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Salone del Libro di Torino 2026: Bao e il panel “Il fumetto è una macchina della verità”

Durante il Salone Internazionale del Libro di Torino, Bao Publishing ha incantato il pubblico nel panel “Il fumetto è una macchina della verità” grazie ai suoi autori protagonisti di un talk e di una vera e propria jam session artistica

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Il Salone Internazionale del Libro di Torino da qualche anno vede sotto i riflettori anche il fumetto e, tra le grandi case editrici presenti, Bao Publishing è sempre mattatrice grazie ai suoi incredibili autori, ospiti ogni anno alla manifestazione.

Ma Bao è anche spesso protagonista di diversi panel molto interessanti che hanno un obiettivo chiaro: spiegare la nona arte e i fumetti che porta ai lettori attraverso le parole dei propri autori.

Tra questi appuntamenti, l’incontro di domenica 17 maggio intitolato “Il fumetto è una macchina della verità” si è trasformato in una lunga e divertita riflessione sul significato dell’onestà nel fumetto e nella narrazione.

Sul palco, insieme a Caterina Marietti e Michele Foschini, fondatori della casa editrice e moderatori per l’occasione, erano presenti diversi autori e autrici tra i più importanti dell’attuale panorama fumettistico italiano: Rita Petruccioli, Lorenzo Ceccotti (LRNZ ), Irene Marchesini, Carlotta Di Cataldo, Zerocalcare e Riccardo Atzeni.

L’atmosfera del confronto è stata sin dall’inizio ironica e spontanea, ma proprio attraverso il tono scherzoso è emersa una riflessione molto profonda sul rapporto tra autore, personaggi e verità emotiva.

Ah e non è tutto: il talk si è sviluppato mentre a turno gli artisti, come in una jam session, hanno disegnato diversi personaggi il cui risultato è stata una vera e propria opera d’arte collettiva.

Il fumetto è una macchina della verità: la parola agli artisti

Il punto di partenza del panel era l’idea che il fumetto riesca sempre a tradire, in senso positivo, l’autenticità o la falsità di chi racconta. Secondo i partecipanti, infatti, il lettore percepisce immediatamente quando un autore sta mettendo qualcosa di sincero nella propria opera. Non importa che il fumetto sia realistico, autobiografico o fantascientifico: quello che conta è la sincerità emotiva che attraversa le pagine.

La prima a intervenire è stata Rita Petruccioli, in libreria attualmente con la sua ultima fatica, Medea, e tra gli artisti protagonisti del film Generazione Fumetto di Omar Rashid, che ha spiegato come, quando realizza un fumetto da autrice completa, il primo pubblico sia sempre sé stessa.

«Quando scelgo di essere autrice unica di un fumetto, io disegno principalmente per me e poi soltanto in secondo luogo per il pubblico.» – Rita Petruccioli

Pur sapendo che i lettori leggeranno le sue storie, il suo obiettivo principale è raccontare qualcosa che senta autentico. Ha ammesso di provare spesso imbarazzo all’idea di esporsi, ma proprio quell’imbarazzo diventa la prova della sua sincerità: se non fosse onesta con sé stessa, non avrebbe senso creare un fumetto personale. Nei suoi libri, quindi, riversa inevitabilmente parti della propria sensibilità e della propria esperienza.

«Io voglio essere onesta con me stessa in quello che racconto, perché altrimenti non ha senso quello che sto facendo. Quindi si beccano tutta la mia onestà nei miei libri» – Rita Petruccioli

Lorenzo Ceccotti, in arte LRNZ  l’autore di Geist Maschine, ha ampliato il discorso parlando del fumetto come di un’arte “convergente”, cioè composta da una quantità enorme di scelte: dal layout delle tavole alle inquadrature, dal design dei personaggi al lettering, fino al tono del mondo narrativo.

