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Absolute Superman: nell’oscurità nasce la speranza Assoluta e il suo nome è Kal-El

Dopo diversi numeri usciti anche in Italia, parliamo di Absolute Superman di Jason Aaron, Rafa Sandoval e Carmine Di Giandomenico, analizzando i punti di forza della testata DC Comics, che ha molti pregi ma anche qualche difetto

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Con l’operazione ‘Absolute’ la DC Comics ci ha presentato una nuova versione dei suoi personaggi decisamente più cupa, proiettandoli in un universo modellato da Darkseid, uno dei più temibili antagonisti dell’universo DC creato da Jack Kirby nel lontano 1970.

Le serie che hanno inaugurato questo progetto riguardano la sacra trinità eroica della Distinta Concorrenza: Batman, Wonder Woman e, ovviamente, Superman.

Se Absolute Batman e Absolute Wonder Woman hanno catturato il pubblico sin da subito, grazie al ribaltamento totale dei protagonisti e delle loro caratteristiche rispetto alle loro controparti originali, Absolute Superman è partito con alcune riserve, a mio avviso, per poi crescere gradualmente nei numeri successivi.

È necessario fare una premessa: non stiamo parlando di una testata insufficiente, anzi; le serie Absolute sono tra i migliori fumetti di supereroi attualmente sul mercato.

Ai testi di Absolute Superman troviamo un ottimo Jason Aaron, mentre alle matite un ispiratissimo Rafa Sandoval, sostituito in alcuni numeri dal nostro talento casalingo Carmine Di Giandomenico.

La grande rivoluzione sull’Uomo d’Acciaio di Jason Aaron

Jason Aaron, scrittore di razza del mondo dei comics, dopo aver preso le misure con Superman su Action Comics #1061-1063 nel ciclo Io Bizzarro, diviene l’autore di Absolute Superman per narrare le avventure (e le sofferenze) del Kal-El di questo universo. Attenzione: non è un caso che abbia scritto Kal-El e non Clark Kent.

L’Uomo d’Acciaio protagonista di Absolute Superman NON è arrivato sulla Terra da neonato e NON è stato cresciuto dai Kent, ma ha vissuto alcuni anni su Kripton con la sua famiglia prima della fuga e dell’esplosione del pianeta.

Questo è il primo grosso cambiamento che riguarda il personaggio, che si ritrova catapultato su un pianeta sconosciuto, da adolescente, dopo aver dovuto dire addio alla sua vita precedente: i genitori Jor-El e Lara Lor-Van e il cane Krypto.

La famiglia El

Senza genitori. Senza amici. Senza affetti, abbandonato solo a sé stesso e ai ricordi della sua famiglia e della sua cultura natia. Perché questo Kal ha ben tatuato nella mente il ricordo della sua vita su Kripton, a differenza di quello classico, esiliato quando era ancora in fasce. Se l’universo Absolute vede destini più oscuri per gli eroi rispetto agli originali, con Superman Darkseid ha deciso di dare il meglio di sé.

L’unico compagno di Kal-El sulla Terra è Sol, l’I.A. facente parte della tuta progettata dalla madre, che lo aiuta nell’ambientarsi sul nuovo pianeta che, d’ora in poi, sarà la sua casa. E questo è il secondo grande cambiamento rispetto all’Uomo d’Acciaio classico: un costume praticamente senziente che aiuta l’eroe nel gestire i propri poteri, manifestatisi all’arrivo sulla Terra, con un mantello quasi ‘mutaforma’ fatto con polvere rossa kriptoniana e che rappresenta in pieno la tecnologia della defunta Kripton da cui proviene questo Kal-El.

Chi conosce Jason Aaron sa che dà il meglio di sé come scrittore quando tende a raccontare storie drammatiche e ciniche. Su Absolute Superman non è da meno, perché la terza grande rivoluzione che porta in scena lo scrittore statunitense riguarda lo sviluppo del rapporto con i Kent.

Già, perché anche in questo universo, dopo mesi di viaggio solitario, Kal-El atterra a Smallville e viene accudito per un periodo dai Kent, nonostante un iniziale timore nei confronti dell’alieno. Ma si tratta di un periodo troppo breve, che fa solo assaporare nuovamente al giovane ragazzo kriptoniano quelle sensazioni e quei sentimenti propri di una famiglia affettuosa, prima che la stessa venga di nuovo strappata via dai Peacemakers della Lazarus Corporation, i primi nemici che deve affrontare Absolute Superman.

Quindi, in questo universo non è mai esistito un Superboy a Smallville e Kal-El ha perso per ben due volte la famiglia: prima quella kriptoniana, poi quella adottiva dei Kent, di cui ha fatto parte per un breve periodo.

Capite che il protagonista delle storie di Aaron, Sandoval e Di Giandomenico è un eroe per nulla solare, costruito sulla sofferenza, la perdita, la disperazione e la solitudine, ancora alla ricerca del proprio spazio nel mondo che lo ospita, ma che, in qualche modo, conserva gli stessi valori che hanno reso grande l’icona che rappresenta Superman: la speranza e la lotta contro gli oppressori.

I temi centrali nei primi numeri di Absolute Superman

I primi numeri della collana non sono ambientati a Metropolis, tantomeno a Smallville, bensì in una zona remota del Brasile, dove la Lazarus Corp, multinazionale al cui comando si scoprirà esserci Ra’s al Ghul, sfrutta dei poveri minatori. È in questo contesto che partono le avventure di Absolute Superman, che mette subito al centro, tra passato e presente, due temi importanti: l’abuso di potere e l’oppressione sociale.

La rappresentazione dello sfruttamento della popolazione locale da parte della Lazarus Corp, utilizzando i Peacemakers come uomini sul campo, è uno specchio dell’abuso di potere che si può ritrovare in moltissime situazioni di cronaca internazionale, passate ma anche attuali, ma anche nelle piccole realtà quotidiane.

Ma in questo mondo oscuro (che, per l’appunto, è forse molto più vicino alla realtà di quanto sembri) c’è ancora una scintilla di speranza che ha il nome di Superman, l’alieno che, nel momento in cui entra in azione, attira l’attenzione dei potenti per le sue abilità sovraumane; da un lato la stessa Lazarus e il temibile Ra’s, che lo vede come il figlio mancato da istruire e da utilizzare per i suoi loschi e misteriosi scopi, dall’altro gli Omega Men di Primus, forza oppositrice che vede nell’Azzurrone un alleato fondamentale nella lotta al Santo Padre e alla sua corporazione.

