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Evangelion e quel finale controverso dell’indimenticabile serie anime

Evangelion è uno degli anime sci-fi degli anni ’90 più amati di sempre, ma non tutti hanno digerito il finale che forse ha solo bisogno di essere capito per essere apprezzato

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A quasi trent’anni dalla sua uscita, Neon Genesis Evangelion continua a essere uno degli anime più discussi, analizzati e fraintesi di sempre. L’opera di Hideaki Anno, debutto televisivo nel 1995, è entrata di diritto nella storia non solo per il suo immaginario mecha e post-apocalittico, ma soprattutto per la capacità di fondere azione, introspezione psicologica e riflessione filosofica come poche altre serie hanno saputo fare.

Dietro la facciata di adolescenti costretti a pilotare giganteschi Eva contro misteriosi Angeli, Evangelion racconta qualcosa di molto più profondo: il dolore dell’esistere, la solitudine, la paura del contatto umano e il disperato bisogno di essere accettati. Ed è proprio questa natura intima e fragile che ha reso la serie un fenomeno culturale senza tempo.

Eppure, c’è un elemento che ancora oggi divide i fan: il finale originale.

Evangelion e quegli episodi 25 e 26 che spiazzarono i fan

Gli episodi 25 e 26 di Neon Genesis Evangelion sono diventati leggendari, ma hanno diviso i fan. Abbandonata quasi del tutto la narrazione tradizionale, la serie si chiude con una sequenza di monologhi interiori, immagini astratte, schizzi, scene statiche e dialoghi che avvengono più nella mente di Shinji che nel mondo “reale”.

Per molti spettatori, all’epoca, fu uno shock, un epilogo che venne percepito come confuso, incompleto, quasi una fuga narrativa per chiudere in maniera sbrigativa.

In parte, questa scelta fu anche dettata da limiti produttivi: budget e tempo stavano finendo, ma, come ha spiegato più volte lo stesso Anno, quel finale rappresentava fedelmente il suo stato mentale di allora. E non se n’è mai pentito.

Il finale di Evangelion ti assorbe senza spiegazioni…

Il punto chiave è che il finale di Evangelion non vuole essere spiegato, ma vissuto. Gli eventi legati al Progetto per il Perfezionamento dell’Uomo, al Third Impact e alla dissoluzione degli AT Field fanno da sfondo. Il vero centro di tutto è Shinji Ikari.

Lo spettatore entra letteralmente nella sua mente durante la Strumentalità: un’esperienza in cui tutte le barriere tra gli individui crollano e l’umanità diventa un’unica coscienza. È il sogno di un mondo senza dolore, senza rifiuto, senza solitudine, ma è anche la fine dell’individualità.

Shinji, devastato dalla perdita di Kaworu e da anni di traumi, è costretto ad affrontare tutto ciò da cui è sempre fuggito: l’odio per sé stesso, la paura dell’intimità, il desiderio di scomparire pur di non soffrire più.

… ma mette al centro l’autenticità dell’essere umano

Ed è qui che questa interpretazione ribalta tutto. Per quanto astratto e spoglio, il finale di Evangelion è incredibilmente umano e rassicurante. In mezzo al caos emotivo, Shinji arriva a una consapevolezza fondamentale: il dolore è parte dell’esistere, ma proprio per questo rende autentici i rapporti umani.

Rifiutare la Strumentalità significa scegliere un mondo imperfetto, fatto di sofferenza, incomprensioni e solitudine, ma anche di possibilità, di contatto reale, di crescita. È un atto di coraggio enorme, soprattutto per un personaggio fragile come Shinji.

In quel celebre “Complimenti!” finale, spesso ridicolizzato, c’è in realtà la celebrazione di una conquista interiore: accettare sé stessi per poter accettare gli altri.

Se si guarda Evangelion da questa prospettiva, diventa chiaro che la serie non è mai stata davvero una storia sulla fine del mondo, ma più una storia su come sopravvivere a sé stessi.