In foto: Lorenzo Ceccotti in arte LRNZ

Secondo lui, proprio perché il fumetto richiede così tante decisioni creative, sarebbe impossibile realizzarlo senza coinvolgimento personale. Fare un fumetto senza sentire davvero proprie quelle scelte diventerebbe una tortura. Ceccotti ha anche sottolineato quanto sia importante costruire mondi narrativi pieni di desideri e volontà, non solo per i protagonisti ma anche per i personaggi che restano sullo sfondo. I mondi, secondo lui, devono sembrare vivi perché modellati dai sogni e dalle intenzioni di chi li abita.

Da questa riflessione è nata una domanda provocatoria rivolta a Zerocalcare: “Si possono fare fumetti quando si è felici?”. La questione riguardava il luogo comune secondo cui l’arte nascerebbe sempre dalla sofferenza.

Zerocalcare ha risposto con grande sincerità e ironia, dicendo di sperare che qualcuno riesca a fare fumetti anche da felice, altrimenti sarebbe un mestiere terribile.

«Se dovesse essere soltanto un’ attività per i depressi sofferenti sarebbe terribile e in generale non la consiglierei a nessuno al mondo.» – Zerocalcare

In foto: Zerocalcare

Tuttavia, ha ammesso che nel suo caso esiste una sorta di “sofferenza intermedia” che favorisce la creazione: se sta troppo bene non sente il bisogno di raccontare nulla, mentre se sta troppo male non ha la lucidità necessaria per trasformare il dolore in fumetto. Quando invece si trova in una zona emotiva più equilibrata, riesce a elaborare le proprie inquietudini e inserirle nelle storie. Ha anche sottolineato che non esiste un obbligo morale a esporsi completamente: ogni autore deve trovare il proprio equilibrio tra sincerità personale e necessità narrativa.

I personaggi delle opere a fumetti e la loro identità

Successivamente il discorso si è spostato sui personaggi e sulla loro identità. Irene Marchesini e Carlotta Di Cataldo, autrici di Rebis, hanno raccontato il modo in cui i personaggi, nel corso della scrittura, sembrano quasi prendere vita da soli. Irene ha spiegato che durante la realizzazione di una loro opera si è resa conto, dopo le prime pagine, che il protagonista aveva assunto una personalità diversa da quella inizialmente immaginata.

«E poi è successo a quella cosa che fa sembrare pazzi tutti gli scrittori e i fumettisti quando dicono che si sono cominciati a muovere per conto loro. Che ovviamente non è che prendono vita e si arrangiano però nella tua testa inconsciamente cominciano a ad assumere delle caratteristiche che poi hanno senso tra di loro e funzionano inconsciamente.» – Irene Marchesini

Di conseguenza, alcune scene già progettate non funzionavano più e sono state eliminate. Forzare il personaggio a compiere azioni incoerenti avrebbe spezzato la naturalezza del racconto. Secondo lei, il lettore percepisce immediatamente quando qualcosa è falso o costruito artificialmente, proprio come si riconosce una banconota falsa pur senza essere esperti.

Riccardo Atzeni ha poi raccontato la genesi del suo primo fumetto, Devo andare nello Spazio, una storia che affronta il rapporto padre-figlio all’interno di un contesto fantascientifico. All’inizio aveva paura di inserire elementi troppo autobiografici e aveva riempito il racconto di dettagli nonsense, personaggi assurdi e situazioni caotiche quasi per nascondersi dietro la fantasia. A un certo punto, però, si è accorto che il messaggio emotivo si stava perdendo. Ha quindi iniziato a eliminare il superfluo, mantenendo però l’ambientazione fantascientifica come filtro narrativo. Per Atzeni, infatti, la fantascienza permette di deformare la realtà per restituirla in modo ancora più autentico. Il suo obiettivo non era raccontare sé stesso in maniera diretta, ma creare una storia in cui il lettore potesse riconoscere le proprie questioni irrisolte.

