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Frame of Manga – L’universo a fumetti di Satoshi Kon: La stirpe della sirena

Nel 1° episodio di Frame of Manga, rubrica che ripercorre tutte le produzioni a fumetti del grande autore Satoshi Kon, parliamo de La Stirpe della Sirena

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Pieno di gratitudine per tutto ciò che di buono c’è nel mondo, poso la mia penna. Con permesso”.

Questo è l’ultimo messaggio scritto da Satoshi Kon per il suo blog personale, dove saluta milioni di persone affezionate alla sua cinematografia.

Il gigante dell’animazione giapponese muore prematuramente a soli 46 anni per via di un tumore al pancreas diagnosticatogli allo stadio terminale appena tre mesi prima del decesso.

Christopher Nolan, David Fincher e Guillermo del Toro sono solo alcuni dei grandi nomi della settima arte che devono più di un’inquadratura a questo genio della regia. Tutt’ora il suo nome viene ricordato, studiato sui saggi e celebrato al cinema, con riproposizioni in sala dei suoi (ahimè solo) quattro capolavori.

La rubrica Frame of Manga nasce proprio da questa esigenza: ricordare ciò che fu il Kon artista, anche prima del suo esordio nelle sale. In questi tre articoli ci addentreremo nei manga realizzati dal maestro per scoprirne l’origine stilistica, tematica e l’evoluzione di quella penna ormai priva d’inchiostro su cui il buon Satoshi ha impresso storie e personaggi memorabili.

Foto di Satoshi Kon

La stirpe della sirena

Qual è l’arte del fumetto? Il tratto? La sceneggiatura? Per quanto mi riguarda, l’aspetto che trovo più affascinante è sempre stato il cosiddetto “framing”, niente meno che il modo in cui un disegnatore costruisce una tavola (con vignette, baloon, splash page etc.).

In fin dei conti, è questo il più evidente punto di contatto tra il libro a fumetti e il cinema. Le vignette sono le inquadrature del mangaka, la sua visione del mondo. In mancanza di colore, suono e tempo determinato di scena, saper costruire un racconto tramite pagine è un’impresa titanica senza una visione.

Satoshi Kon ha in qualche modo contribuito ad insegnarci questo: per qualche tempo si è pensato che i manga non fossero altro che fumetti rallentati. Laddove l’occidente puntava su una costruzione della tavola piena, con un susseguirsi di botta e risposta senza respiro, il Giappone si concentrava sui picchi emotivi delle proprie storie, mettendo in secondo piano sequenze più sfarzose e accentratrici d’attenzione.

All’inizio del 1990, Kon propone alla casa editrice Kodansha una pubblicazione settimanale per la rivista Young Magazine: La stirpe della sirena (Kaikisen), una storia in 11 capitoli che occuperanno il giovane Satoshi per quattro, a sua memoria infernali, mesi.

Il maschio e la femmina

Mima Kirigoe, Chiyoko Fujiwara, Miyuki, Hana, Paprika. Ragazze che sono state violate dal proprio successo, che hanno rincorso l’amore, donne che hanno cercato una propria sessualità ed affrontato demoni del passato nel presente. Per tutta la sua carriera Kon ha sempre raccontato il femminile in tante sfaccettature, dalla sensualità alla purezza d’animo: il cinema diventava padrone della donna o suo subordinato, e raccontava generazioni di ragazze con un’eleganza ancora oggi unica.

Eppure, questa volta Satoshi comincia raccontando l’uomo. La storia di Yosuke si sviluppa come un delicato spartiacque: un giovane studente delle superiori è completamente travolto dall’indecisione figlia della sua età.

Un ragazzo in procinto di cambiare (forse) la sua vita di provincia trasferendosi nella capitale per l’università, il quale però continua a camminare sul sottile filo della tradizione del suo piccolo paese. Un maschio alle prese con le sue pulsioni sessuali, in cui l’unica cosa che fa fede sono le contraddizioni: Yosuke persevera nella volontà di voler lasciare la località di Tsunade, e tuttavia è ingabbiato in una leggenda di paese legata agli Umibito, esseri a metà tra uomo e pesce che proteggono il mare della cittadina.