Ciò che muove il giovane ad aiutare una popolazione, un mondo che non conosce e a tuffarsi in situazioni che lo stesso Sol sconsiglia è, forse, un sentimento viscerale, legato al passato e a una situazione che gli appare, ahimè, familiare, in quanto già vissuta sul suo pianeta natale: Kripton. Perché a quanto pare i problemi e le avversità da affrontare sono le stesse anche se i pianeti dove accadono sono diversi.

La Kripton dell’Absolute Universe: evoluzione e classismo

Se c’è un elemento che rende affascinante Absolute Superman, è la rappresentazione di Kripton, probabilmente mai esplorata così a fondo (se non in alcuni speciali o Elseworlds) come in questa serie. A maggior ragione, trattandosi di un universo paragonabile a un foglio bianco, Jason Aaron e Rafa Sandoval hanno avuto modo di studiare a fondo come rappresentare, narrativamente e visivamente, il mondo di questo Kal-El, che risulta essere un tassello fondamentale della vita dello stesso.

La Kripton che ci viene presentata attraverso alcuni flashback è un pianeta florido e tecnologicamente all’avanguardia, basato su un sistema di classi ben definito, dove ai vertici c’è la Lega della Scienza, il cui simbolo è un sole risplendente, mentre in basso ci sono le classi operaie, etichettate con una ‘S‘ familiare sul petto, di cui fa parte la famiglia El.

 

Una famiglia umile, con un padre come Jor-El, ingegnere del reparto tecnico addetto al lavoro nelle miniere delle Lande Rosse, ben consapevole del pericolo che incombe sul pianeta e che, anche in questa realtà, non viene ascoltato da chi sta al potere, divenendo testimone della débâcle del pianeta, che anzi scatena una guerra tra caste.

Per quanto riguarda la rappresentazione grafica e lo studio dietro l’architettura di Kripton e l’ispirazione per rappresentare le classi in cui era suddivisa la popolazione, ho avuto l’opportunità di intervistare l’artista Rafa Sandoval qualche tempo fa, che sul tema ha raccontato quanto segue:

La mia intenzione era mostrare una tecnologia superiore a quella terrestre, ma non radicalmente differente, qualcosa di simile al futuro della Terra. Così, quando Superman sarebbe arrivato qui, sulla Terra, non ci saremmo chiesti come avrebbe fatto ad adattarsi. […] Quindi abbiamo creato una tecnologia sporca, grezza, molto squadrata, senza linee morbide, senza lucidature, senza cristalli splendenti… niente di tutto ciò. Molto artificiale.[…]

Per i costumi dell’élite volevamo linee chiare, pulite, design voluminosi che rappresentassero immediatamente la tipologia di casta. Ho cercato ispirazione nella moda più appariscente e sfarzosa possibile, mescolata con qualche idea presa dai videogiochi. Per i vestiti della casta più bassa, invece, ho cercato abiti da lavoro: cose molto pratiche, che non devono essere belle o eleganti – Rafa Sandoval

Così come è dettagliata la raffigurazione della Kripton fiorente, tanto potente e struggente è il racconto che riguarda la fine del pianeta a causa del suo ‘verde’ malessere, oggetto di Absolute Superman #5, vero saggio di bravura da parte del team creativo, e che, anche in questo caso, rappresenta un’analogia con l’inquinamento globale e la direzione in cui, in maniera estremizzata ovviamente, potrebbe arrivare anche il nostro pianeta un giorno.

Superman e la ‘prima volta’ di Carmine

Penso che per Carmine Di Giandomenico sia stato uno dei lavori emotivamente più motivanti quello su Absolute Superman. Chi segue il disegnatore italiano sa, attraverso i suoi social, quanto ami il personaggio e quanto tenesse a far parte di un progetto che riguardasse l’Azzurrone, che gli è sempre sfuggito, sino ad Absolute Superman, dove è il disegnatore unico di alcuni episodi.

Credo che a livello sentimentale sia stato molto significativo per l’artista l’episodio dedicato all’arrivo su Smallville e all’incontro tra Kal-El e la famiglia Kent (Absolute Superman #6), ma personalmente ho trovato maestoso il suo lavoro sull’episodio dedicato a Brainiac (Absolute Superman #7), uno dei migliori della serie al momento.

Absolute Brainiac

Un villain che visivamente impressiona e spaventa più dell’originale e che viene sapientemente rappresentato dal disegnatore abruzzese in tutti gli stadi che lo portano all’evoluzione finale e a una mente diabolica e folle, come quella di un serial killer psicopatico, molto distante dall’asettica intelligenza artificiale aliena antagonista del Superman originale.

L’artista è sempre una gioia da vedere all’opera per il suo tratto e stile inconfondibile e spero di vederlo ancora e ancora su Absolute Superman prossimamente.

Cosa non (mi) convince in Absolute Superman

Nonostante, ribadisco, Absolute Superman sia un’ottima lettura, ci sono alcuni punti che non hanno ancora colto nel segno, almeno per il sottoscritto, e partiamo da due personaggi fondamentali per la storia editoriale di Superman: l’agente Lois Lane e l’Omega Man Jimmy Olsen.

Al momento le versioni ‘Absolute’ ritengo non abbiano ancora inciso a dovere nella trama principale, così come sullo stesso Superman, risultando per ora due semplici comprimari meno carismatici rispetto alle loro controparti dell’universo classico.

La scelta di un nemico come Ra’s al Ghul può apparire affascinante, ma anche in questo caso quello che viene ribattezzato Santo Padre (e non Demone), con questo fare messianico, non ha (al momento) lo stesso fascino del Demone, nemico storico di Batman.

Il segreto che riguarda gli Omega Men mi è sembrato qualcosa di forzato e pretestuoso, che non giustifica la faida innescata e andata in scena con i Peacemakers.

Un Superman diverso, ma.. Assoluto

Il Superman ‘Absolute’ è qualcosa di nuovo, rivoluzionario per il personaggio, con un Jason Aaron che cerca di raccontare un Uomo d’Acciaio diverso, senza dimenticare i valori che hanno reso immortale l’eroe creato da Jerry Siegel e Joe Shuster.

E l’autore mette a dura prova questi valori in più di un’occasione, torturando in diverse situazioni, sia a livello psicologico che fisico, il povero Kal-El, la cui forza di volontà, la perseveranza e soprattutto la speranza risultano pari, se non superiori, all’originale in proporzione, vista la giovane età del protagonista.

Temi e situazioni che si sviluppano nella storia di Absolute Superman, tra passato e presente, sono attuali e rapportabili alla realtà, e ciò rende questo Superman molto più umano e vulnerabile (soprattutto psicologicamente) dell’originale. E forse per questo motivo più coinvolgente per il lettore.

