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Wonder Man: la serie Marvel che prende in giro Hollywood (e sé stessa)

Wonder Man è la nuova serie Disney+ dei Marvel Studios che prende in giro Hollywood ma anche lo stesso MCU, e che vede protagonista Simon Williams, attore e supereroe

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Tra le tante serie Marvel arrivate su Disney+, Wonder Man è probabilmente una delle più strane, curiose e interessanti. Non perché punti su grandi battaglie o colpi di scena cosmici, ma perché fa una cosa che Marvel di solito evita: guardarsi allo specchio e fare un po’ di autoironia. Il risultato è una serie che parla di supereroi solo in parte, e molto di più di identità, fama e finzione.

Il protagonista degli 8 episodi è Simon Williams, interpretato da Yahya Abdul-Mateen II, uno degli attori più versatili degli ultimi anni. Nella serie, Simon è un attore hollywoodiano che cerca disperatamente il suo posto nell’industria dell’intrattenimento, tra ruoli mediocri, casting imbarazzanti e un costante senso di inadeguatezza. Il dettaglio? Simon ha già dei poteri ed è già letteralmente Wonder Man. E da lì le cose, invece di semplificarsi, si complicano ancora di più. Hollywood infatti vieta ai potenziati di interpretare qualsiasi ruolo grazie a una clausola chiamata “doorman”, con tanto di intera puntata in bianco e nero che spiega il perchè di questa clausola.

Il cuore di Wonder Man non è tanto “come salvare il mondo”, ma come sopravvivere a Hollywood. La serie usa il mondo del cinema e delle serie TV come metafora di un sistema che crea icone, le consuma e poi le dimentica. Simon è forte, invulnerabile, potentissimo… ma totalmente fragile quando si tratta di capire chi è davvero. E questa contraddizione è il vero motore narrativo dello show.

Uno degli elementi più riusciti è il tono. Wonder Man non è una commedia pura, ma nemmeno un dramma pesante. Sta nel mezzo, con una satira costante che prende di mira l’industria dell’intrattenimento, il culto della celebrità e anche il Marvel Cinematic Universe stesso. In più di un momento sembra quasi che la serie stia scherzando sul concetto di “supereroe come prodotto”, un tema che Marvel conosce fin troppo bene.

A rubare spesso la scena è Ben Kingsley, che torna nei panni di Trevor Slattery, uno dei personaggi più assurdi e divisivi dell’MCU. Qui diventa una sorta di mentore improbabile per Simon: un attore che ha costruito la sua carriera su una gigantesca bugia che ora cerca, a modo suo, un po’ di redenzione. Il rapporto tra i due è caotico, ironico, ma anche sorprendentemente umano, e funziona proprio perché entrambi vivono intrappolati tra ciò che mostrano al pubblico e ciò che sono davvero.

Per quanto riguarda i poteri, sì, ci sono. Wonder Man è fortissimo, resistente, quasi indistruttibile, grazie all’energia ionica che attraversa il suo corpo. Ma la serie è molto intelligente nel non trasformare tutto questo nel centro assoluto della storia. I poteri diventano una metafora: Simon può fare cose incredibili, ma non riesce comunque a sentirsi “abbastanza”. Un’idea semplice, ma efficace, che rende il personaggio molto più vicino allo spettatore di quanto ci si aspetterebbe. Non aspettatevi una serie sulle origini di un supereroe o dei suoi poteri…

Anche dal punto di vista visivo, Wonder Man si distingue dalle altre serie Marvel. L’ambientazione hollywoodiana permette una fotografia più luminosa, patinata, quasi artificiale, che contrasta con i momenti più intimi e malinconici del protagonista. È una scelta estetica che funziona bene e rafforza il messaggio della serie: dietro lo spettacolo perfetto, c’è sempre qualcosa che scricchiola.

Nel contesto del MCU, Wonder Man non sembra voler cambiare le regole del gioco. Non introduce minacce gigantesche né eventi destinati a sconvolgere l’universo narrativo. È una serie più piccola, più personale, che arricchisce il mondo Marvel da un punto di vista diverso, quasi laterale. Una serie senza apparenti macro collegamenti (non scervellatevi a scovare easter eggs sui prossimi progetti o ad aspettare scene post credit). La mia unica paura, come successo in passato con personaggi di “face minori”, è quella di dover aspettare dinuovo molti anni prima di rivederlo. Spero che anche su questo aspetto Marvel abbia fatto autocritica e abbia piani più a medio basso termine per il personaggio.

