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Lanterns: Prime impressioni sulla serie DCU di HBO Max

Abbiamo visto il primo episodio di Lanterns, serie TV del DCU disponibile su HBO Max dal 17 agosto con un episodio a settimana, che si concentra sulle indagini delle Lanterne Verdi, Hal Jordan e John Stewart

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Nonostante Superman e Batman siano gli eroi più importanti della DC Comics, a cui sono stati dedicati film, serie TV e serie animate, l’Universo DC ha molti altri personaggi altrettanto interessanti. Ce lo ha dimostrato in passato The CW, che ha portato in televisione eroi come Green Arrow, Flash, Supergirl e le Leggende del Domani (tra cui John Constantine). Tra i supereroi di prima fascia spicca anche Lanterna Verde, che ha avuto il suo (sfortunato) live-action nel 2011 e che vedeva nei panni di Hal Jordan un giovane Ryan Reynolds, prima di indossare il costume del mutante della Marvel, Deadpool.

Dopo il fiasco di 15 anni fa, James Gunn & Co. ci riprovano a raccontare il mito delle Lanterne Verdi con Lanterns, serie TV arrivata su HBO Max con il primo episodio e che presenta ufficialmente al pubblico del nuovo DC Universe la PRIMA Lanterna Verde, Hal Jordan, insieme a John Stewart, recluta e apprendista, dopo averci dato un assaggio con Guy Gardner in Superman nel 2025.

Lanterns si colloca all’interno del grande mosaico cinematografico e televisivo che lo stesso Gunn e Peter Safran stanno costruendo intorno agli eroi del DC Universe, già in cerca di riscatto dopo il passo falso al botteghino di qualche mese fa con Supergirl.

Rispetto al film con Reynolds, con Lanterns sembra che DC Studios e Warner Bros. Television abbiano compreso che, per dare vita a progetti interessanti e fedeli al materiale originale, sia necessario affidare l’incarico a persone esperte sia nell’ambito televisivo sia nel campo dei fumetti. Ed ecco quindi che tra gli ideatori della serie troviamo nomi noti come Chris Mundy, Damon Lindelof, tra i creatori di molti show televisivi tra cui Lost, e Tom King, pluripremiato scrittore di fumetti da diverso tempo in forza alla DC e autore di grandissime storie di Batman, Wonder Woman, Superman e molti altri.

Per interpretare Hal Jordan e John Stewart sono stati scelti rispettivamente Kyle Chandler (Ultime dal cielo, Bloodline, Friday Night Lights), volto noto del piccolo schermo, e l’astro nascente Aaron Pierre, per cui consiglio di recuperare il suo strepitoso Rebel Ridge su Netflix.

Hal e John sono i due protagonisti indiscussi del primo episodio di Lanterns, che si presenta come una serie sci-fi supereroistica, ma che, dopo la visione, si colloca più dalle parti del thriller soprannaturale.

Lanterns: hai paura?

Il primo episodio si sviluppa su tre piani temporali ben precisi.

Nel 1996, il bambino John Stewart assiste alla prima intervista televisiva di Hal Jordan, la Lanterna Verde della Terra che per la prima volta si mostra ai suoi abitanti nei panni di supereroe, rivelando di essere un uomo comune con una missione molto importante: proteggere il pianeta.

Nel 2016, il giovane John Stewart è diventato l’apprendista di Hal Jordan, la Lanterna Verde che tanto ammirava da piccolo e che da due mesi lo sta addestrando per diventare, a sua volta, una Lanterna Verde. Hal non è esattamente l’eroe senza macchia che John si aspettava. Beve, è perennemente in ritardo, sembra un uomo disilluso, ma porta avanti una missione e ricopre ancora un ruolo in cui crede.

I due finiscono a Rushville, in Nebraska, a causa di una sparatoria avvenuta dopo una partita di football tra tifoserie avversarie, nella quale muoiono alcuni civili. Secondo Jordan, però, quella sparatoria nasconde qualcosa di più. Qualcosa che viene da molto più lontano. Qualcosa che arriva dallo spazio.

Nel 2026, John viene chiamato dallo sceriffo Kerry Kane nuovamente sul campo da football dove aveva indagato con Hal dieci anni prima, per un nuovo caso che lo riguarda molto da vicino.

Un’ottima regia e una sceneggiatura da grande show televisivo

Quello che colpisce subito di Lanterns è la qualità, cosa che in realtà non dovrebbe stupire trattandosi di un prodotto HBO Max, elemento su cui la piattaforma ha sempre puntato. Fotografia, musiche, regia e dialoghi sono quelli che contraddistinguono solitamente una serie TV di grande fattura e che, in questo caso, superano di gran lunga alcuni show televisivi dei Marvel Studios. Qui siamo su livelli molto alti sin dalle prime battute.