E poi… Rafa Sandoval e Carmine Di Giandomenico, artisti all’opera sui numeri sino ad ora usciti in Italia, sono un biglietto da visita perfetto per questa testata, che presenta due dei disegnatori più validi sul mercato e che hanno un legame emotivo importante con il simbolo e il personaggio.

Non siamo davanti alla migliore serie Absolute della DC Comics, ma siamo davanti a un progetto che va assaporato numero dopo numero, cercando di non pretendere la perfezione, ma che può regalare, come ha già fatto, episodi davvero emozionanti. E questo Superman ha tutte le carte in regola per farvi tifare per lui più di ogni altro eroe Absolute (sì anche più di Batman!).

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Il fumetto Marvel che introdusse i Mandaloriani nell’universo di Star Wars

A introdurre i Mandaloriani nell’universo di Star Wars non furono nè i film nè le serie TV bensì un vecchio fumetto Marvel. E il primo mandaloriano non fu Boba Fett come molti credono…

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Oggi è impossibile immaginare The Mandalorian senza pensare immediatamente all’enorme impatto che i Mandaloriani hanno avuto sull’universo di Star Wars negli ultimi anni.

Da Din Djarin e Grogu (anche se ancora apprendista di Mando), passando per Bo-Katan, Sabine Wren e naturalmente Boba Fett, il popolo di Mandalore è diventato uno degli elementi più amati dell’intera saga tanto da far arrivare in questi giorni il mandaloriano interpretato da Pedro Pascal al cinema nel lungometraggio The Mandalorian & Grogu (qui la nostra recensione!)

Eppure le origini dei Mandaloriani all’interno del franchise sono molto più particolari di quanto molti fan immaginino.

Prima di Star Wars: Episode II – L’attacco dei Cloni, prima di Star Wars: The Clone Wars e molto prima della serie Disney+, Mandalore venne nominato per la prima volta in un vecchio fumetto Marvel del 1983: Star Wars #68 di David Michelinie, Gene Day e Tom Palmer.

Un albo che oggi appare quasi come un reperto archeologico della galassia lontana lontana.

Il primo Mandaloriano della storia di Star Wars non è Boba Fett

La cosa più curiosa di Star Wars #68 è che la copertina sembrava promettere una classica avventura con protagonista Boba Fett, il mandaloriano più famoso del franchise prima dell’arrivo di Din Djarin, ma i lettori scoprirono rapidamente che non era lui il vero centro della storia.

Nel fumetto, Leia Organa e C-3PO arrivano su Mandalore mentre sono alla disperata ricerca di Han Solo dopo gli eventi di Star Wars: Episode V – L’Impero colpisce ancora.

Sul pianeta si imbattono in un gruppo di schiavisti che viene improvvisamente attaccato da guerrieri mandaloriani guidati da un uomo che Leia inizialmente scambia proprio per Boba Fett.

In realtà si tratta di Fenn Shysa, personaggio oggi quasi dimenticato ma importantissimo nella storia editoriale di Star Wars, perché è infatti lui il primo vero Mandaloriano mai introdotto ufficialmente nel franchise. E con lui arriva anche la prima menzione assoluta di Mandalore.

Le Guerre dei Cloni: completamente diverse nei fumetti

La parte più affascinante di questo fumetto riguarda però il modo in cui descrive le Guerre dei Cloni.

Bisogna ricordare che nel 1983 la mitologia di Star Wars era ancora lontanissima dall’essere definita. La Trilogia Prequel non esisteva ancora, George Lucas non aveva rivelato praticamente nulla del passato di Anakin Skywalker e le Clone Wars erano poco più di un misterioso riferimento citato da Obi-Wan in Star Wars: Episode IV – Una nuova speranza.

Per questo motivo lo sceneggiatore David Michelinie si prese enormi libertà narrative.

Nel fumetto, Fenn Shysa racconta infatti che Mandalore fu costretta a combattere per l’Impero durante le Guerre dei Cloni e sostiene addirittura di aver incontrato Leia anni prima durante un briefing militare. Un dettaglio totalmente impossibile secondo la timeline ufficiale.

Leia, ovviamente, non era nemmeno nata durante le Guerre dei Cloni.

Queste incongruenze trasformano oggi Star Wars #68 in una specie di universo parallelo proto-Star Wars, realizzato in un periodo in cui nessuno sapeva davvero quale direzione avrebbe preso il franchise.

Il retcon che cercò di sistemare tutto

Con il passare degli anni, Lucasfilm provò ovviamente a sistemare questi problemi di continuità.

Un articolo pubblicato su Star Wars Insider intitolato “The History of the Mandalorians” tentò di spiegare le contraddizioni affermando che Fenn Shysa avesse semplicemente confuso Leia con Padmé Amidala.

Una soluzione abbastanza traballante, ma perfettamente in linea con il vecchio universo espanso di Star Wars, pieno di retcon creati per collegare materiale pubblicato in epoche completamente diverse.

Anche il riferimento all’“Impero” durante le Guerre dei Cloni venne reinterpretato suggerendo che i Mandaloriani stessero in realtà combattendo per Darth Sidious dietro le quinte.

Insomma: una gigantesca toppa narrativa, ma anche questo fa parte del fascino dei vecchi fumetti Marvel di Star Wars.

Un fumetto nato mentre la trilogia originale era ancora al cinema

La cosa incredibile della prima serie Marvel di Star Wars è che veniva pubblicata mentre i film uscivano ancora nelle sale.

Star Wars #68 uscì addirittura prima di Star Wars: Episode VI – Il ritorno dello Jedi, in un periodo in cui il destino di Han Solo era ancora un mistero per i fan.

Per questo molti albi di quell’epoca raccontavano le avventure dei protagonisti tra un film e l’altro, riempiendo i vuoti narrativi lasciati dalla trilogia cinematografica.

In questo caso vediamo Leia, Luke, Lando e Chewbacca dividersi per cercare Han dopo la sua cattura da parte di Jabba The Hutt. Ed è proprio questa ricerca a portare Leia su Mandalore per la prima volta nella storia del franchise.

Fenn Shysa è stato dimenticato, ma ha cambiato Star Wars per sempre

Oggi il nome di Fenn Shysa dice pochissimo alla maggior parte del pubblico. Eppure senza questo personaggio probabilmente non avremmo mai avuto tutto ciò che oggi associamo ai Mandaloriani.

