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Fumetti

Giorgio Sommacal: fumettisti comici si nasce, Cattivik lo si diventa!

Intervista a Giorgio Sommacal, tra i più apprezzati autori di Cattivik e de Il Giornalino, capace di far ridere migliaia di italiani con il solo utilizzo della sua matita

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Se si parla di fumetto italiano, spesso si pensa al genere comico. Fino a qualche anno fa le edicole erano invase dai fumetti a strisce, simbolo della tipologia di fumetto che contenevano, ovvero quello che “faceva ridere” grandi e piccini. Saper far ridere è un’arte e i nostri autori ne sono da sempre dei maestri. Giorgio Sommacal rientra tra questi.

Con i suoi disegni, gag e onomatopee, Sommacal ha contribuito a far innamorare letteralmente i lettori del nostro paese del ladro più goffo e puzzolente del panorama fumettistico italiano. Con Cattivik è riuscito a modellare e valorizzare un ottimo personaggio creato da Bonvi, passato poi nelle mani di Silver, e a trasformarlo in una vera e propria icona della nona arte made in Italy.

Ebbene, ho avuto l’onore e il privilegio di intervistare, all’ultima edizione dell’X-Mas Comics, proprio Giorgio Sommacal, una vera colonna del fumetto italico e prima ancora appassionato delle “nuvole parlanti” come piace definirle a lui.

Quello che mi ha subito impressionato dell’autore è stato il suo modo di raccontare aneddoti ed episodi della propria carriera, sempre con il sorriso. Una carriera davvero incredibile, nata dal suo interesse per il fumetto comico, che lo ha portato a diventare un autore fondamentale principalmente per Cattivik e Il Giornalino, oltre che a insegnare arte e fumetto anche ai più piccoli. Sempre con il sorriso. È stato incredibile e molto divertente passare mezz’ora a sentire le storie di Giorgio Sommacal, e questo è il resoconto della nostra chiacchierata. Grazie mille, Giorgio.


Intervista a Giorgio Sommacal: l’arte di far ridere con l’utilizzo della matita

PCN: Diamo il benvenuto a Giorgio Sommacal su Popcornerd! Grazie Giorgio, è un vero onore averti come nostro ospite!

Giorgio Sommacal – Grazie a voi!

PCN: È un grande piacere avere sulla nostra pagina uno dei maggiori esponenti italiani del fumetto, soprattutto umoristico. Vorrei partire proprio da questo punto: una buona parte del fumetto italiano, fin dalle origini, ha trovato nella comicità una delle sue caratteristiche fondamentali, capace di attirare un vastissimo pubblico. Secondo te qual è la forza del fumetto umoristico? E, soprattutto, cosa ti ha sempre affascinato di questo tipo di storie, che hanno definito gran parte della tua carriera?

Giorgio Sommacal – Beh, allora, fin da piccolo leggevo i fumetti e a quei tempi le edicole erano piene di fumetti per bambini e ragazzi, soprattutto di tipo umoristico. C’erano i vari Geppo, Tiramolla, Braccio di Ferro, Cucciolo, ecc.. insomma tutta una serie di personaggi che ormai non ci sono più. Quindi la mia formazione è stata sul fumetto comico-umoristico, ma ero un lettore anche de Il Giornalino, dove c’erano molti autori realistici e difatti, parte di essi, sono poi finiti a lavorare anche per la Sergio Bonelli Editore.

Ma io ero affascinato dalle cose comiche. In particolare ero attratto da quelle realizzate da Bonvi, grazie anche al suo Nick Carter, parte di SuperGulp! Fumetti in TV. [programma televisivo dedicato al mondo dei fumetti trasmesso nel 1972 e poi dal 1977 al 1981, sul Secondo Canale della RAI n.d.r.] E poi, quando ho scoperto Lupo Alberto di Silver, mi sono innamorato di questo tipo di fumetti.

Lupo Alberto disegnato da Giorgio Sommacal

PCN: La tua carriera a livello professionale comincia nel 1989. Inizi a collaborare con Silver e, dopo un paio di storie per Lupo Alberto, diventi una delle colonne portanti di Cattivik. Qual è stato il tuo primo approccio con l’essere più putrido, sgangherato, malvagio e inconcludente del panorama fumettistico italiano?

Giorgio Sommacal – La storia è questa. Quando ho iniziato non c’erano le scuole di fumetto che ci sono oggi, ma c’erano dei corsi. Avevo fatto un corso qui a Torino organizzato dall’Arci Comix e, in quell’occasione, avevo conosciuto Silver. Poi, dopo un po’ di anni, forse quattro o cinque, ho partecipato a un concorso di fumetti ad Alassio. Ho vinto il primo premio e l’ho ricevuto direttamente dalle mani dello stesso Silver.

Quando, poi, mi sono deciso a proporre i miei lavori per vedere di riuscire a disegnare fumetti a livello professionale, ho scelto di mandarle a Silver e a Il Giornalino. Ho cominciato quindi prima con Silver e, di lì a poco, anche con Il Giornalino.

All’epoca facevo un altro lavoro, il grafico, e quando è arrivata la chiamata di Silver mi sono licenziato e sono entrato nel “magico mondo” della partita IVA [risata n.d.r.].

Ho scritto e disegnato tre storie di Lupo Alberto e poi sono passato a fare Cattivik. Silver in quel momento voleva partire con il fumetto di Cattivik e mi chiese se ero interessato a prendere parte al progetto. Gli dissi: “Certo che voglio disegnarlo!”.

Leggevo Cattivik già quando lo faceva Bonvi ed era un personaggio che mi piaceva moltissimo. Infatti mi sono divertito un sacco a disegnarlo e all’inizio scrivevo anche le storie.

Tutta l’arte di Giorgio Sommacal mentre ritrae il terrore e raccapriccio in tutta la sua ‘putrida’ bellezza

PCN: Una delle tue storie che apprezzo di più è Cattivik vs. Diavolik.

