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Mercoledì Addams: dalle origini al successo della serie Netflix

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Chi era Mercoledì prima… di essere LA Mercoledì di Netflix?

Mercoledì Addams è oggi uno dei personaggi più iconici della cultura pop, amata da generazioni di spettatori e recentemente tornata al centro della scena grazie alla serie Netflix Mercoledì (Wednesday) di Tim Burton con protagonista la bravissima Jenna Ortega. La seconda stagione, che ha visto star del cinema come Steve Buscemi e della musica come Lady Gaga tra gli interpreti, si è conclusa registrando ottimi ascolti anche per i nuovi episodi.

Il trailer di Mercoledì Stagione 2 svela due date di uscita: la serie TV di Netflix sarà spezzata a metà - Multiplayer.it

Ma dietro la sua fama moderna si nasconde una lunga e affascinante storia che parte da quasi un secolo fa, quando la Famiglia Addams non era ancora LA ‘Famiglia Addams’ come la conosciamo, bensì una serie di vignette satiriche.
Insomma… chi era Mercoledì PRIMA della Mercoledì di Netflix? Dalla sua creazione sulla carta alla televisione degli anni ’60, fino alle celebri incarnazioni cinematografiche e televisive più recenti, scopriamo insieme le origini di Mercoledì Addams.

Le origini: Charles Addams e il New Yorker

La storia di Mercoledì comincia con Charles Addams, vignettista americano nato nel 1912. Fin da giovane aveva un gusto spiccato per l’umorismo nero, che trovava terreno fertile nelle sue illustrazioni pubblicate a partire dagli anni ’30 sul New Yorker.

Charles Addams e la ‘sua’ famiglia

In queste vignette compariva un gruppo di personaggi eccentrici, cupi e grotteschi, ma anche sorprendentemente affiatati: la futura Famiglia Addams. All’epoca non avevano ancora nomi, né una struttura narrativa precisa. Erano figure di contorno a battute macabre, disegnate con eleganza e ironia.

La bambina con le trecce scure, quella che sarebbe diventata in futuro Mercoledì, appariva già come una ragazzina pallida, dallo sguardo enigmatico e inquietante.

Charles Addams non aveva in testa un’identità ben definita per lei; era solo una pedina in un universo di gag visive. Più tardi, con la trasposizione televisiva, quella ragazzina avrebbe ricevuto un nome e una personalità più precisa… ma non ancora uguale a quella della ragazzina gotica che conosciamo oggi.

Perché il nome Mercoledì?

Il nome Mercoledì venne scelto solo nel 1964, quando la ABC decise di produrre una serie televisiva basata sulle vignette. Fu la produttrice David Levy a chiedere a Charles Addams di dare un nome ai suoi personaggi, che fino ad allora erano anonimi.

Secondo la tradizione inglese esiste una filastrocca del XIX secolo che recita:

Wednesday’s child is full of woe
(“Il bambino del mercoledì è pieno di dolore”).

Questa frase colpì Addams, che la trovò perfetta per la figlia femmina della famiglia più macabra d’America. Nacque così Wednesday Addams: la bambina del mercoledì, malinconica e cupa, che incarnava perfettamente il suo destino.

La prima Mercoledì della TV (1964-1966)

La serie televisiva originaleThe Addams Family andò in onda sulla ABC dal 1964 al 1966, con grande successo. Mercoledì venne interpretata dalla piccola attrice Lisa Loring, che aveva appena sei anni quando iniziò le riprese.

Morta Lisa Loring, la prima Mercoledì Addams

Questa prima versione di Mercoledì non era ancora la ragazzina glaciale e sinistra che conosciamo oggi: era una bambina dolce, gentile e vivace, anche se con interessi particolari come allevare ragni o giocare con teste di bambole decapitate. La sua oscurità era addolcita da una vena di innocenza.

Lisa Loring rimase talmente legata al personaggio che continuò a partecipare a reunion e revival negli anni successivi, diventando un volto amatissimo dai fan. Una curiosità: fu proprio lei a inventare una piccola danza sulle note di un valzer, che decenni dopo sarebbe stata omaggiata nella serie Netflix di Tim Burton, in una versione più gotica e memorabile.

I film per la TV e i revival

Dopo la fine della serie originale, la Famiglia Addams tornò più volte in televisione con speciali e film per la TV. Nel 1977, ad esempio, Lisa Loring riprese brevemente il ruolo di Mercoledì in Halloween with the New Addams Family.

