Connect with us

FumettiGraphic novelsNews

Sergio Bonelli Editore presenta Zorro – Man of the Dead

Dal 15 maggio arriva in Italia Zorro – Man of the Dead, il volume evento che racconta le origini dello spadaccino mascherato in una delle sue rivisitazioni più audaci.

Avatar photo

Pubblicato

il

Notizia riportata sulla base del comunicato stampa inviatoci da Sergio Bonelli Editore.

A qualche mese dall’annuncio ufficiale, arriva in libreria e fumetteria il 15 maggio il volume evento che segna l’esordio in Sergio Bonelli Editore di un eroe senza tempo: Zorro, reinterpretato dal talento visionario di Sean Murphy, già celebre per aver rinnovato l’immaginario del Cavaliere Oscuro in Batman: Cavaliere Bianco.

Con ZORRO. MAN OF THE DEAD si torna alle origini del leggendario spadaccino mascherato, proiettandolo in un contesto moderno e spietato, dove mito e realtà si intrecciano senza soluzione di continuità. Nella città messicana di La Vega, la memoria di Zorro vive ancora, a duecento anni dalla sua ultima impresa, impressa come un marchio indelebile sulla facciata di una chiesa. Un simbolo di giustizia e ribellione che il potere criminale cerca di cancellare con la violenza, tanto che i narcos arrivano a uccidere l’attore che interpreta l’eroe durante la festa del paese, sotto gli occhi dei suoi figli, Rosa e Diego.

Vent’anni dopo, quando tutto sembra perduto, una nuova figura emerge dalle ombre. Il vendicatore mascherato è tornato, pronto a impugnare la spada e a dichiarare guerra al cartello della droga…

Il volume, con testi e disegni di Sean Gordon Murphy e colori di Simon Cough, è proposto con tre copertine variant, realizzate da Matteo Scalera, Joe Quesada e Lee Bermejo.

Testi e disegni: Sean Gordon Murphy
Colori: Simon Cough
Copertina: Sean Gordon Murp
Formato: 22 x 30 cm, colore
Tipologia: cartonato
Pagine: 112
ISBN code: 979-12-5629-205-9
ISBN code VARIANT 1 (Scalera): 979-12-5629-278-3
ISBN code VARIANT 2 (Quesada): 979-12-5629-279-0ISBN code VARIANT 3 (Bermejo): 979-12-5629-293-6

Prezzo: 25,00 euro

https://www.sergiobonelli.it/prodotto/zorro-man-of-the-dead/

https://www.sergiobonelli.it/prodotto/zorro-man-of-the-dead-variant-scalera/

https://www.sergiobonelli.it/prodotto/zorro-man-of-the-dead-variant-quesada/

https://www.sergiobonelli.it/prodotto/zorro-man-of-the-dead-variant-bermejo/

Comics

The Walking Dead: il fumetto sugli zombie che parla di umanità

The Walking Dead, un fumetto che ha fatto la storia, consacrando Robert Kirkman come autore di punta dell’industria comics americana.

Pubblicato

il

Rick Grimes è un vice sceriffo che, risvegliatosi in una stanza di ospedale dopo essere stato in coma, si ritrova ingabbiato in un mondo che non riconosce. Niente elettricità, niente persone, stato di abbandono totale del territorio. Ma non è solo. Infatti le strade, i vicoli, le corsie ospedaliere dove si risveglia sono saturi di zombie. Inizia il suo viaggio, così come quello di The Walking Dead, il fumetto di cui parleremo in questo articolo.

Nella società moderna, appagati da ogni tipo di comodità a portata di mano e dalla sedentarietà cui siamo abituati, Rick si ritrova a doversi mettere in viaggio e riscoprire così l’anima nomade dell’uomo. Ogni tappa è mossa da una speranza e da un obiettivo: quella di ritrovare in vita sua moglie Lori e suo figlio Carl, quella di trovare maggiore protezione, quella di trovare amministratori che sappiano cosa stia accadendo a questo pazzo mondo. Ed ogni volta è più difficile partire perché come detto in precedenza, è facile galleggiare nella comodità piuttosto che avanzare verso qualcosa di ignoto. Lungo il cammino avvengono incontri, scontri, attriti. Decisioni sempre più complesse ed articolate da dover prendere per il bene comune. E così il concetto di famiglia si allarga a quello che dapprima è un gruppo ristretto di sopravvissuti sino a diventare la guida di un’intera comunità.

Il tempo passa, le difficoltà aumentano, le persone cambiano.

Carl, che abbiamo conosciuto bambino, lo ritroveremo adolescente e poi adulto. Vivere un mondo del genere, una situazione del genere, porta a saltare alcune delle fasi della crescita e di quelle che sono considerate basilari per la formazione del carattere e della solidità di una persona.