La scelta di raccontare una storia sì supereroistica, ma che lascia volutamente sullo sfondo gli elementi più spettacolari del mito delle Lanterne, dagli eroi che volano e creano costrutti verdi con i loro anelli agli alieni che si nascondono tra gli esseri umani, mostrando tutto questo solo quando la storia lo richiede, è un’altra delle carte vincenti di Lanterns.

Ci si concentra sulla storia, sui personaggi, sullo spiegare chi sono e quali siano i loro rapporti, dando a volte per scontate alcune informazioni che, comunque, non pesano sulla comprensione di quello che accade.

Anche la gestione della narrazione su tre piani temporali distinti non deve scoraggiare o spaventare. La struttura è pressoché perfetta, grazie anche all’esperienza di Lindelof e King che, indipendentemente dai media in cui hanno lavorato e lavorano tuttora, sono maestri nel raccontare storie saltando tra passato, presente e futuro.

In ogni caso, almeno in questo primo episodio, gran parte della storia si svolge nel 2016, che probabilmente sarà il fulcro della trama almeno nei primi episodi.

Hal e John: due Lanterne diverse che però si completano

C’è chi ha paragonato Lanterns a True Detective e non posso che essere d’accordo sul fatto che possa ricordare, in alcune sequenze e soprattutto nel ritmo della narrazione, la prima stagione con Matthew McConaughey e Woody Harrelson. Allo stesso tempo, però, io ci ho visto anche tanto di X-Files, in particolare, del suo primo episodio, oltre al classico Arma Letale, uno dei buddy movie più importanti di sempre, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo del rapporto tra John e Hal, che mi ha riportato alla mente quello tra Riggs e Murtaugh.

Ed è proprio questo uno degli elementi più interessanti della serie: la contrapposizione tra Hal e John, due persone caratterialmente molto diverse che, nonostante tutto, si rispettano, anche perché entrambi sono stati scelti come Lanterne Verdi del settore 2814.

Kyle Chandler porta in scena un Hal Jordan davvero convincente, che presenta diverse caratteristiche in comune con il supereroe della DC Comics. È indisciplinato, spesso avventato e istintivo, tutte caratteristiche che ritroviamo anche nell’Hal Jordan dei fumetti. Allo stesso tempo, l’Hal del 2016 appare disilluso e rassegnato rispetto a quello che vediamo nel 1996.

Nonostante questo, rimane fedele al suo ruolo di protettore della Terra e di poliziotto intergalattico. È sveglio ed esperto nella gestione delle problematiche interplanetarie, nonostante lo scetticismo delle forze dell’ordine terrestri che non riconoscono la giurisdizione del Corpo delle Lanterne Verdi. E sembra avere l’intenzione di rendere John una Lanterna Verde a tutti gli effetti, nonostante alcuni suoi metodi decisamente originali e poco convenzionali.

Lo stesso discorso vale per il John Stewart di Aaron Pierre. L’attore entra perfettamente nei panni del disciplinato John, figlio di un militare e grande fan di Hal Jordan. Cerca di seguire le regole, ha una grande voglia di imparare tutto quello che Jordan può insegnargli e nutre un profondo rispetto per ciò che fa e per le responsabilità che gli affida. Ma allo stesso tempo è inesperto e compie errori.

Nonostante a volte non condivida le idee o i metodi di Hal, sa di essere una recluta e conosce perfettamente il proprio ruolo all’interno delle indagini.

Il rapporto tra i due è uno dei punti di forza di questo primo episodio di Lanterns e sarà interessante capire come evolverà nel corso dei prossimi episodi.

Vale la pena cominciare Lanterns?

Dopo quanto visto nell’episodio 1, posso affermare che la visione è andata oltre le mie aspettative. La serie è molto interessante, la regia è davvero ottima e i personaggi sono ben caratterizzati e sviluppati a dovere.

La scelta di location come città di periferia e ambientazioni desertiche aggiunge qualcosa in più all’atmosfera da “Area 51”, mentre l’affiatamento tra Kyle Chandler e Aaron Pierre nei panni di Hal e John è evidente e funziona molto bene. Il rapporto tra i due protagonisti è, senza dubbio, una delle cose più interessanti viste in questo primo episodio.

Se c’è da fare un appunto riguarda l’impiego della CGI che, nonostante sia limitata in questo primo episodio per dare spazio ad altro, non è all’altezza della qualità del resto.

Al netto del colpo di scena finale, che mi ha decisamente lasciato di stucco, Lanterns si candida a essere una delle serie più importanti della seconda parte del 2026, con un thriller intrigante e ben orchestrato, arricchito da venature mystery e sci-fi. Tutti elementi senza dubbio positivi.

Ora, però, non vedo l’ora che prenda quota la componente sci-fi, che entrino in campo altre Lanterne Verdi (qualcuno ha detto Guy e Sinestro?) e che tutto si sposti finalmente su un piano decisamente più intergalattico.


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Stuart Fails to Save the Universe S1 – Recensione

Recensione della prima stagione di Stuart Fails to Save the Universe, lo spin-off di The Big Bang Theory disponibile su HBO Max.

