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Lanterns: Chi sono le Lanterne Verdi? Da Hal Jordan a John Stewart protagonisti della serie HBO Max

Scopriamo insieme chi sono le Lanterne Verdi protagoniste di Lanterns, la serie TV dei DC Studios in arrivo il 17 agosto su HBO Max

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«Nel giorno più splendente, nella notte più profonda, nessun malvagio sfugga alla mia ronda. Colui che nel buio del male si perde, si guardi dal mio potere… la luce di Lanterna Verde!»

Per chi non lo conosce, questo è il giuramento delle Lanterne Verdi e sono sicuro che lo sentirete recitare più di una volta all’intero di Lanterns.

Ma prima ancora che Hal Jordan e John Stewart accendano i loro anelli nel nuovo show DC Universe, c’è una cosa che vale la pena sapere: essere una Lanterna Verde significa molto più che indossare un costume verde e creare giganteschi pugni di energia (di colore verde, ovviamente).

Dietro Lanterns, la nuova serie di HBO Max targata DC Studios, esiste infatti una delle mitologie più vaste e affascinanti della storia di DC Comics. Un universo fatto di pianeti alieni, guerre cosmiche, anelli del potere, organizzazioni millenarie e soprattutto di una forza apparentemente semplice, ma fondamentale: la volontà.

La serie debutterà il 17 agosto 2026 e avrà come protagonisti Kyle Chandler nei panni di Hal Jordan e Aaron Pierre in quelli di John Stewart. La storia sarà però ambientata principalmente sulla Terra e partirà da un misterioso omicidio nel cuore dell’America, trascinando le due Lanterne Verdi in un’indagine destinata ad avere implicazioni molto più grandi.

È un’impostazione che pare portare sullo schermo un mix tra avventura sci-fi in stile X-Files e il concetto di Lanterna Verde come ‘poliziotto intergalattico’ espresso da Grant Morrison nel suo ciclo qualche anno fa.

Ma è arrivato il momento di capire chi sono le Lanterne Verdi, cosa sono Oa e i Guardiani e quali sono i personaggi dei fumetti che potremmo vedere entrare in gioco nella serie.

Il Corpo delle Lanterne Verdi: la polizia dell’universo

Per capire chi siano Hal Jordan e John Stewart bisogna partire dal Green Lantern Corps (Corpo delle Lanterne Verdi).

In termini molto semplici, possiamo considerarlo una sorta di polizia intergalattica, anche se in alcuni cicli viene rappresentata più come con un’organizzazione dalla forte disciplina militare. I suoi membri appartengono a specie completamente diverse proveniente da diversi pianeti e hanno il compito di proteggere i vari settori dell’universo.

Secondo la mitologia DC, il Corpo esiste da oltre tre miliardi di anni ed è composto da migliaia di Lanterne, distribuite nei diversi settori dello spazio. La loro base è Oa, il pianeta che rappresenta il centro del potere delle Lanterne Verdi.

Il loro strumento principale è naturalmente l’anello del potere, che permette di volare, creare campi di forza, costruire armi e oggetti attraverso la cosiddetta luce solida e, in generale, trasformare la volontà di chi lo indossa in una forza concreta.

Ma è proprio qui che nasce il concetto fondamentale della mitologia moderna di Green Lantern: l‘anello non è potente soltanto perché utilizza una tecnologia aliena, ma lo è perché viene alimentato dalla forza di volontà di chi lo utilizza.

È un’idea introdotta nella mitologia moderna di Green Lantern e diventata progressivamente sempre più importante, soprattutto durante la lunga gestione dello sceneggiatore Geoff Johns.

Per capire il Green Lantern moderno, infatti, uno dei fumetti fondamentali da recuperare è Green Lantern: Rebirth del 2004, realizzato da Johns ed Ethan Van Sciver e tutto il ciclo di DC Deluxe: Il Corpo delle Lanterne Verdi di Geoff Johns, Dave Gibbons, Keith Champagne, Patrick Gleason. È proprio con queste storie che DC rilancia Hal Jordan e il Corpo, e prepara il terreno per una nuova, enorme espansione della mitologia delle Lanterne.

Ma dobbiamo tornare ancora più indietro per spiegare dove nasce il mito di Hal Jordan, non la prima Lanterna Verde terrestre, ma sicuramente la più carismatica e tra le più amate dai lettori.

Hal Jordan, la prima grande Lanterna Verde umana

Nel 1959, Showcase #22 di John Broome e Gil Kane introduce quello che sarebbe diventato il Green Lantern più famoso di tutti: Hal Jordan.

Hal è un pilota collaudatore e la sua vita cambia quando un’astronave precipita sulla Terra. A bordo c’è Abin Sur, un alieno appartenente al Green Lantern Corps e ormai prossimo alla morte. Il suo anello cerca un nuovo possessore e sceglie proprio Hal. Da quel momento, l’uomo diventa la Lanterna Verde del Settore 2814, quello che comprende la Terra.