Il ragazzo trova conforto nella storia della sua famiglia: per generazioni gli avi di Yosuke hanno protetto un uovo di Umibito, pronto ad essere riconsegnato al mare ogni 60 anni.

Una memoria che ormai è frantumata, tra un padre che segue sempre di più la via del progresso aiutando imprenditori ad acquistare terreni per favorire la “crescita” di Tsunade e un nonno invece attaccato quasi morbosamente alla promessa fatta agli abitanti del mare.

Dall’altra parte, Satoshi Kon prepara il terreno per la sua poetica cinematografica nel personaggio di Natsumi, arrivata da Tokyo per riscoprire le beltà delle sue radici di provincia. Pagina dopo pagina, la ragazza comincia a raccontarsi in maniera molto silenziosa. Il non-detto gioca un ruolo fondamentale: la stirpe della sirena è anche un fumetto di silenzi, di dialoghi spesso a multipli strati di significato, attraverso cui leggiamo tutta una vita fatta di delusione, tradimenti e sconfitta che trasmettono le inquadrature di Natsumi.

Marchette e marketing della tradizione

In una critica al progresso sempre più imposto che divora il Giappone, Satoshi Kon costruisce un racconto sull’incomunicabilità e allo stesso tempo sull’aiuto reciproco delle generazioni. L’elemento che stupisce maggiormente rimane però la trasformazione che la “leggenda” degli Umibito compie nella storia: da un segreto di famiglia diventa notizia di paese, e poi arriva sui cartelloni pubblicitari e sulle insegne dei negozi.

Un vero e proprio business che distrugge la sacralità in favore delle visite, delle prenotazioni al resort e al chiasso urbano che invade Tsunade sempre più. Dalle vignette si percepisce un amore sconfinato per la regia cinematografica, con alcuni “punti macchina” costruiti alla perfezione e un ritmo degno del miglior film di Kon.

Un piccolo gioiello (in Italia edito da Star Comics) per riscoprire o approfondire questo grande maestro, in attesa del prossimo episodio di Frame of Manga.


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Comics

Spider-Man Brand New Day special: Ragnatele e proiettili

In Spider-Man Brand New Day vedremo il Punisher di John Bernthal al fianco dello Spidey di Tom Holland. Cosa lega questi due personaggi Marvel a tal punto da vederli insieme in un film MCU? Ve lo diciamo in questo speciale!

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Il 29 luglio 2026 è arrivato nelle sale italiane Spider-Man: Brand New Day, quarto capitolo delle avventure di Tom Holland nei panni dell’Uomo Ragno, questa volta diretto da Destin Daniel Cretton (Shang Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, Wonder Man) alla sua prima prova da regista con Spider-Man.

Accanto a Peter Parker, in un ruolo che i fan attendevano da anni, ci sarà lui: Frank Castle, il Punisher, interpretato da un monumentale Jon Bernthal, che ha già indossato il teschio sul petto prima negli show Netflix (Daredevil, Punisher) e successivamente in quelli Marvel Studios (Daredevil: Born Again, The Punisher:One Last Kill).

Bernthal stesso ha raccontato di essersi sentito “enormemente protettivo” nei confronti del personaggio, consapevole di doverlo calare in un contesto PG-13 senza tradirne la natura.

Spider-Man: Brand New Day è il debutto sul grande schermo per Frank Castle nel Marvel Cinematic Universe, e secondo alcune interviste potrebbe addirittura ritagliarsi un ruolo simile a quello di “zio scomodo” per Peter, nel vuoto lasciato dalla morte di Tony Stark.

Molti però si chiederanno… come mai gli Studios hanno deciso di inserire il Punisher in un film di Spider-Man? In realtà la storia editoriale di Frank Castle e dell’Amichevole Spider-Man di quartiere è legata da diverso tempo ed anzi: il Punisher è nato proprio sulle pagine di Spider-Man!

Quindi questo è il momento perfetto, per ripercorrere una delle relazioni più affascinanti, contraddittorie e durature dei fumetti Marvel: quella tra il ragazzo vestito da ragno che non uccide mai e il vigilante dal teschio sul petto che non fa altro.

