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Perché Inuyasha è un fantasy totalmente diverso dagli altri

Inuyasha è una delle opere più amate della fine anni 90 inizi 2000. Scopri adesso nel nostro speciale tutti i dettagli

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Esistono opere capaci di cristallizzare un’epoca, e Inuyasha è senza dubbio il gioiello della corona di Rumiko Takahashi, la Principessa del Manga.

Pubblicato per la prima volta nel 1996 sulla rivista Weekly Shōnen Sunday, questo racconto epico ha saputo mescolare con maestria il folklore giapponese, l’avventura pura e una tensione romantica mai banale, diventando un fenomeno globale sia su carta che su schermo.

Il risultato finale di questo epserimento è un’opera che vive di contrasti che si incastrano perfettamente. Come il moderno e l’arcaico, l’umano e il demoniaco, l’ironia e la tragedia.

Il manga di Inuyasha si sviluppa lungo un arco narrativo ampio e volutamente dilatato, scelta che permette all’autrice di esplorare a fondo relazioni, traumi e ambiguità morali.

La Genesi: come avviene l’intreccio tra due mondi

La storia prende il via con Kagome Higurashi, una studentessa delle medie che, nel giorno del suo quindicesimo compleanno, viene trascinata all’interno di un antico pozzo nel tempio di famiglia. Si ritrova così nell’epoca Sengoku, un Giappone feudale popolato da demoni (yokai) e conflitti sanguinosi.

Qui incontra Inuyasha, un mezzosangue (hanyō) sigillato a un albero sacro da una freccia incantata scagliata dalla sacerdotessa Kikyō (con la quale ha avuto una combattuta storia d’amore) cinquant’anni prima.

Il motore dell’intera vicenda è la Sfera dei Quattro Spiriti (Shikon no Tama): un amuleto capace di esaudire i desideri che, frantumandosi in mille frammenti a causa di un incidente, costringe i due protagonisti a un’alleanza forzata per recuperarne i pezzi prima che cadano nelle mani sbagliate.

Inuyasha

Da questo nucleo narrativo si diramano decine di sottotrame che trasformano Inuyasha in un vero viaggio iniziatico, più che in una semplice avventura fantasy. Nel manga emerge con forza uno dei temi centrali dell’opera: l’identità.

Non a caso, Inuyasha resta costantemente sospeso tra due mondi, rifiutato dai demoni perché incompleto e temuto dagli umani perché diverso. La sua rabbia non è solo caratteriale, ma nasce da una frattura profonda.

Kagome, dal canto suo, rappresenta un ponte tra epoche e sensibilità, una ragazza moderna che deve confrontarsi con una realtà brutale, fatta di guerra, superstizione e morte. Takahashi utilizza il loro rapporto per parlare di accettazione, crescita e responsabilità, evitando soluzioni facili.

L’arrivo dell’anime negli anni 2000

L’anime, prodotto da Sunrise e trasmesso a partire dal 2000, amplifica questi elementi aggiungendo una dimensione emotiva ancora più marcata. La colonna sonora, le atmosfere crepuscolari e l’uso del silenzio in alcune scene chiave contribuiscono a rendere l’esperienza più immersiva.

Se il manga permette una lettura più introspettiva, l’anime punta sull’impatto visivo e sul ritmo, alternando episodi fortemente drammatici a momenti di leggerezza quasi slapstick. Questa oscillazione è una delle cifre stilistiche più riconoscibili di Inuyasha.

La particolare caratterizzazione di ogni personaggio 

Un ruolo fondamentale lo giocano i personaggi e parliamo di tutti, anche i secondari. Miroku, Sango, Shippo e persino antagonisti come Sesshomaru (fratello di Inuyasha), già dalle prime apparizioni dimostrano non essere semplici comparse funzionali alla trama.

Ognuno incarna una diversa risposta al dolore e alla perdita. Sesshomaru, in particolare, è uno dei personaggi più affascinanti: demone puro, apparentemente freddo e distaccato, diventa una sorta di specchio per Inuyasha, mostrando cosa significa scegliere l’orgoglio o, al contrario, l’empatia. La sua evoluzione è lenta, quasi impercettibile, ma estremamente coerente.

Sesshomaru

Dal punto di vista narrativo, sia manga che anime adottano una struttura episodica che può sembrare ripetitiva, soprattutto nelle fasi centrali. Tuttavia questa ripetizione ha una funzione precisa: costruire familiarità con il mondo e con i suoi rituali.

