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Cinema

Peaky Blinders: The Immortal Man – Il ritorno a Birmingham di Tommy ‘Il Re’ Shelby

Peaky Blinders: The Immortal Man è il film di Netflix di Steven Knight che vede Cillian Murphy tornare a indossare ancora una volta i panni di Tommy Shelby, boss dei Peaky Blinders di Birmingham

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Quattro anni. Abbiamo dovuto aspettare quattro lunghi anni, per conoscere l’epilogo delle avventure di Tommy Shelby, boss dei fottuti Peaky Blinders di Birmingham, che avevamo visto l’ultima volta alla fine della stagione sei nel lontano 2022.

Con il film originale Netflix, Peaky Blinders: The Immortal Man, il creatore Steven Knight cala il sipario sulla storia della famiglia Shelby, realmente esistita, che ha dato vita a cavallo tra la fine dell’800 e il primo trentennio del secolo ‘900 a un vero e proprio regno di criminalità, fondato su un importante codice d’onore e uno stile nel vestire che metteva al primo posto l’eleganza.

Sembrava impossibile rivedere Cillian Murphy nei panni di Tommy, vista l’escalation che l’ha portato a vincere nel 2024 l’Oscar come migliore attore in Oppenheimer di Christoper Nolan. Ma l’attore aveva un conto in sospeso con Tommy e i suoi spettatori: la storia meritava un capitolo finale, visto l’ultimo episodio della stagione 6 che aveva lasciato a molti l’amaro in bocca.

Del resto lo show di Steven Knight ha preso un ottimo interprete come Cillian Murphy nel lontano 2013, rendendolo uno dei più grandi talenti di Hollywood degli ultimi anni. Cillian è cresciuto insieme a Tommy. Ha vissuto tutte le sue tragedie e tutti i suoi successi, sulla propria pelle e, probabilmente, anche per questo motivo era giusto tornare ancora una volta in quegli abiti e indossare il “berretto a 8 spicchi” che aveva reso Tommy e la sua famiglia i veri padroni di Birmingham.

Peaky Blinders: The Immortal Man presenta un cast stellare in compagnia di Cillian Murphy, fatto di volti nuovi come Tim Roth, Barry Keoghan e Rebecca Ferguson, e vecchie conoscenze dei fan della serie come Stephen Graham che torna come Hayden Stagg, personaggio ricorrente della serie.

Alla regia Tom Harper, adatta in maniera impeccabile la ‘solita’ sceneggiatura di Steven Knight fatta di drammaticità, violenza, brutalità e spietatezza, per dare un giusto finale a uno degli show più importanti della carriera di quest’ultimo (e della piattaforma Netflix).

Peaky Blinders: dove eravamo rimasti

Non starò a riassumere l’intera sesta stagione, ma vi basti sapere che, nel corso degli anni ’30, con l’avvento del nazismo di Hitler in Europa, anche il Regno Unito viene colpito dalla strapotenza del Führer. E con esso l’impero dei Peaky Blinders di Birmingham.

Ma la morte della figlia Ruby distrugge il già precario stato emotivo di Tommy Shelby, che vediamo, alla fine dell’ultimo episodio della stagione 6, lasciare tutto e andare via a cavallo, per vivere in totale solitudine. Sembrava che i Peaky Blinders fossero finiti. E invece…

Peaky Blinders: The Immortal Man – Trama

1940. Birmingham è il palcoscenico di un traffico di sterline false, messe in circolazione dai nazisti capitanati da John Beckett (Tim Roth), talpa dei nazisti, con la finalità di uccidere l’economia del Regno Unito dall’interno.

Nel frattempo la Luftwaffe tedesca sta bombardando l’Inghilterra e colpisce una fabbrica di munizioni della BSA, uccidendone tutti i dipendenti.

In questo tragico panorama, Tommy Shelby vive in campagna isolato dal mondo, intento a scrivere le sue memorie autobiografiche nel libro L’uomo Immortale. Gli unici compagni di Tommy sono Johnny Dogs (Packy Lee) e i fantasmi del suo passato che lo tormentano: in primis la piccola Ruby e il fratello Arthur, anch’egli morto un paio di anni prima. Della famiglia Shelby che aveva governato anni addietro su Birmingham rimangono soltanto lui e la sorella, Ada.

Ma i Peaky Blinders non sono morti: Duke (Barry Keoghan), figlio bastardo di Tommy, è il nuovo spietato leader della banda criminale e cerca di mantenere il controllo di Birmingham tramite violenza gratuita e accordi con Beckett.

La condotta di Duke non può proseguire oltre e Kaulo (Rebecca Ferguson), zia e gemella della madre con la quale Tommy aveva concepito Duke anni prima, convince l’ultimo dei fratelli Shelby a tornare a Birmingham per salvare l’anima del figlio e la città con lui. Un ulteriore evento tragico scatenerà la rabbia di Tommy, costringendolo a risvegliare l’animo che ha reso celebre lui e i (fottuti) Peaky Blinders.

I tormenti e i fantasmi di Tommy Shelby

Al centro di Peaky Blinders: The Immortal Man c’è, senza neanche dirlo, la figura di Tommy Shelby. Un Tommy che ha perso tutto: potere, denaro e affetti. Un uomo che aveva dedicato una vita intera a creare un impero per lui e la sua famiglia, ma che ha visto solo morte, sangue e dolore come conseguenze delle sue azioni.

E il fatto di essere rimasto da solo con gli spettri di tutti coloro che ha amato e perso, aumentati nel corso della vita del boss dei Peaky, non fa che amplificare l’aura di tragedia che aleggia intorno a Tommy. Non è alla ricerca di redenzione o di riscatto, ma della pace dalle visioni che da anni lo tormentano, insieme ai peccati che non può lavare via dalla coscienza. E la peggior tortura per lui è continuare a vivere.

