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Stranger Things 5: la fine di un’era televisiva a cui vogliamo dire grazie

Stranger Things 5 conclude il viaggio dei ragazzi di Hawkins iniziato quasi 10 anni fa su Netflix. Non è solo la fine di una serie TV, ma di un viaggio emozionante, tra alti e bassi, che ci fa rivolgere una sola parola ai Fratelli Duffer e al cast: grazie

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La fine del 2025 e l’inizio del 2026 televisivi sono stati letteralmente monopolizzati dall’arrivo dell’attesissima quinta e ultima stagione di Stranger Things, l’opera dei fratelli Matt e Ross Duffer che, dopo dieci anni, hanno deciso di chiudere la loro storia dividendola in tre “atti”.

La prima parte è uscita il 27 novembre, con il rilascio dei primi quattro episodi; la seconda è stata pubblicata il 26 dicembre, includendo gli episodi 5, 6 e 7; il gran finale, invece, è arrivato il 1º gennaio 2026, con una puntata conclusiva della durata di oltre due ore.

Stranger Things: dove eravamo rimasti

Siamo nel 1987 e assistiamo alle ripercussioni degli eventi che hanno chiuso la quarta stagione. Hawkins è ora una città militarizzata: le autorità hanno ufficialmente attribuito la distruzione a un terremoto, ma in segreto conducono esperimenti sia nella nostra realtà sia nel Sottosopra. L’obiettivo è inquietante: creare nuovi soldati dotati dei poteri di Vecna e Undici (Millie Bobby Brown).

l’Abisso, la vera casa di Vecna

Dall’altra parte ritroviamo i nostri protagonisti, ormai adolescenti, costretti non solo a sfuggire ai militari, ma anche a elaborare un piano per rintracciare e sconfiggere Vecna e le sue creature una volta per tutte, chiudendo definitivamente il Sottosopra. Una dimensione che, però, si rivelerà diversa da come l’abbiamo sempre immaginata: scopriremo infatti che funge da ponte verso una nuova realtà, chiamata l’Abisso, la vera casa di Vecna. È lì che tutto ha avuto origine ed è lì che tutto finirà. Proprio dall’Abisso, Henry tirerà i fili di un piano malvagio che culminerà nel tentativo di fondere Abisso e Terra in un’unica, terrificante realtà.

Personaggi, vecchi e nuovi, la vera anima della serie

Holly & Max intrappolate nel Sottosopra

La quinta stagione si concentra inoltre in modo profondo sui personaggi, da sempre il vero cuore pulsante della serie. Accanto al gruppo storico di amici, vengono introdotti nuovi volti che impariamo a conoscere e ad apprezzare; dalla sorella di Mike e Nancy, Holly, al goffo ma sorprendentemente carismatico Derek, fino alla spietata Dottoressa dell’esercito, Kay, interpretata da una sempre superba Linda Hamilton. A completare il quadro, il ritorno di Kali, la sorella di Undici, apparsa brevemente nella seconda stagione.

Derek “il magnifico”

Holly, insieme ad altri bambini, diventa per diverse puntate una preda di Vecna, rivelandosi una pedina fondamentale del suo piano. La giovane affronta una vera e propria trasformazione: da bambina paurosa si evolve in una ragazza coraggiosa, sempre più consapevole dei propri mezzi.

La vera rivelazione della stagione, però, è senza dubbio Derek. Bambino inizialmente un po’ emarginato a causa del suo aspetto fisico, trova nell’essere scurrile e impertinente la sua armatura emotiva. Proprio questo atteggiamento diventa la sua forza, regalando, a mio parere, le migliori battute dell’intera stagione, rivolte a Vecna.

Will, grande protagonista della stagione 5 di Stranger Things

Passa invece in secondo piano Undici, che per gran parte della stagione perde il ruolo di personaggio centrale, salvo poi riprenderselo prepotentemente nell’ultima parte dell’episodio conclusivo. Il focus narrativo torna infatti su Will (Noah Schnapp) il personaggio da cui tutto è iniziato.

Dopo aver perso centralità nel corso delle stagioni (se si esclude il legame con il Mind Flayer), i Duffer scelgono di riportarlo al centro della storia, permettendoci di scoprire un suo lato intimo che nella quarta stagione avevamo solo potuto intuire.