Quando quel fumetto uscì nel 1983, nessuno poteva immaginare che Mandalore sarebbe diventata una parte così importante dell’universo di Star Wars. Nessuno poteva prevedere The Mandalorian, nessuno poteva immaginare Din Djarin, Grogu o le Guerre dei Cloni raccontate da Dave Filoni.

Eppure tutto è iniziato proprio lì: in un vecchio fumetto Marvel pieno di contraddizioni, idee strane e continuity confusionaria.

Un albo apparentemente dimenticato che, senza volerlo, ha contribuito a costruire uno degli elementi più iconici dell’intera saga di Star Wars.

*Fonte del presente articolo: CBR.com

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Comics Legends: intervista a Mark Waid, scrittore ‘world’s finest’ di DC e Marvel

Intervista a Mark Waid, prolifico scrittore di comics che su Comics Legends racconta gli ultimi suoi lavori tra cui Superman/Spider-Man e il suo lavoro più ambizioso di sempre: The New History of the DC Universe

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Ci sono scrittori che inseguono per una vita il sogno di raccontare le storie degli eroi di Marvel e DC Comics. C’è, poi chi, una volta arrivato, continua a sognare di scrivere un giorno le serie con protagonisti eroi iconici come Superman, Spider-Man, Batman, Daredevil.

E poi c’è una ristretta categoria a parte di autori, fatta di fuoriclasse dello storytelling, tra cui rientra Mark Waid.

Lo scrittore statunitense non solo ha lavorato per la Casa delle Idee e, attualmente, è uno dei pilastri della DC Comics, ma ha davvero (davvero!) scritto le avventure di ogni eroe blasonato delle Big Two. Senza sbagliare un colpo.

Il leggendario ciclo sul Flash di Wally West, Kingdom Come, il Capitan America pre e post Heroes Reborn, il Daredevil con Chris Samnee, Paolo Rivera e Marcos Martin, la sua incredibile run sulla Justice League di fine anni ’90, e così via.

Sono talmente tante le pagine scritte da Mark che se ne perde il conto. Così come si perde il conto di quante belle storie sta sfornando da qualche anno a questa parte per DC Comics, soprattutto quando si tratta di narrare le epopee di Cavalieri Oscuri e Uomini d’Acciaio.

Mark Waid è uno stakanovista dei comics e la grossa qualità che gli viene riconosciuta è l’importante conoscenza degli eroi e degli universi che contribuisce a rendere sempre più… fantastici.

DC ultimamente gli ha consegnato, le chiavi di Action Comics,Justice League Unlimited e Batman/Superman: World’s Finest, ma gli ha dato anche il compito di scrivere il più grande crossover degli ultimi 50 anni: Superman/Spider-Man.

E non affidi una storia così, se di fronte non hai una vera e propria Leggenda dei Comics.

Preparatevi a un’intervista epocale (con qualche anticipazione importante sul futuro) da parte di Mark Waid: un world’s finest tra gli scrittori di comics.


Mark Waid: lo scrittore dei due universi tra Superman/Spider-Man, Action Comics, The New History of the DC Universe e…

Grazie mille, Mark, per essere ospite di PopCorNerd. È un grande onore e privilegio per la nostra pagina ospitare uno scrittore internazionale di comics, così importante come te.

Iniziamo con il tuo recente lavoro su Action Comics. Superman è uno dei personaggi DC a cui sei più legato dal punto di vista creativo, e uno di quelli di cui hai raccontato più storie nel corso degli anni. Eppure, sembra che tu abbia ancora molto da dire sull’Uomo d’Acciaio, soprattutto per quanto riguarda il suo passato.

Con Action Comics #1087 hai iniziato a raccontare una “storia mai narrata” di Superboy e del primo periodo in cui Clark Kent decide di rivelarsi pubblicamente al mondo. Cosa ti ha spinto a esplorare un altro capitolo della giovinezza di Clark? E cosa ti affascina di più di quel periodo specifico e della figura di Superboy?

Mark Waid – Se Clark assume il ruolo di Superman da adulto, non c’è molto spazio perché impari qualcosa: un Superman adulto non ha il lusso di poter commettere grandi errori da cui trarre insegnamento. Come Superboy quindicenne, praticamente confinato a Smallville, c’è invece l’opportunità di vederlo davvero imparare cosa significhi diventare un eroe, perché può sbagliare come farebbe qualsiasi adolescente.

Inoltre, questo ci dà la possibilità di mostrare, anziché semplicemente raccontare, quanto Ma e Pa Kent abbiano saputo insegnare a Clark i suoi valori, e in che modo lo abbiano fatto.

L’attuale run di Action Comics può essere vista come una sorta di espansione o evoluzione della tua opera classica, Superman: Birthright, questa volta pienamente sviluppata e inserita nella continuity canonica DC?

Mark Waid – Al 100%.

Spostandoci da Metropolis a Gotham City, Batman & Robin: Year One è già considerato una sorta di cult moderno e ti vede ancora una volta esplorare le origini del rapporto tra Bruce Wayne e Dick Grayson. La serie di dodici numeri, realizzata insieme a Chris Samnee, possiede un’identità visiva che richiama fortemente la Golden Age e che si sposa perfettamente con il tono della storia.

Quanto è stata importante la collaborazione con Chris Samnee nello sviluppo, nella crescita e nell’identità finale di questo progetto, soprattutto considerando i vostri precedenti lavori insieme su Daredevil e Captain America alla Marvel?

Mark Waid – Non avrei potuto (e probabilmente nemmeno voluto) farlo senza Chris, che è il vero cuore pulsante di quel fumetto e del suo prossimo sequel, DYNAMIC DUOS. (Sì, torneremo per un’altra run di 12 numeri!) [La nuova maxi-serie è stata annunciata il 20 maggio sui social da Samnee n.d.r.]

È il progetto dei suoi sogni, ed è profondamente legato alla sua visione di come questi personaggi debbano apparire e del punto della loro carriera in cui si svolgono le avventure. Lui è un treno ad alta velocità e io sto semplicemente cercando di restare aggrappato.

Batman & Robin: Year One… pronti al suo sequel Dynamic Duos?

Parliamo di uno dei tuoi progetti più attesi del 2026, sbarcato finalmente anche in Italia: il crossover che riunisce due icone assolute del fumetto americano dopo cinquant’anni: Superman e Spider-Man. Hai scritto l’albo speciale per DC Comics, con i disegni di Jorge Jiménez.

Sono entrambi eroi amatissimi, entrambi vestono di rosso e blu e condividono un fortissimo senso di responsabilità. È stato difficile trovare il giusto equilibrio narrativo tra i due? Puoi raccontarci qualche retroscena sulla realizzazione di questo albo evento, attesissimo dai fan di entrambe le case editrici?