L’uomo che troviamo in Peaky Blinders: The Immortal Man è spezzato e svuotato, completamente diverso dal Tommy Shelby delle prime stagioni: ambizioso, freddo e calcolatore. Ma è giusto così: per come si è sviluppata ed è evoluta la trama nel corso delle precedenti stagioni, questo è l’unico risultato a cui potevano portare le scelte di Tommy Shelby.

La storia di Peaky Blinders: The Immortal Man è cruenta, violenta e tragica. Steven Knight ci aveva abituato a storie molto dure da digerire, sporche e ruvide sia nelle precedenti stagioni sia in altre sue produzioni. Ma mai come in questo caso.

È ‘l’ultima meta‘ di Tommy Shelby, ma è anche un pretesto dello stesso per cercare di espiare i propri peccati, ristabilendo quell’ordine che manca da tempo alla città dopo il suo addio.

Cillian Murphy: è lui L’uomo Immortale

Questa versione di Tommy è ciò che lo spettatore sa essere l’unica possibile arrivati a questo punto della storia. E Cillian Murphy, ancora una volta, giganteggia, con un’interpretazione (nuovamente) da Oscar.

L’attore riparte esattamente da dove aveva lasciato Tommy quattro anni fa, come se non fossero mai passati, e rientra nei panni del personaggio con una semplicità sbalorditiva.

Anche quando è obbligato a tornare a essere il “vecchio” Tommy, fa intendere che quegli abiti gli calzano ancora bene addosso. E che non si scherza con Tommy Shelby e i suoi Peaky Blinders.

L’attore aveva confessato che sarebbe tornato a interpretare Tommy solo con la giusta storia. Beh: Steven Knight, con Peaky Blinders: The Immortal Man, ha confezionato su misura per lui, come un abile sarto, una grande trama che celebrasse la figura di Tommy Shelby, che il buon vecchio Cillian sembra aver apprezzato. Il risultato è un’altra grande prova che oscura tutti gli altri (per quanto interessanti) attori presenti.

Barry Keoghan, talento arrivato troppo tardi in Peaky Blinders

Barry Keoghan/Duke faccia a faccia con Cillian Murphy/Tommy Shelby

Il personaggio di Duke è interpretato da un ottimo Barry Keoghan, figlio zingaro di Tommy che ha preso le redini dell’impero dei Peaky Blinders.

L’attore porta sullo schermo un personaggio interessante e un boss dei Peaky Blinders completamente diverso dallo stile di Tommy: rispetto all’eleganza, all’intelligenza e alla strategia di quest’ultimo, Duke è un ragazzo giovane e inesperto che si affida alla violenza e all’istinto.

Il rapporto complicato tra padre e figlio, che evolve all’interno del film, è una componente interessante che mostra come i due siano diversi caratterialmente, ma come, con ogni probabilità, se le cose fossero andate diversamente, avrebbero potuto essere due grandi alleati e capi della gang di Birmingham.

Regia e musiche che sanno di candidatura da Statuetta (per il 2027)

Il John Beckett di Tim Roth

Steven Knight è sempre un abile narratore quando si tratta di storie in costume che affondano le radici nella realtà. Insieme a Tom Harper costruisce un film dove la guerra è il punto focale: quella per la sopravvivenza della città di Birmingham, quella per l’assoluzione dell’anima di Tommy e quella che davvero si è consumata in quegli anni e che ha visto un bombardamento nazista nella città di Birmingham il 19 novembre 1940.

Intorno a questo evento storico ruota The Immortal Man, che trova il suo antagonista in un sempre bravo Tim Roth, nei panni di un John Beckett viscido, calcolatore, fascista e complice della Germania nazista.

Teatro degli eventi è la città di Birmingham, che per anni ci ha accompagnato con i suoi abitanti e lo storico pub Garrison, sede degli affari della famiglia Shelby e che abbiamo visto cambiare e rinnovarsi nel tempo.

Registicamente siamo davanti a un film di caratura cinematografica: forse davvero il primo grande film originale Netflix che vale la pena di vedere. Rimarrà tra le immagini più forti dell’intera epopea dei Peaky Blinders l’attraversamento a cavallo di Tommy Shelby della sua Birmingham, che non ha mai scordato il suo re.

Tommy Shelby nella ‘sua’ Birmingham

Risulta impossibile non citare la musica, da sempre un elemento che ha contribuito al successo della serie. La sigla Red Right Hand di Nick Cave & The Bad Seeds era già, fondamentalmente, storia della musica e ora fa parte della storia dei Peaky Blinders.

Nel film The Immortal Man, la colonna sonora originale porta la firma di Antony Genn e Martin Slattery, fondatori dei The Hours. Accanto alle loro composizioni trovano spazio anche brani dei Fontaines D.C. e di Elizabeth Fraser, e soprattutto la straordinaria versione di Hunting the Wren di Ian Lynch, che rende gli ultimi minuti del film decisamente intensi e memorabili.

Perché vedere Peaky Blinders: The Immortal Man?

Chiunque ha amato la serie di Netflix, non può perdere Peaky Blinders: The Immortal Man. Chi non ha mai visto i Peaky Blinders… recuperi la serie e POI guardi The Immortal Man.

È il canto del cigno di Tommy Shelby. Il saluto di un attore come Cillian Murphy al personaggio che l’ha reso (più) celebre, e del suo creatore Steven Knight, che è stato capace, con questo film, di farci amare ancora di più il carismatico boss dei Peaky Blinders di Birmingham.

