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One Piece Live action stagione 2: si salpa per la Rotta Maggiore!

Continua il viaggio di Luffy e la sua ciurma, fra isole sempre più strane, nuovi amici, ma anche nuovi nemici, alla ricerca del One Piece!

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Il 10 marzo 2026 sono finalmente arrivati su Netlflix gli otto attesissimi episodi della seconda stagione del live action di One Piece, tratto dall’opera del maestro Eiichiro Oda, che pochi giorni prima ha raggiunto un traguardo storico: oltre 600 milioni di copie vendute, confermandosi il manga più venduto al mondo.

Per i fan dei Mugiwara (i celebri “Cappelli di Paglia”) l’attesa era altissima e, già dal primo trailer, l’hype era salito alle stelle. Ora è finalmente arrivato il momento di parlarne.

Direzione: Rotta Maggiore!

Il live-action riprende esattamente da dove ci aveva lasciati: la ciurma di Luffy è pronta a raggiungere la Grand Line (la Rotta Maggiore), dando ufficialmente inizio alla ricerca del leggendario tesoro di Gol D. Roger, il One Piece.

Gli otto episodi seguono fedelmente uno degli archi più iconici del manga originale, portando sullo schermo le avventure nelle isole di Loguetown, Reverse Mountain, Whiskey Peak, Little Garden e Drum Island. Qui i Mugiwara si trovano ad affrontare i primi veri nemici: gli agenti della Baroque Works, un’organizzazione criminale segreta che opera nell’ombra.

I suoi membri, spesso utilizzatori dei poteri dei Frutti del Diavolo, si distinguono per i loro nomi in codice composti da numeri e giorni della settimana (come Mr. 3, Mr. 5, Miss All Sunday e Miss Goldenweek). A guidarli c’è il misterioso Mr. 0, che sta orchestrando un piano molto più grande di quanto sembri.

Ma non ci sono solo nemici lungo il cammino. In questa stagione Luffy e i suoi compagni incontrano anche nuovi alleati destinati a lasciare il segno: la principessa Nefertari Bibi di Alabasta, la gigantesca balena Laboon e, soprattutto, il futuro medico di bordo, la dolcissima renna Tony Tony Chopper.

La (vera) sfida della seconda stagione di One Piece

Dopo il successo della prima stagione, Netflix e la produzione (sempre supervisionata da Eiichiro Oda) avevano davanti una sfida enorme: alzare ulteriormente l’asticella del progetto.

A mio parere, è una sfida riuscita al 100%.

Questa seconda stagione funziona, forse anche più della prima, nonostante l’aumento delle difficoltà narrative e tecniche. Riesce ad accogliere a braccia aperte chi non ha mai visto o letto nulla di One Piece, ma allo stesso tempo “sazia” chi conosce già l’opera e sa cosa sta per accadere.

Il ritmo è sempre sostenuto: non ho mai percepito momenti davvero lenti, e l’azione è decisamente più presente. I momenti di climax sono resi con grande efficacia, soprattutto i flashbacks sul passato di Laboon e quello di Tony Tony Chopper.

Sono scene che mi avevano già emozionato nel manga e nell’anime, ma qui, in live-action, hanno avuto un impatto ancora più forte.

Il cuore di One Piece è intatto. Ed è difficile immaginare un modo migliore per trasporlo dal vivo.

Uno dei grandi vantaggi di Oda e della produzione è la consapevolezza dell’intera storia. Sapendo già dove porteranno gli eventi, hanno scelto di riscrivere alcuni passaggi in modo intelligente, anticipando elementi che nel manga originale sarebbero arrivati solo anni dopo.

Basti pensare che nei primi due episodi compaiono già due personaggi fondamentali per il futuro della ciurma di Luffy, che nel manga non erano presenti in quel momento, probabilmente perché Oda stesso non li aveva ancora concepiti.

Questa scelta ha aumentato ulteriormente l’hype (almeno per me, ma credo anche per molti fan di lunga data) in vista delle prossime stagioni.

Anche i personaggi fanno un passo avanti. La stagione approfondisce molto di più il legame tra i Mugiwara, rendendoli un gruppo sempre più unito, pronto a sacrificarsi l’uno per l’altro.