The Amazing Spider-Man #129: il 1° incontro e la nascita dell’antieroe Frank Castle

Frank Castle debutta nel febbraio 1974 su The Amazing Spider-Man #129, scritto da Gerry Conway e disegnato da Ross Andru. Non è un caso che la sua prima apparizione avvenga proprio tra le pagine dell’Uomo Ragno: il Punisher nasce esplicitamente come contraltare del personaggio, un modo per mettere in scena, fumetto dopo fumetto, il confronto tra due idee opposte di giustizia. In quella storia Castle viene ingaggiato dallo Sciacallo, grande nemico dell’epoca di Spidey, per eliminare Spider-Man, convincendo Frank che il ragno sia in realtà un criminale. Il risultato è un equivoco che si trasforma presto in uno scontro fisico, ma soprattutto etico: da una parte un giovane che ha giurato di non togliere mai la vita a nessuno, per quanto colpevole; dall’altra un ex militare, segnato dalla morte della famiglia per mano della criminalità organizzata, che ha fatto della pena di morte sommaria il proprio mestiere.

Quel primo incontro fissa uno schema che gli sceneggiatori Marvel ripeteranno per cinquant’anni: Spider-Man e Punisher si scontrano saltuariamente quasi sempre non per un fraintendimento superficiale, ma per un disaccordo di fondo sui limiti della giustizia personale.

Peter Parker vs. Frank Castle: due filosofie opposte a confronto

Ciò che rende il loro rapporto così ricco, rispetto a molte altre rivalità supereroistiche, è che nessuno dei due ha davvero “torto” nella logica della propria storia. Ma spieghiamoci meglio.

Peter Parker porta sulle spalle il peso della lezione di zio Ben: da un grande potere derivano grandi responsabilità, e l’onere più grande è non arrogarsi il diritto di decidere chi merita di vivere. Frank Castle, al contrario, ha visto la giustizia istituzionale fallire nel modo più brutale possibile, quando la sua famiglia fu uccisa in un regolamento di conti a cui erano estranei, e da quel momento ha smesso di credere che le regole del sistema legale possano proteggere gli innocenti.

Nel corso dei decenni gli sceneggiatori hanno sfruttato questo attrito per esplorare temi complessi: il confine tra vendetta e giustizia, il ruolo della violenza nella lotta al crimine, la sottile linea che separa l’eroe dal vigilante. Spider-Man, pur disapprovando i metodi di Castle, non lo considera quasi mai un cattivo puro come il Goblin o il Dottor Octopus: lo tratta piuttosto come un uomo pericoloso da fermare, ma la cui rabbia comprende fin troppo bene.

Gli anni ’80 e ’90: la crescita della popolarità di Frank e i team-up forzati con Spidey

Con l’esplosione di popolarità del Punisher negli anni ’80, complice il clima action-movie dell’epoca e il successo delle sue miniserie affidate a team creativi sempre più importanti, il personaggio inizia a comparire più spesso accanto a Spider-Man, quasi sempre in territorio di alleanza tattica piuttosto che di amicizia vera e propria.

Testate come Marvel Team-Up mettono spesso i due fianco a fianco contro nemici comuni: criminali organizzati, trafficanti, mercenari. In queste storie il canovaccio si ripete con leggere variazioni: i due collaborano finché gli obiettivi coincidono, per poi separarsi bruscamente non appena Castle decide di regolare i conti a modo suo.

Una delle storie più iconiche della coppia degli anni ’90 è la miniserie Spider-Man and the Punisher: Family Plot, scritto e disegnato da Tom Lyle, dove sotto il costume di Spidey non c’è Peter ma il suo clone Ben Reilly. Ma ancora più rappresentativo è il classico one-shot Spider-Man/Punisher/Sabretooth: Designer Genes del 1993 scritto da Terry Havanagh e disegnato da Scott McDaniel, dove Marvel mette insieme tre approcci radicalmente diversi alla violenza in un unico albo, quasi a voler sottolineare quanto Spider-Man si trovi a metà tra un mondo di supereroi tradizionali e uno più cupo, popolato da vigilanti senza scrupoli.

E’ un periodo florido per questo tipo di miniserie in casa Marvel, dove con titoli che portano il  marchio “Spider-Man/Punisher” si sfrutta la chimica scomoda dei personaggi come motore narrativo. Il pubblico degli anni ’90, affamato di antieroi (è l’epoca di Venom, Cable, Deadpool), premia proprio questo tipo di incontro-scontro.