I combattimenti non sono mai solo scontri di forza, ma occasioni per mettere in discussione motivazioni e desideri. Anche il villain principale, ovvero Naraku, è meno lineare di quanto sembri, incarnando una forma di male frammentato, nato dall’avidità e dall’odio umano prima ancora che demoniaco.

Un classico cresciuto assieme a noi degli anni 80/90

Con il passare degli anni, Inuyasha si è trasformato in un classico, capace di parlare a generazioni diverse. Il manga offre una visione più compatta e autoriale, mentre l’anime ha contribuito enormemente alla sua diffusione globale, soprattutto grazie alla serializzazione televisiva e, più tardi, a The Final Act, che chiude la storia adattando l’arco conclusivo del fumetto.

In entrambi i casi, l’opera resta un esempio riuscito di come lo shōnen possa farsi racconto di formazione, riflessione sull’alterità e dichiarazione d’amore per il mito.

Inuyasha

Questa impostazione permette di sviluppare, nelle fasi successive, focus tematici più specifici: il ruolo del folklore giapponese, la rappresentazione del tempo, il confronto tra destino e libero arbitrio, fino all’eredità culturale lasciata da Inuyasha nell’animazione e nel manga contemporanei. Un viaggio lungo, a tratti imperfetto, ma proprio per questo profondamente umano.

Confronto con altre opere dell’autore

Se confrontato con le altre opere di Rumiko Takahashi, Inuyasha rappresenta una deviazione netta e consapevole, sia per tono sia per ambizione narrativa, e questa scelta ha inciso profondamente anche sulla sua accoglienza.

Serie come Urusei Yatsura (meglio conosciuta in Italia con il nome Lamù), Maison Ikkoku e Ranma ½ avevano costruito la fama dell’autrice come maestra della commedia romantica, brillante nel gestire equivoci, tempi comici e personaggi larger than life.

Inuyasha, pur conservando tracce di umorismo, si muove invece su un terreno più cupo e drammatico, abbracciando il fantasy storico e una mitologia intrisa di violenza, morte e solitudine.

Inuyasha Rumiko Takahashi

Questa svolta ha inizialmente sorpreso una parte del pubblico, ma si è rivelata vincente: il manga ha raggiunto cifre di vendita molto elevate, diventando una delle opere più vendute di Takahashi e superando abbondantemente decine di milioni di copie in circolazione.

Anche l’anime ha goduto di ascolti solidi e costanti, sia in Giappone sia all’estero, contribuendo a trasformare Inuyasha in un fenomeno globale, soprattutto nei primi anni Duemila, quando la sua trasmissione televisiva ha intercettato una generazione di spettatori più ampia rispetto alle precedenti serie dell’autrice.

Accoglienza del pubblico

Dal punto di vista critico, Inuyasha è stato spesso letto come l’opera della maturità: meno episodica rispetto a Ranma ½, più strutturata emotivamente di Urusei Yatsura, e soprattutto più lunga e complessa nella costruzione di un conflitto centrale.

Non è un caso che Rumiko Takahashi abbia più volte raccontato di essersi documentata a lungo sul periodo Sengoku e sul folklore giapponese, spinta anche da un interesse personale verso le leggende tradizionali e le figure degli yōkai, presenti già in forma embrionale in lavori precedenti.

Inuyasha nasce quindi dall’incontro tra la sua esperienza di autrice affermata e il desiderio di esplorare temi più seri, come l’identità e l’emarginazione, senza rinnegare del tutto quella leggerezza che aveva reso il suo nome così popolare.

Un successo che va oltre la sfera commerciale

Il successo commerciale e mediatico dell’opera dimostra come questa svolta oscura non abbia allontanato il pubblico, ma anzi abbia ampliato l’orizzonte creativo di Takahashi, consolidandola non solo come regina della commedia romantica, ma come una delle voci più versatili e influenti del manga moderno.

Possiamo quindi concludere, che a distanza di decenni, quest’opera continua a influenzare il genere fantasy. Continua ad insegnare che un protagonista non deve essere perfetto, ma può essere scontroso e vulnerabile allo stesso tempo.

Inuyasha

Inoltre, ha mostrato che l’amore può attraversare il tempo, ma che accettare la perdita è parte fondamentale della crescita. Che lo si legga per l’azione o lo si guardi per il legame profondo tra i personaggi, Inuyasha rimane un viaggio indimenticabile attraverso sentimenti in tempesta e folklore giapponese.