In conclusione, Wonder Man è una delle scommesse più interessanti di Marvel Studios degli ultimi anni. Una serie che osa rallentare, riflettere e persino prendersi in giro. Non piacerà e verrà aspramente criticata  da chi cerca solo azione e colpi di scena, ma potrebbe conquistare chi ha voglia di qualcosa di più ironico, meta e sorprendentemente umano.


VOTO POPCORNERD: 7,5/10

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Sky What’s Next: novità della prossima stagione tra serie, fiction e intrattenimento

Abbiamo avuto il piacere di partecipare all’evento Sky What’s Next e queste sono le principale novità per la stagione 2026/2027 annunciate tra serie TV, show, film originali, sport e documentari

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Una stagione che punta su produzioni originali sempre più ambiziose, grandi titoli internazionali, documentari dedicati a personaggi simbolo del nostro Paese e un intrattenimento capace di coinvolgere pubblici molto diversi. È questa la direzione intrapresa da Sky per la stagione televisiva 2026/2027, presentata ufficialmente durante l’evento stampa del 7 luglio presso il Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano, con un ricco pacchetto di annunci che conferma la volontà dell’emittente di continuare a investire in contenuti esclusivi, sia italiani sia internazionali.

L’obiettivo è quello di rafforzare ulteriormente un’identità editoriale che negli ultimi anni ha saputo distinguersi grazie alle produzioni originali, senza rinunciare ai grandi eventi sportivi, alle serie HBO, ai documentari e ai format d’intrattenimento che rappresentano ormai il marchio di fabbrica della piattaforma.

Le novità non mancano e spaziano dal crime al medical drama, passando per commedie, biopic, grandi racconti sportivi e nuovi programmi dedicati alla cucina e ai viaggi.

Ecco le principali novità tra quelle annunciate per la piattaforma.

Le serie Sky Original continuano a crescere

Il cuore della nuova stagione resta senza dubbio rappresentato dalle produzioni originali italiane, che continuano ad aumentare sia per quantità sia per ambizione.

Tra gli annunci più interessanti spicca Codice Nero, il primo medical drama Sky Original. Un genere che finora mancava all’interno della produzione seriale della piattaforma e che promette di raccontare il lato più duro della sanità italiana.

Ambientata in un ospedale di confine costretto ogni giorno a fare i conti con emergenze, carenze e scelte impossibili, la serie vedrà protagonisti Lino Guanciale e Valentina Bellè. A supervisionare artisticamente il progetto sarà Francesca Manieri, mentre la regia è affidata a Lyda Patitucci. Più che un semplice medical, Codice Nero vuole raccontare i dilemmi morali di medici e infermieri costretti a decidere chi salvare quando le risorse non bastano.

Di tutt’altro genere è invece La Bella Stagione, serie ispirata all’omonimo libro dedicato alla storica Sampdoria campione d’Italia nella stagione 1990-91.

Al centro del racconto ci sarà naturalmente l’amicizia tra Gianluca Vialli e Roberto Mancini, i leggendari “Gemelli del Gol”, protagonisti di una delle pagine più romantiche del calcio italiano. La serie non si limiterà però a raccontare lo scudetto blucerchiato, ma metterà al centro il rapporto umano tra due campioni profondamente diversi per carattere ma inseparabili dentro e fuori dal campo. Una storia sportiva, certo, ma soprattutto una storia di amicizia.

Arrivano nuovi crime, dramedy e racconti italiani

Tra le produzioni più attese figura anche Il Sospetto, thriller crime in quattro episodi con Claudia Pandolfi e Alessandro Gassmann.

La storia prende il via da un classico caso di omicidio ma ribalta subito il punto di vista: una ragazza inizia infatti a sospettare che il padre possa essere coinvolto nell’assassinio di una giovane donna. Il risultato promette di essere un thriller psicologico fatto di segreti familiari, menzogne e verità nascoste.

Cambia completamente atmosfera Quelli della Mala, ambientata nella Milano degli anni Settanta.

