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Frame of Manga – L’universo a fumetti di Satoshi Kon: La stirpe della sirena
Nel 1° episodio di Frame of Manga, rubrica che ripercorre tutte le produzioni a fumetti del grande autore Satoshi Kon, parliamo de La Stirpe della Sirena
“Pieno di gratitudine per tutto ciò che di buono c’è nel mondo, poso la mia penna. Con permesso”.
Questo è l’ultimo messaggio scritto da Satoshi Kon per il suo blog personale, dove saluta milioni di persone affezionate alla sua cinematografia.
Il gigante dell’animazione giapponese muore prematuramente a soli 46 anni per via di un tumore al pancreas diagnosticatogli allo stadio terminale appena tre mesi prima del decesso.
Christopher Nolan, David Fincher e Guillermo del Toro sono solo alcuni dei grandi nomi della settima arte che devono più di un’inquadratura a questo genio della regia. Tutt’ora il suo nome viene ricordato, studiato sui saggi e celebrato al cinema, con riproposizioni in sala dei suoi (ahimè solo) quattro capolavori.
La rubrica Frame of Manga nasce proprio da questa esigenza: ricordare ciò che fu il Kon artista, anche prima del suo esordio nelle sale. In questi tre articoli ci addentreremo nei manga realizzati dal maestro per scoprirne l’origine stilistica, tematica e l’evoluzione di quella penna ormai priva d’inchiostro su cui il buon Satoshi ha impresso storie e personaggi memorabili.

Foto di Satoshi Kon
La stirpe della sirena
Qual è l’arte del fumetto? Il tratto? La sceneggiatura? Per quanto mi riguarda, l’aspetto che trovo più affascinante è sempre stato il cosiddetto “framing”, niente meno che il modo in cui un disegnatore costruisce una tavola (con vignette, baloon, splash page etc.).
In fin dei conti, è questo il più evidente punto di contatto tra il libro a fumetti e il cinema. Le vignette sono le inquadrature del mangaka, la sua visione del mondo. In mancanza di colore, suono e tempo determinato di scena, saper costruire un racconto tramite pagine è un’impresa titanica senza una visione.
Satoshi Kon ha in qualche modo contribuito ad insegnarci questo: per qualche tempo si è pensato che i manga non fossero altro che fumetti rallentati. Laddove l’occidente puntava su una costruzione della tavola piena, con un susseguirsi di botta e risposta senza respiro, il Giappone si concentrava sui picchi emotivi delle proprie storie, mettendo in secondo piano sequenze più sfarzose e accentratrici d’attenzione.
All’inizio del 1990, Kon propone alla casa editrice Kodansha una pubblicazione settimanale per la rivista Young Magazine: La stirpe della sirena (Kaikisen), una storia in 11 capitoli che occuperanno il giovane Satoshi per quattro, a sua memoria infernali, mesi.

Il maschio e la femmina
Mima Kirigoe, Chiyoko Fujiwara, Miyuki, Hana, Paprika. Ragazze che sono state violate dal proprio successo, che hanno rincorso l’amore, donne che hanno cercato una propria sessualità ed affrontato demoni del passato nel presente. Per tutta la sua carriera Kon ha sempre raccontato il femminile in tante sfaccettature, dalla sensualità alla purezza d’animo: il cinema diventava padrone della donna o suo subordinato, e raccontava generazioni di ragazze con un’eleganza ancora oggi unica.
Eppure, questa volta Satoshi comincia raccontando l’uomo. La storia di Yosuke si sviluppa come un delicato spartiacque: un giovane studente delle superiori è completamente travolto dall’indecisione figlia della sua età.
Un ragazzo in procinto di cambiare (forse) la sua vita di provincia trasferendosi nella capitale per l’università, il quale però continua a camminare sul sottile filo della tradizione del suo piccolo paese. Un maschio alle prese con le sue pulsioni sessuali, in cui l’unica cosa che fa fede sono le contraddizioni: Yosuke persevera nella volontà di voler lasciare la località di Tsunade, e tuttavia è ingabbiato in una leggenda di paese legata agli Umibito, esseri a metà tra uomo e pesce che proteggono il mare della cittadina.
Il ragazzo trova conforto nella storia della sua famiglia: per generazioni gli avi di Yosuke hanno protetto un uovo di Umibito, pronto ad essere riconsegnato al mare ogni 60 anni.
Una memoria che ormai è frantumata, tra un padre che segue sempre di più la via del progresso aiutando imprenditori ad acquistare terreni per favorire la “crescita” di Tsunade e un nonno invece attaccato quasi morbosamente alla promessa fatta agli abitanti del mare.
Dall’altra parte, Satoshi Kon prepara il terreno per la sua poetica cinematografica nel personaggio di Natsumi, arrivata da Tokyo per riscoprire le beltà delle sue radici di provincia. Pagina dopo pagina, la ragazza comincia a raccontarsi in maniera molto silenziosa. Il non-detto gioca un ruolo fondamentale: la stirpe della sirena è anche un fumetto di silenzi, di dialoghi spesso a multipli strati di significato, attraverso cui leggiamo tutta una vita fatta di delusione, tradimenti e sconfitta che trasmettono le inquadrature di Natsumi.

Marchette e marketing della tradizione
In una critica al progresso sempre più imposto che divora il Giappone, Satoshi Kon costruisce un racconto sull’incomunicabilità e allo stesso tempo sull’aiuto reciproco delle generazioni. L’elemento che stupisce maggiormente rimane però la trasformazione che la “leggenda” degli Umibito compie nella storia: da un segreto di famiglia diventa notizia di paese, e poi arriva sui cartelloni pubblicitari e sulle insegne dei negozi.
Un vero e proprio business che distrugge la sacralità in favore delle visite, delle prenotazioni al resort e al chiasso urbano che invade Tsunade sempre più. Dalle vignette si percepisce un amore sconfinato per la regia cinematografica, con alcuni “punti macchina” costruiti alla perfezione e un ritmo degno del miglior film di Kon.
Un piccolo gioiello (in Italia edito da Star Comics) per riscoprire o approfondire questo grande maestro, in attesa del prossimo episodio di Frame of Manga.

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