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Batman Caped Crusader S2: Il convincente ritorno del Cavaliere Oscuro noir di Prime Video

Grazie a Prime Video abbiamo visto in anteprima Batman Caped Crusader stagione 2, in uscita sulla piattaforma il 31 luglio. L’Uomo Pipistrello in versione noir dovrà vedersela con nuovi mortali nemici negli episodi inediti. Per saperne di più ecco la nostra recensione!

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L’estate 2026 di Prime Video verrà sicuramente ricordata come “l’estate dei supereroi noir”.

Dopo l’ottima accoglienza ricevuta da Spider-Noir, interpretato da uno straripante Nicolas Cage, un altro show, questa volta animato, con protagonista il famigerato supereroe dalle orecchie a punta e dal simbolo del pipistrello, si appresta a far vivere nuove avventure pulp e hard-boiled agli abbonati di Prime Video: Batman: Caped Crusader.

Dopo una prima stagione uscita esattamente due anni fa, il Crociato Incappucciato torna con 10 nuovi episodi che esplorano ulteriormente le gesta di questa versione anni ’30 del protettore di Gotham City.

Il Batman delle origini, diverso dall’eroe dell’immaginario odierno

Prima di addentrarci nell’analisi della seconda stagione, è necessario spendere due parole sul progetto Batman: Caped Crusader.

Nel 2024, J.J. Abrams, la mente dietro Lost, Matt Reeves, regista di The Batman, e Bruce Timm, uno dei creatori di Batman: The Animated Series, hanno portato sulla piattaforma di Amazon la prima stagione di Caped Crusader, serie animata che narrava le avventure di un Batman alle prime armi come vigilante di Gotham, molto diverso da quello a cui siamo abituati oggi.

Si tratta di un Uomo Pipistrello che si muove e agisce nella Gotham City degli anni ’30, dotato di un costume più rudimentale, con orecchie che divergono verso l’esterno come quelle di un vero pipistrello e guanti corti, una Batmobile dall’estetica classica delle berline dell’epoca, un Alfred che richiama lo stereotipo del maggiordomo inglese tipico di quegli anni e nemici che, per lo più, sono gangster e malavitosi in abito gessato armati di Tommy Gun.

Quello che ne emerge è una versione decisamente fedele al Batman originale, così come immaginato nel 1939 dall’artista Bob Kane e dallo scrittore Bill Finger, che ha esordito in Detective Comics #27.

Il Batman degli esordi a fumetti su Detective Comics #27

L’eroe di Batman: Caped Crusader mantiene lo spirito con cui è nato Batman dalla mente dei suoi creatori: proteggere gli abitanti di Gotham e sconfiggere i criminali agendo nel buio della notte vestito da Uomo Pipistrello, diventando una leggenda urbana tra i gangster, terrorizzati dall’idea che quella misteriosa creatura potesse esistere davvero.

E poi, come anticipato, tra i produttori c’è l’esperto Bruce Timm, uno degli artefici dell’incredibile serie animata cult degli anni ’90, che ha definito nell’immaginario dei bambini dell’epoca Batman sia dal punto di vista estetico sia come concetto di eroe gotico tutto d’un pezzo. Richiamato a gran voce da Warner Bros., Timm inizialmente avrebbe dovuto realizzare una nuova stagione di Batman: The Animated Series, idea che però non lo ha mai convinto, avendo già detto tutto su quella versione del personaggio.

Ma ripensando ai concept mai realizzati negli anni ’90, il produttore iniziò a immaginare una versione ancora più pulp e oscura del personaggio, ispirata ai vigilanti mascherati come The Shadow e ai vecchi horror Universal.

Con il coinvolgimento di J.J. Abrams e Matt Reeves, nasce un progetto completamente nuovo dedicato a Batman, con connotazioni decisamente più crime e investigative.

Il risultato finale presenta un Batman investigatore, più brutale e dal carattere più ruvido, che mescola, in parte, atmosfere del Batman di Reeves con estetica per quanto riguarda l’animazione di Batman: The Animated Series, proiettando il tutto nell’America degli anni ’30 e ’40.

Batman Caped Crusader: dove eravamo rimasti?

Il finale della prima stagione di Batman: Caped Crusader ha lasciato Gotham profondamente segnata.

