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Rafa Sandoval, l’artista che ha rinnovato Superman rendendolo… Assoluto
Durante la Milan Games Week abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Rafa Sandoval, apprezzato artista spagnolo e attuale disegnatore di Absolute Superman
Immaginate di essere uno dei talenti della DC Comics e vi dicono “dobbiamo rinnovare il mito di Superman e deve essere qualcosa di mai visto“. Quanti andrebbero in difficoltà, desistendo da quella che risulta un’impresa impossibile? Probabilmente tanti, ma non Rafa Sandoval.
L’artista di Granada è l’artefice, insieme allo scrittore Jason Aaron, della nascita di un nuovo corso per l’Uomo d’Acciaio… un Superman Assoluto (non a caso la testata si intitola Absolute Superman).
Con il suo tratto dinamico, Rafa non solo sta contribuendo a ridefinire il personaggio dell’Azzurrone, ma ha ricreato visivamente un intero universo narrativo intorno a Kal-El, partendo dal suo pianeta natale, Kripton, mai, prima d’ora, esplorato così in profondità come sta facendo attualmente l’artista nella serie Absolute Superman.
Ospite alla Milan Games Week 2025, Rafa Sandoval ci ha concesso alcuni minuti per parlarci di quello che è stato il processo creativo che ha portato alla nascita di Absolute Superman, raccontandoci anche le difficoltà che ha riscontrato agli inizi e anche quanto gli piaccia disegnare alcuni personaggi, così come empatizzi meno con altri.
Su PopCorNerd, Rafa Sandoval, l’artista che ha reso Superman… Absolute!
Rafa Sandoval si racconta: il suo Superman, simbolo di speranza e lotta
PCN: Ciao Rafa, grazie mille per averci dedicato un po’ del tuo tempo e benvenuto su PopCorNerd! Sei senza ombra di dubbio uno dei disegnatori del momento in casa DC Comics, essendo il disegnatore regolare di Absolute Superman, una delle testate di punta. Ma all’inizio della tua carriera hai lavorato principalmente per Marvel, soprattutto su storie ambientate nel primo Ultimate Universe. Che cosa puoi raccontarci di quel periodo?
Rafa Sandoval: Beh, per me quel periodo, considerando che ero piuttosto agli inizi della mia carriera, è stata una vera e propria fase di apprendimento. È stato quello che definirei il percorso necessario per diventare l’autore che, più o meno, sono oggi. È stato un continuo imparare: commettere errori, capire come risolverli, capire come essere più efficiente in generale… È stato imparare davvero cosa significa essere un autore e come affrontare i problemi.

Ultimate Hawkeye by Rafa Sandoval
PCN: Arriviamo a Absolute Superman. Immagino la scena: la DC ti chiama e ti dice “Disegnerai Absolute Superman, e a scriverlo ci sarà Jason Aaron”. È andata (quasi) così? E soprattutto: quali sono state le tue prime sensazioni quando hai saputo che avresti disegnato Superman e che saresti stato affiancato da un autore come Aaron?
Rafa Sandoval: [risata n.d.r.] Più o meno è andata proprio così. Inizialmente me lo hanno proposto e io ho accettato perché ero in attesa di un nuovo progetto. Non avevo un incarico fisso su cui lavorare in quel momento; me lo hanno offerto e l’idea mi è piaciuta subito. E poi considerando che lo sceneggiatore sarebbe stato Jason Aaron, di cui sono un grandissimo fan, quello ha pesato per il 60% sulla decisione. Per il resto, si tratta di Superman, che tra l’altro è anche il mio personaggio preferito, quindi il “sì” era praticamente scontato.

Absolute Superman: l’Uomo d’Acciaio del nuovo millennio
PCN: Su Absolute Superman hai realizzato un vero restyling del costume di Kal-El: il mantello, il colore del costume, i poteri, e persino la “S” enorme sul petto, che sembra quasi voler sottolineare quale sia la sua missione e, al contempo, intimorire i nemici. Come è nato il nuovo costume di Absolute Superman?
Rafa Sandoval: Ho iniziato a lavorare sul design partendo da un modello di Rafael Albuquerque che mi aveva fornito DC.

Gli studi iniziali di Rafael Albuquerque
Il mio compito era rifinirlo, capire meglio l’idea della redazione, ciò che volevano Jason e gli editor. Per me era fantastico poter ridisegnare il personaggio, ma allo stesso tempo mi preoccupava molto, perché si trattava di un personaggio estremamente conosciuto. Probabilmente Superman è il personaggio più famoso da quando esistono i supereroi, e questo mi metteva ansia.
Quindi ho proposto una riunione in cui fossimo tutti presenti per chiarire i dubbi: non sapevo se stavo andando nella direzione giusta. Dopo quella riunione, in cui tutte le mie perplessità sono state sciolte, ho potuto lavorare sul design in modo più sereno e ho capito davvero l’idea generale. Da lì è stato più semplice, anche se avevo sempre molto chiaro un punto: creare qualcosa di nuovo, ma che fosse comunque riconoscibile come Superman.
Dovevi poter vedere elementi diversi dal Superman classico, ma allo stesso tempo capire subito che era lui, perché alcuni tratti iconici dovevano essere mantenuti. Una volta chiarito questo, ho proseguito il lavoro e tutto è filato liscio. Per me è stato davvero un onore poter ridisegnare il personaggio.
PCN: Il Superman classico è simbolo di speranza e incarna principi morali molto saldi. Che tipo di Superman è il tuo Kal-El? Incarna ancora la speranza?
Rafa Sandoval: Beh, speranza e lotta. Considera che proviene da una famiglia che, sul suo pianeta, era in qualche modo disprezzata e che faceva parte della classe più bassa. Era considerata “il peggio del peggio”. Non era facile per loro vivere sul loro stesso pianeta. E viene da lì. Ciò che adoro di questa nuova versione è che hanno preso un personaggio che non fa parte dell’élite. È un eroe, un combattente, un sopravvissuto. È un eroe perché deve sopravvivere e deve lottare. È questo ciò che mi affascina di lui.