Gli anni 2000: il Punisher MAX lontano dagli eroi in calzamaglia

Con l’arrivo della linea MAX all’inizio degli anni Duemila, Marvel decide di dare al Punisher una collocazione narrativa più adulta e realistica, separata dal resto dell’universo condiviso. Garth Ennis, autore della run MAX più celebrata, scrive un Frank Castle quasi del tutto slegato dai supereroi in calzamaglia: la sua è una guerra sporca, fatta di cartelli, mafie e traffici, raccontata con un tono crudo e cinico lontano anni luce dalle avventure di Peter Parker. In questo contesto gli incontri diretti tra i due si riducono drasticamente, e quando avvengono (come in alcuni annual o storie fuori continuity) servono soprattutto a ribadire quanto le loro strade si siano ormai divaricate.

Parallelamente, nasce l’Ultimate Universe (l’etichetta Marvel pensata per rilanciare i personaggi con un taglio più moderno e cinematografico) e nelle storie ‘ultimizzate‘ di Brian Bendis e Mark Bagley di Spider-Man, la Casa delle Idee propone una propria versione del rapporto, spesso più violenta e diretta rispetto alla continuity classica, con un Punisher che in alcune storie arriva persino a scontrarsi duramente con Peter Parker adolescente, mettendo in scena con ancora più crudezza il divario generazionale e morale tra i due.

Civil War riporta Frank tra Spider-Man e i supereroi

 

Un momento chiave per il rapporto arriva durante l’evento Civil War (2006-2007), quando l’universo Marvel si spacca sulla questione della registrazione dei superumani. Il Punisher, da sempre ai margini del sistema, si offre di unirsi alla fazione di Capitan America, ma viene respinto proprio per i suoi metodi. In quel periodo, e negli anni immediatamente successivi, tornano più frequenti gli incroci con Spider-Man, schierato dalla parte di Iron Man inizialmente, che si trova coinvolto in prima persona nel conflitto e si scontra ancora una volta con la domanda di fondo: fin dove può spingersi un eroe pur di fare la cosa giusta?

Iconica l’immagine, riproposta sopra, disegnata da Steve McNiven, che vede Peter Parker indossare il costume di Iron Spider, gravemente ferito tra le braccia del Punitore, che lo porta in salvo da Cap & Co.

Negli anni Dieci, testate come Amazing Spider-Man tornano periodicamente a mettere Frank Castle sulla strada di Peter, spesso in storie dove Spider-Man deve impedire a Castle di giustiziare un criminale che lui stesso ha appena catturato, ribadendo la dinamica originale del 1974 ma con una scrittura più matura e consapevole del peso morale della questione.

Dal fumetto allo schermo: un percorso parallelo

Gli ‘altri’ Punisher del cinema

Il salto dalla carta allo schermo ha seguito un percorso tutto suo. Il Punisher aveva già avuto vita cinematografica autonoma (il film del 1989 con Dolph Lundgren, quello del 2004 con Thomas Jane, Punisher: War Zone del 2008 con Ray Stevenson), sempre lontano dall’orbita di Spider-Man, complice la separazione dei diritti cinematografici tra vari studi che per anni ha reso impossibile immaginare un incontro sul grande schermo.

La svolta arriva con il Marvel Cinematic Universe televisivo: Jon Bernthal viene scelto per interpretare Frank Castle nella seconda stagione di Daredevil su Netflix nel 2016, ottenendo un consenso di critica e pubblico tale da guadagnarsi una serie spin-off, The Punisher, andata avanti per due stagioni. Dopo l’assorbimento dei contenuti Netflix nel canone Disney+, Bernthal è tornato nei panni di Castle in Daredevil: Born Again, confermando la centralità del personaggio nell’attuale fase del MCU.

Nel frattempo Tom Holland ha costruito la propria versione di Spider-Man attraverso Capitan America: Civil War, dove ha esordito, Homecoming, Far From Home e No Way Home, in un percorso che lo ha visto crescere da adolescente protetto da Tony Stark a giovane uomo costretto a fare i conti da solo con le conseguenze delle proprie scelte, specialmente dopo il finale di No Way Home, in cui il mondo dimentica la sua identità segreta ma Peter perde ogni legame diretto col proprio passato.