Il destino di Bruce Wayne si è intrecciato con quello di Harvey Dent, divenuto il folle Due Facce dopo essere stato sfigurato dall’acido lanciatogli sul volto da Tony Zito, scagnozzo del boss mafioso Rupert Thorne.

Sprofondato nella paranoia e consumato dalla rabbia, Harvey intraprende una sanguinosa vendetta contro gli uomini di Thorne, fino a decidere di farsi ricoverare volontariamente all’Arkham Asylum. Barbara Gordon, convinta che possa ancora fare la cosa giusta, si offre di difenderlo e cerca di convincerlo a testimoniare contro la criminalità organizzata.

L’ultimo tentativo di portare Thorne davanti alla giustizia si conclude però in tragedia: Dent si sacrifica per salvare Barbara durante un agguato orchestrato dagli uomini del boss. La sua morte rafforza la determinazione di Batman, che promette di diventare il vero custode di Gotham. Nel frattempo, nelle ultime scene della stagione, un misterioso individuo sperimenta una tossina capace di provocare risate incontrollabili, anticipando l’arrivo della più grande minaccia dell’universo di Batman.

Nuovi terribili nemici sono pronti a incrociare la strada del Crociato Incappucciato

La criminalità di Gotham City è rimasta senza il suo boss. Il vuoto di potere lasciato da Rupert Thorne, arrestato in seguito agli eventi della prima stagione, fa gola a numerosi malviventi. Tra questi emerge uno degli ex scagnozzi dello stesso Thorne, il gangster Eddie Nigma, deciso a conquistare la città a colpi di rapine e omicidi, creando non pochi grattacapi a Batman e al G.C.P.D.

Nel frattempo, il Cavaliere Oscuro, dopo un inizio di rapporto tutt’altro che idilliaco, inizia a collaborare con Barbara e James Gordon, rispettivamente avvocatessa e commissario di polizia di Gotham. I tre uniscono le forze per risolvere i casi più complessi che minacciano la città.

Tra i protagonisti di questa seconda stagione torna anche la detective Renee Montoya, tra i pochi agenti di Gotham realmente incorruttibili, che cerca di lasciarsi alle spalle la delusione sentimentale vissuta con la dottoressa Harleen Quinzel, immergendosi completamente nel lavoro, che di certo non manca.

Nuovi criminali, come un lugubre Mr. Freeze, un vendicativo Spaventapasseri ed altre incredibili minacce faranno il loro ingresso nel corso della stagione. Ma il più grande villain emergerà soltanto nell’atto finale, quando il più pericoloso avversario mai affrontato da Batman inizierà finalmente a svelare le proprie carte. Il Joker è pronto a entrare in scena, trascinando l’Uomo Pipistrello e l’intera Gotham City in una partita destinata a cambiare tutto.

Gotham City, ancora una volta personaggio sullo sfondo di Bat-avventure crime

Gotham City, come in ogni ottima storia di Batman, assume le sembianze di un personaggio al pari del Cavaliere Oscuro e del resto del cast. La città che non dorme mai del Caped Crusader non è da meno nemmeno in questa seconda stagione.

L’approccio adulto della serie animata e le atmosfere pulp da film noir anni ’30, ha dato ai produttori e agli sceneggiatori la possibilità di approfondire, nei nuovi episodi, temi molto maturi come la brutalità e la corruzione della polizia, un cancro che rimane sullo sfondo di ogni episodio pur non venendo affrontato direttamente, e una criminalità senza scrupoli né morale che, priva di un vero boss al comando, si riversa sulle strade e sugli abitanti di Gotham con ancora maggiore crudeltà.

Tutto questo si riflette in una città ancora più cupa e noir rispetto alla prima stagione, costretta ad assistere impotente al tracollo e al declino di una società e di un sistema in cui Batman, spesso, non basta.

Questa seconda stagione continua a concentrarsi su storie dalla forte connotazione crime, alternando episodi che seguono una storyline ben precisa incentrata sui piani di Nigma e Joker ad altri autoconclusivi, che esplorano personaggi secondari di Gotham, presentano nuovi villain o chiudono punti rimasti in sospeso nella stagione precedente. Tra questi spicca forse il miglior episodio dell’intera stagione, The Spectral Hand, scritto da un maestro della sceneggiatura a fumetti come J.M. DeMatteis, noto per la sua capacità di approfondire la psicologia dei personaggi, nel quale viene svelato il destino del poliziotto corrotto James Corrigan.