Non so se ci sarà un futuro per il franchise dei Peaky Blinders, ma è stato davvero bello tornare ancora una volta per le strade di Birmingham e restare in compagnia di Tommy Shelby, per un’ultima sigaretta e un ultimo whisky al Garrison Pub sulle note di Red Right Hand.


VOTO POPCORNERD: 8.5/10

Cinema

World War Z: l’inquietante zombie-movie con Brad Pitt avrà un sequel

World War Z è una delle rappresentazioni cinematografiche più spaventose degli Zombie. Il film tratto dal romanzo di Max Brooks e con protagonista Brad Pitt è stato annunciato che avrà un sequel

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Dopo 13 anni, finalmente qualcosa si è mosso: un sequel di World War Z è stato annunciato. E questo significa che gli zombie più terrificanti del cinema potrebbero presto tornare sul grande schermo.

D’altra parte, se c’è un film che ha saputo reinterpretare l’apocalisse zombie in maniera realmente inquietante, è proprio quello con protagonista Brad Pitt.

La carriera dell’attore hollywoodiano non ha certo bisogno di presentazioni. Pitt ha collezionato interpretazioni acclamate dalla critica in film come L’esercito delle 12 scimmie, La grande scommessa, la trilogia di Ocean’s Eleven, Fight Club, C’era una volta a Hollywood e moltissimi altri.

L’horror, però, è un territorio che Brad Pitt ha esplorato soltanto in due occasioni: nel 1994 con Intervista col vampiro e, quasi vent’anni dopo, con World War Z, arrivato al cinema nel 2013.

Ispirato all’omonimo romanzo pubblicato nel 2006 da Max Brooks, World War Z è stato portato sul grande schermo da Matthew Michael Carnahan (Deepwater Horizon), Drew Goddard (Cloverfield) e Damon Lindelof (Prometheus), con la regia di Marc Forster (Monster’s Ball).

Al centro della storia troviamo Gerald “Gerry” Lane, interpretato da Brad Pitt, un investigatore delle Nazioni Unite ormai in pensione che viene richiamato in servizio quando una terribile pandemia trasforma gli esseri umani in zombie.

E ora che un nuovo capitolo è finalmente in fase di sviluppo, tornare a parlare di World War Z rende il film del 2013 ancora più inquietante.

Gli zombie di World War Z sono tra i più terrificanti del cinema horror

Uscito nel giugno del 2013, World War Z si è rapidamente imposto come uno dei film horror più spaventosi del suo genere. Il motivo? I suoi zombie.

Il cinema e la televisione ci hanno regalato decine di interpretazioni diverse dell’apocalisse zombie. Da La notte dei morti viventi a 28 giorni dopo, passando per Shaun of the Dead, The Walking Dead, Train to Busan e moltissimi altri titoli, gli zombie sono diventati una presenza fondamentale dell’immaginario horror. Eppure, gli infetti di World War Z hanno qualcosa che li rende particolarmente terrificanti.

Il film non si limita infatti a trasformare gli zombie in semplici creature affamate di carne umana, ma attribuisce loro caratteristiche precise e, soprattutto, una velocità e una capacità di reazione che li rendono una minaccia quasi impossibile da contenere. La prima caratteristica, forse la più angosciante, riguarda proprio la trasformazione.

In World War Z, l’infezione impiega appena 12 secondi per prendere il controllo del corpo dell’ospite.

Non c’è praticamente il tempo di dire addio a qualcuno. Non c’è spazio per organizzare una fuga o sperare di salvare la persona infetta. In un attimo, un essere umano si trasforma in una creatura completamente diversa. E da quel momento cominciano i problemi.

Gli zombie di World War Z sono dotati di una velocità impressionante, quasi da atleta olimpico, oltre che di una sorta di intelligenza collettiva e di sensi estremamente sviluppati, in particolare udito e olfatto.

È proprio la loro rapidità a distinguerli dagli zombie tradizionali, quelli lenti e inesorabili che abbiamo visto in film come La notte dei morti viventi o nella serie The Walking Dead.

Questi zombie, invece, non si fermano, non rallentano e non si stancano. Sono autentici velocisti che, una volta individuata una preda, si lanciano all’inseguimento con un’intensità quasi incontrollabile.

Ed è proprio questa caratteristica a rendere ogni scena di fuga così ansiogena: seminarli è quasi impossibile.

I sopravvissuti hanno pochissimo tempo per comprendere cosa stia succedendo prima di essere travolti dall’orda.

Gli zombie di World War Z si muovono come un unico organismo

C’è però un’altra caratteristica degli infetti che li rende ancora più inquietanti: sembrano infatti agire come un unico organismo collettivo, una caratteristica che ricorda per certi versi gli infetti controllati dal Cordyceps di The Last of Us.

Nel film li vediamo radunarsi in quantità impressionanti e sfruttare la propria massa per superare ostacoli che, singolarmente, sembrerebbero impossibili da oltrepassare. Uno degli esempi più memorabili è quello di Gerusalemme.

Attratti dal rumore prodotto dagli esseri umani che credono di essere al sicuro dietro le enormi mura della città, gli zombie si accumulano fino a formare vere e proprie montagne di corpi. Una sorta di gigantesco castello vivente che permette loro di scalare le mura e raggiungere le persone che si trovano dall’altra parte.

È una delle immagini più impressionanti del film e, soprattutto, una perfetta rappresentazione di ciò che rende questi zombie diversi dai loro predecessori. Ma c’è un altro dettaglio ancora più inquietante: gli infetti sembrano infatti prendere di mira esclusivamente gli ospiti sani.

Un morso, un graffio o persino il contatto con fluidi infetti possono essere sufficienti a innescare una trasformazione praticamente immediata.