Brand New Day: cosa ci aspetta dal rapporto Spider-Man/Punisher?

È in questo contesto che arriva Brand New Day. Con Tony Stark ormai da tempo scomparso, Peter si trova privato della figura paterna che lo aveva guidato nei primi film, e secondo quanto raccontato dallo stesso Bernthal in alcune interviste, Frank Castle potrebbe ritagliarsi proprio quello spazio, sia pure in una forma decisamente più scomoda e ambigua rispetto a quella di Stark: non un mentore tecnologico e paterno, ma una sorta di “zio” imprevedibile, la cui sola presenza costringe Peter a interrogarsi di nuovo su cosa significhi davvero fare la cosa giusta.

È un’evoluzione naturale, in fondo, di quello che i fumetti raccontano da cinquant’anni: il Punisher come specchio deformante delle scelte di Spider-Man, la tentazione della scorciatoia violenta che Peter continua, storia dopo storia, a rifiutare. Portare questa dinamica al cinema, con un pubblico enormemente più vasto di quello dei lettori di fumetti, significa anche introdurre milioni di spettatori a una delle domande più antiche e mai risolte dell’universo Marvel: fino a che punto un eroe può spingersi per fermare il male, prima di diventarne parte? Gli spettatori saranno con Spider-Man o con Punisher? Solo dopo la visione di Brand New Day (forse) avranno la risposta a questo quesito.

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Comics

Intervista a Lee Bermejo: Con Amazing Visions 25 ‘diapositive’ della vita di Spider-Man

Al Comicon Bergamo, abbiamo avuto l’occasione di parlare con uno dei più grandi autori in attività nel campo dei comics: Lee Bermejo. L’artista ci ha raccontato il progetto che lo vede protagonista insieme a Spider-Man: Amazing Visions

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Lee Bermejo è da sempre un artista meticoloso che con la sua arte unica e dall’ estetica inconfondibile, dona un tocco personale a ogni supereroe che disegna.

Con Amazing Visions, l’artista ha abbracciato un progetto importante per conto della Marvel, con protagonista il suo eroe più iconico e famoso: Spider-Man.

Attraverso 25 cover che sono veri e propri ‘scatti’ di momenti fondamentali dell’Amichevole Spider-Man di Quartiere, Bermejo, come un abile Peter Parker, ci sta regalando dei capolavori, con immagini emozionali dal forte impatto visivo, che hanno l’obiettivo di accompagnare i lettori di Spider-Man al fatidico Amazing Spider-Man#1000, in uscita a settembre 2026.

Grazie alla disponibilità di Lee Bermejo, abbiamo avuto l’occasione di poterlo intervistare durante il Comicon Bergamo di quest’anno, concentrandoci principalmente proprio su Amazing Visions e sul rapporto dell’autore statunitense con Spider-Man.

E nella settimana che vede l’uscita al cinema di Spider-Man: Brand New Day, non potevamo esimerci dal proporre ai nostri lettori l’arte di Lee Bermejo che racconta Spider-Man.


Lee Bermejo: Amazing Visions è puro divertimento

Innanzitutto grazie mille, Lee, per questa intervista. Volevo parlare con te di Amazing Visions, questo progetto che ripercorre la storia editoriale di Spider-Man nei suoi momenti più importanti e che ti vede protagonista con 25 copertine che accompagnano il personaggio fino al numero 1000 di Amazing Spider-Man. Come nasce questo progetto?

Lee Bermejo – Volevo fare qualcosa con Marvel. C’erano stati vari approcci con altri progetti, però non si erano concretizzati. A un certo punto è arrivata questa possibilità.

In realtà io volevo realizzare qualcosa che avesse lo stesso tipo di approccio artistico che avevo avuto con Batman: Dear Detective. È stata quindi un’idea di C.B. Cebulski quella di raccontare la storia editoriale di Spider-Man attraverso una lunga serie di copertine.

È il tuo progetto più ambizioso? In fondo significa ripercorrere più di sessant’anni di storia editoriale di uno dei personaggi più iconici del fumetto.

