generale. Quindi non arriviamo “vergini” come lettori.

E nemmeno come professionisti, perché io lavoro anche su Tutto un altro Lupo, che è questa serie parallela alternativa di Lupo Alberto, all’interno della quale c’è anche Cattivik. E Spugna aveva già disegnato Cattivik in una storia breve che era già uscita.

Entrambi conosciamo molto bene il personaggio, ce l’abbiamo proprio nel DNA, quindi non è stato difficile.

Spugna – Sì, esatto. Io l’ho conosciuto comprando gli albetti in edicola, proprio il mensile che usciva negli anni ’90. È stato amore a prima vista, sono diventato subito super fan del personaggio.

Soprattutto le storie di Giorgio Sommacal e Massimo Bonfatti sono state il mio imprinting estetico. Quindi è un amore che viene da molto lontano.

Cover del libro Tutto un altro Lupo Alberto

Quindi il benestare di Silver è stato quasi naturale, visto che avevate già lavorato sul personaggio. Cattivik – La Novell Grafik è la prima storia lunga del personaggio, che eravamo abituati a vedere protagonista di strisce in passato. Come mai la scelta di riportare Cattivik in questa nuova veste da graphic novel e cosa una storia lunga come questa permette di approfondire rispetto alle classiche strip?

Lorenzo La Neve – Questo libro aveva senso solo nella misura in cui lo si usava per fare una storia lunga. Le storie brevi di Cattivik esistono già, e le facciamo anche noi. Non è il primo ritorno del personaggio: negli anni è sempre andato avanti, anche in versioni rinnovate.

Per avere senso, questa idea doveva presentare una storia lunga. Il personaggio rimane super fedele a sé stesso, ma affronta un’avventura molto più grande del solito.

La storia prende tutte le istanze e i sentimenti del Cattivik classico e li porta all’estremo, sia a livello narrativo sia di epicità. Quindi, quando abbiamo deciso di fare un libro su Cattivik, sapevamo già che sarebbe stata una storia lunga. E’ stato il primo pensiero.

Spugna – Sì, direi le stesse cose che ha detto Lorenzo. L’idea nasce dal fatto che si poteva fare: era il momento giusto per provare una storia lunga, un approccio inedito per il personaggio. Quindi aveva senso.

Il Cattivik di Lorenzo La Neve e Spugna

 

Domanda per Lorenzo: in un incontro a cui ho partecipato a Lucca hai definito Spugna “l’erede naturale di Silver e Massimo Bonfatti”. Lavorare con lui è stato quindi qualcosa che ti ha permesso di tirare fuori le idee più folli e geniali, adatte al suo stile?

Lorenzo La Neve – Sì, assolutamente. Spugna è perfetto per disegnare di Cattivik, siamo tutti d’accordo su questo.

Quando dissi che era l’erede di Bonfatti, lo intendevo proprio a livello di “legacy”: sia per il tratto stilistico sia perché si inserisce in una linea di artisti che parte da Bonvi, passa per Silver, Sommacal, Bonfatti e arriva a lui.

A livello di scrittura, però, non ci sono gag pensate “per Spugna”. Sono gag pensate per Cattivik. Poi oggi la mano di Cattivik è quella di Spugna, quindi automaticamente funzionano.

Tavola tratta da Cattivik – La Novell Grafik

Passando a Spugna, il tuo è uno stile unico e riconoscibile. Il tuo è un Cattivik diverso ma coerente con quello che conosciamo. La tua arte, a mio avviso, emerge pienamente in tutto ciò che circonda Cattivik: nei personaggi come Sgorbius, Focanaso, Ratto Vincenzo, Cosetta, ma anche nella città stessa in cui è ambientata la storia. Avevi già in mente questa tua versione oppure è maturata passo dopo passo?

Spugna –  In realtà io ho due filoni di lavoro: quelli personali, dove sperimento molto, e poi lavori come questo, dove regolo il livello di grottesco.

Cattivik è un equilibrio particolare: doveva essere abbastanza grottesco per essere interessante, ma anche abbastanza “pupazzoso” per rimanere in continuità con il passato.

È stato un processo molto naturale. Ho fatto pochissimi studi di character, perché sono un disegnatore abbastanza istintivo e fortunatamente vado molto a colpo sicuro su quanto deve essere complessa una cosa. Quindi è stato abbastanza facile.

Tavola tratta da Cattivik – La Novell Grafik

Passiamo alle fonti che hanno ispirato questa storia. Lorenzo, hai detto che tra le principali ci sono stati il film dei Simpson e quello di SpongeBob (il primo). Puoi raccontarci in che modo queste pellicole hanno contribuito alla creazione del fumetto?

Lorenzo La Neve – Devo fare una premessa: io sono del ’98, quindi sono cresciuto con quei film. Li ho visti nel momento in cui il cervello assorbe tutto.

Quei film hanno una struttura precisa: prendono un elemento centrale del personaggio, che nelle storie brevi non viene approfondito, e lo sviluppano psicologicamente.

SpongeBob nei cartoni è un ragazzino, Homer è… “scemo” [risata n.d.r.].

Nei film queste caratteristiche diventano il motore di un’avventura emotiva oltre che pratica.

Con Cattivik è lo stesso: nelle storie brevi fallisce e prende botte. Qui questo diventa la chiave del suo dramma interiore. La struttura è proprio questa. È una versione “sotto steroidi”, ma senza essere un esercizio di stile.