Ed è per questo che, nonostante tutte le polemiche, il finale originale può essere letto come uno dei più speranzosi possibili. Shinji non salva l’umanità con un pugno o un Eva: la salva scegliendo di vivere.

Le successive interpretazioni del finale della serie

Il franchise ha poi continuato a rielaborare quel finale: The End of Evangelion nasce come risposta diretta alle reazioni dei fan, mentre i Rebuild arrivano a una conclusione definitiva con 3.0+1.0 Thrice Upon a Time. Ma nessuna di queste opere esiste da sola. Tutte si completano a modo loro.

Ogni Evangelion dialoga con il precedente. Ogni finale è una variazione sullo stesso tema. E forse è proprio questo il vero miracolo della serie: non smette mai di parlare a chi la guarda, anche a distanza di decenni.

Perché Evangelion, in fondo, non ti dà risposte. Ti mette davanti a uno specchio. E poi ti chiede se hai il coraggio di guardarti davvero.

*Fonte del presente articolo CBR.com

Animazione

Millennium Actress: frammenti di un amore cinefilo

Riscopriamo la storia dell’attrice Chiyoko Fujiwara nell’amore per il cinema di Satoshi Kon, con un evento al cinema dall’11 al 13 maggio

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Satoshi Kon non voleva ritrarre i fatti, ma la verità. È lui stesso a dichiararlo in un’intervista conservata sul suo blog personale, lo stesso posto dove il pubblico di tutto il mondo viene a conoscenza della sua terribile malattia contro cui non si può più combattere.

Per qualsiasi appassionato di animazione è impossibile non commuoversi ripensando alla triste storia di questo genio, purtroppo morto prematuramente a soli 46 anni, mentre si guardano i fotogrammi del suo quinto film mai portato a termine Dreaming Machine, a cui Kon ha donato tutte le sue ultime energie con la speranza di poterlo vedere in una sala cinematografica.

Anche se quel desiderio non si è realizzato, ancora oggi Satoshi Kon vive nel cinema e noi abbiamo il privilegio di poterlo andare a trovare.

Nel 2024 è cominciata un’importante operazione di restauro in 4k e proiezione nelle sale italiane dei film di questo straordinario regista: dal thriller erotico Perfect Blue, passando per la sognante follia di Paprika, fino allo sgangherato road movie Tokyo Godfathers.

L’ultimo tassello arriva con un evento dall’11 al 13 maggio, che presenta la riproposizione del lungometraggio del 2001 Millennium Actress.

Satoshi Kon

Lezioni di storia

Ripartendo dalla frase che inaugura quest’articolo, Kon costruisce l’intera coerenza narrativa di un “finto documentario” sulla vita dell’attrice giapponese Chiyoko Fujiwara, ex stella del cinema nipponico ormai ritiratasi a vita privata nell’Hokkaido.

La sintesi del film è anzitutto da ricercarsi proprio nell’essenza stessa e nella forza d’animo che la protagonista incarna in ogni istante, indipendentemente dai ruoli che di volta in volta interpreta.

Tuttavia, è paradossale che questo racconto cominci proprio con un fatto, una delle più tragiche catastrofi del Giappone riportata su giornali e nel tempo anche su libri di storia: il grande terremoto del Kanto nel 1923.

Questa scossa sismica di violenza inaudita non solo rade al suolo Tokyo e Yokohama, ma provoca la morte di oltre centomila persone. Da qui comincia una grande opera di ricostruzione, sia architettonica sia morale, della quale il cinema si fa grande portavoce coniugando il progresso tecnologico con contenuti spesso attinti dalla tradizione nipponica.

È in questo ambiente che inizia l’infanzia e la pre-adolescenza di Chiyoko, costantemente ripresa dal giornalista Genya Tachibana e dal suo operatore di macchina Kyoji Ida, che viene invitata a “servire il suo paese” recitando in un film di propaganda.