Lee Bermejo – No, perché il progetto più ambizioso che abbia mai realizzato è A Vicious Circle, uscito l’anno scorso. Quello è, senza dubbio, il lavoro più impegnativo che abbia mai fatto. Questo, invece, è stato puro divertimento.

Che rapporto hai con Spider-Man? È un personaggio che seguivi già da ragazzo?

Lee Bermejo – Certo. Da piccolo mi sono innamorato del personaggio leggendo i primi numeri attraverso i Marvel Masterworks. Per me Steve Ditko è sempre stato la versione “pura” di Spider-Man.

E poi guardavo anche la serie televisiva animata degli anni Settanta, quella classica. Quindi sì, Spider-Man è sempre stato un personaggio importante per me.

Tu sei conosciuto soprattutto per i tuoi lavori in DC, con personaggi come Joker, Lex Luthor e Batman, figure molto più oscure. Com’è stato approcciarti invece a un personaggio così positivo come l’amichevole Spider-Man di quartiere? Anche dal punto di vista della rappresentazione visiva immagino sia stato molto diverso rispetto a Batman.

Lee Bermejo – Sì, però credo che alla fine si tratti sempre di interpretare il personaggio attraverso la propria visione artistica. È proprio questo il motivo per cui il progetto si chiama Amazing Visions.

Fin dall’inizio ho detto che non volevo realizzare uno Spider-Man classico. Volevo disegnarlo come l’ho sempre immaginato io e dargli un’impronta artistica personale, che per Marvel è una cosa piuttosto insolita.

Di solito non lavorano in questo modo, quindi per me era importante affrontare Spider-Man esattamente come avevo fatto con Batman e con gli altri personaggi: filtrandoli attraverso la mia estetica.

A questo proposito ho una domanda proprio sull’estetica. Perché hai scelto di rappresentare Spider-Man con i lancia-ragnatele esterni al costume?

Lee Bermejo – Perché normalmente vengono sempre rappresentati come completamente nascosti all’interno dei guanti.

Questa idea nasce un po’ dalla serie televisiva degli anni Settanta, ma anche da una mia ossessione fin da bambino.

Mi chiedevo sempre: se davvero avesse questi lancia-ragnatele, possibile che sotto il guanto non si vedesse mai nulla? Nessuna sporgenza, nessun segno del metallo… niente.

La stessa cosa vale per la maschera. Lui la sfila continuamente, eppure viene sempre disegnata come se fosse un unico pezzo. Sono dettagli che, anche quando ero piccolo, mi davano parecchio fastidio.

Accettavo tranquillamente che Spider-Man potesse arrampicarsi sui muri o sollevare una macchina, ma questi dettagli mi sembravano poco realistici.

Più che altro, per me Spider-Man è un ragazzo normale. Non è perfetto.

La versione “pura” del personaggio è quella di un ragazzo che deve gestire una casa con una zia anziana, che ha molte più responsabilità rispetto ai suoi coetanei e che deve anche costruirsi un’identità da supereroe.

Ma Peter Parker non è un artista. Non ha il gusto estetico perfetto per progettare un costume impeccabile o tutti gli altri dettagli. Per questo motivo cerco sempre di rappresentare ogni personaggio attraverso quello che, secondo me, sarebbe il suo modo naturale di vedere le cose.

Passiamo un attimo a Batman: Noël. In quel volume sei stato non solo il disegnatore, ma anche lo sceneggiatore. Com’è stato il tuo approccio alla scrittura?

Lee Bermejo – In realtà non è stata la prima volta.

Credo di aver scritto quello, sì… anzi, prima avevo realizzato una storia breve e poi Batman: Noël.

Ma, a dire il vero, ho sempre scritto. Anche da bambino realizzavo i miei fumetti e ne scrivevo le storie.

Quando ho iniziato a lavorare nel mercato americano, verso la fine degli anni Novanta, era molto difficile entrare come autore completo, cioè sia sceneggiatore sia disegnatore.

Spesso volevano che scegliessi una sola strada. E, per un ragazzo di diciannove anni come ero allora, la cosa più importante era riuscire a entrare nell’industria.

Però la mia intenzione è sempre stata quella di scrivere, appena ne avessi avuto la possibilità.

Quindi è stato un insieme di circostanze, ma non è certo una cosa che ho iniziato a fare con Batman: Noël.