Tuttavia, la vera rinascita del personaggio avvenne negli anni ’90 con i film diretti da Barry Sonnenfeld: La famiglia Addams (1991) e La famiglia Addams 2 (1993) dove la piccola Mercoledì fu interpretata da Christina Ricci, che le diede una svolta radicale.

Christina Ricci: l’icona gotica degli anni ’90

La Mercoledì di Christina Ricci segnò una rivoluzione. A differenza della versione più infantile degli anni ’60, qui il personaggio divenne l’incarnazione perfetta della bambina gotica: sguardo glaciale, voce monotona, humor tagliente e un sadismo sottile che faceva ridere e inquietava allo stesso tempo.

Christina Ricci torna nella famiglia Addams con Wednesday | Wired Italia

La Ricci rese Mercoledì un’icona della cultura alternativa, contribuendo a molte battute e pose personali, creando un personaggio memorabile al punto da oscurare quasi il resto della famiglia.

Molte ragazze e adolescenti degli anni ’90 si riconobbero in lei, nella sua intelligenza fuori dal comune e nella sua insofferenza verso la società normale.

Mercoledì nel nuovo millennio: cartoni animati e cinema

Dopo gli anni ’90, Wednesday è continuata a vivere in diverse incarnazioni.

In The New Addams Family (serie live action del 1998-1999) e nei cartoni animati, Mercoledì venne rappresentata con un mix delle versioni precedenti: cupa, ma con tocchi di ironia.

La famiglia Addams - Film (2019) - MYmovies.it

La Famiglia Addams (2019) e il suo sequel, La Famiglia Addams 2 (2021) furono prodotti dalla MGM, e hanno visto Chloë Grace Moretz prestare la voce a Mercoledì. In queste versioni, il personaggio appare come una ragazzina brillante e ribelle, con un look ancora più moderno.

Tim Burton, Jenna Ortega e il ritorno di Mercoledì

Il 2022 segna un nuovo punto di svolta: la serie Mercoledì su Netflix, diretta e prodotta da Tim Burton e con protagonista è Jenna Ortega, che interpreta una versione adolescente ancora più gotica e glaciale. Questo grazie ovviamente al contributo del Re della cinematografia gotica, ovvero lo stesso Burton.

Questa incarnazione porta Mercoledì fuori dal contesto familiare, in un collegio gotico chiamato Nevermore Academy, dove affronta misteri, intrighi e il proprio percorso di crescita. Ortega offre un’interpretazione glaciale e sofisticata, che unisce l’eredità di Christina Ricci a un nuovo carisma contemporaneo.

Burton, rende omaggio anche alla ‘vecchia’ Mercoledì, Christina Ricci, affidandole una parte nella serie, quella dell’insegnante Marilyn Thornhill, creando un ponte simbolico tra due generazioni di Mercoledì.

La danza di Mercoledì nella serie, improvvisata da Jenna Ortega con ispirazioni punk, gotiche e tributi a Siouxsie Sioux, è diventata virale su TikTok e ha portato il personaggio in vetta alla cultura pop mondiale. Rivediamola insieme!

Curiosità e dettagli poco noti su Mercoledì

  1. Il colore del vestito: nelle vignette originali e nella serie TV anni ’60, Mercoledì indossava vestiti scuri, ma non necessariamente neri. Fu con Christina Ricci che il suo look nero con colletto bianco divenne definitivo.
  2. Animali domestici: oltre al celebre ragno Nero, Mercoledì ha avuto in alcune versioni anche un lucertolone da compagnia.
  3. Il legame con Edgar Allan Poe: molte interpretazioni moderne di Mercoledì si ispirano all’estetica e alle atmosfere cupe dello scrittore americano, amato da Charles Addams.
  4. La scelta di Jenna Ortega: Tim Burton dichiarò che Ortega fu scelta perché riusciva a «non sbattere le palpebre per intere scene», caratteristica che dona al personaggio un’aura ancora più inquietante.

Mercoledì come icona culturale

Mercoledì Addams è passata dalle vignette del New Yorker ai social network globali, senza mai perdere la sua essenza: una bambina che guarda il mondo con occhi scuri e ironici, rifiutando la normalità.

Dietro al suo sorriso mancato e alle trecce nere, c’è una lunga storia di evoluzioni artistiche e interpretazioni memorabili. La sua forza sta proprio in questo: Mercoledì non è mai solo un personaggio, ma uno specchio in cui ogni epoca ha potuto riflettere le proprie inquietudini e i propri desideri.