Batman nella sua versione Detective Comics noir… ma è pur sempre un vigilante

In questa seconda stagione di Batman: Caped Crusader assistiamo a un Cavaliere Oscuro più esperto e sicuro di sé rispetto alla prima, che continua a mettere in primo piano il suo lato da detective più che quello da supereroe.

Anche in questa stagione Alfred si conferma fondamentale, vero e proprio partner soprattutto durante le indagini e nel lavoro “da laboratorio” che si svolge all’interno della Bat-Caverna. È un peccato, però, che il rapporto tra il maggiordomo e Bruce Wayne rimanga molto distaccato e puramente professionale, quasi esclusivamente da “datore di lavoro e maggiordomo”, nonostante nella prima stagione sembrasse esserci qualche spiraglio di avvicinamento, che in questo caso gli sceneggiatori sembrano essersi dimenticati.

Un piacevole omaggio (o easter egg) alle avventure investigative del Batman dei fumetti è rappresentato dall’utilizzo di una delle identità alternative che Bruce Wayne ha spesso sfruttato per lavorare sotto copertura e che, in uno degli episodi, torna a utilizzare. Chi ha dimestichezza con i fumetti sa perfettamente di cosa sto parlando.

Interessante, senza ombra di dubbio, anche il ruolo del G.C.P.D., sempre più al centro delle avventure poliziesche del Caped Crusader, così come la spaccatura sempre più evidente all’interno della polizia di Gotham. Da una parte troviamo gli agenti corrotti, che continuano a considerare Batman un semplice vigilante al di fuori della legge; dall’altra uomini come Gordon e Montoya, che invece collaborano apertamente con il Crociato Incappucciato.

Nigma e Joker: rinnovare senza snaturare i personaggi

Come detto, Batman: Caped Crusader si ispira alle primissime avventure del Batman a fumetti del 1939, ma non rinuncia ad apportare cambiamenti significativi ai personaggi protagonisti introdotti in questi nuovi episodi.

Una delle caratteristiche che aveva colpito maggiormente della prima stagione era la naturalezza con cui personaggi storici venivano rinnovati senza perdere l’essenza delle loro controparti originali. Ed ecco che un Pinguino donna appare assolutamente credibile e, anzi, a tratti persino più spietato della versione maschile vista nei film, nelle serie TV e, ovviamente, nei fumetti.

Anche in questa seconda stagione c’è spazio per nuovi volti, come Eddie Nigma, decisamente diverso da qualsiasi altra incarnazione vista finora. Un personaggio molto più vicino a un criminale di strada che al classico Edward Nigma: spietato come non mai, meno machiavellico del solito e molto più interessato alla scalata al potere che a sottoporre le sue vittime a indovinelli. È una versione che funziona all’interno della storia di Caped Crusader, ma che non mi ha convinto al cento per cento, probabilmente per l’affezione che nutro verso altre incarnazioni o, semplicemente, perché a tratti ricorda troppo, per follia, il Joker di Batman: The Animated Series.

E, a proposito del Joker, quella che vediamo in Batman: Caped Crusader è una versione dannatamente magnetica. La scrittura del personaggio, che nel corso della stagione entra in scena poco alla volta, è pressoché perfetta e rappresenta l’altro piatto della bilancia rispetto a Batman. Due menti sullo stesso piano d’intelligenza che danno vita, negli episodi finali, a una perfetta partita a scacchi. Non aspettatevi, però, il Joker ridanciano doppiato da Mark Hamill e colorato di Batman: The Animated Series: chi conosce la sua prima apparizione nei fumetti potrebbe cogliere più di una similitudine con questa nuova incarnazione. È senza dubbio il personaggio più stravolto rispetto alla versione classica, ma anche incredibilmente carismatico.

Cosa non funziona in Caped Crusader

La trama principale viene continuamente spezzata dall’inserimento, a intervalli regolari, di episodi non sempre all’altezza della storia centrale, dando quasi l’impressione di voler “allungare il brodo” o interrompere la tensione narrativa della storia cardine dell’intera serie. Soprattutto nella parte centrale la qualità delle trame cala sensibilmente, salvo poi riprendersi nel gran finale.

Per quanto riguarda l’Uomo Pipistrello, manca, a mio avviso, una vera evoluzione del personaggio, che rimane praticamente identico a quello della prima stagione nonostante l’esperienza accumulata. Non stiamo sottolineando che si tratti di una mancanza, perché probabilmente la ‘cristallizzazione’ di Batman è una scelta della stessa produzione.

