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Lanterns: Prime impressioni sulla serie DCU di HBO Max

Abbiamo visto il primo episodio di Lanterns, serie TV del DCU disponibile su HBO Max dal 17 agosto con un episodio a settimana, che si concentra sulle indagini delle Lanterne Verdi, Hal Jordan e John Stewart

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Nonostante Superman e Batman siano gli eroi più importanti della DC Comics, a cui sono stati dedicati film, serie TV e serie animate, l’Universo DC ha molti altri personaggi altrettanto interessanti. Ce lo ha dimostrato in passato The CW, che ha portato in televisione eroi come Green Arrow, Flash, Supergirl e le Leggende del Domani (tra cui John Constantine). Tra i supereroi di prima fascia spicca anche Lanterna Verde, che ha avuto il suo (sfortunato) live-action nel 2011 e che vedeva nei panni di Hal Jordan un giovane Ryan Reynolds, prima di indossare il costume del mutante della Marvel, Deadpool.

Dopo il fiasco di 15 anni fa, James Gunn & Co. ci riprovano a raccontare il mito delle Lanterne Verdi con Lanterns, serie TV arrivata su HBO Max con il primo episodio e che presenta ufficialmente al pubblico del nuovo DC Universe la PRIMA Lanterna Verde, Hal Jordan, insieme a John Stewart, recluta e apprendista, dopo averci dato un assaggio con Guy Gardner in Superman nel 2025.

Lanterns si colloca all’interno del grande mosaico cinematografico e televisivo che lo stesso Gunn e Peter Safran stanno costruendo intorno agli eroi del DC Universe, già in cerca di riscatto dopo il passo falso al botteghino di qualche mese fa con Supergirl.

Rispetto al film con Reynolds, con Lanterns sembra che DC Studios e Warner Bros. Television abbiano compreso che, per dare vita a progetti interessanti e fedeli al materiale originale, sia necessario affidare l’incarico a persone esperte sia nell’ambito televisivo sia nel campo dei fumetti. Ed ecco quindi che tra gli ideatori della serie troviamo nomi noti come Chris Mundy, Damon Lindelof, tra i creatori di molti show televisivi tra cui Lost, e Tom King, pluripremiato scrittore di fumetti da diverso tempo in forza alla DC e autore di grandissime storie di Batman, Wonder Woman, Superman e molti altri.

Per interpretare Hal Jordan e John Stewart sono stati scelti rispettivamente Kyle Chandler (Ultime dal cielo, Bloodline, Friday Night Lights), volto noto del piccolo schermo, e l’astro nascente Aaron Pierre, per cui consiglio di recuperare il suo strepitoso Rebel Ridge su Netflix.

Hal e John sono i due protagonisti indiscussi del primo episodio di Lanterns, che si presenta come una serie sci-fi supereroistica, ma che, dopo la visione, si colloca più dalle parti del thriller soprannaturale.

Lanterns: hai paura?

Il primo episodio si sviluppa su tre piani temporali ben precisi.

Nel 1996, il bambino John Stewart assiste alla prima intervista televisiva di Hal Jordan, la Lanterna Verde della Terra che per la prima volta si mostra ai suoi abitanti nei panni di supereroe, rivelando di essere un uomo comune con una missione molto importante: proteggere il pianeta.

Nel 2016, il giovane John Stewart è diventato l’apprendista di Hal Jordan, la Lanterna Verde che tanto ammirava da piccolo e che da due mesi lo sta addestrando per diventare, a sua volta, una Lanterna Verde. Hal non è esattamente l’eroe senza macchia che John si aspettava. Beve, è perennemente in ritardo, sembra un uomo disilluso, ma porta avanti una missione e ricopre ancora un ruolo in cui crede.

I due finiscono a Rushville, in Nebraska, a causa di una sparatoria avvenuta dopo una partita di football tra tifoserie avversarie, nella quale muoiono alcuni civili. Secondo Jordan, però, quella sparatoria nasconde qualcosa di più. Qualcosa che viene da molto più lontano. Qualcosa che arriva dallo spazio.

Nel 2026, John viene chiamato dallo sceriffo Kerry Kane nuovamente sul campo da football dove aveva indagato con Hal dieci anni prima, per un nuovo caso che lo riguarda molto da vicino.