Il risultato è devastante: intere città e, nel giro di poche ore, interi pezzi della società possono collassare.

Ed è proprio osservando questo comportamento che Gerry Lane arriva a una possibile soluzione.

Lane comprende infatti che potrebbe essere possibile creare una sorta di cura combinando malattie e vaccini, sfruttando l’istinto degli zombie di evitare gli esseri umani malati. Ma una domanda rimane ancora aperta: questa soluzione sarà sufficiente per fermare definitivamente la minaccia?

Potremmo scoprirlo proprio nel nuovo capitolo.

World War Z 2 potrebbe rendere gli zombie ancora più pericolosi

Di un sequel di World War Z si parla praticamente dal momento in cui il primo film è arrivato nelle sale nel 2013.

Marc Forster e Paramount Pictures avevano inizialmente immaginato World War Z come il primo capitolo di una trilogia capace di combinare l’azione dei film di Jason Bourne con l’orrore e la sopravvivenza di The Walking Dead. Dopo il successo del primo film, Paramount aveva effettivamente annunciato un sequel.

Inizialmente, J.A. Bayona (The Impossible) era stato coinvolto per la regia, prima di essere sostituito da David Fincher, regista di Zodiac. Nonostante la produzione fosse già entrata nella fase di pre-produzione, il progetto venne infine cancellato da Paramount nel febbraio 2019.

Ma durante il CinemaCon 2026, Paramount Pictures ha infatti annunciato che un nuovo film di World War Z è attualmente in fase di sviluppo.

Un progetto che potrebbe essere stato favorito sia dal rinnovato interesse per il film originale del 2013, sia dal successo del videogioco third-person shooter sviluppato da Saber Interactive e pubblicato nel 2019.

Dopo 13 anni, quindi, Paramount ha finalmente l’opportunità di riportare sul grande schermo una delle versioni più terrificanti dell’apocalisse zombie. E soprattutto potrebbe sfruttare il sequel per recuperare alcuni degli elementi più interessanti del romanzo originale di Max Brooks che non avevano trovato spazio nel primo film.

Il romanzo di Max Brooks nasconde ancora tantissime storie

Uno degli aspetti più interessanti di World War Z è proprio il rapporto tra film e romanzo. Il libro di Max Brooks, pubblicato nel 2006, raccontava infatti l’apocalisse zombie attraverso una sorta di storia orale, costruita utilizzando le testimonianze di persone provenienti da diverse parti del mondo. Il film ha trasformato questa struttura in una grande avventura globale incentrata su Gerry Lane. Per motivi legati anche alla durata della pellicola, però, moltissime scene del romanzo vennero eliminate.

E alcune di queste avrebbero potuto regalare al film sequenze decisamente memorabili.

Tra gli elementi rimasti fuori troviamo, per esempio, l’utilizzo del gas VX da parte dell’Ucraina contro i propri cittadini, uno scambio nucleare tra Iran e Pakistan, una gigantesca battaglia militare a Yonkers e persino la nascita di una nuova capitale degli Stati Uniti a Honolulu. Ma non è tutto.

Il romanzo di World War Z porta la sua storia persino nello spazio, raccontando le esperienze di tre membri dell’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale durante quella che viene definita la “Guerra degli Zombie”.

Vederla trasformata in una sequenza live-action sarebbe senza dubbio uno degli elementi più interessanti che un eventuale sequel potrebbe offrire. E le possibilità non finiscono qui. Il libro mostra infatti un mondo costretto a evolversi militarmente per affrontare una guerra contro gli zombie destinata a durare più di dieci anni.

Cambiano le strategie militari, cambiano gli stili di combattimento e persino le arti marziali vengono influenzate dalla necessità di combattere una minaccia completamente nuova.

La vittoria globale sugli zombie viene infine dichiarata con la liberazione della Cina, evento che passerà alla storia come il “Giorno della Cina”.

Il romanzo di Max Brooks non si ferma alla vittoria. Una parte importante della storia riguarda infatti anche il modo in cui il mondo cerca di ricostruirsi dopo la lunga e devastante guerra contro gli zombie.

Ed è proprio questo un elemento che potrebbe diventare il cuore di un eventuale terzo film.

Il primo World War Z ha lasciato Gerry Lane con una possibile soluzione per evitare gli zombie, ma il sequel potrebbe avere ancora moltissimo da raccontare.

Potrebbe ampliare ulteriormente la minaccia, trasformarla in qualcosa di ancora più pericoloso, adottare un approccio maggiormente psicologico oppure portare sullo schermo alcuni degli eventi della “Guerra degli Zombie” che il primo film non ha mai mostrato. Le possibilità, insomma, sono praticamente infinite.

Dopo 13 anni, gli zombie di Brad Pitt potrebbero finalmente avere una seconda occasione. E considerando quanto fossero terrificanti già nel 2013, viene spontaneo chiedersi una cosa: quanto sarà peggiore la prossima guerra?

*Fonte del presente articolo: CBR.com

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Cinema

Zodiac: il miglior film di Robert Downey Jr. prima dell’MCU fu un flop

Prima di diventare Iron Man, Robert Downey Jr. brillava in Zodiac di David Fincher accanto a Jake Gyllenhaal e Mark Ruffalo. Un film oggi amatissimo ma che all’epoca fu un flop al botteghino

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L’Universo Cinematografico Marvel ha ufficialmente preso il via nel 2008 con Iron Man, cambiando completamente la carriera di Robert Downey Jr. Un anno prima, però, l’attore stava ancora cercando di ritrovare la propria strada a Hollywood dopo un periodo piuttosto difficile della sua vita.

