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U.S.A. Preview – Iron Man #1: Williamson e Carnero ci restituiscono il VERO Iron Man

Su PopCorNerd arriva un’anteprima Marvel molto attesa: Iron Man #1 di Joshua Williamson e Carmen Carnero. Un nuovo (incoraggiante) inizio per Tony Stark e il suo alter ego in armatura

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Se al cinema il personaggio di Iron Man continua a essere tra gli Avengers più amati grazie all’interpretazione di Robert Downey Jr. (che non vede l’ora di cancellare dalle vostre menti l’associazione del suo volto con Tony Stark per lasciare spazio allo spietato Dottor Doom in arrivo nei prossimi film MCU), negli ultimi anni, a livello fumettistico, il Vendicatore in armatura rossa e oro non se l’è passata molto bene.

La direzione intrapresa dagli autori messi al comando della testata dalla Marvel ha portato Tony Stark a esplorare nuovi lidi non sempre compatibili o azzeccati con la concezione classica del personaggio e delle sue storie più importanti. Magia, collegamenti con gli X-Men ed Emma Frost sono stati, a mio parere, temi un po’ forzati e, difatti, la serie ne ha patito, arrancando nelle classifiche di vendita e subendo continui rilanci, simbolo di una salute precaria della testata.

Quindi, quando è stato annunciato a ottobre scorso al NYCC 2025 il nuovo team creativo di Iron Man, composto da Joshua Williamson e Carmen Carnero, c’è stato subito fermento tra i lettori.

In primis, avere Williamson di nuovo nella scuderia Marvel (non in esclusiva, ahimè) è un gran colpo per la Casa delle Idee. Lo scrittore americano è attualmente uno dei più prolifici del panorama dei comics e, nei suoi ultimi lavori, può vantare l’ottimo rilancio di Superman in Dawn of DC e la spettacolare G.I. Joe per Skybound/Image. Personalmente è uno sceneggiatore che ho conosciuto qualche anno fa grazie alla sua run su Flash e già all’epoca Williamson mi era sembrato un autore molto abile nel tirare fuori il meglio dai suoi protagonisti, non solo per quanto riguarda l’alter ego in costume.

La Carnero è stata impegnata negli ultimi tempi su Exceptional X-Men, ma, complici probabilmente storie non all’altezza, non mi aveva mai davvero impressionato sugli Uomini-X, nonostante la reputi un’ottima artista. Su Iron Man, posso già anticiparlo, ha decisamente inserito una marcia in più, apparendo più coinvolta e ispirata rispetto agli X-Men di Emma Frost e Kitty Pride.

L’hype che ruotava intorno alla nuova serie di Iron Man è del tutto giustificato e, dopo aver letto il primo numero, uscito a gennaio negli Stati Uniti, sono sicuro di una cosa: i lettori di Testa di Ferro apprezzeranno questo rilancio, e ora vi dico il perché (con qualche SPOILER).

A.A.A. nuovo Tony Stark cercasi

Ma cosa ci racconta la nuova serie di Iron Man? Madame Masque, vecchia nemica del supereroe in armatura, è alla ricerca di un nuovo Tony Stark per conto dell’A.I.M. (Avanzate Idee Meccaniche): una mente geniale tanto quanto quella di Tony, se non addirittura superiore.

“L’AIM non ha bisogno di un’altra armatura. Abbiamo bisogno di un altro Tony Stark.” – Iron Man #1

I motivi? Al momento sono top-secret.

Nel frattempo l’unico e inimitabile Tony Stark è alle prese con il Tony Stark Award, una premiazione che vede le menti più brillanti del pianeta (selezionate dallo stesso Stark) scelte in base a progetti e idee ad ampia portata. Il più meritevole riceverà un premio in denaro per sviluppare il proprio progetto personale. Il tutto, ovviamente, viene fatto in puro stile “Tony Stark”: un palcoscenico tipo notte degli Oscar, ballerine, band, megaschermi, uno show sfarzoso che mette comunque al centro il filantropo e il suo ego. A vincere il premio è Adam Ware, specializzato in risorse didattiche (!?).

Con Madame Masque alla ricerca di menti straordinarie e una premiazione che vede tanti geni selezionati da Stark tutti riuniti, lo scontro appare inevitabile. Ed è proprio quello che accade. Masque e l’A.I.M. rapiscono Adam e tutti gli altri partecipanti all’evento. Iron Man parte quindi in missione di salvataggio con una nuova scintillante armatura, chiedendo aiuto a Steve Rogers per la localizzazione dei suoi nemici e delle persone rapite.

I quesiti sono tanti alla fine dell’albo: quali sono gli scopi di Madame Masque e dell’A.I.M. dietro la ricerca di un genio ‘alla Stark’? Come mai il premio è stato assegnato ad Adam Ware? E… perché Steve Rogers e alcune delle persone più intelligenti del pianeta dichiarano, alla fine dell’albo, che “devono capire come fermare Tony Stark”? Tutte domande a cui Williamson dovrà rispondere nei prossimi numeri.

Williamson porta una ventata di freschezza, ripartendo dalle origini

La prima cosa che fa Williamson è dare un colpo di spugna al passato recente di Tony Stark e Iron Man, o meglio: riparte dalle basi che hanno reso celebre il personaggio, inserendo elementi che mi hanno riportato alla mente le incredibili storie di David Michelinie e Bob Layton degli anni ’80.