E chissà: se Charles Addams fosse vivo oggi, probabilmente sorriderebbe nel vedere la sua creatura trasformarsi ancora una volta in icona di massa, con milioni di fan che ballano la sua danza su TikTok o che si travestono da lei a Halloween.

Perché, dopotutto, la bambina del mercoledì continuerà sempre a portare un po’ di “dolore”, di oscurità e di fascino in ogni nuova generazione.

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Daredevil: Born Again S2: Recensione – Solo il Diavolo può salvare questa città

Abbiamo visto in anteprima la nuova stagione di Daredevil: Born Again. Preparatevi perché il viaggio del Diavolo di Hell’s Kitchen in questi 8 episodi, sarà tutt’altro che semplice

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Solo il Diavolo può salvare New York. Se avete visto la prima stagione di Daredevil: Born Again, ricorderete che, nel finale, il sindaco Wilson Fisk aveva messo fuorilegge i vigilanti e che la speciale Task Force Anti Vigilante da lui istituita si preparava a mettere a ferro e fuoco la città con ogni mezzo, pur di dare la caccia a Daredevil e a ogni presunto “eroe” in costume. Ripeto: con ogni mezzo.

Uno scenario decisamente drammatico, che faceva presagire un level up d’intensità per la seconda stagione dello show più maturo dei Marvel Studios, con protagonisti Charlie Cox (Matt Murdock/Daredevil) e Vincent D’Onofrio (Wilson Fisk/Kingpin). Beh… il salto di qualità c’è stato. Eccome.

Serie molto attesa dai fan e secondo show del 2026 del MCU dopo Wonder Man, la seconda stagione di Daredevil: Born Again è finalmente arrivata su Disney+, con un obiettivo chiaro: offrire allo spettatore un prodotto ancora più maturo e spettacolare, lasciando intendere che questo potrebbe essere un anno particolarmente cupo per i personaggi dei Marvel Studios.

All’orizzonte, infatti, si profila Avengers: Doomsday, che non sembra promettere lieti fini.

Dietro ai nuovi episodi di Daredevil: Born Again troviamo ancora una volta lo showrunner Dario Scardapane, che fin dalla prima stagione ha cercato di recuperare le atmosfere della fortunata serie Netflix, osannata dai fan prima che il Diavolo di Hell’s Kitchen approdasse agli Studios di Kevin Feige.

Anche in questa stagione si percepisce il contributo di Brian Michael Bendis, veterano del fumetto crime e autore di una run fondamentale sulla serie regolare di Daredevil, qui nel ruolo di consulente per garantire che le atmosfere noir, cardine della sua gestione a fumetti, venissero rispettate anche nei nuovi episodi. E questo non può che essere un elemento positivo per gli amanti dello show.

Non è un segreto, né tantomeno uno spoiler, il graditissimo ritorno della Jessica Jones di Krysten Ritter, annunciato l’anno scorso durante il New York Comic-Con, per la quale sembra non essere passato il tempo, nonostante siano trascorsi quasi sette anni dalla sua ultima apparizione. Nei nuovi episodi la vedremo affiancare Daredevil, confermando come, quanto accaduto negli show pre-MCU, non sia stato cancellato, ma rappresenti a tutti gli effetti il passato di questi personaggi.

Dopo aver visto in anteprima l’intera seconda stagione, posso dire che lo show ha rispettato le aspettative di molti spettatori: fan dei Marvel Studios, nostalgici delle serie Netflix o semplicemente lettori dei fumetti dedicati al “Cornetto”, come viene affettuosamente chiamato in Italia.

Daredevil: Born Again – la discesa continua verso l’inferno di N.Y.

Quello che succede a New York è letteralmente l’inferno. Wilson Fisk è il sindaco di una città in continuo declino e degrado e, grazie al supporto della sua Task Force personale anti-vigilanti, porta avanti i suoi loschi traffici illegali.

Al contempo, continua la caccia a Daredevil e alla sua compagna Karen Page (Deborah Ann Woll), entrambi fuggiaschi e ricercati. E, di fatto, l’unica nota positiva di questa situazione per Matt è il ritorno accanto alla sua amata Karen, con cui i rapporti si erano incrinati dopo la morte di Foggy Nelson (Elden Henson) nell’episodio di apertura della prima stagione.