PCN: Nei primi numeri, Absolute Superman si concentra sul passato su Krypton, un pianeta molto diverso da quello raccontato nell’universo DC classico. Per la prima volta viene esplorato davvero anche dal punto di vista dell’architettura, dei costumi, della tecnologia. Quali sono state le maggiori difficoltà nel creare da zero questa nuova Krypton?
Rafa Sandoval: È stato difficile perché ho lavorato un po’ contro il tempo. Cioè, avevo tempo, ma non così tanto. All’inizio è stato complicato, ma dopo varie riunioni in cui volevo chiarire alcuni punti, ho preso una decisione. Ne abbiamo parlato e all’editore è sembrata una buona idea: creare un mondo diverso, con una tecnologia diversa, ma non troppo diversa dalla nostra. Perché? Perché l’intenzione era creare un mondo inquinato, con classi sociali molto definite e simile alla Terra.
La mia intenzione era mostrare una tecnologia superiore a quella terrestre, ma non radicalmente differente, qualcosa di simile al futuro della Terra. Così, quando Superman sarebbe arrivato qui, sulla Terra, non ci saremmo chiesti come avrebbe fatto ad adattarsi: si sarebbe adattato perché tutto gli sarebbe risultato comprensibile. Arrivava sulla Terra e vedeva chi lavorava nelle miniere, che tecnologia veniva usata, e capiva che anche qui non si trattava di una tecnologia “pulita”.
Quindi abbiamo creato una tecnologia sporca, grezza, molto squadrata, senza linee morbide, senza lucidature, senza cristalli splendenti… niente di tutto ciò. Molto artificiale. Se mettessi un edificio di quella Krypton in un bosco o una foresta, sarebbe come un pugno in un occhio e stonerebbe.

Il pianeta Kripton di Absolute Superman
PCN: Da cosa hai tratto ispirazione per le caste e i costumi dei Kryptoniani?
Rafa Sandoval: Per i costumi dell’élite volevamo linee chiare, pulite, design voluminosi che rappresentassero immediatamente la tipologia di casta. Ho cercato ispirazione nella moda più appariscente e sfarzosa possibile, mescolata con qualche idea presa dai videogiochi.
Per i vestiti della casta più bassa, invece, ho cercato abiti da lavoro: cose molto pratiche, che non devono essere belle o eleganti. Devono farti pensare: “Questa persona sta lavorando”. Perché sì, quella era l’idea.

PCN: Jason Aaron ha detto in un’intervista che, rileggendo le vecchie storie di Siegel e Shuster e riflettendo sul perché avessero creato il personaggio in quel modo, si è sentito come se stesse “ricreando” Superman nel 2024. Pensi che abbia ragione? Ti senti un po’ lo Shuster del 2024/25?
Rafa Sandoval: Non mi piace paragonarmi a nessuno. Però, con le doverose premesse e distanze, direi di sì, più o meno. Perché è una vera e propria creazione, un’innovazione. Le persone sono abituate alla stessa storia di sempre: il piccolo Superman spedito dai genitori sulla Terra… E creare questa storia, che si allontana da quella tradizione, per me è appassionante.
Io stesso sto ancora scoprendo il personaggio mentre lavoro su di lui. A volte penso: se dovessi sopportare la distruzione del mio pianeta, della mia famiglia, e poi vivere in un altro mondo dove nessuno ti comprende o sa cosa ti è successo… credo che una mente in quella situazione sarebbe totalmente devastata, frantumata. E la storia di Superman, in questa serie, riguarda proprio il ricostruire tutto quel dolore e diventare una persona completa.
Amo molto questa visione.

PCN: Qual è stato il personaggio che ti ha divertito di più disegnare, e quale invece ti ha dato più difficoltà? (Krypto compreso!)
*ATTENZIONE SPOILER SU ABSOLUTE SUPERMAN #5
Rafa Sandoval: Oh, beh, Krypto lo adoro. Nel numero cinque è stata dura perché il pianeta esplode, muoiono i genitori… e muore anche lui. E mi è spiaciuto molto, perché era un personaggio con cui mi divertivo davvero e mi piaceva disegnarlo.
Oltre a Krypto, il personaggio con cui mi diverto di più, perché mi fa passare bei momenti, è Jimmy Olsen. È molto comico, dà un tocco di umorismo alla storia e mi piace perché mi permette di cambiare completamente registro. Fare pagine molto serie e poi passare a qualcosa di comico… mi piace questa alternanza. E naturalmente mi piace molto anche Superman.
Quello che meno… non è che non mi piaccia, ma forse mi risulta un po’ più difficile a entrare in sintonia è Lois Lane. Ho fatto fatica a “trovarla”. Spesso ci vuole un po’ per cogliere l’essenza di un personaggio, e quella con cui ho faticato di più è stata Lois. Però è normale…

PCN: Abbiamo terminato! Grazie ancora molto per il tuo tempo Rafa e alla prossima.
Rafa Sandoval: Grazie mille a voi. Ciao!
Rafa Sandoval: biografia