Un’altra domanda centrale del panel riguardava la possibilità di lavorare su storie o temi che non interessano davvero gli autori. Le risposte hanno mostrato approcci differenti ma complementari. Riccardo Atzeni ha spiegato che, impiegando anni per realizzare un fumetto ad acquerello, gli sarebbe quasi impossibile dedicarsi a lungo a una storia che non lo coinvolga. Lorenzo Ceccotti ha invece detto che ciò che conta davvero non è tanto il tema, ma il modo in cui può essere rappresentato visivamente. Anche una storia banale può diventare stimolante se offre possibilità interessanti dal punto di vista grafico.

Diversi autori hanno però ammesso di avere alcuni limiti personali: Rita Petruccioli, per esempio, ha detto che non farebbe mai un libro di autoaiuto; altri hanno scherzato sul loro odio per le automobili, i cavalli o certi temi contemporanei.

Il panel si è trasformato così in una riflessione sul rapporto tra passione personale e mestiere. Tutti hanno concordato sul fatto che il fumetto richieda un investimento di tempo ed energie tale da rendere difficile lavorare su qualcosa di totalmente estraneo alla propria sensibilità. Anche quando si lavora su commissione, è necessario trovare almeno un elemento capace di stimolare interesse e partecipazione.

Zerocalcare ha parlato del rapporto tra solitudine e pubblico. Ha spiegato che il fumetto è un lavoro profondamente solitario, fatto di lunghi periodi passati da soli a disegnare. Gli incontri dal vivo con i lettori rappresentano quindi un momento importante perché danno senso al lavoro svolto. Diverso è invece il rapporto con i social network, che l’autore ha definito stancante e opprimente persino quando i commenti sono positivi.

Irene Marchesini ha raccontato quanto l’abbia colpita vedere il suo lavoro tradotto e apprezzato anche all’estero. La scoperta che persone con culture completamente diverse riuscissero a riconoscersi nelle stesse emozioni le ha fatto capire quanto certi sentimenti siano universali. È stata per lei una conferma del fatto che le storie sincere riescono davvero a superare confini geografici e culturali.

Tirando le somme…

La parte finale del panel si è trasformata in una performance collettiva. Riccardo Atzeni ha iniziato a colorare il disegno dal vivo realizzato da tutti gli artisti presenti in una divertente corsa contro il tempo, tra i commenti esilaranti dei colleghi. Il risultato è la dimostrazione pratica di ciò di cui si era discusso per tutto il tempo: il fumetto come processo umano, collettivo, imprevedibile e profondamente legato alla personalità di chi crea.

Nel complesso, il panel restituisce l’immagine di un gruppo di autori molto diversi tra loro ma accomunati da alcune convinzioni profonde: il fumetto nasce dalla curiosità verso il mondo, dalla sincerità emotiva e dal desiderio di raccontare qualcosa che abbia un significato personale. Anche quando si scherza su cavalli, automobili o alberi difficili da disegnare, emerge continuamente il legame tra tecnica e sensibilità umana. Disegnare non significa soltanto saper riprodurre immagini, ma osservare la realtà, filtrarla attraverso la propria esperienza e trasformarla in racconto condiviso.

Una visione decisamente romantica e molto sensibile del fumetto che ha incantato il Salone Internazionale del Libro di Torino e che rispecchia in maniera assoluta lo spirito di Bao Publishing e i suoi autori, poeti visivi e spiriti sognatori della nona arte.

Fumetti

La trilogia extraterrestre di Dylan Dog di Sclavi e Brindisi

Recensione della Trilogia Extraterrestre di Dylan Dog, scritta da Tiziano Sclavi e disegnata da Bruno Brindisi

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Quando si parla di alieni nel contesto dell’intrattenimento – libri, cinema o serie TV – non si può non pensare ad alcuni classici come i romanzi The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy (Guida Galattica per gli Autostoppisti) di Douglas Adams e The Three-Body Problem (Il Problema dei Tre Corpi) di Cixin Liu, oppure agli iconici film di Steven Spielberg come E.T. l’Extraterrestre, Close Encounters of the Third Kind (Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo) o il più recente Disclosure Day.