Un’ottima regia e una sceneggiatura da grande show televisivo

Quello che colpisce subito di Lanterns è la qualità, cosa che in realtà non dovrebbe stupire trattandosi di un prodotto HBO Max, elemento su cui la piattaforma ha sempre puntato. Fotografia, musiche, regia e dialoghi sono quelli che contraddistinguono solitamente una serie TV di grande fattura e che, in questo caso, superano di gran lunga alcuni show televisivi dei Marvel Studios. Qui siamo su livelli molto alti sin dalle prime battute.

La scelta di raccontare una storia sì supereroistica, ma che lascia volutamente sullo sfondo gli elementi più spettacolari del mito delle Lanterne, dagli eroi che volano e creano costrutti verdi con i loro anelli agli alieni che si nascondono tra gli esseri umani, mostrando tutto questo solo quando la storia lo richiede, è un’altra delle carte vincenti di Lanterns.

Ci si concentra sulla storia, sui personaggi, sullo spiegare chi sono e quali siano i loro rapporti, dando a volte per scontate alcune informazioni che, comunque, non pesano sulla comprensione di quello che accade.

Anche la gestione della narrazione su tre piani temporali distinti non deve scoraggiare o spaventare. La struttura è pressoché perfetta, grazie anche all’esperienza di Lindelof e King che, indipendentemente dai media in cui hanno lavorato e lavorano tuttora, sono maestri nel raccontare storie saltando tra passato, presente e futuro.

In ogni caso, almeno in questo primo episodio, gran parte della storia si svolge nel 2016, che probabilmente sarà il fulcro della trama almeno nei primi episodi.

Hal e John: due Lanterne diverse che però si completano

C’è chi ha paragonato Lanterns a True Detective e non posso che essere d’accordo sul fatto che possa ricordare, in alcune sequenze e soprattutto nel ritmo della narrazione, la prima stagione con Matthew McConaughey e Woody Harrelson. Allo stesso tempo, però, io ci ho visto anche tanto di X-Files, in particolare, del suo primo episodio, oltre al classico Arma Letale, uno dei buddy movie più importanti di sempre, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo del rapporto tra John e Hal, che mi ha riportato alla mente quello tra Riggs e Murtaugh.

Ed è proprio questo uno degli elementi più interessanti della serie: la contrapposizione tra Hal e John, due persone caratterialmente molto diverse che, nonostante tutto, si rispettano, anche perché entrambi sono stati scelti come Lanterne Verdi del settore 2814.

Kyle Chandler porta in scena un Hal Jordan davvero convincente, che presenta diverse caratteristiche in comune con il supereroe della DC Comics. È indisciplinato, spesso avventato e istintivo, tutte caratteristiche che ritroviamo anche nell’Hal Jordan dei fumetti. Allo stesso tempo, l’Hal del 2016 appare disilluso e rassegnato rispetto a quello che vediamo nel 1996.

Nonostante questo, rimane fedele al suo ruolo di protettore della Terra e di poliziotto intergalattico. È sveglio ed esperto nella gestione delle problematiche interplanetarie, nonostante lo scetticismo delle forze dell’ordine terrestri che non riconoscono la giurisdizione del Corpo delle Lanterne Verdi. E sembra avere l’intenzione di rendere John una Lanterna Verde a tutti gli effetti, nonostante alcuni suoi metodi decisamente originali e poco convenzionali.

Lo stesso discorso vale per il John Stewart di Aaron Pierre. L’attore entra perfettamente nei panni del disciplinato John, figlio di un militare e grande fan di Hal Jordan. Cerca di seguire le regole, ha una grande voglia di imparare tutto quello che Jordan può insegnargli e nutre un profondo rispetto per ciò che fa e per le responsabilità che gli affida. Ma allo stesso tempo è inesperto e compie errori.

Nonostante a volte non condivida le idee o i metodi di Hal, sa di essere una recluta e conosce perfettamente il proprio ruolo all’interno delle indagini.

Il rapporto tra i due è uno dei punti di forza di questo primo episodio di Lanterns e sarà interessante capire come evolverà nel corso dei prossimi episodi.

Vale la pena cominciare Lanterns?

Dopo quanto visto nell’episodio 1, posso affermare che la visione è andata oltre le mie aspettative. La serie è molto interessante, la regia è davvero ottima e i personaggi sono ben caratterizzati e sviluppati a dovere.

La scelta di location come città di periferia e ambientazioni desertiche aggiunge qualcosa in più all’atmosfera da “Area 51”, mentre l’affiatamento tra Kyle Chandler e Aaron Pierre nei panni di Hal e John è evidente e funziona molto bene. Il rapporto tra i due protagonisti è, senza dubbio, una delle cose più interessanti viste in questo primo episodio.