Giorgio Sommacal – Quella l’ho solo disegnata. A scriverla è stato Moreno Burattini, l’ex responsabile di Zagor alla Sergio Bonelli Editore che, beato lui, è andato in pensione da poco. [risata n.d.r.] Però lui nasce anche come autore di fumetto comico.

Questa l’ha scritta lui, e io ne ho scritte altre all’inizio. Poi il discorso è questo: lo sceneggiatore è un mestiere a sé stante rispetto al disegnatore.

Poi certo, ci sono quelli che scrivono e disegnano, se la suonano e se la cantano. Beati loro! [risata n.d.r.].
Io invece alla fine ho scelto di disegnare, anche perché, poi, avevamo degli obblighi di consegne, dovevamo essere produttivi e quindi c’era un bel gruppo di sceneggiatori e disegnatori.

PCN: Bonvi ha detto di Cattivik: “Nasce come una macchia d’inchiostro. Non importa quali siano le forme di una macchia, l’importante è che sporchi”. Ritrovi in questa sua definizione anche qualcosa della tua idea personale del personaggio?

Giorgio Sommacal – Allora, Bonvi era un personaggio originalissimo, geniale, anarchico, dissacrante. E allora ha definito Cattivik con questa macchia nera, no?

E qui racconto una storiella: ho scoperto una cosa di Cattivik che non sapevo mentre ci lavoravo. Dopo aver disegnato un bel po’ di storie, a un certo punto, in una storia scritta da Piero Lusso, un altro grande sceneggiatore che scrive anche Lupo Alberto, Cattivik si spoglia e resta nudo. E quando l’ho fatta vedere a Silver lui mi ha detto: “Eh, però tu qui, in mezzo alle gambe, devi metterci una pecetta con scritto censura”.

Io gli ho chiesto il perché, il quale mi ha risposto: “Ma perché in fondo Cattivik è un uomo; brutto ma pur sempre un uomo”.

Alla fine di Cattivik, non sappiamo granché. Vivendo nelle fogne, non sappiamo esattamente le sue origini.

Io me lo sono sempre immaginato un po’ come un Quasimodo di Notre Dame; gobbo, un po’ deforme, storto perché è nato nelle fogne che, ovviamente, non è un ambiente salutare.

Poi, se uno legge Cattivik, sa che, per esempio, non si vede che sotto questa calzamaglia nera c’è un corpo. Però lui ha un naso e delle orecchie, che escono fuori quando ha bisogno che ci siano. Per il resto sembra un mostro.

Per cui, per me, alla fine è uno che vive ai margini della società. È deforme, bruttarello, anche se lui comunque ha un’autostima impressionante. È il riscatto del personaggio apparentemente sfigato e inconcludente, perché lui, in sé stesso, crede molto.

Infatti secondo me sarebbe ancora di grandissima attualità. Viviamo in un mondo con una forte crisi economica e di valori, dove molte persone sono ai margini di questa società apparentemente ricca e si devono arrangiare come possono.

E Cattivik, secondo me, è l’emblema di questo modo di stare al mondo: un po’ anarchico, un po’ visionario, molto creativo. Lui ha assemblato l’arredamento di casa sua con i mobili rubati alla discarica. Cioè, è uno che si arrangia, si aggiusta, come tanta gente ormai è abituata ed è obbligata anche a fare.

Infatti è un personaggio che funziona molto bene. Forse racchiude bene un po’ le caratteristiche dell’italiano, che è uno che si arrangia in tutto e per tutto.

Non so se tra le tue domande c’è quella che, in genere, mi fanno tutti su questo modo strano di parlare che ha Cattivik.

PCN: Assolutamente. Era una delle prossime domande, anche perché mi pare di ricordare che, nelle prime storie di Bonvi, Cattivik parli normalmente e poi nelle storie da Silver in poi, il suo modo di parlare cambia.

Giorgio Sommacal – L’ha detto Bonvi: perché Cattivik parla troncando le parole, non finendole? Perché lui, essendo un ladro che ha necessità di rubare, di delinquere non ha tempo di parlare tanto. È molto veloce nel parlare. Poi è vero che il suo Cattivik e quello di Silver parlavano pochissimo.

Il mio, quello di Massimo Bonfatti e degli altri venuti dopo, è diventato un chiacchierone. Parla tantissimo.

Ho letto in rete già qualche anno fa che qualcuna di quelle persone che si dedica ai passatempi più strani ha studiato il linguaggio di Cattivik. C’è chi dice che parli in dialetto pugliese, visto il modo di esprimersi del personaggio. Sinceramente non lo so! [risata n.d.r.]

Cattivik…nella Divina Commedia? Lo dicono Moreno Burattini e Giorgio Sommacal!

PCN: Cattivik ha raggiunto un traguardo importante: 60 anni. Oggi è disponibile in libreria un volume celebrativo edito da GigaCiao che festeggia il compleanno del “Terrore e Raccapriccio”, dal titolo La Novell’ Grafik’, firmato da due giovani autori, Lorenzo La Neve e Spugna. Non ti chiedo un giudizio sul libro, ma vorrei sapere se sei d’accordo sul fatto che personaggi come Cattivik possano continuare la loro vita editoriale anche attraverso interpretazioni di nuovi autori, purché ne mantengano l’essenza.

Giorgio Sommacal – Allora io non l’ho letta, ma ho visto qualche immagine. Ho conosciuto Spugna, il disegnatore, mentre lo sceneggiatore, La Neve, non lo conosco di persona.

Spugna è molto simpatico e ci ha tenuto anche a dirmi che lui lo ha disegnato perché era stato lettore di Cattivik e anche il suo stile l’ha derivato un po’ dal nostro modo sgangherato di disegnare.

Se tu guardi, non so, altri personaggi come quelli del mondo Disney sono molto studiati e curati. Cattivik, invece, no.