Questo percorso culmina in un discorso toccante ed emozionante, pronunciato davanti ai suoi affetti più cari, poco prima della battaglia decisiva. Una scelta narrativa che non ha convinto tutti, giudicata da alcuni anacronistica, ma che secondo me arriva nel momento perfetto: Will si libera finalmente delle sue paure, ovvero dell’unica arma che Vecna può usare per manipolarlo. Senza paura, Will diventa l’elemento imprevisto, l’arma in più che Vecna non aveva calcolato: lo Stregone di D&D.

Sono strutturati con grande cura anche tutti gli altri rapporti, che si assestano gradualmente nel corso della stagione per trovare poi una degna conclusione.

Dustin (Gaten Matarazzo) parte cupo e attaccabrighe, quasi distante dal gruppo, ancora segnato dal lutto mai superato per Eddie. Grazie soprattutto ai confronti con Steve (Joe Keery), riesce però a riavvicinarsi a lui, ricostruendo quella coppia che abbiamo imparato ad amare.

Hopper comprende finalmente che Undici non potrà essere protetta per sempre e che dovrà, prima o poi, affrontare da sola decisioni difficili.

Nancy e Jonathan, invece, riescono finalmente a dirsi tutto ciò che non hanno mai sopportato l’uno dell’altra. Realizzano che a tenerli uniti non era più l’amore, ma gli eventi catastrofici vissuti negli ultimi anni, e arrivano persino a una sorta di “non proposta” di matrimonio mentre, letteralmente, il mondo intorno a loro sta crollando.

La storia di Henry prima di divenire Vecna, meritava più spazio nella serie?

L’unico aspetto su cui, forse, la serie non si sofferma a dovere è il passato di Henry (Jamie Campbell Bower), prima di diventare cavia del dottor Brenner e, successivamente, Vecna.

Il suo passato ci viene raccontato attraverso alcuni flashback nella quarta stagione, ma in questa quinta non viene approfondito quanto avrebbe meritato. Scopriamo che nella sua mente si nascondono ricordi traumatici, trasformati in veri e propri luoghi rifugio, ma la loro introspezione resta piuttosto superficiale, se non in un breve momento a metà stagione.

Al contrario, questo lato viene analizzato in maniera molto più approfondita nello spettacolo teatrale, rivelatosi canonico e fondamentale per comprendere appieno la sua storia. Un aspetto che è stato anche oggetto di critiche da parte di molti spettatori, che hanno imputato ai fratelli Duffer la scelta di non portare sullo schermo quanto mostrato sul palco, privando così la serie di un quadro completo della psicologia di Henry.

Perché Henry/Vecna è, a suo modo, anche una vittima: vittima del Mind Flayer, degli esperimenti e dei traumi infantili che hanno reso la sua anima fragile e plasmabile. Invece di opporsi, però, ha ceduto al fascino del male, convinto di diventare più potente, finendo per diventare inevitabilmente ancora più solo.

Alla fine, il vero motore di tutta l’opera è l’amicizia. Quell’amicizia che nasce tra i banchi di scuola e si rafforza con il tempo; che può sbocciare su un’altalena, diventare eterna durante una partita di Dungeons & Dragons o trasformarsi, col tempo, in amore. Perché, come già detto, la vera forza di Stranger Things non sono mai state solo le atmosfere anni ’80 o l’azione: la sua vera forza sono sempre stati i personaggi. Personaggi ai quali ci siamo affezionati, con cui abbiamo empatizzato e nei quali, forse, ci siamo anche riconosciuti.

Capitolo 8: la battaglia finale e un epilogo… commovente

Il saluto tra Undi e Mike

Proprio per questo l’ultimo episodio si concentra sì sulla battaglia finale, forse un po’ sbrigativa, ma dedica quasi metà della sua durata alla conclusione e al commiato dei protagonisti. A mio parere, si tratta di un finale perfetto ed emozionante: una vera e propria lettera d’amore dei fratelli Duffer alla loro “creatura” e a noi spettatori che, per dieci anni, li abbiamo seguiti, attesi e amati.

Il giorno del diploma

Sono passati 18 mesi dagli eventi della battaglia finale. Hawkins è tornata alla normalità, senza più militari o basi a fare da sfondo alle strade della cittadina. Per i nostri ragazzi è arrivato il momento di lasciare l’adolescenza ed entrare nel mondo degli adulti. Sul tetto della radio del paese, Nancy, Robin, Steve e Jonathan si raccontano le loro nuove vite, lasciando intendere come i rapporti tra loro, complice la distanza, non siano più così frequenti. In una scena bellissima e malinconica, tra ricordi e sfottò, si promettono di incontrarsi almeno una volta al mese. Sappiamo tutti, loro per primi, che sarà una promessa difficile da mantenere: la vita prende spesso strade diverse e il tempo, gli impegni e le priorità non sempre giocano a nostro favore.