Downey aveva già dimostrato il proprio talento molti anni prima, ma doveva ancora riconquistare lo spazio che aveva perso. Ed è proprio in quel periodo che arrivò a bussare alla sua porta per una parte in un film, David Fincher.

Parliamo di Zodiac, thriller del 2007 che oggi possiamo finalmente apprezzare per quello che è, ovvero un eccezionale adattamento e un film investigativo capace di costruire la suspense in maniera completamente diversa dal classico thriller sul serial killer. Downey Jr. fu affiancato in Zodiac da due attori che avevano già una propria reputazione e che, anni dopo, sarebbero entrati a far parte della storia dell’MCU, ovvero Jake Gyllenhaal e Mark Ruffalo.

All’epoca, però, non fu esattamente il successo che il regista e il suo cast sembravano promettere.

Ed è quasi divertente guardarlo oggi e vedere Robert Downey Jr., Jake Gyllenhaal e Mark Ruffalo condividere lo schermo prima di diventare, rispettivamente, Tony Stark, Mysterio e Hulk. Oggi sembra quasi un piccolo evento cinematografico, anche se nel 2007 nessuno poteva ancora immaginare quanto quei tre attori sarebbero diventati importanti per il mondo Marvel.

Ma soprattutto Downey offre nella pellicola una performance straordinaria, e a dire il vero, il suo Paul Avery ha qualcosa in comune con Iron Man. E le somiglianze tra i due personaggi sono piuttosto divertenti da notare.

La performance di Robert Downey Jr. in Zodiac è una delle migliori della sua carriera

Zodiac, uscito nel 2007 e oggi forse meno conosciuto dal grande pubblico rispetto ad altri film di David Fincher, è basato sulla storia vera del serial killer noto come Zodiac ed è un adattamento dell’omonimo libro di Robert Graysmith e del suo seguito, Zodiac Unmasked.

La pellicola segue le indagini che sconvolsero San Francisco tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, quando un criminale iniziò a uccidere persone e a inviare lettere e messaggi in codice ai giornali.

Ma il vero punto del film non è raccontare chi sia l’assassino. Fincher è molto più interessato a mostrare cosa può succedere alle persone che passano anni e anni cercando quella risposta.

Zodiac è quindi soprattutto un film sull’ossessione e la suspense nasce proprio da questa idea, raggiungendo il suo apice nella sequenza finale. Al centro della storia troviamo il fumettista e scrittore Robert Graysmith, interpretato da Jake Gyllenhaal, l’ispettore Dave Toschi, interpretato da Mark Ruffalo, e il giornalista Paul Avery, interpretato da Robert Downey Jr.

Ed è proprio Avery a rappresentare uno degli elementi più interessanti della pellicola.

Il personaggio è esattamente il tipo di ruolo che Downey Jr. sa interpretare alla perfezione. Anzi, guardandolo oggi, si potrebbe persino pensare che una parte di questa interpretazione abbia contribuito a plasmare, almeno idealmente, il Tony Stark che sarebbe arrivato appena un anno dopo.

Avery è un cronista di nera del San Francisco Chronicle, intelligente, sarcastico, sicuro di sé e profondamente convinto delle proprie capacità. Sa come ottenere uno scoop, sa con chi parlare e sembra sempre essere un passo avanti rispetto agli altri.

All’inizio è quindi facile capire perché sia così rispettato all’interno del giornale. E se ci pensate, sono tratti piuttosto simili a quelli dell’eroe dell’MCU. L’unica vera differenza è che Avery non è un eroe.

Ciò che colpisce maggiormente dell’interpretazione di Downey è però il modo in cui l’attore evita di trasformare Avery nel semplice stereotipo del “giornalista alcolizzato”.

Sì, il personaggio beve molto, fuma e con il passare del tempo inizia a perdere il controllo della propria vita. Ma il cambiamento avviene in maniera graduale e, proprio come accade per il film nel suo complesso, Avery viene lentamente consumato dal caso. Soprattutto quando l’assassino comincia a minacciarlo.

Ogni personaggio di Zodiac mostra in maniera diversa l’ossessione e le sue conseguenze. Per Avery questo significa iniziare lentamente a deteriorarsi, anche se continua a essere divertente e a comportarsi come un uomo convinto di sapere esattamente cosa sta facendo.

All’inizio questi aspetti sembrano semplicemente parte della sua personalità, ma con il procedere della storia iniziano ad assumere i contorni di un vero e proprio meccanismo di difesa. E vale la pena ricordare che Avery non è nemmeno il protagonista della storia. Eppure ruba la scena praticamente ogni volta che compare.

È forse proprio questo uno dei motivi per cui la performance di Downey in Zodiac può essere considerata una delle migliori della sua intera carriera. Non è necessariamente la sua interpretazione più trasformativa, ma è una prova attoriale in cui l’attore comprende perfettamente cosa deve fare.

Avery cattura l’attenzione senza sembrare che la stia cercando disperatamente. Downey gli permette di essere sgradevole quando serve, divertente quando ha senso e vulnerabile senza mai trasformare quella vulnerabilità in una scena di autocommiserazione.

È un tipo di recitazione che merita di essere applaudito, soprattutto oggi, quando spesso sembra che ogni emozione debba essere spiegata attraverso i dialoghi lasciando ben poco spazio all’interpretazione.

Anche la regia di Fincher fa la sua parte.

Il regista mantiene infatti l’assassino lontano dalla scena. Zodiac è sempre presente attraverso i racconti, le lettere, le prove e le paure dei protagonisti, ma nella maggior parte dei casi rimane fisicamente assente.

Ed è proprio in questi momenti che le interpretazioni diventano fondamentali per creare il giusto effetto thriller. Avery non è ossessionato dal caso come Graysmith, ma non ne esce nemmeno completamente illeso.

