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Recensione MASTERS OF THE UNIVERSE: ecco il potere di Grayskull

Recensione di Masters of the Universe: il live action di He-Man conquista con nostalgia, avventura e una fedele ricostruzione di Eternia.

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Per capire a fondo che cos’è per me Masters of the Universe (o MOTU) dobbiamo tornare indietro di qualche anno, verso la metà/fine degli anni ‘80. A quei tempi smartphone e social non erano neanche nei film di fantascienza e l’unico “rifugio” dietro a uno schermo era quello della TV a tubo catodico di casa, dove non esisteva lo streaming ma esistevano i pomeriggi a cartoni animati. Sono tanti quelli che adoravo, ma uno solo mi emozionava più di tutti: quando partiva la voce dell’intro di He-Man e i Dominatori dell’Universo, l’emozione saliva e venivo catapultato istantaneamente a Eternia!

Sono passati quarant’anni e fin dall’annunciazione di un live action su He-Man e i MOTU, quell’emozione ha iniziato a risvegliarsi: le prime immagini, il primo teaser, il trailer… Il film in sala. Ho provato la stessa sensazione di quarant’anni fa: catapultato a Eternia e con le stesse sensazioni del Marco seduto davanti alla TV di nonna. Un viaggio nel tempo. Non era trascorso neanche un secondo.

 

Benvenuti a Eternia: la trama del film

Il film fa esattamente questo: ti catapulta subito a Eternia, senza fronzoli, con il principe Adam (la versione “clarkentiana” di He-Man) che racconta casa sua e ciò che rappresenta. Un pianeta fantastico fatto di draghi, grifoni, maghe e tigri parlanti, situato al centro dell’universo, con il Castello di Grayskull al centro del pianeta stesso. Un castello che custodisce la Spada del Potere, un’arma mistica e magica in grado di conferire poteri sovrumani al suo prescelto, il quale si sarebbe manifestato nel momento in cui Eternia ne avesse avuto più bisogno.

Adam è il figlio della regina Marlena (originaria della Terra) e di re Randor, giusto e saggio ma molto severo con il figlio, perché lo vorrebbe un giorno valoroso guerriero. Accanto a loro facciamo la conoscenza anche di Duncan, capitano della Guardia Reale (o Man-At-Arms), e di sua figlia Teela, promettente combattente e migliore amica di Adam.

Eternia, però, nasconde anche un lato oscuro: a minare la pace arriva il malvagio demone Skeletor (interpretato da Jared Leto) con il suo esercito di creature malvagie. Il suo obiettivo è sì quello di conquistare la città di Eternus, ma soprattutto di impossessarsi della Spada del Potere e diventare così invincibile.

A difendere il manufatto c’è la custode del Castello di Grayskull, la maga Sorceress, che decide di mandare Adam e la Spada del Potere lontani dalle grinfie di Skeletor, sulla Terra. Nel viaggio, però, il giovane perde la spada e con essa l’unico modo che ha per tornare a casa.

Passano quindici anni e Adam, ormai adulto, ha un lavoro che non ama e vive la vita normale di un qualsiasi ragazzo della sua età. Non ha mai però dimenticato le sue origini, la sua famiglia, Eternia, i suoi eroi e soprattutto non ha mai smesso di cercare la Spada del Potere.

Finalmente un giorno la ritrova e, alzandola al cielo, riattiva il segnale che permetterà a Teela di riportarlo a casa.

Quello che ritrova, però, non è più il pianeta che ricordava da bambino. Skeletor ha preso il potere, reso tutti schiavi e instaurato un regno basato sulla malvagità e sulla paura.

Adam però è tornato e con lui è tornata anche la Spada del Potere che, grazie al potere di Grayskull, permetterà a Eternia di riavere il suo campione, trasformandolo in He-Man, l’uomo più forte dell’intero universo.