Il tema degli UFO e della vita nell’universo ha sempre esercitato un fascino irresistibile, capace di attrarre da sempre le menti di scrittori e sceneggiatori. Tiziano Sclavi entra a far parte di questa cerchia di “creators sci-fi” grazie alla sua Trilogia Extraterrestre, che vede Dylan Dog indagare misteriosi casi legati ad avvistamenti alieni e incontri del terzo tipo in tre storie nelle quali omaggia il genere sci-fi, citando anche il leggendario Spielberg.

Questa trilogia, raccolta nell’undicesimo volume de I Classici del Fumetto di Repubblica – Serie Oro, comprende i tre racconti Terrore dall’infinito, pubblicato nell’ottobre 1991 sul n. 61; Quando cadono le stelle, uscito nell’agosto 1997 sul n. 131; e Lassù qualcuno ci chiama, pubblicato nel gennaio 1998 sul n. 136 di Dylan Dog. Tutte e tre le storie sono scritte da Tiziano Sclavi e disegnate da Bruno Brindisi.

Il filo conduttore che lega queste tre storie è il modo in cui Sclavi affronta il tema degli alieni e delle abduzioni, mescolando elementi sci-fi alla lore dell’Indagatore dell’Incubo senza mai risultare scontato o forzato.

Il primo racconto, Terrore dall’infinito, è un chiaro esempio di questo esperimento, decisamente riuscito, con cui Sclavi e Brindisi mescolano i due generi senza snaturare il personaggio di Dylan Dog.

Dolore alienante

La prima storia di questa trilogia, Terrore dall’Infinito, mescola il mistero “alla Dylan Dog” alla fantascienza spielberghiana e lo fa raccontando la storia di Whitley Davies, un uomo divorato dal dolore e dal trauma per la perdita del fratello in giovane età, che, per affrontare questo lutto, si chiude in se stesso e diventa testimone di un incontro ravvicinato con degli alieni. Dylan Dog viene chiamato in causa dallo stesso Whitley per aiutarlo a risolvere il mistero che gli sta lentamente rovinando la vita.

Storia di estrema potenza narrativa questa raccontata nel numero 61 di Dylan Dog. L’approccio di Sclavi al tema “alieni” non sarebbe potuto essere più incisivo e indimenticabile. Quella di Whitley non è semplicemente una storia di abduction ma è un viaggio nei ricordi dolorosi di un bambino che ha inconsciamente rimosso un trauma troppo doloroso da sopportare sostituendolo con un’entità altrettanto misteriosa come quella degli alieni.

Tavola tratta da Dylan Dog n. 61
Tavola tratta da Dylan Dog n. 61

Quello che mi ha colpito maggiormente di Terrore dall’Infinito è l’atmosfera di costante tensione che Sclavi riesce a costruire pagina dopo pagina. Per tutta la lettura si rimane sospesi tra realtà e illusione, senza mai avere la certezza che ciò che sta vivendo il protagonista sia davvero accaduto o sia soltanto il frutto del suo trauma e della sua mente. È proprio questa ambiguità a rendere la storia così coinvolgente, fino a un finale imprevedibile, con un colpo di scena degno dei migliori racconti di Dylan Dog. A completare il quadro ci sono i disegni superlativi di Bruno Brindisi, capaci di dare forma tanto all’angoscia quanto al senso di meraviglia che permeano l’intero racconto. Per tutti questi motivi, Terrore dall’Infinito è entrata di diritto tra le mie storie preferite dell’Indagatore dell’Incubo, accanto a capolavori come Il lungo addio e Memorie dall’invisibile.