Una spy story, un cast che comprende nemici storici di Iron Man (Madame Masque e l’A.I.M., per l’appunto) e alcuni personaggi molto amati come Pepper Potts e l’agente Melinda May, e un Tony Stark che è finalmente di nuovo… Tony Stark!

Già perché nel primo numero Williamson si concentra di più sull’uomo dentro l’armatura, restituendo ai lettori il filantropo sex symbol dall’ego smisurato e dalla battuta pronta.

Joshua Williamson mette sul piatto tutta la sua esperienza e conoscenza da scrittore di razza e indirizza sin da subito la sua run verso una direzione ben precisa: ridare un’identità ben definita a Iron Man e Tony Stark.

Per alcuni lettori potrebbe essere qualcosa che ha il sapore del “già visto”, ma che mancava da talmente tanto tempo sulla testata da risultare una vera e propria ventata di freschezza.

Siamo solo al primo numero, ma Williamson pone le basi per una run che appare davvero intrigante sotto tutti i punti di vista.

Una Carmen Carnero a suo agio nell’armatura

L’arte di Carmen Carnero è senza ombra di dubbio la vera sorpresa di questo Iron Man #1. Come anticipato poco sopra, ho sempre reputato l’artista spagnola molto in gamba, ma quanto espresso ultimamente sugli “eccezionali” mutanti di Emma Frost & Co. sembrava non essere il suo meglio. In Iron Man il miglioramento dal punto di vista artistico è notevole.

L’armatura Mark 75 realizzata da Carmen Carnero, in tutto il suo splendore

La responsabilità e l’importanza di essere l’artista principale di una delle testate di punta della Casa delle Idee trasparivano già dai social, insieme all’eccitazione per questo nuovo e importante progetto.

La Carnero realizza, prima di tutto, una versione visiva di Tony e Iron Man decisamente convincente. Se prima abbiamo parlato di “ritorno al passato” per il Vendicatore rosso e oro, lo si capisce anche dalla rappresentazione grafica di Tony: via il pizzetto, ritorno al baffetto e al capello medio-lungo, e uno stile decisamente più vicino al Tony degli anni ’80-’90.

A livello di pose ed espressioni arroganti (come ci si aspetta dal personaggio), la Carnero sembra comunque strizzare l’occhio al Tony cinematografico di Downey Jr., diventato un po’ la base di partenza per molti artisti, vista l’estrema popolarità della versione MCU: una cosa che può essere tanto inconscia quanto una regola probabilmente imposta dalla stessa Marvel.

Decisamente pochi dubbi sulla nuova armatura realizzata dall’artista: il riferimento e la fonte di ispirazione sono la Mark IV del film Iron Man 2, su cui la Carnero ha apportato modifiche mirate e interessanti. Il risultato è un’armatura funzionale non solo da indossare, ma che si trasforma anche in un veicolo a due ruote che dà decisamente nell’occhio… ma che è da Tony Stark.

Per le parti action e per la costruzione della tavola, la Carnero sembra aver tirato fuori le sue migliori abilità già viste sulla serie Capitan America – Sentinella della Libertà scritta da Collin Kelly e Jackson Lanzing, dimostrando però di essere molto migliorata rispetto a qualche anno fa e, soprattutto, di trovarsi più a suo agio con una trama in cui azione e spionaggio sono centrali. Sembra proprio che Carmen si stia divertendo un mondo e che sia la vera ‘padrona’ dell’Armatura!

Insomma, l’operato della Carnero visto in questo primo albo non può che trasmettere buone vibes per il futuro di Iron Man.

Perché leggere Iron Man#1?

Non leggevo un albo di Iron Man tanto interessante e con prospettive rassicuranti per un futuro roseo della serie da molto, molto tempo.

Marvel pare stia cominciando a capire che i suoi personaggi più importanti hanno bisogno di team creativi all’altezza per tornare ad avere buone storie. DC Comics, da questo punto di vista, sembra averlo capito da tempo e, difatti, il divario attuale tra le due major sta anche nell’investimento fatto negli ultimi anni da DC su un’oculata scelta di autori per personaggi come Batman, Wonder Woman, Superman & Co.

L’arrivo in Marvel di Joshua Williamson è una gran bella notizia e su Iron Man comincia già a mostrare di che pasta è fatto. Riportare una certa classicità nelle avventure di Iron Man e concentrarsi sui personaggi principali, a partire da Tony Stark, è un ottimo segnale che la testata sia stata affidata finalmente a uno sceneggiatore esperto e capace di spingere sulla qualità.

Inoltre, l’arte di Carmen Carnero è davvero brillante, offrendo un contributo visivo notevole a questo Iron Man #1.

Siamo ancora alle prime battute, ma se il buongiorno si vede dal mattino, nei prossimi mesi leggeremo di nuovo delle ottime storie di Iron Man. Finalmente.


VOTO POPCORNERD: 7,5/10

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Cosmic Odyssey: il più grande fallimento di John Stewart come Lanterna Verde

38 anni fa Cosmic Odyssey mise John Stewart davanti alla sua più grande sfida come Lanterna Verde. Il fallimento su Xanshi avrebbe segnato per sempre il suo percorso eroico

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La serie Lanterns rappresenta l’ennesima occasione per riportare Lanterna Verde al centro dell’universo DC, questa volta con John Stewart tra i grandi protagonisti.

