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Brian M. Bendis conquista la MGWCMX 2025: dalla scrittura al futuro in Marvel
Alla MGWCMX 2025 uno degli ospiti più attesi è stato senza dubbio Brian Michael Bendis. Sono stati diversi gli appuntamenti che hanno coinvolto l’autore che ha parlato del metodo Bendis, di Ultimate Universe e… di progetti futuri in Marvel
Brian M. Bendis is Back!
Dopo l’annuncio del ritorno in Marvel su Avengers #800, Brian Michael Bendis era uno degli ospiti più attesi alla Milan Games Week & Cartoomics 2025 (MGWCMX 2025).
L’autore di Cleveland è senza ombra di dubbio, uno degli sceneggiatori più influenti degli ultimi 25 anni del fumetto americano. Bendis in Marvel ha scritto letteralmente qualunque testata: è il creatore del primo universo Ultimate e scrittore della serie cult Ultimate Spider-Man, padre di Miles Morales, autore di Jessica Jones, All-New X-Men, New Avengers, di una run leggendaria su Daredevil, e molto altro.
In DC Comics ha avuto l’occasione di scrivere i migliori eroi della casa editrice: da Superman alla JLA, sino alla Legione dei Supereroi. Come creator owned, impossibile non citare tra le sue opere Powers, che è valso a Bendis uno dei cinque Eisner vinti. Insomma, l’autore che è stato ospite dello stand Mirage Comics è arrivato a Milano con l’entusiasmo di chi è davvero felice di incontrare i fan.
Durante uno dei panel a lui dedicati ha sprigionato tutta la sua carica e simpatia:
«Ciao a tutti. Grazie per essere venuti… Sono il più lontano possibile da casa, ed è meraviglioso vedervi tutti»
Un modo semplice ma sincero per rompere il ghiaccio… che rappresenta esattamente chi è Brian Michael Bendis.
Spider-Man: un legame nato da bambino

Durante il panel che si è svolto all’Hero Stage Scrivere come Brian Michael Bendis: i segreti della narrazione moderato da Zeth Castle, l’incontro non poteva che cominciare con Spider-Man personaggio simbolo della sua carriera.
Bendis ha raccontato un ricordo d’infanzia quasi cinematografico:
«Non ricordo un momento in cui non conoscessi Spider-Man… Per me significava tutto. Pensavo a lui continuamente.»

Molti anni prima di diventare uno dei suoi più importanti scrittori, quel ragazzino dell’Ohio si era già imposto una missione che una sera durante una cena confessò alla sua famiglia:
«Mi alzai da tavola e dissi che sarei diventato il disegnatore di Spider-Man.»
Un sogno ingenuo, forse, ma tremendamente vero. Decenni dopo, già affermato scrittore della Marvel, sua madre gli ricordò quella scena e prendendolo in giro gli disse:
“Non sei diventato l’artista di Spider-Man… ma ti sei avvicinato parecchio.”
Per Bendis, Peter Parker è sempre stato qualcosa di estremamente personale, quasi intimo. Non lo ha mai pensato come un personaggio che scriveva, ma come una piccola parte di lui, esattamente come zio Ben era una versione di lui, e zia May una di sua madre.
Un’identificazione che affonda radici anche nel suo incontro diretto con Stan Lee: da lì, dice, ha compreso perché un “ragazzo ebreo di Cleveland” si riconoscesse così profondamente in quel mondo.

L’eredità di Stan Lee e la rivelazione di Joe Quesada

In foto: Joe Quesada, l’uomo che ha dato le chiavi di Ultimate Spider-Man a Bendis
Uno dei momenti più curiosi e illuminanti del panel riguarda l’arrivo di Bendis in Marvel.
Appena assunto, Joe Quesada, editor in chief dell’epoca, gli chiese: “Qual è il tuo rapporto con tuo padre?”
Bendis, spiazzato, rispose che non aveva alcun rapporto.
La risposta di Quesada fu quasi profetica: “Perfetto. Tutte le creazioni di Stan Lee sono personaggi che hanno problemi col padre.”
Per Bendis quella frase fu una rivelazione:
«Mi si aprì un mondo… compresi tutti gli elementi magici.»
È qui che il pubblico presente ha potuto sbirciare davvero dentro il “metodo Bendis”, lo stile che ha reso famoso lo scrittore e che ha rivoluzionato il fumetto americano agli inizi degli anni 2000. Per Bendis c’è sempre stata una prerogativa: capire i personaggi partendo dalle emozioni fondamentali che li muovono.