Protagonista sarà Elia Nuzzolo, già visto in Hanno Ucciso l’Uomo Ragno, nei panni di Charlie, ragazzo diviso tra il sogno di diventare un comico del Derby Club e l’amicizia con un giovanissimo Renato Vallanzasca.

Più che una classica serie criminale, Sky la presenta come un racconto di formazione ambientato nella Milano delle rapine, dei cabaret e della mala, dove personaggi realmente esistiti convivranno con protagonisti di fantasia.

Curiosa anche Fuori Menù – Una brigata dietro le sbarre, dramedy con Maurizio Lastrico.

L’attore interpreta uno chef caduto in disgrazia che, finito in carcere, accetta di dirigere un ristorante sperimentale gestito da detenuti completamente inesperti. Tra comicità, redenzione e cucina, la serie promette di mescolare emozioni e leggerezza con una formula decisamente insolita.

Continua il successo di Avvocato Ligas

Dopo gli ottimi risultati della prima stagione, Sky ha deciso di rinnovare Avvocato Ligas addirittura per due nuove stagioni.

Il legal drama con Luca Argentero tornerà quindi con una seconda e una terza stagione, che verranno girate consecutivamente. Lorenzo Ligas continuerà a muoversi tra processi, casi giudiziari e problemi personali, con il ritorno di gran parte del cast originale. Una scelta che conferma quanto la serie sia diventata uno dei maggiori successi italiani della piattaforma.

Grande attesa per Gucci – Fine dei giochi

Tra i progetti più prestigiosi annunciati continua a far parlare di sé Gucci – Fine dei giochi, diretta da Gabriele Muccino.

La serie, ispirata al memoir di Allegra Gucci, racconterà il dramma familiare culminato nell’omicidio di Maurizio Gucci, intrecciando potere, denaro, tradimenti e lotte interne alla famiglia che ha costruito uno dei marchi italiani più famosi al mondo.

Nel cast spiccano Miriam Leone, Francesco Scianna, Matilda Lutz, Francesco Acquaroli e Paolo Pierobon. L’uscita è prevista nel 2027, ma le prime immagini diffuse durante la presentazione hanno già acceso l’interesse del pubblico.

Le grandi serie restano il fiore all’occhiello

Accanto alle produzioni italiane, Sky continua naturalmente a puntare sulle grandi serie internazionali.

Anche la stagione 2026/2027 vedrà infatti arrivare nuove produzioni HBO e Sky Exclusive, confermando una partnership che continua a rappresentare uno dei maggiori punti di forza della piattaforma.

Tra i titoli più attesi figurano i nuovi capitoli di alcune delle serie più amate degli ultimi anni insieme a produzioni completamente inedite, mantenendo un catalogo capace di competere con le principali piattaforme streaming.

Appena partita all’insegna delle spettacolari battaglie, tra fuoco e sangue, dei nuovi episodi del cult HBO House of the Dragon, l’estate su Sky e NOW continuerà al ritmo forsennato delle avventure post apocalittiche delle due stagioni di Twisted Metal e della terza di The Walking Dead: Dead City, e di quelle tra Nord Africa e Medio Oriente della nuova Atomic.

L’autunno 2026 sarà dominato dal grande ritorno della serie originale sugli anni d’oro degli 883, di cui vengono rilasciate oggi le nuove foto: dal 9 ottobre, Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883 promette di far rivivere tutte le emozioni dell’esplosivo 1993 di Max Pezzali e Mauro Repetto, l’anno della consacrazione del duo di Pavia ma anche quello della loro fine.

In autunno anche: il debutto del thriller in tempo reale Nightsleeper– Fuori controllo; la New York di fine ‘800, divisa fra tradizione old money e rampanti imprenditori pronti a tutto, della quarta stagione di The Gilded Age; per tutti gli appassionati di Jane Austen, la nuova The Other Bennet Sister, quasi uno spin-off di Orgoglio e pregiudizio sulla meno celebrata delle figlie dei Bennet, Mary.

E ancora la terza stagione di Vigil e, entro fine anno, la quinta dell’epica Babylon Berlin, cronaca del momento più buio della storia tedesca, quello della fine della Repubblica di Weimar e l’ascesa al potere assoluto di Hitler, e l’attesissima War, coproduzione Sky e HBO con Sienna Miller e Dominic West di cui è già stata ordinata una seconda stagione.