Ci sono poi altri protagonisti chiamati ad affrontare un’ultima grande sfida. Questa volta, il “nemico” è crescere.

L’ultima partita a D&D

Dopo aver ricevuto i diplomi, i nostri amici devono intraprendere il viaggio che li trasformerà in uomini e donne, ma non prima di aver concluso un’ultima partita a D&D. Il cerchio si chiude dove tutto è iniziato: nella stessa tavernetta in cui li avevamo visti per la prima volta sei anni prima. Qui Mike (Finn Michael Wolfhard), da vero Dungeon Master, immagina e racconta il futuro dei suoi amici: Max (Sadie Sink) e Lucas (Caleb McLaughlin) insieme come coppia, Dustin al college a fare ricerca, Will finalmente libero di vivere la vita che sogna, e lui stesso ancora intento a narrare storie.

C’è però un’ultima storia che Mike decide di raccontare: quella di Undici. Vuole credere che sia sopravvissuta all’esplosione finale del Sottosopra e che stia vivendo lontano da Hawkins, alla ricerca della propria indipendenza. In un emozionantissimo scambio di sguardi, tutti decidono di credere insieme a lui. Il tutto si chiude con lo sguardo malinconico ma sereno di Mike, mentre osserva il passaggio di consegne al tavolo di D&D, dove ora siedono Holly, Derek e altri nuovi amici, pronti a vivere nuove avventure.

Un viaggio lungo dieci anni che mi ha commosso ed emozionato. Perché, in fondo, la vita è davvero una gigantesca partita a Dungeons & Dragons: le sfide non mancano mai e non sempre i dadi sono dalla nostra parte.

Fumetti

10 Ottobre – Scadenze: Recensione

Recensione del quarto e ultimo capitolo della serie scritta da Paola Barbato con disegni di Mattia Surroz e pubblicata da Sergio Bonelli Editore

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Il fumetto protagonista di questa recensione è 10 Ottobre – Scadenze, quarto e ultimo volume della serie 10 Ottobre. Paola Barbato firma la sceneggiatura, mentre Mattia Surroz cura i disegni per Sergio Bonelli Editore, che ha pubblicato l’opera tra il 2021 e il 2022.

Un finale che lascia col fiato sospeso

Recensire un fumetto – così come un film o qualsiasi altra forma d’arte – è un compito tutt’altro che semplice, soprattutto quando l’opera in questione ti è piaciuta così tanto, come in questo caso. Nel momento in cui entra in gioco il gusto personale, ogni forma di oggettività inizia inevitabilmente a venire meno, rendendo difficile parlare dell’opera in maniera oggettiva.

Nonostante questo, voglio comunque dire la mia su una storia che, a mio avviso, avrebbe meritato molta più risonanza all’interno del catalogo di Sergio Bonelli Editore e che ho scoperto quasi per caso, grazie alla ristampa dei volumi.

Quando ho iniziato a leggere 10 Ottobre non avrei mai immaginato che riuscisse a conquistarmi così tanto. Questo finale conferma pienamente le impressioni delle mie recensioni precedenti, sia per quanto riguarda la sceneggiatura – che nelle ultime pagine regala molteplici colpi di scena – sia per i disegni, perfettamente adatti a una storia tanto riflessiva quanto ricca di azione.

Non voglio sbilanciarmi troppo né rischiare di seminare spoiler perché questo finale, come già accennato, regala colpi di scena davvero sensazionali e merita di essere letto senza alcuna anticipazione, così da poterne assaporare appieno la tensione e l’impatto emotivo di un finale che lascia davvero col fiato sospeso.

Leggete 10 Ottobre, gente. È una storia che merita di essere letta.

Cosa mi ha lasciato 10 Ottobre

A qualche giorno dalla lettura dell’ultimo capitolo, mi ritrovo ancora spesso a ripensare a 10 Ottobre e al senso di angoscia che è riuscito a trasmettermi.