Per molti spettatori che non frequentano abitualmente i fumetti, il personaggio è diventato famoso soprattutto grazie alle serie animate Justice League e Justice League Unlimited. Nei fumetti, invece, Stewart è ormai da decenni uno dei principali Green Lantern della Terra. Ma arrivare a quel ruolo non è stato semplice.

Nel 1988, Jim Starlin e il futuro creatore di Hellboy, Mike Mignola, collaborarono a Cosmic Odyssey, un evento destinato a diventare fondamentale per la storia di John Stewart. Proprio qui il personaggio affrontò infatti uno dei più grandi fallimenti della propria carriera come Lanterna Verde, un errore che avrebbe continuato a perseguitarlo per anni.

Cosmic Odyssey e l’incontro tra Justice League e Nuovi Dei

I personaggi del Quarto Mondo creati da Jack Kirby non erano certo estranei all’universo principale DC. Per oltre un decennio avevano già interagito con gli altri eroi della casa editrice, ma Cosmic Odyssey contribuì a integrare ancora di più i Nuovi Dei all’interno degli eventi dell’universo principale.

Il crossover di Jim Starlin e Mike Mignola offrì inoltre alcuni interessanti team-up tra i membri della Justice League e i personaggi del Quarto Mondo.

In questa situazione persino Darkseid decise di schierarsi temporaneamente dalla parte degli eroi per cercare di fermare l’Entità Anti-Vita, anche se, naturalmente, il suo obiettivo segreto era riuscire a controllarla.

L’Entità Anti-Vita creò quattro Aspetti e li inviò nell’universo DC. Ognuno di loro piazzò delle bombe capaci di distruggere interi pianeti, innescando una reazione a catena che avrebbe potuto portare alla distruzione dell’universo.

Darkseid preparò quindi delle armi speciali per contenere gli Aspetti e divise il gruppo di eroi in diverse squadre, formate da membri della Justice League e dai Nuovi Dei.

John Stewart venne affiancato a J’onn J’onzz, il Martian Manhunter, per una missione sul pianeta Xanshi.

La scelta sembrava avere senso. Stewart aveva già avuto a che fare con quel mondo e, anche se all’epoca aveva lasciato il proprio ruolo all’interno del Corpo delle Lanterne Verdi, sembrava essere la persona giusta per affrontare la missione. Ma sarebbe stato proprio Xanshi a trasformarsi nel più grande fallimento della sua carriera.

John Stewart era convinto di poter salvare Xanshi da solo

Quando arrivarono su Xanshi, John Stewart e Martian Manhunter scoprirono che il pianeta era stato colpito da un virus devastante.

J’onn avvertì subito Stewart che il tempo a disposizione stava rapidamente diminuendo. Il problema, però, era che la sicurezza di John nelle proprie capacità stava iniziando a trasformarsi in qualcosa di molto più pericoloso.

Stewart decise infatti di prendersi del tempo supplementare per preparare una cura miracolosa che avrebbe potuto salvare la popolazione, prima di concentrarsi sulla minaccia principale.

Anche Martian Manhunter commentò la potenza dell’anello di Lanterna Verde, incoraggiando ulteriormente la sicurezza di Stewart. Ma la situazione peggiorò rapidamente.

L’Aspetto aveva preso il controllo di una stazione meteorologica computerizzata globale per rallentare ulteriormente i due eroi e riuscì persino a distruggere il loro dispositivo di contenimento.

Nonostante tutto, Stewart rimase impassibile. Il nemico non sembrava preoccuparlo e questo iniziò a mettere seriamente in allarme Martian Manhunter. E  poi arrivò la decisione che avrebbe condannato l’intera missione.

John Stewart scoprì la debolezza di Martian Manhunter al fuoco e decise di abbandonarlo. Lasciò J’onn intrappolato all’interno di una bolla protettiva e si diresse da solo verso il loro obiettivo.

La cosa più amara è che Stewart arrivò persino a dire ironicamente al marziano esiliato che non era esattamente nel suo elemento quando si trattava di affrontare questioni intergalattiche. Una frase destinata a diventare terribilmente significativa.

La bomba gialla e la distruzione di Xanshi

John continuò a fare affidamento sull’enorme potere del suo anello mentre volava verso il luogo in cui si trovava la bomba. Era convinto che nulla avrebbe potuto fermarlo.

Quando finalmente arrivò davanti all’ordigno, però, scoprì la terribile verità: l’Aspetto aveva dipinto la bomba di giallo. E, in quella fase della continuity, gli anelli del potere delle Lanterne Verdi non erano in grado di alterare ciò che era di quel colore.

John era quindi impotente. Martian Manhunter era ancora lontano e sul conto alla rovescia rimanevano soltanto pochi secondi. Stewart non riuscì a disinnescare la bomba.

L’ordigno esplose.

Il potente anello di John riuscì a proteggere lui e Martian Manhunter, ma Xanshi venne completamente distrutto.

E la tragedia fu ancora più terribile perché la distruzione non avvenne in maniera istantanea.