La paura del diverso

In Quando cadono le stelle, la seconda storia della trilogia, Sclavi si collega direttamente a Terrore dall’Infinito: ritroviamo infatti Whitley Davies, ormai invecchiato e malato terminale, in fuga dai militari perché è entrato in possesso di un filmato top secret di cui vogliono impedire la divulgazione. Davies si affida nuovamente ai servizi del nostro Dylan Dog per riuscire a mettersi in salvo e trovare una risposta definitiva alla domanda: “C’è vita nell’universo?”.

Tavola tratta da Dylan Dog n. 131
Tavola tratta da Dylan Dog n. 131

Quello che colpisce di più di Quando cadono le stelle è la crudeltà dell’uomo nei confronti del diverso e quanto questa nasconda una profonda fragilità. Sclavi utilizza gli alieni per rappresentare tutto ciò in cui l’essere umano non si riconosce e che, proprio per questo, percepisce come “alieno”: che si tratti di un grigio dalla testa ovale o, leggendo tra le righe, di un altro essere umano con un colore della pelle o una cultura diversi dai propri.

Dylan Dog incontra Arrival

Degli scienziati captano un messaggio proveniente dallo spazio profondo, ma decifrarlo sembra impossibile, poiché l’idioma utilizzato dal misterioso mittente è profondamente diverso da qualsiasi forma di comunicazione scritta o verbale conosciuta dall’uomo. Così, un linguista si mette alla ricerca di una “lingua madre” che possa essere utilizzata per comunicare con queste entità extraterrestri.

No, non ho appena riassunto la trama di Arrival di Denis Villeneuve, ma quella della terza e ultima storia che conclude la trilogia extraterrestre di Sclavi e Brindisi: Lassù qualcuno ci chiama.

Tavola tratta da Dylan Dog n. 136
Tavola tratta da Dylan Dog n. 136

Dylan e Groucho si trovano in Galles e, per puro caso – o forse per la legge dei grandi numeri – vengono trascinati in una vicenda più grande di loro, fatta di folklore, alieni e… mucche.

Quello che mi ha colpito di più di questa storia – ed è anche il motivo per cui ho apprezzato particolarmente Arrival – è il modo in cui Sclavi racconta la profonda diversità tra gli esseri umani e un popolo extraterrestre, così distanti da avere difficoltà perfino a instaurare la più basilare e primitiva forma di comunicazione. L’introduzione della figura del linguista richiama fortemente il film di Denis Villeneuve – o forse è il contrario, viste le date di pubblicazione delle due opere? – e non posso che ammettere che questo Dylan Dog più sci-fi e meno orientato al mistero mi abbia piacevolmente sorpreso.

In questo numero, Tiziano Sclavi propone una profonda riflessione sull’anima, teorizzando che, nel momento della morte, ogni essere umano la liberi, generando una sorta di energia cosmica che si manifesta sotto forma di canto. Un’immagine potente, capace di lasciare ampio spazio all’interpretazione del lettore.

Conclusione

La Trilogia Extraterrestre di Tiziano Sclavi e Bruno Brindisi, che raccoglie le tre storie Terrore dall’Infinito, Quando cadono le stelle e Lassù qualcuno ci chiama, è la prova tangibile dell’influenza della fantascienza americana sul fumetto italiano. Ispirandosi alle pellicole di Steven Spielberg, Sclavi rielabora il mistero degli UFO in chiave profondamente “dylaniata”, mescolando elementi scientifici e mistero soprannaturale con grande naturalezza.

Sono tre racconti che mi sento di consigliare a chiunque voglia avvicinarsi al mito di Dylan Dog, ma anche ai lettori più esperti che desiderano recuperare alcune delle storie più riuscite dell’Indagatore dell’Incubo.

VOTO POPCORNERD 9.5/10

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Fumetti italiani

ROMICS: Paola Barbato, Romics d’Oro della 37^ edizione dall’1 al 4 ottobre 2026

Paola Barbato riceverà il Romics D’Oro alla 37esima edizione della fiera che andrà in scena dall’1 al 4 ottobre nella città di Roma

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Paola Barbato, Romics d’Oro della 37^ edizione

Scrittrice e sceneggiatrice, tra le voci più autorevoli del fumetto e della narrativa thriller italiana, insignita del Romics d’Oro.