Il metodo Bendis: dialoghi, ritmo, contaminazione

Bendis ha poi guidato la platea attraverso la sua filosofia di scrittura. Niente lezioni accademiche, nessuna formula segreta: solo un’autentica passione per i linguaggi narrativi.
«Iniziai a guardare ai miei autori preferiti di altri media… il linguaggio del dialogo, la musica del dialogo. Potevamo applicarlo ai fumetti?»
Da qui nasce il suo stile, riconoscibilissimo per ritmo, pause, battute sovrapposte, “musicalità”.
Una scrittura che guarda al teatro, alle serie TV, al noir, alla narrativa crime. Non a caso, molti suoi primi lavori come Jinx, Torso, Goldfish, nascono proprio da ricerche effettuate dallo sceneggiatore sul campo, sulle strade, dagli incontri con bounty hunter e poliziotti, dalle storie di Cleveland, la sua città.
Con un approccio da giornalista di cronaca e documentarista, prima ancora che da autore di fumetti, Bendis ha raccontato che scambiava tavole con i cacciatori di taglie solo per ascoltare le loro storie.

Spunti interessanti, ma situazioni decisamente da ‘true crime’ di cui Bendis fece tesoro e bagaglio culturale per le sue future storie.
Quando il true crime aprì le porte della Marvel

Fu Torso, la graphic novel sul primo grande serial killer americano, a cambiare la sua vita.
Joe Quesada lesse quell’opera indipendente e telefonò subito a Bendis: “Vuoi scrivere Spider-Man?”
Uno di quei momenti da “Sliding Doors”, ammette l’autore, in cui il talento incontra l’occasione giusta al momento giusto.
All’epoca, ricorda, la Marvel era in bancarotta, senza certezze e senza prospettive chiare:
«La gente non se lo ricorda, ma la Marvel era nei guai…»
Proprio in quel caos nacque l’universo Ultimate, e Bendis, con Ultimate Spider-Man, contribuì a reinventare il linguaggio dei supereroi per una nuova generazione.
Majors vs Creator-Owned: due strade, stessa dedizione

Bendis ha spiegato con grande onestà la differenza tra scrivere per Marvel/DC e lavorare su un progetto creator-owned come Powers:
«La maggior parte dei lettori non sa e non dovrebbe interessarsi di chi detiene i diritti. Vogliono solo una buona storia. Se devo essere così arrogante da vendergli una storia, allora dev’essere il meglio che posso fare in quel momento.»
La vera differenza che l’autore ha voluto sottolineare sta nel fatto che nel creator-owned non ci sono regole e l’autore può davvero fare qualsiasi cosa, mentre nel work for hire si è parte di un grande universo condiviso.
Eppure, assicura, i limiti non sono necessariamente un ostacolo:
«Alcune delle mie migliori scelte sono nate proprio dall’universo condiviso. Avevo cinquanta altri scrittori nella stanza e se riuscivo a convincerli, allora l’idea era valida.»
Hollywood, cinema e la fortuna del tempismo

Uno dei passaggi più applauditi è stato quando Bendis ha ripercorso l’evoluzione dei cinecomic.
Cresciuto in un’epoca in cui esistevano solo il Superman di Richard Donner, il Batman di Tim Burton e pochi altri film isolati, non avrebbe mai immaginato che un giorno gli venisse chiesto: “Vuoi scrivere un videogioco di Spider-Man? Vuoi scrivere la serie animata?”
«Non ci sognavo nemmeno, perché non esisteva… Essere assunto per scrivere Spider-Man era già straordinario.»
Il resto — film, videogiochi, serie — è arrivato dopo, grazie al cambiamento generazionale dell’industria.
Oggi, dice ridendo, “le persone che leggono i fumetti fanno i film”.