Martian Manhunter fu costretto ad assistere all’onda di devastazione che si propagava lentamente attraverso la popolazione del pianeta.

Cosmic Odyssey #2 dedica diverse pagine alla carneficina e alla distruzione di Xanshi. I mari del pianeta ribollono mentre i cittadini bruciano in agonia e metà del mondo viene devastata dall’esplosione. Poi arriva una seconda detonazione catastrofica.

Il cuore di Xanshi viene trasformato in antimateria e il pianeta viene scagliato contro la stella del proprio sistema, che viene a sua volta distrutta dal primo attacco dell’Anti-Vita.

Martian Manhunter trova infine John Stewart tra le macerie, completamente sotto shock. Attraverso il suo anello ha percepito il grido di morte di Xanshi.

Prova a spiegarsi, ma J’onn lo interrompe immediatamente e lo accusa di averlo costretto ad assistere alla distruzione di due mondi e gli promette che non lo perdonerà mai per quello che ha fatto.

Il fallimento di John Stewart diventa il suo trauma più grande

Le altre squadre riescono a portare a termine le rispettive missioni, avendo a disposizione molto più tempo per disinnescare le bombe rispetto a Green Lantern e Martian Manhunter.

L’Entità Anti-Vita viene infine fermata in Cosmic Odyssey #4, anche se la maggior parte degli eroi terrestri viene esclusa dallo scontro finale.

Martian Manhunter nota però che John Stewart, completamente devastato da ciò che è accaduto, si è allontanato dal gruppo e decide di andare a controllare come sta. John si assume completamente la responsabilità della distruzione di Xanshi.

Non attribuisce la colpa ai veri responsabili, ovvero coloro che avevano piazzato la bomba, ma considera il fallimento come una propria colpa. La situazione precipita fino a un punto estremamente oscuro.

In un momento di disperazione, Stewart arriva persino a puntarsi una pistola alla tempia e a contemplare il suicidio.

Martian Manhunter, però, non si lascia fermare dalla rabbia che prova nei confronti di John e interviene con un discorso che, pur essendo necessario, finisce anche per rafforzare alcune delle convinzioni sbagliate che Stewart ha sviluppato nei confronti della propria responsabilità. John reagisce con rabbia, giura di continuare a combattere e di diventare una Lanterna Verde migliore, maledicendo Martian Manhunter mentre lascia cadere la pistola e si allontana.

Ma accettare il proprio ruolo nella distruzione di Xanshi avrebbe richiesto molto più tempo.

Ed è proprio questo a rendere l’evento così importante nella sua storia.

La distruzione di Xanshi continua a perseguitare John Stewart

Cosmic Odyssey ha lasciato un’eredità piuttosto controversa per quanto riguarda John Stewart.

L’arroganza e l’eccessiva sicurezza mostrate dal personaggio e diventate la causa del suo fallimento su Xanshi erano infatti caratteristiche introdotte quasi esclusivamente proprio attraverso questa storia.

Prima di Cosmic Odyssey, Stewart si era distinto soprattutto per il suo senso di responsabilità. Era arrivato persino a chiedere un addestramento supplementare finché non si fosse sentito davvero all’altezza del proprio ruolo.

La storia di Starlin e Mignola aveva quindi modificato alcuni aspetti del personaggio per trasformarlo nel capro espiatorio perfetto della tragedia di Cosmic Odyssey.

Fortunatamente, gli autori che sarebbero arrivati negli anni successivi riuscirono a utilizzare quel fallimento per costruire storie molto più significative, permettendo a John Stewart di evolversi rispetto alla versione mostrata nell’evento.

Questo non significa però che la distruzione di Xanshi abbia smesso di tormentarlo, anzi: Green Lantern: Mosaic raccontò proprio il modo in cui Stewart affrontò il disturbo da stress post-traumatico derivato dall’evento, su un pianeta mosaico composto da razze e culture differenti.

Il personaggio venne inoltre preso di mira per vendetta da Fatality, l’unica sopravvissuta di Xanshi, e fu perseguitato dalle Lanterne Nere resuscitate durante l’evento Blackest Night della DC.

Anche il rapporto tra Stewart e J’onn J’onzz sarebbe stato ripreso e approfondito decenni più tardi da Scott Snyder durante la sua gestione della Justice League.

John Stewart non era mai caduto così in basso come dopo il fallimento su Xanshi.

E proprio per questo Cosmic Odyssey rappresenta ancora oggi uno dei momenti più importanti della sua storia editoriale.

L’evento affrontò immediatamente alcune delle conseguenze della tragedia, ma per raccontare davvero il trauma di John Stewart gli autori avrebbero avuto bisogno di anni.

È proprio questa lunga eredità a dimostrare quanto la distruzione di Xanshi abbia continuato a influenzare John Stewart, non soltanto come Lanterna Verde ma soprattutto come uomo.

*Fonte del presente articolo: CBR.com

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Avengers: Sotto Assedio – 40 anni fa la più brutale sconfitta degli Avengers

40 anni fa iniziava Avengers Sotto Assedio, una delle saghe più celebri della Marvel dove i Signori del Male sconfissero brutalmente gli Avengers

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Da decenni, gli Avengers rappresentano una delle squadre più celebri, potenti e amate della Marvel. Eppure, nella lunga storia del gruppo, sono poche le saghe riuscite a lasciare un segno profondo quanto quella che, esattamente 40 anni fa, avrebbe portato gli Eroi più potenti della Terra ad affrontare una delle sconfitte più clamorose e devastanti della loro storia.