Hal è coraggioso, impulsivo e spesso insofferente nei confronti delle autorità. Non è quindi sorprendente che il suo rapporto con i Guardiani dell’Universo, coloro che governano il Green Lantern Corps, sia stato spesso tutt’altro che semplice.

La stessa DC ha anticipato che, nella serie, Hal sarà una lanterna veterana che sta allenando John da circa due mesi e, tra i due esiste già un rapporto piuttosto complicato. John non è semplicemente il suo allievo, ma potrebbe diventare il suo sostituto.

Ed è proprio questo rapporto a rappresentare uno degli elementi più interessanti della serie, perché Hal e John sono due Green Lantern molto diversi.

John Stewart: disciplina contro istinto

John Stewart debutta nel 1971 sulle pagine di Green Lantern #87, grazie a Dennis O’Neil e Neal Adams.

La sua storia è molto diversa da quella di Hal. John è un ex Marine e un architetto e viene scelto inizialmente come Lanterna di riserva nel caso Hal non possa svolgere il proprio compito. Con il tempo, però, diventa molto più di una semplice alternativa.

John Stewart diventa uno dei leader più importanti del Green Lantern Corps e uno dei personaggi più rispettati della mitologia delle Lanterne.

Anche il suo modo di utilizzare l’anello riflette la sua personalità. Essendo un architetto e un ex marine abituato alla disciplina militare, John costruisce i propri costrutti di luce solida con una precisione quasi maniacale, realizzandoli dall’interno verso l’esterno.

È una differenza apparentemente piccola, ma racconta perfettamente il personaggio.

John è inoltre protagonista di alcune delle storie più importanti del Green Lantern Corps, soprattutto quando il fumetto ha iniziato a raccontare il Corpo come una vera e propria squadra, dando sempre più spazio alle Lanterne aliene e alle loro vicende.

La serie rappresenterà finalmente il debutto live action di John Stewart, interpretato da Aaron Pierre, dopo anni nei quali il personaggio è stato particolarmente popolare nelle produzioni animate DC.

Guy Gardner, il ‘bullo irascibile’ delle Lanterni Verdi

E poi c’è Guy Gardner, arrogante, irriverente, aggressivo e spesso incapace di tenere la bocca chiusa, Gardner è uno dei personaggi più particolari del Green Lantern Corps.

La cosa curiosa è che, nei fumetti, Guy avrebbe potuto essere il primo essere umano a ricevere l’anello di Abin Sur al posto di Hal. Semplicemente, si trovava più lontano dal luogo dello schianto. Guy debutta nel 1968, in Green Lantern #59, e nel corso degli anni diventa una presenza sempre più importante nel Corpo.

La sua personalità esplode soprattutto nelle storie degli anni Ottanta, trasformandolo nella Lanterna che tutti amano odiare.

Nel nuovo DC Universe lo abbiamo già visto in Superman (2015), interpretato da Nathan Fillion, e tornerà anche in Lanterns.

Il suo ruolo nella serie dovrebbe essere più limitato rispetto a quello di Hal e John, ma la sua presenza è importante perché permette di mostrare ancora una volta quanto possa essere variegato il Green Lantern Corps. Non esiste un unico modo di essere una Lanterna.

OA, il cuore del Green Lantern Corps

Ma chi decide chi può diventare una Lanterna Verde? E soprattutto, da dove arrivano gli anelli? La risposta è una sola e ha il nome di OA.

Il pianeta è il centro del Green Lantern Corps e ospita la Batteria Centrale del Potere, la gigantesca batteria che alimenta gli anelli verdi.

OA è anche la casa dei Guardiani dell’Universo, una delle razze più antiche dell’intero universo DC.

I Guardiani hanno creato il Green Lantern Corps per proteggere l’universo e mantenere l’ordine. Sono esseri estremamente intelligenti, razionali e apparentemente privi delle debolezze emotive che caratterizzano le altre specie. Ed è proprio questo che, nel corso dei fumetti, ha creato più di un problema.

Perché i Guardiani sono talmente ossessionati dall’ordine da arrivare spesso a prendere decisioni discutibili. Le Lanterne, invece, sono esseri viventi con emozioni, dubbi, paure e soprattutto una propria idea di ciò che è giusto.

Il rapporto tra il Corpo e i suoi creatori è quindi molto più complicato di quello tra semplici soldati e comandanti.

Sinestro, il maestro di Hal diventato suo nemico

Se Hal Jordan è il Green Lantern più famoso, Sinestro è probabilmente il personaggio che meglio rappresenta il lato oscuro di questa mitologia.

Prima di diventare il suo più grande nemico, il korugariano Thaal Sinestro era una delle migliori Lanterne del Corpo oltre ad essere soprattutto il maestro di Hal Jordan.