Il cuore dei Masters of the Universe è rimasto intatto

Il cartone animato originale degli anni ‘80 era una serie di episodi autoconclusivi che offrivano una morale alla fine di ogni puntata, spiegando cosa ci fosse di giusto e cosa di sbagliato nell’avventura giornaliera. Il vero scopo del format, però, era soprattutto quello di fare da enorme spot alle action figure prodotte dalla Mattel.

L’animazione era molto basilare, i personaggi non venivano approfonditi più di tanto (c’erano i buoni e c’erano i cattivi) e, a tratti, gli stessi antagonisti sembravano quasi delle macchiette, perché in fin dei conti era un prodotto destinato ai bambini. Tutto questo veniva però surclassato da un grande cuore. Quel cartone animato, nella sua semplicità, ti portava ad affezionarti ai personaggi e a tifare per loro, persino quando parteggiavi per i cattivi. Era la classica lotta fra bene e male, dove il bene vinceva e il male veniva sconfitto, ma con una costante possibilità di redenzione per fare in futuro la cosa giusta (“non m’importa chi sei, ma quello che fai”).

Il regista Travis Knight ha fatto una cosa semplice: ha mantenuto intatto tutto questo, portando sul grande schermo esattamente il cuore di MOTU, esaltandolo forse ancora di più. Non ha cercato di correggere i difetti del cartone, ma anzi ci ha giocato, spargendo per l’intera pellicola piccoli regali al confine tra easter egg e fan service.

Un film che abbraccia nostalgia e nuove generazioni

Il film non si prende sul serio, ed è voluto. Alcuni personaggi, in particolare Skeletor, rappresentano il perfetto mix fra supercattivo e macchietta: a tratti fanno paura, a tratti strappano una risata.

La pellicola, però, non rinuncia a momenti epici e al classico cammino dell’eroe che prende coscienza del proprio potere e delle proprie responsabilità, pur rimanendo un po’ imbranato. Fa l’occhiolino a tanti film che lo hanno preceduto, come per esempio Star Wars (l’inseguimento tra astronavi nella foresta è un chiaro riferimento a Il ritorno dello Jedi e alla corsa nel bosco di Endor), ma nonostante ciò possiede una sua chiara identità: sa cosa vuole raccontare e a chi vuole raccontarlo.

Sicuramente chi è cresciuto con il prodotto originale coglie molti più riferimenti, che, come detto in precedenza, sono camuffati (alcuni neanche troppo) da easter egg, ma è un film che tende la mano anche alle nuove generazioni, a chi non sa chi siano He-Man, Skeletor, Fisto o Evil-Lyn. Lo fa prendendosi tutto il tempo necessario, accompagnando lo spettatore neofita in un viaggio che dura da quarant’anni.

Un nuovo Adam per un nuovo He-Man

L’unica vera rivisitazione che ho notato riguarda proprio il principe Adam. Nella serie degli anni ‘80 è goffo, impacciato, timido e tutt’altro che incline a voler regnare o combattere. Quando si trasforma in He-Man abbiamo, come detto in precedenza, l’effetto Clark Kent/Superman: una personalità totalmente differente, forte, decisa e quasi mai in errore nelle proprie decisioni.

Nel film, Travis Knight ha voluto assottigliare molto questa doppia personalità. He-Man è sicuramente molto più forte di Adam ma, a differenza degli action movie degli anni ’80, dove la violenza di uno risolveva i problemi di molti, qui troviamo un campione più ponderato, che predilige il dialogo, la costruzione di un rapporto e persino il confronto con il re dei cattivi senza cuore. È anche per questo che la maga ha scelto Adam: perché era speciale, diverso dai suoi antenati.

Questo tono più pacifico esalta però ancora di più la vera versione di He-Man, che quando si scatena tira fuori davvero tutto il Potere di Grayskull.