Se c’è da fare un appunto riguarda l’impiego della CGI che, nonostante sia limitata in questo primo episodio per dare spazio ad altro, non è all’altezza della qualità del resto.

Al netto del colpo di scena finale, che mi ha decisamente lasciato di stucco, Lanterns si candida a essere una delle serie più importanti della seconda parte del 2026, con un thriller intrigante e ben orchestrato, arricchito da venature mystery e sci-fi. Tutti elementi senza dubbio positivi.

Ora, però, non vedo l’ora che prenda quota la componente sci-fi, che entrino in campo altre Lanterne Verdi (qualcuno ha detto Guy e Sinestro?) e che tutto si sposti finalmente su un piano decisamente più intergalattico.


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Lanterns: Chi sono le Lanterne Verdi? Da Hal Jordan a John Stewart protagonisti della serie HBO Max

Scopriamo insieme chi sono le Lanterne Verdi protagoniste di Lanterns, la serie TV dei DC Studios in arrivo il 17 agosto su HBO Max

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«Nel giorno più splendente, nella notte più profonda, nessun malvagio sfugga alla mia ronda. Colui che nel buio del male si perde, si guardi dal mio potere… la luce di Lanterna Verde!»

Per chi non lo conosce, questo è il giuramento delle Lanterne Verdi e sono sicuro che lo sentirete recitare più di una volta all’intero di Lanterns.

Ma prima ancora che Hal Jordan e John Stewart accendano i loro anelli nel nuovo show DC Universe, c’è una cosa che vale la pena sapere: essere una Lanterna Verde significa molto più che indossare un costume verde e creare giganteschi pugni di energia (di colore verde, ovviamente).

Dietro Lanterns, la nuova serie di HBO Max targata DC Studios, esiste infatti una delle mitologie più vaste e affascinanti della storia di DC Comics. Un universo fatto di pianeti alieni, guerre cosmiche, anelli del potere, organizzazioni millenarie e soprattutto di una forza apparentemente semplice, ma fondamentale: la volontà.

La serie debutterà il 17 agosto 2026 e avrà come protagonisti Kyle Chandler nei panni di Hal Jordan e Aaron Pierre in quelli di John Stewart. La storia sarà però ambientata principalmente sulla Terra e partirà da un misterioso omicidio nel cuore dell’America, trascinando le due Lanterne Verdi in un’indagine destinata ad avere implicazioni molto più grandi.

È un’impostazione che pare portare sullo schermo un mix tra avventura sci-fi in stile X-Files e il concetto di Lanterna Verde come ‘poliziotto intergalattico’ espresso da Grant Morrison nel suo ciclo qualche anno fa.

Ma è arrivato il momento di capire chi sono le Lanterne Verdi, cosa sono Oa e i Guardiani e quali sono i personaggi dei fumetti che potremmo vedere entrare in gioco nella serie.

Il Corpo delle Lanterne Verdi: la polizia dell’universo

Per capire chi siano Hal Jordan e John Stewart bisogna partire dal Green Lantern Corps (Corpo delle Lanterne Verdi).

In termini molto semplici, possiamo considerarlo una sorta di polizia intergalattica, anche se in alcuni cicli viene rappresentata più come con un’organizzazione dalla forte disciplina militare. I suoi membri appartengono a specie completamente diverse proveniente da diversi pianeti e hanno il compito di proteggere i vari settori dell’universo.

Secondo la mitologia DC, il Corpo esiste da oltre tre miliardi di anni ed è composto da migliaia di Lanterne, distribuite nei diversi settori dello spazio. La loro base è Oa, il pianeta che rappresenta il centro del potere delle Lanterne Verdi.

Il loro strumento principale è naturalmente l’anello del potere, che permette di volare, creare campi di forza, costruire armi e oggetti attraverso la cosiddetta luce solida e, in generale, trasformare la volontà di chi lo indossa in una forza concreta.

Ma è proprio qui che nasce il concetto fondamentale della mitologia moderna di Green Lantern: l‘anello non è potente soltanto perché utilizza una tecnologia aliena, ma lo è perché viene alimentato dalla forza di volontà di chi lo utilizza.

È un’idea introdotta nella mitologia moderna di Green Lantern e diventata progressivamente sempre più importante, soprattutto durante la lunga gestione dello sceneggiatore Geoff Johns.