Rafael “Rafa” Sandoval è nato a Granada, in Spagna, nel 1975.
Il suo esordio nel fumetto avviene nel 2007: lavora per Marvel Comics, contribuendo a serie come Adventures: Iron Man, Avengers, X-Men, Captain America, Wolverine e Hulk, e per Valiant Comics con titoli come X-O Manowar e Harbinger. Nel 2015 pubblica per l’editore francese Le Lombard il volume The Prometheans, edito in Italia da Panini Comics con il titolo I figli di Prometeo – Riunione di Famiglia.
La sua carriera decolla però con DC Comics, con cui inizia a collaborare nel 2014. Per la casa editrice di Superman, Batman e Wonder Woman realizza alcune tra le più apprezzate gestioni di The Flash e Hal Jordan and the Green Lantern Corps, grazie al suo stile dinamico e dettagliato. Tra i suoi lavori più recenti figurano Teen Titans Academy, Suicide Squad, Black Adam e l’evento Crisi Oscura sulle Terre Infinite, in cui firma anche Justice League #75 – The Death of the Justice League, numero in cui il celebre supergruppo di eroi incontra il proprio destino dando il via all’evento. Dopo aver lavorato come disegnatore di Action Comics, Sandoval è oggi al lavoro su Absolute Superman, sui testi di Jason Aaron.
Comics
Mirage Comics porta in Italia Star Trek: Godshock
Mirage Comics porta in Italia Star Tek: Godshock di Collin Kelly, Jackson Lanzing e Ramon Rosanas. Disponibili diverse edizioni: cover regular, variant e ultravariant
STAR TREK: GODSHOCK
IN ITALIA CON MIRAGE COMICS TUTTE LE NUOVE STORIE
Mirage Comics pubblica l’attesissima saga che rivoluziona l’universo di Star Trek. Sceneggiatura di Collin Kelly e Jackson Lanzing, disegni di Ramon Rosanas. In uscita a giugno 2026 con tre edizioni da collezione
Mirage Comics è orgogliosa di annunciare l’arrivo in Italia di Star Trek: Godshock, la saga che ha ridefinito l’universo della Flotta Stellare per una nuova generazione di lettori. Pubblicato negli Stati Uniti da IDW Publishing e acclamato dalla critica internazionale, Star Trek: Godshock segna il ritorno della saga leggendaria in avventure tute nuove che mescolano azione spaziale, filosofia e il DNA visionario che ha reso Star Trek un fenomeno culturale da sessant’anni. La serie Godshock è stata candidata come Miglior Serie a Fumetti del Comic Con di San Diego e candidata agli Eisner Awards come Miglior Nuova Serie e Miglior Numero Singolo (Star Trek #400). Il preordine si aprirà sul sito web il 6 giugno; i volumi saranno disponibili dal 26 giugno.
UNA STORIA CHE RIDEFINISCE L’ULTIMA FRONTIERA
Creato da Gene Roddenberry, Star Trek ha attraversato generazioni ispirando milioni di persone con la sua visione di un futuro dove l’umanità supera i propri limiti attraverso esplorazione, conoscenza e solidarietà. Star Trek: Godshock raccoglie questa eredità e la proietta in una dimensione narrativa contemporanea, dove le grandi domande filosofiche dell’universo Trek incontrano un ritmo cinematografico mozzafiato. La serie, composta attualmente da 32 numeri, è ancora in corso di pubblicazione negli USA.
La saga prende il via con “A Perfect System”, pubblicato nel numero speciale Star Trek #400, e prosegue attraverso sei capitoli (Star Trek #1-6) che vedono la nuova USS Theseus affrontare una minaccia che metterà alla prova non solo le capacità della Flotta Stellare, ma i valori stessi su cui si fonda.
La storia è ambientata tra le serie tv Star Trek: Voyager e Star Trek: Nemesis ed è anche, in un certo senso, un sequel di Star Trek: Deep Space Nine.
Il cast è davvero impressionante. Oltre a Benjamin Sisko e a suo figlio Jake (dalla serie tv Deep Space Nine), a formare l’equipaggio della Theseus ci sono i comandanti Data e la dottoressa Beverly Crusher (da Star Trek: The Next Generation), il tenente Tom Paris (da Star Trek: Voyager) e addirittura il capitano Montgomery Scott (da Star Trek: The Original Series), insieme a nuovi personaggi che riescono a lasciare il segno, come l’andoriana Kira e T’Lir, un vulcaniano molto interessante. Inoltre compare anche Worf (sempre da Star Trek: The Next Generation), prima che la sua storia prosegua nello spin-off Star Trek: Defiant.
La trama segue Sisko, rimandato sulla Terra — o meglio, nell’universo principale — dai Profeti, dopo che questi scoprono che alcune entità divine stanno venendo uccise da una fonte sconosciuta. È una storia estremamente immersa nella mitologia di Star Trek: se siete grandi appassionati della saga, probabilmente la amerete. Gli autori tirano fuori tutto il possibile dal vastissimo universo narrativo di Star Trek, inserendo riferimenti e richiami continui, ma senza mai risultare fuori luogo. Tutti questi elementi e personaggi hanno infatti un ruolo concreto nella trama e contribuiscono davvero alla storia.
I villain sono chiamati “Red Path” e sono guidati da Kahless II, il clone di Kahless, una figura religiosa e storica importante per la razza Klingon apparsa nelle serie Classica e The Next Generation.
Il fumetto costruisce anche il terreno fertile per un grande evento chiamato Day of Blood, una sorta di maxi-evento narrativo di Star Trek che sarà oggetto di una prossima pubblicazione. Ecco qualche pagina in anteprima del primo volume!
UN DREAM TEAM CREATIVO DI LIVELLO MONDIALE
SCENEGGIATURA