Se Zodiac funziona così bene, il merito è soprattutto di Downey e dell’intero cast. Un’indagine di questo tipo può avere conseguenze completamente diverse sulle persone che la seguono. Graysmith diventa ossessionato, Toschi continua a insistere e Avery inizia lentamente a perdere il controllo.

Sono reazioni diverse allo stesso problema e il film è interessante proprio perché mostra fin dove può spingersi ognuno di loro.

Perché Zodiac fu un flop al botteghino?

D’accordo, ma se Zodiac è davvero così bello, perché non funzionò al cinema?

Parte della risposta sta nel fatto che il film non era esattamente quello che il pubblico probabilmente si aspettava da David Fincher.

Il regista aveva già alle spalle il famigerato Se7en e, quando venne annunciato un nuovo progetto dedicato a un serial killer, era facile immaginare un’altra indagine cupa, piena di omicidi, violenza e scene pensate per scioccare lo spettatore.

Ma Zodiac non è quel film, o almeno non lo è principalmente.

La violenza c’è e alcune scene di omicidio sono ancora oggi piuttosto inquietanti, ma l’obiettivo di Fincher è concentrarsi soprattutto sulle persone che cercano di comprendere il caso, più che mostrare l’assassino in azione.

In effetti, il consenso della critica su Rotten Tomatoes riassume piuttosto bene questa differenza, descrivendo il film come un thriller più pacato e incentrato sui dialoghi, che si affida maggiormente all’evoluzione dei personaggi e alla ricostruzione degli anni Settanta piuttosto che ai dettagli grafici degli omicidi.

Oggi Zodiac vanta un punteggio del 90% da parte della critica sulla piattaforma e del 78% da parte del pubblico.

Un altro fattore che potrebbe aver contribuito al risultato al botteghino è inoltre la durata. Zodiac dura circa due ore e mezza, qualcosa che non rappresenta necessariamente un problema, ma che va tenuto in considerazione quando si parla degli incassi di un film, soprattutto considerando l’epoca in cui uscì.

La trama è costruita in maniera estremamente intrigante proprio grazie al modo in cui viene raccontata e strutturata, ma non offre al pubblico un finale tradizionale.

Non c’è infatti un momento di piena soddisfazione in cui l’assassino viene arrestato o ucciso e il film non spiega tutto in maniera conclusiva.

Immaginate quindi qualcuno che entra in un cinema negli anni Duemila aspettandosi un thriller classico e si ritrova davanti a un film in cui gran parte della storia è composta da poliziotti che discutono di prove, giornalisti alla ricerca di informazioni e Graysmith impegnato a decifrare codici e documenti.

Se amate questo genere di cinema è assolutamente fantastico, ma di certo non può funzionare per tutti.

Per chi non è interessato, probabilmente Zodiac può dare l’impressione di non arrivare mai davvero al punto, lasciando lo spettatore con la sensazione di non aver capito fino in fondo quello che ha appena visto.

Anche il marketing non aiutò particolarmente il film; la campagna promozionale di Zodiac enfatizzò infatti il lato più oscuro e macabro della storia, mettendolo in qualche modo in relazione con Se7en, mentre il film di Fincher era in realtà molto più riflessivo e investigativo.

In altre parole, alcune persone arrivarono al cinema con aspettative molto precise e finirono per rimanere deluse.

Gli incassi dimostrarono quanto fosse serio il problema.

Zodiac ebbe un budget di 65 milioni di dollari e ne incassò circa 84 milioni in tutto il mondo. Negli Stati Uniti raccolse poco più di 33 milioni di dollari, con circa 13 milioni di dollari nel weekend di apertura.

Per una pellicola con un budget del genere, è tutt’altro che un grande risultato.

Il lato positivo è che l’accoglienza della critica fu molto positiva fin dall’inizio e questo probabilmente contribuì a consolidare la reputazione del film nel corso degli anni.

Sebbene Zodiac tenda ancora oggi a essere trascurato, viene ormai considerato uno dei migliori film di David Fincher e a dire il vero, è invecchiato davvero bene.

Oggi molte persone riescono a guardarlo e ad apprezzarlo per quello che è, rendendosi conto che il vero fascino della pellicola non sta tanto nello scoprire chi sia Zodiac, quanto nel vedere questi personaggi cercare continuamente di mettere insieme i pezzi di un mistero che sembra impossibile da risolvere.

Forse Zodiac aveva semplicemente bisogno di un po’ di tempo.

E per quanto riguarda Robert Downey Jr., la spiegazione è ancora più interessante.

Un film che avrebbe dovuto essere un successo e che invece fu considerato un flop finì per diventare, con il passare degli anni, uno dei tasselli più importanti della carriera dell’attore.

Appena un anno dopo, Downey sarebbe diventato Tony Stark in Iron Man e avrebbe iniziato una delle più grandi trasformazioni della storia del cinema contemporaneo. E in Zodiac possiamo rivedere quell’attore prima dell’MCU, affiancato da Jake Gyllenhaal e Mark Ruffalo, due futuri protagonisti dell’universo Marvel.

Riguardando oggi Zodiac, è difficile non sorridere davanti all’idea che Tony Stark, Mysterio e Hulk fossero già tutti lì, sullo stesso schermo, molto prima che l’MCU cambiasse per sempre il cinema.

*Fonte del presente articolo: comicbook.com

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Cinema

D23 2026: Disney mostra gli X-Men, novità su Avengers: Doomsday, Star Wars e Pixar

Dal nuovo trailer di Avengers: Doomsday al primo sguardo a VisionQuest, passando per il cast degli X-Men, Ahsoka 2, Star Wars: Starfighter, Coco 2, Gli Incredibili 3, ecco tutti i principali annunci arrivati nella notte del D23.