Documentari sempre più protagonisti

Negli ultimi anni Sky ha investito molto anche sul racconto della realtà, e la prossima stagione non farà eccezione.

Tra i progetti più significativi troviamo una docuserie dedicata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, costruita attraverso materiali d’archivio, interventi pubblici e immagini inedite per raccontarne il percorso istituzionale e umano.

Grande curiosità anche per Alessandro Barbero – 1848. L’Europa in rivolta, nuova serie documentaria nella quale il celebre storico analizzerà uno degli anni più importanti della storia europea, mettendo in relazione gli eventi del XIX secolo con le dinamiche geopolitiche contemporanee.

L’offerta factual comprenderà inoltre documentari dedicati a Giulio Andreotti, Luciano Ligabue, Aldair, Marco Pantani, Denise Pipitone e ai fatti del G8 di Genova attraverso un nuovo progetto firmato da Pablo Trincia, confermando la volontà di Sky di alternare cultura, cronaca, musica e sport.

Cucina e intrattenimento: Cannavacciuolo, Borghese e TV8

Sul fronte dell’intrattenimento le novità sono numerose.

Antonino Cannavacciuolo guiderà Taste of Italy, un nuovo viaggio gastronomico alla scoperta delle tradizioni culinarie italiane. Lo chef attraverserà il Paese insieme a Chiara Pavan e ad Anna Zhang, vincitrice di MasterChef Italia, alla ricerca dei migliori cuochi amatoriali capaci di rappresentare la cucina autentica dei territori.

Su TV8 arriverà invece Italia per Due, nuovo travel show con Fabio Caressa e Benedetta Parodi, marito e moglie anche nella vita, impegnati a scoprire angoli meno conosciuti dell’Italia alternando turismo, cucina e momenti di vita quotidiana.

Sempre sul canale free debutterà anche Cooking Grandmas, nuovo cooking show guidato da Alessandro Borghese, che metterà in competizione dieci nonne provenienti da tutta Italia. Le protagoniste porteranno in gara le ricette della tradizione, confrontandosi però anche con sfide moderne, street food e cucine internazionali in un format che unisce talent, reality e racconto della memoria gastronomica italiana.

Naturalmente continueranno anche i grandi classici dell’intrattenimento Sky, da MasterChef Italia a X Factor, passando per Pechino Express, Alessandro Borghese – 4 Ristoranti e 4 Hotel, ormai diventati appuntamenti fissi per il pubblico.

Informazione e sport restano centrali

Non manca naturalmente l’informazione. Sky TG24 continuerà a puntare su una strategia multipiattaforma con nuovi videopodcast, approfondimenti e una copertura speciale dedicata alle elezioni americane di metà mandato. Tra le novità figura anche Sky Cube – Cosa c’è da sapere, definito come il primo videopodcast live di news in Italia.

Sul fronte sportivo, invece, Sky conferma un’offerta che continua a rappresentare uno dei pilastri dell’intero ecosistema dell’azienda. Champions League, Formula 1, MotoGP, tennis, basket e numerosi altri eventi continueranno ad accompagnare gli abbonati nel corso della stagione, con migliaia di ore di dirette e approfondimenti dedicati.

Una stagione costruita per rafforzare l’identità di Sky

Osservando nel complesso tutti gli annunci, emerge chiaramente la strategia che Sky vuole perseguire nei prossimi mesi.

Da una parte continua a investire sulle grandi produzioni seriali italiane, aumentando qualità, varietà di generi e valore produttivo. Dall’altra consolida i propri punti di forza storici, come i documentari, l’informazione, lo sport e l’intrattenimento, senza rinunciare alle grandi serie internazionali che continuano a rappresentare uno dei principali motivi per scegliere la piattaforma.

Medical drama, thriller, racconti storici, grandi biografie, crime, cucina, viaggi e sport convivono così all’interno di una proposta estremamente articolata, pensata per intercettare pubblici differenti senza perdere una precisa identità editoriale.