A parte il fatto che eravamo un gruppo di persone diverse, ognuno lo interpretava a modo suo, anche con un disegno, non dico dilettantistico, però senza stare troppo a curare tutti i particolari. La comunicazione veloce, d’impatto di Cattivik sta nella bellezza del personaggio, nella simpatia, nelle gag, non nella maestria del disegno.

Noi deriviamo un po’, almeno parlo per me stesso, ma credo anche un po’ Bonfatti, dal fumetto underground americano. Sgangherato, comunicativo. Per cui sì, mi piace il fatto che venga interpretato anche da altri. Non c’è nulla di male.

Il Cattivik di Lorenzo La Neve e Spugna

PCN: Non hai lavorato ovviamente solo su Cattivik, ma anche per Il Giornalino con serie come Zia Agatha e Contatti, e per Bonelli su Dylan Dog, Demian, Zagor, Adam Wild, adattandoti a un tipo di fumetto molto diverso da quello a cui sei abituato. Come ti sei trovato a passare a uno stile decisamente più realistico?

Giorgio Sommacal – Allora, con Zia Agatha avevo una discreta libertà e a volte sperimentavo anche delle cose, degli stili. Era un po’ una commistione fra il grottesco e il realistico. Quelli di Bonelli hanno, ovviamente, delle esigenze legate ai personaggi.

Fatico molto ogni volta che disegno realistico. Sono più a mio agio con il disegno comico, lo dico con estrema sincerità.

Però, per vivere di fumetti ora come ora, a meno che tu non sia un genio che sfonda, devi avere una certa versatilità nel saper disegnare. Se sai fare sia il comico che il realistico, ti aiuta a lavorare di più.

PCN: Tra le testate e i personaggi Bonelli, con quali ti sei sentito maggiormente a tuo agio?

Giorgio Sommacal – Allora, Dylan Dog l’ho fatto come aiutante di Luigi Piccatto. Diciamo che lui, grandissimo disegnatore di Dylan Dog, faceva il lavoro più importante.

Degli altri personaggi devo dire che mi sono divertito molto a fare Adam Wild, perché intanto Gianfranco Manfredi era, ahimè dico “era” perché è mancato da poco, una persona collaborativa che lasciava molta libertà, e mi sono proprio divertito. Gli altri un po’ meno.

Però, per esempio, ho fatto il numero di una miniserie di Cico, l’amico e spalla comica di Zagor, e anche lì mi sono divertito molto.

La storia disegnata da Giorgio Sommacal di Cico su testi di Tito Faraci

PCN: Dal 2019 sei direttore artistico della collana SBAM! Libri Edizioni. In cosa consiste il tuo ruolo all’interno del progetto?

Giorgio Sommacal – Questa è una piccola casa editrice di Cologno Monzese del mio amico Antonio Maranghi. Nasce dalla sua grandissima passione per il fumetto e io collaboro con lui da anni.
Faccio il direttore artistico, nel senso che, insieme a lui decidiamo, in base a quello che ci arriva tra le varie proposte editoriali, gli autori da pubblicare.

Diciamo che siamo per la pubblicazione o la pubblicazione di nuove edizioni di autori soprattutto umoristici.

Certo, c’è roba anche abbastanza d’antan, nel senso che abbiamo recuperato una serie dei personaggi di quando eravamo ragazzini noi, che tutto sommato ha un pubblico di appassionati.

PCN: Ho visto dai social che lavori molto con i bambini nelle scuole e hai dedicato anche alcune opere ai più piccini, come i PicoSauri. Quanto è importante oggi diffondere il concetto di fumetto ai più piccoli, sempre più attratti da telefoni, tablet e contenuti digitali?

Giorgio Sommacal – Io faccio anche, a parte fumetti, libri per ragazzi e, appunto, vado nelle scuole a fare laboratori di fumetto. Uno degli ultimi libri che ho fatto riguarda il pop-up [libri che, grazie a complesse ingegnerie di carta, creano scene tridimensionali che emergono dalla pagina, aggiungendo profondità e movimento alla narrazione n.d.r.]

Mi sono inventato un corso breve per bambini dove insegno a fare dei piccoli pop-up. Io mi diverto moltissimo coi bambini perché imparo tanto da loro e faccio questo mestiere proprio perché ho conservato in parte l’animo bambino che, secondo me, per chi fa un lavoro creativo come il nostro è fondamentale, perché il bambino essenzialmente si stupisce, si meraviglia.

E lo stupore, a volte, in questa società così sovrabbondante di messaggi, è una roba che non esiste neanche più. Manca tanto e, secondo me, invece è fondamentale per farti sentire vivo e in contatto con le emozioni, con l’essenza di noi esseri umani. Altrimenti saremo degli organismi viventi senza sogni, senza domande, senza desideri protetti. E invece questo è fondamentale.

Faccio i laboratori coi bambini perché mi diverto, imparo tante cose e spero di trasmettere a loro il fatto che si può vivere creando delle cose che prima non c’erano, come le storie a fumetti e i libri per ragazzi. Un’idea che ti viene in mente, che realizzi, che ti esprime, che esprime te stesso, le tue emozioni e ti permette di trasmetterle agli altri.

Quando un’opera, anche a fumetti o un libro per ragazzi, è fatta benissimo tecnicamente, spesso uno la guarda e esclama: “Che bello”. Ma se non ci metti l’anima, se non ci metti le tue emozioni, non c’è la trasmissione col lettore. Almeno io penso così.

L’insegnamento è importante, ma, in realtà, sono i bambini che spesso insegnano agli adulti che cos’è la creatività. Loro sono alla scoperta del mondo. Sono anche magari un insegnante, uno stimolo, e ti aprono, magari ti amplificano la creatività.

Non l’abbiamo detto, ma ho ripreso a lavorare con Il Giornalino. Sto facendo una serie con il mio amico Augusto Rasori ai testi e un altro amico, Claudio Taurisano, ai colori. Si tratta di una serie per bambini sul tema dell’arte e mi sto divertendo tantissimo. Mi piace anche il fumetto d’autore, però io sono per il fumetto comico per bambini.