La lezione di Tom Hanks che ogni autore dovrebbe ricordare
Bendis ha citato un consiglio di Tom Hanks, che lui stesso applica alla scrittura:
- Presentati in orario.
- Conosci le tue battute (preparati).
- Porta qualcosa che solo tu puoi portare.
Un metodo semplice, umano, e incredibilmente efficace.
Il caso, il tempismo e l’alchimia creativa: l’arrivo su Daredevil

Bendis ha iniziato raccontando uno dei capitoli più sorprendenti della sua carriera: il suo ingresso su Daredevil. Un’avventura iniziata quasi per caso, per tamponare i ritardi di Kevin Smith con la sua run.
«Mai, nemmeno in un milione di anni, avremmo pensato che Joe Quesada avrebbe chiamato prima David [Mack] dicendo: ‘Ok, prenderai in mano Daredevil’, e poi avrebbe chiamato me chiedendo: ‘Ehi, tu e David volete fare un po’ di Daredevil?’ Siamo stati assunti letteralmente perché Kevin Smith era in ritardo… e poi non è più tornato.»
Da lì, tutto è cambiato. Bendis ha raccontato del rapporto speciale creato con Alex Maleev, il disegnatore con cui avrebbe ridefinito il tono noir del personaggio. Tutto ciò che riguardava Maleev era ciò che aspirava a essere a livello artistico.

E le collaborazioni con artisti del calibro di Maleev, David Mack, Klaus Janson, Bill Sienkiewicz, sono state molto importanti per lui. Sono tutti artisti che lo hanno aiutato a crescere creativamente.
«Abbiamo potuto fare Daredevil con le persone che ci hanno fatto desiderare di scrivere Daredevil… e questo non succede mai. È un dono.»
Ha poi citato il loro recente ritorno al crime con Masterpiece e il nuovo progetto Cover con David Mack, definito “la cosa più bella che abbia mai disegnato.”

Lezioni di scrittura: una masterclass improvvisata
Il panel si è trasformato in una vera lezione di scrittura, con Bendis che ha condiviso alcuni dei suoi principi fondamentali che insegna ai suoi studenti universitari a Portland.
- Portare a termine ciò che si inizia
- Non cercare la perfezione
- Assorbire linguaggi e influenze
Il futuro di Brian Bendis alla Marvel… cosa bolle in pentola?
Tra gli altri appuntamenti, in compagnia di C.B. Cebulski, Sara Pichelli, co-creatrice di Miles Morales, Federico Vicentini, tra gli interpreti degli ultimi anni di Miles e sempre Zeth Castle, è andato in scena Ultimate Spider-man: 25 anni e non sentirli, panel dedicato al primo storico Universo Ultimate che ha visto tra i protagonisti proprio Brian Bendis e Sara Pichelli.

Sul finire l’annuncio che non ti aspetti: l’editor in chief C.B. Cebulski ha annunciato:
«Brian M. Bendis e Sara Pichelli di nuovo insieme nel 2026 su un nuovo progetto»
I fan presenti sono rimasti a bocca aperta (e forse devono chiuderla ancora adesso a distanza di due giorni).
Ovviamente nulla di più è stato rivelato, ma sono molte le speculazioni su dove vedremo Bendis e la Pichelli. Di nuovo su Miles Morales? Nuovo team creativo degli Avengers? Un personaggio tra i superstiti dell’Endgame del nuovo Ultimate Universe?
Qualche indizio social pare averlo dato direttamente Bendis sui suoi profili social… e un ragno si cela sotto la scritta “Maybe Marvel should get the band back together? – forse la Marvel dovrebbe riunire la band?”

Beh la band si è riunita… chissà dove la vedremo suonare.
Una cosa è certa: Bendis è stato uno dei protagonisti di questa Milan Games Week 2025 e ha voluto essere chiaro: è tornato e non vede l’ora di rimettere mano sui personaggi Marvel. Brian is Back!
Eventi
GOLDRAKE: L’icona pop degli anni ‘80 diventa un puzzle
Puzzle di Goldrake: l’icona pop degli anni ’80 protagonista del 20° Torneo Online di Puzzle, con i nuovi puzzle Ravensburger e DeAPlaneta.