Una stagione che conferma come Sky voglia continuare a essere molto più di un semplice broadcaster, puntando su produzioni originali sempre più riconoscibili e su un’offerta capace di competere in un mercato dello streaming e della televisione che diventa ogni anno più affollato.

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Disney+

The Bear Stagione 5: Recensione – Le persone contano tanto quanto i secondi

Giunge al termine The Bear, la serie Hulu trasmessa in Italia da Disney+, che con la quinta e ultima stagione si congeda in modo (quasi) impeccabile

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Ogni secondo conta

Questo motto composto da tre semplici parole è stato ricorrente in gran parte degli episodi di The Bear, la serie tra il drama e il comedy creata da Christopher Storer e incentrata sulla vita dello staff del ristorante The Bear, guidato dallo chef Carmy Berzatto (uno strepitoso Jeremy Allen White).

Poche parole che hanno sempre pesato come macigni e che rappresentano la filosofia alla base dell’intera serie: il tempo non va sprecato, soprattutto in cucina, dove i ritmi sono serrati e gli imprevisti sono dietro ogni angolo.

FX’s The Bear — “Lamb — Season 5, Episode 2 — Pictured: Jeremy Allen White as Carmen ‘Carmy’ Berzatto. CR: FX

Questa frase rappresenta anche il lavoro che c’è stato dietro la produzione di The Bear, una serie TV arrivata quasi in sordina su Disney+ in Italia (Hulu negli Stati Uniti) e che si è fatta strada a suon di “Sì, Chef!” anno dopo anno, stagione dopo stagione, grazie a una cura maniacale per ogni singola inquadratura, alla costruzione di dialoghi in cui ogni parola conta (proprio come ogni secondo) e alla caratterizzazione e all’evoluzione di ogni personaggio del cast principale. Ogni singolo episodio fa parte di un grande mosaico che si incastra perfettamente in quello che Storer ha voluto raccontare con questa serie; una storia sulla vita da cucina di un team di cuochi, una storia sul lutto ma, soprattutto, una storia sulla famiglia. Insomma, The Bear pone al centro le persone con i loro difetti, i loro pregi e le loro scelte.

Tutto questo ha portato lo show a diventare uno dei più premiati (tra Emmy e Golden Globe) e uno dei più acclamati dalla critica degli ultimi anni.

Ma, come ogni cosa, prima o poi tutto ha una fine. E dopo 5 anni siamo arrivati alla stagione finale, la quinta, dove mai come in questo caso ci viene ricordato che “ogni secondo conta”.

The Bear: dove eravamo rimasti?

FX’s The Bear — “Ribs” — Season 5, Episode 4 — Pictured: (l-r) Ayo Edebiri as Sydney Adamu, Jeremy Allen White as Carmen ‘Carmy’ Berzatto. CR: FX

Alla fine della quarta stagione, abbiamo assistito al confronto tra Sydney (Ayo Edebiri) e Carmy riguardo la decisione di quest’ultimo di lasciare il The Bear. Lui le confessa di aver capito che la cucina non è più la sua strada e che il ristorante è ancora in piedi grazie a lei, invitandola a prenderne la guida. L’arrivo di Richie (Ebon Moss-Bachrach) porta a un intenso confronto tra i due, durante il quale Carmy rivela di essere stato al funerale di Mikey senza riuscire ad affrontarlo davvero. I due si chiariscono, superando anni di rancori e incomprensioni. Sydney accetta infine di gestire il ristorante a patto che Richie diventi suo partner. Natalie (Abby Elliott), commossa nello scoprire che Carmy era presente al funerale del fratello, lo abbraccia, mentre il conto alla rovescia dell’orologio di Cicero / Zio Jimmy (Oliver Platt) arriva finalmente a zero.

Il tempo è scaduto, il ristorante non naviga in ottime acque e la notizia dell’addio di Carmy potrebbe essere la batosta finale per chiudere definitivamente. Serve un servizio perfetto e un lavoro di squadra come non mai.

The last dance?

La quinta e ultima stagione di The Bear comincia nel peggiore dei modi: su Chicago si abbatte un nubifragio che provoca diversi problemi all’impianto idraulico del ristorante. Nel frattempo, come visto al termine dello speciale Gary, Richie ha un incidente d’auto dal quale, fortunatamente, esce illeso.