Si è trovato ad affrontare situazioni decisamente troppo grandi per lui e troppo in fretta: dall’abbandonare la propria casa, suo padre sul letto di un ospedale senza sapere se mai l’avrebbe rivisto. Padre che si trova a difendere dalla minaccia di Shane, uccidendo quest’ultimo. A sette anni la sua infanzia, la sua fragilità, la sua innocenza sparisce per sempre rendendolo uno dei personaggi più freddi ed induriti emotivamente dell’intera opera.

Durante la sua adolescenza conosce Negan, il leader della fazione dei Salvatori, nel quale vede il risvolto più cinico e folle dell’essere una guida e col quale instaura nel corso degli anni un rapporto uno a uno: discepolo e mentore da poter testare per scoprire il proprio io, per conoscere sino a che punto potersi spingere nelle emozioni e nelle azioni.

Nel salto temporale finale, Carl sarà il punto d’incontro tra vecchio e nuovo, una sorta di memoria storica che tramanda gli insegnamenti di Rick affinché non si dimentichi il percorso fatto per raggiungere lo stato attuale di pace della città e delle colonie.

Nonostante Rick sia il personaggio centrale attorno al quale ruotano le scelte, le decisioni e l’intera trama principale della storia, Negan resta il personaggio che più di tutti mi ha affascinato. Lo conosciamo come capo dei Salvatori, perfetto stereotipo di crudeltà e follia al servizio della comunità che guida col “pugno di ferro” e che con la stessa metodologia vuole conquistare il rispetto – e le risorse – delle comunità più piccole che incontra per strada. Dopo il massacro di Glenn sino a quel momento centrale e tra i più fidati compagni di Rick, l’estorsione psicologica verso lo stesso Rick, la derisione verso Carl per testarne l’integrità, inizia il suo vero percorso di decostruzione. Durante la sua prigionia ad Alexandria riceve sistematicamente le visite da parte di Carl, ma soprattutto quelle di Rick. Diventa un confidente, un amico, una sorta di voce della coscienza cui poter fare affidamento nonostante le divergenze. Addirittura in alcuni passaggi il lettore ha come l’impressione che la differenza tra i due leader si assottigli sino a quasi sparire. Il rispetto reciproco tra i due trova il suo culmine nel momento in cui Negan, evaso dalla sua cella, fa ritorno consegnando a Rick la testa di Alpha, leader dei Sussurratori e più grande minaccia per quella porzione di mondo che viene presa in considerazione. Infine Negan riuscirà a fare pace con se stesso e col suo passato sanguinario liberandosi di Lucille, la sua amata mazza da baseball coronata di filo spinato, simbolo della sua tirannia e delle sofferenze vissute prima della venuta dei vaganti.

Rick, l’eroe che prende in pugno le redini della situazione e della sua squadra non per scelta ma per necessità dopo la morte di Shane. Si trova inizialmente spaesato, legato com’è alla legge ed all’ordine. Lo vediamo in difficoltà quando deve prendere le prime decisioni contro tutto e tutti, e nonostante ciò riesce sempre ad avere l’appoggio e la fiducia del gruppo che guida e che si espande, che plasma in base ai suoi principi. Si troverà a dover prendere decisioni forti, drastiche ed in contrasto con i suoi ideali a tal punto da fargli ammettere “siamo noi i morti viventi”. Seppur spezzato nella sua morale, è sempre pronto a rialzarsi con l’unico obiettivo della salvaguardia degli altri e del gruppo, e del non perdere l’unica cosa che ci distingue dai vaganti: l’umanità. Per lui il percorso di crescita e cambiamento avviene anche dal punto di vista del fisico. Gli viene amputata la mano destra dal Governatore – altro antagonista degno di menzione – perché non vuole svelare la posizione esatta della prigione nella quale si è stanziato col suo gruppo, così come subirà un grave danno alla gamba causato da una colluttazione con Negan che lo costringerà alla zoppia.

Eppure non ci sono solo leader carismatici tra le pagine di questo fumetto, infatti trova spazio anche Eugene. Presentatoci come scienziato del governo centrale con in mano la chiave della cura per la pandemia, ben presto scopriamo che questa era solo una copertura per circondarsi di persone capaci di difenderlo o quantomeno non attaccarlo nel bel mezzo dell’azione. Un codardo, ma abbastanza scaltro da scamparla per diverso tempo, finché la fiducia dei suoi compagni d’avventura viene meno in virtù della scoperta della verità. Ed anche qui la crescita, la rinascita di un personaggio apparentemente inutile nel contesto in cui si ritrova, che si rimbocca le maniche sino a diventare fondamentale grazie alle sue conoscenze e competenze in campo scientifico/tecnologico. E’ grazie a lui ed al suo intelletto se vengono ripristinate le comunicazioni via radio, ed il funzionamento della ferrovia per collegare le cittadine che negli anni sono sorte. Ogni personaggio che incontriamo sarebbe meritevole di approfondimento, visto lo spessore narrativo che l’autore gli dedica. 