PCN: Mi trovi d’accordo, perché per me la cosa che si è un po’ persa è che il fumetto nasce per i più piccoli. Invece adesso sembra che il fumetto sia più dedicato a un pubblico adulto.

Giorgio Sommacal – Bisogna partire dai piccoli; che imparino a leggere, non solo fumetti, perché si è perso anche il gusto dell’oggetto libro, della lettura. E poi, quando saranno più grandi, leggeranno quelle che adesso chiamano graphic novel.

Però c’è tutto un mondo di fumetti per ragazzi bellissimo e da scoprire.

PCN: Grazie mille, Giorgio, del tempo. È stato veramente un onore e un piacere.

Giorgio Sommacal – Grazie a voi e saluto tutti, soprattutto gli appassionati di questo mondo strano delle nuvolette parlanti!


Giorgio Sommacal: Biografia

Giorgio Sommacal (Carmagnola, 1961) è un illustratore e fumettista italiano. Dopo gli esordi su pubblicazioni locali, nel 1989 entra nella casa editrice ACME, lavorando su Lupo Alberto (di Silver) e Cattivik. Collabora con Il Giornalino e con Mondadori – Libri per Ragazzi, realizzando anche copertine e libri umoristici.

Per Sergio Bonelli Editore ha disegnato, tra le altre, storie di Demian (con Luigi Piccatto), Dylan Dog, Zagor e dal 2013 entra nello staff di Adam Wild; nel 2021 firma lo Speciale Zagor n. 33 e nel 2017 un numero di Cico a spasso nel tempo (testi di Tito Faraci).

Parallelamente realizza libri illustrati per ragazzi, spesso con lo scrittore Pino Pace, per editori come Sperling & Kupfer e Giralangolo-EDT. Dal 2007 pubblica online le Strisce Bavose (testi di Augusto Rasori), poi adattate anche in animazione e premiate nel 2009.

Dal 2012 pubblica su Skorpio la serie Rapa&Nui (con Laura Stroppi e Rasori), raccolta in volume nel 2018 da Sbam! Comics, di cui dal 2019 è direttore artistico della collana SBAM! Libri.

Nel 2023 gli è stata dedicata la mostra “Bestiacce!… e altri animali” al Forte di Bard. Ha inoltre insegnato in diverse scuole di fumetto, tra cui la Scuola Internazionale di Comics di Torino e la Scuola di Fumetto di Bra.

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Daredevil: Born Again, un capolavoro senza tempo

L’opera Marvel Comics a cura di Frank Miller e David Mazzucchelli compie 40 anni

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Per comprendere davvero l’importanza di Daredevil: Born Again, fumetto di cui voglio parlarvi oggi, è utile fare un rapidissimo passo indietro nel tempo. Ogni storia, infatti, nasce all’interno di un contesto preciso: un momento storico, una realtà socio-politica e un clima creativo che inevitabilmente ne influenzano temi, toni e ambizioni.

Prima di entrare nel cuore dell’opera, vale quindi la pena fare un breve tuffo negli anni in cui questa storia è stata concepita e pubblicata, per capire quale mondo circondava i suoi autori e l’industria del fumetto in quel preciso momento storico.

Gli anni Ottanta in USA e in Marvel Comics

Il contesto socio-politico

Nel 1986 gli Stati Uniti e il mondo occidentale stanno vivendo una fase complessa e contraddittoria. Alla Casa Bianca c’è il repubblicano Ronald Reagan, presidente dal 1981 e simbolo dell’America conservatrice degli anni Ottanta e lo spettro della Guerra Fredda aleggia ancora negli animi della gente.

Gli anni Ottanta sono stati anche gli anni della diffusione massiccia delle droghe, soprattutto negli Stati Uniti, dove il Paese si trovò a fare i conti con un’ondata senza precedenti di sostanze stupefacenti, alimentata in larga parte dai cartelli della droga sudamericani. Per avere un riferimento immediato, sono gli anni in cui la figura di Pablo Escobar diventa centrale nell’immaginario collettivo. Il tema della tossicodipendenza viene ripreso da Frank Miller e inserito al centro della narrazione di Daredevil: Born Again, utilizzandolo come uno dei motori principali della caduta – e successiva rinascita – dei suoi personaggi.

La fase creativa di Marvel Comics

Negli anni in cui nasce Born Again, la Marvel Comics sta attraversando una fase creativa estremamente fertile. Dopo l’epoca rivoluzionaria degli anni Sessanta guidata da figure come Stan Lee e Jack Kirby, la Casa delle Idee sta vivendo una nuova stagione di sperimentazione grazie a una generazione di autori più giovani. Alcune delle testate più popolari del periodo includono The Uncanny X-Men di Chris Claremont e John Byrne, The Amazing Spider-Man e Thor, rilanciato con successo da Walter Simonson.

È anche un periodo in cui la Marvel permette ad alcuni autori di imprimere una forte identità autoriale alle serie su cui lavorano. Storie più lunghe, temi più maturi e una narrazione visivamente ambiziosa iniziano a ridefinire il linguaggio del fumetto supereroistico.

Tutto ha inizio da un’idea

È proprio in questo contesto che due giovani autori iniziano a lavorare su una storia destinata a lasciare un segno profondo nell’industria del fumetto. Lo sceneggiatore Frank Miller e il disegnatore David Mazzucchelli collaborano su una run di Daredevil che avrebbe ridefinito il personaggio e influenzato il fumetto supereroistico per decenni.

Chris Claremont (sinistra) e Frank Miller (destra) nel 1981

Chris Claremont (sinistra) e Frank Miller (destra) nel 1981

David Mazzucchelli in una foto del 2012

David Mazzucchelli in una foto del 2012

Frank Miller iniziò a lavorare come sceneggiatore su Daredevil nel 1981, a partire dal numero #168, ruolo che avrebbe mantenuto fino al 1983. In questo periodo Miller ridefinisce completamente il personaggio: introduce Elektra Natchios e trasforma Wilson Fisk, alias Kingpin, nel grande antagonista di Daredevil. Il tono della serie diventa più noir, urbano e adulto, allontanandosi sensibilmente dall’impostazione più tradizionale dei fumetti supereroistici dell’epoca.