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Se siete rimasti svegli nella notte tra il 14 e il 15 agosto, sapete già che ne è valsa la pena. Se non l’avete fatto, tranquilli: ci siamo noi a riassumervi tutte le novità principali che Kevin Feige ha svelato sul futuro del MCU, ma anche quello che ci aspetta sul fronte Star Wars e Pixar.

Il D23: The Ultimate Disney Fan Event 2026 ha infatti acceso i riflettori su quello che Disney, Marvel, Lucasfilm, Pixar stanno preparando per i prossimi anni.

Per l’Italia, il momento più atteso è arrivato nella notte, quando ad Anaheim è andato in scena il Disney Entertainment Showcase, iniziato alle 19:00 locali di venerdì 14 agosto e durato quasi tre ore. E sì, Disney ha deciso di fare sul serio.

Tra nuovi trailer, prime immagini, casting attesissimi e annunci completamente a sorpresa, il D23 ha sorpreso tutti i trepidanti fan per l’ennesima volta. Ed ecco di seguito le notizie principali che stanno infiammando il web!

Gli X-Men sono finalmente arrivati

Partiamo dalla bomba più grossa. Dopo mesi di rumor, indiscrezioni e casting praticamente anticipati dal web, Marvel Studios ha finalmente svelato il cast principale del nuovo film degli X-Men.

Partiamo dalle cose che sapevamo: la pellicola sarà diretta da Jake Schreier, già regista di Thunderbolts*, con sceneggiatura firmata da Lee Sung Jin e Joanna Calo. Il film arriverà al cinema il 5 maggio 2028. Il film arriverà dopo Avengers: Secret Wars, confermando quanto i mutanti saranno fondamentali per il futuro dell’MCU.

E il cast? Tra i già annunciati sono comparsi sul palco Sadie Sink che ha esordito in Spider-Man: Brand New Day nei panni di Jean Grey ruolo che riprenderà in X-Men, Kit Connor che sarà Scott Summers/Ciclope e Samara Weaving che interpreterà Emma Frost.

Al loro fianco i volti nuovi:

  • Maya Boyd sarà Tempesta;
  • Inde Navarrette star di Obsession sarà Rogue;
  • Christopher Abbott interpreterà Charles Xavier;
  • Adam Driver sarà il villain Sinistro.

Si tratta solo di parte del cast che nei prossimi mesi vedrà altri annunci, ma il nuovo corso mutante del Marvel Cinematic Universe è ufficialmente partito.

Avengers: Doomsday, il nuovo trailer alza ancora l’asticella

Marvel ha portato sul palco Chris Evans, Hayley Atwell e Robert Downey Jr. per presentare il nuovo trailer di Avengers: Doomsday, proiettato già in privato al San Diego Comic-Con di quest’anno, che dopo la proiezione al D23 è stato reso disponibile online.

Il film, diretto dai fratelli Russo, arriverà al cinema il 18 dicembre 2026 e vedrà Robert Downey Jr. nei panni di Victor von Doom, mentre Avengers, Fantastici Quattro e X-Men sono destinati a convergere nella stessa gigantesca storia. Dal filmato mostrato, l’asticella si alza notevolmente e i toni si incupiscono ulteriormente con l’esplorazione del rapporto tra Reed Richards e Victor Von Doom.

Anche Wolverine e Deadpool saranno in Avengers: Doomsday? Durante il segmento dedicato ad Avengers: Doomsday, è apparso un video a sorpresa di Hugh Jackman.

Jackman ha fatto un po’ quello che già Ryan Reynolds nei panni di Deadpool aveva fatto al San Diego Comic-Con e, in maniera simpatica, si è rivolto direttamente ai Marvel Studios chiedendo, in sostanza, di poter avere un ruolo nel film. Nel video è intervenuto anche Ryan Reynolds nei panni di Deadpool, prendendolo in giro. Anche se ancora non ufficiale, sembra quasi scontata la presenza di Deadpool & Wolverine nel prossimo film degli Avengers!

VisionQuest: Trailer della serie. Vision e Ultron tornano insieme

Sul palco sono arrivati Paul Bettany e James Spader, rispettivamente Visione e Ultron, per presentare il primo trailer ufficiale di VisionQuest, nuova serie Disney+ che completerà la trilogia iniziata con WandaVision e proseguita con Agatha All Along.

La serie debutterà su Disney+ il 14 ottobre 2026 e vedrà nuovamente Bettany nei panni di Visione e Spader in quelli di Ultron. Showrunner sarà Terry Matalas, già dietro Star Trek: Picard.

Star Wars: Ahsoka torna a gennaio con la stagione 2

Passiamo alla galassia lontana lontana di Star Wars e cominciamo da Ahsoka.

Lucasfilm ha portato al D23 Dave Filoni, Rosario Dawson, Hayden Christensen ed Eman Esfandi per presentare la seconda stagione di Ahsoka.

La notizia più importante è la data: 20 gennaio 2027 su Disney+, arrivata insieme a un nuovo teaser trailer e al poster.

La stagione vedrà Ahsoka affrontare nuovamente la minaccia di Grand’ammiraglio Thrawn, mentre il rapporto con Anakin Skywalker continuerà ad avere un ruolo importante. Nel filmato vediamo anche il ritorno di Ezra Bridger, pronto a riunirsi con la famiglia di Rebels.

E c’è una domanda che sembra essere al centro della nuova stagione: Ahsoka è ancora una Jedi?

Una domanda apparentemente semplice che, considerando chi è Dave Filoni, potrebbe aprire parecchie porte.