FX’s The Bear — “Ribs” — Season 5, Episode 4 — Pictured: (l-r) Ayo Edebiri as Sydney Adamu, Jeremy Allen White as Carmen ‘Carmy’ Berzatto, Will Poulter as Luca, Sarah Ramos as Jessica. CR: FX

Zio Jimmy confessa che l’investimento fatto sul ristorante di Carmy lo ha quasi mandato sul lastrico e, insieme a Computer, sta cercando una scappatoia nel caso in cui il The Bear fallisca.

Nel frattempo Sydney sta ancora elaborando la notizia dell’addio di Carmy, che verrà comunicata a tutto lo staff soltanto dopo il servizio della sera, dal quale dipende la sopravvivenza del ristorante. E, quasi per ripicca, lo relega ai compiti più semplici in cucina.

FX’s The Bear — “Mint” — Season 5, Episode 3 — Pictured: Ricky Staffieri as Ted Fak. CR: FX

I problemi aumentano: un tubo dell’acqua si rompe, gli ingredienti scarseggiano, i rifornimenti non arrivano a causa del maltempo e per la sera sono state accettate molte più prenotazioni di quante il ristorante possa realmente gestire.

In questa situazione al limite riemergono vecchie abitudini degli inizi della serie: litigi, forte stress e caos, tutti elementi che sembravano ormai superati. Sarà necessario ritrovare l’unità del gruppo per portare a termine “il servizio perfetto”, altrimenti potrebbe davvero essere l’ultimo.

Tutto in un giorno

FX’s The Bear — “Caramel” — Season 5, Episode 7 — Pictured: Ebon Moss-Bachrach as Richard “Richie” Jerimovich. CR: FX

Per la prima volta dalla nascita della serie, questa stagione sceglie una struttura narrativa particolare: gli eventi dei primi sette episodi si svolgono nell’arco di una sola giornata, mentre l’ottavo funge da epilogo e da saluto finale a uno degli show migliori degli ultimi cinque anni.

E non è l’unica scelta inusuale di Storer per questo atto conclusivo: i primi sei episodi hanno infatti una durata più breve rispetto al solito, mentre soltanto gli ultimi due superano i cinquanta minuti.

Si tratta di episodi brevi, nei quali gli eventi si susseguono a ritmo serrato e le vicende dei personaggi si intrecciano in maniera frenetica all’interno della cucina, ma sempre seguendo un ordine ben preciso, così da non confondere lo spettatore, bensì mantenerlo costantemente concentrato su tutto ciò che accade.

I primi sei episodi rappresentano una vera e propria preparazione al servizio serale, con un graduale aumento del pathos e dell’adrenalina, episodio dopo episodio. Tutto questo con l’obiettivo di accompagnare lo spettatore fino all’atto più importante per il The Bear e dell’intera stagione.

FX’s The Bear — “Lamb” — Season 5, Episode 2 — Pictured: (l-r) Lionel Boyce as Marcus, Will Poulter as Luca. CR: FX

L’episodio sette, Caramello, rappresenta il culmine dell’intera stagione e, probabilmente, uno dei punti più alti dell’intera serie. Tutti gli elementi e i punti di forza di The Bear convergono in questo episodio, nel quale, più che mai, viene posto al centro il tema della forza delle persone che, pur messe in difficoltà sotto ogni punto di vista, riescono a contribuire ciascuna al raggiungimento dell’obiettivo comune. Perché non solo ogni secondo conta, ma conta anche ogni persona.

Dopo una quarta stagione che a tratti appariva un po’ appannata e lenta, nella quinta Storer torna a eccellere sia nella regia sia nella gestione dei tempi narrativi, riuscendo a valorizzare ogni singolo personaggio, fondamentale tanto all’interno della cucina del The Bear quanto nell’economia complessiva della serie.

La maturazione definitiva di ogni singolo personaggio

Uno dei punti di forza di The Bear è sempre stato il suo cast stellare, composto da attori di grande talento che, all’inizio della serie, erano ancora in rampa di lancio, come lo stesso Jeremy Allen White, Ayo Edebiri ed Ebon Moss-Bachrach, affiancati da grandi nomi del cinema e della televisione come Jon Bernthal, Oliver Platt e Jamie Lee Curtis, solo per citarne alcuni. Nel corso degli anni molti di loro sono diventati vere e proprie star di Hollywood, richieste da produzioni importanti e grandi franchise (basti pensare a Moss-Bachrach interprete de La Cosa dei Marvel Studios), anche grazie ai personaggi interpretati in questa serie e con cui sono cresciuti.