Fin dal primo segmento Millennium Actress si permea infatti di uno sguardo storico e politico: l’inizio degli anni Trenta è un periodo turbolento per il Giappone, soverchiato sia da pulsioni politiche di sinistra, dovute al disagio della crisi economica e alle numerose agitazioni contadine ed operaie, sia da un crescente nazionalismo promosso con forza dall’imperatore Hirohito, salito al trono con l’avvento dell’era Showa (1926).

Chiyoko vive infatti il suo primo contatto con l’amore proprio nella piena invasione della Manciuria iniziata nel 1931. Non a caso il suo “principe azzurro”, che l’attrice insegue per tutto il film, è un artista attivista braccato dalle forze nazionaliste nipponiche.

 

La donna che visse nel cinema

Ancora una volta, Satoshi Kon decide di raccontare la dimensione della donna nel mondo dello spettacolo.

Insieme al suo esordio cinematografico Perfect Blue, Millennium Actress crea una curiosa antitesi tematica: da una parte abbiamo Mima Kirigoe e il racconto del perverso mondo delle idol, con una ragazza troppo ingenua che viene travolta dal costante inganno dell’industria cinematografica e dei produttori che sporcano la sua femminilità, dall’altra una celebrazione del cinema dagli anni Quaranta agli anni Sessanta con Chiyoko Fujiwara, che invece rende subordinato il linguaggio del cinema, di cui ella è sempre padrona, per far ascoltare la sua voce.

Con grande astuzia, Satoshi Kon narra dunque due diversi approcci al mestiere dell’interprete cinematografico, con particolare enfasi sull’obbiettivo che spinge le due attrici a continuare le proprie carriere.

La differenza sostanziale è proprio la relazione che Mima e Chiyoko hanno con il mezzo artistico: in Perfect Blue tutto viene fatto in funzione dell’obbiettivo verso il cinema, in Millennium Actress il cinema è un motore obbligato, di cui alla protagonista poco importa, per inseguire quella prima pulsione amorosa della giovinezza.

La giovane Chiyoko Fujiwara

Mima Kirigoe, protagonista di Perfect Blue (1997)

Sentieri lungo la pellicola

Da questa base cominciano i frammenti d’amore di Kon. Il regista guarda al cinema di Akira Kurosawa e Yasujiro Ozu, oltre alle figure di attrici realmente esistite come Setsuko Hara e Hideko Takamine, per comporre la gestione del tempo di una vita umana messa a confronto con i tempi del lungometraggio.

Chiyoko Fujiwara indossa le vesti della storia del cinema giapponese, ricordando capolavori come Tarda primavera (1947), Untamed (1957) di Mikio Naruse e Il trono di sangue (1957), fino ad arrivare all’iconico Godzilla (1954) di Ishirō Honda.

Si percepisce costantemente l’amore di un cinefilo che guarda anche al cinema classico americano, inserendo locandine che ricordano Casablanca (1942) di Michael Curtiz. La celebrazione filmica è dunque totale, in una storia che spazia attraverso il tempo e le epoche e in cui il reale e l’immaginazione si fondono.

Il trono di sangue (1957). Da sinistra: Isuzu Yamada e Toshiro Mifune

L’eredità inestimabile

Millennium Actress è un raffinatissimo gioco di specchi, impreziosito dal character design dell’esperto Takeshi Honda e dalla suggestiva musica elettronica dell’eclettico Susumu Hirasawa.

Collaboratori storici di Satoshi Kon che hanno contribuito a costruire un intramontabile spaccato di cinema interamente realizzato interamente con tecniche analogiche.

Un diamante riconosciuto ed apprezzato in tutto il mondo, che oggi abbiamo l’onore di celebrare nelle sale cinematografiche, lì dove Kon ha lasciato tutti i suoi frammenti d’amore.