Ogni personaggio è mosso dal suo vissuto, dalle sue esperienze pre catastrofe, da quello che la vita gli ha dato da vivere dopo gli eventi iniziali. Sono legato a The Walking Dead proprio per questo, per come un espediente narrativo – quello dell’avvento di un’apocalisse zombie – diventi un viaggio introspettivo, la discesa nella profondità dell’animo umano e dell’emotività di ognuno dei superstiti che fa la differenza tra una scelta piuttosto che un’altra. Così come l’influenza degli altri, di chi abbiamo di fronte e chi incontriamo sia importante per la nostra esperienza e possa influenzare le scelte. Il lettore viene portato a riflettere, a ponderare assieme ai protagonisti aprendo ogni volta uno “sliding door” su cosa sarebbe potuto accadere se Rick o chiunque altro avesse preso una decisione differente.

Conclusioni, spin off e crossmedialità.

Come ogni storia che incontra il favore di pubblico e di critica, anche nel caso di The Walking Dead non sono mancate proposte sotto forma di altri media. Lo stesso Kirkman ha collaborato nella trasposizione come serie tv, che per sua ammissione e volontà ha preso una strada diversa rispetto alla trama originale. Prendono vita personaggi che non esistono nella versione cartacea ed allo stesso tempo vengono prese vie alternative da parte dei protagonisti rispetto al fumetto per creare qualcosa di nuovo e differente. Oltre a questa serie tv ne sono nate altre spinoff o sequel della stessa a seguire le vicende di alcuni personaggi o gruppi di superstiti, altre sono state annunciate e non è dato sapere se prenderanno o meno vita. Oltre al piccolo schermo è nato un videogioco ispirato al mondo creato dall’autore, che comprende i cameo di alcuni personaggi noti prima che incontrassero Rick sul loro cammino. Da questo è nato un sequel sotto forma di fumetto considerato canonico a tutti gli effetti in questo universo narrativo.

Con The Walking Dead Robert Kirkman tocca il suo apice narrativo, secondo lo scrivente. La forza di questa opera sta proprio nella sua capacità di raccontare la vita dei superstiti e della forza delle relazioni, di rendere partecipe il lettore e metterlo nella condizione di empatizzare anche con i villain. E’ capace di farci mettere piede nelle diverse località e di farci vivere secondo le leggi che le governano.

Ogni arco narrativo ci tiene col fiato sospeso ed ogni volta che pensiamo si stia attraversando un periodo di stabilità ecco che accade qualcosa che ci fa ricordare che in fondo è la lotta per la sopravvivenza e per l’autoconservazione che fa agire i vari attori, con uno sguardo al futuro ed alle generazioni che verranno. Il discorso finale di Rick è un manifesto di quelle che vogliono essere le fondamenta da cui la civiltà dovrà ripartire: la vera sopravvivenza coincide con la pace, la giustizia, la comunità e la cooperazione. Per quanto riguarda invece il comparto artistico, Tony Moore ha dato vita al mondo immaginato dall’autore utilizzando un tratto dettagliato ed espressivo che risulta sin troppo morbido per gli eventi che vengono narrati. Dal settimo numero viene sostituito da Charlie Adlard che riappacifica attraverso un tratto più grezzo, sporco, intriso di bianco/nero più marcati le macerie di un mondo alla rovina e di un’umanità oramai spezzata.

Continua a leggere

Manga

I migliori manga sul calcio da leggere durante i Mondiali 2026

Avatar photo

Pubblicato

il

I Mondiali di calcio 2026 sono finalmente arrivati (anche se per noi italiani si tratta dell’ennesima Coppa del Mondo che ci vede come semplici spettatori).

Le nazionali di tutto il mondo stanno già dando spettacolo sui campi di Stati Uniti, Canada e Messico. Ma tra una partita e l’altra, ogni appassionato di calcio sa che c’è sempre tempo per vivere altre grandi storie legate al pallone.

Il manga sportivo, e quello calcistico in particolare, ha regalato nel corso degli anni alcune delle opere più emozionanti del fumetto giapponese, capaci di raccontare non solo le partite, ma anche sacrifici, sogni, rivalità e crescita personale. Se l’atmosfera mondiale vi ha fatto venire voglia di altro calcio, ecco i manga imperdibili da recuperare!