Daredevil con un nuovo costume nero che sfoggia, finalmente, le due ‘D’ sul petto, cerca di sopravvivere e, allo stesso tempo, di mettere i bastoni tra le ruote agli affari criminali dei Fisk: Wilson e la moglie Vanessa (Ayelet Zurer).

La ricerca di prove che possano incriminare il sindaco è una lotta contro il tempo per Matt, considerando che le forze speciali di Fisk, capitanate dal folle poliziotto Powell, sono dei cani sciolti pronti a tutto pur di catturare Daredevil e proteggere il loro datore di lavoro: anche arrestare innocenti che cercano di opporsi alla “dittatura” di Fisk. Perché di questo si tratta.

Parallelamente, si sviluppano le storie degli altri personaggi già comparsi nella prima stagione: è imminente il processo a Jacques Duquesne (Tony Dalton), alias lo Spadaccino, vigilante arrestato nella stagione precedente; la psicologa Heather Gleen (Margarita Levieva), ex amante di Matt, è ancora sotto shock dopo essere stata quasi uccisa da Muse; il giovane vicesindaco Daniel Blake (Michael Gandolfini) è combattuto per il suo rapporto con la giornalista e amica BB Urich (Genneya Walton), mal visto ai piani alti; e la giovane Angela del Toro (Camila Rodriguez) cerca di portare avanti l’eredità di Hector Ayala / Tigre Bianca, assassinato a sangue freddo da un mitomane nella stagione 1.

In un contesto in cui la tragedia è dietro ogni angolo, la verità è una sola: solo Daredevil può salvare Hell’s Kitchen e l’intera New York dalle grinfie di Fisk. Ma non può farcela da solo. Ha bisogno di aiuto.

Più una ‘seconda parte’ che una stagione 2

I nuovi episodi di Daredevil: Born Again riprendono il filo esattamente da dove era stato lasciato. Chi dovesse salire a bordo della serie con questi nuovi episodi difficilmente riuscirà a comprendere gran parte di ciò che accade.

Questo perché non siamo di fronte a una vera e propria seconda stagione, ma a una “seconda parte” di una storia molto più ampia, inizialmente concepita dalla produzione e dagli Studios come un unico arco di 18 episodi. In seguito, però, si è deciso di tornare sui propri passi e di suddividere gli eventi in due stagioni. E posso dire che la direzione presa dai Marvel Studios è stata, senza ombra di dubbio, sensata.

Quello che accade nella prima e nella seconda stagione di Born Again aveva bisogno di tempo per sviluppare trame e personaggi, e la scelta di non condensare tutto in un’unica stagione si è rivelata, a conti fatti, vincente. La seconda stagione porta avanti quanto costruito negli episodi precedenti, permettendo ai personaggi di evolversi in maniera coerente e dando il giusto spazio sia alla loro crescita sia agli eventi chiave della narrazione.

Una trama più cupa e cruda, che parte piano e finisce forte

Se nella prima stagione il tasso di violenza, adrenalina e drammaticità era alto, questi nuovi episodi alzano decisamente tono e livello, con sequenze molto più cupe e combattimenti più crudi dalle coreografie spettacolari, in cui il sangue non viene certo risparmiato.

Ma, come un buon piatto, anche questa stagione di Born Again è stata pensata dai suoi autori per essere gustata e assaporata, così da vivere appieno l’esperienza di Hell’s Kitchen e, soprattutto, rimediare ad alcuni errori commessi nella prima stagione (come la gestione del personaggio di Muse e la sua frettolosa uscita di scena).

I primi episodi partono più lentamente, senza rinunciare a ottime scene d’azione, ma concentrandosi principalmente sullo status quo dei personaggi e sulle loro storie. Soprattutto, l’attenzione si sposta sulla città, considerabile a tutti gli effetti un personaggio, per come viene descritta e fatta “vivere” allo spettatore episodio dopo episodio.

Come detto, per sviluppare certe trame serve tempo, e la produzione guidata da Scardapane si prende tutto quello necessario per portare avanti le storie dei personaggi, fino a farle confluire in un evento specifico che rappresenta un crocevia fondamentale per il prosieguo della narrazione (e per l’aumento vertiginoso dell’intensità della serie).

Perché, dopo aver scaldato i motori, Born Again parte in quarta, alzando l’asticella episodio dopo episodio, reintroducendo o dando maggiore spazio a personaggi amati, fino a raggiungere un climax e una potenza scenografica e visiva davvero notevoli.