Pubblicata negli Stati Uniti a partire dal 2022, Star Trek: Godshock è scritta da Collin Kelly e Jackson Lanzing, autori di altissimo profilo del panorama fumettistico internazionale. Collaborano da oltre un decennio, scrivendo per le maggiori case editrici come Marvel (Captain America: Sentinel of Liberty, Guardiani della Galassia, Kang il Conquistatore), DC Comics (Batman Beyond: Neo-Year, Outsiders, Grayson e One Bad Day: Clayface) e IDW Publishing.
Con Star Trek portano la loro capacità di bilanciare introspezione, azione e costruzione di mondi credibili. Sono gli architetti del rilancio moderno dei fumetti di Star Trek, curando la serie ammiraglia vincitrice di nomination agli Eisner e lo spin-off Star Trek: Defiant, di una prossima pubblicazione.
DISEGNI
Ramon Rosanas è un artista di riferimento per titoli come Astonishing Ant-Man, Star Wars e Captain America, Rosanas porta su Star Trek il suo tratto pulito, cinematografico e ricco di dettaglio, perfetto per dare vita all’epica spaziale e ai momenti di intimità dell’ equipaggio. È senza dubbio un solido professionista, capace sia nelle scene d’azione più concitate come nei momenti nei quali è richiesta una presenza più recitata dei protagonisti.
Completano il team:
- Oleg Chudakov, Joe Eisma, Erik Tamayo (artisti guest capitoli 2-5)
- Lee Loughridge (colori)
- Clayton Cowles (lettering originale)
TRE EDIZIONI DA COLLEZIONE
Mirage Comics porta Star Trek: Godshock in Italia con un’edizione curata in ogni dettaglio, disponibile in tre versioni da collezione
EDIZIONE REGULAR
Cover di Ramon Rosanas
Formato cartonato con sovraccoperta 192 pagine a colori
Prezzo: 25 €
EDIZIONE VARIANT
Cover esclusiva di Joe Quinones Formato cartonato con sovraccoperta 192 pagine a colori
Prezzo: 28 €
Tiratura limitata
EDIZIONE ULTRAVARIANT
Cover esclusiva di David Aja Formato cartonato con sovraccoperta 192 pagine a colori
Prezzo: 35 €
Tiratura limitata per collezionisti
Tutte le edizioni includono traduzione italiana curata da Fiorenzo Delle Rupi con consulenza di Gabriella Cordone Lisiero, lettering italiano di Antonio Esposito e progetto graKico di Davide Romanini.
Gabriella Cordone Lisiero, col marito Alberto Lisiero, si è occupata della traduzione dei fumetti di Star Trek editi dalla Casa editrice Play Press, e dei romanzi pubblicati da Armenia e Fanucci. Inoltre, i due hanno curato la supervisione dell’edizione italiana degli episodi televisivi di “Star Trek: The Next Generation”, “Star Trek: Deep Space Nine” e “Star Trek: Voyager”.
COLLANA SUPERNOVA: DOVE NASCONO LE STELLE
Star Trek: Godshock arricchisce Supernova, la collana Mirage Comics diretta da Francesco Marcantonini e dedicata alle grandi saghe di fantascienza e alle proprietà intellettuali più iconiche del fumetto internazionale. Supernova rappresenta l’impegno di Mirage Comics nel portare in Italia edizioni curate, di alto valore artistico e produttivo, che celebrano i grandi universi narrativi con la qualità che meritano.
ANTEPRIMA E DISPONIBILITÀ
Star Trek: Godshock sarà disponibile in fumetteria e libreria a partire dal 26 giugno 2026. Il preordine si aprirà invece il sabato 6 giugno e offrirà ai lettori sul sito web di Mirage Comics in esclusiva dediche e firme degli autori. Il lancio del 6 maggio sarà un vero evento per i collezionisti, con tirature limitate e variant esclusive.
Anticipazioni esclusive, cover reveal e materiali promozionali saranno svelati nei prossimi mesi attraverso i canali ufficiali Mirage Comics.
PERCHÉ STAR TREK: GODSHOCK È IMPERDIBILE
Il ritorno della Flotta Stellare
La nave USS Theseus collaborerà con la più iconica USS Enterprise
Team creativo stellare
Kelly, Lanzing e Rosanas tra i migliori autori USA
Cover da collezione
Tre edizioni con variant esclusive Kirmate da maestri
Edizione italiana curata
Traduzione, lettering e progetto graKico di altissimo livello
Collana Supernova
Il nuovo marchio Mirage Comics per le grandi saghe di fantascienza
*Fonte: comunicato stampa Mirage Comics
Comics
30 anni di Kingdom Come, il migliore Elseworlds di sempre
30 anni dopo, Kingdom Come di Mark Waid e Alex Ross è ancora un capolavoro e forse il migliore Elseworlds mai realizzato da DC Comics
A distanza di trent’anni (sì perché sono passati tre decenni) Kingdom Come viene ricordata non solo come una grande storia, ma bensì come la storia Elseworlds per eccellenza della DC Comics. E più passa il tempo, più quest’idea diventa una certezza confermando quanto Kingdom Come sia un vero e proprio capolavoro.
Nel 1996, Mark Waid e Alex Ross hanno fatto qualcosa che, all’epoca, sembrava quasi controcorrente. Mentre l’industria spingeva sempre di più verso un’estetica cupa, violenta e “estrema”, loro hanno preso l’Universo DC e lo hanno proiettato nel futuro, costruendo una storia progressista che rifletteva anche su tutto quello che i supereroi erano stati fino a quel momento.
Quando si parla di Elseworlds, il primo pensiero va subito alle versioni alternative dei personaggi. Un Batman diverso, un Superman fuori contesto, una Wonder Woman reinterpretata. Tra fine anni ’80 e primi 2000, l’etichetta Elseworlds ha giocato tantissimo con questa idea: “cosa succederebbe se…?”.
Poi arriva Kingdom Come e cambia le regole del gioco.
Il futuro distopico di Kingdom Come