Paola Barbato sarà celebrata con l’assegnazione del Romics d’Oro nel corso della 37^ edizione di Romics, in programma dall’1 al 4 ottobre 2026 presso Fiera Roma.

Nata a Milano nel 1971, bresciana d’adozione e residente a Verona, Barbato è scrittrice e sceneggiatrice. Dal 1999 firma le storie di Dylan Dog per Sergio Bonelli Editore, contribuendo all’evoluzione di uno dei personaggi più iconici del fumetto italiano. Nel corso della sua carriera ha partecipato a numerosi altri progetti, tra cui la serie 10 ottobre e la miniserie Ut disegnata da Corrado Roi, affermandosi per una scrittura capace di unire tensione narrativa, introspezione psicologica e indagine sulle zone più oscure dell’animo umano.

Scrittrice e sceneggiatrice di rara versatilità, il suo percorso artistico attraversa con successo linguaggi, pubblici e forme narrative diverse. Dalle sceneggiature per il fumetto alle opere di narrativa per bambini, ragazzi e adulti, fino ai progetti per cinema e teatro con la straordinaria capacità di dare vita a storie coinvolgenti, affrontando temi complessi con sensibilità, profondità e originalità.

Parallelamente al fumetto ha sviluppato un intenso percorso nella narrativa. Per Rizzoli ha pubblicato BilicoMani nude e Il filo rossoMani nude, vincitore del Premio Scerbanenco, è stato adattato nell’omonimo film diretto da Mauro Mancini, con Alessandro Gassmann e Francesco Gheghi. Con Edizioni Piemme ha pubblicato Non ti faccio niente, la trilogia composta da Io so chi seiZoo e Vengo a prenderti, seguita da L’ultimo ospiteLa cattiva strada e Il dono. Nel 2024 entra nel catalogo Neri Pozza con La Torre d’Avorio, a cui segue nel 2025 Cuore capovolto.

Dal 2019 scrive inoltre per bambini e ragazzi con Il Battello a Vapore e dal 2025 è autrice della serie Villa Ombrosa. La sua attività si estende anche alla televisione: nel 2009 ha scritto la fiction Nel nome del male per Sky.

Durante la 37^ edizione di Romics, Paola Barbato incontrerà il pubblico e ripercorrerà la sua carriera, dagli oltre venticinque anni di lavoro su Dylan Dog alla narrativa thriller, fino alle più recenti esperienze nella letteratura per ragazzi.

*Ringraziamo gli uffici stampa ROMICS per la condivisione del comunicato di cui sopra

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Fumetti

Dylan Dog Horror Show, il debutto a teatro dell’Indagatore dell’Incubo

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BUON COMPLEANNO, DYLAN DOG!

L’INDAGATORE DELL’INCUBO CREATO DA TIZIANO SCLAVI FESTEGGIA 40 ANNI DI EMOZIONI, PAURA, IRONIA E

DEBUTTA IN ANTEPRIMA NAZIONALE AL TEATRO ELISEO DI ROMA

DYLAN DOG
HORROR SHOW

regia di Valter Malosti

IN SCENA DAL 28 OTTOBRE 2026
(anteprime speciali dal 22 ottobre)

Dalle pagine del fumetto al palcoscenico prende vita il primo spettacolo teatrale dedicato a Dylan Dog

Il foyer del Teatro Eliseo sarà trasformato per l’occasione in un percorso ispirato all’universo dell’Indagatore dell’Incubo

DAL 31 LUGLIO APERTE LE PREVENDITE
DA OGGI PRE-SALE ESCLUSIVA PER GLI ISCRITTI ALLA NEWSLETTER SERGIO BONELLI EDITORE

Quest’anno Dylan Dog compie quarant’anni!