Giant Killing: la vera partita si gioca anche fuori dal campo

La maggior parte dei manga sportivi mette al centro i giocatori. Giant Killing, scritto da Masaya Tsunamoto e illustrato da Tsujitomo, sceglie invece una strada diversa, concentrandosi sul ruolo dell’allenatore e su tutto ciò che accade dietro le quinte di una squadra professionistica.

Il protagonista è Tatsumi Takeshi, ex stella dell’East Tokyo United che, dopo aver lasciato il Giappone per trasferirsi in Inghilterra, si è costruito una reputazione come tecnico brillante e imprevedibile. Quando la sua vecchia squadra, ormai in crisi e vicina alla retrocessione, decide di richiamarlo, Tatsumi si trova davanti a una sfida apparentemente impossibile.

Ciò che rende Giant Killing così affascinante è la sua attenzione alla tattica, alla gestione dello spogliatoio e alle dinamiche economiche e sociali che ruotano attorno a un club. Una lettura perfetta per chi, guardando i Mondiali, ama analizzare schemi e strategie tanto quanto i gol.

Giant Killing è pubblicato in Italia da Panini Comics.

Blue Lock: il manga che ha rivoluzionato il calcio giapponese

Se c’è un titolo che negli ultimi anni è diventato sinonimo di manga calcistico, quello è senza dubbio Blue Lock.

Creato da Muneyuki Kaneshiro e Yusuke Nomura, il manga parte dalla delusione del Giappone ai Mondiali del 2018 e immagina una soluzione radicale: creare l’attaccante perfetto attraverso un programma di selezione spietato.

Trecento giovani talenti vengono rinchiusi nella struttura chiamata Blue Lock e costretti a competere tra loro. Solo uno potrà emergere come il bomber destinato a guidare il Giappone verso la gloria mondiale. Chi fallisce perde per sempre la possibilità di indossare la maglia della nazionale.

Con il suo mix di sport, tensione psicologica e competizione estrema, Blue Lock ha portato una ventata d’aria fresca nel genere. Non sorprende che, mentre i Mondiali 2026 stanno infiammando i tifosi di tutto il pianeta, molti lettori continuino a considerarlo il manga calcistico più influente dell’ultimo decennio.

Blue Lock è pubblicato in Italia da Panini Comics.

Captain Tsubasa: il manga che ha fatto innamorare il mondo del calcio

Prima di Blue Lock, prima di Giant Killing e prima ancora che molti lettori scoprissero i manga sportivi, esisteva Captain Tsubasa. Conosciuto in Italia come Holly e Benji, il capolavoro di Yoichi Takahashi ha ridefinito il genere calcistico e ha trasformato il pallone in un’epopea fatta di sogni, amicizia e rivalità. Ancora oggi rappresenta il punto di riferimento assoluto per qualsiasi manga dedicato al calcio e una lettura obbligata per chiunque stia vivendo l’entusiasmo dei Mondiali 2026.

La storia segue le avventure di Tsubasa Ozora (Oliver Hutton nell’adattamento italiano), un ragazzo che sogna di vincere la Coppa del Mondo con il Giappone. Tra tiri impossibili, rivalità leggendarie e partite interminabili, il manga è diventato un fenomeno culturale mondiale.

Captain Tsubasa è stato pubblicato in Italia da Star Comics.

Hungry Heart: il manga di Takahashi dopo Captain Tsubasa

Dopo aver rivoluzionato il genere con Captain Tsubasa, Yoichi Takahashi tornò a parlare di calcio con Hungry Heart, una serie più realistica e moderna rispetto alle sue opere precedenti.

Il protagonista è Kyosuke Kano, fratello minore di una superstar del calcio giapponese, che ha abbandonato questo sport proprio per sfuggire ai continui paragoni con il celebre familiare. Quando però riscopre la passione per il pallone, Kyosuke decide di tornare in campo e costruire il proprio percorso, lontano dall’ingombrante ombra del fratello. Con uno stile più vicino al calcio reale e una maggiore attenzione ai rapporti umani, Hungry Heart rappresenta una lettura imperdibile per chi cerca una storia di sport, amicizia e riscatto personale firmata da uno dei più importanti autori di manga sportivi di tutti i tempi.

Hungry Heart è stato pubblicato in Italia da Star Comics.

Per chi mastica l’inglese ecco tre chicche imperdibili!

Di seguito, invece, tre opere inedite in Italia, ma disponibili in lingua inglese e da ricercare per chi sta vivendo il Mondiale direttamente negli Stati Uniti, Canada o Messico!

Whistle!: il classico racconto dell’underdog

Prima di Blue Lock e dell’esplosione moderna dei manga calcistici, c’era Whistle! di Daisuke Higuchi, una delle serie più amate dagli appassionati del genere.