La storia ci porta in un domani dove la Justice League non esiste più. Superman si è ritirato, il mondo è andato avanti senza di lui… e non è andata benissimo.
Al suo posto c’è una nuova generazione di metaumani, più aggressiva, impulsiva, decisamente meno interessata a concetti come responsabilità o controllo. Il simbolo di questo cambiamento è Magog, che incarna perfettamente lo spirito “anti-eroico” degli anni ’90.
Quando la morte di Captain Atom provoca una catastrofe devastante nel cuore degli Stati Uniti, Kal-El è costretto a tornare. E quello che trova è un mondo che non riconosce più.
Da lì parte tutto: la ricostruzione della Justice League, il ritorno di figure storiche, il tentativo disperato di rimettere ordine in un sistema ormai fuori controllo. Ma Kingdom Come non è una storia di rinascita classica. È una storia di scontro, di incomprensione tra generazioni, di scelte sbagliate fatte anche dalle persone giuste.
A fare da “testimoni” ci sono Spectre e Norman McCay, un uomo comune trascinato in mezzo a qualcosa di troppo grande. È attraverso i loro occhi che vediamo il conflitto tra umani e superumani diventare sempre più insanabile.
Il momento in cui tutto esplode

C’è un punto in cui Kingdom Come smette di essere una riflessione e diventa tragedia pura.
Superman, nel tentativo di controllare la situazione, costruisce una prigione per metaumani: o ti unisci alla League, o vieni rinchiuso. Una scelta estrema e inusuale per l’Uomo d’Acciaio, quasi autoritaria, che segna il punto di non ritorno.
Nel frattempo Lex Luthor muove i fili nell’ombra, manipolando eventi e persone. Tra queste c’è Billy Batson, la chiave di tutto. Quando Billy torna a essere Shazam, si schiera contro Superman. E lì arriva l’inevitabile: lo scontro totale.
Nel mezzo, l’umanità decide di intervenire. Le Nazioni Unite lanciano un’arma nucleare. Fine dei giochi. O quasi.
Il sacrificio di Shazam è uno dei momenti più potenti della storia: un gesto disperato per salvare ciò che resta. Ma il danno è fatto. La maggior parte dei metaumani muore. Il mondo cambia per sempre.
Le conseguenze dei propri errori

Ed è qui che Kingdom Come fa qualcosa che pochissime storie riescono a fare davvero bene: non si limita alla distruzione, ma guarda alle conseguenze.
Batman, Superman e Wonder Woman non tornano semplicemente a essere gli eroi di sempre, ma cambiano ed evolvono.
Clark e Diana si dedicano alla riabilitazione, mentre Bruce trasforma Villa Wayne in un ospedale. Non è più una questione di combattere, ma di costruire riparando dagli errori.
È una chiusura che parla di eredità, di responsabilità, di evoluzione. L’idea che l’eroismo non sia statico, ma qualcosa che deve adattarsi al mondo.
Uno schiaffo agli anni ’90 (fatto con classe)
Per capire davvero Kingdom Come, bisogna guardare però al contesto. Gli anni ’90 erano il periodo di Image Comics, di personaggi ipertrofici, armi enormi, violenza ovunque. Titoli come Spawn o Youngblood stavano ridefinendo il mercato.
Marvel e DC, nel tentativo di stare al passo, hanno iniziato a inseguire quel modello. Armature, oscurità, storie sempre più estreme. Kingdom Come è la risposta a tutto questo.
Waid e Ross prendono quell’idea di “eroe senza regole”, la portano alle estreme conseguenze e il risultato è un mondo che implode.
Elseworlds, ma fatto davvero bene

Prima di Kingdom Come, Elseworlds era spesso un gioco: prendi un personaggio, mettilo in un contesto diverso e segui lo schema. E funzionava.
Ma Kingdom Come sembra qualcosa di più vicino a una “fine possibile” dell’Universo DC. Non è solo un’idea alternativa: è una riflessione completa su cosa succede quando gli ideali vengono messi da parte.
E infatti è una delle poche storie Elseworlds che, nel tempo, ha influenzato anche la continuity principale. Personaggi come Magog sono stati ripresi, elementi narrativi sono stati integrati, e il dibattito che ha aperto è ancora vivo.
Trent’anni dopo, Kingdom Come è ancora attuale
La cosa impressionante è che Kingdom Come non è invecchiato. Il conflitto tra visione classica e reinterpretazione moderna dei supereroi è ancora lì. Basta guardare le varie fasi editoriali della DC, dai reboot alle rinascite, fino ai nuovi universi narrativi.
Ma quello che la storia di Waid e Ross aveva capito già nel ’96 è semplice: spingere troppo verso l’estremo porta a perdere il senso di ciò che rende un eroe… un eroe.
Oggi certe derive sono state ridimensionate. Il codice morale è tornato centrale. Ma quella tensione tra luce e oscurità non è mai scomparsa. Ed è proprio per questo che Kingdom Come continua a funzionare.
*Fonte del presente articolo il sito CBR.com
Comics
Intervista a Giuseppe Camuncoli, artista al servizio del fumetto (e Foodmetto)
PopCorNerd intervista un grandissimo artista italiano: Giuseppe Camuncoli. Tra Foodmetti e fumetti, tra cui gli ultimi progetti (come le cover speciali realizzate per il Comicon di Napoli 2026) ecco cosa ci ha raccontato
Di disegnatori del calibro di Giuseppe Camuncoli ce ne vorrebbero di più.
L’Italia è ricca di arte e di artisti talentuosi che stanno ottenendo grande successo oltreoceano nel campo dei comics. Giuseppe, detto anche “Cammo”, è uno di questi: lavora e ha lavorato per Image Comics, DC Comics, Marvel, Star Wars e, ultimamente, ha messo anche la “bandierina” in territorio Disney con il lavoro su Zio Paperone insieme a Jason Aaron, ma soprattutto con la sua cover variant di Topolino n. 3675, che sarà disponibile in anteprima al Comicon Napoli 2026 e che conterrà anche una storia da lui disegnata “Topolino e lo sbandieramento vacanziero”, firmata ai testi da Gianluca Fru (co-autore del soggetto), Roberto Gagnor (sceneggiatura).
Ma non è ‘solo’ il suo lavoro nel fumetto a renderlo un artista incredibile: dall’attività di docente alla Scuola di Comics di Reggio Emilia fino a Foodmetti, sono davvero tanti i progetti che lo vedono protagonista.
Dovete capire, quindi, che non è stato facile preparare una serie di domande per il Cammo, dalle cui risposte potesse trasparire tutta la sua arte e le sue attività in pochi minuti di conversazione… perché ci sarebbero volute ore e ore di chiacchiere!
E tra la Milan Games Week 2025 e un paio di domande fattegli recentemente sui suoi ultimi lavori (per cui ci ha concesso ancora un po’ del suo tempo) l’autore ha rilasciato a PopCorNerd una bellissima intervista che segue e che racconta principalmente quante cose fa (e ha fatto) Giuseppe Camuncoli.
Preparatevi, perché sono tante e tutte molto interessanti. Buona lettura!
Giuseppe Camuncoli: da Gotham a Paperopoli, passando per Napoli insieme a… Dr. Destino e Fru
Grazie mille, Giuseppe, per essere qui con noi su PopCorNerd. Prima di parlare del tuo lavoro da autore, vorrei partire da un progetto che ti vede molto coinvolto personalmente: Foodmetti. Come è nato e come hai convinto CB Cebulski, editor in chief della Marvel, e gli altri tuoi ‘compagni d’avventura’ a creare questa associazione?
Giuseppe Camuncoli – Foodmetti è una società dedicata al mondo del fumetto, formata da persone che amano sia i fumetti che il cibo. È nata principalmente da una chiacchierata a tavola con Cristiano Tomei, chef del ristorante L’Imbuto, di cui ero fan e cliente ancor prima che diventasse un amico.
Gli avevo proposto una semplice collaborazione per un’illustrazione del ristorante, e lui mi ha rilanciato dicendo: “Perché non facciamo qualcosa che unisca fumetti e cibo?”.
Abbiamo iniziato a parlare di progetti editoriali, poi insieme a SaldaPress e all’amico Carlo Spinelli, critico gastronomico appassionato di fumetti, è nata l’idea di proporre a Lucca un contenuto nuovo: un salone tematico dedicato appunto a cibo e fumetto.
Così abbiamo fatto incontrare due mondi molto creativi e aperti alla collaborazione: tantissimi chef hanno accettato subito di partecipare, e allo stesso modo molti fumettisti si sono messi in gioco cucinando o preparando cocktail.
Ieri sera [giovedì 27 novembre 2025 n.d.r.], ad esempio, a Parigi, nella libreria Les Merveilles, abbiamo organizzato un evento gestito da Foodmetti con gli autori Juan Díaz Canales e Juanjo Guarnido per i 25 anni di Blacksad. C’era anche Giovanni Rigano, autore dello spin-off Weekly, insieme alla chef stellata italiana ma che vive a Parigi, Alessandra Del Favero, che ha preparato piatti a tema Blacksad.
Organizziamo spesso anche eventi esterni come questo. La chef si è prestata molto, ha giocato e ha studiato per riprodurre dei piatti che fossero ispirati all’epoca di Blacksad.
A noi piace portare sul tavolo idee che nascono dal food e avvicinarle al fumetto, o viceversa, e creare progetti che funzionino da entrambi i lati e divertano tutti: chi li fa e chi li vive degustando, assaggiando… insomma, esplorando entrambe le cose.