Era il 26 settembre del 1986 quando l’Indagatore dell’Incubo creato da Tiziano Sclavi sbarcò per la prima volta in edicola per Sergio Bonelli Editore con L’alba dei morti viventi – scritto da Sclavi, disegnato da Angelo Stano e con la copertina di Claudio Villa – primo albo di una serie che da allora ha raccolto milioni di lettori. In questi quarant’anni Dylan Dog ha attraversato l’orrore senza mai negarlo, scegliendo invece di osservarlo, interrogarlo e raccontarlo. Ed è proprio da questo sguardo che nasce il filo conduttore delle celebrazioni che punteggeranno i prossimi mesi e culmineranno con il DEBUTTO DI DYLAN DOG SUL PALCOSCENICO.

Dal 28 ottobre 2026 andrà in scena al Teatro Eliseo di Roma DYLAN DOG HORROR SHOW, diretto da Valter Malosti, la prima produzione teatrale Sergio Bonelli Editore, un grande evento che porterà per la prima volta a teatro l’universo dell’Indagatore dell’Incubo. Le anteprime speciali si svolgeranno a partire dal 22 ottobre. Online da oggi il trailer www.youtube.com/watch?v=aax1j1C6Gtc.

Proprio con questo spettacolo, il Teatro Eliseo, chiuso dal 2020, “dopo un lungo silenzio” riprenderà la sua prestigiosa storia teatrale, sotto la direzione artistica di Alessandro Longobardi per Viola Produzioni CPT.

Le prevendite per il pubblico saranno aperte da venerdì 31 luglio su Ticketone.

Da oggi, 29 luglio, gli iscritti alla newsletter di Sergio Bonelli Editore potranno invece accedere all’esclusiva pre-sale. È sempre possibile iscriversi alla newsletter a questo link https://bit.ly/SBENL per ricevere tutti gli aggiornamenti sulle celebrazioni.

Con il debutto di Dylan Dog Horror Show entreranno infatti nel vivo le celebrazioni per il 40° anniversario di Dylan Dog. Il foyer del Teatro Eliseo sarà trasformato per l’occasione in un percorso ispirato all’universo creato da Tiziano Sclavi, con installazioni, ambientazioni e attività esperienziali pensate per accompagnare il pubblico all’interno dell’immaginario dell’Indagatore dell’Incubo, rendendo l’evento un’esperienza unica. Gli spettatori non faranno semplicemente ingresso in un teatro, ma varcheranno la soglia della Casa di Dylan Dog”.

L’avvicinamento al debutto teatrale sarà scandito da un ricco calendario di appuntamenti che accompagnerà i festeggiamenti per i 40 anni di Dylan Dog.  Le celebrazioni prenderanno il via già nella settimana del compleanno ufficiale dell’Indagatore dell’Incubo, il 26 settembre 2026, con pubblicazioni speciali, eventi e iniziative dedicate. Fino al debutto di Dylan Dog Horror Show, i fan avranno numerose occasioni per incontrare Dylan Dog attraverso appuntamenti in tutta Italia che coinvolgeranno librerie, fumetterie, fiere e altri luoghi simbolo della sua comunità di lettori.

Il calendario completo delle iniziative sarà svelato nei prossimi mesi.

INFORMAZIONI DYLAN DOG HORROR SHOW

TEATRO ELISEO – Via Nazionale, 183, 00184 Roma RM

INFO E BIGLIETTI: botteghino@eliseoteatro.it – www.eliseoteatro.it

PREZZI Da 45€ e 18€

PREZZI ANTEPRIME SPECIALI (dal 22 ottobre) Da 25€ e 18€

Durante le Anteprime Speciali lo spettacolo potrà essere eccezionalmente interrotto per consentire al regista di apportare le ultime indicazioni artistiche in scena. Un’occasione esclusiva per assistere al processo creativo che precede il debutto ufficiale.

 

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