In occasione dell’uscita dei nuovi puzzle nati dalla collaborazione
tra DeAPlaneta Entertainment e Ravensburger
il Puzzle di Goldrake sarà il protagonista
del 20° Torneo Online di Puzzle organizzato
dall’Associazione Italiana Puzzle

L’iconico Goldrake arriva anche in versione puzzle con una nuova, attesa proposta nata dalla collaborazione tra DeAPlaneta Entertainment e Ravensburger, pensata per tutti gli appassionati del robot che ha conquistato l’immaginario di intere generazioni. I due puzzle, disponibili nei formati da 500 e 1.000 pezzi, faranno parte di “80s Mania”, la collezione Ravensburger che celebra i cartoni animati e i personaggi più amati degli anni Ottanta.
I due soggetti scelti per la collezione sono illustrazioni di forte impatto, capaci di restituire tutta l’energia e l’estetica inconfondibile di Goldrake e del suo universo. Creato da Go Nagai nel 1975, Goldrake è stato uno dei titoli che hanno contribuito a introdurre l’animazione giapponese al pubblico occidentale, diventando negli anni un cult di intere generazioni. Le immagini del puzzle si ispirano proprio alla serie classica UFO Robot Grendizer, arrivata in Italia nel 1978 e capace di trasformare Goldrake in uno dei protagonisti più celebri della storia dell’animazione televisiva. Il puzzle sarà un modo per ritrovare, pezzo dopo pezzo, un personaggio che continua a parlare a un pubblico sempre nuovo e che, a quasi cinquant’anni dal suo debutto in Italia, conserva intatta la sua forza immaginifica.

A portare Goldrake anche nel mondo delle competizioni sarà l’Associazione Italiana Puzzle, che organizzerà il 20° Torneo Online di Puzzle che vedrà protagonista proprio l’iconico robot. Un’occasione per scoprire il lato più contemporaneo di una passione che continua a coinvolgere generazioni diverse e che, grazie alla dimensione digitale, mostra nuove forme di partecipazione e di confronto all’interno del fenomeno sempre più diffuso del puzzling.
La partecipazione è aperta a tutti gli interessati, con i seguenti appuntamenti in programma:
10 ottobre – ore 21.00 Le iscrizioni sono già aperte e disponibili qui https://ojpc.eu/it/events.
Sarà una sfida contro il tempo per ricomporre, insieme, uno dei simboli più riconoscibili dell’immaginario pop degli anni ’80. Un’esperienza pensata non solo per gli appassionati di puzzle ma anche per chi ama l’iconica icona anni 80.
Grazie alla collaborazione con Ravensburger, DeAPlaneta Entertainment rafforza la strategia di sviluppo licensing del brand Goldrake. L’uscita dei puzzle si inserisce infatti nel quadro dell’alleanza strategica tra DeAPlaneta Entertainment e Mangouste Anim, in base alla quale DeAPlaneta gestisce i diritti di licensing della serie in territori chiave quali Italia, Spagna, America Latina, Nord America, Francia e Germania.
*Ringraziamo l’ufficio stampa DeAPlaneta Entertainment e Ravensburger per la condivisione del comunicato di cui sopra
Comicon e Fiere
San Diego Comic-Con Málaga 2026: Incontri leggendari nell’ultima giornata
Una seconda edizione del San Diego Comic-Con Málaga 2026 che chiude con lo sci-fi e il fantasy, tra Starship Troopers e Il signore degli Anelli ma non solo…