Per capire il Green Lantern moderno, infatti, uno dei fumetti fondamentali da recuperare è Green Lantern: Rebirth del 2004, realizzato da Johns ed Ethan Van Sciver e tutto il ciclo di DC Deluxe: Il Corpo delle Lanterne Verdi di Geoff Johns, Dave Gibbons, Keith Champagne, Patrick Gleason. È proprio con queste storie che DC rilancia Hal Jordan e il Corpo, e prepara il terreno per una nuova, enorme espansione della mitologia delle Lanterne.

Ma dobbiamo tornare ancora più indietro per spiegare dove nasce il mito di Hal Jordan, non la prima Lanterna Verde terrestre, ma sicuramente la più carismatica e tra le più amate dai lettori.

Hal Jordan, la prima grande Lanterna Verde umana

Nel 1959, Showcase #22 di John Broome e Gil Kane introduce quello che sarebbe diventato il Green Lantern più famoso di tutti: Hal Jordan.

Hal è un pilota collaudatore e la sua vita cambia quando un’astronave precipita sulla Terra. A bordo c’è Abin Sur, un alieno appartenente al Green Lantern Corps e ormai prossimo alla morte. Il suo anello cerca un nuovo possessore e sceglie proprio Hal. Da quel momento, l’uomo diventa la Lanterna Verde del Settore 2814, quello che comprende la Terra.

Hal è coraggioso, impulsivo e spesso insofferente nei confronti delle autorità. Non è quindi sorprendente che il suo rapporto con i Guardiani dell’Universo, coloro che governano il Green Lantern Corps, sia stato spesso tutt’altro che semplice.

La stessa DC ha anticipato che, nella serie, Hal sarà una lanterna veterana che sta allenando John da circa due mesi e, tra i due esiste già un rapporto piuttosto complicato. John non è semplicemente il suo allievo, ma potrebbe diventare il suo sostituto.

Ed è proprio questo rapporto a rappresentare uno degli elementi più interessanti della serie, perché Hal e John sono due Green Lantern molto diversi.

John Stewart: disciplina contro istinto

John Stewart debutta nel 1971 sulle pagine di Green Lantern #87, grazie a Dennis O’Neil e Neal Adams.

La sua storia è molto diversa da quella di Hal. John è un ex Marine e un architetto e viene scelto inizialmente come Lanterna di riserva nel caso Hal non possa svolgere il proprio compito. Con il tempo, però, diventa molto più di una semplice alternativa.

John Stewart diventa uno dei leader più importanti del Green Lantern Corps e uno dei personaggi più rispettati della mitologia delle Lanterne.

Anche il suo modo di utilizzare l’anello riflette la sua personalità. Essendo un architetto e un ex marine abituato alla disciplina militare, John costruisce i propri costrutti di luce solida con una precisione quasi maniacale, realizzandoli dall’interno verso l’esterno.

È una differenza apparentemente piccola, ma racconta perfettamente il personaggio.

John è inoltre protagonista di alcune delle storie più importanti del Green Lantern Corps, soprattutto quando il fumetto ha iniziato a raccontare il Corpo come una vera e propria squadra, dando sempre più spazio alle Lanterne aliene e alle loro vicende.

La serie rappresenterà finalmente il debutto live action di John Stewart, interpretato da Aaron Pierre, dopo anni nei quali il personaggio è stato particolarmente popolare nelle produzioni animate DC.

Guy Gardner, il ‘bullo irascibile’ delle Lanterni Verdi

E poi c’è Guy Gardner, arrogante, irriverente, aggressivo e spesso incapace di tenere la bocca chiusa, Gardner è uno dei personaggi più particolari del Green Lantern Corps.

La cosa curiosa è che, nei fumetti, Guy avrebbe potuto essere il primo essere umano a ricevere l’anello di Abin Sur al posto di Hal. Semplicemente, si trovava più lontano dal luogo dello schianto. Guy debutta nel 1968, in Green Lantern #59, e nel corso degli anni diventa una presenza sempre più importante nel Corpo.

La sua personalità esplode soprattutto nelle storie degli anni Ottanta, trasformandolo nella Lanterna che tutti amano odiare.

Nel nuovo DC Universe lo abbiamo già visto in Superman (2015), interpretato da Nathan Fillion, e tornerà anche in Lanterns.

Il suo ruolo nella serie dovrebbe essere più limitato rispetto a quello di Hal e John, ma la sua presenza è importante perché permette di mostrare ancora una volta quanto possa essere variegato il Green Lantern Corps. Non esiste un unico modo di essere una Lanterna.