È Adam, poi, che in questa nuova versione conia anche i nomi di tutti i Masters perché, a causa dell’esilio, li ha vissuti pochissimo e, per ricordarli, usa l’arma più immediata che possiede un bambino: la fantasia. Quella stessa fantasia che ha accomunato noi ai Masters e ce ne ha fatto innamorare. Come se lo stesso filo unisse i ricordi di Adam bambino ai nostri ricordi di bambini. Personalmente credo che sia il messaggio più bello che il film mi abbia trasmesso.

La colonna sonora che amplifica l’epicità

Nota di merito particolare va infine alla colonna sonora dell’intero film. Brian May, storico chitarrista dei Queen, ha dato un’anima rock a tutta la pellicola e l’ha resa epica rivisitando anche il tema originale degli anni 80, che arriva puntualissimo quando serve e non ti esce più dalla testa.

Conclusione

Quindi in conclusione, questo Masters of the Universe ce l’ha fatta?

È un viaggio bellissimo nei ricordi e nella nostalgia che usa la pellicola come una macchina del tempo, non raccontando nuovi punti di vista ma facendo breccia nell’unico punto di vista che un bambino degli anni ‘80 può avere: quello di un’avventura epica di un personaggio che credevamo ormai “vintage”, ma che secondo me ha ancora tanto da dire. Anche alle nuove generazioni.

Perché il film si rivolge anche a chi non conosce He-Man, Skeletor ed Eternia. Lo fa con un film non perfetto, ma divertente, con una trama semplice ma epica e soprattutto con un grande cuore.

Sicuramente la saga di He-Man è appena iniziata e spero continui, perché ci sono altri personaggi da scoprire, altre regioni di Eternia da esplorare e, grazie alle scene post-credit, due personaggi clamorosi devono ancora entrare in scena.


VOTO POPCORNERD 9.0/10

Cinema

The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine: trailer e poster del nuovo film di Ridley Scott

Trailer e poster di The Dog Stars: le stelle dopo la fine, il film di Ridley Scott con Jacob Elordi, Josh Brolin, Margaret Qualley, Allison Janney, Benedict Wong in arrivo il 26 agosto nelle sale italiane

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The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine
Il nuovo trailer e poster del film del regista Ridley Scott

Il thriller epico e avvincente 20th Century Studios
con Jacob Elordi, Josh Brolin, Margaret Qualley,
Allison Janney, Benedict Wong e Guy Pearce

Nelle sale cinematografiche italiane dal 26 agosto

Il nuovo trailer e poster di The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine, il film del visionario regista Ridley Scott. Il thriller epico e avvincente ambientato in un mondo in cui la sopravvivenza è un istinto, ma l’umanità è una scelta, arriverà nelle sale cinematografiche italiane il 26 agosto.

Tratto dall’avvincente bestseller di Peter Heller, The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine è interpretato da un cast acclamato dalla critica che include Jacob Elordi, Josh Brolin, Margaret Qualley, Allison Janney, Benedict Wong e Guy Pearce. Il film è scritto da Mark L. Smith, sulla base del romanzo di Peter Heller, ed è prodotto da Ridley Scott, p.g.a., Michael Pruss, p.g.a., Mark L. Smith e Cliff Roberts, p.g.a., con Lily Brooks-Dalton, Brandon Scott Smith, Peter Heller, Aidan Elliott nel ruolo di executive producer.

(L-R) Jasper and Jacob Elordi as Hig in 20th Century Studios’ THE DOG STARS. Photo by Fabio Lovino. © 2026 20th Century Studios. All Rights Reserved.

Il film narra la storia di Hig (Jacob Elordi), un giovane pilota che, insieme a Bangley (Josh Brolin), un militare esperto di sopravvivenza, si è costruito una dimora efficiente ma isolata in un brutale mondo post-apocalittico, finché una misteriosa trasmissione radio non spinge Hig ad avventurarsi nell’ignoto alla ricerca della speranza e dell’umanità in cui crede ancora.