La storia segue Shō Kazamatsuri, ragazzo di bassa statura che sogna di diventare un calciatore nonostante venga continuamente sottovalutato. Dopo essere stato escluso dalla prestigiosa squadra della sua scuola, decide di trasferirsi e ricominciare da capo.

Da quel momento prende vita una classica ma efficacissima storia di sacrificio, allenamento e determinazione. Whistle! riesce ancora oggi a emozionare grazie a un protagonista con cui è facile identificarsi e a un messaggio universale: il talento conta, ma la volontà può fare la differenza.

Sayonara, Football: passione e riscatto

Tra i manga dedicati al calcio femminile, Sayonara, Football occupa un posto speciale.

L’opera di Naoshi Arakawa racconta la storia di Nozomi Onda, una quattordicenne che vive per il calcio e che si allena costantemente per migliorare. Nonostante il suo talento, si trova spesso a confrontarsi con pregiudizi e ostacoli che sembrano rallentare la sua crescita rispetto ai compagni maschi.

Determinata a dimostrare il proprio valore, Nozomi decide di affrontare ogni limite e inseguire il suo sogno senza compromessi.

Il risultato è una storia intensa e coinvolgente che affronta temi come la determinazione, l’identità e il ruolo delle donne nello sport, senza mai perdere di vista l’emozione del gioco.

Farewell, My Dear Cramer: il calcio femminile incontra il dramma sportivo

Sempre firmato da Naoshi Arakawa, Farewell, My Dear Cramer rappresenta il naturale proseguimento delle tematiche affrontate in Sayonara, Football.

Le protagoniste sono Sumire Suō e Midori Soshizaki, due talentuose giocatrici che durante le scuole medie si sono affrontate come rivali. Con l’arrivo al liceo, però, le due finiscono per ritrovarsi nella stessa squadra, quella della Warabi Seinan, formazione in difficoltà che cerca disperatamente di tornare competitiva.

Tra partite, rivalità, amicizie e problemi personali, il manga costruisce un racconto sportivo maturo e appassionante, capace di alternare momenti di grande intensità agonistica a un forte approfondimento dei personaggi.

Il compagno perfetto tra una partita e l’altra? Un ottimo manga!

Che preferiate le sfide tattiche di Giant Killing, la crescita personale di Whistle!, la competizione feroce di Blue Lock o le storie legate al calcio femminile raccontate da Naoshi Arakawa, l’importante è che troviate una lettura capace di accompagnarvi per tutta la durata del torneo.

*Fonte del presente articolo: CBR.com

Continua a leggere

Fumetti

Intervista a Simone Pace, raccontare la libertà

Durante Comicon Napoli 2026 abbiamo avuto il piacere di intervistare Simone Pace, autore di ‘Belmiele’ edito da Edizioni BD.

Avatar photo

Pubblicato

il

Simone Pace è un giovane fumettista che da qualche anno si sta ritagliando un suo spazio all’interno del panorama italiano.

Ha uno stile visivo riconoscibile e particolare, oltre ad avere idee ben precise sulla vita. Scrive, disegna e colora egregiamente le sue opere, dimostrando in più occasioni di essere un autore a tutto tondo.  Dall’unione di questi aspetti sono, appunto, nate tre graphic novel edite da Edizioni BD: Fiaba di cenere (2022), Cuore (2024) e Belmiele (2026).

Proprio in occasione dell’uscita di quest’ultimo, avendo apprezzato molto le precedenti, ho scelto di porgli delle domande che ripercorressero un po’ il suo percorso personale e artistico.


Ciao Simone, grazie per questa intervista! Comincio subito con le domande.
Ho notato un’evoluzione nel tuo stile di disegno da Tom Sawyer ad oggi con Belmiele. Prima i tuoi personaggi erano più “puliti”, caratterizzati visivamente al meglio, con pochi tratti. Ora mi sembra che tu abbia adottato un tratto più articolato e “sporco” ma altrettanto efficace.
Anche le tinte piatte sembrano aver lasciato infatti il posto ad un uso più sfumato del colore. Pensi di aver trovato il tuo stile “definitivo” o è una fase per arrivare a qualcosa di diverso?