Mark Waid – Per me non è stato difficile affatto: adoro entrambi i personaggi e penso di essere piuttosto bravo a catturare le loro voci in modo naturale e spontaneo. La vera difficoltà è stata cercare di far stare tutto in appena 24 pagine! Dietro le quinte, vorrei avere storie più interessanti da raccontare, ma in realtà non ce ne sono molte: avendo una lunga esperienza nella scrittura di entrambi i personaggi, sia Marvel che DC mi hanno praticamente lasciato totale libertà, con pochissime note o restrizioni, cosa di cui sono molto grato.

Con The New History of the DC Universe ti sei trovato a raccontare l’intera storia dell’universo DC, dalle origini fino al presente, in poco più di 120 pagine distribuite in quattro numeri. Un’impresa che era già stata affrontata nel 1986 da due giganti del fumetto come Marv Wolfman e George Pérez.

Oltre ai circa quarant’anni di nuove storie che dovevano essere incluse, cosa vuole aggiungere questa nuova versione rispetto all’opera originale di Wolfman e Pérez? Lo spirito del progetto è rimasto lo stesso o si è evoluto nel tempo?

Mark Waid – Lo spirito è rimasto lo stesso, ma il fumetto è stato, su mia richiesta, molto più dettagliato fin dall’inizio. Amo ciò che Marv e George fecero, ma la loro era una visione molto più ampia e generale dell’universo DC, più sommaria e senza l’ulteriore peso di dover rendere conto di altri quarant’anni di crossover, reboot e storie che hanno stravolto la continuity.

Se dovevo fare questa cosa, volevo farla nel modo giusto ed entrare davvero nei particolari, ed è per questo che abbiamo realizzato le Appendici. In realtà, ho iniziato proprio da quelle, per poi estrarre i momenti più importanti da utilizzare nella sezione illustrata: questo mi ha aiutato a essere sicuro di non trascurare accidentalmente qualcosa o qualcuno. Naturalmente, questo ha significato anche un enorme lavoro di taglio e revisione: la prima bozza della prima Appendice era, incredibilmente, lunga circa 40 pagine dattiloscritte a spazio singolo!

Mark Waid ri-scrive la storia dell’Universo DC

 

Qual è stata la sfida più grande nel creare un’opera che attraversa più di ottant’anni di storia editoriale DC? Immagino sia stato un processo estremamente complesso e intenso, fatto di enormi ricerche, approfondimenti e di una profonda conoscenza personale del materiale. The New History of the DC Universe è il progetto più ambizioso e impegnativo che tu abbia mai affrontato per DC Comics?

Mark Waid – Assolutamente sì. Ma è stato anche un enorme lavoro d’amore, il genere di cosa che probabilmente avrei voluto fare anche da semplice fan di lunga data. Le parti più complicate sono state scegliere quali personaggi ed eventi mettere in evidenza, soprattutto nell’ultimo numero, dove c’era davvero tantissimo da coprire. Inoltre, con l’aiuto dei miei editor, ho dovuto fare alcune scelte interessanti per cercare di ricucire il più possibile la continuity.

Per esempio, questo ha significato aggiungere informazioni mai menzionate prima: sebbene l’origine più recente della Justice League dei tempi dei New 52 sia ora quella “ufficiale”, Cyborg era rimasto così gravemente ferito durante quell’avventura da essere fuori gioco fino alla nascita dei New Teen Titans. In questo modo poteva far parte di entrambe le squadre.

Un altro esempio riguarda Supergirl: volevamo riconoscere la sua morte in Crisis on Infinite Earths, ma allo stesso tempo spiegare il fatto che oggi sia di nuovo viva. Così abbiamo preso solo alcune parti della origin story di Supergirl di Jeph Loeb, quella in cui veniva reintrodotta come se non fosse mai esistita prima.

In quella storia Darkseid aveva un ruolo importante, quindi abbiamo unito le due continuity dicendo che fosse stato Darkseid a resuscitarla.

Non è la prima volta che lavori a un progetto “enciclopedico” di questo tipo: qualche anno fa hai raccontato l’evoluzione dell’universo Marvel in The History of the Marvel Universe. Il tuo metodo e il tuo approccio generale furono simili anche in quel caso, oppure The New History of the DC Universe ha richiesto una mentalità e una struttura differenti?

Mark Waid – Per quanto riguarda la “voce” che ho adottato come narratore onnisciente, l’approccio è stato molto simile. Ma nel progetto Marvel l’editor Tom Brevoort aveva già un team di ricerca che poteva fornirmi una traccia molto essenziale degli eventi da coprire. Restava comunque compito mio capire quando e come introdurre i vari personaggi e come spiegare quegli eventi. C’è però una grande differenza tra i due progetti: con la storia DC ho lavorato duramente per inserire in ogni numero informazioni completamente nuove, piccoli “easter egg” che potessero interessare anche i fan più accaniti.

Cover di The History of the Marvel Universe #1

Spostiamoci per un momento in casa Marvel. Negli anni precedenti al 2011, quando hai preso in mano la serie, Daredevil era stato scritto da autori come Brian Michael Bendis ed Ed Brubaker che, diciamolo chiaramente, avevano puntato moltissimo su un tono estremamente cupo per il Diavolo Custode. Poi sei arrivato tu e, insieme a Chris Samnee, siete riusciti a riportare Matt Murdock in una dimensione più “leggera”, mantenendo comunque un livello narrativo altissimo e tenendo i lettori completamente coinvolti (me compreso).

Come ci siete riusciti? Qual è stato il tuo approccio creativo quando hai iniziato a scrivere Daredevil, e quale linea guida ha sostenuto la tua run per quattro anni? P.S.: Dai, quel maglione natalizio con scritto “I’m not Daredevil” è leggendario! [Domanda di Rossano D’Angelo n.d.r.]

Mark Waid – Vorrei prendermi il merito del maglione, ma quella era una battuta dell’editor Steve Wacker. (Così come la frase “Guarda mamma! È Batman rosso!”, che ci fecero togliere dalle edizioni raccolte.)

Quando Steve mi contattò, lavoravamo insieme da abbastanza tempo alla DC perché lui conoscesse i miei punti di forza. Sapeva anche che la Marvel era interessata, almeno per un periodo, a riportare Daredevil alle sue radici da supereroe e a renderlo meno un fumetto crime noir. Era perfetto per me: adoravo gli elementi noir e l’oscurità della serie, ma non sono il tipo di autore che riesce a scrivere bene quel genere di cose. Inoltre, mi sembrava che praticamente tutti quelli che avevano scritto Daredevil a lungo dopo che Frank Miller aveva reinventato il personaggio stessero seguendo le sue orme, e questo non mi interessava. Mi sembrava un limite: nel migliore dei casi sarei stato semplicemente “non bravo quanto Frank”.