*Ringraziamo gli uffici stampa per la condivisione del comunicato di cui sopra

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Animazione

Nevermore’s Library: Prequel e sequel di Nightmare Before Christmas

Su Nevermore’s Library, parliamo dell’iconico film Nightmare Before Christmas che ha compiuto trentatré anni, ora ha un prequel e due sequel in forma scritta

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Buongiorno a tutti i lettori di Nevermore’s Library! Ci troviamo oggi presso un piccolo locale nella periferia di Halloween Town. Di fronte a me siedono tre icone indiscusse del disagio esistenziale anni ’90 per le quali ho appena finito di elaborare qualche domanda, spero di non disturbare troppo interrompendo i loro passatempi preferiti:

Jack Skellington, il Re delle Zucche intento a cantare canzoncine di Natale

Sally sta cercando di avvelenare il mio drink con della belladonna (credo sia un tic nervoso)

Edward Shissorhands intento a tagliarsi le doppie punte

Nevermore’s Library: Grazie a tutti di essere qui. Vorrei iniziare con una domanda per la coppia dell’anno… anzi da ormai trentatré anni. Jack, Sally ho saputo che ci sono state delle novità in ambito editoriale…l’iconico film Nightmare Before Christmas ora ha un prequel e due sequel in forma scritta….

SALLY: (sospirando profondamente mentre si ricuce un braccio che si era staccato) Si, questa cosa mi riguarda personalmente ma l’idea è stata della Disney Publishing Worldwide, ovvero la divisione editoriale della Disney che tutti conosciamo al cinema. Ha deciso di investire nella categoria Young Adult al fine di creare delle espansioni sulle origini e la vita dei personaggi principali e secondari delle storie che tutti conosciamo. Io rientro in una trilogia di spin-off denominata A Twisted Tale.

Nevermore’s Library: Interessante dicci qualcosa in più…

Sally: Nel 2022 è stato pubblicato il primo volume “Lunga vita alla Regina delle Zucche”, scritto da Shea Ernshow, nota sul New York Times per le sue atmosfere fiabesche…

…poi Megan Shepherd è stata l’autrice di “L’ora della Regina delle Zucche” del 2025…

…e infine Mari Mancusi ha realizzato il prequel “Il lamento di Sally” nel 2026.

Nevermore’s Library: Il signor Tim Burton dovrebbe esserne molto felice…

JACK SKELLINGTON: (vedendo l’espressione della moglie imbarazzata interviene al suo posto) Non è proprio così. Il signor Burton ha le sue ragioni per proteggere un film da successivi sequel cinematografici che potrebbero far perdere di valore il film originale. Ha continuato a combattere contro le proposte Disney che volevano un sequel, un’evoluzione della nostra storia, ma lui è andato oltre i cospicui guadagni con una dichiarazione molto precisa: “Ho voluto proteggere il film per mantenerne la purezza. È una storia che ha un inizio e una fine precisi”.

Nevermore’s Library: Quindi il signor Burton non avrebbe dato l’autorizzazione per questi tre progetti?

JACK SKELLINGTON: In un certo senso sì. Lui non è stato coinvolto direttamente nella produzione e pertanto questi libri non contengono niente che provenga dal suo ingegno, se non i personaggi e le ambientazioni. La Disney possiede i diritti commerciali  e quindi in ambito editoriale ha potuto creare questi tre spin-off che, dopotutto, sono delle letture molto piacevoli e leggere.

Nevermore’s Library: Ci date qualche dettaglio in più prima di leggerli?

SALLY: Oh beh mi riaggancerei prima di tutto al discorso su Mr. Burton. Per lui la vera storia di Jack e Sally è rimasta immortalata sulla collina innevata del 1993. Dopo le tre pubblicazioni ha certamente messo in chiaro di non avere a che fare con le vicende narrate ma ha però aggiunto che chiunque è libero di immaginare cosa ci sia stato prima e dopo la storia di un film e pubblicarlo, l’importante è chiarire la questione dei diritti. Quanto ai dettagli in più riguardo il prequel e i due sequel…sono un approfondimento su di me. Sono veramente stata creata come bambola di pezza nel laboratorio del Dr. Finkelstein? Cos’altro nasconde il Bosco di Hinterland?