C.B. Cebulski ritratto da Giuseppe Camuncoli per Foodmetti
Passiamo ora al tuo lavoro da autore. Negli ultimi tempi ti troviamo ovunque: sui fumetti Marvel, Image, DC Comics, ora anche Disney. Insomma non ti fermi mai!
Giuseppe Camuncoli – Eh, cosa vuoi… è un peccato di gola! [risata n.d.r.] Da piccolo leggevo un po’ di tutto. Quando sono diventato autore ho iniziato in DC Comics, poi sono passato in Marvel e non ho mai voluto abbandonare nessuna delle due.
Poi è arrivata Image, e ancora il progetto Disney per Marvel America con la storia di Zio Paperone [Uncle Scrooge: Earth’s Mightiest Duck scritto da Jason Aaron n.d.r.] … Sono tutte cose che mi divertono e che trovo stimolanti. Mi annoio facilmente se faccio sempre le stesse cose.
Il mercato americano ti permette di variare molto, anche se fai sei anni su Spider-Man come è capitato a me: i ritmi sono velocissimi e cambi spesso quello che devi disegnare. Se c’è un personaggio che mi piace e non ho mai fatto, mi butto.
La sfida di Uncle Scrooge, per esempio, era fuori dalla mia comfort zone, ma è stata divertentissima.
Tra i personaggi che più associamo al tuo nome ci sono Hellblazer, Spider-Man e Batman. Qual è quello in cui ti senti più a tuo agio?
Giuseppe Camuncoli – John Constantine mi è sempre piaciuto fin da adolescente: è tormentato, ha un lato “sporco”, è maledetto, pieno di contrasti, luci e ombre.
È un personaggio super sfaccettato, che può permettersi cose che altri non possono fare, tipo fumare, che sì, non è politicamente corretto, ma fa parte del personaggio e mi piace che abbia mantenuto questa caratteristica.
Batman mi ha sempre affascinato enormemente, da quando ho letto The Dark Knight Returns di Frank Miller.
Spider-Man è più solare, ma ha i suoi lati oscuri, le sue difficoltà e viene messo in ombra dai fatti della vita. È difficile scegliere: hanno tutti cast fortissimi e autori che hanno lasciato il segno. E io ho avuto la fortuna di lavorare con scrittori che hanno fatto la storia di questi personaggi.

Spider-Man è come Certi amori di Antonello Venditti: non finisce, fa dei giri immensi e poi ritorna. Dopo Superior eccoti su Radioactive Spider-Man, miniserie all’interno dell’evento mutante Age of Revelation e su Giant-Size Amazing Spider-Man 1
Giuseppe Camuncoli – Su Radioactive Spider-Man ho fatto solo le copertine. Le faccio sempre molto volentieri.
L’anno scorso, invece, ho lavorato su Giant-Size con Kevin Smith ed è stato incredibile: sono suo fan dai tempi di Clerks. L’avevo già incontrato anni fa a New York durante una signing Marvel.
Lavorare con lui è stato emozionante: la storia era davvero divertente. Tornare su Spider-Man è sempre una gioia. Nonostante i sei anni passati a disegnarlo, se arrivasse di nuovo l’occasione, direi subito di sì. Tra poco finirò Undiscovered Country, quindi avrò più tempo per pensare ai prossimi progetti. A Spider-Man si dice sempre di sì.