Questa run, oggi considerata storica, dona a Daredevil un fascino e una profondità narrativa che il personaggio non aveva mai avuto prima.

Qualche anno dopo, Miller torna a scrivere Daredevil con un’idea molto precisa in mente: cosa succederebbe se qualcuno distruggesse completamente la vita di Matt Murdock? Per raccontare questa storia sceglie come disegnatore David Mazzucchelli, con il quale aveva già collaborato proprio su Daredevil. Il risultato di questa collaborazione è Daredevil: Born Again, pubblicato nei numeri #227 – #233 della serie regolare tra il 1986 e il 1987.

In questo articolo dedicato al quarantesimo anniversario dell’opera, voglio rivivere insieme a voi la lettura di questo capolavoro del fumetto moderno.

Apocalypse (#227)

Quando Daredevil: Born Again ha inizio, troviamo Matt Murdock alle prese con le difficoltà che la sua doppia vita inevitabilmente comporta: è alla ricerca di un impiego stabile, mentre la sua relazione sentimentale sta andando in frantumi. Insomma, another day in the life of Matt Murdock. E come se non bastasse, il rigido inverno della East Coast contribuisce a rendere tutto ancora più cupo.

Ma Matt non sa che, da qualche parte in Messico, la sua vecchia fiamma Karen Page, ormai consumata dalla tossicodipendenza, ha venduto la sua identità segreta in cambio di una dose. Un’informazione che, passando di mano in mano, finisce inevitabilmente per arrivare a Wilson Fisk, il Kingpin.

È questo il momento esatto in cui tutto cambia. L’inizio della fine per il vigilante noto come Daredevil… e, soprattutto, per l’uomo chiamato Matt Murdock.

Il piano di Kingpin è così semplice quanto crudele. Non vuole colpire direttamente Matt Murdock, no. Sarebbe troppo facile. Prima di passare all’attacco, vuole testare l’informazione che ha ricevuto e, per farlo, attacca Matt e non Daredevil, screditando la sua figura di avvocato.

Il mondo intorno a Matt inizia a sgretolarsi quando la falsa notizia creata da Fisk arriva sulle scrivanie dei giornalisti, compresa quella di Ben Urich. Matt perde la licenza da avvocato e, con essa, la sua carriera e la sua unica fonte di sostentamento.

In preda alla disperazione e alla rabbia, indossa i panni di Daredevil e si fa strada a forza di pugni nella malavita di New York, cercando di risalire a chi ha messo in giro le false voci su di lui, senza ottenere molto, se non la soddisfazione del Kingpin, che osserva la vita dell’Uomo Senza Paura andare in frantumi, pezzo dopo pezzo.

Il colpo di grazia, che mette definitivamente in ginocchio Matt Murdock, arriva nelle ultime due pagine di questo capitolo. Il palazzo in cui Matt vive viene incendiato ed esplode, e tutto ciò che ne resta sono macerie. È proprio grazie a questo atto di inaudita violenza che Matt riesce finalmente a collegare tutto ciò che gli sta accadendo a un volto e, soprattutto, a un nome: Kingpin.

Matt capisce che Kingpin è il mandante

Questa prima parte è memorabile. Wilson Fisk si accanisce contro Matt Murdock, distruggendogli la vita nel giro di poche ore, con una violenza psicologica che lascia un segno profondo nella mente dell’Uomo Senza Paura.

E questo è solo l’inizio delle sventure che colpiranno il nostro protagonista.

Purgatory (#228)

Senza casa, senza denaro e senza amici – perché ormai è convinto che anche loro stiano complottando contro di lui – Matt Murdock trova rifugio in una disgustosa stanza d’albergo, l’unica che può permettersi con i suoi ultimi dieci dollari. Offuscato dalla rabbia e senza nessuno su cui contare, decide di affrontare Kingpin.

Questo scontro non finisce bene per Matt. Kingpin, che aveva fatto pedinare Murdock, si aspettava il suo arrivo. Si fa trovare pronto, con un piano preciso per mettere fine alle sofferenze dell’avvocato vigilante. Dopo averlo pestato, mette in scena la sua morte: lo getta nel fiume, all’altezza del Pier 41 sull’East River, dentro un taxi rubato, cosparso di alcol. Una morte che non avrebbe portato ad alcuna indagine.

Ma quando la carcassa del taxi viene recuperata dal fondo del fiume, vengono trovate bottiglie di whisky, vetri rotti… ma nessun cadavere.

Nessun cadavere.

Nell’ultima ultima pagina di questa issue, con una sola immagine, Frank Miller e David Mazzucchelli comunicano molto più di quanto avrebbero potuto fare con mille parole.

Lo sguardo determinato ma, allo stesso tempo, spaventato di Wilson Fisk tradisce il suo autocontrollo, proprio nel momento in cui inizia a capire di aver commesso un errore… che probabilmente pagherà caro.

Pariah! (#229)

Matt Murdock è distrutto, fisicamente e psicologicamente. È riuscito miracolosamente a liberarsi dal taxi sul fondo del fiume e ora si ritrova per strada, ferito e solo. Non sapendo dove altro andare, si reca nell’ultimo posto che può ancora chiamare casa: la Fogwell’s Gym. La palestra dove si allenava suo padre e dove, di nascosto, si è allenato anche lui.

Nel frattempo Ben Urich continua a indagare sul caso Murdock, anche se il suo editor si aspetta tutt’altro per l’edizione natalizia del Daily Bugle. Rintraccia Nick Manolis, un poliziotto corrotto il cui nome compare nel libro mastro del Kingpin. Urich ha ormai capito tutto: le false accuse contro Murdock, che gli sono costate la licenza, sono il risultato di uno scambio. Kingpin avrebbe garantito le cure necessarie al figlio del poliziotto in cambio di una testimonianza falsa. Quando Urich affronta Manolis, emerge un dettaglio ancora più inquietante: Kingpin ha infiltrati anche nella clinica dove è ricoverato il figlio di Manolis. L’infermiera presente al colloquio interviene all’improvviso, spezza le dita di Ben e aggredisce Manolis.