Ma in una serie moderna lo spettatore di oggi si aspetta una maturazione dei personaggi principali o almeno del protagonista, cosa che in questa stagione non avviene almeno per il nostro Crociato Incappucciato.

L’animazione, come anticipato, rappresenta una rivisitazione affascinante e moderna (pur essendo ambientata negli anni Trenta) di Batman: The Animated Series. È senza dubbio un’ottima medicina per i nostalgici della storica serie degli anni Novanta, ma rispetto alla prima stagione non c’è alcun passo avanti. La conferma della serie per una seconda stagione e un presumibile aumento del budget da parte di Prime Video, lasciavano immaginare un upgrade anche sotto il profilo tecnico, mentre gli sfondi risultano ancora molto statici e i personaggi, a tratti, un po’ troppo rigidi.

Batman: Caped Crusader stagione 2 – Promosso o bocciato?

Batman: Caped Crusader continua la sua corsa con una seconda stagione senza ombra di dubbio interessante, che scava ulteriormente nei bassifondi di Gotham City tra polizia corrotta e criminalità organizzata. Si conferma una serie animata dal taglio probabilmente più adatto a un pubblico adulto, decisamente più matura rispetto a Batman: The Animated Series, grazie a temi affrontati con toni più seri e drammatici.

Lo stile crime ispirato al noir americano degli anni Trenta e Quaranta continua a funzionare anche in questa seconda stagione, con un Batman sempre più detective chiamato ad affrontare nuove minacce, in particolare quelle rappresentate da Nigma e Joker.

Ci si aspettava un passo avanti rispetto all’animazione della prima stagione, ma questo miglioramento non è arrivato, così come la qualità narrativa non riesce a mantenersi sempre sugli stessi livelli.

Nel complesso è una stagione che si assesta qualitativamente sugli standard della precedente, ma conferma Batman: Caped Crusader come degna erede di Batman: The Animated Series, nonché una delle interpretazioni più affascinanti e intraprendenti sul Cavaliere Oscuro.


VOTO POPCORNERD: 7/10

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Anime

Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba Il Castello dell’Infinito I disponibile su Crunchyroll

Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba, film anime campione di incassi nei cinema, è arrivato finalmente su Crunchyroll

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DEMON SLAYER: KIMETSU NO YAIBA IL CASTELLO DELL’INFINITO I È ORA DISPONIBILE IN STREAMING SU CRUNCHYROLL

L’attesa è finalmente giunta al termine! Il fenomeno cinematografico mondiale firmato ufotable debutta in piattaforma

©Koyoharu Gotoge / SHUEISHA, Aniplex, ufotable

Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba Il Castello dell’Infinito I è ora disponibile in streaming su Crunchyroll.

A seguito dell’incredibile exploit nelle sale cinematografiche lo scorso settembre, il lungometraggio è ora disponibile in giapponese con sottotitoli in italiano e doppiato in italiano.

Su Crunchyroll i fan possono riguardare tutti gli episodi di Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba e i precedenti film Demon Slayer -Kimetsu no Yaiba- The Movie: Mugen Train.

Sinossi del film:

Tanjiro Kamado e’ un ragazzo unitosi a un’organizzazione dedita alla caccia dei demoni, chiamata Squadra dei cacciatori di demoni, dopo che la sorella minore Nezuko è diventata una di questi mostri.

Acquisendo sempre più forza e approfondendo i legami di amicizia con i suoi compagni, Tanjiro ha combattuto molti demoni con i suoi compagni Zenitsu Agatsuma e Inosuke Hashibira. Il suo viaggio lo ha portato a combattere al fianco di alcuni tra i più abili spadaccini della Squadra dei cacciatori di demoni, i Pilastri, tra cui il Pilastro delle Fiamme Kyojuro Rengoku a bordo del Treno Mugen, il Pilastro del Suono Tengen Uzui nel Quartiere dei Piaceri, il Pilastro della Nebbia Muichiro Tokito e quello dell’Amore Mitsuri Kanroji nel Villaggio dei Forgiatori di Katana.

Mentre i Pilastri e i membri della Squadra dei cacciatori di demoni sono impegnati nell’Allenamento dei Pilastri, un allenamento fisico di gruppo in preparazione all’imminente battaglia contro i demoni, Muzan Kibutsuji si presenta alla residenza Ubuyashiki. Con il capo della Squadra dei cacciatori di demoni in pericolo, Tanjiro e i Pilastri accorrono al quartier generale, dove però per mano di Muzan Kibutsuji precipitano in un luogo misterioso.