Nevermore’s Library: Quindi mi stai dicendo che Hinterland nasconde altri regni da scoprire?

SALLY e JACK: Lo scoprirete leggendo…..(sorriso sarcastico)

EDWARD MANI DI FORBICE: Avrei qualcosa da dire anch’io in merito ad una pubblicazione editoriale molto particolare–

Nevermore’s Library: Carissimi lettori, tenetevi forte. Il prossimo articolo lo dedicheremo tutto a Edward e a qualcosa che vi sorprenderà!!!!

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Cinema

Obsession: il film che sta ossessionando il mondo

Obsession è il film sulla bocca di tutti con protagonista Inde Navarrette. Analizziamo e capiamo cosa davvero rende questo film… ossessivo

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Da quando è uscito al cinema Obsession, non si parla d’altro.

Il film horror del giovane regista americano Curry Barker sta spopolando nelle sale di tutto il mondo; dal 14 maggio, giorno dell’uscita ufficiale, la pellicola ha incassato finora 108.742.650 dollari. Mica male, soprattutto se si tiene conto dei costi di produzione davvero contenuti: meno di un milione di dollari.

Su Rotten Tomatoes ha raggiunto il 96% di recensioni positive dalla critica e circa il 95% di gradimento del pubblico verificato, un risultato raro per un horror indipendente.

Content creator, critica e riviste del settore tessono le lodi di Obsession, mentre i meme spopolano sul web. È davvero scoppiata una Obsession-mania e, in particolare, tutti i riflettori sono puntati sulla giovane attrice statunitense protagonista e star della pellicola: Inde Navarrette, che nel film interpreta la terrificante Nikki Freeman.

Ma perché Obsession sta facendo parlare tanto di sé?

Inde Navarrette, vero motore trainante di Obsession con la sua spaventosa Nikki

Quello che colpisce più di tutto è il coinvolgimento e l’interpretazione viscerale e terrificante di Inde Navarrette nel ruolo di Nikki, vittima di un “desiderio” esaudito dal suo amico e collega di lavoro Bear (Michael Johnston), innamorato segretamente di lei da tempo, che spezzando un bastoncino della fortuna desidera che lei si innamori follemente di lui. Ed è proprio quello che accade. Questa, a grandi linee, è la trama di Obsession: semplice e diretta.

Ed è qui che nasce l’ossessione di Nikki, ma anche quella degli spettatori verso il suo personaggio. La Navarrette porta sullo schermo una figura instabile, fuori controllo, ma allo stesso tempo spaesata, completamente sottomessa e incapace di rinunciare alla presenza di Bear.

Il vero orrore è proprio la deriva graduale che colpisce Nikki: da amica e confidente di Bear diventa la ragazza servizievole e innamorata. Nonostante inizialmente appaia consapevole della sua situazione e cosciente dell’amore che prova inspiegabilmente per l’amico, più il film prosegue e più l’affetto si trasforma in amore (non consensuale sia chiaro) e l’amore in un’inevitabile incontrollabile ossessione: fisica, psicologica e violenta.

La Navarrette riesce a evolvere e a mettere in atto diverse sfaccettature del suo personaggio, cambiando atteggiamento svariate volte nel corso del film, anche nel giro di pochissimi attimi, passando da un animo apparentemente tranquillo e amorevole a veri e propri scatti d’ira e follia che aumentano gradualmente l’angoscia e il terrore dietro i suoi gesti e comportamenti, spaventando tutti e, in primis, lo stesso Bear.