Mi irrita ancora un po’ quando alcuni lettori definiscono la nostra versione “sciocca” o “cartoonesca”. Era comunque una serie molto oscura, accidenti. Basta rileggerla. Foggy ha il cancro. Il corpo del padre di Matt viene rubato. Daredevil trova una stanza piena di teste mozzate. E così via. A Matt succedevano le stesse cose orribili di prima: l’unica differenza era nel modo in cui sceglieva di affrontarle.

Il principio guida, il tema portante di tutta la run, è sempre stato la depressione. Non ho un ego così grande da voler trasformare personaggi consolidati in versioni di me stesso, quindi cerco sempre di non inserire troppo di me nelle storie. Però, essendo una persona che convive con una forte depressione da tutta la vita, per me era evidente che, se fossi stato un medico, quella sarebbe stata la diagnosi di Matt Murdock. Così, soprattutto nella seconda metà della run, quell’aspetto è emerso in primo piano e ho attinto molto dalle mie esperienze personali: mi ha aiutato a comprendere Daredevil in un modo che non avevo mai considerato prima.

Scrivi supereroi DC e Marvel da molti anni. Col tempo una persona cresce, matura, cambia prospettive e impara dalle proprie esperienze, e credo che tutto questo finisca inevitabilmente nel proprio lavoro creativo. Pensi che il tuo approccio nello scrivere personaggi come Superman, Batman e Capitan America, così come il tuo modo di affrontare nuove storie che li coinvolgono, sia cambiato nel corso degli anni e delle diverse fasi della tua vita?

Mark Waid – Non so davvero se sia cambiato. Alla fine tutto si riduce al rapporto molto speciale e unico che ho con questi personaggi: penso a loro e fanno parte della mia vita da quando avevo quattro anni. Mi sembra di conoscerli meglio della mia stessa famiglia o dei miei amici più stretti, e anche se la mia vita ha attraversato fasi molto diverse, alla fine scrivere fumetti è una gioia così costante per me che quelle fasi non emergono davvero, o almeno non emergevano.

Per essere brutalmente onesto, ultimamente sto facendo un po’ fatica a scrivere supereroi. Ho sempre creduto che il bene fosse più forte della forza stessa e che i valori e l’etica di questi personaggi fossero qualcosa a cui aspirare, ma dal 2016 ampie fasce dei miei concittadini americani hanno dimostrato ripetutamente di considerare quei valori stupidi e deboli. Siamo diventati una nazione di bulli, in cui i cattivi hanno, almeno per ora, vinto.

Sapere questo rende difficile, a volte, alzarsi la mattina e trovare l’ottimismo necessario per scrivere supereroi. Ma continuo a resistere finché posso, sperando che questo Paese riesca in qualche modo a ritrovare la propria strada.

Ultima domanda: dopo Superman/Spider-Man, puoi darci qualche indizio su dove ti vedremo prossimamente?

Mark WaidBatman & Robin: Year One Dynamic Duos! E oltre a quello, per il momento resto concentrato su Justice League Unlimited, Action Comics e World’s Finest. Lavoro senza sosta da quasi due anni e, anche se ci sono altri progetti che non vedo l’ora di affrontare, in questo momento voglio solo rilassarmi un po’.

Grazie mille, Mark, per il tuo tempo e per aver risposto alle nostre domande con le tue incredibili risposte!


Mark Waid: Biografia

Mark Waid è un autore bestseller del New York Times, le cui opere sono state tradotte in innumerevoli lingue in tutto il mondo. Nel corso dei suoi quasi quarant’anni di carriera nel settore dei fumetti, Mark ha creato personaggi e storie per Batman, Superman, Spider-Man, gli Avengers, gli X-Men, Iron Man, Wonder Woman, Daredevil e praticamente ogni altro franchise di successo su tutte le piattaforme mediatiche.

Kingdom Come, da lui creato per la DC Comics, è diventato uno dei graphic novel più venduti della storia. Molte delle trame e dei personaggi che ha scritto e creato durante i suoi otto anni di lavoro sui fumetti di The Flash sono presenti ogni settimana nell’omonima serie televisiva di successo. Ha scritto e curato oltre 2.000 titoli a fumetti e ha ricevuto tutti i principali premi del settore.

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Spider-Man e Superman: amici e alleati nel crossover dell’anno tra Marvel e DC

Spider-Man e Superman tornano, a distanza di 50 anni, protagonisti di un nuovo crossover tra Marvel e DC che sta per arrivare anche in Italia

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Superman e Spider-Man sono due supereroi che fanno parte dell’immaginario di chiunque. O quasi.

Quanti bambini durante l’arco della sua infanzia hanno fantasticato infinite avventure con l’action figure dell’uno o dell’altro eroe? Alcuni di quei bambini oggi sono cresciuti e continuano a coltivare la passione verso i due eroi dal costume rosso e blu, sognando di volare come Superman o di volteggiare tra i grattacieli di New York come Spider-Man.

L’Uomo d’Acciaio e il Tessiragnatele godono di una popolarità talmente vasta, che solo pochi altri supereroi al mondo (Batman?) possono vantare.

Con quei colori che hanno in comune, rosso e blu, quel senso di innata giustizia e responsabilità che li contraddistingue, i due personaggi sono gli ambasciatori di DC Comics (Superman) e Marvel (Spider-Man) nonché i supereroi pionieristici insieme al Cavaliere Oscuro ad avere intrapreso la strada del cinema prima ancora che venisse coniato il termine ‘cinecomics‘.

Con ogni probabilità se facessero parte dello stesso universo, Clark Kent e Peter Parker sarebbero degli ottimi amici e colleghi nella vita di tutti i giorni. Nonché una squadra da ‘world’s finest heroes’ quando indossano gli abiti da supereroe. Ma così non è.

Però, grazie all’unione delle forze di Marvel e DC Comics, tutto ciò è stato reso possibile con le Big Two che hanno replicato l’esperimento dell’anno scorso tra Deadpool e Batman, dando vita a un altro incredibile crossover che vede protagonisti questa volta proprio Superman e Spider-Man.

Se vogliamo essere sinceri fino in fondo, i due albi che hanno visto Batman e Deadpool insieme, sono state due ottime mosse commerciali, ma da cui ci si aspettava qualcosa di più oltre alle belle tavole di Greg Capullo e Dan Mora, artisti delle storie principali, coadiuvati da altri grandi autori che si sono occupati delle storie brevi.