Ti piacerebbe quindi, magari in futuro, cimentarti con Spider-Man anche come sceneggiatore? Oppure come autore completo, occupandoti sia della storia sia dei disegni interni?

Lee Bermejo – Realizzare una storia interna è molto diverso.

Marvel funziona in modo diverso rispetto alla DC. Alla Marvel non hai la stessa libertà di creare storie fuori continuity. Si può fare, certo, ma è molto più complicato trovare il progetto giusto.

In effetti avevo anche proposto una storia di Spider-Man, però non era quello che stavano cercando. Quindi mai dire mai.

Però, per quanto mi riguarda, collaborare con Marvel a livello di storytelling è più difficile. Sulle copertine, invece, è decisamente più semplice.

Tra tutti i personaggi che hai disegnato nelle copertine di Amazing Visions, quale ti sei divertito di più a rappresentare… escluso Spider-Man?

Lee Bermejo – Mi è piaciuto molto Electro.

Nell’ultima copertina che ho realizzato avevo parecchia paura di affrontarlo, perché non sapevo davvero come interpretarlo. Ero un po’ in difficoltà, ma alla fine, proprio all’ultimo momento, ho trovato il modo giusto per rappresentarlo.

Mi ha sorpreso tantissimo.

Poi Goblin è sempre bellissimo da disegnare. In generale adoro i villain classici. Per me restano i migliori.

Dopo Marvel Visions puoi già anticiparci qualcosa sui tuoi prossimi lavori? Hai qualche progetto in cantiere di cui puoi parlarci?

Lee Bermejo – Sì. Ho scritto e sto disegnando un altro progetto. Però ci vorranno ancora un paio d’anni prima che venga pubblicato, quindi è ancora troppo presto per parlarne.

Si tratta di un progetto più autoriale oppure di un lavoro per una grande casa editrice?

Lee Bermejo – No, è per una major.

Perfetto. Allora ti ringrazio davvero per il tempo che ci hai dedicato. Grazie mille, Lee.

Lee Bermejo – Grazie a voi. Grazie mille.


Lee Bermejo: Biografia*

Lee Bermejo è tra i fumettisti più apprezzati del panorama americano, noto per il suo inconfondibile stile realistico. È celebre soprattutto come illustratore di Batman/Deathblow: After the Fire, Luthor, Before Watchmen: Rorschach e del graphic novel best seller del New York Times Joker, tutte opere realizzate per DC in collaborazione con lo scrittore Brian Azzarello.

Altri suoi lavori per la DC Comics includono Global Frequency (con Warren Ellis), Superman/Gen13 (con Adam Hughes) e Hellblazer (con Mike Carey) e il graphic novel best seller Batman: Noel, scritto e illustrato interamente da Bermejo.

Per Vertigo ha creato la serie acclamata dalla critica Suiciders e Batman: Damned, scritto ancora una volta da Azzarello per la linea Black Label della DC.

Il suo lavoro più recente per la DC è l’artbook narrativo Batman: Dear Detective, che ha scritto e illustrato.

I suoi lavori più recenti includono un progetto intitolato A Vicious Circle con lo sceneggiatore Mattson Tomlin e una serie di copertine che descrivono in dettaglio la storia di Spider-Man per la Marvel Comics. Bermejo vive e lavora in Italia.

*biografia estratta dal sito Comicon Festival
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Fumetti

Dylan Dog Horror Show, il debutto a teatro dell’Indagatore dell’Incubo

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BUON COMPLEANNO, DYLAN DOG!

L’INDAGATORE DELL’INCUBO CREATO DA TIZIANO SCLAVI FESTEGGIA 40 ANNI DI EMOZIONI, PAURA, IRONIA E

DEBUTTA IN ANTEPRIMA NAZIONALE AL TEATRO ELISEO DI ROMA

DYLAN DOG
HORROR SHOW

regia di Valter Malosti

IN SCENA DAL 28 OTTOBRE 2026
(anteprime speciali dal 22 ottobre)

Dalle pagine del fumetto al palcoscenico prende vita il primo spettacolo teatrale dedicato a Dylan Dog

Il foyer del Teatro Eliseo sarà trasformato per l’occasione in un percorso ispirato all’universo dell’Indagatore dell’Incubo

DAL 31 LUGLIO APERTE LE PREVENDITE
DA OGGI PRE-SALE ESCLUSIVA PER GLI ISCRITTI ALLA NEWSLETTER SERGIO BONELLI EDITORE

Quest’anno Dylan Dog compie quarant’anni!