Star Wars: Starfighter, primo teaser (solo per il D23) del film con Ryan Gosling

Il nuovo film diretto da Shawn Levy ha finalmente mostrato nuove immagini al pubblico del D23, con Ryan Gosling protagonista nei panni di Kade. Purtroppo non è stato reso pubblico al momento il filmato, ma confidiamo che non dovremo aspettare molto per il rilascio ufficiale.

La storia sarà ambientata in un periodo della timeline di Star Wars mai raccontato prima e vedrà Kade coinvolto in una vicenda legata a un giovane personaggio interpretato da Flynn Gray e a uno starfighter apparentemente abbandonato.

Levy ha inoltre confermato che il film arriverà nelle sale nello stesso weekend in cui, 50 anni prima, uscì il primo Star Wars, ovvero il 28 maggio 2027. Una scelta simbolica mica da poco.

Pixar: primo sguardo a Coco 2 e Gli Incredibili 3

Pixar ha giocato parecchio la carta della nostalgia.

Il primo grande annuncio è stato Gli Incredibili 3, che porterà avanti la storia della famiglia Parr con un salto temporale. Violet e Dash saranno ormai pronti a dimostrare di essere veri supereroi, mentre Jack-Jack continuerà naturalmente a essere… Jack-Jack.

Sono inoltre confermati il ritorno di Frozone ed Edna Mode, oltre alla presenza di un nuovo villain descritto come più potente dell’intera famiglia Parr e di tutti gli altri supereroi.

Ma la vera bomba Pixar è stata Coco 2.

Il sequel sarà ambientato alcuni anni dopo il primo film, con un Miguel leggermente più grande. E soprattutto tornerà Ernesto de la Cruz, ancora una volta doppiato da Benjamin Bratt.

La storia porterà Miguel nuovamente nel Regno dei Morti, dove sarà costretto a collaborare proprio con il suo nemico.

E attenzione: il mondo di Coco entrerà anche in Kingdom Hearts IV, con Bratt nuovamente coinvolto nel doppiaggio di Ernesto.

Kingdom Hearts IV: nel trailer arriva il mondo di Coco

Durante il D23 è stato inoltre mostrato un nuovo trailer di Kingdom Hearts IV, che ha finalmente ricevuto una finestra di uscita: fine 2027.

La sorpresa più grande riguarda proprio l’introduzione del mondo di Coco, mentre Disney ha contemporaneamente annunciato anche una serie televisiva intitolata Kingdom Hearts: The Series, destinata a Disney+, ancora senza una data precisa.

Gatto: Pixar porta il suo nuovo film a Venezia

Pixar ha mostrato nuovo materiale di Gatto, il film diretto da Enrico Casarosa e ambientato a Venezia.

Protagonista è Nero, un gatto di strada che vive tra i canali della città e che si ritrova coinvolto nelle attività della malavita felina locale. La storia ruoterà anche attorno all’inaspettata amicizia che Nero svilupperà durante la sua avventura. Il film arriverà al cinema il 5 marzo 2027.

Disney Animation: Zootopia 3, Frozen III, Hexed, Clay

Pensavate che Zootopia 2 fosse il punto d’arrivo? Neanche per sogno.

Il D23 ha confermato Zootopia 3 attraverso una scena post-crediti del secondo film. Torneranno Judy Hopps, Nick Wilde e Gary De’Snake, ancora una volta interpretati dai rispettivi doppiatori originali.

Disney ha poi presentato anche Clay, nuovo film originale previsto per il 2028, e mostrato materiale da Hexed, il prossimo grande progetto fantasy dello studio.

E, naturalmente, non poteva mancare Frozen 3.

Idina Menzel e Kristen Bell sono salite sul palco nei panni di Elsa e Anna e hanno presentato alcune immagini del nuovo capitolo. Il filmato introduce una misteriosa creatura simile a una farfalla, un nuovo mondo ghiacciato e quella che sembra essere una nuova antagonista.

Il live action di Rapunzel

Al D23 è stato mostrato il primo vero assaggio di Rapunzel (in inglese Tangled), versione live-action del classico Disney del 2010.

Teagan Croft è Rapunzel, Milo Manheim è Flynn Rider e Kathryn Hahn interpreta Madre Gothel.

Il filmato ha mostrato Croft nei panni di Rapunzel, compresa una scena in cui la protagonista impugna la sua inseparabile padella. Il film arriverà al cinema il 21 marzo 2028.

E poi c’è Oswald

Tra gli annunci più curiosi della serata troviamo Oswald, nuova serie prodotta da Disney e diretta da Jon Favreau, il regista di The Mandalorian & Grogu.

Il progetto sarà una produzione ibrida live-action/animazione, con animazione 2D disegnata a mano, e sarà composta da tre parti. Nel cast troviamo Kathryn Hahn, Ravi Cabot-Conyers, Amy Sedaris e Steve Martin.

La serie arriverà su Disney+ nel febbraio 2027.

The New Simpsons Movie: Homer & co. tornano al cinema

Il nuovo film, ora ufficialmente intitolato The New Simpsons Movie, arriverà nelle sale nel settembre 2027.

Durante il D23 è stata mostrata una sequenza nella quale Homer tenta di prendere una palla da baseball che attraversa praticamente tutta Springfield: dallo stadio passa per la Taverna di Boe, Barney’s Bowling e la fabbrica della Duff prima di tornare al punto di partenza.

Non sarà ancora un trailer vero e proprio, ma la conferma del film è già una notizia enorme per tutti i fan della famiglia gialla.

Insomma, tra Pixar, Marvel e Star Wars, il D23 ha accontentato proprio tutti i palati.

Il mondo Disney è pronto a farci sognare ancora e ancora nei prossimi anni.

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