Ad essere sincero, inizialmente non sono riuscito a entrare subito in sintonia con i protagonisti, soprattutto con Richie. Lo percepivo distante, complice la sua visione distorta del mondo. Eppure, andando avanti con la lettura, la scrittura di Paola Barbato ha fatto perfettamente il suo lavoro: arrivato quasi alla conclusione dell’opera, mi sono ritrovato a tifare per loro con tutto me stesso. Volevo essere lì, al loro fianco, a combattere insieme a loro.

Dal punto di vista visivo, poi, c’è una scena in particolare che continua a tornarmi in mente: il sorriso di accettazione di Andy che, dopo aver compreso di aver finalmente liberato le generazioni future e di non avere più nulla per cui vivere, si lascia andare tra le braccia della morte. Ma lo fa a modo suo. Con un sorriso.

Arrivato all’ultima pagina, l’emozione predominante è stata un inatteso senso di leggerezza. Eppure, nonostante quella sensazione di lieto fine, continuavo a sentire il peso delle ferite lasciate dalla trama… ferite che non si rimarginano semplicemente chiudendo il volume, anche grazie a un finale che resta volutamente sospeso.

Conclusione

10 Ottobre – Scadenze è il capitolo finale di una storia sci-fi tutta italiana pensata per gli amanti dei romanzi distopici e della fantascienza più riflessiva, capace di tenermi incollato alle pagine dalla prima all’ultima tavola. La sceneggiatura di Paola Barbato, degna di un adattamento live action, si intreccia perfettamente con le tavole magistralmente disegnate e colorate da Mattia Surroz, dando vita a un racconto intenso che fa riflettere.

VOTO POPCORNERD 8.5/10

10 Ottobre - Scadenze
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Animazione

Millennium Actress: frammenti di un amore cinefilo

Riscopriamo la storia dell’attrice Chiyoko Fujiwara nell’amore per il cinema di Satoshi Kon, con un evento al cinema dall’11 al 13 maggio

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Satoshi Kon non voleva ritrarre i fatti, ma la verità. È lui stesso a dichiararlo in un’intervista conservata sul suo blog personale, lo stesso posto dove il pubblico di tutto il mondo viene a conoscenza della sua terribile malattia contro cui non si può più combattere.

Per qualsiasi appassionato di animazione è impossibile non commuoversi ripensando alla triste storia di questo genio, purtroppo morto prematuramente a soli 46 anni, mentre si guardano i fotogrammi del suo quinto film mai portato a termine Dreaming Machine, a cui Kon ha donato tutte le sue ultime energie con la speranza di poterlo vedere in una sala cinematografica.

Anche se quel desiderio non si è realizzato, ancora oggi Satoshi Kon vive nel cinema e noi abbiamo il privilegio di poterlo andare a trovare.

Nel 2024 è cominciata un’importante operazione di restauro in 4k e proiezione nelle sale italiane dei film di questo straordinario regista: dal thriller erotico Perfect Blue, passando per la sognante follia di Paprika, fino allo sgangherato road movie Tokyo Godfathers.

L’ultimo tassello arriva con un evento dall’11 al 13 maggio, che presenta la riproposizione del lungometraggio del 2001 Millennium Actress.

Satoshi Kon

Lezioni di storia

Ripartendo dalla frase che inaugura quest’articolo, Kon costruisce l’intera coerenza narrativa di un “finto documentario” sulla vita dell’attrice giapponese Chiyoko Fujiwara, ex stella del cinema nipponico ormai ritiratasi a vita privata nell’Hokkaido.

La sintesi del film è anzitutto da ricercarsi proprio nell’essenza stessa e nella forza d’animo che la protagonista incarna in ogni istante, indipendentemente dai ruoli che di volta in volta interpreta.

Tuttavia, è paradossale che questo racconto cominci proprio con un fatto, una delle più tragiche catastrofi del Giappone riportata su giornali e nel tempo anche su libri di storia: il grande terremoto del Kanto nel 1923.

Questa scossa sismica di violenza inaudita non solo rade al suolo Tokyo e Yokohama, ma provoca la morte di oltre centomila persone. Da qui comincia una grande opera di ricostruzione, sia architettonica sia morale, della quale il cinema si fa grande portavoce coniugando il progresso tecnologico con contenuti spesso attinti dalla tradizione nipponica.

È in questo ambiente che inizia l’infanzia e la pre-adolescenza di Chiyoko, costantemente ripresa dal giornalista Genya Tachibana e dal suo operatore di macchina Kyoji Ida, che viene invitata a “servire il suo paese” recitando in un film di propaganda.