Luffy si conferma essere la colonna portante della ciurma: disposto ad aiutare chiunque ne abbia bisogno, dalla promessa fatta a Laboon fino alla decisione di sostenere la principessa Bibi in una questione più grande dell’intero equipaggio, passando per la liberazione di Drum Island dalla tirannia di Wapol.

Il tenero Chopper, simbolo di una CGI convincente

Uno dei dubbi principali dopo la prima stagione riguardava la CGI. Con l’espansione della storia, aumentano inevitabilmente anche i poteri dei Frutti del Diavolo, le ambientazioni e le sfide tecniche, senza contare l’introduzione di Chopper, una renna umanoide capace di trasformarsi e potenziarsi.

Al netto di qualche piccolo “scricchiolio” (soprattutto in alcune scene dei poteri di Luffy), il lavoro fatto dagli effetti speciali è più che convincente.

Colpisce in particolare la resa dei poteri di Mr. 3 e di Nico Robin (Miss All Sunday), ma il vero salto di qualità si vede con Laboon e, appunto, con Chopper.

Proprio lui è la vera star della parte finale della stagione. Tenerissimo, impacciato, profondamente umano nonostante la sua natura: il suo carattere è stato trasposto in maniera eccellente.

Conclusioni: una trasposizione autentica e potente

In conclusione, questa seconda stagione di One Piece è promossa a pieni voti.

Lo spirito di avventura e amicizia che Eichiro Oda ha costruito nella sua opera viene trasmesso in maniera autentica e potente, in alcuni momenti persino più immediata rispetto al manga. Ambientazioni, costumi e poteri sono estremamente fedeli all’originale e, anche quando risultano volutamente sopra le righe o “cartooneschi”, rappresentano probabilmente l’unico modo efficace per portare in live action un’opera folle e unica come One Piece.

Se non la realizzi così, semplicemente non la realizzi davvero.

Molto interessante anche la scelta di anticipare personaggi ed eventi, sfruttando una visione d’insieme che oggi la produzione può permettersi. Una decisione che arricchisce la narrazione e allo stesso tempo alimenta l’interesse del fandom in vista delle prossime stagioni.

Stagioni che Netflix sembra intenzionata a rilasciare con una certa continuità: la terza è già in produzione e potrebbe arrivare già nell’estate 2027.

Sarà una stagione cruciale, perché avrà il compito di consacrare definitivamente il progetto.

L’arco di Alabasta rappresenta infatti il primo vero grande banco di prova: qui Luffy e la sua ciurma si troveranno ad affrontare nemici di livello superiore, sfide enormi e una trama molto più complessa, fatta anche di politica, giochi di potere e corruzione. Un punto di svolta che mostrerà quanto il mondo di One Piece vada ben oltre il semplice scontro tra pirati e Marina.

IL MIO VOTO FINALE ALLA SECONDA STAGIONE È 8,5/10

Recensioni

Gary, lo spin-off di The Bear – Recensione

Recensione del “road movie” Gary, spin-off della celebre serie The Bear, il surprise drop di Hulu in esclusiva su Disney+.

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Hulu ha sorpreso tutti i fan di The Bear con un surprise drop esclusivo su Disney+ intitolato Gary. Questo episodio spin-off, che si colloca naturalmente prima degli eventi della serie madre, ha una durata di circa un’ora e segue Mikey (Jon Bernthal) e Richie (Ebon Moss-Bachrach) durante un viaggio in auto verso Gary, in Indiana.

Una premessa apparentemente semplice che diventa presto il pretesto perfetto per esplorare il legame tra due personaggi che, nella serie principale, abbiamo spesso visto nascondersi dietro urla, ironia e caos.

Due caratteri diversi legati da una profonda amicizia

Uno degli aspetti più interessanti di Gary è proprio il modo in cui riesce a mettere a confronto due personalità completamente diverse ma unite da un legame autentico e profondo.

Mikey è un personaggio estremamente chiuso in sé stesso, quasi impenetrabile. Indossa costantemente una corazza fatta di apparente indifferenza verso il mondo e verso le persone che lo circondano, ma dietro quel guscio si nasconde una fragilità enorme. È il ritratto di qualcuno a cui la vita non ha mai davvero dato delle carte vincenti e che ha imparato a sopravvivere nascondendo le sue emozioni e vulnerabilità.