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SERIE TV Stuart Fails to Save the Universe S1
3.5

Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. Questo è il caso del fenomeno mondiale The Big Bang Theory, che torna nelle nostre vite con il suo ultimo spin-off: Stuart Fails to Save the Universe, creato e scritto da Chuck Lorre, Zak Penn e Bill Prady, e distribuito da HBO Max.

La serie, che conta 10 episodi, vede come protagonista Stuart Bloom (Kevin Sussman), l’amato proprietario della fumetteria di Pasadena, alle prese con un misterioso macchinario inventato da Leonard, Sheldon e Howard. Il dispositivo permette il viaggio multiversale ma, in qualche modo, sta irrimediabilmente danneggiando l’intero universo. Stuart è l’unico che può scongiurare la catastrofe e, accompagnato da Denise (Lauren Lapkus), dal geologo Bert (Brian Posehn) e dall’insopportabile Kripke (John Ross Bowie), parte all’avventura visitando diverse realtà pur di trovare il modo di salvare il suo mondo.

It ain’t much but it’s honest work

Stuart Fails to Save the Universe – che da qui in avanti chiamerò SFTSTU – non si distingue certo per la sua epicità o per la profondità dei temi trattati – non me ne vogliano gli autori – ma lo fa sicuramente per l’originalità e per la messa in scena dei diversi mondi visitati. Falene giganti, demoni, magia ed entità onniscienti sono solamente alcune delle stranezze in cui il nostro gruppo di eroi si imbatte nel viaggio per salvare l’universo. Alcuni episodi sono veri e propri omaggi alla cultura pop, con diretti riferimenti a opere cinematografiche come The Matrix e all’universo fumettistico DC Comics. Se l’obiettivo di SFTSTU era quello di strappare un sorriso ai fan di tutto il mondo, beh, ci sono riusciti alla grande.

Kripke, Denise, Stuart e Bert alle prese con il macchinario che permette di visitare universi paralleli

Kripke, Denise, Stuart e Bert alle prese con il macchinario che permette di visitare universi paralleli

La rivincita dei sempre secondi

Il merito, però, non è solamente degli autori ma anche del cast: personaggi che in The Big Bang Theory erano secondari, qui passano in prima fila e diventano protagonisti della propria storia.

Questo lo si nota soprattutto nel personaggio di Stuart Bloom. Quando viene introdotto, nei primi episodi di TBBT, il suo era un ruolo marginale. Nel corso degli anni è diventato leggermente più centrale, ma non ha mai trovato lo spazio necessario per diventare la vera star. Un compito effettivamente difficilissimo quando il palcoscenico è occupato dal quartetto nerd (Leonard, Sheldon, Howard, Raj) e dalle rispettive controparti. In SFTSTU, però, Stuart diventa il personaggio chiave, l’unico in grado di salvare l’intero universo dalla distruzione. Dopo tutti questi anni, anche lui può finalmente brillare.

Ma non lo fa da solo. Al suo fianco troviamo la fidanzata Denise, anche lei introdotta qualche anno fa in The Big Bang Theory. Sembra quasi che i due siano destinati a stare insieme, considerando che non c’è universo che riesca a separarli, nemmeno quando ci prova in tutti i modi (un saluto a Gary).

Poi troviamo il simpaticissimo Bert, esperto geologo, promosso anche lui a co-protagonista e da sempre uno dei miei personaggi preferiti di The Big Bang Theory. L’episodio di SFTSTU che lo vede al centro della scena, quello in cui Bert ha poteri magici, è a sua volta uno dei miei preferiti di questa prima stagione. Non è un caso, Brian Posehn è un grande attore.

Ultimo, ma non per importanza, l’eterno antagonista – no, non sto parlando di Wil Wheaton – Barry Kripke. Gli autori sono stati molto precisi nella sua scrittura, riuscendo a mantenere lo stesso livello di sarcasmo e cinismo che ha caratterizzato il personaggio per tutte le 12 stagioni della serie madre. Non è cambiato neanche un pò.

I quattro hanno i giusti tempi comici e hanno saputo vestire benissimo i panni dei loro storici personaggi, anche se le rughe sul viso mettono in risalto il tempo che è passato. D’altronde, non siamo diventati grandi solo noi davanti allo schermo.

Amici di lunga data

Quando la serie fu annunciata, insieme al cast principale, non nascondo di aver fantasticato su un possibile ritorno del gruppo originale di The Big Bang Theory per dei cameo. Alcune mie previsioni si sono rivelate corrette, altre apparizioni non le avevo minimamente prese in considerazione, e altre ancora sono rimaste, purtroppo, solo delle fantasie. È il caso, ad esempio, della presenza di Leonard, Sheldon e Howard: i tre vengono menzionati spesso in questa prima stagione, essendo i creatori del macchinario infernale che tormenta la vita di Stuart (di tutte le infinite versioni di Stuart, a dire il vero). Non penso che li vedremo mai ma la speranza è l’ultima a morire.