Fin dal primo segmento Millennium Actress si permea infatti di uno sguardo storico e politico: l’inizio degli anni Trenta è un periodo turbolento per il Giappone, soverchiato sia da pulsioni politiche di sinistra, dovute al disagio della crisi economica e alle numerose agitazioni contadine ed operaie, sia da un crescente nazionalismo promosso con forza dall’imperatore Hirohito, salito al trono con l’avvento dell’era Showa (1926).

Chiyoko vive infatti il suo primo contatto con l’amore proprio nella piena invasione della Manciuria iniziata nel 1931. Non a caso il suo “principe azzurro”, che l’attrice insegue per tutto il film, è un artista attivista braccato dalle forze nazionaliste nipponiche.

 

La donna che visse nel cinema

Ancora una volta, Satoshi Kon decide di raccontare la dimensione della donna nel mondo dello spettacolo.

Insieme al suo esordio cinematografico Perfect Blue, Millennium Actress crea una curiosa antitesi tematica: da una parte abbiamo Mima Kirigoe e il racconto del perverso mondo delle idol, con una ragazza troppo ingenua che viene travolta dal costante inganno dell’industria cinematografica e dei produttori che sporcano la sua femminilità, dall’altra una celebrazione del cinema dagli anni Quaranta agli anni Sessanta con Chiyoko Fujiwara, che invece rende subordinato il linguaggio del cinema, di cui ella è sempre padrona, per far ascoltare la sua voce.

Con grande astuzia, Satoshi Kon narra dunque due diversi approcci al mestiere dell’interprete cinematografico, con particolare enfasi sull’obbiettivo che spinge le due attrici a continuare le proprie carriere.

La differenza sostanziale è proprio la relazione che Mima e Chiyoko hanno con il mezzo artistico: in Perfect Blue tutto viene fatto in funzione dell’obbiettivo verso il cinema, in Millennium Actress il cinema è un motore obbligato, di cui alla protagonista poco importa, per inseguire quella prima pulsione amorosa della giovinezza.

La giovane Chiyoko Fujiwara

Mima Kirigoe, protagonista di Perfect Blue (1997)

Sentieri lungo la pellicola

Da questa base cominciano i frammenti d’amore di Kon. Il regista guarda al cinema di Akira Kurosawa e Yasujiro Ozu, oltre alle figure di attrici realmente esistite come Setsuko Hara e Hideko Takamine, per comporre la gestione del tempo di una vita umana messa a confronto con i tempi del lungometraggio.

Chiyoko Fujiwara indossa le vesti della storia del cinema giapponese, ricordando capolavori come Tarda primavera (1947), Untamed (1957) di Mikio Naruse e Il trono di sangue (1957), fino ad arrivare all’iconico Godzilla (1954) di Ishirō Honda.

Si percepisce costantemente l’amore di un cinefilo che guarda anche al cinema classico americano, inserendo locandine che ricordano Casablanca (1942) di Michael Curtiz. La celebrazione filmica è dunque totale, in una storia che spazia attraverso il tempo e le epoche e in cui il reale e l’immaginazione si fondono.

Il trono di sangue (1957). Da sinistra: Isuzu Yamada e Toshiro Mifune

L’eredità inestimabile

Millennium Actress è un raffinatissimo gioco di specchi, impreziosito dal character design dell’esperto Takeshi Honda e dalla suggestiva musica elettronica dell’eclettico Susumu Hirasawa.

Collaboratori storici di Satoshi Kon che hanno contribuito a costruire un intramontabile spaccato di cinema interamente realizzato interamente con tecniche analogiche.

Un diamante riconosciuto ed apprezzato in tutto il mondo, che oggi abbiamo l’onore di celebrare nelle sale cinematografiche, lì dove Kon ha lasciato tutti i suoi frammenti d’amore.


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Recensioni

Gary, lo spin-off di The Bear – Recensione

Recensione del “road movie” Gary, spin-off della celebre serie The Bear, il surprise drop di Hulu in esclusiva su Disney+.

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Hulu ha sorpreso tutti i fan di The Bear con un surprise drop esclusivo su Disney+ intitolato Gary. Questo episodio spin-off, che si colloca naturalmente prima degli eventi della serie madre, ha una durata di circa un’ora e segue Mikey (Jon Bernthal) e Richie (Ebon Moss-Bachrach) durante un viaggio in auto verso Gary, in Indiana.