Mickey si confida con una ragazza conosciuta in un bar

Richie invece lo conosciamo già grazie a The Bear: è l’amico di sempre, rumoroso, burbero, impulsivo e spesso combinaguai. Ma è anche incredibilmente leale, sincero e umano. In questo viaggio verso Gary emergono più che mai tutte le sue imperfezioni, rendendolo forse il personaggio più autentico del racconto.

Richie

La forza del corto sta proprio nel rapporto tra questi due uomini: un’amicizia fatta di silenzi, battute pungenti, tensioni e momenti di complicità che riescono a raccontare molto più di quanto venga effettivamente detto a parole.

Il dialogo e i silenzi hano un ruolo fondamentale nella sceneggiatura

Come in The Bear, in Gary il dialogo tra i personaggi gioca un ruolo fondamentale nella sceneggiatura. Jon Bernthal ed Ebon Moss-Bachrach sembrano nati per interpretare i ruoli di Mickey e Richie, e questo si percepisce in ogni scena, in ogni battuta e in ogni sguardo che i due si scambiano.

Lo stesso vale per ogni silenzio tra i due. Mickey e Richie sono migliori amici e basta loro uno sguardo per comunicare molto più di quanto le parole possano fare.

I due godono di una chimica incredibile, che rende ogni scena – anche quando si basa semplicemente sul dialogo – intensa e interessante.

Immagini tratte dal surprise drop Gary, disponibile su Disney+

Il "fact or fiction" di Richie è uno dei momenti più significativi e divertenti

Questo spin-off non è fatto soltanto di momenti riflessivi, ma contiene anche scene divertenti che mi hanno strappato più di una risata – d’altronde, quando si parla di Richie, non è difficile.

Richie e Mickey si trovano in un bar a Gary e lì incontrano alcune persone con cui iniziano a bere e a giocare a “bugia o verità”, chiamato in inglese “fact or fiction”. Ognuno di loro racconta un aneddoto della propria vita e gli altri devono indovinare se si tratta di una bugia o di un fatto realmente accaduto.

Quando arriva il turno di Richie – ormai completamente ubriaco e alterato dalle sostanze stupefacenti – il suo racconto d’infanzia è esilarante e coinvolge anche Mickey, un dettaglio che fa capire allo spettatore quanto i due siano amici di lunga data e ci siano sempre stati l’uno per l’altro.

Lascio però i dettagli direttamente al racconto di Richie stesso, perché sono sicuro che riuscirà a strappare una risata anche a voi.

Richie racconta il suo "fact or fiction"
Richie racconta il suo "fact or fiction"

Questa scena crea un contrasto potente con ciò che accade poco dopo nel bar, quando Mickey – anche lui ubriaco e alterato dalla droga – si lascia andare a una scenata contro Richie che lascia tutti col fiato sospeso, me compreso, mentre guardavo il tutto attraverso uno schermo.

Gary è un corto spin-off che funziona

Gary è un corto spin-off della serie The Bear che scava a fondo nel rapporto tra Richie e Mickey, in un episodio in flashback che li vede affrontare un viaggio di lavoro verso Gary, in Indiana. Il viaggio fisico si alterna a quello metafisico nel rapporto tra i due amici, alternando momenti di puro divertimento a scene di tensione.

Gary, pur essendo uno spin-off, occupa uno spazio ben definito all’interno della storyline di The Bear, in quanto esplora l’amicizia tra Richie e Mickey e contestualizza il personaggio di Richie all’interno della serie.

✨ VOTO POPCORNERD 10/10 ✨

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Cinema

Il Diavolo Veste Prada 2 va visto in una sala piena

Il Diavolo Veste Prada 2 è un sequel fatto bene. Brillante, attuale, a tratti riflessivo, è un film che va visto in una sala piena.

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Moderno, emozionante, profondo. Potremmo definire così il sequel de Il Diavolo Veste Prada.