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DUE SPICCI: Il trailer della nuova serie di Zerocalcare, in arrivo il 27 maggio su Netflix

Nuovo trailer di Due spicci, la serie animata di Zerocalcare in uscita il 27 maggio sulla piattaforma Netflix

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Netflix

IL TRAILER E LE NUOVE IMMAGINI DI

LA NUOVA SERIE DI ANIMAZIONE

CREATA, SCRITTA E DIRETTA DA

ZEROCALCARE

DAL 27 MAGGIO SOLO SU NETFLIX

Netflix svela il trailer e le nuove immagini di DUE SPICCI, la nuova serie di animazione in 8 episodi, creata, scritta e diretta da Zerocalcare e prodotta da Movimenti Production (parte di Banijay Kids & Family), in collaborazione con BAO Publishing, che arriverà solo su Netflix il 27 maggio.

Ad accompagnare il trailer, le note del nuovo brano inedito di Coez, “Ci vuole una laurea”, che farà parte della colonna sonora ufficiale della serie.

Immancabile, inoltre, il ritorno di Giancane per la sigla di DUE SPICCI con il brano inedito “Non ti riconosco più” (che debutterà in radio e su tutte le piattaforme il 22 maggio).

Già autore delle sigle e soundtrack delle precedenti serie Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo, il cantautore romano e collaboratore storico di Zerocalcare ha firmato anche altri brani strumentali della serie.

Nella nuova serie firmata dal celebre fumettista, Zero e Cinghiale gestiscono un piccolo locale, ma problemi economici, incomprensioni e vite personali che si complicano più del dovuto mettono entrambi sotto pressione. Il ritorno di una figura dal passato di Zero e responsabilità inattese fanno precipitare una situazione già fragile, costringendo tutti a confrontarsi con scelte difficili.

Accanto a Zero sempre l’immancabile presenza della sua coscienza, l’Armadillo a cui Valerio Mastandrea torna a prestare l’inconfondibile voce.

*Fonte: Si ringrazia l’ufficio stampa Netflix per il comunicato di cui sopra 

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Chainsaw Man – Il Film: La storia di Reze in streaming su Crunchyroll

Chainsaw Man: La storia di Reze è finalmente in streaming sulla piattaforma Crunchyroll a partire dal 1° maggio

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crunchyroll

CHAINSAW MAN – IL FILM: LA STORIA DI REZE”IN STREAMING SU CRUNCHYROLL DAL 1 MAGGIO

Il film di successo della MAPPA arriverà sulla piattaforma

Dopo l’uscita nelle sale lo scorso autunno, «Chainsaw Man – Il Film: La Storia di Reze» sarà ufficialmente disponibile in streaming su Crunchyroll a partire dal 1° maggio! Il film sarà disponibile sia in versione sottotitolata che doppiata e darà il via agli altri eventi dell’Ani-May di Crunchyroll.

Subito dopo gli eventi della prima stagione, i fan di tutto il mondo potranno seguire il prossimo, brutale capitolo della storia di Denji nel primo lungometraggio mai realizzato, tratto dalla serie anime acclamata a livello mondiale.

Sinossi:

Basato sulla popolarissima serie anime, Chainsaw Man continua in una nuova epica avventura ricca di azione. Nel mezzo di una brutale guerra tra diavoli e cacciatori, un’altra battaglia ha inizio nel cuore di Denji quando incontra una misteriosa ragazza di nome Reze. Affrontando nemici segreti e lottando per la sua umanità, Denji si prepara alla sua battaglia più mortale.

CREDITS

Regista: Tatsuya Yoshihara

Sceneggiatura: Hiroshi Seko

Storia Originale: “Chainsaw Man” di Tatsuki Fujimoto

Produzione: MAPPA

DOPPIAGGIO ITALIANO

Denji / Chainsaw Man: Mosè Singh

Reze: Katia Sorrentino

Makima: Chiara Leoncini

Power: Martina Felli

Aki Hayakawa: Alessandro Fattori

Pochita: Elisa Giorgio

Beam: Matteo Zanotti

© 2025 MAPPA/CHAINSAW MAN PROJECT ©Tatsuki Fujimoto/SHUEISHA

*Fonte: Comunicato stampa Crunchyroll

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