Nonostante ciò, i creatori della serie hanno trovato il modo di far tornare in scena alcuni volti noti del cast originale, come ad esempio Kunal Nayyar (Raj), Kaley Cuoco (la nostra cara Penny), Melissa Rauch (Bernadette Rostenkowski) e Mayim Bialik (Amy Farrah Fowler). Gli attori riprendono i loro ruoli storici ma, muovendoci in universi paralleli, le vite dei personaggi sono molto diverse da quelle che conoscevamo in TBBT.

Raj spiega ai confusi Stuart, Denise, Bert e Barry come il macchinario di Leonard, Sheldon e Howard sta distruggendo il multiverso

Raj spiega ai confusi Stuart, Denise, Bert e Barry come il macchinario di Leonard, Sheldon e Howard sta distruggendo il multiverso

Tra i cameo meno prevedibili, invece, mi ha piacevolmente sorpreso il ritorno in scena di Brian Thomas Smith (nei panni di Zack, l’ex fidanzato di Penny diventato in qualche modo amico della combriccola di nerd). Lo ricordiamo tutti per l’esilarante episodio in cui indossa il costume di Superman della Justice League of America (JLA) per partecipare alla festa di Capodanno nella fumetteria di Pasadena.

Zack e Penny, a capo della resistenza

Zack e Penny, a capo della resistenza

Ritroviamo anche Wil Wheaton (che interpreta se stesso, l’arcinemico di Sheldon), Christine Baranski (la dottoressa Beverly Hofstadter, madre di Leonard), Teller (Larry Fowler, il padre di Amy), Dean Norris (il colonnello Richard Williams, che avevamo visto nella stagione 10 di TBBT) e Joshua Malina (il presidente Siebert).

Ben rivista, signora Hofstadter!

Ben rivista, signora Hofstadter!

Insomma, questa prima stagione ha fatto di tutto pur di farmi assaporare di nuovo il gusto della sitcom che ha sdoganato (più o meno) l’essere geek, e che mi ha tenuto compagnia in innumerevoli pomeriggi passati davanti alla televisione.

E l’episodio finale ha dato il colpo di grazia al mio cuore nerd, già alle prese con un potentissimo amarcord.

L’episodio finale

Filmed Before a Live Studio Audience – che in italiano si traduce in “Girato con pubblico in studio” – è il decimo e ultimo episodio di questa prima stagione, il capitolo che ha ufficialmente riaperto le porte dell’universo di The Big Bang Theory.

Non saprei davvero come spiegare questo episodio a chi sta leggendo l’articolo senza aver prima visto la serie – pratica che sconsiglio, comunque. Se sei arrivato fin qui con la lettura e non hai ancora recuperato gli episodi, ti suggerisco un sano binge-watching prima di proseguire.

Non a caso ho scelto la parola “universo”: in questo episodio, infatti, il quartetto si ritrova in una realtà che li mette al centro di una sitcom, con tanto di risate fuori campo e tutti gli elementi narrativi che caratterizzavano le commedie dei primi anni Duemila. C’è però un piccolo problema. Sembra che un’entità misteriosa stia complottando contro di loro per portare a termine la distruzione di tutti gli universi e annullare la Creazione, avvenuta proprio grazie al Big Bang.

I quattro riescono comunque a trovare una via d’uscita, ed è proprio quando arrivano “dall’altra parte” che le cose iniziano a farsi tanto strane quanto interessanti. Gli Stuart, Denise, Bert e Barry che abbiamo seguito per tutti questi episodi non sono altro che i personaggi di una serie televisiva della CBS attualmente in produzione. I nostri si ritrovano proprio nello studio dove viene girato lo show, con tanto di pubblico dal vivo, trovandosi faccia a faccia con gli attori reali che li interpretano: Kevin Sussman, Lauren Lapkus, Brian Posehn e John Ross Bowie.

Stuart, Denise, Bert e Berry arrivano nel "nostro" universo

Stuart, Denise, Bert e Berry arrivano nel “nostro” universo

Il quartetto lascia lo studio e si incammina nel mondo “reale”, fiduciosi di poter trovare delle risposte alle loro infinite domande e di poter tornare alle proprie vite.

Il mio cervello è letteralmente esploso durante questa scena di pochi minuti, ma il mio subconscio mi porta inevitabilmente a pensare agli easter egg nascosti in questo incredibile episodio. Ne avrò sicuramente mancato qualcuno, ma i due più eclatanti sono il breve stacco di transizione, ripreso esattamente da quello usato in The Big Bang Theory, e il cibo del ristorante cinese Szechuan Palace. I fan più irriducibili, infatti, ricorderanno sicuramente lo storico episodio in cui Sheldon decide di imparare il cinese mandarino con il solo scopo di affrontare lo staff del locale e lamentarsi del suo pollo al mandarino.