Una premessa apparentemente semplice che diventa presto il pretesto perfetto per esplorare il legame tra due personaggi che, nella serie principale, abbiamo spesso visto nascondersi dietro urla, ironia e caos.

Due caratteri diversi legati da una profonda amicizia

Uno degli aspetti più interessanti di Gary è proprio il modo in cui riesce a mettere a confronto due personalità completamente diverse ma unite da un legame autentico e profondo.

Mikey è un personaggio estremamente chiuso in sé stesso, quasi impenetrabile. Indossa costantemente una corazza fatta di apparente indifferenza verso il mondo e verso le persone che lo circondano, ma dietro quel guscio si nasconde una fragilità enorme. È il ritratto di qualcuno a cui la vita non ha mai davvero dato delle carte vincenti e che ha imparato a sopravvivere nascondendo le sue emozioni e vulnerabilità.

Mickey si confida con una ragazza conosciuta in un bar

Richie invece lo conosciamo già grazie a The Bear: è l’amico di sempre, rumoroso, burbero, impulsivo e spesso combinaguai. Ma è anche incredibilmente leale, sincero e umano. In questo viaggio verso Gary emergono più che mai tutte le sue imperfezioni, rendendolo forse il personaggio più autentico del racconto.

Richie

La forza del corto sta proprio nel rapporto tra questi due uomini: un’amicizia fatta di silenzi, battute pungenti, tensioni e momenti di complicità che riescono a raccontare molto più di quanto venga effettivamente detto a parole.

Il dialogo e i silenzi hano un ruolo fondamentale nella sceneggiatura

Come in The Bear, in Gary il dialogo tra i personaggi gioca un ruolo fondamentale nella sceneggiatura. Jon Bernthal ed Ebon Moss-Bachrach sembrano nati per interpretare i ruoli di Mickey e Richie, e questo si percepisce in ogni scena, in ogni battuta e in ogni sguardo che i due si scambiano.

Lo stesso vale per ogni silenzio tra i due. Mickey e Richie sono migliori amici e basta loro uno sguardo per comunicare molto più di quanto le parole possano fare.

I due godono di una chimica incredibile, che rende ogni scena – anche quando si basa semplicemente sul dialogo – intensa e interessante.

Immagini tratte dal surprise drop Gary, disponibile su Disney+

Il "fact or fiction" di Richie è uno dei momenti più significativi e divertenti

Questo spin-off non è fatto soltanto di momenti riflessivi, ma contiene anche scene divertenti che mi hanno strappato più di una risata – d’altronde, quando si parla di Richie, non è difficile.

Richie e Mickey si trovano in un bar a Gary e lì incontrano alcune persone con cui iniziano a bere e a giocare a “bugia o verità”, chiamato in inglese “fact or fiction”. Ognuno di loro racconta un aneddoto della propria vita e gli altri devono indovinare se si tratta di una bugia o di un fatto realmente accaduto.

Quando arriva il turno di Richie – ormai completamente ubriaco e alterato dalle sostanze stupefacenti – il suo racconto d’infanzia è esilarante e coinvolge anche Mickey, un dettaglio che fa capire allo spettatore quanto i due siano amici di lunga data e ci siano sempre stati l’uno per l’altro.

Lascio però i dettagli direttamente al racconto di Richie stesso, perché sono sicuro che riuscirà a strappare una risata anche a voi.

Richie racconta il suo "fact or fiction"
Richie racconta il suo "fact or fiction"

Questa scena crea un contrasto potente con ciò che accade poco dopo nel bar, quando Mickey – anche lui ubriaco e alterato dalla droga – si lascia andare a una scenata contro Richie che lascia tutti col fiato sospeso, me compreso, mentre guardavo il tutto attraverso uno schermo.

Gary è un corto spin-off che funziona

Gary è un corto spin-off della serie The Bear che scava a fondo nel rapporto tra Richie e Mickey, in un episodio in flashback che li vede affrontare un viaggio di lavoro verso Gary, in Indiana. Il viaggio fisico si alterna a quello metafisico nel rapporto tra i due amici, alternando momenti di puro divertimento a scene di tensione.

Gary, pur essendo uno spin-off, occupa uno spazio ben definito all’interno della storyline di The Bear, in quanto esplora l’amicizia tra Richie e Mickey e contestualizza il personaggio di Richie all’interno della serie.

✨ VOTO POPCORNERD 10/10 ✨

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