Sinestro crede fermamente nell’ordine, ma il suo concetto di ordine diventa progressivamente sempre più estremo. Per lui la libertà può trasformarsi in caos e, di conseguenza, l’universo deve essere controllato.

Quando i Guardiani scoprono i suoi metodi, Sinestro viene espulso dal Corpo.

Ma non accetta la sconfitta; il personaggio finirà per creare il Sinestro Corps, un’organizzazione che utilizza l’energia gialla della paura.

È uno dei passaggi fondamentali della grande gestione di Geoff Johns e trova una delle sue massime espressioni in Green Lantern: Sinestro Corps War.

E questo rende particolarmente interessante la sua presenza in Lanterns: sarà fino in fondo parte del Corpo delle Lanterne Verdi, o nel corso della stagione prevarranno le sue ideologie che lo porteranno lontano da OA?

A interpretarlo sarà Ulrich Thomsen, mentre il suo rapporto con Hal sarà chiaramente uno degli elementi più importanti della serie.

I Manhunters: il lato più inquietante della mitologia

Ed è qui che Lanterns potrebbe cominciare a mostrare il proprio lato più fantascientifico.

I Manhunters sono macchine create dai Guardiani prima della nascita del Green Lantern Corps.

Il loro compito originale era mantenere l’ordine, ma la loro incapacità di comprendere realmente le emozioni li trasformò progressivamente in una minaccia. Nei fumetti rappresentano quindi uno dei primi grandi errori dei Guardiani.

E proprio i Manhunters sono stati mostrati nel trailer ufficiale di Lanterns come una delle minacce legate alla storia della serie. Il materiale promozionale suggerisce inoltre che potrebbero essersi infiltrati sulla Terra assumendo sembianze umane.

Questo dettaglio è particolarmente interessante perché permette alla serie di mantenere l’impostazione da thriller investigativo senza rinunciare alla componente cosmica.

Le altre Lanterne che potremmo vedere

Naturalmente Hal, John e Guy non sono gli unici esseri umani ad aver indossato un anello verde.

Tra le Lanterne più importanti della storia DC troviamo Kyle Rayner, artista scelto in un momento particolarmente drammatico per il Corpo, e due personaggi più recenti come Simon Baz e Jessica Cruz.

Ma nella mitologia dei fumetti sulle Lanterne Verdi, risulta impossibile non inserire tra le più importanti Lanterne Verdi di altri pianeti, il celebre pianeta senziente Mogo, l’addestratore brutale ma dal cuore d’oro Kilowog, il leggendario e potentissimo custode della profezia Sodam Yat, la saggia spia pesci-uccello Tomar-Re e la diplomatica aliena Arisia Rrab. Chissà chi di questi comparirà all’interno della prima stagione della serie…

Lanterns: dal 17 agosto su HBO Max

La vera curiosità, a questo punto, è capire come tutto questo verrà portato sul piccolo schermo.

James Gunn e Peter Safran hanno descritto fin dall’inizio Lanterns come una storia investigativa ambientata sulla Terra, con Hal e John al centro di un mistero destinato però a collegarsi alla più ampia storia del nuovo DC Universe.

È una scelta che può sembrare quasi in contrasto con la natura cosmica di Green Lantern, ma potrebbe rivelarsi esattamente il modo migliore per introdurre questo mondo.

Insomma, non ci resta che attendere il 17 agosto per entrare nel mondo delle Lanterne Verdi. Appuntamento su HBO Max!

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Cosmic Odyssey: il più grande fallimento di John Stewart come Lanterna Verde

38 anni fa Cosmic Odyssey mise John Stewart davanti alla sua più grande sfida come Lanterna Verde. Il fallimento su Xanshi avrebbe segnato per sempre il suo percorso eroico

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La serie Lanterns rappresenta l’ennesima occasione per riportare Lanterna Verde al centro dell’universo DC, questa volta con John Stewart tra i grandi protagonisti.

Per molti spettatori che non frequentano abitualmente i fumetti, il personaggio è diventato famoso soprattutto grazie alle serie animate Justice League e Justice League Unlimited. Nei fumetti, invece, Stewart è ormai da decenni uno dei principali Green Lantern della Terra. Ma arrivare a quel ruolo non è stato semplice.

Nel 1988, Jim Starlin e il futuro creatore di Hellboy, Mike Mignola, collaborarono a Cosmic Odyssey, un evento destinato a diventare fondamentale per la storia di John Stewart. Proprio qui il personaggio affrontò infatti uno dei più grandi fallimenti della propria carriera come Lanterna Verde, un errore che avrebbe continuato a perseguitarlo per anni.

Cosmic Odyssey e l’incontro tra Justice League e Nuovi Dei

I personaggi del Quarto Mondo creati da Jack Kirby non erano certo estranei all’universo principale DC. Per oltre un decennio avevano già interagito con gli altri eroi della casa editrice, ma Cosmic Odyssey contribuì a integrare ancora di più i Nuovi Dei all’interno degli eventi dell’universo principale.