OA, il cuore del Green Lantern Corps

Ma chi decide chi può diventare una Lanterna Verde? E soprattutto, da dove arrivano gli anelli? La risposta è una sola e ha il nome di OA.

Il pianeta è il centro del Green Lantern Corps e ospita la Batteria Centrale del Potere, la gigantesca batteria che alimenta gli anelli verdi.

OA è anche la casa dei Guardiani dell’Universo, una delle razze più antiche dell’intero universo DC.

I Guardiani hanno creato il Green Lantern Corps per proteggere l’universo e mantenere l’ordine. Sono esseri estremamente intelligenti, razionali e apparentemente privi delle debolezze emotive che caratterizzano le altre specie. Ed è proprio questo che, nel corso dei fumetti, ha creato più di un problema.

Perché i Guardiani sono talmente ossessionati dall’ordine da arrivare spesso a prendere decisioni discutibili. Le Lanterne, invece, sono esseri viventi con emozioni, dubbi, paure e soprattutto una propria idea di ciò che è giusto.

Il rapporto tra il Corpo e i suoi creatori è quindi molto più complicato di quello tra semplici soldati e comandanti.

Sinestro, il maestro di Hal diventato suo nemico

Se Hal Jordan è il Green Lantern più famoso, Sinestro è probabilmente il personaggio che meglio rappresenta il lato oscuro di questa mitologia.

Prima di diventare il suo più grande nemico, il korugariano Thaal Sinestro era una delle migliori Lanterne del Corpo oltre ad essere soprattutto il maestro di Hal Jordan.

Sinestro crede fermamente nell’ordine, ma il suo concetto di ordine diventa progressivamente sempre più estremo. Per lui la libertà può trasformarsi in caos e, di conseguenza, l’universo deve essere controllato.

Quando i Guardiani scoprono i suoi metodi, Sinestro viene espulso dal Corpo.

Ma non accetta la sconfitta; il personaggio finirà per creare il Sinestro Corps, un’organizzazione che utilizza l’energia gialla della paura.

È uno dei passaggi fondamentali della grande gestione di Geoff Johns e trova una delle sue massime espressioni in Green Lantern: Sinestro Corps War.

E questo rende particolarmente interessante la sua presenza in Lanterns: sarà fino in fondo parte del Corpo delle Lanterne Verdi, o nel corso della stagione prevarranno le sue ideologie che lo porteranno lontano da OA?

A interpretarlo sarà Ulrich Thomsen, mentre il suo rapporto con Hal sarà chiaramente uno degli elementi più importanti della serie.

I Manhunters: il lato più inquietante della mitologia

Ed è qui che Lanterns potrebbe cominciare a mostrare il proprio lato più fantascientifico.

I Manhunters sono macchine create dai Guardiani prima della nascita del Green Lantern Corps.

Il loro compito originale era mantenere l’ordine, ma la loro incapacità di comprendere realmente le emozioni li trasformò progressivamente in una minaccia. Nei fumetti rappresentano quindi uno dei primi grandi errori dei Guardiani.

E proprio i Manhunters sono stati mostrati nel trailer ufficiale di Lanterns come una delle minacce legate alla storia della serie. Il materiale promozionale suggerisce inoltre che potrebbero essersi infiltrati sulla Terra assumendo sembianze umane.

Questo dettaglio è particolarmente interessante perché permette alla serie di mantenere l’impostazione da thriller investigativo senza rinunciare alla componente cosmica.

Le altre Lanterne che potremmo vedere

Naturalmente Hal, John e Guy non sono gli unici esseri umani ad aver indossato un anello verde.

Tra le Lanterne più importanti della storia DC troviamo Kyle Rayner, artista scelto in un momento particolarmente drammatico per il Corpo, e due personaggi più recenti come Simon Baz e Jessica Cruz.

Ma nella mitologia dei fumetti sulle Lanterne Verdi, risulta impossibile non inserire tra le più importanti Lanterne Verdi di altri pianeti, il celebre pianeta senziente Mogo, l’addestratore brutale ma dal cuore d’oro Kilowog, il leggendario e potentissimo custode della profezia Sodam Yat, la saggia spia pesci-uccello Tomar-Re e la diplomatica aliena Arisia Rrab. Chissà chi di questi comparirà all’interno della prima stagione della serie…

Lanterns: dal 17 agosto su HBO Max

La vera curiosità, a questo punto, è capire come tutto questo verrà portato sul piccolo schermo.