In questo secondo capitolo vediamo Andrea “Andy” Sachs, interpretata da Anne Hathaway, 20 anni dopo la sua esperienza nel magazine di moda RUNAWAY. È una giornalista affermata e premiata, sempre estremamente appassionata del suo lavoro e soprattutto attenta all’etica. Questa è una chiave importante all’interno dello svolgimento della storia.

Per colpa, o per fortuna, viene richiamata a RUNAWAY, che è ancora guidato da una meravigliosa Meryl Streep nei panni di Miranda Priestly.

Miranda e Andrea negli anni hanno dovuto – nolenti o volenti – mettersi al passo dei tempi, seguire le innovazioni del mondo giornalistico. Dalla carta stampata, all’online, alle applicazioni fino al futuro e al confronto con l’Intelligenza Artificiale.

A proposito di questo ci sarà una battuta estremamente riflessiva e toccante sul finale del film, per cui prestate particolare attenzione.

Fattore nostalgia e nuove generazioni

Uno degli aspetti affrontati dal film è proprio quello di mettersi in gioco, a confronto con le nuove generazioni, rimanendo sulla cresta dell’onda, senza lasciarsi affossare.

I più giovani non sono però demonizzati, anzi, vengono visti come una risorsa.

Dall’assistente sulla sedia, all’assistente di Andrea, la nuova generazione è pronta a mettersi in gioco.

Importante e quasi trainante nella prima parte del film è il fattore nostalgia, questo però senza esserne eccessivamente legato o confinato. Come a darvi il benvenuto in questo nuovo capitolo.

Sono dettagli e sfumature, che vi faranno dire: “Guarda, quell’ambulante riprende la scena delle cinture completamente diverse.” Dettagli curati e sottili, che fanno la differenza tra un money grab e un omaggio ai fan.

Il Diavolo Veste Prada 2, Simone Ashley è Amira

Il Diavolo Veste Prada 2, Simone Ashley è Amira

Citazioni iconiche in arrivo

Quello che segue nella storia è una sorpresa dopo l’altra tra risate e frasi che fanno riflettere:

Hai voluto questo lavoro? Hai ottenuto questo lavoro? Fai in modo di ottenere il risultato.” Frase parafrasata di Nigel, interpretato sempre da Stanley Tucci, a Andrea, a tratti ispirazionale, a tratti tossica.

Miranda deve fare i conti anche con questo: se 20 anni fa poteva lanciare i cappotti sulle scrivanie delle collaboratrici, adesso deve fare i conti con le risorse umane del 2026.

In questo viene in suo aiuto Amari, una perfetta Simone Ashley, che durante le riunioni la redarguisce su frasi che non può più dire, come quando qualcuno nomina… i marsupi. Vi lascio immaginare la reazione di Miranda.

Frasi e stralci ispirazionali e frasi che porteremo con noi tutti i giorni:

“I carboidrati condivisi non contano”.

Qual è il contenuto?

L’etica abbiamo detto farà parte della storia.

Questo perché, come nel primo film, si pensa a RUNAWAY o altri magazine di settore, come contenitori vuoti, senza anima.

Andrea servirà un po’ a portare questo, con articoli sulla NASA o argomenti che potrebbero avvicinare lettori di altro tipo alla rivista.

All’inizio sembra quasi una sconfitta, i suoi titoli generano engagement online, ma quanti vengono letti veramente?

È un po’ una metafora dei tempi che viviamo: ci fermiamo alla superficie senza approfondire.

Io per prima passo le serate a ‘doom scrollare’ TikTok piuttosto che fare qualsiasi altra cosa.

Come facciamo a rompere il cerchio? Sto divagando, però un buon modo per uscire dall’algoritmo potrebbe essere quello di andare a vedere Il Diavolo Veste Prada 2 al cinema.

Il Diavolo Veste Prada 2, i protagonisti

Il Diavolo Veste Prada 2, i protagonisti

Sì al budget

Milano è la grande protagonista della seconda parte del film, tra il Duomo, Pinacoteca di Brera e Villa Arconati.

L’aumento di budget si percepisce: riprese con i droni, ville, macchine private e barche tra Como e Milano…

Tantissimi camei imperdibili, sia americani che italiani; Law Roach, lo stilista di Zendaya, Amelia Dimoldenberg, la presentatrice di Chicken Shop Date, Donatella Versace e… anche lui. Michele Morrone al suo più grande cameo. Seduto, senza battute, di fianco a Miranda Priestly.