Non li uccide. Questo era solo un avvertimento.

 

Mentre tutto questo accade a New York, in Messico una Karen Page in piena crisi di astinenza da eroina, è alla disperata ricerca di un passaggio verso gli Stati Uniti. Alla fine lo trova in un boss locale, il quale le propone un patto: le darà un passaggio verso New York, ma il prezzo da pagare… è il suo corpo.

Nella Fogwell’s Gym una figura soccorre Matt, svenuto e in fin di vita. Una suora, con una croce d’oro appesa al collo.

Questa issue è la prova dell’immenso acume artistico dei due autori, che spesso, nel corso dell’opera, inseriscono riferimenti a una delle sculture più celebri della storia dell’arte, la Pietà di Michelangelo Buonarroti. Questa struttura triangolare viene ripresa più volte nella composizione delle pagine di Daredevil: Born Again, contribuendo a rafforzare visivamente i momenti più carichi di significato emotivo.

Un omaggio degli autori alla Pieta' di Michelangelo

Un omaggio degli autori alla Pietà di Michelangelo Buonarroti

Trovo questa issue una delle più intense dell’intero arco narrativo. In poche pagine Miller e Mazzucchelli riescono a distruggere completamente i personaggi di Matt Murdock e Karen Page, togliendo a quest’ultima anche la dignità.

Miller affronta il tema della tossicodipendenza e della prostituzione in modo crudo e diretto, senza girarci intorno. Come abbiamo già detto, Daredevil: Born Again è stato un punto di svolta nel fumetto moderno, anche per il modo in cui certi argomenti vengono trattati in un medium che, fino a poco tempo prima, sembrava incapace di affrontarli con una tale maturità.

Born Again (#230)

Mentre Matt Murdock combatte la polmonite nel letto di una missione nel seminterrato di una chiesa, Karen Page riesce a mettersi in contatto con Foggy. I due si incontrano e Karen rivela all’amico di essere maltrattata e che, cosa ancora più importante, deve trovare Matt a qualsiasi costo. Foggy non se la sente di lasciarla tornare dall’uomo che abusa di lei e le offre un posto a casa sua.

Nel frattempo, Kingpin continua a tessere la sua tela, instancabile e meticoloso. Ordina l’omicidio di Nick Manolis e si assicura di comprare il silenzio del giornalista Ben Urich, esercitando su di lui la giusta pressione fatta di minacce e intimidazioni.

Nella tavola che chiude questa issue, scopriamo infine che Maggie, la suora che ha soccorso il moribondo Matt nella palestra dove si allenava suo padre, è in realtà sua madre.

Anche in questa issue viene utilizzata con forza la struttura triangolare che richiama alla scultura di Michelangelo.

Matt Fraction analizza la forza con cui Miller e Mazzuchielli richiamano alla forma triangolare che richiama alla Pieta'

Miller e Mazzucchelli utilizzano la forma triangolare che richiama alla Pietà

Saved (#231)

Kingpin diventa sempre più paranoico e impaziente, ed elabora un piano per far uscire allo scoperto Matt Murdock. Ordina il rilascio di un paziente mentalmente instabile da una clinica psichiatrica, lo veste con i panni di Daredevil – dopo aver estorto il costume al povero Melvin Potter – e gli ordina di fare del male all’avvocato Foggy Nelson e a chiunque si trovi con lui, in questo caso Karen Page.

Matt, ormai ripresosi dalla polmonite, osserva tutto senza farsi notare, nell’ombra.

Nel frattempo, Ben Urich e sua moglie vengono aggrediti da Lois – l’infermiera che lo ha aggredito in precedenza – ma Matt interviene, sventando il tentato omicidio. Il nostro protagonista riesce anche ad arrivare nell’appartamento del suo migliore amico Foggy, proteggendo lui e Karen dal folle criminale.

Daredevil sembra essere tornato. E con il suo ritorno il castello di carte costruito dal Kingpin inizia a crollare.

Una delle tavole che mi sono piaciute di più in questa issue è quella in cui Karen Page tenta di fuggire dal suo abusatore, in un disperato tentativo di iniettarsi un’ultima dose di eroina. La tavola sembra quasi dettare la frenesia travolgente con cui gli eventi si susseguono, anche grazie a un layout davvero incredibile. Le vignette si accorciano progressivamente, in un crescendo visivo che trasmette ansia e panico, accompagnando il lettore nel ritmo sempre più accelerato della scena.

La scena concitata si risolve in un abbraccio a lungo atteso, quello tra Karen e Matt. Karen è finalmente salva.

God and Country (#232)

Quando Wilson Fisk viene a sapere che anche l’ennesimo piano per far uscire allo scoperto Matt Murdock è fallito, decide di giocarsi l’ultima carta. Ha saputo che uno dei suoi uomini ha accoltellato Matt a Hell’s Kitchen qualche giorno prima. Hell’s Kitchen. Proprio il luogo in cui il suo peggior incubo è nato e cresciuto. È lì che potrebbe essersi nascosto.

A questo punto, Kingpin non è più interessato a piani sottili o sofisticati. Decide di agire in modo diretto. Ordina a un soldato di nome Nuke – un esaltato reduce dell’occupazione nel Nicaragua da parte degli Stati Uniti – di recarsi a Hell’s Kitchen e raderla al suolo. Solo così, pensa, Matt Murdock sarà costretto a uscire allo scoperto per proteggere il quartiere e gli innocenti che lo abitano.

Il piano funziona.

Quando Nuke bombarda la mansarda in cui Matt e Karen Page vivono, l’Uomo Senza Paura non ha più scelta. Torna a indossare il costume. Torna a essere Daredevil.