In The Big Bang Theory S1E17, Sheldon impara il cinese mandarino per confrontare lo staff del ristorante riguardo il suo pollo al mandarino

In The Big Bang Theory S1E17, Sheldon impara il cinese mandarino per confrontare lo staff del ristorante riguardo il suo pollo al mandarino

Infine, non passa inosservato un diretto riferimento a quella che sembra essere una serie TV chiamata Young Leonard. Che sia un’anticipazione ad un progetto in fase di sviluppo o una semplice strizzata d’occhio da parte dei produttori alla serie Young Sheldon? O addirittura questo non è il “nostro” universo bensì una realtà parallela..

Riferimento a Young Sheldon

Riferimento a Young Sheldon

Medaglia d’argento

Gli autori Chuck Lorre, Zak Penn e Bill Prady si sono cimentati in una “doppia sfida” per niente semplice: riportare l’universo di The Big Bang Theory sul piccolo schermo – cosa per nulla scontata nel 2026 – e scrivere episodi autoconclusivi che, tuttavia, seguono un filone narrativo ben preciso. Sono riusciti a costruire una narrazione a episodi che funziona, ma in qualche modo questa prima stagione di SFSU soffre dello stesso problema delle ultime tre stagioni circa di TBBT: poco nerd, molto generalista.

Ma forse è un bene, perché le permette di essere apprezzata da un pubblico più ampio e, alla fine dei conti, è di questo che prodotti simili hanno bisogno. Se fossimo solo noi “nerd” a guardarle, serie così non avrebbero mai ottenuto il successo che ha investito, ad esempio, The Big Bang Theory, e certamente spin-off come Young Sheldon o la stessa SFTSTU non sarebbero mai nati.

La prima stagione di Stuart Fails to Save the Universe ci lascia quindi con un sorriso malinconico stampato in faccia e si porta a casa una meritata medaglia d’argento.

E noi di PopcorNerd ci auguriamo che la seconda stagione – già ufficialmente rinnovata – riesca a conquistare l’oro.

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I vincitori degli Emmy Awards 2026

I vincitori Emmy Awards 2026, l’ambito premio dell’industria televisiva, annunciati il 14 settembre 2026 durante la cerimonia a Los Angeles.

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«Yeah, well, I’ve had a lot on my plate. We happen to live in a golden age of television.»

Sheldon Cooper aveva ragione: viviamo in una vera e propria età dell’oro della televisione. E a saperlo bene saranno soprattutto i membri della giuria degli Emmy Awards, chiamati anche quest’anno a scegliere i vincitori tra una quantità impressionante di serie, interpreti e produzioni di altissimo livello.

La 78ª edizione degli Emmy Awards si è tenuta lo scorso 14 settembre al Peacock Theater di Los Angeles e, mai come quest’anno, individuare i possibili vincitori sembra essere stata un’impresa tutt’altro che semplice. Delle numerose categorie e altrettante nominations, queste sono quelle che ci hanno tenuti incollati alla televisione la notte del 14 settembre.

Miglior serie comedy

  • Abbott Elementary
  • The Bear
  • Hacks
  • Margo’s Got Money Problems
  • Nobody Wants This
  • Only Murders in the Building
  • Shrinking
  • Widow’s Bay 🏆
Widow's Bay, Apple TV

Widow’s Bay, Apple TV

Miglior attore protagonista in una serie comedy

  • Yahya Abdul-Mateen II – Wonder Man
  • Steve Carell – Rooster
  • Matthew Rhys – Widow’s Bay 🏆
  • Jason Segel – Shrinking
  • Martin Short – Only Murders in the Building
Matthew Rhys – Widow’s Bay

Matthew Rhys – Widow’s Bay

Miglior attrice protagonista in una serie comedy

  • Quinta Brunson – Abbott Elementary
  • Ayo Edibiri – The Bear
  • Elle Fanning – Margo’s Got Money Problems
  • Lisa Kudrow – The Comeback
  • Jean Smart – Hacks 🏆

Miglior attore non protagonista in una serie comedy

  • Colman Domingo – The Four Seasons
  • Paul W. Downs – Hacks
  • Harrison Ford – Shrinking
  • Nick Offerman – Margo’s Got Money Problems
  • Stephen Root – Widow’s Bay 🏆
  • Michael Urie – Shrinking
  • Tyler James Williams – Abbott Elementary
Stephen Root – Widow’s Bay

Stephen Root – Widow’s Bay

Miglior attrice non protagonista in una serie comedy

  • Dale Dickey – Widow’s Bay
  • Hannah Einbinder – Hacks
  • Janelle James – Abbott Elementary
  • Kate O’Flynn – Widow’s Bay 🏆
  • Michelle Pfeiffer – Margo’s Got Money Problems
  • Megan Stalter – Hacks
  • Jessica Williams – Shrinking
Kate O'Flynn - Widow's Bay