Ma Zeb Wells, prima, e Grant Morrison, dopo, non hanno fatto centro confezionando due trame poco intriganti che difficilmente verranno ricordate come tra le migliori storie crossover tra DC e Marvel.

Le due case editrici, però, ci hanno voluto riprovare con altri due grandi calibri, confezionando due albi extralarge contenenti una storia lunga e alcune short stories.

Il primo edito da DC Comics intitolato Superman/Spider-Man, vede ai testi della storia principale un veterano come Mark Waid e ai disegni un grandissimo (e emozionatissimo) Jorge Jimenez.

Il secondo albo pubblicato questa volta da Marvel, dal titolo Spider-Man/Superman, ha come sceneggiatore un altro grande storyteller come Brad Meltzer, autore che ci ha regalato in passato storie molto emozionanti e introspettive, e Pepe Larraz, l’artista di punta dell’attuale ciclo ragnesco (insieme a John Romita Jr.).

2 scrittori americani e 2 disegnatori spagnoli, ovvero 4 superstar del fumetto contemporaneo, che hanno dato vita a due incontri epici tra gli eroi più famosi di sempre.

Insieme a loro, altrettanti importanti team creativi che si sono occupati delle storie brevi che completano i due albi: su Superman/ Spider-Man troviamo storie di Tom King e Jim Lee, Matt Fraction e Steve Lieber, Gail Simone e Belén Ortega, mentre su Spider-Man/Superman tra gli altri vi sono Dan Slott e Marcos Martin, Jason AaronRussell Dauterman, Brian Michael Bendis e Sara Pichelli come team creativi d’eccezione.

E non va dimenticata l’infinita lista di artisti che hanno preso parte alle numerose cover variant celebrative di entrambi gli albi.

Ma da cosa nasce l’idea di un nuovo crossover tra Superman e Spider-Man? Per saperlo bisogna tornare indietro nel tempo di qualche anno… per l’esattezza di 50 anni tondi.

Il primo crossover Marvel /DC Comics della storia è… Superman/Spider-Man!

Stati Uniti, 1976. Nell’anno che vede l’elezione di Jimmy Carter come presidente degli USA, Marvel e DC Comics devono affrontare un periodo di importante calo di vendite. Carmine Infantino e Stan Lee, rispettivamente i capi di DC Comics e Marvel Comics, cercano di scuotere il mercato con qualcosa di inedito e di trasgressivo allo stesso tempo: unire i loro personaggi più iconici in un unico fumetto. Con un titolo che campeggia sulla copertina “La Battaglia del Secolo” Superman e Spider-Man si ritrovano per la prima volta nella storia dei comics, insieme.

Su storia del compianto Gerry Conway, scomparso recentemente, e con le matite di Ross Andru, i due supereroi uniscono le forze per sconfiggere i rivali di sempre, Lex Luthor e Dottor Octopus.

Questo primo albo, inaugura una serie di collaborazioni tra DC e Marvel che vedrà avvicendarsi diversi eroi e autori, nel corso degli anni che daranno origine ai team-up più improbabili sino ad arrivare ad ‘amalgamarli’ (se vi interessa l’argomento, fatemelo sapere e ne parlerò in uno speciale dedicato…).

Ma questo albo di Superman e Spider-Man viene ancora oggi ricordato per essere stato il primo e più importante crossover di sempre tra Marvel e DC.

E non è un caso che a distanza di ben 50 anni, le due case editrici un po’ per commemorare la prima collaborazione, un po’ perché albi di questo genere sono sempre grandi fonti di guadagno, hanno pensato di far incrociare nuovamente le strade all’Amichevole Spider-Man di quartiere e all’Azzurrone.

Superman/Spider-Man #1: un tandem più classico e supereroistico

Mark Waid è un fuoriclasse dello storytelling, e alza ulteriormente il livello quando si tratta di scrivere avventure dedicate ai supereroi delle Major. L’autore statunitense ha praticamente firmato storie su tutti gli eroi di Marvel e DC Comics e, da qualche anno, è una delle colonne portanti della casa editrice di Burbank.

Con Superman/Spider-Man: Verità, Giustizia e Grande Responsabilità punta su un team-up dal sapore classico: una trama lineare e divertente, con villain storici animati da malvagità e brame di conquista, che riesce a bilanciare bene lo spazio riservato a entrambe le star dell’albo.

Chi conosce il lavoro di Mark Waid potrà ritrovare parte delle atmosfere di Batman/Superman: I migliori del mondo, con la differenza che al posto di Batman troviamo, per l’appunto, Spider-Man: un personaggio decisamente meno cupo del Cavaliere Oscuro, capace di portare energia e umorismo nella coppia e che, a mio parere, si integra meglio con la personalità di Superman. E il Ragno, in un paio di occasioni, “gioca” e punzecchia l’Uomo d’Acciaio sul fatto che sia molto meno impaziente con lui rispetto a quando fa squadra con Batman.

La scelta dei nemici affonda le radici nella classicità dei cast dei due personaggi: Brainiac, per quanto riguarda Superman, e il Dottor Octopus, storico villain di Spider-Man già protagonista del primo celebre incontro del 1976. I due uniscono le forze e si rivelano antagonisti perfetti per una storia incentrata sul tentativo di impiantare un virus nella mente degli esseri umani. Peter Parker e Clark Kent per conto del Daily Bugle e del Daily Planet, sono sulle tracce di un dispositivo rubato proprio dai due criminali. Dall’indagine giornalistica al cambio d’abito per indossare mantello e spara ragnatele, il passo è breve.

La storia si rivela davvero divertente ed entusiasmante, con quel sapore da team-up ‘old school‘.

Come già accaduto per Batman/Deadpool, DC Comics affida il comparto grafico a un talento cristallino, ovvero il suo miglior disegnatore attualmente in forza alla casa editrice: Jorge Jiménez. L’artista spagnolo non vedeva l’ora di mostrare ai fan il risultato finale di Superman/Spider-Man, e il suo entusiasmo si è rivelato davvero contagioso. Il risultato? Tavole dalle inquadrature cinematografiche, dinamiche e mozzafiato.

Jorge Jimenez al debutto di Superman/Spider-Man#1, decide di promuovere l’albo sui social così

Il disegnatore dell’attuale run di Batman ha lasciato intendere più volte che questo progetto rappresentasse uno dei lavori più importanti della sua carriera, anche solo per la possibilità di affiancare Superman a un eroe altrettanto iconico come Spider-Man.