Chi ha apprezzato le atmosfere e i toni cupi di The Batman e The Penguin della “scuderia” opposta potrebbe sentirsi decisamente a suo agio con questa seconda parte di Daredevil: Born Again dei Marvel Studios. Il consiglio, quindi, è uno solo: pazienza.

Una Task Force, che non va molto lontano dalla realtà

In Daredevil: Born Again S2, protagonisti spietati e senza scrupoli per l’intera stagione sono i componenti della Task Force Anti Vigilante di Wilson Fisk, guidati dall’inarrestabile agente Powell.

Creata dal sindaco nella prima stagione, questa unità speciale, il cui scopo ufficiale sarebbe quello di far rispettare la legge e arrestare i vigilanti, prende progressivamente consapevolezza del potere e della libertà di cui dispone, mettendo in secondo piano la giustizia democratica per promuovere esclusivamente gli interessi di Wilson Fisk.

Composta da agenti fuori controllo che, invece di infondere sicurezza, seminano terrore tra i cittadini, mi ha ricordato, purtroppo, da vicino la realtà e le azioni di alcuni elementi del team federale dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), che negli ultimi mesi ha fatto molto parlare di sé nei notiziari e anche sui social.

Non vivendo negli Stati Uniti, l’unica percezione che si può avere è quella trasmessa dai media, ma quanto mostrato dalla Task Force all’interno degli episodi con violenza e uso illegittimo della forza non sembra, in alcuni casi, essere molto distante da episodi che hanno visto protagonisti alcuni agenti dell’ICE recentemente.

L’eterna lotta tra il Diavolo e il Re Bianco

Il lavoro fatto sui personaggi nella seconda stagione di Daredevil: Born Again è, senza ombra di dubbio, eccezionale. Ognuno ha una propria storyline che prosegue e lo porta verso un’evoluzione e una maturazione ben definite.

Partiamo dai due mattatori della serie: Matt Murdock e Kingpin. Anzi: Daredevil e Wilson Fisk. Già, perché nei nuovi episodi è molto più presente l’eroe in costume rispetto all’avvocato cieco di Hell’s Kitchen, così come Wilson Fisk, sindaco di New York, ha molto più spazio rispetto alla sua controparte criminale di Kingpin.

Il conflitto tra i due è aumentato non solo d’intensità, ma ha visto, nel corso del tempo, anche crescere il ‘ring’ dove si consuma lo scontro; dal quartiere di Hell’s Kitchen ci si è spostati all’intera città di New York, che si spacca totalmente in due fazioni, due schieramenti l’uno a favore del Diavolo e l’altro con il Re Bianco.

Si tratta di un dualismo che va ben oltre l’eterna lotta tra bene e male, un qualcosa che è entrato visceralmente all’interno di ognuno dei due personaggi.

Le parole di elogio per Charlie Cox e Vincent D’Onofrio sono le ennesime che contribuiscono a consacrare due ruoli in cui gli attori si muovono ormai con totale naturalezza. Il dualismo sullo schermo, che va avanti da anni, ben cinque stagioni su due piattaforme diverse, raggiunge il suo climax proprio nel corso dei nuovi episodi di Born Again.

Non voglio togliere alcun merito a Cox, come sempre bravissimo e perfetto sia come Daredevil sia come Matt Murdock, ma D’Onofrio giganteggia nei panni di Fisk: ogni espressione del volto, ogni movimento del corpo, ogni parola pronunciata è assolutamente calata nel personaggio. In questa stagione (in particolare nella seconda parte) siamo davanti alla migliore versione di Fisk che D’Onofrio potesse regalarci.

Piccola nota da tenere a mente: quando il buon Wilson indossa il vestito bianco, è il segnale che l’inferno sta per scatenarsi.

Tra ritorni e conferme: personaggi che crescono ed evolvono

Deborah Ann Woll è la vera “donna senza paura”. La sua Karen Page è cambiata notevolmente nel corso del tempo e quella che troviamo in Born Again 2 è una donna determinata, carismatica e dal forte temperamento, che non ha ancora superato la morte dell’amico Foggy, ma fa di tutto, insieme a Matt, per abbattere il regno di Fisk. Anche a costo di diventare una rivoluzionaria.

Molto sorprendente e inaspettata è anche l’evoluzione di Bullseye, interpretato egregiamente da Wilson Bethel, che torna (eccome se torna) ed è anche al centro di un paio di episodi della serie.