James Gunn e Peter Safran hanno descritto fin dall’inizio Lanterns come una storia investigativa ambientata sulla Terra, con Hal e John al centro di un mistero destinato però a collegarsi alla più ampia storia del nuovo DC Universe.

È una scelta che può sembrare quasi in contrasto con la natura cosmica di Green Lantern, ma potrebbe rivelarsi esattamente il modo migliore per introdurre questo mondo.

Insomma, non ci resta che attendere il 17 agosto per entrare nel mondo delle Lanterne Verdi. Appuntamento su HBO Max!

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House of the Dragon 3 – Recensione: Draghi, Incesti e… Beautiful?

La recensione di House of the Dragon 3: la stagione alza il tiro tra draghi pazzeschi, morti eccellenti e qualche dramma in stile soap opera

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Stavo aspettando questa terza stagione con l’ansia di chi sa che prima o poi qualcuno perderà la testa. Ed eccoci qui con la recensione di House of the Dragon 3, la serie TV spin-off de Il Trono di Spade con Emma D’Arcy (Rhaenyra Targaryen), Olivia Cooke (Alicent Hightower), Matt Smith (Daemon Targaryen), Ewan Mitchell (Aemond Targaryen), Tom Glynn-Carney (Aegon II).

Dopo aver metabolizzato il finale, tiriamo le somme, perché non tutto è andato liscio come le scaglie di Syrax.

ATTENZIONE PERCHE’ SPOILERO FORTE EH

Partiamo subito dal punto forte, quello che ci giustifica i soldi dell’abbonamento: i draghi. Parliamoci chiaro, sono una roba clamorosa, fighi da fare schifo. Quando la serie decide di spingere sull’acceleratore e buttarli nella mischia, non ce n’è per nessuno ed la parte migliore della serie. La Battaglia del Condotto o il caos di Tumbleton sono un tripudio di fiamme, navi bruciate e distruzione che ti fa letteralmente sbavare davanti allo schermo. Vedere Vhagar e gli altri bestioni in azione ti ricorda in ogni momento che queste non sono semplici cavalcature, ma vere e proprie armi di distruzione di massa. È puro cinema.

Eppure, c’è un “ma” grande quanto Vhagar. Tra una fiammata e l’altra, a volte la serie diventa di una lentezza disarmante. Ci sono state puntate centrali in cui sembrava che gli showrunner fossero stati rapiti e sostituiti in corsa dagli sceneggiatori di Beautiful.

Passiamo ore a guardare personaggi che si fissano male nei corridoi, dialoghi infiniti su chi deve sedersi su una sedia palesemente scomoda e complotti sussurrati con un livello di dramma da soap opera pomeridiana. Per non parlare del fatto che è tutto così fottutamente incestuoso. L’albero genealogico dei Targaryen non è un albero, è una ghirlanda chiusa. Zii che si fanno le nipoti, cugini che ci provano con altri cugini, e Aemond con i suoi evidenti complessi edipici. Ma la cosa più assurda anche qui è quando ci si fa tra fratelli. A un certo punto ti aspetti davvero che spunti Brooke Logan a cavallo di un drago per annunciare a tutti di aspettare un figlio da Daemon. È tutto meravigliosamente contorto, ma ogni tanto questa cosa qui ammazza il ritmo.

Per fortuna, se la parte centrale è stata lenta, si sono fatti perdonare con la mattanza. Questa stagione è stata brutale e ci ha tolto delle soddisfazioni immense. Certo, diciamo addio al povero Jace con un colpo al cuore (avrebbero potuto dargli più spazio a questo personaggio), ma poi arriva il momento in cui Ser Criston Cole, il “simpaticone” ipocrita per eccellenza, viene finalmente riempito di frecce. E sto ancora godendo perché è una scena bellissima. Non dimentichiamo poi Rhaenyra che, una volta preso finalmente il Trono, decide di fare le pulizie di primavera e fa saltare la testa a Otto Hightower. Era ora, cazzo.

Il problema è che, una volta messa la corona, Rhaenyra inizia a prenderla malissimo. Sbrocca, trasformandosi in una specie di dittatrice fanatica con il delirio di onnipotenza; la sindrome di Daenerys bussa prepotentemente alla porta. In mezzo a questo caos, con Ulf che fa il voltagabbana e un Aegon miracolosamente venerato come un dio, il vero pugno nello stomaco del finale è Helaena. La scena in cui decide di farla finita buttandosi dalla finestra è devastante, un colpo bassissimo. Lei era l’unica anima pura in mezzo a questo covo di serpi, e la sua fine chiude la stagione con un’atmosfera nerissima e disperata.