Si chiude oggi la seconda edizione di San Diego Comic-Con® Málaga 2026, che anche nell’ultima giornata ha accolto migliaia di fan fin dalle prime ore del mattino, regalando alcuni dei momenti più autentici e memorabili dello spirito Comic-Con. Nemmeno la pioggia, che ha minacciato la manifestazione per alcune ore, è riuscita a spegnere l’entusiasmo del pubblico accorso a celebrare uno dei più importanti appuntamenti europei dedicati all’intrattenimento e alla cultura pop, ormai stabilmente legato alla città di Málaga, con il sostegno del Programma Feder Andalucía 2021-2027 e della Junta de Andalucía.
Tra gli appuntamenti più attesi della giornata, gli incontri nel Hall M con Elijah Wood e Sean Astin, gli indimenticabili Frodo e Sam de Il Signore degli Anelli, e la reunion del cast di Starship Troopers con Casper Van Dien, Denise Richards, Dina Meyer, Michael Ironside e Jake Busey hanno acceso la nostalgia del pubblico, dimostrando ancora una volta come alcune storie riescano a rimanere parte dell’immaginario collettivo per generazioni.
«Voi siete parte di questa esperienza. La mantenete viva con le vostre firme, le vostre foto e guardando i film», ha dichiarato Sean Astin.

MÁLAGA, UNA NUOVA TAPPA NEL VIAGGIO DI FRODO E SAM
In un incontro ricco di humour, ricordi ed emozioni, Elijah Wood e Sean Astin hanno ripercorso gli anni trascorsi sul set de Il Signore degli Anelli, scherzando anche sulle 54 cadute di Frodo durante la trilogia.
«In realtà non cade, rimbalza», ha ironizzato Astin, conquistando il pubblico anche grazie ai suoi numerosi tentativi di parlare in spagnolo nel corso dell’incontro.
Non è mancato un momento dedicato ai ricordi più personali legati a una saga che ha segnato profondamente la vita dei due attori.
«Siamo cresciuti con la saga. Io avevo 19 anni quando abbiamo iniziato a girare», ha raccontato Elijah Wood.

Anni di convivenza e di lavoro sul set hanno contribuito a creare tra gli interpreti un rapporto che ha saputo resistere al passare del tempo.
Una domanda del pubblico ha portato la conversazione su un terreno ancora più emozionante: per molte persone Il Signore degli Anelli è diventato un luogo sicuro, una storia a cui tornare nei momenti difficili.
«Questo torna anche a noi. È uno scambio bellissimo», ha spiegato Elijah Wood. Sean Astin ha quindi risposto in spagnolo: «È il senso dell’arte», suscitando una lunga ovazione.
E, proprio come hanno insegnato Frodo e Sam, ogni viaggio porta con sé nuovi incontri e nuove amicizie. È successo anche a Gimli, interpretato da John Rhys-Davies, che nelle prime ore della mattina ha visitato l’esposizione dedicata a Il Signore degli Anelli del pittore sivigliano Rubén Belloso.
L’attore ha potuto ammirare le opere esposte, incontrare l’artista e firmare una delle tele raffiguranti Gimli, il personaggio che ha interpretato nella celebre trilogia.
DALLA TERRA DI MEZZO ALLA GALASSIA

Dal fantasy alla fantascienza. Il cast di Starship Troopers – Casper Van Dien, Denise Richards, Dina Meyer, Michael Ironside e Jake Busey – ha conquistato il pubblico del Hall M, confermandosi tra gli ospiti più attesi di questa edizione.
Di fronte a migliaia di fan, gli attori hanno ricordato i provini, la sintonia nata sul set e la sorprendente evoluzione di un film che, a distanza di quasi trent’anni, è diventato un vero e proprio titolo di culto.
«Non avremmo mai pensato che quasi 30 anni dopo avremmo continuato a parlare di questo film e a condividere un momento come questo con voi», ha raccontato Dina Meyer.
Casper Van Dien ha inoltre vestito i panni di moderatore, scendendo tra il pubblico con il microfono e lasciando direttamente ai fan la possibilità di porre le proprie domande.
«Siete voi a tenerci uniti alla fantascienza e alla cultura geek», ha sottolineato l’attore.
DA CAPTAIN TSUBASA AL PRIMO INCONTRO IN EUROPA DEGLI AUTORI DI BIBLIOMANIA