Tutto ebbe inizio nel 1986. Il 5 agosto di quell’anno, Marvel pubblicò The Avengers #273, albo realizzato da Roger Stern e John Buscema, con una storia intitolata “Riti di Conquista”.

La vicenda prendeva le mosse da una serie di battaglie che avevano visto protagonisti gli Avengers e che culminarono nello scontro tra Namor e Attuma per il controllo di Atlantide. Al termine di questa storia, gli Avengers decisero di prendersi una pausa per motivi personali. Una pausa che, però, avrebbe avuto conseguenze tutt’altro che tranquille.

Fu infatti proprio durante questo momento di relativa vulnerabilità che la squadra venne colpita da un attacco a sorpresa destinato a cambiare per sempre la storia degli Avengers.

Con questo albo prendeva infatti il via “Avengers Sotto Assedio”, una delle saghe più celebri della storia del gruppo e quella che avrebbe visto i Signori del Male infliggere agli Eroi più potenti della Terra uno dei pestaggi più brutali mai subiti.

40 anni fa Marvel dava il via ad “Avengers Sotto Assedio”

Quarant’anni fa, proprio con The Avengers #273, iniziava quindi “Avengers Sotto Assedio, una saga destinata a riportare in scena una nuova incarnazione dei Signori del Male.

A guidare questa nuova formazione c’era il Barone Helmut Zemo, figlio dell’uomo che molti anni prima aveva fondato la prima versione dei Signori del Male. Al suo fianco si trovavano Goliath (Erik Josten), Yellowjacket (Rita DeMara), Moonstone, Blackout, Mister Hyde, Fixer, Absorbing Man, Titania e Tiger Shark.

A loro si aggiunse anche la Squadra di Demolizione.

Una formazione del genere rappresentava una minaccia enorme e, soprattutto, si sarebbe rivelata una forza quasi impossibile da fermare per gli Avengers.

All’inizio della storia, inoltre, gli Eroi più potenti della Terra non erano certamente nella loro formazione migliore. Gli unici membri disponibili erano Black Knight, Captain Marvel (Monica Rambeau), Hercules, Wasp e Capitan America.

Fu proprio in questa situazione che Helmut Zemo dimostrò di essere un leader ancora più diabolico e brillante di suo padre. Zemo aveva infatti capito una cosa fondamentale: prima di colpire gli Avengers, doveva conoscerli. Doveva studiare il gruppo, comprenderne le dinamiche e analizzare il loro modus operandi.

Da qui nacque un piano quasi senza precedenti: guidare i propri Signori del Male in una vera e propria eliminazione metodica degli Eroi più potenti della Terra. Il primo colpo fu particolarmente scioccante.

I Signori del Male e la Squadra di Demolizione irruppero infatti nella Avengers Mansion e catturarono Jarvis.

Un numero più tardi, il gruppo riuscì a sconfiggere Black Knight e utilizzò i poteri di Blackout per tenere sotto controllo Monica Rambeau. Poi fu il turno di Capitan America e Hercules. Alla fine, l’unica componente degli Avengers rimasta era Wasp.

Vedere gli Eroi più potenti della Terra cadere uno dopo l’altro rappresentò un autentico shock per i lettori. Ma la situazione era destinata a peggiorare ulteriormente.

Soltanto due numeri più tardi, con la storia Anche un dio può morire, lo scontro sarebbe diventato ancora più pericoloso, contribuendo a trasformare “Avengers Sotto Assedio” da quella che avrebbe potuto essere una semplice battaglia tra supereroi e supercriminali in una delle più grandi storie mai dedicate agli Avengers.

“Avengers Sotto Assedio” è ancora oggi un capolavoro degli Avengers

Quello che era iniziato 40 anni fa si trasformò quindi in una saga lunga e avvincente, fondamentale non soltanto perché mostrava la sconfitta degli Avengers, ma anche perché riusciva a dimostrare una cosa importante: i Signori del Male non erano semplicemente l’ennesimo gruppo di cattivi destinato a essere sconfitto nel giro di pochi numeri, ma una minaccia concreta.

Per riuscire a ribaltare la situazione fu necessario persino il ritorno di Thor, che a sua volta rischiò seriamente di essere sconfitto durante lo scontro.

Nel frattempo, il Barone Zemo si trasformò definitivamente in un nemico spregevole e profondamente odiato, arrivando persino a distruggere il forziere di Capitan America, contenente alcuni dei suoi oggetti più sacri.

Eppure, nonostante la potenza dei Signori del Male, la storia arrivò infine alla loro stessa implosione.

Zemo perse il controllo di Blackout, che era stato inizialmente reclutato proprio per tenere a bada Captain Marvel. Il motivo era semplice: Zemo considerava Monica Rambeau il membro più potente degli Avengers.

Blackout finì per morire a causa di una grave emorragia cerebrale mentre combatteva e cercava contemporaneamente di resistere al controllo mentale esercitato da Zemo. Ma questo non fu l’unico errore commesso dal Barone.

Zemo finì infatti per inimicarsi anche Moonstone, da sempre considerata una delle figure più potenti all’interno dei Signori del Male.