Il crossover di Jim Starlin e Mike Mignola offrì inoltre alcuni interessanti team-up tra i membri della Justice League e i personaggi del Quarto Mondo.

In questa situazione persino Darkseid decise di schierarsi temporaneamente dalla parte degli eroi per cercare di fermare l’Entità Anti-Vita, anche se, naturalmente, il suo obiettivo segreto era riuscire a controllarla.

L’Entità Anti-Vita creò quattro Aspetti e li inviò nell’universo DC. Ognuno di loro piazzò delle bombe capaci di distruggere interi pianeti, innescando una reazione a catena che avrebbe potuto portare alla distruzione dell’universo.

Darkseid preparò quindi delle armi speciali per contenere gli Aspetti e divise il gruppo di eroi in diverse squadre, formate da membri della Justice League e dai Nuovi Dei.

John Stewart venne affiancato a J’onn J’onzz, il Martian Manhunter, per una missione sul pianeta Xanshi.

La scelta sembrava avere senso. Stewart aveva già avuto a che fare con quel mondo e, anche se all’epoca aveva lasciato il proprio ruolo all’interno del Corpo delle Lanterne Verdi, sembrava essere la persona giusta per affrontare la missione. Ma sarebbe stato proprio Xanshi a trasformarsi nel più grande fallimento della sua carriera.

John Stewart era convinto di poter salvare Xanshi da solo

Quando arrivarono su Xanshi, John Stewart e Martian Manhunter scoprirono che il pianeta era stato colpito da un virus devastante.

J’onn avvertì subito Stewart che il tempo a disposizione stava rapidamente diminuendo. Il problema, però, era che la sicurezza di John nelle proprie capacità stava iniziando a trasformarsi in qualcosa di molto più pericoloso.

Stewart decise infatti di prendersi del tempo supplementare per preparare una cura miracolosa che avrebbe potuto salvare la popolazione, prima di concentrarsi sulla minaccia principale.

Anche Martian Manhunter commentò la potenza dell’anello di Lanterna Verde, incoraggiando ulteriormente la sicurezza di Stewart. Ma la situazione peggiorò rapidamente.

L’Aspetto aveva preso il controllo di una stazione meteorologica computerizzata globale per rallentare ulteriormente i due eroi e riuscì persino a distruggere il loro dispositivo di contenimento.

Nonostante tutto, Stewart rimase impassibile. Il nemico non sembrava preoccuparlo e questo iniziò a mettere seriamente in allarme Martian Manhunter. E  poi arrivò la decisione che avrebbe condannato l’intera missione.

John Stewart scoprì la debolezza di Martian Manhunter al fuoco e decise di abbandonarlo. Lasciò J’onn intrappolato all’interno di una bolla protettiva e si diresse da solo verso il loro obiettivo.

La cosa più amara è che Stewart arrivò persino a dire ironicamente al marziano esiliato che non era esattamente nel suo elemento quando si trattava di affrontare questioni intergalattiche. Una frase destinata a diventare terribilmente significativa.

La bomba gialla e la distruzione di Xanshi

John continuò a fare affidamento sull’enorme potere del suo anello mentre volava verso il luogo in cui si trovava la bomba. Era convinto che nulla avrebbe potuto fermarlo.

Quando finalmente arrivò davanti all’ordigno, però, scoprì la terribile verità: l’Aspetto aveva dipinto la bomba di giallo. E, in quella fase della continuity, gli anelli del potere delle Lanterne Verdi non erano in grado di alterare ciò che era di quel colore.

John era quindi impotente. Martian Manhunter era ancora lontano e sul conto alla rovescia rimanevano soltanto pochi secondi. Stewart non riuscì a disinnescare la bomba.

L’ordigno esplose.

Il potente anello di John riuscì a proteggere lui e Martian Manhunter, ma Xanshi venne completamente distrutto.

E la tragedia fu ancora più terribile perché la distruzione non avvenne in maniera istantanea.

Martian Manhunter fu costretto ad assistere all’onda di devastazione che si propagava lentamente attraverso la popolazione del pianeta.

Cosmic Odyssey #2 dedica diverse pagine alla carneficina e alla distruzione di Xanshi. I mari del pianeta ribollono mentre i cittadini bruciano in agonia e metà del mondo viene devastata dall’esplosione. Poi arriva una seconda detonazione catastrofica.

Il cuore di Xanshi viene trasformato in antimateria e il pianeta viene scagliato contro la stella del proprio sistema, che viene a sua volta distrutta dal primo attacco dell’Anti-Vita.

Martian Manhunter trova infine John Stewart tra le macerie, completamente sotto shock. Attraverso il suo anello ha percepito il grido di morte di Xanshi.

Prova a spiegarsi, ma J’onn lo interrompe immediatamente e lo accusa di averlo costretto ad assistere alla distruzione di due mondi e gli promette che non lo perdonerà mai per quello che ha fatto.