Quello televisivo, è un personaggio completamente agli antipodi rispetto al villain fumettistico sin delle origini “netflixiane”, ma in questa stagione prende una piega decisamente particolare, funzionando molto bene sia per il personaggio di Benjamin “Dex” Poindexter sia per la trama principale. Un villain in cerca, in qualche modo, di redenzione… ma stiamo sempre parlando di Bullseye.

Il ritorno di Jessica Jones è quello che “fa meno rumore” all’interno della stagione, nonostante il giustificato clamore per la sua apparizione. Krysten Ritter è ancora una volta perfetta e carismatica, ma (SPOILER) appare meno di quanto mi aspettassi. È anche vero che, quando compare sullo schermo, sono dolori per i suoi avversari.

Molto interessanti anche gli sviluppi dei personaggi secondari: la dottoressa Glenn trasmette allo spettatore uno stato costante di ansia e irrequietezza, segnato da una violenza da cui non è mai davvero uscita e che sembra risucchiarla sempre più nel baratro; il vice di Fisk, il giovane Blake, è un personaggio sorprendente e convincente, portato sullo schermo da un davvero bravo Michael Gandolfini (si vede che è figlio d’arte) che più va avanti e più ricorda nel modo di recitare il compianto padre James; e anche la giovane Angela del Toro, già vista nella prima stagione, ha una storyline che, per chi legge Daredevil, lascia intuire chiaramente quale futuro la attenda.

Collegamenti con i comics? Assolutamente sì

In ultima analisi, Daredevil: Born Again S2 attinge, e per fortuna, anche dai fumetti. E come potrebbe essere altrimenti, con Brian Michael Bendis come consulente?

Nonostante il titolo evocativo, all’interno di Born Again non si trova praticamente nulla del lavoro di Frank Miller, mentre è molto più evidente l’influenza del ciclo di Bendis. La sua run è, senza ombra di dubbio, un forte richiamo e una fonte d’ispirazione anche in questa stagione, soprattutto per due elementi chiave che si riflettono negli episodi finali e nel destino che riguarda Matt e il suo alter ego in costume.

Il costume nero, funzionale anche a livello visivo per restituire atmosfere più cupe e dark, richiama la suit indossata dall’eroe nel celebre ciclo di Charles Soule e Ron Garney, ma non solo (vi rimando all’articolo specifico in cui abbiamo parlato in maniera approfondita della nuova suit).

Infine, Devil’s Reign: nel crossover a fumetti, Daredevil sfidava il sindaco Fisk insieme a un manipolo di supereroi. Accadrà anche nella serie TV?

Perché guardare Daredevil: Born Again S2?

Quello che è arrivato su Disney+ è uno dei prodotti migliori del Marvel Cinematic Universe.

Se la prima stagione poteva presentare alcuni punti deboli e scelte discutibili, questa seconda stagione offre moltissime luci e poche ombre (nonostante i toni oscuri e dark). I difetti sono stati in gran parte corretti, tutti i nodi vengono finalmente al pettine e la trama scritta da Dario Scardapane colpisce per maturità e gestione dei personaggi.

Lo showrunner ha compreso ciò che il pubblico desiderava per il personaggio di Daredevil, spazzando via il ridicolo cameo in She-Hulk, e riportando sugli schermi Disney l’eroe e l’interprete che hanno reso popolare tra il grande pubblico l’avvocato cieco che combatte la malavita vestito da Diavolo. Ma non solo: è riuscito, a mio avviso, a raggiungere un livello qualitativo cinematografico, andando ben oltre il semplice prodotto da ‘serie per la TV’. Scenografia, musiche, costumi, combattimenti, luci, inquadrature e personaggi sono tutti tasselli che, uniti, rendono grande questo show.

Il finale conferma (ma era già stato annunciato) che ci sarà una terza stagione. E io non vedo l’ora di tornare a Hell’s Kitchen ancora una volta. Questa città ha bisogno del suo protettore. Ha bisogno di Daredevil. E noi telespettatori anche.