L’omaggio a diversi artisti della storia editoriale di Spidey, come Steve Ditko o John Romita Jr., è rimarcato in più occasioni e si nota in particolare in una scena dell’albo in cui il Ragno solleva un intero cumulo di macerie, dimostrando grande conoscenza e rispetto per il personaggio da parte dell’artista. E come potrebbe essere altrimenti.

La sensazione di chi legge, e leggerà, questa storia è che i due autori si siano divertiti a loro volta moltissimo nel realizzare Verità, Giustizia e Grande Responsabilità. E quando a divertirsi sono gli autori stessi, difficilmente l’albo si presenta come piatto e insipido. Superman/Spider-Man è esattamente l’opposto: fresco e leggero e il lettore non può fare altro che gioire e sorridere davanti a una lettura come questa.

Chiudono l’albo una serie di storie brevi che impreziosiscono ulteriormente un albo già di per sé molto buono grazie all’avventura principale. Queste short stories, come detto, vedono protagonisti diversi super-team creativi e personaggi che fanno parte dei mondi di Superman e Spider-Man. Senza entrare troppo nello specifico, una in particolare mi ha colpito: Il Ponte, di Jeff Lemire e Rafa Sandoval, con protagonisti Zio Ben e Pa’ Kent, che dimostrano come i loro figli adottivi siano diventati eroi soprattutto grazie ai valori trasmessi dai due padri. Una piccola chicca d’autore.

Spider-Man/Superman #1: Perchè fai tutto questo?

Quando ho letto il nome di Brad Meltzer in copertina, mi ha particolarmente stupito la scelta dell’autore a cui Marvel ha affidato la storia principale di Spider-Man/Superman: La nostra Kriptonite. Meltzer è infatti un grandissimo sceneggiatore che, però, ha legato gran parte della propria carriera a DC Comics, firmando alcune storie memorabili.

Poi ho capito il motivo: il suo modo di entrare nell’intimità dei personaggi, quasi a psicanalizzarli, e di tirarne fuori il meglio è perfetto sia per Spider-Man sia per Superman.

La trama ha una connotazione più seria rispetto a quella di Waid e, almeno nelle prime pagine, trasmette anche un forte senso claustrofobico. Spider-Man e Superman sono intrappolati sotto New York, con tonnellate di macerie sopra le loro teste, quando da una fessura arriva una bomba-zucca che, esplodendo, sprigiona della Kriptonite. L’Uomo d’Acciaio è impotente e tutto ricade letteralmente sulle spalle di Spider-Man, compreso il manto stradale che grava sopra entrambi.

Ed è qui che la storia comincia davvero a ingranare. Quello che nasce è un dialogo sincero tra gli uomini oltre la maschera, tra Peter e Clark, con il secondo che pone a Spidey una domanda apparentemente semplice, ma pesante quanto il macigno che incombe sui due eroi:

Why do you do it? (“Perché lo fai?”)

Meltzer spoglia gli eroi dei loro costumi e li costringe a un faccia a faccia in cui si mettono a nudo, confidandosi sui motivi che spingono entrambi a fare “quello che fanno”. Ed è proprio questo confronto a saldare ulteriormente la loro amicizia.

C’è spazio anche per la pura azione che un lettore di comics si aspetta, ovvero lo scontro con le nemesi della storia, gli spietati Green Goblin e Lex Luthor (e anche un certo simbionte alieno…), che però rimangono volutamente (per scelta di Meltzer) sullo sfondo per lasciare maggiore spazio al rapporto tra Superman e Spider-Man, fino a un finale davvero toccante ed emozionante che coinvolge Clark, Peter e le rispettive famiglie.

Le matite di Pepe Larraz, probabilmente al massimo della sua maturità artistica in questo momento, si esaltano ancora di più nelle scene d’azione, con splash page spettacolari che confermano come sia ormai entrato, in pochissimo tempo, nel gotha dei migliori artisti di sempre di Spider-Man.

E con Superman non fa assolutamente rimpiangere il collega Jorge Jiménez. La vera sfida da Marvel e DC, si consuma tra i due artisti a colpi di talento.

Anche in Spider-Man/Superman trovano spazio diverse storie brevi di livello. Tra queste spicca, almeno a mio avviso, Metropolis Marvels di Dan Slott e Marcos Martín, in cui Spider-Man Noir se la deve vedere con il Superman del 1938 in una mini-avventura pulp davvero divertente, con tanto di omaggio a Steve Ditko e alla storica copertina di Amazing Fantasy #15 — anche se, questa volta, al posto di Spidey c’è Superman.

Tra le storie che completano l’albo, una menzione speciale la merita L’unica cosa…, che segna il ritorno del celebre team creativo di Miles Morales: Spider-Man: Brian Michael Bendis e Sara Pichelli.

Variant cover di Spider-Man/Superman #1 di Sara Pichelli.

Marvel e DC riescono ancora a trasmettere quel ‘sense of wonder’

Se il crossover tra Batman e Deadpool mi aveva decisamente deluso, il team-up tra Superman e Spider-Man è stata una lettura sorprendente.

In un mercato dei comics come quello attuale, dove operazioni di questo tipo solitamente si concentrano più sul risultato economico che sul contenuto, Superman/Spider-Man #1 e Spider-Man/Superman #1 sono due albi intelligenti, realizzati per presentare nelle poche pagine a disposizione le caratteristiche principali e le qualità dei due supereroi protagonisti anche a chi non li conosce, attraverso storie fresche e divertenti.

Sono due speciali in cui Marvel e DC Comics dimostrano di ricordarsi ancora come si trasmette quel “sense of wonder” ai lettori, qualcosa che un tempo era più facile trovare nei loro albi.

E lo fanno affidandosi a grandi autori e artisti che applicano poche semplici regole: conoscenza accurata dei personaggi e passione. E anche un po’ di emozione e responsabilità, perché credo che essere scelti per scrivere o disegnare una storia con protagonisti Superman e Spider-Man sia come arrivare in nazionale per un calciatore: una volta lì, bisogna dare il massimo.

Ed è forse anche questo che rende grandi supereroi come Spider-Man e Superman: eroi in cui ognuno cerca sempre il meglio.

Perché ogni volta che si apre un loro albo, ogni lettore si aspetta di vivere grandi avventure, di volare insieme a Superman o di tessere tele insieme a Spider-Man. O, come capita in questi due speciali, di fare entrambe le cose insieme. Speriamo di non dover attendere altri 50 anni per un altro incontro tra i due!

Superman/Spider-Man #1 arriverà in Italia grazie a Panini Comics il 21 maggio mentre Spider-Man/Superman #1 uscirà a giugno!

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