Il fallimento di John Stewart diventa il suo trauma più grande

Le altre squadre riescono a portare a termine le rispettive missioni, avendo a disposizione molto più tempo per disinnescare le bombe rispetto a Green Lantern e Martian Manhunter.

L’Entità Anti-Vita viene infine fermata in Cosmic Odyssey #4, anche se la maggior parte degli eroi terrestri viene esclusa dallo scontro finale.

Martian Manhunter nota però che John Stewart, completamente devastato da ciò che è accaduto, si è allontanato dal gruppo e decide di andare a controllare come sta. John si assume completamente la responsabilità della distruzione di Xanshi.

Non attribuisce la colpa ai veri responsabili, ovvero coloro che avevano piazzato la bomba, ma considera il fallimento come una propria colpa. La situazione precipita fino a un punto estremamente oscuro.

In un momento di disperazione, Stewart arriva persino a puntarsi una pistola alla tempia e a contemplare il suicidio.

Martian Manhunter, però, non si lascia fermare dalla rabbia che prova nei confronti di John e interviene con un discorso che, pur essendo necessario, finisce anche per rafforzare alcune delle convinzioni sbagliate che Stewart ha sviluppato nei confronti della propria responsabilità. John reagisce con rabbia, giura di continuare a combattere e di diventare una Lanterna Verde migliore, maledicendo Martian Manhunter mentre lascia cadere la pistola e si allontana.

Ma accettare il proprio ruolo nella distruzione di Xanshi avrebbe richiesto molto più tempo.

Ed è proprio questo a rendere l’evento così importante nella sua storia.

La distruzione di Xanshi continua a perseguitare John Stewart

Cosmic Odyssey ha lasciato un’eredità piuttosto controversa per quanto riguarda John Stewart.

L’arroganza e l’eccessiva sicurezza mostrate dal personaggio e diventate la causa del suo fallimento su Xanshi erano infatti caratteristiche introdotte quasi esclusivamente proprio attraverso questa storia.

Prima di Cosmic Odyssey, Stewart si era distinto soprattutto per il suo senso di responsabilità. Era arrivato persino a chiedere un addestramento supplementare finché non si fosse sentito davvero all’altezza del proprio ruolo.

La storia di Starlin e Mignola aveva quindi modificato alcuni aspetti del personaggio per trasformarlo nel capro espiatorio perfetto della tragedia di Cosmic Odyssey.

Fortunatamente, gli autori che sarebbero arrivati negli anni successivi riuscirono a utilizzare quel fallimento per costruire storie molto più significative, permettendo a John Stewart di evolversi rispetto alla versione mostrata nell’evento.

Questo non significa però che la distruzione di Xanshi abbia smesso di tormentarlo, anzi: Green Lantern: Mosaic raccontò proprio il modo in cui Stewart affrontò il disturbo da stress post-traumatico derivato dall’evento, su un pianeta mosaico composto da razze e culture differenti.

Il personaggio venne inoltre preso di mira per vendetta da Fatality, l’unica sopravvissuta di Xanshi, e fu perseguitato dalle Lanterne Nere resuscitate durante l’evento Blackest Night della DC.

Anche il rapporto tra Stewart e J’onn J’onzz sarebbe stato ripreso e approfondito decenni più tardi da Scott Snyder durante la sua gestione della Justice League.

John Stewart non era mai caduto così in basso come dopo il fallimento su Xanshi.

E proprio per questo Cosmic Odyssey rappresenta ancora oggi uno dei momenti più importanti della sua storia editoriale.

L’evento affrontò immediatamente alcune delle conseguenze della tragedia, ma per raccontare davvero il trauma di John Stewart gli autori avrebbero avuto bisogno di anni.

È proprio questa lunga eredità a dimostrare quanto la distruzione di Xanshi abbia continuato a influenzare John Stewart, non soltanto come Lanterna Verde ma soprattutto come uomo.

*Fonte del presente articolo: CBR.com

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Avengers: Sotto Assedio – 40 anni fa la più brutale sconfitta degli Avengers

40 anni fa iniziava Avengers Sotto Assedio, una delle saghe più celebri della Marvel dove i Signori del Male sconfissero brutalmente gli Avengers

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Da decenni, gli Avengers rappresentano una delle squadre più celebri, potenti e amate della Marvel. Eppure, nella lunga storia del gruppo, sono poche le saghe riuscite a lasciare un segno profondo quanto quella che, esattamente 40 anni fa, avrebbe portato gli Eroi più potenti della Terra ad affrontare una delle sconfitte più clamorose e devastanti della loro storia.

Tutto ebbe inizio nel 1986. Il 5 agosto di quell’anno, Marvel pubblicò The Avengers #273, albo realizzato da Roger Stern e John Buscema, con una storia intitolata “Riti di Conquista”.