Il piano del Barone era geniale, ma presentava anche un enorme problema: mettere insieme così tanti membri estremamente pericolosi, ognuno caratterizzato da una personalità altrettanto forte e diversa dalle altre, rendeva estremamente complicato mantenere il controllo della situazione.

E le conseguenze di quella scelta si sarebbero fatte sentire.

La storia iniziata 40 anni fa con The Avengers #273 ebbe infatti conseguenze durature, non soltanto all’interno dell’universo narrativo Marvel, ma anche nel modo in cui gli autori avrebbero raccontato le successive avventure degli Avengers.

Una saga destinata a cambiare gli Avengers

Dal punto di vista dell’universo Marvel, fu proprio questa incarnazione dei Signori del Male a definire il gruppo per i decenni successivi.

Si trattava della formazione di base che, circa dieci anni più tardi, si sarebbe trasformata nei Thunderbolts, dopo che Onslaught avrebbe annientato gli Avengers.

Ancora una volta, alcuni dei protagonisti di “Avengers Sotto Assedio”, tra cui Barone Zemo, Moonstone e Goliath, sarebbero tornati al centro della scena, questa volta nei panni di quelli che si sarebbero presentati come falsi eroi.

Ma l’importanza della saga non si limitò ai cambiamenti interni alla continuity. Questa storia dimostrò infatti anche quanto potesse essere potente, dal punto di vista narrativo e commerciale, una storia nella quale gli eroi perdono davvero.

Perché, in fondo, cosa c’è di più prevedibile di un fumetto nel quale i protagonisti vincono ogni singola battaglia?

“Avengers Sotto Assedio” durò da The Avengers #273 fino a The Avengers #277 e, per gran parte dello scontro, furono proprio i Signori del Male a dominare la situazione.

Il loro dominio proseguì fino a The Avengers #276, quando Wasp dimostrò quanto Zemo l’avesse sottovalutata.

Da quel momento in poi, il concetto delle sconfitte degli Avengers come momenti capaci di trasformarsi anche in grandi successi di vendita sarebbe tornato più volte nella storia Marvel.

Basti pensare a “Onslaught” e “Avengers Divisi”, due esempi particolarmente evidenti di cosa può accadere quando, almeno per una volta, sono gli eroi a perdere.

Ed è proprio qui che risiede una parte fondamentale dell’eredità di The Avengers #273 e di “Avengers Sotto Assedio”.

Quarant’anni fa, Marvel dimostrò che anche gli Eroi più potenti della Terra potevano essere sconfitti. E che, a volte, è proprio quando gli eroi cadono che una storia può diventare davvero memorabile.

*Fonte del presente articolo: Comicbook.com

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Lanterns: Chi sono le Lanterne Verdi? Da Hal Jordan a John Stewart protagonisti della serie HBO Max

Scopriamo insieme chi sono le Lanterne Verdi protagoniste di Lanterns, la serie TV dei DC Studios in arrivo il 17 agosto su HBO Max

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«Nel giorno più splendente, nella notte più profonda, nessun malvagio sfugga alla mia ronda. Colui che nel buio del male si perde, si guardi dal mio potere… la luce di Lanterna Verde!»

Per chi non lo conosce, questo è il giuramento delle Lanterne Verdi e sono sicuro che lo sentirete recitare più di una volta all’intero di Lanterns.

Ma prima ancora che Hal Jordan e John Stewart accendano i loro anelli nel nuovo show DC Universe, c’è una cosa che vale la pena sapere: essere una Lanterna Verde significa molto più che indossare un costume verde e creare giganteschi pugni di energia (di colore verde, ovviamente).

Dietro Lanterns, la nuova serie di HBO Max targata DC Studios, esiste infatti una delle mitologie più vaste e affascinanti della storia di DC Comics. Un universo fatto di pianeti alieni, guerre cosmiche, anelli del potere, organizzazioni millenarie e soprattutto di una forza apparentemente semplice, ma fondamentale: la volontà.

La serie debutterà il 17 agosto 2026 e avrà come protagonisti Kyle Chandler nei panni di Hal Jordan e Aaron Pierre in quelli di John Stewart. La storia sarà però ambientata principalmente sulla Terra e partirà da un misterioso omicidio nel cuore dell’America, trascinando le due Lanterne Verdi in un’indagine destinata ad avere implicazioni molto più grandi.

È un’impostazione che pare portare sullo schermo un mix tra avventura sci-fi in stile X-Files e il concetto di Lanterna Verde come ‘poliziotto intergalattico’ espresso da Grant Morrison nel suo ciclo qualche anno fa.

Ma è arrivato il momento di capire chi sono le Lanterne Verdi, cosa sono Oa e i Guardiani e quali sono i personaggi dei fumetti che potremmo vedere entrare in gioco nella serie.

Il Corpo delle Lanterne Verdi: la polizia dell’universo

Per capire chi siano Hal Jordan e John Stewart bisogna partire dal Green Lantern Corps (Corpo delle Lanterne Verdi).

In termini molto semplici, possiamo considerarlo una sorta di polizia intergalattica, anche se in alcuni cicli viene rappresentata più come con un’organizzazione dalla forte disciplina militare. I suoi membri appartengono a specie completamente diverse proveniente da diversi pianeti e hanno il compito di proteggere i vari settori dell’universo.