Chi resta in gioco e vedremo nella stagione finale?

In definitiva, questa terza stagione alza il tiro rispetto alla seconda, ma soffre di un evidente bipolarismo: da 10 e lode quando esplode la guerra, da mandare avanti veloce quando si perdono nei pettegolezzi incestuosi. Alla fine, però, la scimmia per la quarta e ultima stagione ce l’hanno fatta salire eccome. Ma preparatevi a una lunga attesa: essendo l’ultima stagione e richiedendo un lavoro mostruoso di post-produzione per i draghi, l’uscita è prevista non prima del 2028.

Chi vedremo nella quarta stagione? Sicuramente Rhaenyra, ormai sul Trono ma sempre più paranoica, Daemon, Corlys Velaryon Addam di Hull da una parte, mentre dall’altra Alicent, prigioniera/ostaggio di Rhaenyra, Aemond, a cavallo di un sempre più letale Vhagar, Aegon II, nascosto e spezzato ma vivo ed infine Larys Strong.

Tutti gli episodi della terza stagione di House of the Dragon (così come le precedenti) sono disponibili in Italia su Sky e in streaming on demand su NOW TV oltre che sulla piattaforma HBO Max.


VOTO POPCORNERD: 7,5/10

(Targaryen, fatevi curare)

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The Outsider: La miniserie horror HBO tratta dal libro di Stephen King

Se amate Stephen King dovete recuperare The Outsider, miniserie del 2020 disponibile su HBO Max, con protagonista un ‘male’ forse più pericoloso del pagliaccio Pennywise

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Quando si parla dei mostri creati da Stephen King, il pensiero corre inevitabilmente a Pennywise. Il clown di IT è diventato un’icona dell’horror moderno grazie alla sua capacità di trasformare le paure dei bambini in un’arma letale, colpendo proprio coloro che gli adulti spesso non riescono ad ascoltare o proteggere.

Eppure, tra le creature nate dalla mente del Re dell’Horror ce n’è una che riesce a risultare persino più inquietante. Si tratta dell’entità protagonista di The Outsider, romanzo pubblicato nel 2018 e successivamente adattato da HBO in una miniserie di 10 episodi disponibile in piattaforma. Un antagonista che non si limita a nutrirsi della paura, ma trae forza da qualcosa di ancora più devastante: il dolore.

Un mostro che si alimenta della sofferenza

I lettori di Stephen King hanno subito notato alcuni punti di contatto tra Pennywise e la creatura di The Outsider. Entrambi sono esseri mutaforma che prendono di mira i bambini, ma le somiglianze finiscono praticamente qui.

L’adattamento televisivo HBO, interpretato da Ben Mendelsohn, Cynthia Erivo e Jason Bateman, racconta la storia di un’entità conosciuta con diversi nomi: L’Estraneo, El Cuco oppure semplicemente l’Uomo Nero.

Il suo metodo è tanto semplice quanto terrificante. Si introduce in una comunità, assume l’aspetto di una persona innocente e fa in modo che venga vista mentre commette l’omicidio di un bambino. Da quel momento osserva gli eventi da lontano, lasciando che il sospetto, il dolore e la rabbia facciano il resto.

Il vero nutrimento della creatura, infatti, non è la morte in sé, ma la devastazione emotiva che lascia dietro di sé. Famiglie distrutte, amicizie spezzate, comunità che si sgretolano e innocenti condannati a pagare per crimini mai commessi diventano il terreno ideale su cui prospera il mostro.

Creature di King a confronto: El Cuco è più spaventoso di Pennywise?

Se Pennywise terrorizza le sue vittime per poterle divorare, l’entità di The Outsider agisce su una scala molto più ampia.

La vicenda prende il via con il brutale omicidio del piccolo Frankie Peterson, delitto per il quale viene immediatamente accusato Terry Maitland, amatissimo allenatore di baseball locale. Tutte le prove sembrano inchiodarlo, ma Terry è completamente innocente. È stato infatti El Cuco ad assumere il suo aspetto proprio per incastrarlo.

Da quel momento il mostro osserva la tragedia consumarsi. I genitori di Frankie sono distrutti dalla perdita del figlio, mentre la famiglia Maitland vede la propria vita andare in pezzi sotto il peso delle accuse e dell’odio della comunità.

È questa la vera forza dell’antagonista. Non cerca semplicemente nuove vittime: alimenta una spirale di sofferenza che coinvolge chiunque entri in contatto con il caso. Per questo motivo risulta persino più inquietante di Pennywise. Non colpisce soltanto i bambini, ma corrompe l’intera rete di affetti che li circonda.