La vicenda prendeva le mosse da una serie di battaglie che avevano visto protagonisti gli Avengers e che culminarono nello scontro tra Namor e Attuma per il controllo di Atlantide. Al termine di questa storia, gli Avengers decisero di prendersi una pausa per motivi personali. Una pausa che, però, avrebbe avuto conseguenze tutt’altro che tranquille.

Fu infatti proprio durante questo momento di relativa vulnerabilità che la squadra venne colpita da un attacco a sorpresa destinato a cambiare per sempre la storia degli Avengers.

Con questo albo prendeva infatti il via “Avengers Sotto Assedio”, una delle saghe più celebri della storia del gruppo e quella che avrebbe visto i Signori del Male infliggere agli Eroi più potenti della Terra uno dei pestaggi più brutali mai subiti.

40 anni fa Marvel dava il via ad “Avengers Sotto Assedio”

Quarant’anni fa, proprio con The Avengers #273, iniziava quindi “Avengers Sotto Assedio, una saga destinata a riportare in scena una nuova incarnazione dei Signori del Male.

A guidare questa nuova formazione c’era il Barone Helmut Zemo, figlio dell’uomo che molti anni prima aveva fondato la prima versione dei Signori del Male. Al suo fianco si trovavano Goliath (Erik Josten), Yellowjacket (Rita DeMara), Moonstone, Blackout, Mister Hyde, Fixer, Absorbing Man, Titania e Tiger Shark.

A loro si aggiunse anche la Squadra di Demolizione.

Una formazione del genere rappresentava una minaccia enorme e, soprattutto, si sarebbe rivelata una forza quasi impossibile da fermare per gli Avengers.

All’inizio della storia, inoltre, gli Eroi più potenti della Terra non erano certamente nella loro formazione migliore. Gli unici membri disponibili erano Black Knight, Captain Marvel (Monica Rambeau), Hercules, Wasp e Capitan America.

Fu proprio in questa situazione che Helmut Zemo dimostrò di essere un leader ancora più diabolico e brillante di suo padre. Zemo aveva infatti capito una cosa fondamentale: prima di colpire gli Avengers, doveva conoscerli. Doveva studiare il gruppo, comprenderne le dinamiche e analizzare il loro modus operandi.

Da qui nacque un piano quasi senza precedenti: guidare i propri Signori del Male in una vera e propria eliminazione metodica degli Eroi più potenti della Terra. Il primo colpo fu particolarmente scioccante.

I Signori del Male e la Squadra di Demolizione irruppero infatti nella Avengers Mansion e catturarono Jarvis.

Un numero più tardi, il gruppo riuscì a sconfiggere Black Knight e utilizzò i poteri di Blackout per tenere sotto controllo Monica Rambeau. Poi fu il turno di Capitan America e Hercules. Alla fine, l’unica componente degli Avengers rimasta era Wasp.

Vedere gli Eroi più potenti della Terra cadere uno dopo l’altro rappresentò un autentico shock per i lettori. Ma la situazione era destinata a peggiorare ulteriormente.

Soltanto due numeri più tardi, con la storia Anche un dio può morire, lo scontro sarebbe diventato ancora più pericoloso, contribuendo a trasformare “Avengers Sotto Assedio” da quella che avrebbe potuto essere una semplice battaglia tra supereroi e supercriminali in una delle più grandi storie mai dedicate agli Avengers.

“Avengers Sotto Assedio” è ancora oggi un capolavoro degli Avengers

Quello che era iniziato 40 anni fa si trasformò quindi in una saga lunga e avvincente, fondamentale non soltanto perché mostrava la sconfitta degli Avengers, ma anche perché riusciva a dimostrare una cosa importante: i Signori del Male non erano semplicemente l’ennesimo gruppo di cattivi destinato a essere sconfitto nel giro di pochi numeri, ma una minaccia concreta.

Per riuscire a ribaltare la situazione fu necessario persino il ritorno di Thor, che a sua volta rischiò seriamente di essere sconfitto durante lo scontro.

Nel frattempo, il Barone Zemo si trasformò definitivamente in un nemico spregevole e profondamente odiato, arrivando persino a distruggere il forziere di Capitan America, contenente alcuni dei suoi oggetti più sacri.

Eppure, nonostante la potenza dei Signori del Male, la storia arrivò infine alla loro stessa implosione.

Zemo perse il controllo di Blackout, che era stato inizialmente reclutato proprio per tenere a bada Captain Marvel. Il motivo era semplice: Zemo considerava Monica Rambeau il membro più potente degli Avengers.

Blackout finì per morire a causa di una grave emorragia cerebrale mentre combatteva e cercava contemporaneamente di resistere al controllo mentale esercitato da Zemo. Ma questo non fu l’unico errore commesso dal Barone.

Zemo finì infatti per inimicarsi anche Moonstone, da sempre considerata una delle figure più potenti all’interno dei Signori del Male.