Simone Pace – Ti ringrazio per la domanda perché è molto interessante. Affrontare questioni stilistiche è sempre qualcosa che si fa poco in realtà, secondo me troppo poco.
Allora è assolutamente vero, specialmente se partiamo da Tom Sawyer, che è un’opera di tanti tanti anni fa.
Diciamo che la mia è una direzione e una dichiarazione di intenti. Ho una mia personale formazione letteraria sul fumetto pop, però ho avuto una formazione artistica un po’ più underground, all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Ma col tempo ho capito che voglio ricongiungermi al mio gusto pop. Quindi praticamente sto facendo un percorso per avvicinarmi a quello. La mia mira è comunque un gusto più americano o anche giapponese, ma pop, ciò che mi interessa è essere collocato lì.
Per fare questo sto facendo degli step. È un percorso che non è sempre lineare perché ci sono delle cose dell’underground che non voglio abbandonare di per sé. Però il mio gusto mi porta sempre più lì in maniera molto naturale; quindi, non penso che sia arrivato al mio stile definitivo ma, se penso ai miei più grandi autori del cuore, il loro stile è mutato nel corso del tempo. Però sì, sicuramente la direzione è tracciata.

© 2026 Simone Pace © 2026 per questa edizione Edizioni BD srl

Rimanendo sull’uso dei colori, in un’intervista passata hai dichiarato “Sono diventato noto per i miei colori. Ho sempre pensato che il fumetto bianco e nero fosse il massimo del massimo.”. Lo pensi ancora ed è in programma, in futuro, più o meno lontano, un fumetto che vada in direzione completamente opposta a quelli che hai fatto fino ad ora?

Simone Pace – Devo arricchire quella risposta. Io penso che il fumetto sia un mezzo che riesce a raccontare in maniera potentissima anche l’essenziale, cioè anche solo col bianco e col nero, con lo zero e con l’uno. Puoi veramente fare tutto.
Il colore è un enorme strumento. Uno strumento potentissimo per settare l’atmosfera, per suggerire, per raccontare…e a forza di usarlo mi rendo conto quanto spesso sia un mezzo per evitare didascalismo. Cioè se tu vuoi raccontare una situazione di tensione e usi il colore in un certo modo può evitare di scrivere. Quindi è uno strumento importantissimo.
Detto ciò, i miei fumetti preferiti sono in bianco e nero e in gran parte sono manga. Ho in testa, in futuro, di fare un fumetto puramente in bianco e nero, magari coi retini, anche per misurarmi con quel tipo di gusto ma attualmente non ho nulla di concreto.

© 2026 Simone Pace © 2026 per questa edizione Edizioni BD srl

Sui social, Instagram in particolare, ci rendi spesso partecipe dei tuoi work in progress, delle tue commission e delle nuove graphic novel su cui stai lavorando, ma ti esponi anche tanto politicamente. Personalmente apprezzo molto la scelta, ma mi chiedevo se ciò ti avesse mai creato dei problemi con gli editori e i followers o se invece lo reputi un vantaggio.

Simone Pace – Un vantaggio no. Assolutamente no. Cerco di farlo sempre meno e, in generale, mi rendo conto che sui social sto esponendo sempre meno gli aspetti della mia vita privata. Sono un po’ allergico al culto della persona dietro all’opera. È una cosa in cui tutti quanti incappano, perché i social funzionano così. Però, a costo di faticare di più, vorrei che fosse solo l’opera ad arrivare.
In Belmiele c’è tanta politica e ci sono espressioni di una posizione politica molto molto precisa, ma lo faccio dire all’opera. Detto ciò, non ho mai avuto nessun problema perché penso che il mondo editoria, specialmente quello italiano, sia molto schierato, in realtà. Chi più, chi meno.
Non ho conosciuto quasi nessuna realtà che non avesse un’idea politica piuttosto progressista. Però non so il mondo americano, perché lo conosco troppo poco da quel punto di vista ma credo sia più sfaccettato.

Cover regular Belmiele di Simone Pace © 2026 Simone Pace © 2026 per questa edizione Edizioni BD srl

Cover variant Belmiele di Wether Dell’Edera © 2026 Simone Pace © 2026 per questa edizione Edizioni BD srl

 

Le tue idee sulla vita, poi, si evincono facilmente dalle tue opere realizzate per Edizioni BD, di cui hai il pieno controllo creativo.

Fiaba di Cenere, Cuore e Belmiele sono tre storie che mettono al centro di tutto i rapporti tra le persone e con sé stessi durante un periodo di guerra. Tutti e tre finiscono in maniera dolce-amara, in particolare quest’ultimo, secondo me. Se dovessi scrivere oggi le tue prime due graphic novel, visto l’attuale clima geopolitico, avrebbero lo stesso finale o saresti più cinico?