Ma l’attrice è davvero in gamba anche nel rappresentare la sofferenza interiore e la molestia fisica e psicologica subita da Nikki, spettatrice involontaria e non più padrona del proprio corpo, condizione che si manifesta in diverse occasioni all’interno della pellicola.

Il talento della ragazza è sotto gli occhi di tutti e, se c’è davvero un punto di forza di Obsession, è proprio la sua protagonista: l’indemoniata, l’impossessata, l’ossessionata Nikki, che ha stregato chiunque con la sua esplosione di talento.

Ma evidentemente Barker ha compreso di essere davanti a una grande attrice nel momento in cui l’ha scelta per la parte di Nikki. Il regista è rimasto colpito dalla giovane attrice perché riusciva a essere “folle e spaventosa” senza perdere l’umanità del personaggio.

Inoltre il feeling che si è creato tra i due, ha permesso la creazione di un personaggio complesso e strutturato come quello che la ragazza interpreta.

La stessa attrice, durante un’intervista ha sottolineato l’importanza del rapporto con il regista e della visione che li accomunava riguardo al personaggio di Nikki:

Sviluppare il ruolo con lui è stato fenomenale! Siamo entrati così in sintonia che a un certo punto la nostra intesa è diventata non verbale; dopo una ripresa, sapevo già cosa avrebbe voluto, e lui, girando l’angolo, si accorgeva che lo sapevo. Poi correva verso il monitor e urlava: “AZIONE!”. –Inde Navarrette a schonmagazine.com

E l’attrice ha voluto sottolineare il tipo di personaggio che ha voluto portare sullo schermo e che è stata la fonte del suo successo recente:

Per me era fondamentale che Nikki sembrasse naturale e con i piedi per terra. Non volevo assolutamente che il pubblico dimenticasse la persona che si celava dietro a quell’apparenza. Per questo motivo, ho interpretato Nikki come se non fosse posseduta, ma semplicemente una persona con forti emozioni. Questo sembra andare contro il tradizionale antagonista horror, che spesso appare soprannaturale. Per me è importantissimo che il pubblico veda Nikki come una persona, nonostante tutte le sue intense emozioni nei panni di Nikki dei Desideri. – Inde Navarrette a schonmagazine.com 

Le influenze di Obsession: horror soprannaturale, sprazzi di slasher/splatter e… i Simpson?

Curry Barker

Se Nikki è il personaggio più interessante del film, Obsession colpisce anche per come Barker costruisce la trama intorno a lei, affrontando diverse tematiche molto serie come la violenza sotto ogni aspetto, la gelosia ossessiva e l’impotenza dietro certi meccanismi delle relazioni tossiche. E lo fa a tratti in maniera grottesca e quasi umoristica, a tratti invece davvero inquietante e terrificante.

Il fatto che Nikki sia un personaggio imprevedibile dà ampia libertà al regista, che può condurre la storia esattamente dove vuole, passando dall’horror soprannaturale allo slasher o allo splatter nel giro di pochi attimi.

Gli horror del passato sono stati sicuramente fonte di ispirazione per il giovane Barker, come ha dichiarato durante un’intervista:

L’idea di base è nata dal fatto che noi esseri umani possiamo ossessionarci per certe cose. Film come ‘Misery’ mi hanno ispirato… ‘Oh, questo è il racconto di una donna ossessionata da uno scrittore, che si è immaginata nella sua testa un uomo perfetto, ha un’idea precisa di chi sia e riesce a conquistarlo’. Questa era l’idea generale. Poi, quando mi è venuta in mente la parte del desiderio, tutto ha iniziato ad avere un senso. – Curry Barker a indiewire.com

Se Nikki si nasconde di notte a guardare Bear dormire, si può riscontrare la follia di Misery non deve morire e i movimenti quasi innaturali di una versione moderna dell’indemoniata Regan MacNeil de L’esorcista. Se Nikki compie uno scatto d’ira, ecco manifestarsi la pazzia nello sguardo e negli atteggiamenti del Jack Torrance di Shining.