Il piano del Barone era geniale, ma presentava anche un enorme problema: mettere insieme così tanti membri estremamente pericolosi, ognuno caratterizzato da una personalità altrettanto forte e diversa dalle altre, rendeva estremamente complicato mantenere il controllo della situazione.

E le conseguenze di quella scelta si sarebbero fatte sentire.

La storia iniziata 40 anni fa con The Avengers #273 ebbe infatti conseguenze durature, non soltanto all’interno dell’universo narrativo Marvel, ma anche nel modo in cui gli autori avrebbero raccontato le successive avventure degli Avengers.

Una saga destinata a cambiare gli Avengers

Dal punto di vista dell’universo Marvel, fu proprio questa incarnazione dei Signori del Male a definire il gruppo per i decenni successivi.

Si trattava della formazione di base che, circa dieci anni più tardi, si sarebbe trasformata nei Thunderbolts, dopo che Onslaught avrebbe annientato gli Avengers.

Ancora una volta, alcuni dei protagonisti di “Avengers Sotto Assedio”, tra cui Barone Zemo, Moonstone e Goliath, sarebbero tornati al centro della scena, questa volta nei panni di quelli che si sarebbero presentati come falsi eroi.

Ma l’importanza della saga non si limitò ai cambiamenti interni alla continuity. Questa storia dimostrò infatti anche quanto potesse essere potente, dal punto di vista narrativo e commerciale, una storia nella quale gli eroi perdono davvero.

Perché, in fondo, cosa c’è di più prevedibile di un fumetto nel quale i protagonisti vincono ogni singola battaglia?

“Avengers Sotto Assedio” durò da The Avengers #273 fino a The Avengers #277 e, per gran parte dello scontro, furono proprio i Signori del Male a dominare la situazione.

Il loro dominio proseguì fino a The Avengers #276, quando Wasp dimostrò quanto Zemo l’avesse sottovalutata.

Da quel momento in poi, il concetto delle sconfitte degli Avengers come momenti capaci di trasformarsi anche in grandi successi di vendita sarebbe tornato più volte nella storia Marvel.

Basti pensare a “Onslaught” e “Avengers Divisi”, due esempi particolarmente evidenti di cosa può accadere quando, almeno per una volta, sono gli eroi a perdere.

Ed è proprio qui che risiede una parte fondamentale dell’eredità di The Avengers #273 e di “Avengers Sotto Assedio”.

Quarant’anni fa, Marvel dimostrò che anche gli Eroi più potenti della Terra potevano essere sconfitti. E che, a volte, è proprio quando gli eroi cadono che una storia può diventare davvero memorabile.

*Fonte del presente articolo: Comicbook.com

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Batman: Knightfall – L’esordio di Bane in una delle saghe DC più importanti di sempre

Batman: Knightfall è la storia che ha consacrato Bane come il più grande nemico moderno di Batman, mettendo in difficoltà il Cavaliere Oscuro come mai prima d’ora

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Batman: Knightfall è probabilmente il momento più buio della storia di Bruce Wayne come Batman: un uomo spezzato fisicamente e psicologicamente da un nemico inarrestabile come Bane. Si tratta di un tassello fondamentale e drammatico per l’ Uomo Pipistrello che ha segnato la storia del personaggio ridefinendolo al contempo.

Pubblicata tra il 1993 e il 1994, la maxi-saga non è soltanto ricordata per l’iconica immagine di Bane che spezza la schiena a Batman, ma rappresenta uno degli eventi editoriali più importanti nella storia della DC Comics.

Con l’arrivo del nuovo adattamento animato dedicato a Knightfall, questa è probabilmente l’occasione migliore per recuperare una storia che continua ancora oggi a influenzare fumetti, film e videogiochi dedicati al Cavaliere Oscuro.

Il debutto di Bane ha cambiato per sempre Batman

Prima di Knightfall, Bane era un volto completamente nuovo per i lettori.

Introdotto nello speciale Batman: Vengeance of Bane scritto da Chuck Dixon e disegnato da Graham Nolan, Eduardo Barreto e Adrienne Roy, il personaggio nasce nella terribile prigione di Peña Duro, a Santa Prisca, dove è costretto a scontare la pena della madre fin dalla nascita. In quel luogo infernale trasforma la propria esistenza in un percorso di disciplina assoluta, studiando, allenandosi e diventando un combattente e uno stratega fuori dal comune. Quando scopre l’esistenza di Batman, decide che sarà lui il suo avversario definitivo.

La vera vittoria di Bane è stata la sua strategia

La grandezza di Knightfall non risiede nella celebre scena in cui Batman viene sconfitto: prima di arrivare allo scontro finale, Bane mette in atto uno dei piani più intelligenti mai concepiti da un villain del Cavaliere Oscuro.

Libera tutti i detenuti dell’ Arkham Asylum, costringendo Bruce Wayne a una lunga e massacrante caccia ai criminali della città. Per giorni Batman combatte senza sosta Joker, Spaventapasseri, Due Facce e decine di altri nemici, arrivando allo stremo delle forze. Solo allora Bane decide di colpire.