Simone Pace – Non lo so.
La connessione col reale c’è sempre ma cerco sempre di astrarre, non mi baso mai su una situazione precisa; anche perché in questo senso, le cose mutano così tanto e allo stesso tempo non mutano mai.
Adesso sembra che ci sia la guerra in tutto il mondo, ma in realtà non c’è mai stato un momento senza guerra. Quindi se uno si guarda intorno, purtroppo certe situazioni sono così da tempo. Ora, magari, sono esacerbate. Quindi diciamo che se vogliamo il cinismo ci può sempre stare come risposta e non è biasimabile.
Comunque, penso che in realtà le scriverei così perché rimangono storie che raccontano quel mondo lì con quei personaggi lì; i bambini di Fiaba di Cenere sono, appunto, dei bambini e rimarranno naif rispetto ad alcune cose. Sono così e rimarrebbero così anche se li scrivessi adesso, magari con qualche minima variazione.

Belmiele è forse più dolce-amara, ma perché è un personaggio più incattivito. Sicuramente è un personaggio che in questo periodo storico mi sentivo di raccontare più di altri, forse. Ha trovato il momento storico per essere raccontato. Però lei è così, questo è il suo carattere.

Dei quattro protagonisti delle tre storie è sicuramente la più arrabbiata.

Simone Pace – Sì, sicuramente sì. Tra i personaggi in generale, no: il più arrabbiato è il generale di Cuore.

© 2026 Simone Pace © 2026 per questa edizione Edizioni BD srl

Dopo aver raccontato il fantasy e il sci-fi, attraverso l’ambientazione medievale, poi cyberpunk e, infine, in stile western, hai considerato di cimentarti in un altro genere o sottogenere, magari come noir, l’horror o il supereroistico, di cui comunque sei fan? Oppure hai voglia, invece, di espandere gli Universi già creati, un po’ come hai fatto con Sorbo Rosso in passato?

Simone Pace – Chiaramente, l’idea di espandere gli universi è una cosa stimolante. In un certo senso, creo sempre tasselli in cui immagino delle coerenze potenziali anche tra i vari libri, anche se nessuno è sequel di un altro.
Non voglio cadere in una logica di serialità, specialmente con racconti autoconclusivi. Non voglio che il lettore, venendo in fiera, trovi il “volume 3” di una serie di cartonati che possono avere un costo importante, magari di 30€.
Secondo me non è il tipo d’approccio giusto rispetto al mio tipo di storie. Per cui se io mi imbarco in un sequel di Fiaba di Cenere che necessita la lettura del capostipite, è un po’ controproducente.
In più, ogni volta che penso di allargare un Universo (di cui comunque ho qualche idea), allo stesso tempo ho tantissima voglia di sperimentare su un altro genere o altre storie.
Ad esempio, adesso ho in mente un progetto cyberpunk che è vicino a Cuore, anche come tipi di personaggi, però è un’altra storia.
Ho la fortuna di poter lavorare rendendo conto solo all’editore e a me; non ci stanno terze persone le cui idee poi inficiano sulla storia e posso scegliere in base all’ispirazione del momento. Quindi è probabile che vedrete anche storie di genere completamente diverso, sì.

Torno un attimo su Fiaba di Cenere. Ciò che mi ha spinto, anni fa, in un ormai lontano Lucca Comics, all’acquisto di questo volume sono stati, appunto, i colori. Ciò che me lo ha fatto amare, però, sono i personaggi. Marlo e Marfisa hanno un bellissimo rapporto fraterno, spontaneo e naturale.

Mi ha ricordato in un contesto diverso, ovviamente, quello tra me e mio fratello quando eravamo piccoli. Tutto ciò deriva da esperienze personali o solo da un’ottima capacità di scrittura?

Simone Pace – Ho un fratello e con lui ho un buon rapporto, però è sempre stato un po’ litigioso. Due fratelli maschi, tre anni di differenza: non è esattamente lo stesso rapporto di Marlo e Marfisa.
Sicuramente tante dinamiche tra loro derivano da esperienze personali: non ci sono riferimenti a momenti ben precisi, però il mood sì.

Marfisa è diversa da me. Io, come lei, sono il maggiore. Lei è molto più protettiva di me, ma per fortuna noi abbiamo fatto una vita normale, loro meno. Sicuramente l’esperienza diretta c’è e conta, però lei non è me e Marlo non è mio fratello, sicuramente.

© 2026 Simone Pace © 2026 per questa edizione Edizioni BD srl

Parliamo di Cuore. Il momento in cui Alma capisce che tutto sta volgendo al termine mi ha messo i brividi. È una delle poche volte in cui lo vediamo sorridere. Lui non è un umano, ma molto più cuore, appunto, di tanti altri umani. Come sei riuscito a creare un momento così intenso con un personaggio che la maggior parte del tempo è volutamente mono espressivo e malinconico?