Tra gli appuntamenti dedicati al mondo dell’animazione e del manga, Yōichi Takahashi, creatore di Captain Tsubasa, la serie che in Italia e in Spagna ha conquistato intere generazioni – conosciuta in Spagna come Campeones: Oliver y Benji – ha raccontato al pubblico il processo creativo e la passione che hanno trasformato il calcio protagonista della sua opera in un fenomeno internazionale e intergenerazionale.
San Diego Comic-Con Málaga è stata inoltre scelta da Macchiro e Obaru, autori del manga Bibliomania, per la loro prima visita in Europa.
Il disegnatore e illustratore e lo sceneggiatore dell’opera, caratterizzata da atmosfere dark fantasy e suspense psicologica, hanno incontrato centinaia di lettori, entusiasti di poterli conoscere per la prima volta.
Gli autori hanno ringraziato il pubblico spagnolo e internazionale per il sostegno ricevuto, sottolineando anche il ruolo decisivo dei social network nella diffusione globale della loro opera.
«Volevamo che la nostra storia arrivasse a tutti e poter essere qui oggi, condividendo questo incontro con voi, ci emoziona moltissimo», ha dichiarato Macchiro.
Anche il disegno dal vivo ha avuto un ruolo da protagonista grazie a Stefano Caselli e David Messina, che si sono sfidati in un Drawing Challenge dedicato ad Ant-Man e Galactus.
Il pubblico ha potuto seguire dal vivo ogni fase del processo creativo e, al termine dell’incontro, due fortunati fan hanno portato a casa le illustrazioni realizzate dai due artisti.
PERSONAGGI CHE HANNO LASCIATO IL SEGNO

Tra gli ospiti della giornata anche Kristian Nairn, conosciuto in tutto il mondo per aver interpretato Hodor ne Il Trono di Spade.
L’attore e DJ ha raccontato come un’opportunità arrivata quasi per caso abbia finito per cambiare radicalmente la sua vita.
«C’è chi pensa che sia difficile interpretarlo e chi invece pensa che sia facile. La realtà è che è entrambe le cose», ha spiegato Nairn parlando del personaggio di Hodor.
Dan Fogler, noto al grande pubblico per il ruolo di Jacob Kowalski nella saga di Animali Fantastici, ha invece parlato del futuro del franchise e della possibilità di tornare a interpretare Kowalski in eventuali nuovi capitoli.
L’attore ha confessato di essere interessato a esplorare nuovi registri interpretativi e ha rivelato uno dei suoi desideri professionali: «Interpretare un villain».
A chiudere la giornata sono state le note di LOS40, che con il proprio set ha fatto ballare il pubblico, accompagnando i fan verso la conclusione della seconda edizione di San Diego Comic-Con Málaga.
Una domenica di ottobre, tra sole e pioggia, che ha scritto l’ultima pagina di questa seconda edizione e ha confermato ancora una volta San Diego Comic-Con Málaga come luogo di incontro, condivisione e celebrazione della cultura pop.
*Qua tutti i nostri articoli dedicati al San Diego Comic-Con Malaga 2026
Comicon e Fiere
San Diego Comic-Con Málaga 2026: Richard Dean Anderson, l’indimenticabile MacGyver
Al San Diego Comic Con Malaga 2026 altro grande ospite è stato Richard Dean Anderson, conosciuto da tutti come Angus MacGyver
Quanti come noi si sono chiesti più di una volta guardando una puntata di MacGyver “ma come diavolo è possibile!?“.
E’ incredibile come un personaggio televisivo come quello interpretato da Richard Dean Anderson, sia entrato nell’immaginario di tutti noi con le sue invenzioni assurde utilizzando principalmente un coltellino svizzero (ebbene sì, caro Gen Z che stai leggendo questo articolo e che non hai mai visto le avventure di Angus MacGyver!).
Erano gli anni ’80 e non si doveva per forza spiegare “il perché e il come” di ogni cosa. Semplicemente si accettava in quanto soluzione al problema senza porsi domande. Si trattava di una televisione diversa in cui il nostro Anderson si è consacrato al grande pubblico nei panni del giovane ex artificiere vero e proprio genio del “problem solving low cost”.
Richard Dean Anderson è stato un altro degli attori di questo San Diego Comic Con Malaga che ha acceso la nostalgia sugli anni ’80 e ’90 insieme ad altri ospiti tra cui Christopher Lambert (di cui abbiamo parlato qua).
Per molti Anderson è il protagonista di MacGyver e il colonnello Jack O’Neill di Stargate SG-1. Il suo arrivo ha un tempismo curioso: la serie che l’ha reso famoso ha compiuto 41 anni proprio in questi giorni.
Nel panel del 3 ottobre, Anderson ha ripercorso una carriera costruita quasi senza progetti, tra aneddoti, battute e qualche momento di commozione.
L’audizione con occhiali da sole che gli consegnò il ruolo di MacGyver