La quinta stagione consacra definitivamente il percorso di crescita di ogni personaggio, che trova finalmente il proprio posto e la propria vocazione all’interno della storia (sì, anche il simpatico Neil Fak). Straordinaria, ancora una volta, la crescita di Richie, che lascia definitivamente alle spalle l’irascibile e incompetente personaggio della prima stagione, incapace di accettare il ritorno di Carmy su cui sfogava il suo rancore e la rabbia per la morte di Mikey. Il personaggio interpretato da Moss-Bachrach si conferma uno dei migliori anche in questa stagione, grazie a momenti di grande sangue freddo, quasi da giocatore di poker, e a una maturità nell’affrontare le difficoltà che sorprende ancora una volta.

FX’s The Bear — “Mint” — Season 5, Episode 3 — Pictured: Ayo Edebiri as Sydney Adamu. CR: FX

Anche Sydney, nonostante le difficoltà iniziali, acquisisce piena consapevolezza delle proprie capacità ed è forse il personaggio che porta a compimento il percorso di crescita più evidente: da sous-chef a guida del The Bear.

Marcus, Tina, Natalie, Ebraheim e tutti gli altri trovano un epilogo personale capace di soddisfare lo spettatore.

E Carmy? Il protagonista interpretato da Jeremy Allen White è sempre stato il verso ‘orso’ che dà il nome allo show. Carmen è il personaggio più complesso dell’intera serie: introverso, segnato da numerosi traumi, con un rapporto difficile con la famiglia e incapace di elaborare davvero la morte del fratello Mikey. Per anni ha cercato di mettere tutto questo da parte, riversando ogni energia in un’unica cosa: la cucina.

Nel corso delle prime quattro stagioni Carmy è stato anche il personaggio che è cambiato meno, incapace di evolversi davvero, fino alla drastica decisione presa al termine della quarta stagione: abbandonare tutto ciò a cui aveva dedicato la propria vita.

Nella quinta stagione, finalmente, Carmy comprende cosa lo renda davvero felice, quando riesca a dare il meglio di sé e quale sarà il suo prossimo passo. Anche lui, quindi, riesce finalmente a trovare una serenità che, fino a pochi episodi prima, sembrava irraggiungibile.

Un servizio perfetto? Anche The Bear ha qualche difetto..

FX’s The Bear — “Lamb” — Season 5, Episode 2 — Pictured: (l-r) Liza Colón-Zayas as Tina, Ayo Edebiri as Sydney Adamu, Jeremy Allen White as Carmen “Carmy” Berzatto, Corey Hendrix as Gary “Sweeps” Woods. CR: FX

Nonostante l’innegabile qualità di questa quinta stagione, anche il finale di The Bear nasconde qualche difetto. Ed è proprio l’episodio migliore della stagione, il settimo, a rendere più critico chi scrive.

Alcuni escamotage utilizzati per superare la folle serata ricordano allo spettatore che sta comunque guardando una fiction, perché nella vita reale difficilmente simili episodi risulterebbero credibili o anche solo possibili in un ristorante che punta a diventare stellato.

Si tratta di poche situazioni sulle quali non entrerò nel dettaglio, che fanno sorridere e si inseriscono molto bene all’interno della trama e del momento agonistico vissuto dalla serie, ma che, al contempo, fanno uscire The Bear dal suo contesto slice of life. Ripeto: nulla di grave o di così eclatante da inficiare la qualità della serie, ma semplicemente una piccola sbavatura nel lavoro, altrimenti perfetto, di Storer.

Fine servizio

FX’s The Bear — “Ribs” — Season 5, Episode 4 — Pictured: (l-r) Chris Zucchero as Chi-Chi, Paulie James as Chuckie, Liza Colón-Zayas as Tina, Sarah Ramos as Jessica, Rene Gube as Rene, Lionel Boyce as Marcus, Will Poulter as Luca, Andrew Lopez as Garrett . CR: FX

The Bear è l’esempio perfetto di come una grande serie possa avere anche un grande finale. E, guardando al passato, non è affatto una cosa scontata.