Siamo alla resa dei conti. Frank Miller e David Mazzucchelli costruiscono questa penultima issue con un crescendo di tensione palpabile, che culmina in un’ultima pagina memorabile: fiamme, distruzione… e un diavolo che rinasce dalle proprie ceneri.

Armageddon (#233)

Hell’s Kitchen è in fiamme. Kingpin, accecato dalla paranoia, ha ordinato un vero e proprio massacro. Centinaia di persone sono ferite, decine i morti. Daredevil fa del suo meglio per disarmare Nuke, ma si rende presto conto che non si tratta di un avversario normale. I suoi muscoli sono troppo resistenti, la sua velocità non è quella di un uomo comune.

Quando il peggio sembra ormai inevitabile, intervengono gli Avengers: Captain America, Iron Man e Thor giungono sulla scena e aiutano Daredevil a contenere la furia di Nuke, che, sotto effetto di droghe, non vede più persone… ma solo bersagli. I tre vendicatori riescono a fermare Nuke e lo consegnano nelle mani del governo.

Hell’s Kitchen attraversa un periodo di apparente pace. I feriti vengono curati e i palazzi ricostruiti, mattone dopo mattone. Ma la guerra di Matt Murdock è tutt’altro che finita.

Kingpin, a causa del massacro ordinato per pura vendetta personale, inizia a perdere il consenso delle altre famiglie che detengono il potere a New York. Per la prima volta, Wilson Fisk si ritrova con le spalle al muro. Intrappolato. E il colpo di grazia non tarda ad arrivare.

Nuke riesce a fuggire e, ancora sotto effetto di droghe, è deciso a scatenare una nuova ondata di violenza in città. Questa volta, però, Daredevil è pronto. Con l’aiuto di Captain America – che si sente in parte responsabile per le condizioni in cui versa l’agente Simpson – riesce a intercettarlo. Ma non basta. I due non riescono a proteggerlo dai proiettili dello stesso governo che lo aveva trasformato in un’arma, somministrandogli il siero del supersoldato.

Nuke muore sulla scrivania di Ben Urich, al Daily Bugle. E con lui muore anche l’ultima possibilità per il Kingpin di sfuggire alle proprie responsabilità.

Wilson Fisk ha perso l’appoggio dei suoi alleati, ormai troppo spaventati per continuare a coprire la sua intricata rete di bugie e ricatti. Così, il nome del Kingpin di New York finisce in prima pagina sul Daily Bugle, e i crimini di cui è accusato sono ormai troppo evidenti per essere ignorati.

Nonostante ciò, Fisk è convinto di aver vinto. È riuscito nella sua missione: distruggere completamente il suo incubo, Matt Murdock, l’Uomo Senza Paura, Daredevil.

Quello che non sa, però, è che Matt ha ritrovato in Karen Page la voglia di vivere che aveva perduto. E che, dalle macerie, qualcosa sta ricominciando a nascere.

Bonus content

Per apprezzare maggiormente l’incredibile lavoro di Miller e Mazzucchelli, ecco alcune pagine di Daredevil: Born Again Artist’s Edition.

Conclusione

Lessi Daredevil: Born Again qualche anno fa e ricordo di esserne rimasto stregato. Rileggerlo oggi, a distanza di tempo, significa coglierne ancora di più il peso e l’importanza, non solo per il fumetto degli anni Ottanta, ma per tutto ciò che è venuto dopo.

L’introduzione, da parte di Frank Miller, di temi come la tossicodipendenza, la depressione e una violenza così cruda e diretta – raramente vista nei fumetti fino a quel momento – trasforma questa storia in qualcosa di profondamente diverso. Un punto di rottura. Un nuovo standard.

Su queste fondamenta si innesta il lavoro di David Mazzucchelli, che eleva il racconto a un livello superiore. Il suo stile, fatto di linee dure e marcate e di un uso delle luci tanto essenziale quanto espressivo, non si limita ad accompagnare la storia: la amplifica e la rende definitiva.

A questo si aggiunge un lavoro sul layout che, per l’epoca, risulta straordinariamente innovativo. Le pagine sono costruite con un ritmo dinamico, quasi cinematografico, dove la composizione delle vignette guida lo sguardo del lettore come una regia attenta. L’uso degli spazi, delle inquadrature e delle sequenze rende la lettura fluida, immersiva, dando spesso la sensazione di “guardare” la storia più che leggerla. Un esempio perfetto di questo approccio si trova nella pagina di apertura della issue intitolata “Born Again”.

Matt Murdock è in fin di vita, e gli autori scelgono di mostrarcelo in modo diretto ma estremamente efficace: attraverso il ritmo del suo battito cardiaco. La narrazione si sviluppa in modo incalzante, alternando il battitore sempre più debole del suo cuore a immagini legate ai suoi ricordi più traumatici, per poi tornare nuovamente a quel battito, come un respiro che si accorcia e si riprende. Questo continuo passaggio tra presente e memoria crea un effetto ipnotico. La tensione cresce progressivamente, mentre il lettore viene trascinato dentro la mente e il corpo del protagonista. È uno storytelling ridotto all’essenziale ma potentissimo, che dimostra quanto il lavoro di Frank Miller e David Mazzucchelli fosse già, di per sé, un linguaggio narrativo innovativo.

Ma ciò che rende davvero Born Again un’opera senza tempo è la sua idea centrale.

La distruzione non è il punto di arrivo. È il passaggio necessario per trasformarsi in qualcosa di migliore.

Matt Murdock perde tutto: il lavoro, la casa, la dignità, la sanità mentale. Viene svuotato, ridotto all’essenziale. E proprio lì, nel punto più basso, trova la forza di rialzarsi. Perché alla fine, Born Again non è solo la storia di un eroe che cade. È la storia di un uomo che sceglie di rialzarsi.

E forse è proprio questo il motivo per cui, a distanza di quarant’anni, continua a parlarci con la stessa forza di allora.