L’ingresso a Villa Wayne, Alfred messo fuori combattimento e il successivo scontro nella Batcaverna sono il culmine di un piano studiato nei minimi dettagli. Quando Bruce viene piegato sul ginocchio del suo avversario, Bane non sta semplicemente vincendo una battaglia fisica: sta dimostrando di aver sconfitto Batman prima ancora dell’ inizio del combattimento vero e proprio.

Il momento più iconico di Bane ha creato anche un enorme equivoco

Eppure proprio quella scena, Bane che spezza la schiena al Cavaliere Oscuro, diventata una delle immagini più famose nella storia dei fumetti, ha finito per alimentare un fraintendimento che accompagna il personaggio ancora oggi.

Durante lo scontro finale Bane utilizza il Venom, lasciando l’impressione che il suo trionfo dipenda soprattutto dal potenziamento chimico. Ma chi ha letto Vengeance of Bane sa bene che non è così.

La sua intelligenza tattica, la preparazione fisica e la disciplina sono ciò che lo rende realmente pericoloso. Il Venom è soltanto un amplificatore.

Questa sottile differenza, però, è andata progressivamente perduta, tanto che per molti spettatori che conoscono il personaggio solo attraverso film e serie animate, Bane è diventato semplicemente “il gigante dopato che rompe la schiena a Batman“.

Azrael: protagonista dimenticato della saga

Se Bane è il motore dell’intera vicenda, Jean-Paul Valley, meglio conosciuto come Azrael, rappresenta forse l’eredità più importante lasciata da Knightfall.

Dopo la sconfitta di Bruce Wayne è infatti lui a raccogliere il mantello del Pipistrello.

Il suo Batman, però, è molto diverso da quello che i lettori conoscono: più violento, spietato e ossessionato dal controllo. La sua progressiva trasformazione dimostra quanto sia difficile essere Batman senza possedere il senso morale di Bruce Wayne.

La caduta di Azrael porterà infine al ritorno del vero Cavaliere Oscuro e contribuirà anche a consolidare definitivamente la Bat-Family moderna, con personaggi come Robin, Nightwing e Oracle sempre più centrali nelle storie di Gotham.

Una saga che ha cambiato la DC Comics

L’impatto di Knightfall va ben oltre la semplice sconfitta di Batman.

La saga ha dato vita a tre grandi capitoli (Knightfall, Knightquest e KnightsEnd), ha ridefinito il ruolo della Bat-Family e ha dimostrato che perfino Bruce Wayne poteva essere sconfitto.

Molti eventi successivi della storia editoriale di Batman, da No Man’s Land fino a War Games, nascono proprio dalle conseguenze di quanto accaduto durante questa saga.

Perché gli adattamenti non hanno mai reso giustizia a Knightfall

Nel corso degli anni diversi film hanno preso ispirazione da questa storia, ma nessuno ne ha mai raccontato davvero l’intera complessità.

Il primo Bane cinematografico, visto in Batman & Robin (1997), venne trasformato in un semplice scagnozzo privo dell’intelligenza strategica che caratterizza il personaggio nei fumetti.

Anche Il cavaliere oscuro – Il ritorno di Christopher Nolan riprende molti elementi di Knightfall e propone probabilmente la migliore versione live-action di Bane grazie all’interpretazione di Tom Hardy. Tuttavia, il tono realistico della trilogia sacrifica diversi aspetti fondamentali della storia originale, dalle origini del villain fino al ruolo cruciale di Azrael, completamente assente.

Persino le versioni animate hanno privilegiato uno solo degli aspetti del personaggio, senza riuscire a fondere davvero la sua forza fisica con la straordinaria mente tattica che lo rende uno degli avversari più pericolosi del Cavaliere Oscuro.

Perché dovresti recuperare Knightfall oggi

A oltre trent’anni dalla sua pubblicazione, Batman: Knightfall continua a essere una lettura imprescindibile per ogni appassionato del Cavaliere Oscuro perchè non è soltanto la storia in cui Batman viene sconfitto, ma è il racconto della sua rinascita, della nascita di uno dei villain più iconici della DC e dell’evoluzione della Bat-Family moderna.

Soprattutto è la dimostrazione che Bane non è mai stato soltanto un uomo reso invincibile dal Venom: è un genio strategico che è riuscito dove Joker, Due Facce e Ra’s al Ghul avevano sempre fallito.

Se il nuovo adattamento animato di Warner Bros riuscirà finalmente a riportare sullo schermo tutti gli elementi che hanno reso questa saga leggendaria, potrebbe essere la prima vera occasione per vedere Knightfall rappresentato nella sua interezza. Fino ad allora, il consiglio è uno solo: recuperate il fumetto originale. Ancora oggi resta una delle migliori storie di Batman mai scritte.

*Fonte del presente articolo: CBR.com ; CBR.com

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