Questo porta il giovane Barker a prendere un pezzetto da ognuno dei peggiori villain degli horror movie del passato e inserirli nella sua Nikki.

Ma tra le fonti dichiarate dello stesso Barker ci sono anche i… Simpson!?

Il regista ha spiegato che una delle fonti d’ispirazione citate è stata persino una celebre puntata de I Simpson ispirata al racconto horror “The Monkey’s Paw” (“La zampa di scimmia”), dove un desiderio apparentemente innocente genera conseguenze devastanti. I gialli personaggi di Matt Groening fanno parlare ancora una volta di loro (involontariamente).

Gli altri pregi di Obsession: ma è davvero Nikki la cattiva del film?

L’attenzione per l’intera pellicola è focalizzata su Nikki e sulle sue terrificanti azioni.. ma è lei il vero villain di Obsession?

Finora abbiamo solo accennato al giovane Bear, protagonista sin dai primi minuti. È un nerd timido, goffo e impacciato, innamorato da tempo della sua migliore amica. Vorrebbe confessarle il suo amore, ma non ne ha il coraggio. Non sembra affatto un personaggio negativo: ma Barker e Obsession ribaltano tutte le prospettive nel corso del film.

Bear, inavvertitamente, quasi per scherzo, senza crederci davvero inizialmente, esprime il desiderio che cambia ogni cosa, ma invece di riportare la situazione alla normalità, per lunghi tratti del film si comporta in maniera egoistica.

Non ha intenzione di liberare Nikki, perché sta vivendo il sogno della sua vita, ben consapevole dell’irrealtà di quell’amore, dell’evoluzione tossica della loro relazione, di quanto la situazione stia precipitando e sia pericolosa. Ma, soprattutto, è ben conscio della sofferenza della ragazza e non fa nulla per aiutarla.

Il ragazzo è complice del degrado e principale colpevole di ciò che accade a Nikki e degli eventi tragici (siamo pur sempre in un horror!) che ne conseguono, involvendo a sua volta verso lo stereotipo di personaggio malsano, patetico e viscido del cinema horror. Quindi è davvero Nikki la cattiva del film? Assolutamente no: Nikki è la vittima e il vero cattivo è proprio Bear. E questo è un aspetto originale e geniale.

Obsession è il miglior film horror dell’anno?

Il ritorno in pompa magna del genere horror tra i preferiti degli spettatori negli ultimi anni ha sicuramente spinto giovani talenti come Barker a portare le proprie idee al cinema. E di questo non possiamo che essere felici, soprattutto quando si traduce in ottimi incassi al botteghino, dando respiro a un settore spesso in difficoltà.

Per quanto mi riguarda, Obsession è un ottimo film horror che intrattiene, diverte e fa fare anche un paio di balzi sulla poltroncina del cinema. Ha alcuni difetti evidenti, come una trama a tratti troppo semplicistica e personaggi secondari appena accennati. La pellicola si regge soprattutto sulla mastodontica interpretazione della Navarrette e sul rapporto con Bear, unico altro personaggio sviluppato a dovere.

Gli incassi registrati in poco tempo, però, sembrano indicare che il pubblico abbia gradito molto e sia rimasto a sua volta ossessionato da questo film e dalla sua protagonista. Inoltre, gli spettatori stanno dimostrando di apprezzare opere dalle emozioni forti come questa. Weapons dell’anno scorso, insegna.

Non so se sia il miglior film horror dell’anno, ma Obsession è il fenomeno del momento e vera e propria ossessione per molti, a distanza di oltre 15 giorni dal suo arrivo al cinema.

Ed ha tutti gli attributi per dare battaglia all’altro film spaventoso molto atteso, arrivato da poco nelle sale: Backrooms. Altra pellicola di paura, altro giovane regista. Il genere horror pare possa dormire sonni tranquilli. Noi no.

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