Tratta da The SpongeBob SquarePants Movie), una delle fonti di ispirazione per Cattivik La Novell Grafik

Avendo una storia più lunga, avete potuto, come dicevamo, sviluppare di più il personaggio. Io ho percepito una vena malinconica. Quello che ho percepito è che la storia racconta una ricerca di riscatto e di nuovi stimoli da parte di Cattivik, in un’altra città — prima grande novità per lui — che può essere letta anche come una metafora del suo recente percorso editoriale.

Da grande fumetto popolare di successo, è stato in parte sopraffatto da un cambio generazionale e anche di fruizione del fumetto. Cattivik può essere percepito dai giovanissimi lettori come appartenente a un’altra epoca e forse anche scomodo rispetto al politically correct oggi molto presente. È quindi, in parte, una storia in cui Cattivik cerca nuovamente il proprio posto nel mondo di carta e (forse) anche in quello editoriale, in questa nuova veste che gli avete donato?

Lorenzo La Neve – Sì, è totalmente una storia di riscatto. E’ il punto del libro.

Cattivik ha dei dilemmi esistenziali, ma non vengono mai esplicitati. Vuole essere visto in un certo modo dal mondo, e per farlo deve rompere il meccanismo editoriale che lo vede sempre perdere.

E paradossalmente vince proprio nel perdere, perché capisce che vincere non è ottenere ciò che vuole, ma sapere di poterci riuscire, anche se non ci riesce.

Ho avuto il piacere di intervistare anche Giorgio Sommacal, storico artista di Cattivik, e mi diceva che il personaggio piace proprio perché non si arrende mai. Cosa ne pensate?

Lorenzo La Neve – Sì, al 100%. È proprio il fulcro.

Spugna – Concordo anche io al 1000%. È la “cazzimma” di Cattivik! Lui non è un antieroe, ma più un anti-villain.

Ultima domanda: dopo Cattivik, vi piacerebbe lavorare insieme su qualche altro personaggio della comicità italiana che meriterebbe di tornare sugli scaffali di fumetterie e librerie?

Lorenzo La Neve – Io sognerei Alan Ford e Joe Galaxy. Sono quelli con cui mi divertirei di più a scrivere.

E tra l’altro abbiamo appena annunciato la graphic novel su Enrico La Talpa e Cesira la Talpa, disegnata da Francesco Guarnaccia, che uscirà l’anno prossimo [Enrico e Cesira – L’amore è cieco sempre edito da GigaCiao n.d.r.]. Sarà un’operazione simile nel principio, rendere epico qualcosa di base, ma molto diversa nel tono: meno slapstick, quasi alla Sandra Mondaini e Raimondo Vianello portata all’estremo.

Spugna – Cocco Bill, che adoro. E visto che Lorenzo ha detto Joe Galaxy, io dico Squeak the Mouse: è talmente assurdo che sarebbe incredibile lavorarci.

Grazie davvero a entrambi per il vostro tempo. Secondo me il fumetto italiano si esprime soprattutto attraverso il genere comico, e negli ultimi anni questa idea si stava un po’ perdendo.

Spugna – Si, anche se io in realtà sono molto fan dell’ibridazione. Non mi sento un fumettista umoristico, ma uno che fa anche umorismo. Ad esempio, nel volume ci sono momenti molto introspettivi, come il dialogo finale con la coscienza. Quello è un esempio di ibrido. Non c’è solo la componente comica. E se pensi anche a Leo Ortolani lavora molto su questo doppio registro da sempre.

Grazie ancora davvero ragazzi!

Lorenzo La Neve – Grazie mille a voi!

Spugna – Grazie!


Lorenzo La Neve e Spugna: Biografia

Lorenzo La Neve: sceneggiatore e art director, è co-fondatore di BMR Production, realtà di spicco dell’autoproduzione italiana. È il curatore e principale autore di Tutto un altro Lupo, la serie revival di Lupo Alberto, e ideatore della collana YEA per Gallucci Editore, che ha curato per due anni. Dal 2025 entra a far parte del team di Gigaciao. Ha scritto diverse graphic novel per Becco Giallo Editore: Voglio! Un’Avventura della Pozzoli’s Family, Pinguini Tattici Nucleari a Fumetti, Rosa Grezzo, Amore e Sugna. Per DeAgostini ha scritto La Fabbrica Dei Rapper e per Barta Editore Giungla Urbana. Con Lillo Petrolo, è autore de La Banda delle Mezze Calzette (DeAgostini).

Spugna: Classe 1989, illustratore e fumettista. Fondatore e Art Director della rivista autoprodotta Lucha Libre, membro del trio InFame studio, collabora con svariate realtà dell’autoproduzione italiana. Nel novembre 2014 esce il suo volume d’esordio come autore completo, Una brutta storia per l’editore Grrrz Comic Art Books, con cui vince il Premio Boscarato del Treviso Comic Book Festival come autore rivelazione 2015. Nel novembre 2015 autoproduce il volume illustrato The book of heads. Nel 2017 esce il suo secondo graphic novel The Rust Kingdom, per Hollow Press, premio Nuove Strade al Comicon 2018 e entrato nella selezione Gran Guinigi di Lucca Comics and Games 2018. Nello stesso anno è uscito Gnomicide sempre per Hollow Press.

A Lucca Comics & Games 2025 i due autori hanno presentato Cattivik La Novell’ Grafik’ pubblicata da Gigaciao.

Continua a leggere

In evidenza

Copyright © 2026 Popcornerd by Viaggipop | Designed & Developed by Webbo.eu