Sono passati dodici anni da quando Moon Knight ha vissuto una delle trasformazioni più radicali e riuscite della sua storia editoriale. Un cambiamento che non solo ha ridefinito il personaggio creato dallo scrittore Doug Moench e dal disegnatore Don Perlin, ma lo ha reso finalmente coerente, moderno e incredibilmente affascinante.

Perché sì: Marc Spector è sempre stato uno degli antieroi più letali della Marvel, vigilante senza scrupoli, nato come mercenario e poi evoluto in una figura ambigua al servizio dei più deboli.
Ma il vero punto di svolta è arrivato quando la sua identità ha smesso di essere “un trucco” narrativo ed è diventata qualcosa di più profondo.
Le identità multiple di Moon Knight e il disturbo dissociativo

All’inizio, le varie identità di Moon Knight erano strumenti narrativi utilizzati dagli autori che le utilizzavano in base a come faceva loro comodo per narrare la storia che volevano raccontare.
Jake Lockley, il tassista informatore, Steven Grant, il milionario e Marc Spector, il mercenario erano le tre identità da civile del Vendicatore Lunare. Erano più ‘maschere’ che identità vere e proprie, utilizzate dall’eroe per i suoi piani.
Col tempo, però, la Marvel ha trasformato queste maschere in qualcosa di più complesso, introducendo il disturbo dissociativo dell’identità come elemento centrale della sua psicologia. Una scelta interessante, ma che ha rischiato di sfuggire di mano.
Il punto di rottura (e rinascita)

Dopo una run controversa firmata da Brian Michael Bendis e Alex Maleev, il personaggio sembrava aver perso la propria direzione.
In quella fase, Moon Knight sviluppava nuove “personalità” basate su supereroi iconici Marvel; via Jake Lockley, Marc Specter e Steven Grant, dentro Wolverine, Spider-Man, Capitan America.
Un’idea intraprendente ma poco convincente soprattutto per i fan; se Moon Knight doveva ritagliarsi spazio e trovare il proprio posto all’interno degli eroi Marvel, non era certo facendogli credere di essere questi eroi, imitandone stile e atteggiamenti, il modo giusto. Il risultato fu una storia confusa che mise più disordine che altro nella testa dell’uomo sotto la maschera di Moon Knight (e dei lettori).
Welcome Mister Knight!

La vera svolta arriva nel 2014 con Moon Knight (Vol. 7) #1. Il nuovo team creativo formato da Warren Ellis e Declan Shalvey introduce un’idea tanto semplice quanto geniale: Mister Knight.
Si trattava di un alter ego completamente nuovo, un uomo che aveva aperto un’attività per aiutare le persone senzatetto incapaci di difendersi da sole. Non più solo un vigilante mascherato, ma una figura elegante in completo bianco, che collabora con la polizia e affronta casi ai limiti dell’assurdo.
Nel primo numero, intitolato Slasher, Mister Knight aiuta la polizia a catturare un serial killer legato allo S.H.I.E.L.D., ed emergono subito due elementi chiave: il diverso rapporto con le forze dell’ordine e una rilettura più sottile della sua condizione mentale.
Uno psichiatra arriva persino a ipotizzare che non si tratti di disturbo dissociativo, ma di un danno cerebrale. Ma la verità, come sempre con Moon Knight, è più complessa: le sue personalità sono profondamente legate a Khonshu, il dio egizio che lo ha reso il suo avatar.
Con il tempo, Mister Knight evolve ancora fino a incarnare la versione definitiva del personaggio. Nasce così la Midnight Mission, una sorta di rifugio aperto a chiunque abbia bisogno di aiuto.
Niente Avengers o grandi battaglie cosmiche, ma solo persone comuni, abbandonate da tutti.
Era lì per i cittadini di Manhattan che avevano bisogno di aiuto e sapevano che gli altri supereroi non erano interessati ad aiutarli, e che anche la polizia era per lo più inutile nel salvare le loro vite. Questo mise Mister Knight contro i vampiri, così come contro un altro discepolo di Khonshu che voleva assumere il ruolo per sé.
L’introduzione di Mister Knight ha funzionato perché ha fatto ciò che la run di Bendis e Maleev non era riuscita a fare ovvero riportare il focus sul personaggio rendendo coerente la sua psicologia, portando la narrazione a una dimensione più accessibile, ma al contempo rafforzando il legame con Khonshu, senza rendere il personaggio schiavo della divinità egizia.
Mister Knight, l’identità che ha messo ordine al caos

A distanza di dodici anni, l’introduzione di Mister Knight è stata senza dubbio una buona idea editoriale, che ha riportato ‘sulla retta via’ Moon Knight mettendo ordine nel caos. Ellis ha introdotto un’altra identità che non sostituisce le altre, ma le completa.
Mr. Knight costituisce un semplice cambio di prospettiva da parte degli autori che è diventato un caposaldo della narrazione di Moon Knight, tanto da essere una delle identità centrali nella sfortunata serie TV dei Marvel Studios con Oscar Isaac.

La creazione di questa identità da parte di Warren Ellis e Declan Shalvey, probabilmente ha ‘salvato’ la serie a livello editoriale che poi, da quel momento, ha visto salire alla ribalta l’eroe con cicli clamorosi sino ad arrivare agli ultimi anni e a Jed MacKay e Alessandro Cappuccio. Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia…..
*Fonte del presente articolo comicbook.com