VOTO POPCORNERD: 9/10

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Prime video

“LOL: Chi ride è fuori”: Trailer e poster della stagione 6, dal 23 aprile su Prime Video

Trailer e poster di LOL 6 la nuova stagione del comedy show Original di Prime Video condotto da Alessandro Siani e Angelo Pintus

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LOL 6

prime

Prime Video svela il trailer e il poster della nuova stagionedi LOL: Chi ride è fuori
disponibile in esclusiva su Prime Video dal 23 aprile

Si sfideranno a rimanere seri: Carlo Amleto, Valentina Barbieri, Giovanni Esposito, Barbara Foria,  Sergio Friscia, Francesco Mandelli, Paola Minaccioni, Scintilla, UfoZero2, Yoko Yamada

Nella control room Alessandro Siani e Angelo Pintus nelle vesti di arbitri e conduttori 
con due speciali “assi nella manica” Federico Basso e Andrea Pisani

LOL: Chi ride è fuori è prodotto da Endemol Shine Italy per Amazon MGM Studios  e sarà disponibile in esclusiva su Prime Video in oltre 240 Paesi e territori nel mondo dal 23 aprile

Prime Video svela il trailer e il poster della sesta stagione di  LOL: Chi ride è fuori,  il comedy show Original dei record prodotto in Italia, disponibile in esclusiva dal 23 aprile con i primi 5 episodi e dal 30 aprile con l’ultimo episodio. Nel nuovo cast ci saranno Carlo AmletoValentina BarbieriGiovanni EspositoBarbara ForiaSergio FrisciaFrancesco MandelliPaola Minaccioni, Scintilla, UfoZero2, Yoko Yamada che si sfideranno a rimanere seri per sei ore consecutive provando, contemporaneamente, a far ridere i loro avversari, per aggiudicarsi un premio finale di 100.000 euro a favore di un ente benefico scelto da chi vincerà.

Ad osservare l’esilarante gara comica dalla control room nelle vesti di arbitri e conduttori, Alessandro Siani e Angelo Pintus. Quest’anno, però, potranno contare su un aiuto speciale: Federico Basso e Andrea Pisani, i loro “assi nella manica”, pronti a intervenire per mettere a dura prova i concorrenti con l’obiettivo di farli ridere. La nuova stagione del comedy show in 6 episodi, prodotta da Endemol Shine Italy per Amazon MGM Studios, sarà disponibile su Prime Video in tutto il mondo dal 23 aprile.

 

 

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Netflix

Bridgerton: NETFLIX annuncia la quinta stagione

Netflix ha annunciato con un teaser la quinta stagione di Bridgerton che vedrà protagoniste Hannah Dodd e Masali Baduza

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Netflix

ANNUNCIA LA QUINTA STAGIONE DI

DEDICATA A FRANCESCA E MICHAELA STIRLING

HANNAH DODD E MASALI BADUZA PROTAGONISTE DELLA SERIE DI SUCCESSO NETFLIX E SHONDALAND, CON UNA NUOVA STORIA D’AMORE

Netflix e Shondaland annunciano oggi che la produzione della quinta stagione di Bridgerton è ufficialmente iniziata.

La quinta stagione di Bridgerton sarà incentrata su Francesca (Hannah Dodd), l’introversa figlia di mezzo della famiglia Bridgerton. A due anni dalla perdita dell’amato marito John, Francesca decide di tornare sulla piazza per ragioni pratiche. Tuttavia, quando Michaela (Masali Baduza), cugina di John, torna a Londra per occuparsi della tenuta dei Kilmartin, i sentimenti complessi che nascono in Francesca la spingeranno a chiedersi se attenersi al suo pragmatismo o lasciarsi guidare dai propri desideri più profondi.

Descrizione dei personaggi:

Hannah Dodd è Francesca Stirling, Contessa di Kilmartin: riservata e controllata, Francesca si è sempre sentita fuori posto nel mondo che la circonda. Con l’arrivo di Michaela e lo scatenarsi di nuove emozioni, Francesca intraprenderà un percorso di scoperta personale che potrebbe cambiare tutto.

Masali Baduza è Michaela Stirling. Dietro al suo fascino e alla sua vivacità si cela una giovane donna vulnerabile, pronta a fuggire non appena si sente a disagio. In questa stagione, però, Michaela dovrà affrontare le proprie fragilità e confrontarsi con il peso dell’eredità del cugino scomparso, e con il suo rapporto con Francesca.

CREDITI

Numero episodi: 8

Location delle riprese: Londra (Regno Unito)

Showrunner/ Produttrice esecutiva: Jess Brownell

Produttori esecutivi: Shonda Rhimes, Betsy Beers, Tom Verica e Chris Van Dusen

*Ringraziamo gli uffici stampa Netflix per la condivisione del comunicato di cui sopra 

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