Kate O’Flynn – Widow’s Bay

Miglior sceneggiatura per una serie comedy

  • Abbott Elementary
  • The Chair Company
  • The Comeback
  • Hacks
  • Jury Duty Presents: Company Retreat
  • Widow’s Bay 🏆

Miglior regia per una serie comedy

  • Abbott Elementary
  • The Bear
  • The Chair Company
  • Hacks
  • The Ms. Pat Show
  • Widow’s Bay 🏆

Miglior serie drama

  • The Diplomat
  • The Gilded Age
  • A Knight of the Seven Kingdoms
  • Paradise
  • The Pitt 🏆
  • Pluribus
  • Slow Horses
  • Your Friends & Neighbors
The Pitt, HBO Max

The Pitt, HBO Max

Miglior attore protagonista in una serie drama

  • Sterling K. Brown – Paradise
  • Gary Oldman – Slow Horses
  • Mark Ruffalo – Task
  • Rufus Sewell – The Diplomat
  • Noah Wyle – The Pitt 🏆
Noah Wyle - The Pitt

Noah Wyle – The Pitt

Miglior attrice protagonista in una serie drama

  • Carrie Coon – The Gilded Age
  • Chase Infinity – The Testaments
  • Keri Russel – The Diplomat
  • Rhea Seehorn – Pluribus 🏆
  • Zendaya – Euphoria
Rhea Seehorn - Pluribus

Rhea Seehorn – Pluribus

Miglior attore non protagonista in una serie drama

  • Patrick Ball – The Pitt
  • Billy Crudup – The Morning Show
  • Shawn Hatosy – The Pitt
  • Gerran Howell – The Pitt
  • Jack Lowden – Slow Horses
  • Tom Pelphrey – Task 🏆
  • Carlos-Manuel Vesga – Pluribus

Miglior attrice non protagonista in una serie drama

  • Taylor Dearden – The Pitt
  • Fiona Dourif – The Pitt
  • Allison Janney – The Diplomat 🏆
  • Katherine LaNasa – The Pitt
  • Sepideh Moafi – The Pitt
  • Julianne Nicholson – Paradise
  • Karolina Wydra – Pluribus

Miglior sceneggiatura per una serie drama

  • The Diplomat
  • The Pitt (2 episodes)
  • Pluribus 🏆
  • Slow Horses

Miglior regia per una serie drama

  • The Gilded Age
  • Paradise
  • The Pitt
  • Pluribus
  • Slow Horses 🏆
  • Task
Slow Horses, Apple TV

Slow Horses, Apple TV

Miglior miniserie o serie antologica

  • All Her Fault
  • The Beast in Me
  • Beef
  • DTF St. Louis 🏆
  • Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette

Miglior attore protagonista in una miniserie o serie antologica

  • Riz Ahmed – Bait
  • Jason Bateman – Black Rabbit
  • Charlie Hunnam – Monster: The Ed Gein Story
  • Oscar Isaac – Beef
  • Matthew Rhys – The Beast in Me 🏆

Miglior attrice protagonista in una miniserie o serie antologica

  • Claire Danes – The Beast in Me
  • Sally Field – Remarkably Bright Creatures 🏆
  • Carey Mulligan – Beef
  • Sarah Pidgeon – Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette
  • Sarah Snook – All Her Fault

Il bilancio delle vittorie

A chiudere questa panoramica sui vincitori della 78ª edizione degli Emmy Awards è il bilancio delle vittorie ottenute dalle principali piattaforme e case di produzione. Apple TV+ si conferma una delle realtà dominanti dell’intrattenimento sul piccolo schermo, conquistando ben 28 premi, seguita da HBO Max con 21, Netflix con 16, Amazon Prime Video con 10 e Disney+ con 6.

Numeri che fotografano bene gli equilibri di questa edizione degli Emmy Awards e che confermano la forza delle grandi piattaforme streaming, con Apple TV+ protagonista assoluta della serata.

La lista completa delle nominations e vincitori è consultabile sul sito ufficiale degli Emmy Awards.

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Comics

Lanterns: Tutti i collegamenti dei primi episodi della serie TV con i fumetti DC

Tre episodi fitti di indizi quelli di Lanterns, la serie TV sulle Lanterne Verdi in corso su HBO Max che sta stregando i telespettatori. Ecco gli easter eggs e i collegamenti con i fumetti che abbiamo scovato nella visione delle puntate

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Lanterns, la nuova serie DC Studios arrivata su HBO Max, sta riscuotendo un grande successo. Ispirata alle leggendarie Lanterne Verdi, supereroi della DC Comics, nei primi tre episodi usciti, vede una fitta rete di collegamenti con i fumetti che gli sceneggiatori stanno costruendo mano a mano. Un settore spaziale citato di sfuggita, un cognome, una password, un’intera razza aliena rivelata solo al terzo episodio: la serie non smette di seminare indizi, alcuni evidenti, altri nascosti in una battuta o in un cartello pubblicitario sullo sfondo, con citazioni che solo i più attenti conoscitori dei comics possono avere colto.