È il dolore il vero protagonista della serie

Come spesso accade nelle opere di Stephen King, il mostro è soltanto il simbolo di qualcosa di molto più reale.

In The Outsider il tema dominante è il lutto. Una presenza costante che accompagna praticamente ogni personaggio della storia.

Il protagonista è il detective Ralph Anderson, interpretato da Ben Mendelsohn, incaricato di guidare le indagini sull’omicidio di Frankie Peterson. In una piccola comunità dove tutti si conoscono, Ralph decide di arrestare personalmente Terry Maitland, convinto della sua colpevolezza.

Dietro questa scelta c’è però una ferita ancora aperta. Ralph e sua moglie non hanno mai superato la morte del loro figlio, scomparso anni prima a causa di una malattia infantile.

Quel dolore influenza inevitabilmente il suo giudizio. La rabbia e il senso di colpa rendono impossibile affrontare il caso con lucidità, contribuendo indirettamente alla tragedia che travolge Terry Maitland.

L’uomo, infatti, viene arrestato pubblicamente per un crimine che non ha commesso e poco dopo viene ucciso da un familiare della vittima, senza avere la possibilità di dimostrare la propria innocenza.

La disperazione della moglie Glory, rimasta sola a difendere il nome del marito, rappresenta uno degli esempi più crudeli della malvagità di El Cuco. La creatura continua infatti ad alimentarsi del dolore anche dopo la morte della sua vittima, dimostrando come il suo vero obiettivo sia la distruzione emotiva delle persone.

Un male assoluto che lascia segni indelebili

Nel corso della serie Ralph è costretto a fare i conti con le conseguenze delle proprie decisioni e con il peso della responsabilità nella morte di Terry.

La ricerca della verità diventa quindi anche un percorso personale verso una possibile redenzione, pur sapendo che alcune ferite non potranno mai essere rimarginate.

È proprio qui che The Outsider si distingue da molte altre storie di Stephen King. L’Estraneo non è soltanto una creatura soprannaturale, ma una rappresentazione del male più assoluto, capace di manipolare le persone, distruggere famiglie e trasformare il dolore in un’arma.

Persino Pennywise, con tutta la sua brutalità, appare quasi “semplice” se confrontato con un’entità che pianifica ogni tragedia con l’unico scopo di assistere al collasso emotivo delle sue vittime.

The Outsider: un finale brutale e spietato

Chi conosce IT sa che, nonostante il prezzo pagato dai protagonisti, la storia lascia comunque spazio a una certa speranza.

The Outsider, invece, percorre la strada opposta.

Gli episodi conclusivi spingono tutti i protagonisti al limite, mettendoli davanti a perdite sempre più dolorose. L’entità dimostra inoltre un’altra inquietante capacità: manipolare psicologicamente chi le sta intorno.

Tra le sue vittime c’è anche il detective Jack, costretto a diventare uno strumento del mostro dopo essere stato sottoposto a sofferenze fisiche e mentali insopportabili. Lo scontro finale culmina in una violenta sparatoria che lascia sul campo numerosi personaggi ai quali il pubblico aveva imparato ad affezionarsi.

Nemmeno Holly Gibney, investigatrice privata interpretata da Cynthia Erivo, viene risparmiata dal dolore. Quando sembra aver finalmente trovato una persona capace di comprenderla e accettarla, la perde improvvisamente, ritrovandosi ancora una volta costretta ad andare avanti.

Uno dei migliori adattamenti di Stephen King

Il finale lascia anche un interrogativo destinato a rimanere aperto. Ralph e Holly riescono a fermare El Cuco, ma la serie non chiarisce mai del tutto se creature simili siano uniche o se possano tornare a manifestarsi in futuro.

Ed è proprio questa ambiguità a rafforzare il messaggio dell’opera. Così come il dolore non può essere cancellato, anche il male non è qualcosa che si elimina definitivamente. Si può affrontare, sopravvivere e imparare a conviverci, ma non esiste una soluzione semplice.

Per questo motivo The Outsider viene ancora oggi considerato uno degli adattamenti televisivi più riusciti di Stephen King. Un thriller psicologico che utilizza l’horror soprannaturale per raccontare il peso del lutto, trasformando El Cuco in uno dei mostri più inquietanti e significativi mai usciti dalla fantasia dello scrittore americano.

*Fonte del presente articolo: CBR.com

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