Storer ha dimostrato che il successo non deve necessariamente spingere una serie e i suoi personaggi a proseguire fino allo sfinimento dello show (e degli spettatori). Anzi, a volte scrivere la parola “Fine” nel momento giusto può essere la scelta migliore.

The Bear si congeda dai suoi spettatori proprio nel momento giusto e, soprattutto, chiude tutte le trame ancora aperte, consegnando a ogni personaggio il finale che merita.

Il viaggio di queste cinque stagioni è stato tanto inaspettato quanto emotivamente coinvolgente e semplicemente… bello. Cinque portate da assaporare dal primo piatto fino all’ultimo, che si è rivelato eccellente quanto il primo.

Cala il sipario su The Bear. E noi restiamo con un profondo senso di soddisfazione, ma anche con una leggera vena di malinconia. Perché difficilmente potremo gustare pietanze tanto buone in altri ristoranti o trovare, ancora una volta, una serie capace di raggiungere i livelli qualitativi di The Bear.


VOTO POPCORNERD: 9/10

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Animazione

STAR WARS: VISIONS PRESENTA – THE NINTH JEDI

Star Wars: Vision – The Ninth Jedi debutta il 5 agosto su Disney+ in Italia e su Hulu negli Stati Uniti. Scopri tutti i dettagli sull’uscita.

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DEBUTTERÀ IL 5 AGOSTO IN ESCLUSIVA SU DISNEY+ IN ITALIA

E SU HULU NEGLI STATI UNITI

Star Wars: Visions Presenta – The Ninth Jedi, la serie anime composta da 8 episodi targata Lucasfilm e Production I.G, debutterà il 5 agosto in esclusiva su Disney+ in Italia e su Hulu negli Stati Uniti. Sono disponibili il trailer e la key art.

Il supervising director Kenji Kamiyama, il regista Shunsuke Tada e il produttore Hitoshi Ito hanno svelato il trailer e il teaser poster durante uno speciale panel dedicato a Star Wars: Visions Presenta – The Ninth Jedi al Los Angeles Convention Center in occasione dell’Anime Expo 2026.

La serie, parte della nuova raccolta “Star Wars: Visions Presenta”, creata per raccontare storie di Star Wars: Visions in formato esteso, riprende poco dopo gli eventi dei cortometraggi Visions Il Nono Jedi e Il Nono Jedi: Figlia della Speranza.

Nella nuova serie, Lah Kara continua il suo addestramento nelle vie dei Jedi sotto la guida di Margrave Juro. Intraprendendo un viaggio epico alla scoperta di sé stessa, Kara parte in missione per salvare suo padre insieme a Juro e al suo piccolo gruppo di Jedi in addestramento.

Star Wars: Visions Presenta – The Ninth Jedi è diretta da Shunsuke Tada e scritta da Mitsuyasu Sakai. Kenji Kamiyama è il supervising director. James Waugh, Jacqui Lopez, Josh Rimes, Justin Leach e Mitsuhisa Ishikawa sono gli executive producer, Hitoshi Ito e Kanako Shirasaki sono i produttori, mentre Caroline Keller è la co-produttrice.

Nella versione in lingua inglese, il cast vocale è composto da Kimiko Glenn (Lah Kara), Andrew Kishino (Juro), Masi Oka (Ethan), Patrick Seitz (Homen), JP Karliak (Gramps) e Simu Liu (Lah Zhima), mentre Neil Kaplan torna a prestare la voce al Narratore. Si aggiungono al cast vocale inglese Feodor Chin (Gennoh), Young Mazino (Nawaam), Chase Sui Wonders (Tafflah) e Keone Young (Kwana).

Nella versione originale in lingua giapponese tornano le voci di Chinatsu Akasaki (Lah Kara), Tetsuo Kanao (Juro), Hiromu Mineta (Ethan), Hinata Tadokoro (Homen), Cho (Gramps) e Shinichiro Miki (Lah Zhima), mentre Akio Otsuka torna a prestare la voce al Narratore.

*Ringraziamo gli uffici stampa Disney per la condivisione del comunicato di cui sopra

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