Era il 26 settembre del 1986 quando l’Indagatore dell’Incubo creato da Tiziano Sclavi sbarcò per la prima volta in edicola per Sergio Bonelli Editore con L’alba dei morti viventi – scritto da Sclavi, disegnato da Angelo Stano e con la copertina di Claudio Villa – primo albo di una serie che da allora ha raccolto milioni di lettori. In questi quarant’anni Dylan Dog ha attraversato l’orrore senza mai negarlo, scegliendo invece di osservarlo, interrogarlo e raccontarlo. Ed è proprio da questo sguardo che nasce il filo conduttore delle celebrazioni che punteggeranno i prossimi mesi e culmineranno con il DEBUTTO DI DYLAN DOG SUL PALCOSCENICO.

Dal 28 ottobre 2026 andrà in scena al Teatro Eliseo di Roma DYLAN DOG HORROR SHOW, diretto da Valter Malosti, la prima produzione teatrale Sergio Bonelli Editore, un grande evento che porterà per la prima volta a teatro l’universo dell’Indagatore dell’Incubo. Le anteprime speciali si svolgeranno a partire dal 22 ottobre. Online da oggi il trailer www.youtube.com/watch?v=aax1j1C6Gtc.

Proprio con questo spettacolo, il Teatro Eliseo, chiuso dal 2020, “dopo un lungo silenzio” riprenderà la sua prestigiosa storia teatrale, sotto la direzione artistica di Alessandro Longobardi per Viola Produzioni CPT.

Le prevendite per il pubblico saranno aperte da venerdì 31 luglio su Ticketone.

Da oggi, 29 luglio, gli iscritti alla newsletter di Sergio Bonelli Editore potranno invece accedere all’esclusiva pre-sale. È sempre possibile iscriversi alla newsletter a questo link https://bit.ly/SBENL per ricevere tutti gli aggiornamenti sulle celebrazioni.

Con il debutto di Dylan Dog Horror Show entreranno infatti nel vivo le celebrazioni per il 40° anniversario di Dylan Dog. Il foyer del Teatro Eliseo sarà trasformato per l’occasione in un percorso ispirato all’universo creato da Tiziano Sclavi, con installazioni, ambientazioni e attività esperienziali pensate per accompagnare il pubblico all’interno dell’immaginario dell’Indagatore dell’Incubo, rendendo l’evento un’esperienza unica. Gli spettatori non faranno semplicemente ingresso in un teatro, ma varcheranno la soglia della Casa di Dylan Dog”.

L’avvicinamento al debutto teatrale sarà scandito da un ricco calendario di appuntamenti che accompagnerà i festeggiamenti per i 40 anni di Dylan Dog.  Le celebrazioni prenderanno il via già nella settimana del compleanno ufficiale dell’Indagatore dell’Incubo, il 26 settembre 2026, con pubblicazioni speciali, eventi e iniziative dedicate. Fino al debutto di Dylan Dog Horror Show, i fan avranno numerose occasioni per incontrare Dylan Dog attraverso appuntamenti in tutta Italia che coinvolgeranno librerie, fumetterie, fiere e altri luoghi simbolo della sua comunità di lettori.

Il calendario completo delle iniziative sarà svelato nei prossimi mesi.

INFORMAZIONI DYLAN DOG HORROR SHOW

TEATRO ELISEO – Via Nazionale, 183, 00184 Roma RM

INFO E BIGLIETTI: botteghino@eliseoteatro.it – www.eliseoteatro.it

PREZZI Da 45€ e 18€

PREZZI ANTEPRIME SPECIALI (dal 22 ottobre) Da 25€ e 18€

Durante le Anteprime Speciali lo spettacolo potrà essere eccezionalmente interrotto per consentire al regista di apportare le ultime indicazioni artistiche in scena. Un’occasione esclusiva per assistere al processo creativo che precede il debutto ufficiale.

 

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