Non un cinecomic in senso classico

Vale la pena ribadirlo, perché è la chiave per capire tutto il resto: Lanterns non è la serie sulle Lanterne Verdi che molti si aspettavano. Al timone ci sono Chris Mundy (Ozark), Damon Lindelof (Lost, Watchmen) e il fumettista Tom King, e il risultato è uno show che si muove più vicino a True Detective che al classico cinecomic: Hal Jordan (Kyle Chandler) e John Stewart (Aaron Pierre), due poliziotti intergalattici agli antipodi, indagano su una strage nell’America rurale che nasconde ramificazioni cosmiche. La struttura salta su tre linee temporali (1996, 2016, 2026), e nel finale del pilot arriva un colpo che rimette tutto in discussione e che eviteremo di raccontarvi per evitare spoiler.

Attenzione: da qui in poi l’articolo contiene alcuni accenni di trama e spoiler dei primi tre episodi di Lanterns, disponibili su HBO Max

Ep. 1 – Pilot: il Settore 2814, le origini di Hal e Black Mask

Il primo episodio è già una miniera di riferimenti.

All’interno del notiziario del 1996 che sta guardando il piccolo John all’inizio dell’episodio, scorre la sigla “SEC-2814“, il Settore Spaziale 2814 dei fumetti, la porzione di universo che ospita la Terra e che nelle storie passa da Abin Sur a Hal, John, Guy Gardner e Kyle Rayner. L’origin story di Hal viene rispettata quasi alla lettera; ex pilota dell’Air Force, padre morto in un incidente aereo, primo Lantern terrestre dal 1986.

Sempre in questo episodio, Hal cita di sfuggita una missione per sedare una guerra civile su un pianeta chiamato Pharon IV: un nome che i lettori più attenti hanno subito ricollegato alla bibliografia cartacea di Hal Jordan, che su quel pianeta ci era già stato nei fumetti originali.

E quando Hal parla dei “Grandi Capi Blu” che avrebbero scelto John per diventare una Lanterna, sta parlando, senza ancora mostrarli, proprio dei Guardiani dell’Universo, che la serie rivelerà per la prima volta solo nel terzo episodio.

Infine, sullo sfondo di una scena a Rushville, compare per la prima volta un cartellone della Janus Cosmetics, azienda che nei fumetti appartiene alla famiglia di Roman Sionis, alias Black Mask, villain dei DC Comics.

Il caso Kerry Kane: la sceriffa proveniente da Gotham City

Il collegamento più discusso dai fan riguarda però lo sceriffo di Rushville, Kerry (Kelly Macdonald). Già nel pilot chiude una telefonata con un “salutami Barb“, probabile riferimento a Barbara Gordon/Batgirl.

Nell’episodio 2 ammette di essere originaria di Gotham City, e online i fan hanno legato il suo cognome completo, Kane, alla stessa famiglia di Martha Kane (madre di Bruce Wayne) e di Kate Kane, in arte Batwoman. Non è ancora una conferma esplicita della serie, il cognome potrebbe anche omaggiare Bob Kane, co-creatore di Batman, o Gil Kane, storico disegnatore di Green Lantern, ma la somma degli indizi, incluso un accenno di Kerry a scontri pregressi con vigilanti mascherati, rende difficile pensare a una coincidenza.

Ep 2. -Trust Fall: Mogo, le uniformi delle Lanterne Verdi e Sinestro

Nell’episodio 2, John viene spedito da Hal a Coast City per recuperare la lanterna di ricarica, e trova nel suo armadio un’intera collezione di uniformi da Lanterna Verde fisiche e tangibili, una scelta di design che si discosta parecchio dal costume interamente digitale del Lanterna Verde di Ryan Reynolds nel film del 2011.

Il caveau che le custodisce, che si rivela essere una vera e propria dimensione tascabile, si apre solo pronunciando la parola d’ordine “Mogo doesn’t socialize“, titolo dello storico albo del 1985 firmato da Alan Moore e Dave Gibbons in cui viene introdotto Mogo, un intero pianeta senziente che è esso stesso una Lanterna Verde.

Sempre a Coast City, John incontra Earl, una pianta vorace che profuma di laboratorio di
Poison Ivy, anche se non vi sono conferme esplicite. L’episodio mostra anche il primo limite concreto delle Lanterne, l’anello che si scarica del tutto e ha bisogno di essere ricaricato all’interno della Lanterna, e solo dopo aver pronunciato il giuramento delle Lanterne Verdi.

Un lampo di colore giallo nella sigla d’apertura, infine, anticipa l’impurità che da sempre è il tallone d’Achille del potere verde e che contraddistingue anche una tipologia di Lanterne guidate da Sinestro nei fumetti.

Chi sono davvero i Manhunters?