Secondo la mitologia DC, il Corpo esiste da oltre tre miliardi di anni ed è composto da migliaia di Lanterne, distribuite nei diversi settori dello spazio. La loro base è Oa, il pianeta che rappresenta il centro del potere delle Lanterne Verdi.

Il loro strumento principale è naturalmente l’anello del potere, che permette di volare, creare campi di forza, costruire armi e oggetti attraverso la cosiddetta luce solida e, in generale, trasformare la volontà di chi lo indossa in una forza concreta.

Ma è proprio qui che nasce il concetto fondamentale della mitologia moderna di Green Lantern: l‘anello non è potente soltanto perché utilizza una tecnologia aliena, ma lo è perché viene alimentato dalla forza di volontà di chi lo utilizza.

È un’idea introdotta nella mitologia moderna di Green Lantern e diventata progressivamente sempre più importante, soprattutto durante la lunga gestione dello sceneggiatore Geoff Johns.

Per capire il Green Lantern moderno, infatti, uno dei fumetti fondamentali da recuperare è Green Lantern: Rebirth del 2004, realizzato da Johns ed Ethan Van Sciver e tutto il ciclo di DC Deluxe: Il Corpo delle Lanterne Verdi di Geoff Johns, Dave Gibbons, Keith Champagne, Patrick Gleason. È proprio con queste storie che DC rilancia Hal Jordan e il Corpo, e prepara il terreno per una nuova, enorme espansione della mitologia delle Lanterne.

Ma dobbiamo tornare ancora più indietro per spiegare dove nasce il mito di Hal Jordan, non la prima Lanterna Verde terrestre, ma sicuramente la più carismatica e tra le più amate dai lettori.

Hal Jordan, la prima grande Lanterna Verde umana

Nel 1959, Showcase #22 di John Broome e Gil Kane introduce quello che sarebbe diventato il Green Lantern più famoso di tutti: Hal Jordan.

Hal è un pilota collaudatore e la sua vita cambia quando un’astronave precipita sulla Terra. A bordo c’è Abin Sur, un alieno appartenente al Green Lantern Corps e ormai prossimo alla morte. Il suo anello cerca un nuovo possessore e sceglie proprio Hal. Da quel momento, l’uomo diventa la Lanterna Verde del Settore 2814, quello che comprende la Terra.

Hal è coraggioso, impulsivo e spesso insofferente nei confronti delle autorità. Non è quindi sorprendente che il suo rapporto con i Guardiani dell’Universo, coloro che governano il Green Lantern Corps, sia stato spesso tutt’altro che semplice.

La stessa DC ha anticipato che, nella serie, Hal sarà una lanterna veterana che sta allenando John da circa due mesi e, tra i due esiste già un rapporto piuttosto complicato. John non è semplicemente il suo allievo, ma potrebbe diventare il suo sostituto.

Ed è proprio questo rapporto a rappresentare uno degli elementi più interessanti della serie, perché Hal e John sono due Green Lantern molto diversi.

John Stewart: disciplina contro istinto

John Stewart debutta nel 1971 sulle pagine di Green Lantern #87, grazie a Dennis O’Neil e Neal Adams.

La sua storia è molto diversa da quella di Hal. John è un ex Marine e un architetto e viene scelto inizialmente come Lanterna di riserva nel caso Hal non possa svolgere il proprio compito. Con il tempo, però, diventa molto più di una semplice alternativa.

John Stewart diventa uno dei leader più importanti del Green Lantern Corps e uno dei personaggi più rispettati della mitologia delle Lanterne.

Anche il suo modo di utilizzare l’anello riflette la sua personalità. Essendo un architetto e un ex marine abituato alla disciplina militare, John costruisce i propri costrutti di luce solida con una precisione quasi maniacale, realizzandoli dall’interno verso l’esterno.

È una differenza apparentemente piccola, ma racconta perfettamente il personaggio.

John è inoltre protagonista di alcune delle storie più importanti del Green Lantern Corps, soprattutto quando il fumetto ha iniziato a raccontare il Corpo come una vera e propria squadra, dando sempre più spazio alle Lanterne aliene e alle loro vicende.

La serie rappresenterà finalmente il debutto live action di John Stewart, interpretato da Aaron Pierre, dopo anni nei quali il personaggio è stato particolarmente popolare nelle produzioni animate DC.

Guy Gardner, il ‘bullo irascibile’ delle Lanterni Verdi

E poi c’è Guy Gardner, arrogante, irriverente, aggressivo e spesso incapace di tenere la bocca chiusa, Gardner è uno dei personaggi più particolari del Green Lantern Corps.

La cosa curiosa è che, nei fumetti, Guy avrebbe potuto essere il primo essere umano a ricevere l’anello di Abin Sur al posto di Hal. Semplicemente, si trovava più lontano dal luogo dello schianto. Guy debutta nel 1968, in Green Lantern #59, e nel corso degli anni diventa una presenza sempre più importante nel Corpo.

La sua personalità esplode soprattutto nelle storie degli anni Ottanta, trasformandolo nella Lanterna che tutti amano odiare.

Nel nuovo DC Universe lo abbiamo già visto in Superman (2015), interpretato da Nathan Fillion, e tornerà anche in Lanterns.