Simone Pace Io l’ho sempre considerato molto umano, anche se per sua programmazione non dimostra l’umanità e l’espressività che dimostrano gli esseri umani è un personaggio profondamente sensibile a dinamiche umane. È cresciuto con gli umani, quindi ho pensato che non fosse così innaturale che si avvicinasse agli esseri umani in un momento così culminante. È la cosa più vicina all’umanità che ha fatto, in un certo senso.

© 2026 Simone Pace © 2026 per questa edizione Edizioni BD srl

 

Anche su Belmiele libertà, guerra, rabbia, natura (il fuoco, particolare) e il rapporto genitori-figli sono la spina dorsale del racconto. È quasi sempre la figura femminile il tramite per esprimere questi temi. Belmiele e la Strega-Drago, Nuvia ed Estrella, Marfisa, la Strega del Fuoco e Pupa. Come mai?

Simone Pace – Non c’è una scelta a monte, in realtà.
Belmiele è un personaggio che ho in testa da tanti anni ed è sempre stato un personaggio femminile. In realtà, riflettendoci questi giorni in cui mi hanno chiesto diverse cose, c’è sicuramente un riferimento a Queen Emeraldas di Leiji Matsumoto, che è un personaggio femminile molto forte e mi è sempre piaciuto molto e, probabilmente, mi ha ispirato.
Però non ne vorrei fare una questione di genere, perché, di base, è una scelta naturale. Probabilmente mi viene naturale far sì che personaggi femminili siano in quelle posizioni, muovono l’azione in quel modo, forse. Però non è una scelta presa a tavolino.

© 2026 Simone Pace © 2026 per questa edizione Edizioni BD srl

Nei mesi scorsi ti sei messo alla prova con nuove avventure. Sei tra gli artisti scelti da Tomodachi Press per realizzare una carta di Release the Creatures: Dinosaurs!, set di carte curato da Dario Moccia, e stai lavorando con Curtis Clow su A Place Where Time Doesn’t Exist, space-opera nata su Kickstarter del quale curi le illustrazioni. Com’è stato il processo di realizzazione della carta e come cambia il modo di lavorare quando sei a contatto con uno sceneggiatore e non sei tu a scrivere la storia?

Simone Pace – Per quanto riguarda la carta, in realtà, è stato tutto molto frenetico perché i tempi erano molto stretti. È stato un lavoro abbastanza “cotto e mangiato” ed è andata benissimo così. Mi ha dato un dinosauro disegnare e già così ero felice.
Abbiamo avuto un’interazione di editing in due/tre giorni e ho realizzato la carta; quindi è stato un lavoro molto interessante. Spero di farne ulteriori perché comunque disegnare carte è molto bello.
Tutti quanti abbiamo avuto contatti con le carte, quindi poterle realizzare è un po’ un piccolo sogno.

Il problema dell’altro del progetto è che, purtroppo, è arenato, per ragioni che non dipendono da me.
C’è stato un processo anche molto bello, è stato un bel lavoro. Ho lavorato con sceneggiatori in altre piccole cose, è sempre una cosa che mi piace fare.

Il problema è che è un progetto in cui io ero ingaggiato come disegnatore. Ho fatto la mia parte. Lo sceneggiatore, che è anche il creatore e curatore, chi detiene i diritti e chi si occupa della gestione del crowfunding purtroppo non dà più notizie. Non so se è per problemi personali, non mi è dato saperlo.
Ne approfitto per dire che io, purtroppo, non posso che invitarvi a scrivere allo sceneggiatore e sperare di spronarlo. Purtroppo non dipende da me, davvero.

Mi dispiace per il progetto e per questa nota amara nel finale, ma ti ringrazio di cuore per quest’intervista!

Simone Pace – Grazie mille a te!


Simone Pace: Biografia

Simone Pace è nato a Rieti. Fin da bambino è affascinato dai racconti fantastici, mitologici e dai miti del folklore della sua terra. L’amore per il disegno e la scrittura lo spinge a raccontare a fumetti. Si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Nel 2016 fonda con altri colleghi il collettivo Sciame, con cui autoproduce, pubblica e promuove storie a fumetti di genere. Nel 2022 esce in edizione cartacea a marchio Edizioni BD Fiaba di Cenere, opera inizialmente pubblicata sulla piattaforma di webtoon Tacotoon. Nel 2023 vince il premio Nuovi Talenti a Romics, mentre la sua autoproduzione Sorbo Rosso è candidata ai premi Boscarato come Miglior Fumetto Web. Dopo una incursione nel cyberpunk con Cuore (edito nel 2024 da Edizioni BD) presenta a COMICON Napoli 2026 la sua ultima opera: il fantasy dalle atmosfere western Belmiele.

Continua a leggere

In evidenza

Copyright © 2026 Popcornerd by Viaggipop | Designed & Developed by Webbo.eu