Pagina tratta da Giant-Size Amazing Spider-Man 1 disegnata dal Cammo
A proposito di Undiscovered Country, la saga co-creata con Scott Snyder e Charles Soule è arrivata quasi alla sua conclusione. Una lunghissima avventura on the road in giro per questi Stati Uniti dal futuro distopico. Ogni 5 capitoli corrispondono a un viaggio dei protagonisti all’interno di una regione completamente diversa da quella precedente. A livello artistico è stato complesso dover gestire ambientazioni totalmente diverse l’una dall’altra?
Giuseppe Camuncoli – No, anzi: è stato entusiasmante proprio perché cambiavo scenario ogni volta. Ambientazioni diverse, abitanti diversi, atmosfere diverse. Io spesso mi annoio facilmente, quindi cambiare sempre è stato fantastico.
La fase creativa iniziale è la mia preferita: lo storytelling, i layout, immaginare le pose, costruire la scena… Anche nelle copertine cerco sempre un’impronta narrativa. Poi l’esecuzione è un’altra fase, più “artigianale”, comunque bella ma meno eccitante.
Tornando su Undiscovered Country, poter ripartire da zero immaginare nuovi scenari, villain e comprimari diversi è stato molto bello. Mi sono fatto aiutare molto da Charles e Scott che, essendo americani, mi hanno informato su diversi aspetti culturali e storici sugli Stati Uniti che ignoravo. Sono stati fantastici collaboratori.

Undiscovered Country, opera distopica Image Comics arrivata alle battute finali
Dopo averlo conosciuto a Lucca l’anno scorso mi piace definire Scott Snyder il “Tarantino dei fumetti” per l’entusiasmo in cui scrive e racconta le sue storie..
Giuseppe Camuncoli – [risata n.d.r.] il paragone con Tarantino ci sta.
Restando in tema Scott Snyder: parliamo dell’Absolute Universe. Hai debuttato all’interno dello speciale Absolute Evil. In questo numero esordisce anche Absolute Green Arrow, graficamente creato da te. Cosa hai voluto mantenere del vecchio Oliver Queen e cosa invece hai voluto cambiare?
Giuseppe Camuncoli – Sì, ho disegnato una storia per il Free Comic Book Day: otto pagine che introducevano il villain Absolute Mirror Master. Poi ho fatto Absolute Evil, che introduce un sacco di personaggi in versione Absolute, compresi Hawkman e Lex Luthor.
Mi è stato chiesto anche di disegnare Green Arrow, ma non posso dire molto perché hanno dei piani. Ho cercato di renderlo riconoscibile e classico, non troppo diverso. Ma la sua caratterizzazione è diversa a livello di formazione: quando appare non è ancora l’arciere conosciuto dai lettori, ma si sta allenando.
Al Ewing voleva una sorta di tuta da palestra verde. Gli ho messo il cappuccio perché funzionava sia per quel contesto che come richiamo al costume tradizionale.
Certo, che poi… vabbè, non spoileriamo, ma dovrebbe uscire un progetto a lui dedicato [DC Comics ha annunciato Absolute Green Arrow in arrivo a maggio 2026 negli U.S.A. n.d.r.].
Lavorare su Absolute Evil è stato bellissimo: adoro i cattivi. Ci sono tanti dialoghi e tensioni interne: una Justice League al contrario che si riunisce per la prima volta per contrastare i “buoni” e le dinamiche interne tra i vari personaggi sono fantastiche.
In più ho la fortuna di lavorare sempre con scrittori molto bravi come Al Ewing o Jeff Lemire sulla storia breve. È stato un ottimo team. Non mi posso lamentare.

A Lucca Comics 2025 ho visto diversi robot sparsi per la città e ho scoperto dopo che sono frutto di un progetto che ti hanno visto collaborare con Hera. A livello grafico sei tu che hai ideato stilisticamente questi robot. Cosa ci puoi raccontare di questo progetto?
Giuseppe Camuncoli – Ho creato il design di questi ‘mecha’, 6 robot più un settimo che è stato creato per Ecomondo, fiera post Lucca Comics. Gli studenti di tre scuole d’arte hanno costruito i robot partendo dalle mie basi. Alla fine i robot sono cambiati molto, perché io avevo dato solo una traccia: non sapevo quali materiali avrebbero usato, erano tutti pezzi di recupero.
Quindi poi, ripartendo dalle foto dei robot ‘veri’, insieme al mio ex allievo Giacomo Gheduzzi abbiamo poi realizzato le illustrazioni definitive e ufficiali, che sono poi diventate magliette, portachiavi, tovagliette, e anche un portfolio a tiratura limitata e firmata.
All’inizio non sapevamo che nel progetto sarebbe entrata anche Lamborghini, arrivata in un secondo momento: quando è successo, hanno utilizzato parecchi pezzi di scarto ‘Lambo’, e questo ha dato ai robot una connotazione più “alla Transformers”.
L’idea di Hera è di riutilizzare materiali destinati allo scarto per creare opere d’arte. Ogni anno organizzano un progetto diverso, e quest’anno volevano superarsi con i robot.
Vederli dal vivo a Lucca è stato incredibile. Sono rimasto folgorato da come i bambini sono rimasti affascinati, perché anch’io da piccolo ne sarei rimasto estasiato da delle opere del genere, quasi a pensare che siano veri.
Ho conosciuto molti dei ragazzi che li hanno costruiti: hanno fatto un lavoro pazzesco. E anche Lamborghini ha espresso un apprezzamento, cosa non scontata.
Insomma, un bellissimo progetto che ha dato a tutti grandissime soddisfazioni!