Il suo ruolo nella serie dovrebbe essere più limitato rispetto a quello di Hal e John, ma la sua presenza è importante perché permette di mostrare ancora una volta quanto possa essere variegato il Green Lantern Corps. Non esiste un unico modo di essere una Lanterna.

OA, il cuore del Green Lantern Corps

Ma chi decide chi può diventare una Lanterna Verde? E soprattutto, da dove arrivano gli anelli? La risposta è una sola e ha il nome di OA.

Il pianeta è il centro del Green Lantern Corps e ospita la Batteria Centrale del Potere, la gigantesca batteria che alimenta gli anelli verdi.

OA è anche la casa dei Guardiani dell’Universo, una delle razze più antiche dell’intero universo DC.

I Guardiani hanno creato il Green Lantern Corps per proteggere l’universo e mantenere l’ordine. Sono esseri estremamente intelligenti, razionali e apparentemente privi delle debolezze emotive che caratterizzano le altre specie. Ed è proprio questo che, nel corso dei fumetti, ha creato più di un problema.

Perché i Guardiani sono talmente ossessionati dall’ordine da arrivare spesso a prendere decisioni discutibili. Le Lanterne, invece, sono esseri viventi con emozioni, dubbi, paure e soprattutto una propria idea di ciò che è giusto.

Il rapporto tra il Corpo e i suoi creatori è quindi molto più complicato di quello tra semplici soldati e comandanti.

Sinestro, il maestro di Hal diventato suo nemico

Se Hal Jordan è il Green Lantern più famoso, Sinestro è probabilmente il personaggio che meglio rappresenta il lato oscuro di questa mitologia.

Prima di diventare il suo più grande nemico, il korugariano Thaal Sinestro era una delle migliori Lanterne del Corpo oltre ad essere soprattutto il maestro di Hal Jordan.

Sinestro crede fermamente nell’ordine, ma il suo concetto di ordine diventa progressivamente sempre più estremo. Per lui la libertà può trasformarsi in caos e, di conseguenza, l’universo deve essere controllato.

Quando i Guardiani scoprono i suoi metodi, Sinestro viene espulso dal Corpo.

Ma non accetta la sconfitta; il personaggio finirà per creare il Sinestro Corps, un’organizzazione che utilizza l’energia gialla della paura.

È uno dei passaggi fondamentali della grande gestione di Geoff Johns e trova una delle sue massime espressioni in Green Lantern: Sinestro Corps War.

E questo rende particolarmente interessante la sua presenza in Lanterns: sarà fino in fondo parte del Corpo delle Lanterne Verdi, o nel corso della stagione prevarranno le sue ideologie che lo porteranno lontano da OA?

A interpretarlo sarà Ulrich Thomsen, mentre il suo rapporto con Hal sarà chiaramente uno degli elementi più importanti della serie.

I Manhunters: il lato più inquietante della mitologia

Ed è qui che Lanterns potrebbe cominciare a mostrare il proprio lato più fantascientifico.

I Manhunters sono macchine create dai Guardiani prima della nascita del Green Lantern Corps.

Il loro compito originale era mantenere l’ordine, ma la loro incapacità di comprendere realmente le emozioni li trasformò progressivamente in una minaccia. Nei fumetti rappresentano quindi uno dei primi grandi errori dei Guardiani.

E proprio i Manhunters sono stati mostrati nel trailer ufficiale di Lanterns come una delle minacce legate alla storia della serie. Il materiale promozionale suggerisce inoltre che potrebbero essersi infiltrati sulla Terra assumendo sembianze umane.

Questo dettaglio è particolarmente interessante perché permette alla serie di mantenere l’impostazione da thriller investigativo senza rinunciare alla componente cosmica.

Le altre Lanterne che potremmo vedere

Naturalmente Hal, John e Guy non sono gli unici esseri umani ad aver indossato un anello verde.

Tra le Lanterne più importanti della storia DC troviamo Kyle Rayner, artista scelto in un momento particolarmente drammatico per il Corpo, e due personaggi più recenti come Simon Baz e Jessica Cruz.

Ma nella mitologia dei fumetti sulle Lanterne Verdi, risulta impossibile non inserire tra le più importanti Lanterne Verdi di altri pianeti, il celebre pianeta senziente Mogo, l’addestratore brutale ma dal cuore d’oro Kilowog, il leggendario e potentissimo custode della profezia Sodam Yat, la saggia spia pesci-uccello Tomar-Re e la diplomatica aliena Arisia Rrab. Chissà chi di questi comparirà all’interno della prima stagione della serie…

Lanterns: dal 17 agosto su HBO Max

La vera curiosità, a questo punto, è capire come tutto questo verrà portato sul piccolo schermo.

James Gunn e Peter Safran hanno descritto fin dall’inizio Lanterns come una storia investigativa ambientata sulla Terra, con Hal e John al centro di un mistero destinato però a collegarsi alla più ampia storia del nuovo DC Universe.

È una scelta che può sembrare quasi in contrasto con la natura cosmica di Green Lantern, ma potrebbe rivelarsi esattamente il modo migliore per introdurre questo mondo.

Insomma, non ci resta che attendere il 17 agosto per entrare nel mondo delle Lanterne Verdi. Appuntamento su HBO Max!

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