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Fumetti

Sergio Bonelli Editore presenta Lilith 03, Il Re delle Scimmie

Arriva in libreria e in fumetteria dal 3 aprile, in formato inedito, il terzo volume della celebre serie che ha appassionato migliaia di lettori

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Disponibile sugli scaffali dal 3 aprile, arriva il terzo capitolo di LILITH, la visionaria e distopica saga firmata da Luca Enoch.

In LILITH. IL RE DELLE SCIMMIE la caccia al portatore del Triacanto prosegue nelle lande desolate della Groenlandia, dove alla fine dell’XI secolo Erik il Rosso aveva fondato una colonia islandese. Tra ghiacci, tempeste e insidie,Lilith affronta un’estenuante ricerca che la condurrà a solcare mari sconosciuti al fianco di Leifr il Fortunato, fino a raggiungere le coste americane, terra abitata dai nativi Skraeling. Ma il viaggio non è che una tappa di un destino ben più vasto e implacabile. Il suo destino la trascinerà nel bel mezzo della seconda guerra sino-giapponese, durante la drammatica conquista di Nanchino, la capitale cinese, da parte delle truppe nipponiche. Nei panni di Sun Wukong, il re delle scimmie, Lilith dovrà compiere la propria missione di cronoagente, pena la distruzione dell’umanità intera.

Il volume contiene gli episodi “Il mantello dell’orso” e “Il re delle scimmie”.

Soggetto: Luca Enoch
Sceneggiatura: Luca Enoch
Disegni: Luca Enoch
Copertina: Luca Enoch
Formato: 9 x 26 cm, b/n
Tipologia: cartonato
Pagine: 264
ISBN code: 979-12-5629-213-4
Prezzo: 28 euro

Disponibile in edicola e sul sito Sergio Bonelli Editore https://www.sergiobonelli.it/prodotto/lilith-il-re-delle-scimmie/


Fonte: comunicato stampa Sergio Bonelli Editore

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Mirage Comics

Mirage Comics porta in Italia i fumetti di Street Sharks

Con un annuncio speciale al Be Comics! Be Games! di Padova, Mirage Comics e Davide Maga del Mondo Virtuale, hanno annunciato l’arrivo dei fumetti degli Street Sharks in Italia

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JAWSOME! GLI STREET SHARKS
TORNANO IN ITALIA:
MIRAGE COMICS ANNUNCIA
IL RILANCIO EDITORIALE

Direttamente dal mito degli anni ’90 e dopo un’attesa lunga vent’anni, i predatori più famosi della cultura pop tornano a mordere. Mirage Comics è orgogliosa di annunciare l’acquisizione e il lancio ufficiale dell’edizione italiana di Street Sharks, la serie evento nata dalla collaborazione tra Mattel e IDW Publishing. L’annuncio è stato ufficializzato oggi durante un panel esclusivo al BeComics di Padova, che ha visto la partecipazione del Direttore Editoriale Francesco Marcantonini e del celebre creator Davide Maga (fondatore di Mondo Virtuale), vera e propria icona della cultura pop americana in Italia con oltre 3,6 milioni di follower totali tra Instagram e TikTok.

Il ritorno dei Fratelli Bolton

Non si tratta di un semplice reboot, ma di una continuazione diretta della lore originale. Scritta da Stephanie Williams (Nubia and the Amazons) e disegnata da Ariel Medel (TMNT vs. Street Fighter), la serie riporta in
azione Ripster, Jab, Streex e Big Slammu.

I quattro fratelli Bolton, trasformati in ibridi uomo-squalo, dovranno difendere Fission City dalle folli mutazioni del Dr. Piranoid, mantenendo intatto lo spirito Jawsome fatto di muscoli, inseguimenti in motocicletta e l’immancabile passione per gli hamburger.

Un’edizione da collezione: maggio 2026

Il debutto ufficiale nelle librerie e fumetterie italiane è fissato per il 30 maggio 2026 all’interno della collana Kids, con una proposta editoriale pensata sia per i nuovi lettori che per i collezionisti più esigenti:

Street Sharks TPB 1 (Cartonato): Un volume di pregio (19×28 cm, 96 pagine) che raccoglie i primi tre numeri della saga americana. Il volume vanta una prestigiosa prefazione firmata da Davide Maga.

  • Regular Edition: Cover di Jorge Corona.
  • Variant Edition: Tiratura limitata (400 copie).
  • UltraVariant Edition: Tiratura ultra-limitata (200 copie).

Street Sharks #1 (Spillato Speciale): Per celebrare il lancio, saranno disponibili due versioni spillate del primo numero con cover esclusive dei maestri Marco Santucci e Maria Laura Sanapo.

  • Variant A & B: 500 copie ciascuna, formato 16,8×26 cm.

Le dichiarazioni

Francesco Marcantonini ha dichiarato:

«Riportare gli Street Sharks in Italia è un’operazione di puro cuore e strategia.Volevamo un prodotto che rispettasse l’estetica estrema degli anni ’90 ma con la qualità narrativa odierna».

Davide Maga, che ha curato l’introduzione al volume, aggiunge:

«Bastavano le prime note della sigla di Enzo Draghi e quelle quattro pinne che squarciavano l’asfalto per farci innamorare perdutamente. Gli Street Sharks sono entrati di diritto nell’iconografia degli anni ’90 tra action figure, zaini e quaderni che andavano a ruba. Oggi tornano finalmente all’attacco con una serie tutta da divorare. È il ritorno che noi fan di lunga data aspettavamo, ma è perfetto anche per chi vuole scoprire oggi la potenza di Fission City. Squali all’attacco!».

Il piano editoriale: edizioni limitate e cover d’autore

Il lancio del 30 maggio sarà un vero evento per i collezionisti, con tirature limitate e varianti esclusive:

* Ringraziamo l’Ufficio Stampa Mirage Comics per il comunicato di cui sopra, che abbiamo condiviso con i nostri lettori

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