Ecco, forse Amari non mi avrebbe fatto scrivere questo.

Il Diavolo Veste Prada 2 è un sequel fatto bene

Il Diavolo Veste Prada 2 correva un grandissimo rischio, poteva essere un grosso buco nell’acqua e invece non lo è stato.

Soprattutto per come è stato montato il primo trailer con un possibile invecchiamento un po’ troppo repentino di Miranda, che non si ricorda di Andy e Emily, capiamo poi che è semplicemente lei che fa fatica a ricordare i nomi.

Per reference, riportate alla mente la scena della serata di RUNAWAY, in cui si deve far suggerire i nomi di tutti.

Lo snaturamento dei personaggi non c’è stato. Sono cresciuti, quello sì.

L’ho trovato brillante, attuale, a tratti riflessivo e al passo con i tempi, specchio perfetto della società in cui viviamo oggi.

Si tratta di un film che va visto al cinema, per lo spirito di comunità che si porta dietro e per ridere insieme delle battute.

Un fenomeno culturale e pop che vi trascinerà con sé.


VOTO POPCORNERD: 9/10

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Fumetti

10 Ottobre – Effetto Domino – Recensione

Recensione del terzo capitolo della serie scritta da Paola Barbato con disegni di Mattia Surroz e pubblicata da Sergio Bonelli Editore

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Il fumetto protagonista di questa recensione è 10 Ottobre – Effetto Domino, terzo e penultimo volume della serie 10 Ottobre. Paola Barbato firma la sceneggiatura, mentre Mattia Surroz cura i disegni per Sergio Bonelli Editore, che ha pubblicato l’opera tra il 2021 e il 2022.

La trama in breve

Nel volume precedente, Chi è Jerry, abbiamo visto Richie ottenere un ruolo sempre meno marginale all’interno del gruppo mentre il piano per porre fine al controllo della morte entra nel vivo.

In questo terzo e penultimo volume, Effetto domino, i protagonisti riescono a infiltrarsi nel centro in cui vengono conservati gli embrioni dei futuri nascituri e dove gli scienziati impiantano l’enzima responsabile del fine vita, con l’obiettivo di alterarne il funzionamento senza destare sospetti. Tuttavia, nonostante i preparativi meticolosi, l’imprevisto resta sempre dietro l’angolo e rischia di mandare in frantumi il piano rivoluzionario orchestrato da Denice e dal resto del gruppo.

Analisi e recensione

Dopo due volumi che definirei “di introduzione”, si passa finalmente all’azione. Il piano escogitato dal gruppo è finalmente messo in atto e ognuno dei protagonisti ha un ruolo ben preciso per la sua riuscita.

Il ritmo della narrazione accelera, specialmente nella parte centrale. Mi sono sentito come fossi lo spettatore di un film del quale già posso immaginare il finale, aspettandomi il colpo di scena ad ogni cambio di pagina. Colpo di scena che, comunque, non tarda ad arrivare e che mette a serio rischio la riuscita del piano.

Come già accennato nelle due recensioni precedenti, continuo a trovare straordinariamente affascinante l’idea che sta alla base di 10 Ottobre e ora che si avvia verso la conclusione, vorrei che non finisse mai.

Sceneggiatura e disegni continuano a essere impeccabili, ma questa volta l’ago della bilancia pende leggermente a favore del comparto grafico, che si impone prepotentemente con una splash page in stile “Where’s Waldo” che non ha bisogno di dialoghi per trasmettere la sensazione di confusione e concitazione del momento.

Splash page in stile "Where's Waldo" in 10 Ottobre - Effetto domino
Splash page in stile "Where's Waldo" in 10 Ottobre - Effetto domino

Conclusione

10 Ottobre – Effetto domino di Barbato e Surroz è il terzo e penultimo capitolo dell’omonima serie pubblicata da Sergio Bonelli Editore. In questo volume il piano attentamente escogitato viene messo in atto e la storia arriva a un punto di non ritorno. Gli autori preparano così il terreno al gran finale della serie.

VOTO POPCORNERD 8.0/10

10 Ottobre - Effetto Domino
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