Il suo MacGyver nasce da un dettaglio buffo. All’audizione gli chiesero di leggere con un ragazzino candidato per la serie, ma senza occhiali non riusciva a leggere il copione e quindi Richard chiese di tenerli. I produttori, racconta, si scambiarono un’occhiata d’intesa: quell’attore non si preoccupava di come appariva davanti alla telecamera, ed era l’uomo giusto. E così Anderson divenne l’iconico Angus MacGyver.
Alla domanda se avesse intuito l’importanza del personaggio, Anderson è stato netto: no. Cresciuto in Minnesota, aveva lasciato casa da giovane e viaggiato per Stati Uniti e Canada in treno merci e in autostop, passando “da un lavoro all’altro”. Poi MacGyver è andato avanti anno dopo anno, e quel successo gli ha dato la credibilità per reggere una serie.
Parte del carattere di MacGyver, spiega, viene dallo stesso Anderson. Gli sceneggiatori hanno cucito addosso al personaggio le qualità dell’attore, quelle tipiche del Minnesota: stoicismo, cortesia, apertura. Anderson giocava a hockey, sciava e guidava auto da corsa, quindi era più semplice girare le scene con lui che con una controfigura. Le soluzioni “impossibili” nascevano da una collaborazione: gli autori scrivevano la situazione e consulenti di scuole tecniche e college dell’area di Los Angeles aiutavano a trovare come risolverla con ciò che c’era nella stanza.
Chi riguarda la serie nota che ogni episodio della prima stagione somiglia a un film di James Bond, con una missione che iniziava e terminava nella stessa puntata. Anderson ha spiegato che il motivo era puramente un questione di costi: girare due mini-storie in un episodio, con circa sette giorni a disposizione, era difficile e costoso, e il budget era quello che era. Meglio raccontare una storia sola, con un inizio, uno svolgimento e una fine.
Per quanto riguarda la chiusura di MacGyver, fu la rete, ha ricordato, a scegliere di non rinnovare la serie nonostante gli ascolti buoni. Anderson non ne fu dispiaciuto: era esausto e accusava vari infortuni accumulati sul set.
L’altro volto iconico di Anderson: il generale Jack O’Neill

Per Stargate-SG 1 fu un produttore con cui aveva già lavorato a chiamarlo, mandandogli il film con Kurt Russell. Anderson accettò a una condizione: non voleva interpretare il personaggio in modo rigido come Russell, che definisce fenomenale, e inoltre voleva poterci mettere il suo sarcasmo. Racconta di aver chiesto al generale dell’Aeronautica George Jumper, in visita sul set, se questa versione di O’Neill andasse bene all’Air Force. La risposta fu secca: aveva uomini come lui, “e peggio”. Anderson l’ha raccontato ridendo.
Del cast conserva soprattutto i legami personali. Con Amanda Tapping e Michael Shanks si vede spesso agli eventi come questo, e con Amanda dice di essere “migliori amici”: quando è in viaggio, le scrive che avrebbe dovuto esserci.
Anderson ha spiegato che lasciò la serie perché durante Stargate era nata sua figlia, Wylie Quinn, oggi regista, autrice e produttrice di spettacoli teatrali e cortometraggi. Non voleva perdersi i suoi primi anni. Oggi vive tra i suoi cani, l’oceano e la scrittura, e ha invitato il pubblico a tenere d’occhio quel nome.
Un consiglio e un aneddoto
A chi sogna di recitare ha dato un consiglio: la gavetta migliore sono le soap opera. E sull’hockey ha ricordato le partite di beneficenza che co-ideò con John Bennett Perry, padre di Matthew Perry, a cui una volta invitò a giocare anche Keanu Reeves.

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