Lo spazio in cui Tanjiro e la Squadra dei cacciatori di demoni sono piombati è la fortezza dei demoni: il Castello dell’Infinito.

Il campo di battaglia è pronto e lo scontro finale tra la Squadra dei cacciatori di demoni e i demoni si accende.

Credits: Storia originale di Koyoharu Gotoge (JUMP COMICS / SHUEISHA). Diretto da Haruo Sotozaki. Sceneggiatura e animation production di ufotable.

A proposito di Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba:

Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba è tratto dalla serie manga di Koyoharu Gotoge, pubblicata su WEEKLY JUMP di SHUEISHA dal febbraio 2016 al maggio 2020. La serie ha conquistato il pubblico di tutto il mondo con la sua tragica storia di umani e demoni, avvincenti duelli con la spada, personaggi affascinanti e scene comiche. Il manga è composto da 23 volumi e ha venduto oltre 200 milioni di copie.

Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba ha debuttato nell’aprile 2019 con l’arco narrativo “L’incrollabile determinazione di Tanjiro Kamado”, seguito dal film “Mugen Train” nell’ottobre 2020 e dagli archi narrativi “Mugen Train” e “Entertainment District” della serie TV, trasmessi dal 2021 al 2022. Nel 2023, l’arco narrativo “Swordsmith Village” ha debuttato su Crunchyroll, poco dopo l’uscita nelle sale di Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba -To the Swordsmith Village-. Nel 2024, ha debuttato l’arco narrativo “Hashira Training”, poco dopo l’uscita nelle sale di Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba -To the Hashira Training-. La produzione dell’animazione è a cura di ufotable.

* Ringraziamo l’Ufficio Stampa Crunchyroll per il comunicato di cui sopra, che abbiamo condiviso con i nostri lettori

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Animazione

A New Dawn: un’oasi d’arte sospesa

A New Dawn, l’esordio di Yoshitoshi Shinomiya, è un delicato affresco artistico che cerca un nuovo linguaggio lontano dal suo mentore. Questa è la recensione del film presente nelle sale italiane dal 23 al 29 luglio

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Da sempre i prodotti d’animazione giapponese ci mostrano una fotografia della società nipponica. Uno degli elementi che più affascina l’occidente è proprio il metodo con cui questi registi vedono il mondo, inquadrano la quotidianità e cercano di raccontare attraverso i propri occhi un messaggio elaborato dall’esperienza di una vita in quella terra da noi tanto sognata e celebrata.

C’è chi costruisce il proprio cinema con un intenzione politica ed un tono più graffiante, come i grandissimi Satoshi Kon e Yoshiaki Kawajiri, che non temono di ricordare al mondo, e soprattutto ai loro cittadini, che la loro grande patria nasconde e omette ombre terrificanti: voyeurismo, enormi disparità sociali, criminalità organizzata, altissimo tasso di suicidi, invecchiamento e sindromi asociali della popolazione.

Tuttavia, se oggi si ammira la cultura del Sol Levante è anche perché esiste un’altra faccia interpretativa. Makoto Shinkai si distingue fin dall’inizio del nuovo millennio con una poetica diametralmente opposta alla scuola anni ’80 e ’90 del cinema d’animazione giapponese: atmosfere solari, musiche rilassanti, dialoghi pacati e inquadrature che oscillano fra dettagli su cibo e oggetti di vita quotidiana e campi lunghi che aprono lo schermo verso la skyline della grande capitale Tokyo.

Immagini tratte dai film di Makoto Shinkai – 5 cm al secondo, Your Name, Weathering with You

La prova dell’allievo

Yoshitoshi Shinomiya, artista formatosi in tecniche pittoriche, osserva nelle retrovie d’animatore il successo del suo mentore Shinkai. Dal 2011 questa giovane promessa segue tutte le produzioni del regista, facendosi notare dal buon Makoto tanto da ottenere per il lungometraggio Your Name la realizzazione di una delle scene più importanti ed iconiche del film (il suggestivo flashback sulla vita di Mitsuha).

Il successo della pellicola è planetario e tutti gridano (direi molto inconsciamente e con eccessiva iperbole) all’arrivo del nuovo Hayao Miyazaki.