Proprio nell’episodio 2 il nome Manhunters comincia a circolare con insistenza, ed è uno dei riferimenti più corposi dell’intera serie per chi mastica i fumetti. Nella mitologia originale, i Manhunters non sono affatto legati al Corpo delle Lanterne Verdi: sono un esercito di androidi senzienti creato dai Guardiani dell’Universo molto prima che il Corpo stesso esistesse, con il compito di pattugliare lo spazio e mantenere l’ordine.

Il problema è che i Manhunters, privi di libero arbitrio ma dotati di logica propria, finiscono per considerare imperfetta ogni forma di vita: la loro soluzione, in una delle pagine più cupe della mitologia di Green Lantern, è un genocidio ricordato nei fumetti come il Massacro del Settore 666, seguito da un tentativo di colpo di stato contro gli stessi Guardiani.

Sarà proprio il fallimento del progetto Manhunters a spingere i Guardiani a fondare, in sostituzione, il Corpo delle Lanterne Verdi, questa volta basato sulla volontà individuale dei portatori dell’anello anziché sulla logica pura di una macchina. Il fatto che la serie li citi così presto, ancora avvolti nel mistero, lascia intuire che il loro ruolo nella trama non sarà affatto marginale.

Sinestro: un villain con un legame importante con Hal Jordan

Nel finale dell’episodio 2 fa il suo ingresso Thaal Sinestro, interpretato da Ulrich Thomsen, mostrato già sconfitto e imprigionato in una struttura extraterrestre. È una scelta di scrittura che si allontana dal precedente cinematografico più noto, quello di Mark Strong nel Lanterna Verde del 2011, dove Sinestro era ancora un mentore integro: qui la serie preferisce raccontare le conseguenze della sua caduta piuttosto che il percorso che ce l’ha portato. Inoltre durante il confronto con Sinestro in cosa all’ episodio, Hal descrive John come il proprio “backup”, frase che pesa doppio sapendo che Guy Gardner (Nathan Fillion) è già apparso nel DCU cinematografico come prima Lanterna terrestre. Nel 2016 Guy non era ancora una Lanterna Verde? Chi tra Hal e Guy dice la verità? Domande che troveranno risposta (si spera) nei prossimi episodi di Lanterns.

Ep. 3 – OutKast: I Guardiani dell’Universo

Il terzo episodio, intitolato OutKast (con tanto di citazioni musicali del duo hip hop omonimo nel corso della puntata), regala finalmente la prima apparizione in scena di uno dei “Grandi Capi Blu” citati fin dal pilot: la Guardiana Lianna, interpretata da Laura Linney.

Ed è un momento che premia parecchio chi conosce la Silver Age dei fumetti: nella loro forma originale, introdotta nel 1960 su Green Lantern Vol. 2 #1 da Gil Kane e John Broome, i Guardiani sono una razza aliena immortale originaria del pianeta Maltus, trasferitasi poi su Oa. Nello show, l’aspetto di Lianna rispetta l’iconografia storica, pelle blu, capelli bianchi, vesti rosse, anche se in scala decisamente più imponente rispetto alle tavole a fumetti.

Nata nel 2003 dalla mente di Judd Winick e Dale Eaglesham sulle pagine di Green Lantern, Lianna, oltre all’iconica pelle blu, ha poteri straordinari, che vanno dalla manipolazione dell’energia cosmica al controllo dell’elettromagnetismo, fino a una forza sovrumana.

La parte più interessante è però la sua storia: a un certo punto decide di abbandonare i Guardiani e il loro rigido protocollo per intraprendere un viaggio personale. Questo percorso la porterà prima a seguire un ordine mistico guidato da Madre Zed e, più tardi, a combattere nello spazio profondo insieme al celebre gruppo di mercenari noti come gli Omega Men. Quindi la domanda è: Lianna fa parte dei Guardiani in questa serie o sta agendo per conto suo? Altro quesito da cui si attende risposta!

L’episodio conferma inoltre un dettaglio di quanto visto nell’episodio precedente: i Guardiani erano originariamente dodici, scesi a undici dopo che Sinestro ne ha ucciso uno, ed è proprio in seguito a quella perdita che gli anelli hanno smesso di scegliere da soli i propri portatori, lasciando il compito ai Guardiani in persona.

Tra i dettagli più curati per i fan più attenti, anche l’uniforme da Lanterna Verde che i genitori di John gli regalano per il suo quinto compleanno, fedele nei colori e nel taglio a diverse versioni della divisa vista sulle pagine a fumetti.

Una serie al momento più crime, ma che sta seminando indizi ed easter egg

Messi in fila, questi tre episodi raccontano una serie che gioca deliberatamente a incastro. Ogni dettaglio sembra pensato per tornare utile più avanti.

Tra Manhunters ancora avvolti nel mistero, Sinestro dietro le sbarre, l’arrivo dei Guardiani e molto altro, la strada verso il resto della stagione promette di restare fitta di indizi, per chi ama leggere tra le righe.

E se mantiene questa cura, Lanterns di HBO Max si candida per essere il miglior prodotto live action dedicato alla DC degli ultimi anni.

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