In foto: Giuseppe Camuncoli in mezzo ad alcuni incaricati del progetto, con alle loro spalle i robot HERA
*In fase di adattamento dell’intervista, Giuseppe si è reso disponibile per rispondere a due ultime domande su progetti attualissimi e contemporanei!
Su Logan Black White e Blood 4 [disponibile attualmente negli U.S.A. n.d.r.] realizzi la tua prima storia come autore unico. Come è stato approcciarsi anche alla scrittura rispetto al lavorare su una sceneggiatura di altri colleghi?
Giuseppe Camuncoli – Beh, è stato emozionante, davvero quasi come se fosse il mio primo fumetto. Erano anni che mi chiedevo se prima o poi mi sarebbe mai capitato di scrivere qualcosa, mi veniva continuamente chiesto in conferenze e interviste, e mi sono sempre detto che l’avrei fatto solo se mi fossi sentito pronto a farlo. È capitato che l’editor Mark Basso mi abbia proposto di scrivere questa short story di Logan, personaggio che adoro da sempre, che avrei dovuto solo disegnare e mi sono detto che, perchè no, questa poteva essere l’occasione buona. Del resto erano solo dieci pagine e Mark mi ha seguito e aiutato davvero tantissimo, soprattutto in fase di elaborazione e sviluppo dell’idea.
Mi sono sentito subito a mio agio, e del resto ci speravo perchè in tutti questi decenni (che ormai sono quasi tre) di lavoro a stretto contatto con scrittori bravissimi un qualcosa l’ avrò pur imparato. Sono rimasto davvero molto soddisfatto di questo piccolo ma importantissimo lavoro, e ho atteso come un debuttante le recensioni che finora sono state davvero molto lusinghiere. Ripeto, questo lavoro mi ha fatto tornare a emozionarmi come non capitava da anni.
Poi peraltro è successo che, altrettanto casualmente, poco dopo Peach Momoko mi ha chiesto di scrivere e disegnare un’altra sequenza breve di cinque pagine per il suo progetto antologico Sai: Dimensional Rivals, e dato che ero ancora ‘caldo’ dalla prima esperienza ho accettato.
Devo dire che mi piace molto questo assetto da ‘autore unico’. Vado molto per gradi e naturalmente ancora non saprei dire se potrò essere in grado di gestire qualcosa di più complesso rispetto qualche storia breve e semplice. Ma intanto il passo è stato fatto, e anche se non dovessi mai più scrivere nessun fumetto, almeno mi sono tolto la soddisfazione.

Ultima domanda: per il Comicon di Napoli 2026 hai realizzato due cover variant cover incredibili: una per Topolino con protagonista Fru dei The Jackal, comico napoletano in versione disneyzzata, e una per l’ottavo numero della maxi-serie Un mondo sotto Destino che vede Victor Von Doom ritratto su un muro al posto di un mito e dio per i tifosi di calcio napoletani: Maradona! Come nasce la realizzazione di queste copertine così speciali?
Giuseppe Camuncoli – Beh intanto avere questo doppio incarico è un grande onore e un grande piacere, dato che Napoli è una città per me molto importante. Non solo perché la amo e frequento da trent’anni, e non solo perché al Comicon io e Matteo Casali vincemmo, tantissimi anni fa, il nostro primo premio per il nostro fumetto d’esordio, Bonerest, ma anche (e soprattutto) perché da Napoli viene mia moglie Jessica.
Sono legato a questa città in maniera viscerale, e queste due copertine, ognuna a modo loro, vogliono essere un omaggio sentito e in qualche modo sentimentale.
Quella di Topolino vede il nostro Topo preferito e Jean Luke Froow, l’alter ego Disney di Fru, zaini in spalla a spasso per San Gregorio Armeno, nei vicoli e in mezzo alla gente di Napoli, con in mano un trancio di pizza e una classica pizza a portafoglio. Mi sembrava un bel modo di raccontare un momento di pausa durante un viaggio, essendo la storia all’interno dell’albo dedicata a rocamboleschi viaggi per mare in compagnia del fido Pippo.
La location mi è stata suggerita da mia cognata Roberta, che conosce Napoli benissimo, e ho poi scoperto che anche lo stesso Fru è un amante dello street food, per cui la mia idea è risultata azzeccata.
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Invece la richiesta e l’idea per la variant di Destino viene dall’ottimo Nicola Peruzzi di Panini, e mi è sembrato subito un colpo di genio quello di rappresentare Doom l’usurpatore e spietato tiranno al posto del divino Diego, in un altro angolo di Napoli che è unico e iconico. Spero che queste copertine possano piacere ai lettori così come è piaciuto a me realizzarle. Ci ho messo un pezzo di cuore.

Grazie mille Giuseppe per essere stato con noi su PopCorNerd. Alla prossima, che, sicuramente, ci sarà!
Giuseppe Camuncoli – Volentieri! Grazie a voi.
Giuseppe Camuncoli: biografia

Giuseppe Camuncoli, disegnatore classe 1975, esordisce professionalmente con l’autoproduzione Bonerest, in seguito tradotta e pubblicata anche negli Stati Uniti da Image Comics.
Dopo alcune altre uscite italiane, sbarca sul mercato americano con Swamp Thing (scritta da Brian K. Vaughan). Da allora lavora principalmente per DC Comics e Marvel Comics su testate come Batman, Hellblazer, Batman: Europa, The Amazing Spider-Man e Darth Vader. È disegnatore e co-autore della serie Image Comics Undiscovered Country, scritta da Scott Snyder e Charles Soule.
Nel 2022 è l’ideatore e il co-fondatore di FOODMETTI, il salone che coniuga il mondo del fumetto con quello del food & beverage, che debutta lo stesso anno a Lucca Comics & Games.
È inoltre direttore artistico e docente di fumetto alla Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia, città in cui vive con la moglie Jessica e la figlia Martina.
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