Tralasciando queste deliranti dichiarazioni, la qualità del prodotto finale è innegabile e Shinomiya si ritaglia un posto speciale sotto l’ala di Shinkai, da cui assorbirà quante più lezioni possibili in vista della prova che ogni grande animatore deve affrontare per salire a pieno regime nel mondo del cinema: l’esordio alla regia.

A New Dawn portava con sé il rischio del ricalco stilistico, ma l’allievo Yoshitoshi utilizza con molta astuzia la filosofia filmica del suo mentore solo come fondamenta, per proporre la sua formazione all’interno della tecnica animata.

Diamo un senso a questa fine

Riqualificazione. Tutto il silenzio iniziale viene rotto dalla consapevolezza di questa parola, di ciò a cui porterà. Adulti che parlano di interventi pubblici, di funzionari che invitano (sempre con la classica educazione giapponese) a prendere provvedimenti.

Un vociare che nella testa di Keitarō, Kaoru e Sentarō rimane un rumore bianco: chiacchere che portano ad un’azione violenta, infantile data l’agire avventato dei tre protagonisti appena maggiorenni. Già dai primi minuti l’operazione svolta dal regista Shinomiya riesce a spiazzare sia il novizio sia l’appassionato conoscitore dell’ambiente da cui questo artista deriva.

Tutto il lungometraggio si presenta con uno stile grafico d’estrema eleganza, complice la formazione da pittore del buon Yoshitoshi, tradotta nell’utilizzo di acquerelli e pennelli per la costruzione degli sfondi, un character design elaborato dalla sottrazione di un tratto a matita con linee sottili e un’animazione con minor ricchezza di fotogrammi per un movimento volutamente frammentato.

Allo stesso tempo, l’inizio sembra distaccarsi ulteriormente dal linguaggio Shinkai rinunciando alla musica e mostrando una situazione sociale non proprio conforme al rigore nipponico: una rissa.

A New Dawn è in fondo un racconto molto intimo, un’elaborazione silenziosa dell’andare avanti e abbandonare un posto che ha segnato una parte della propria vita, specchio di una tradizione portata avanti da generazioni.

Eppure quel ricordo persiste e la grande metropoli non riesce a sovrastare il desiderio di tornare in quella casa sperduta in campagna, lontana dalla fretta urbana, solo per ritrovare le sensazioni passate.

Da sinistra: Sentarō, Keitarō e Kaoru

Fuochi d’artificio lontani dalla “nostra” città

Kaoru e Sentarō sono traditori. Hanno abbandonato la fabbrica di fuochi d’artificio e il sogno di quell’irraggiungibile Shuhari, si sono arresi al progresso trovando tana in città e cercando carriera. Keitarō all’estremo opposto si è arroccato nella cieca convinzione della tradizione, rinunciando ad una vita sociale in favore del sacrificio per un solo ed unico momento.

Ciò che domina la loro rimpatriata è proprio l’incomunicabilità, che però non viene mostrata col semplice silenzio, ma con dialoghi molto schietti, spesso ripetuti o che balzano da un argomento all’altro senza particolare preavviso.

L’intera sceneggiatura alterna momenti pregni di dramma subito smorzati da un’espressione sciocca che spezza tutta la carica emotiva della scena. Si tratta di un’altalena poco calibrata, forse dovuta al montaggio comunque serrato che permette alla pellicola la durata di circa un’ora e venti minuti.

Sebbene la seconda parte del film ritrovi il sangue del maestro Shinkai con un comparto musicale sovrastante e un’atmosfera si rilassata ma poco silenziosa, menzione d’onore va fatta alla sperimentazione adottata da Yoshitoshi Shinomiya in una particolare scena (senza anticipazioni, il momento dell’ubriaco) in cui collidono tecniche che travisano qualsiasi premessa iniziale, donando freschezza e soprattutto speranza per la poetica di questo giovane regista.

A New Dawn: Superare il maestro (?)

A New Dawn è un esordio ricco di personalità, da un giovane artista che ha stupito tutta la giuria del Festival del Cinema di Berlino con questo delicato racconto d’amicizia oltre la tradizione.

Un film che evolve parzialmente l’abilità maturata dalla lezione di Makoto Shinkai per proporre uno stile pittorico unico al servizio della narrazione non per forza legata ad una fotografia sempre benevola della società giapponese, seppur circoscritta in una storia breve e dal montaggio non sempre calcolato.

Un augurio per queste idee, che possano costruire un nuovo grande nome dell’animazione nipponica.


VOTO POPCORNERD: 8/10

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